Un intervento di Ubaldo Buttafava – “Stalin oggi”-“Stalin today” Speech by Ubaldo Buttafava

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“Stalin oggi”

Intervento di Ubaldo Buttafava a nome dell’Organizzazione per il Partito Comunista
del proletariato d’Italia (‘la nostra lotta’) tenutosi all’Università di Mosca

Compagne e compagni,
il tempo della Storia cammina inesorabile, cancellando dalla memoria o segnando con il marchio dell’infamia tutto ciò che ha impedito il progresso dell’umanità.
Nel contempo si innalzano sempre più, all’orizzonte, come giganti della Storia, eventi e persone che i tempi bui della Reazione avevano offuscato con la menzogna.
E più il tempo da la misura delle cose e più l’opera e il pensiero di Josif Stalin si stagliano a fianco dell’epopea di Spartaco e della “Commune” di Parigi, di pensatori e rivoluzionari come Robespierre, Marx e Lenin.
Le tempeste rivoluzionarie che si preannunciano in tutta la loro radicale profondità, riportano all’attualità la pratica e l’insegnamento di Stalin. Tutta la sua opera, senza eccezione alcuna, costituisce uno scrigno inesauribile da cui tutti i comunisti, i rivoluzionari e i patrioti debbono attingere.
Non c’è campo delle scienze sociali dove Stalin non abbia dato il suo contributo teorico creativo; dove non abbia applicato con rigorosità scientifica e grandiosi successi, il marxismo-leninismo.
Lo studio delle sue opere ci conferma che egli è un classico della teoria marxista, colui che primo nella Storia ha dovuto affrontare e percorrere per decenni le inesplorate vie che portano al Socialismo e al Comunismo.
Il compito lasciatogli da Lenin era talmente immane che solo un uomo di eccezionali capacità e volontà avrebbe potuto realizzare.
E Stalin ha vinto, è stato la bandiera dei proletari di tutto il mondo, e ad essi ha dato la certezza che un nuovo mondo si può edificare, egli è stato il terrore dei capitalisti e degli opportunisti.
Per i borghesi e i “rivoluzionari” piccolo borghesi, gli attacchi a Stalin, le calunnie, sono attuali, perchè attuale è per loro la lotta al Socialismo e al Comunismo.
Nella filosofia, nell’economia, nella politica, nella cultura, nella linguistica, nella scienza militare e in quella diplomatica; nelle questioni di strategia e di tattica, di organizzazione del Partito, dello Stato, dei Sindacati, Stalin è stato il timoniere del Movimento Comunista.
Josif Vissarionovic è stato il costruttore e il capo indiscusso dell’Internazionale Comunista.
Grazie alla sua direzione il Movimento è diventato una potenza mondiale, presente in ogni angolo della Terra, temprato ideologicamente, monolitico nella sua volontà, ispirato dai più alti ideali.
Nel nome di Stalin milioni di uomini hanno affrontato ogni genere di sacrifici, donando la vita; Stalin esprimeva ciò che di più grande e nobile è in noi comunisti.
Con Stalin alla testa del Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS il socialismo ha sconfitto l’imperialismo nazi-fascista nella Grande Guerra Patriottica creando le condizioni per la formazione del grande Campo Socialista e per il crollo del vecchio colonialismo in tutto il mondo. Questa la verità della pratica, la verità della Storia.

