Gli anni di Breznev: ‘stalinismo’ o revisionismo? di Ludo Martens-Los años de Brezhnev: ¿‘estalinismo’ o revisionismo? por Ludo Martens-Brezhnev Years: ‘Stalinism’ or revisionism? by Ludo Martens -3 cap.

 Capitolo 3 – Il XXV Congresso: l’apogeo dell’ egemonismo

fonte: http://elpravda.blogspot.it/2013/06/los-anos-brezhnev-estalinismo-o_25.html?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook

Nel XXV Congresso, Breznev tocca l’apogeo della sua “grandezza” (7). E ‘il congresso dove si raggiunge  il delirio, il revisionismo diventa commedia.  E’ il Congresso  dove si dispiega per la prima volta un programma a favore del  l’egemonismo sovietico  nei cinque continenti.

 

Tout va très bien, Madame la Marquise” [1] “Tutto va bene madama Marchesa”

Brezhnev va oltre Krusciov nella sua cecità e limitatezza davanti alle realtà sociali e politiche del l’Unione Sovietica e il suo discorso ideologico non si basa sul analisi concreta. Nonostante le critiche del 1965  al soggettivismo e al volontarismo di  Krusciov, che prometteva di  superare gli Stati Uniti negli anni ’70 e il raggiungimento del comunismo nel 1980, dieci anni dopo, Breznev si perde nella stessa placida auto compiacenza. L’Unione Sovietica è una società senza classi, senza contraddizioni tra le nazionalità, “lo stato di tutto il popolo”avviata alla trasformarsi  in un “società comunista” attraverso il progresso continuo e illimitato. “Nel nostro Paese“, dice Breznev, “si costruisce di una società socialista sviluppata, che diventa,  a poco a poco una società comunista. Il nostro stato è lo stato di tutto il popolo.  Si costruisce nella nostra  nazione una nuova comunità storica – il popolo sovietico – che si basa sulla alleanza indistruttibile tra la classe operaia, i contadini, gli intellettuali, l’amicizia fra tutte le nazioni e le nazionalità del paese “(p. 110). “Si tratta di una società con un’economia senza crisi ed in perpetua crescita. Si tratta di una società con una ferma fiducia nel suo futuro e cui  sono aperti le illimitate  prospetti ve di  un progresso continuo “(p. 118).

Breznev dipinge il medesimo quadro surreale  per gli altri paesi socialisti, Polonia, Cecoslovacchia, ecc., Che conoscono una crescita inarrestabile” e un consolidamento politico continuo” (p. 9). “La comunità socialista si è convertita  oggi, nella   forza economica più  dinamica del mondo” (p. 13).

Nella sua inarrestabile e continua marcia in avanti,  il socialismo, sviluppa una decisiva  influenza sul destino del mondo intero. “Il mondo sta cambiando letteralmente sotto i nostri occhi, e nella migliore direzione (…)               Non possiamo non sentire un profonda soddisfazione  per la forza delle nostre idee, l’efficacia della nostra politica? “(Pag. 5).

E ‘il discorso di una nuovo strato di borghesia, che essendosi completamente separato dalle masse lavoratrici –  si separa anche, a differenza della grande borghesia del mondo imperialista – delle realtà ideologiche e politiche del loro paese così come dalla realtà internazionali.

L’Est: il modello  per l’egemonismo

 Da questa visione ideologizzata di un socialismo che marcia inarrestabile e trionfante in Unione Sovietica, e negli altri paesi socialisti, sotto l’impulso dell’Unione Sovietica,  nasce il concetto di egemonia, il contributo più originale di  Breznev alla  scienza politica. Breznev ha la ferma convinzione che nella gran parte del mondo presto dominerà il socialismo di stampo sovietico, grazie all’aiuto e alla direzione politica complessiva  offerta da parte dell’Unione Sovietica.

Il concetto di egemonia Breznev  è radicato nella  reale egemonia che l’Unione Sovietica esercita sui paesi socialisti dell’Europa orientale. Non è più possibile parlare di una vera unità, rivoluzionaria  della comunità socialista, data la mancanza reale della base di questa: la direzione  effettiva del partito comunista sulle masse, ottenuta attraverso la lotta di classe contro i vecchi strati degli sfruttatori  l’interferenza e le influenze ideologiche dell’imperialismo,  la burocrazia  il  burocratismo, il tecnocraticismo , il revisionismo , la corruzione all’interno delle istituzioni, e attraverso la mobilitazione politica delle masse lavoratrici per la costruzione economica.