Compagne e compagni,
Dunque, tutta l’opera di Josif Stalin è attuale, ma in questo momento storico di disfatta generale del moderno opportunismo revisionista titoista-kruscioviano, quali aspetti del pensiero staliniano forse non sono stati approfonditi compiutamente? Quali ci possono aiutare di più a comprendere le cause della momentanea sconfitta del Movimento Comunista?
Noi, marxisti-leninisti italiani, ne proponiamo alcuni, all’attenzione di questo Seminario, ben sapendo che nessuno più di voi, compagni sovietici, conosce la vostra Storia e l’opera di Stalin.
Com’è noto, la lotta contro il revisionismo permea tutta la vita del nostro Movimento fin dal tempo di Carlo Marx, ma è dopo la morte di Stalin, con l’avvento del krusciovismo che inizia nel Movimento Comunista, con la Conferenza di Mosca del 1960 e lo storico discorso del compagno Enver Hoxha, Segretario del Partito del Lavoro d’Albania, la lotta contro il revisionismo moderno al potere e che aveva preannunciato il suo apparire con la cricca yugoslava di Tito.
Da quella Conferenza sono trascorsi oltre 30 anni, e in tutto questo periodo il risorto Movimento Marxista-Leninista Internazionale ha difeso e sviluppato la pratica e la teoria rivoluzionarie, ed oggi conduce importanti battaglie di classe in tutto il mondo. Sono stati anni di lotte dure e complesse, per la vita o la morte; lotte che hanno impedito la vittoria completa del revisionismo, e durante le quali la teoria marxista-leninista si è sviluppata proprio nei confronti delle forme nuove che il revisionismo ha assunto nei Paesi prima socialisti.
La conclusione, che noi comunisti italiani, traiamo dall’esperienza storica è che Stalin aveva posto all’attenzione del Partito tutte le questioni legate al pericolo della restaurazione del capitalismo nell’URSS.
In particolare vanno indicati a nostro parere questi problemi: 1) che per un Paese che costruisce il Socialismo la contraddizione con l’imperialismo non è una semplice condizione esterna, secondaria, ma l’altro aspetto, interdipendente, della contraddizione tra proletariato e borghesia, da cui dipende la vittoria definitiva.
Una contraddizione che si riflette all’interno della società socialista, esprimendosi nella sua forma più alta, con la lotta politica, nelle fila stesse del Partito al potere.
2) la lotta di classe continua nel Socialismo anche se le classi sfruttatrici non esistono più sul terreno economico.
Stalin ha indicato che la lotta ideologica non è solo una lotta culturale, una lotta contro la psicologia borghese, ma una lotta di classe, politica, una lotta concreta, acuta, conformemente al principio marxista che il pensiero è una forma della materia. Per questo il Movimento Marxista-Leninista Internazionale afferma che il revisionismo al potere è la borghesia al potere.
3) Stalin ci ha indicato come la rivoluzione proletaria socializzando i mezzi di produzione, crei le forme del Socialismo, ma come queste forme possano avere anche un contenuto non socialista.
E questo conformemente con la tesi marxista che la proprietà è una categoria de facto e non de jure, che la proprietà si realizza nel dominio reale, nel consumo; per cui ci si deve chiedere chi trae profitto da questa proprietà. Stalin spiegò al Partito il fatto che la creazione dei Sovkos e dei Kolkos poteva risultare una costruzione sulla sabbia se non si poneva al centro della lotta per il Comunismo, la lotta di classe interna e internazionale fra loro interdipendenti.
Stalin, fino all’ultimo giorno della sua vita, mise in guardia il Partito dal pericolo della controrivoluzione, come quando in polemica con l’economista Iaroscenko scrisse nel 1952: “….lo sviluppo dei rapporti di produzione ritarda e ritarderà rispetto allo sviluppo delle forze produttive. Con una giusta politica degli organismi dirigenti queste contraddizioni non possono trasformarsi in contrasto ……Ma non sarebbe così se facessimo una politica sbagliata, …. In tal caso il conflitto sarebbe inevitabile, e i nostri rapporti di produzione potrebbero trasformarsi in un freno molto serio dell’ulteriore sviluppo delle forze produttive”.
Noi comunisti italiani pensiamo pertanto che lo stalinismo è la punta più avanzata del marxismo-leninismo, la base sulla quale analizzare, comprendere e superare il moderno revisionismo. Che il leninismo, lo stalinismo, cioè il bolscevismo, sono stati una corrente (certo alla Direzione del Partito), ma non la sola tendenza nel PCUS.
A questo proposito ci sembra che si possa affermare che già negli ultimi tempi della vita di Stalin, le tendenze di destra presenti nel Partito in modo palese riuscissero ad influenzare gli uomini attorno a Stalin.
Non si può spiegare altrimenti come le tesi sopra esposte di Stalin non abbiano avuto il risalto dovuto – e siano anzi state sfumate- nella pubblicistica del Partito.
Un solo esempio: in campo internazionale il Rapporto e i discorsi di chiusura -di Stalin- al plenum del Comitato Centrale del P.C. (b) dell’URSS, del 3-5 Marzo 1937, sono sconosciuti; si tratta di scritti, come voi compagne e compagni sovietici ben sapete, fondamentali, che andavano a buon diritto inseriti nella raccolta “Questioni del leninismo”.
Compagne e compagni,
certamente nei vostri interventi si affronteranno in modo specifico altri temi all’ordine del giorno, in particolare le questioni connesse alla società socialista di transizione, quali: i limiti storici inevitabili ma superabili, oggettivi e soggettivi di ogni rivoluzione, il burocratismo che colpisce l’ apparato, il ruolo del mercato, la divisione fra lavoro manuale e intellettuale, della dittatura del proletariato nella marcia verso il Comunismo, la rivoluzione culturale.
Naturalmente noi comunisti respingiamo le “teorie” ultrasinistre e borghesi secondo le quali il socialismo in un solo Paese è impossibile; che si possa costruire il Comunismo senza la direzione del Partito Comunista; che l’URSS non era un Paese socialista, e altre sciocchezze del genere.
Noi condanniamo le tesi del XX° Congresso del PCUS sullo “Stato di tutto il popolo” e il “Partito di tutto il popolo”, le tesi sul “passaggio pacifico al socialismo”, la “competizione pacifica” e la “coesistenza pacifica” (kruscioviana) tesi che furono fatte passare coperte dal clamore della cosiddetta “Critica al culto della personalità di Stalin” e con la demagogia di una maggiore democrazia e della Direzione collegiale.