I vertici  imborghesiti che dirigono i paesi socialisti dell’Est hanno perso la  leadership politica sulla maggior parte del popolo; influenza che conservano, gli deriva essenzialmente dai quadri amministrativi e proveniente da una lotta di classe politica. L’obbedienza di questi strati imborghesiti –  che, respingendo un ritorno ai metodi della mobilitazione politica delle masse, metodi bollati come “stalinisti”, non hanno alcuna possibilità di sopravvivenza  – è presentata solo come una forma superiore di integrazione socialista. Breznev ha dichiarato: “Si affacciano elementi sempre più comuni in politica, nell’economia e nella vita sociale degli stati socialisti. Questo graduale ravvicinamento dei paesi socialisti oggi ha acquisito forza di legge “(p. 9).

Va notato che almeno che 3 dei 12 paesi che Breznev menziona e include nella sua “comunità socialista”si sottraggono alla visione integrazionista  sostenuta da Breznev. In quanto; la  Jugoslavia e la Romania acquisite  la loro relative libertà  si sono legate o meglio vendute alle multinazionali e alle banche occidentali. Mentre Corea mantiene la sua indipendenza attraverso una politica di mobilitazione delle massa. Quindi, Breznev ha sottolineato la necessità di “combattere il ripiegamento in su se  stessi e contro l’isolamento nazionale” (p. 9).

L’asse principale del progresso dell’umanità …

Da buon revisionista Breznev si sempre opposto alla strategia di insurrezione, sia nei paesi imperialisti e che in quelli del  terzo mondo, sempre  si è  pronunciato  a favore della strategia riformista, strategia della  gestione della borghesia “illuminata”, alleata  delle formazioni revisioniste. La sua rivoluzione mondiale è, in sostanza, l’estensione dell’egemonia sovietica al resto del pianeta, secondo il modello dell’Europa orientale. Per  Breznev, il socialismo non nasce dalla sostanza delle esperienze rivoluzionarie nazionali; Breznev nega che i partiti rivoluzionari devono essere ancorati alla specifica realtà dei loro paesi, che dovrebbero  mobilitare le masse e schiacciare le forze dell’imperialismo e della reazione locale. Ostile a ogni autentica rivoluzione popolare, Breznev concepì che lo sviluppo del socialismo avverrà  tramite l’attrazione che il  modello sovietico esercita su  centinaia di milioni di uomini. Egli respinge l’idea che le masse popolari  armate costituiscono l’unico baluardo contro l’imperialismo e la reazione, ma si dispiega o offre come panacea davanti ai popoli, le azioni dell’esercito sovietico come garanzia della sua   libertà.

Presentando l’attività del blocco sovietico come asse del progresso umano” Breznev nega la verità base, che solo l’azione rivoluzionaria autonoma di coloro che soffrono il giogo dell’imperialismo può portare il socialismo nel mondo. La costruzione del socialismo, la lotta per la rivoluzione socialista e la lotta per la rivoluzione nazional – democratica sono i tre pilastri del progresso sociale e politico. Queste tre aree sono fondamentali e indipendenti, ma c’e anche che  tra di loro vi è uno stretto nesso d’interdipendenza . Assolutizzare arbitrariamente uno degli assi, la costruzione del socialismo e la sua influenza sul mondo, ignorando la lotta rivoluzionaria dei lavoratori e delle nazioni oppresse, è una delle caratteristiche della pratica del revisionismo kruscioviano.

  • In particolare dacché Krusciov elabora  la sua tesi , presentò la costruzione del socialismo in URSS, e l’influenza che esercita la  sua linea della coesistenza pacifica sulle delle lotte del popoli, come il  fattore decisivo per lo sviluppò dell’umanità. Durante il grande dibattito, il Partito comunista cinese ha denunciato la tesi avanzata dai sovietici  cioè quella che “il principio della coesistenza pacifica determina ora la linea generale della politica estera del PCUS e di  altri partiti marxista-leninista”. “Quando il popolo sovietico godrà   dei vantaggi del comunismo, centinaia di milioni di persone sulla terra diranno anche noi siamo per il comunismo! E in questo momento, abbandoneranno  i capitalisti passeranno  al  Partito Comunista “(8). I revisionisti kruscioviani, dice il   PCCh,”Vogliano  subordinare la rivoluzione della  liberazione nazionale alla loro linea generale di coesistenza pacifica e agli interessi nazionali del proprio paese “(9).
  • “I paesi socialisti e le lotte rivoluzionarie dei popoli e delle nazioni oppresse sostengono e si sostengono a vicenda. Il movimento di liberazione nazionale in Asia, Africa e America Latina, e il movimento rivoluzionario nei paesi capitalisti sono un potente supporto per i paesi socialisti. I paesi socialisti non dovrebbero adottare (su di loro) atteggiamento puramente formale di egoismo nazionale o sciovinismo da grande potenza. (…) La superiorità del sistema socialista e le conquiste dei paesi socialisti nell’edificazione  servono da esempio ,sono una motivazione per i popoli e le nazioni oppresse. Ma questo esempio non può in alcun modo sostituire la lotta rivoluzionaria dei popoli e delle nazioni oppresse.  I popoli e le nazioni oppresse possono ottenere solo la sua liberazione attraverso la propria lotta rivoluzionaria. Tuttavia, alcuni unilateralmente esagerano  il ruolo della competizione pacifica tra paesi socialisti e imperialista e il provare a sostituire la lotta rivoluzionaria dei popoli e delle nazioni oppresse  con la  competizione pacifica. Secondo loro, l’imperialismo crollerà da sé durante questa pacifica competizione, ed i popoli e le nazioni oppresse non avrebbe che dover aspettare  in silenzio fino a quel giorno “(10).