La democrazia proletaria si esprime con la dittatura proletaria, con il Partito marxista-leninista, con la direzione di eminenti personalità come Lenin e Stalin, essa è inoltre lo stadio inferiore di una forma politica superiore: il Comunismo.
Compagne e compagni,
l’avvento del revisionismo in URSS è stata una grande tragedia nazionale e internazionale, che ora ha avuto la sua fine naturale. La cricca di Krusciov, Breznev e Gorbaciov, piegatasi di fronte all’imperialismo ha mostrato il suo vero volto, quello di personale politico della nuova borghesia che si è andata formando in questi decenni.
Il crollo dell’URSS rappresenta da un lato la sconfitta di questa borghesia di fronte all’imperialismo internazionale, e nel contempo, un momento della crisi generale mondiale del capitalismo.
Spetta comunque prima di tutti a voi, comunisti sovietici, analizzare il processo di restaurazione del capitalismo avvenuto in URSS.
Capire come e perchè, dopo la morte di Stalin, i suoi compagni d’arme non colsero tutta la pericolosità del nascente krusciovismo; perchè degenerarono i rapporti nel campo della distribuzione favorendo il formarsi del ceto dei burocrati e dei tecnocrati, che divenne il sostegno sociale dei kruscioviani; perchè si giunse alla totale trasformazione dei rapporti di proprietà, di distribuzione, degli scambi e di gestione. Noi marxisti-leninisti sappiamo che la trasformazione controrivoluzionaria della sovrastruttura porta all’alterazione della base economica, che la proprietà statale, il suo contenuto, si modificano in rapporto con l’ordinamento socio-economico, con il carattere di classe dello Stato.
Si dovrà analizzare come la proprietà statale socialista in URSS si trasformò in una forma di proprietà privata capitalistica con un alto grado di concentrazione della produzione e dei capitali. Come si affermarono liberamente le leggi dell’economia capitalistica, come il profitto e il valore, e le categorie che ne conseguono; e così dicasi per la produzione mercantile, la trasformazione dei mezzi di produzione in merce.
Ci si dovrà chiedere come è potuto accadere pacificamente che anche la forza lavoro si sia trasformata in merce (quando si affermava che la società sovietica era socialista); e noi sappiamo -come ci insegna Lenin- che quando i produttori vengono espropriati dei mezzi di produzione, l’ economia è borghese.
I burocrati e i tecnocrati (la nuova borghesia) avevano il diritto di licenziare, di stabilire l’ammontare delle retribuzioni degli operai, di determinare i profitti da trattenere per sè stessi, di svolgere il libero gioco dei prezzi e i rapporti con le altre aziende monopolistiche.
La teoria marxista-leninista ci insegna che “il capitale non è nulla senza il lavoro salariato, senza il valore, senza il denaro, senza i prezzi”, ecc. Marx analizzando l’essenza dei rapporti capitalistici di produzione, rilevava che tali rapporti hanno due aspetti specifici: in primo luogo lo sviluppo dei rapporti merce-denaro al più alto livello, e il fatto che scopo fondamentale e diretto dello produzione è il plusvalore. Ora, questi due requisiti essenziali dell’economia capitalistica erano alla base del modo di produzione kruscioviano-brezneviano? Quali conseguenze hanno provocato le varie riforme economiche succedutesi in questi decenni? : la illimitata libertà d’azione delle aziende economiche nel campo della produzione, nella distribuzione, nell’accumulazione, negli investimenti di capitali fissi, nell’impiego dei fondi di base. Le competenze concesse ai dirigenti dei consorzi economici, dei complessi industriali-agricoli e delle aziende nell’impiego e nella gestione dei mezzi di produzione, nel campo dei rapporti degli scambi e della distribuzione dei prodotti, vendendoli al fine di accumulare lauti proventi e profitti.
Si può considerare socialista un’economia che pone a suo fondamento il massimo profitto? Profitto che poi viene suddiviso in misura della posizione nella scala della piramide sociale.
Tutte le decisioni relative agli investimenti, alla gestione della produzione, dell’occupazione, ecc. venivano prese partendo unicamente dal principio di garantirsi il massimo profitto.
I principali rapporti di ogni azienda con lo Stato, con il Bilancio, con le Banche, ecc. si realizzavano partendo dall’indice di profitto.
Appare logico quindi che la nuova borghesia ad ogni livello si sforzasse di accrescere il massimo profitto con ogni mezzo, aumentando soprattutto il grado di sfruttamento della classe operaia. A questo serviva il ripristino delle categorie capitalistiche della produzione mercantile, come i premi di produzione, la norma media di profitto, l’interesse sul capitale, ecc.
Per questi e altri motivi imperava la legge della concorrenza e dell’anarchia nella produzione.
L’analisi dei dati concreti dell’economia sovietica degli anni ’70 e ’80, alla luce della stessa stampa ufficiale dell’URSS, sulla norma del profitto e la norma del plusvalore è eloquente.
La norma del profitto nel 1971 aveva raggiunto il 27,3%, nel 1976 il 36%.
Nel periodo 1971-1975 fu realizzato un profitto di 500 miliardi di rubli, superiore di 1,5 volte a quello del periodo 1966-1970.
Il “Planovoje hozjistvo” n° 7, 1976, p. 124 riportava che il capitale monetario privato era di circa 90 miliardi di rubli e dava in interessi un beneficio di 3-4 miliardi di rubli all’anno.
Nel contempo, nel 1975, il tasso di sfruttamento della classe operaia sovietica era del 25% superiore a quello del 1960.
Mentre in questi decenni, la disoccupazione, la sotto-occupazione e l’espulsione delle donne dalla produzione, cresceva in modo esponenziale, in numero di milioni.
Il processo di restaurazione dei rapporti capitalistici di distribuzione fu caratterizzato -ci sembra- da due momenti principali: la classe operaia, privata di fatto dei mezzi di produzione dai managers, durante la distribuzione dei profitti incominciò a ricevere solo il valore della sua forza lavoro sotto forma di salario capitalistico, mentre la restante parte del valore veniva incamerata dalla borghesia revisionista sotto forma di plusvalore.
Il plusvalore appropriato dalla borghesia sovietica assumeva varie forme. Questa borghesia, in quanto padrona collettiva dei mezzi di produzione, trasformava gran parte di questo plusvalore in capitale, in forma rispondente al capitalismo monopolistico statale.