Questa polemica del 1963 è rivelatrice. Constatiamo che nel 1976, Breznev non si è discostato, in sostanza, dal punto di vista di Krusciov. Ma sviluppa” il revisionismo  in maniera  creativa, nel contesto dei  rapporti di forza  esistenti nel 1976. Ecco il punto di vista di Breznev: “Lo sviluppo dei paesi socialisti, la crescita della loro potenza e la loro influenza benefica esercitata dalla sua politica estera, è ora l’asse principale del progresso dell’umanità. L’attrazione del socialismo è cresciuta ancora di più, grazie alla crisi che è scoppiata nei paesi capitalisti “(p. 37-38). “Il socialismo ha tenuto da allora una grande influenza sulle idee di centinaia di milioni di uomini in tutto il mondo. (…) Serve come roccaforte per  i popoli  che lottano per la libertà e l’indipendenza “(p. 15).

 

Per Krusciov, il futuro del socialismo dipendeva  dall’ esempio che l’Urss offriva ai popoli, alla sua politica della coesistenza pacifica e la competizione economica con il capitalismo (la concorrenza è quella che  vincerà, ovviamente). Breznev mantiene questo punto di vista, ma aggiunge che la forza economica e militare dell’URSS esercita un’influenza anche nella parte più remota del mondo e facilita la transizione al socialismo.

Questa linea egemonica sovietica, viene presentata come un’applicazione dell’internazionalismo proletario, è orientata principalmente verso  i popoli  del terzo mondo, l’anello debole del sistema imperialista mondiale. Ecco la presentazione di Breznev: L’Unione Sovietica non interferisce negli affari interni di altri paesi e popoli. (…) Nei paesi in via di sviluppo, così come altrove, siamo schierati con le forze del progresso, della democrazia e dell’indipendenza nazionale “(p. 18).

La tragedia del Cile non può in alcun modo inficiare la conclusione dei comunisti sulla possibilità per la rivoluzione, possa seguire diversi  percorsi,  incluso la via  pacifica, se vi siano  le condizioni necessarie per essa. Ma va  ricordato in forma decisa  che la rivoluzione deve sapersi difendere. Si richiede la vigilanza contro il fascismo e il tentativo della  reazione straniera e sostenere il rafforzamento della solidarietà internazionale “(p. 41).

 

 

Combattendo  i veri marxisti-leninisti del terzo mondo, Breznev sosterrà  i riformisti (Cile), così come i golpisti  e gli  avventurieri (Etiopia, Afghanistan), egli presenta indifferentemente come  degli artigiani della rivoluzione socialista. Mentre l’Unione Sovietica è “dalla loro parte” e il suo esercito “è il bastione che garantisce la libertà” Breznev interverrà  in diversi paesi per mantenere al potere le forze riformiste e i golpisti filo-sovietico.

Dal momento che non erano delle  vere  rivoluzioni popolari, queste forze dovevano sempre più fare affidamento sull’Unione Sovietica, che con le proprie forze armate doveva reprimere la grande borghesia e gli agenti dell’imperialismo reazionario  che hanno conservato il loro principale arsenale economico, politico e ideologico perché non c’è stata una vera e propria rivoluzione in quei paesi.

Da dove proviene  la corrente egemone?

Come possiamo comprendere l’emergere di una corrente egemonica  in URSS tra il 1965 e il 1975?

Durante questo periodo, varie forze rivoluzionarie del terzo mondo infliggono realmente  duri colpi alla dominazione imperialista. Il processo di decolonizzazione progredisce con vigore per gli anni 60 e 70. L’imperialismo USA ha subito gravi sconfitte militari in Vietnam, Cambogia e Laos, e ha ricevuto duri colpi in Cile e in Etiopia. Il vecchio colonialismo europeo viene  frantumato dalla lotta armata in Angola e Mozambico. Dopo aver abbandonato il punto di vista del marxismo-leninismo sulla lotta di classe nei paesi dipendenti, Breznev credeva di poter capitalizzare queste lotte per estendere l’influenza e la presenza sovietica.

Il capitalismo attraversava una delle sue crisi economiche e politiche  più serie e importanti. I movimenti di massa dei lavoratori e degli studenti si  sviluppavano. Dopo aver abbandonato la tesi marxista-leninista sulla natura dell’imperialismo e  sullo Stato borghese e il carattere borghese dei movimenti riformisti, Breznev credeva che il socialismo era all’ordine del giorno nel mondo capitalista, e l’influenza politica, il  peso  degli aiuti militari ed economici dall’URSS  potesse facilitarne  questa transizione.

In Unione Sovietica erano ancora in in vigore una grande quantità di meccanismi di socialisti, i comunisti  motivati seguirono a    motivare e mobilitare i lavoratori ​​nella  produzione. Lo smantellamento delle strutture e dei valori socialisti avvennero lentamente. L’Unione Sovietica ha vissuto un periodo di relativa stabilità e un costante sviluppo economico. Sfruttando alcuni elementi della  superiorità del sistema economico socialista, Breznev fece sforzi enormi in campo militare, dando la parità  dell’URSS con la superpotenza americana. Nata dal  processo di degenerazione di un partito comunista, la nuova borghesia sovietica non aveva e non faceva un analisi materialista dei fatti e dei fenomeni. E quel che è peggio, aveva  l’arroganza delle classi di nuovi ricchi.

Breznev ha fatto un’analisi idealista di tutti i fenomeni appena elencati, e sulla base di questa analisi cha costruito  i suoi sogni di egemonia e di impero “socialista” sotto la leadership sovietica. In realtà, l’egemonia sovietica si muoveva sin  dall’inizio sulle sabbie mobili.  Le forze riformiste, i golpisti , gli avventuristi  che si trovavano nel  terzo mondo e nei paesi capitalisti non potevano assicurare vittorie solidi, né lealtà , né avrebbero  assicurato gli eventuali vincitori.  La situazione politica e ideologica  era visibilmente marcita nel campo socialista sotto il controllo sovietico. La perdita della adesione delle masse agli obiettivi del PCUS faceva prevedere un futuro incerto e complicato. L’Unione Sovietica era una superpotenza, ma anche un colosso dai piedi d’argilla. Quindi  poteva  adottare una politica  aggressiva e avventurosa in alcune regioni particolari. Però la  tesi che fosse una  “superpotenza più pericolosa” con un ” regime social fascistatipo Hitler” non è altro che affermazione idealista, che una vera e propria  osservazione materialista di tutti i fattori coinvolti, questo  non lo posso  sostenere in alcun modo .

La distensione

La ricerca della distensione con il mondo capitalista,difesa da Breznev, era la continuazione della linea di coesistenza pacifica che Krusciov annunciata come “la linea generale della politica estera dell’Unione Sovietica.” Essa si basa su quattro errori: una grave sottovalutazione dell’imperialismo;  la rinuncia della lotta di classe e della dittatura del proletariato, come le armi necessarie per la difesa del sistema socialista; la negazione della rivoluzione socialista nei paesi capitalisti, e la negazione della rivoluzione nazional – democratica nei paesi dipendenti.

Breznev ripete ancora  che l’imperialismo continua a indebolirsi. “Abbiamo visto come si  siano esacerbate la rivalità tra i paesi imperialisti.” “La crisi ideologica e politica della società borghese è peggiorata” (p. 38-39).

Per Breznev,  il fondamento base della coesistenza  pacifica è la forza militare sovietica. “Il passaggio della guerra fredda alla distensione era legato principalmente alla variazione del rapporto di forze in campo mondiale” (p. 22). Negando la lotta di classe e la dittatura del proletariato  nell’URSS, era  ossessionato dal confronto militare tra i due sistemi sociali e non riuscendo a vedere cosa producevano le  conseguenze della linea politica strategica da parte del mondo imperialista; infiltrazione e sovversione politica , appoggio verso  le tendenze revisioniste all’interno dei partiti comunisti al potere.

Quindi, Breznev considera trattato  del  1970 firmato tra l’Unione Sovietica e la RFT come una vittoria strategica che implica, per l’imperialismo “, la rinuncia a mettere in discussione i confini esistenti in Europa” (p. 24). In Germania occidentale, non vi sono pù “forze di destra che sono ancorate a  posizioni revansciste” (p. 26). Brezhnev non vede  lo spirito di rivalsa  aperto, primitivo,  e militarista, non riesce a vedere il pericolo del revanscismo  subdolo, intelligente,  della social democrazia   La SPD tedesca non ha mai negato che la sua politica di distensione era destinata a creare le condizioni per la riunificazione tedesca.