Di questa parte, come pure dei mezzi di produzione, essa ne disponeva e se ne appropriava come classe.
Un’altra parte del plusvalore veniva da essa distribuita individualmente fra i membri della propria classe sotto forma di lauti stipendi e di numerose gratifiche per i burocrati e i managers. Basti riflettere a questo proposito sul fatto che gli stipendi e le gratifiche dei managers, delle élite del Partito, dello Stato, dell’esercito, del KGB, degli scienziati, erano da 15 a 20 volte superiori ai salari dei semplici operai.
E questa analisi, quì solo accennata, dovrà essere -come già detto prima- da voi approfondita e ampliata enormemente, compagne e compagni sovietici.
Che dire poi dello sviluppo che in questi decenni ha avuto l’economia colcosiana, sia come superficie lavorata (7,5 milioni di ettari negli anni ’70), che come volume di produzione, negli ortaggi, nella carne, nel latte, nelle uova, nella lana, ecc.
Mentre il consumo medio del cittadino sovietico è stato mediamente inferiore alle norme indispensabili, fino a giungere oggi al livello della sopravvivenza.
Dunque, la totale degenerazione dei rapporti socialisti di gestione in rapporti capitalistici era dovuta alla rinuncia alla direzione centralizzata e pianificata dell’economia, alla concessione della completa autonomia delle aziende economiche attraverso l’applicazione del cosiddetto principio della gestione equilibrata. Il sistema di retribuzione aveva per principio fondamentale la definizione delle retribuzioni stesse secondo i benefici realizzati.
Il profitto costituiva tanto la base di computo del fondo delle retribuzioni, quanto la principale fonte del suo finanziamento.
Un altro indice di valutazione del lavoro nelle aziende era il volume delle vendite.
Quest’ultimo era definito dalla congiuntura del mercato. Cosicchè di fatto era appunto la spontaneità del mercato che regolava la produzione. Nel contempo la ripartizione degli investimenti si effettuava secondo il cosiddetto coefficiente normativo degli investimenti capitali, che in realtà rappresentava il tasso medio di profitto.
Attraverso la decentralizzazione dei prezzi, prezzi stabiliti dalle stesse aziende, agiva in varie forme il libero gioco dei prezzi. In tutta l’URSS era stata instaurata la categoria capitalistica dell’interesse sul capitale.
Nelle aziende i prezzi all’ingrosso venivano fissati in modo da assicurare loro, in piena autonomia, anzitutto il profitto.
Come base per tale operazione era stato adottato lo schema capitalistico di determinazione dei prezzi di produzione. Perciò il prezzo delle merci si calcolava nel seguente modo: le spese correnti (il costo) venivano sommate alla redditività media (calcolata sui fondi produttivi e non sul costo), cioè secondo la formula del costo medio della produzione capitalistica, che garantisce uguali profitti per uguali capitali.
Concepita sulla base del principio della concorrenza, una simile struttura dei prezzi acuiva la lotta concorrenziale. Certamente vi erano -com’è noto- prezzi centralizzati, ma anch’essi venivano stabiliti sulla base della domanda e dell’offerta, in base alle leggi del mercato capitalistico.
Così, come ebbe a dire il compagno Enver Hoxha: “I revisionisti moderni hanno distrutto definitivamente il sistema socialista nei loro paesi, trasformandolo in un sistema capitalista”.