Allo stesso modo, Breznev saluta i legami economici, scambi scientifici e tecnici cosi come gli interscambi e culturali con l’Occidente, e conclude: ” tutto questo, compagni, è la materializzazione della distensione” (p. 30). Non capisce che l’imperialismo utilizza sistematicamente i rapporti economici, l’influenza scientifica, tecnica e culturale per influenzare i dirigenti medi   dei paesi socialisti.

Crescente degenerazione del partito

In realtà, la progressiva degenerazione politica e ideologica del partito comunista ha conseguenze sull’intera situazione  dell’Urss. Ma, come il principale ispiratore di   questa degenerazione, Breznev non è in grado di rilevare il fenomeno e capirne la sua portata strategica. Segue a predicare  sull’ “unità monolitica nelle  file del Partito, l’appoggio intero ed  unanime  alla  linea generale del partito” (p. 89). Ripetere frasi vuote,vacue e prive di contenuto, congresso dopo congresso. Le teorie scolastiche  non possono fare nulla per ostacolare il nostro progresso “(p. 99). “L’iniziazione  delle masse al marxismo-leninismo è una caratteristica  particolarmente importante dell’ evoluzione della coscienza sociale nella fase   contemporanea.” Ma in che consiste questo marxismo-leninismo? Scolastico?L’obiettivo principale di tutta la nostra rete di scuole di partito è quello di fare uno studio approfondito  delle decisioni XXV Congresso del Partito (p. 101).

Come nel  XXIV Congresso, i fenomeni innegabili legati alla nascita di classi sociali antagoniste in URSS, sono affrontati con  un linguaggio moralizzante  che nessun politico reazionario cristiano respingerebbe . Breznev ammonisce le “persone che conosce  la nostra politica e i nostri principi, ma non sempre li rispettano  nella pratica.” Denuncia il “divorzio tra parole e fatti.”Corriamo il rischio di ulteriori manifestazioni  proprie della mentalità dei filistei piccolo-borghesi” (p. 106).

Breznev  fa una critica anche all’ “l’avidità, all’ambizione di possedere, la criminalità, la burocrazia e l’indifferenza per l’uomo che sono tratti contrari alla natura stessa della nostra società” (p. 106). Queste parole sono state pronunciate da decine di politici borghesi. Alle  relazioni sociali borghesi  che si stavano ristabilendo nell’  URSS, corrisponde una tattica e un  analisi  ideologica caratteristica di tutte le società capitaliste.

I tecnocrati, su cui il “marxismo-leninismo” fossilizzato  non ha alcuna influenza, erano già   stati sedotti dalle concezioni politiche “scientifiche”, “neutrali” e “umaniste” dell’Occidente. Il loro peso, però nel PCUS  cresceva costantemente. Breznev rivela che “la percentuale di membri del partito  proveniente dal ramo degli  specialisti è aumentato notevolmente. Attualmente, uno specialista in quattro o cinque è un comunista (p. 86). Il “99% dei segretari dei comitati   territoriali,  dei comitati o regionali del Partito (…), i segretari dei comitati della città, quartiere  hanno una formazione superiore (p. 96).

 I burocrati che occupavano  posizioni di responsabilità sono diventati quasi inamovibile. Breznev a questo proposito dice: La cura e l’attenzione per i quadri sono la norma nel nostro partito. Niente più tempi di pendolarismo ingiustificati e troppo frequenti ristrutturazioni dei quadri permanenti “(p. 96). Il Breznevismo presuppone una  tranquillità  e una sicurezza per lo strato dei vertici  imborghesiti. Anche in questo caso, la politica di Breznev è completamente opposta a quella di Stalin: Stalin si  mostrava eccessivamente  esigente verso i quadri, che  commettevano errori ,erano cacciati, respinti, quando  se non imprigionati o liquidati, mentre altri, molto giovani, formati nel più puro spirito bolscevico ne prendeva il posto , ed erano  promossi a posizioni di rilievo. Un adepto di  Krusciov, Zhores Medvedev  ci spiega: “Ai  tempi di Stalin, i leaders di partito anziani  si sentivano  più minacciati dagli organi della sicurezza che dai comuni  cittadini” (11).

Da qui revisionare —Tranquillità e la stabilità per i leader

 Un furioso anti-stalinista come  Medvedev è costretto a riconoscere che fu sotto Breznev  che avvenne  la separazione   dei  lavoratori  e il  nuovo strato sociale imborghesito. Ecco cosa scrive: “Breznev non era un vero leader nel 1964, ma il rappresentante della burocrazia,  che cercava  di vivere in maniera  tranquilla e sicura, mentre aumentavono  i loro privilegi. I suoi  elettori provenivano che l’élite burocratica. A questo proposito, Breznev  cambiò  anche il sistema che fomentò  più di chiunque altro le  condizioni per il fiorire di una vera e propria élite privilegiata, una vera nomenklatura “(12). “Quando è stato costretto a fare dei  cambiamenti nel Politburo, Breznev offriva a quelli che erano stati  destituiti  posti più elevanti  nella nomenklatura, permettendogli cosi continuare nei loro   confortevoli stili  di vita. Egli ha dato la sicurezza per i leader di partito in materia di occupazione, mentre i funzionari e il dell’Obkom  e dello Stato sono stati assimilati come funzionari  e non più  come  politici eletti e responsabili  davanti al  loro collegio elettorale “(13).