Compagne e compagni,
il cambiamento della natura sociale dell’URSS non poteva non riflettersi sulla sua politica estera.
La cricca kruscioviana esportò il suo modello in diversi paesi di democrazia popolare, stabilì patti ufficiali e segreti con l’imperialismo USA, si legò mani e piedi con l’economia straniera, pose al collo dei popoli sovietici il cappio dei debiti -per miliardi di rubli- dell’oligarchia finanziaria mondiale, esportò il suo dominio di grande potenza senza favorire un autentico sviluppo del socialismo, tentò di imporre il revisionismo ai comunisti di tutto il mondo, diventò uno dei massimi esportatori di armi, favorì l’opportunismo e sabotò la rivoluzione. Trasformò l’URSS in una prigione dei popoli e delle nazionalità, il grande Paese del Socialismo, la speranza dei popoli del mondo, in una potenza socialimperialista. Infatti, la politica kruscioviana non ha favorito la rivoluzione ma la restaurazione, non il progresso ma la distruzione delle vostre e nostre storiche vittorie.

Compagne e compagni,
noi crediamo che la rinascita del Movimento Comunista Internazionale possa avvenire partendo dalla immensa esperienza della grande Rivoluzione d’Ottobre, dall’enorme patrimonio pratico e teorico lasciatoci da Josif Stalin, che è la base sicura nella lotta per la rivoluzione, contro l’imperialismo, per la soluzione di tutte le questioni di strategia e di tattica, per l’edificazione di una nuova Internazionale Comunista, per la costruzione futura delle nuove società socialiste.
Il pensiero di Stalin è oggi l’arma più potente contro le forme moderne più sofisticate del revisionismo.
La figura e l’opera di Stalin deve essere lo spartiacque più reciso, il bastione, fra noi e tutti i nostri nemici e i falsi comunisti.

Compagne e compagni,
Noi comunisti (marxisti-leninisti) italiani auspichiamo di cuore che i comunisti e i popoli sovietici si uniscano compatti con il grande fronte mondiale della rivoluzione.
Auspichiamo che il processo rivoluzionario nella ex URSS riprenda il cammino sulla via leninista della presa del potere come avvenne nell’Ottobre del 1917, per l’instaurazione della dittatura del proletariato e la ricostruzione del Socialismo.
Oggi, il rapporto di forze tra la rivoluzione e la reazione mondiale è completamente favorevole al proletariato e ai popoli.
L’imperialismo è agonizzante e la rivoluzione è una questione posta in tutti i paesi del mondo.
Il crollo del revisionismo preannuncia la rivoluzione.

Viva la classe operaia sovietica!
Viva l’internazionalismo proletario!
Viva l’immortale dottrina rivoluzionaria, il marxismo-leninismo!
Gloria eterna al grande Stalin, bandiera vittoriosa dei comunisti di tutto il mondo!

“Stalin today”
Speech by Ubaldo Buttafava,
on behalf Organization for the Communist Party
the proletariat of Italy (‘our struggle’) held at the University of Moscow

Comrades,
the time of walking inexorable History, erasing from memory or marking with the brand of infamy everything that has prevented the progress of humanity.
At the same time rising more and more on the horizon, as the giants of history, events and people that the dark days of the reaction had clouded with lies.
And the more time as the measure of things, the more the work and thought of Joseph Stalin stand alongside the epic Spartacus and the “Commune” of Paris, thinkers and revolutionaries like Robespierre, Marx and Lenin.
The revolutionary storms that will arise in all their radical depth, report to current practice and teaching of Stalin. All his work, without exception, is an inexhaustible treasure from which all communists, revolutionaries and patriots must draw from.
There is no field of the social sciences where Stalin has given its creative theoretical contribution, where it has applied scientific rigor and with great success, Marxism-Leninism.
The study of his works confirms that he is a classic of Marxist theory, the one who first in history has faced for decades and take the unexplored paths that lead to socialism and communism.
The task left to him by Lenin was so huge that only a man of exceptional ability and willingness could achieve.
And Stalin won, it was the flag of the proletarians of the whole world, and they felt certain that a new world can be built, he was the terror of the capitalists and opportunists.
For the bourgeoisie and “revolutionary” petty bourgeois attacks on Stalin, slander, are current, because the current is for them the struggle against socialism and communism.
In philosophy, economics, politics, culture, linguistics, science, military and the diplomatic, in matters of strategy and tactics, organization of the Party, State, Trade Union, Stalin was the helmsman of the Movement Communist.
Josif Vissarionovich was the builder and the undisputed leader of the Communist International.
Thanks to his leadership, the movement has become a world power in every corner of the Earth, tempered ideologically monolithic in his will, inspired by the highest ideals.
In the name of Stalin millions of men faced all kinds of sacrifice, giving his life, Stalin expressed what more great and noble in us communists.
With Stalin at the head of the Communist Party (Bolshevik) of the socialism of the USSR defeated Nazi-fascist imperialism in the Great Patriotic War, creating the conditions for the formation of the great Socialist bloc and the collapse of the old colonialism worldwide. This is the practice of truth, the truth of history.