La corruzione “tranquilla”

Assicurata  la tranquillità  e la stabilità per l’élite politica ed economica, i suoi membri non hanno potuto rispettare il loro reddito legale. La stabilità delle élite ha avuto un altro effetto negativo. La corruzione ufficiale non  viene fermata e si sviluppa a tutti i livelli. Disciplina di partito si allenta , il nepotismo è diventato un fenomeno comune, il prestigio ideologico e amministrativo del partito viene a ridursi  “(14). “La grande corruzione dei burocrati sovietici  che erano collocati in una posizione migliore era diventata una forma di” malattia professionale “. No viene rispettata la distinzione tra la proprietà pubblica e quella  proprietà privata “(15).

Russakov, segretario  della regione Kuibichev, fu coinvolto nella vendita illegale di automobili Zhi-Gouli y Lada costruite nella principale   fabbrica sovietica della  Fiat, situata in quella regione.

La figlia di Breznev, Gallina Churbanova, sposata con il  generale Yuti Churbanov, vice ministro degli affari interni, è coinvolta nel contrabbando di diamanti e nella speculazione monetaria, cosi come il figlio di Breznev, Yuri (cooptato nel 1981 a Comitato centrale!). Nell’appartamento di uno dei membri di questa banda, Anatoli Kolevatov, la polizia sequestrò 200.000 dollari, così come dei diamanti stimati  in un valore di un milione di dollari.

Generale Cheliokov, un vecchio amico di Breznev, che fu  Ministro degli Affari Interni. Tra il 1970 e il 1982, quando  ebbero  una serie di  aumenti nella produzione di beni di lusso, quali oro, argento, gioielli, caviale e pellicce. Cheliokov era abituato ad acquistare grandi quantità di questi prodotti, prima che si verificassero improvvisi aumenti dei prezzi (16).  C’erano delle  reti  ,che esportavano  clandestinamente oggetti   di lusso, come icone, pellame, caviale, vodka e importando in cambio, impianti  hi-fi, jeans e abbigliamento occidentale. Tra il 1969 e il 1979, centinaia di persone, tra cui il ministro e il vice ministro della pesca, furono coinvolti nel contrabbando di caviale. Segretamente inscatolavano  caviale nero in scatole da 3 chili che portano l’etichetta di “aringhe”. Questi prodotti poi venivano venduti sia nell’ URSS che  all’estero, e che i truffatori intascato la differenza tra il prezzo delle  aringhe e  quello del  caviale (17).

Verso la fine degli anni ’70, Victor Grishin e Grigorij Romanov, i due dei membri più giovani del Politburo, vivevano nell’ opulenza e nella corruzione. Per il matrimonio di sua figlia, Romanov adoperò il servizio di  stoviglie di Caterina II la Grande, composto da  centinaia di pezzi dal valore inestimabile. Gli  ospiti ,in pieno stato di ubriachezza  ruppero buona  parte di queste suppellettili e dei vasi imperiali (p. 14).

La corruzione delle menti si manifestava anche in campo politico. Breznev ricopri un ruolo marginale nella guerra antifascista. Ma 23 anni dopo la guerra, nel 1968, gli venne  attribuita la  medaglia d’oro dell’Ordine di Lenin, la più importante onorificenza militare. Nel corso degli anni ’70, gli venne attribuita per ben quattro volte la medaglia d’oro eroe di guerra. Saltando tre gradi militare, divenne maresciallo. Non contento si concesse l’Ordine della Vittoria, onorificenza speciale  che alla fine della guerra,veniva  concessa  eccezionalmente a pochi marescialli di spicco che avevano condotto le grandi battaglie durante i quattro anni di guerra. Tra di loro, Zhukov, che aveva organizzato la difesa di Leningrado e Mosca, e aveva diretto, insieme ad altri generali, la battaglia di Stalingrado e dell’offensiva su Berlino. Alla sua morte, Zhukov aveva 27 medaglie e decorazioni, al momento della sua morte, Breznev era … 270! (18)

Il XXVI Congresso: fuga in avanti verso il collasso

 Il Congresso XXVI è quello di  un Breznev in decadenza che si lancia in  avventure folli in un momento in cui si stanno frantumando le basi della sua politica egemonica. (19)

Tutto va  benie, tutto va molto male

 Nella sua relazione, incontriamo  l’identica fraseologia  rispetto ai tre precedenti congressi.

La situazione del campo progressista non poteva essere migliore. “Il potere, l’attività e l’autorità dell’URSS  si sono accresciute” (p. 4). “L’unità monolitica PCUS” è sempre assicurata senza soluzione di continuità (p. 132). “A mio parere, si può presumere che, nelle sue  caratteristiche essenziali e fondamentali, la struttura della società senza classi si formerà  nel contesto storico del socialismo, che ha raggiunto alla sua maturità” (p. 102).

L’amicizia e la cooperazione tra i paesi della comunità socialista  si sviluppa vigorosamente fino al punto di essere menzionati nelle costituzioni di questi paesi. (p. 9).

 Nel terzo mondo, così, continua a progredire la causa. “Gli stati ad orientamento socialista(…) sono diventati più numerosi.” Breznev menziona Angola, Etiopia, Mozambico, Afghanistan e la  Repubblica Democratica e Popolare dello Yemen.

Il movimento comunista ha continuato a crescere, rafforzando la sua influenza sulle masse.” Breznev non dimenticate di menzionare  la sua irresistibile forza d’attrazione” (p. 28).

Come sempre, la situazione di imperialismo non potrebbe essere più critica. “Se è ristretta  la sfera di dominazione imperialista nel mondo. Le contraddizioni interne ai paesi capitalisti, e la rivalità tra di loro,sono peggiorate “(p. 4-5).

L’egemonismo si converte  in avventurismo militare

Breznev praticata la fuga in avanti nella sua politica egemonica, sempre basandosi esclusivamente sulla forza militare, in un momento in cui la base politica di questa egemonia si sta sgretolando, e la sua base economica mostra i segni di una crisi molto  vicina.

Nella comunità socialista

 Il regime socialista polacco fu  praticamente liquidato per opera della  degenerazione, della corruzione e l’incompetenza della cricca di Giereck ,sotto pressione di un movimento di massa reazionario guidato da Solidarnosc e dalla Chiesa. Esistevano tendenze simili in altri paesi dell’Europa ‘Oriente. Tuttavia, Breznev sottolineava come compito prioritario l’ integrazione socialista” (p. 11). E in questa integrazione, l’aspetto militari, vale a dire il controllo militare dell’Unione sovietica sui paesi socialisti dell’Est, assumeva un ruolo di primo piano e predominante. “L’organizzazione delle forze armate unificate  si è  sviluppata  in coordinamento (…) L’alleanza  difensiva politico  e militare dei paesi socialisti  dispone di tutto il necessario per difendere  in maniera infallibile tutte le conquiste socialiste dei popoli “(p. 10).

La parità militare

Krusciov respinse a suo tempo  la tesi che “l’imperialismo è la guerra.” Negando anche  i tre fattori essenziali che permettono di contrastare la politica di guerra del  imperialismo : lo sviluppo del movimento rivoluzionario nazional-democratico delle masse oppresse del terzo mondo, rafforzamento del  movimento operaio sulla base dei principi anticapitalisti e rivoluzionari  nei paesi capitalisti, il consolidamento della dittatura del proletariato e la democrazia socialista nei paesi socialisti, così come la crescita delle loro economie.

Seguendo lo stesso orientamento di destra, Breznev scommettere quasi esclusivamente dalla crescita delle forze armate sovietiche per mantenere la pace. L’equilibrio militare e strategico che si è instaurato tra l’URSS e gli Stati Uniti, tra il Patto di Varsavia e la NATO, contribuisce oggettivamente al mantenimento della pace sul nostro pianeta” (p. 41). Negando  la dittatura del proletariato e la rivoluzione, Breznev in realtà di fatto, si addentra su di una via  militarista e avventurista, posto che “la parità militare e nucleare” con il complesso militare industriale dell’occidentale  è un passaggio impraticabile e dannoso per un paese socialista. Breznev si  riduce a fare minacce del tutto controproducenti ai paesi europei. Dichiara: guerra nucleare” limitata “per l’Europa fin dal principio significherebbe distruzione certa  della civiltà europea” (p. 38).