Comrades,
So, all the work of Joseph Stalin is present, but in this historical moment of defeat General opportunism of modern revisionist Tito-Kruschev, what aspects of Stalinist thought perhaps were not fully detailed? What more can help us to understand the causes of the temporary defeat of the Communist Movement?
We, the Italian Marxist-Leninists, we propose some attention of this Seminar, knowing full well that no more than you, Soviet comrades, know your history and work of Stalin.
As you know, the fight against revisionism permeates the whole life of our movement since the time of Karl Marx, but after the death of Stalin, with the advent of Khrushchevism that begins in the Communist Movement, with the Moscow Conference of 1960, the historic speech of Comrade Enver Hoxha, Secretary of the Party of Labor of Albania, the struggle against modern revisionism in power and who had announced his appearance with the Yugoslav Tito clique.
From that conference have passed more than 30 years, and throughout this time the resurrected International Marxist-Leninist Movement defended and developed the revolutionary theory and practice, and today leads major class battles all over the world. They have been years of fights hard and complex, for life or death struggles that have prevented the complete victory of revisionism, and during which the Marxist-Leninist theory has developed its own against new forms that revisionism has taken in first socialist countries.
The conclusion that we Italian communists, we can draw from history is that Stalin had brought to the attention of the Party all matters related to the danger of capitalist restoration in the USSR.
In particular should be indicated in our opinion these problems: 1) that for a country that builds socialism contradiction with imperialism is not a simple external condition, secondary, but the other aspect, interdependent, the contradiction between the proletariat and the bourgeoisie, on which the final victory.
A contradiction which is reflected in the socialist society, expressing in its highest form, with the political struggle, in the same row of the Party in power.
2) the class struggle in socialism continues even if the exploiting classes no longer exist in the economic field.
Stalin has indicated that the ideological struggle is not only a cultural struggle, a struggle against bourgeois psychology, but a class struggle, politics, a concrete struggle, acute, in accordance with the Marxist principle that thought is a form of matter. For this reason the International Marxist-Leninist Movement says that revisionism in power is the bourgeoisie to power.
3) Stalin showed us how the proletarian revolution socializing the means of production, creates forms of socialism, but how these forms can also have a non-socialist content.
And this is in accordance with the Marxist thesis that the property is a category de facto and not de jure, that the property is realized in the real domain, consumption, for which one has to ask who profits from this property. Stalin explained to the party that the creation of Sovkos and Kolkos could be a building on the sand if you do not put in the center of the struggle for communism, class struggle domestic and international interdependent.
Stalin, until the last day of his life, warned the Party from the danger of counter-revolution, as when in dispute with the Iaroscenko economist wrote in 1952: “…. the development of relations of production delays and delay compared to the development of productive forces. With the right policy governing bodies of these contradictions can not turn in contrast …… But it would not be so if we make a wrong policy, …. In this case, the conflict would be inevitable, and our relationship production could become a very serious brake the further development of the productive forces. ”
We think, therefore, that the Italian Communists Stalinism is the most advanced of Marxism-Leninism, the basis on which to analyze, understand and overcome the modern revisionism. That Leninism, Stalinism, that the Bolsheviks were a current (of course the leadership of the Party), but not the only trend in the CPSU.
In this regard, it seems to us that we can already say that in recent times of Stalin’s life, right-wing tendencies in the Party openly were able to influence the men around Stalin.
You can not explain how else the arguments mentioned above Stalin did not have the raised – and are indeed been shaded-in publications of the Party.
Just one example: in the international field the report and closing speeches of Stalin-of-the plenum of the Central Committee of the PC (B) the USSR, 3-5 March 1937, are unknown, it is written, as you well know Soviet comrades, fundamental, which were rightly included in the collection “Questions of Leninism.”
Comrades,
certainly in your speeches will face off in a specific way other topics on the agenda, in particular issues related to the transition to a socialist society, such as: the historical limitations inevitable but surmountable, subjective and objective of each revolution, the bureaucracy that affects the ‘ apparatus, the role of the market, the division between manual and intellectual labor, the dictatorship of the proletariat in the march towards communism, the cultural revolution.
Of course we communists reject the “theories” ultra-left and middle-class according to which socialism in one country is impossible that we can build communism without the leadership of the Communist Party that the USSR was not a socialist country, and other nonsense kind.
We condemn the thesis of the XX Congress of the CPSU on the “State of the whole people” and the “party of the whole people”, the theses on the “peaceful transition to socialism”, the “peaceful competition” and the “peaceful coexistence” ( Khrushchevite) thesis that were made to pass covered by the clamor of so-called “Critique of the cult of personality of Stalin” and the demagoguery of greater democracy and collegial direction.
Proletarian democracy is expressed by the proletarian dictatorship, the Marxist-Leninist Party, under the direction of eminent personalities like Lenin and Stalin, it is additionally the lower stage of a political superior: Communism.
Comrades,
the advent of revisionism in the USSR was a great tragedy nationally and internationally, which now had its natural end. The clique of Khrushchev, Brezhnev and Gorbachev, piegatasi in front of imperialism showed its true face, that of political personnel in the new middle class that has been forming in recent decades.
The collapse of the USSR is on the one hand the defeat of this bourgeoisie in front of international imperialism, and at the same time, a time of general crisis of world capitalism.
It is, however, before all of you, Soviet Communists, analyze the process of the restoration of capitalism in the USSR occurred.
Understanding how and why, after the death of Stalin, his comrades-in-arms did not grasp all the dangers of rising Khrushchevism; degenerated because reports in the field of distribution favoring the formation of the class of bureaucrats and technocrats, who became the social support Khrushchevites of them, because they came to the total transformation of property relations, distribution, exchange and management. We know that the Marxist-Leninist counter-revolutionary transformation of the superstructure leads to the alteration of the economic base, the state-owned, its contents are modified in relation to the socio-economic order, with the class character of the state.
You will have to analyze how the state-owned socialist USSR was transformed into a form of capitalist private property with a high degree of concentration of production and capital. As asserted themselves freely to the laws of the capitalist economy, such as profit and value, and the categories that follow, and so is true for commodity production, the transformation of the means of production into commodities.
You will have to ask how could this happen peacefully that the workforce has been transformed into a commodity (when it was stated that Soviet society was a socialist), and we know-as-Lenin teaches us that when producers are dispossessed of the means of production , ‘s economy is bourgeois.
The bureaucrats and technocrats (the new bourgeoisie) had the right to dismiss, to establish the amount of the wages of the workers, to determine the profits to be retained for themselves, to play the free play of prices and the relationships with other companies monopolistic.
The Marxist-Leninist theory teaches us that “the capital is nothing without wage labor, without value, without money, without prices”, etc.. Marx’s analysis of the essence of capitalist relations of production, indicated that such relationships have two specific aspects: first, the development of commodity-money relations at the highest level, and the fact that the fundamental purpose and directed production is surplus value. Now, these two essential requirements of the capitalist economy were the basis of the mode of production Kruschev-Brezhnev? What consequences have resulted in various economic reforms occurred over the last decades? : The unlimited freedom of action of economic companies in the field of production, distribution, in the collection, investment in fixed capital in the use of basic funds. The powers granted to the managers of consortia economic, agricultural-industrial complexes and businesses in the use and management of the means of production, in the field of relations of trade and distribution of products, selling them in order to earn handsome income and profits.
It can be considered socialist economy that puts at its foundation the maximum profit? Profit, which is then divided into measurement of the position in the scale of the social pyramid.
All decisions regarding investment, production management, employment, etc.. were made solely on the principle of securing the most profit.
The main relationships of each company with the state, with the balance, with the banks, etc.. were realized starting from the index of profit.
It seems logical then that the new middle class at every level he tried to increase the maximum profit by any means, especially by increasing the degree of exploitation of the working class. At this served the restoration of capitalist categories of commodity production, such as production bonuses, the standard average of profit, interest on capital, etc..
For these and other reasons reigned the law of competition and anarchy in production.
The analysis of concrete data of the Soviet economy of the 70s and 80s, in the light of the same official press of the USSR, on the norm of profit and the norm of the surplus value is eloquent.
The norm of profit in 1971 had reached 27.3% in 1976 to 36%.
In the period 1971-1975 he was made a profit of 500 billion rubles, an increase of 1.5 times that of the period 1966-1970.
The “Planovoje hozjistvo” No. 7, 1976, p. 124 reported that the private money capital was about 90 billion rubles in interest and gave a benefit 3-4 billion rubles per year.
At the same time, in 1975, the rate of exploitation of the Soviet working class was 25% higher than in 1960.
While in recent decades, unemployment, under-employment and the expulsion of women from production, grew exponentially in number of millions.
The process of restoration of capitalist relations of distribution was characterized-it seems to us to be two main parts: the working class, deprived of the means of production made by managers during the distribution of profits began to receive only the value of its work force under form of wages capitalist, while the remaining part of the value was forfeited by the middle class revisionist form of surplus value.
The appropriate surplus value from the Soviet bourgeoisie took on various forms. This bourgeoisie, as mistress of the collective means of production, transformed much of this surplus-value into capital, in the form corresponding to the state-monopoly capitalism.
Of this part, as well as the means of production, it directed it and appropriated it as a class.
Another portion of the surplus came from it individually distributed among the members of his class in the form of lavish salaries and bonuses of many bureaucrats and managers. Just think about it on the fact that the salaries and bonuses of the managers, the elite of the Party, the state, the army, the KGB, scientists, were 15 to 20 times higher than the wages of common workers.
And this analysis, only hinted at here, it should be-as mentioned before-you-depth and expanded enormously, comrades Soviets.
What about the development in recent decades has had the collective-farm economy, both as a machined surface (7.5 million hectares in the 70s), which as production volume, in vegetables, meat, milk, eggs in wool, etc..
While the average consumption of the average Soviet citizen was below the standards necessary, to arrive today at the level of survival.
Therefore, the total degeneration of socialist relations management in capitalist relations was due to surrender to the direction centrally planned economy, the granting of full autonomy of business enterprises through the application of a principle of balanced management. The system of remuneration had on the fundamental principle the definition of earnings according to the benefits realized.
The profit constituted as the basis for calculation of earnings of the fund, as the main source of its funding.
Another index of evaluation of the work in the companies was the sales volume.
The latter was defined by the market situation. So that in fact it was precisely the spontaneity of the market that regulated production. At the same time the distribution of investments is PERFORMED according to the so-called coefficient of the regulatory capital investment, which in reality was the average rate of profit.
Through the decentralization of prices, prices set by the companies themselves, acted in various forms the free play of prices. Throughout the Soviet Union had been established the capitalist class interest on capital.
In companies wholesale prices were fixed in order to ensure, on a fully autonomous, first profit.
As a basis for such an operation had been adopted the scheme of capitalist determination of prices of production. Therefore the price of goods is calculated as follows: the running costs (the cost) were added to the average profitability (calculated on production funds, not the cost), that is, according to the formula of the average cost of capitalist production, which guarantees equal profits for equal capital.
Design is based on the principle of competition, such a pricing structure sharpened the competitive struggle. Certainly there were-as you know-centralized prices, but they too were established on the basis of supply and demand, according to the laws of the capitalist market.
So, as he said the Comrade Enver Hoxha: “The modern revisionists have finally destroyed the socialist system in their countries, transforming it into a capitalist system.”

Comrades,
the change of the social nature of the USSR could not help but reflect on his foreign policy.
The crack Khrushchevite exported its model in different countries of people’s democracy, established official and secret pacts with U.S. imperialism, bound his own hands and feet with the foreign economy, put the neck of the Soviet peoples the noose of debt-for billions of rubles global financial oligarchy, exported its domain of great power without favoring a genuine development of socialism, tried to impose revisionism Communists from all over the world, became one of the leading exporters of weapons, favored opportunism and sabotaged the revolution. Turned the USSR into a prison of peoples and nationalities, the great country of socialism, the hope of the peoples of the world, in a social-imperialist power. In fact, the policy Khrushchev did not favor the revolution but restoration, not progress but the destruction of your and our historic victories.
Comrades,
we believe that the revival of the International Communist Movement can take place starting from the immense experience of the Great October Revolution, the enormous practical and theoretical heritage left to us by Joseph Stalin, which is the secure base in the struggle for revolution against imperialism, for the solution of all questions of strategy and tactics for the building of a new Communist International, for the future construction of the new socialist society.
The thought of Stalin is now the most powerful weapon against the most sophisticated modern forms of revisionism.
The figure and work of Stalin must be the watershed most emphatically, the bastion, between us and all our enemies and false communists.

Comrades,
We Communists (Marxist-Leninist) Italian heart hope that the Communists and the Soviet peoples to join compact with the great world front of revolution.
We hope that the revolutionary process in the former USSR return to the path on the way Lenin’s seizure of power as it did in October 1917, for the establishment of the dictatorship of the proletariat and the reconstruction of Socialism.
Today, the balance of forces between the revolution and the world reaction is completely in favor of the proletariat and peoples.
Imperialism is dying and the revolution is a question asked in all countries of the world.
The collapse of revisionism heralds a revolution.

Long live the Soviet working class!
Long live the proletarian internationalism!
Long live the immortal revolutionary doctrine, Marxism-Leninism!
Eternal Glory to the great Stalin, the victorious banner of the Communists
around the world!

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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