L’esercito sovietico nel Terzo Mondo

Ma è nel terzo mondo che  mostra apertamente  il suo avventurismo militare. Da Krusciov, il PCUS non ha  più alcuna fiducia nelle masse popolari di Asia, Africa e America Latina.  Si mostra apertamente ostile ad un lavoro rivoluzionario nel lungo periodo volto a creare le basi politiche per la lotta armata, l’insurrezione popolare contro la dominazione imperialista. In questo contesto politico, il discorso  da ultra-sinistra sull’ internazionalismo proletario impiegato da  Breznevin varie  occasioni  non è  che una semplice copertura per una politica di ingerenza, di controllo e di egemonia. Dove l’ imperialismo assalti una nazione , l’URSS invierà i suoi soldati. Lì dove l’imperialismo esporta la controrivoluzione, l’esercito sovietico  è pronto a difendere la rivoluzione. E ‘quello che Breznev dichiara pubblicamente, cadendo in un avventurismo completamente estraneo ai principi rivoluzionari marxisti-leninisti. Ecco dice Breznev: “Ogni volta che serve per aiutare le vittime di un  aggressione, il soldato sovietico appare davanti al mondo come un patriota disinteressato e coraggioso, come un internazionalista disposto a superare qualsiasi difficoltà” (p. 127). “Quando ci chiedono, aiutiamo gli Stati per rafforzare le loro capacità difesa. Questo è stato il caso dell’Angola e dell’ Etiopia. Si è tentato di schiacciare le rivoluzioni popolari in questi paesi. Noi siamo contro l’esportazione della rivoluzione, ma non possiamo accettare l’esportazione della controrivoluzione “(p. 22).

 

La lotta contro la corsa agli armamenti come  cardine

Che questo avventurismo “di sinistra”, si sviluppa su di una base  una politica chiaramente di destra, che  nega il ruolo fondamentale dei movimenti popolari e rivoluzionari per la costruzione del socialismo nel mondo, si riflette nella tesi fondamentale di Brezhnevismo: la lotta per la riduzione dellala minaccia della guerra, per frenare la corsa agli armamenti, è il perno della politica estera del nostro partito “(p. 48).

Krusciov aveva cominciato affermando che la coesistenza pacifica era  la linea generale della politica estera dell’URSS. Breznev ha optato per la parità militare e nucleare tra l’URSS e gli Stati Uniti.  Politicamente tale peso era insopportabile per l’URSS, Breznev ha dovuto fare la lotta contro le la corsa agli armenti  la “linea generale” della sua politica estera. Ma allo stesso tempo, sperava di usare la questione della minaccia nucleare per attirare le masse dei paesi imperialisti nella lotta contro la loro borghesia, la relativa paralisi di quest’ ultima avrebbe poi portato a buon fine    le avventure militari sovietiche nel terzo mondo. Ma data  la  debolezza economica e politica dell’URSS, questa politica contraddittoria era, infatti, destinata al fallimento.

La “lotta contro la corsa agli armamenti, cardine centrale della nostra politica estera ‘” dovrebbe essere confrontato la corretta  tesi che formulò il PCCh durante il grande dibattito con Krusciov. “A nostro avviso, la linea generale della politica estera dei paesi socialisti devono avere  per contenuto i seguenti elementi: sviluppare, sulla base dell’internazionalismo proletario, le relazioni di amicizia,  di sostegno e di cooperazione tra i paesi socialisti, a lottare per la coesistenza pacifica tra paesi con differenti sistemi sociali, sulla base dei cinque principi, la lotta contro la politica di aggressione e di guerra imperialista, per sostenere la lotta rivoluzionaria di tutti i popoli e le nazioni oppresse. Questi tre aspetti sono collegati tra loro, in modo indissolubile, e nessuno questi  possono essere omessi. “(20).

 

Presagi di un prossimo collasso

La relazione al Congresso XXVI contiene orientamento del tutto nuovo  nel pensiero di Breznev. Per la prima volta, le molte affermazioni sulla continua e irresistibile progresso del socialismo ora sono compensati dalla diffusa consapevolezza del futuro collasso politico ed economico: “Ci sono state molte difficoltà, sia nello sviluppo economico del paese  cosi come nella  situazione internazionale” (p. 5).

 Si annuncia le crisi nell’Europa dell’Est

In Polonia, “le basi  dello stato socialista sono minacciate.”Non lasceremo che si attenta alla Polonia socialista, non abbandoneremo al suo destino un paese fratello” (p. 16).

In effetti, le basi del socialismo in Polonia sarebbero stati completamente smantellate senza l’intervento dell’esercito di  Jaruzelski. Era chiaro che la Polonia era praticamente nel tratto finale del lungo processo di degenerazione iniziato con Krusciov, e in altri paesi dell’Est che  avevano  proseguito  nella stessa direzione.

Tuttavia, in un momento che sarebbe stato necessario un cambio radicale nella strategia politica nei paesi socialisti dell’Est, che avrebbe quindi hanno messo in discussione la logica e le basi della politica di dominio sovietico, Brezhnev si  lancia in una avventura egemonica in Afghanistan. Invece di un cambiamento radicale di strategia, Breznev afferma nella sua “analisi” sul caso polacco le genericità che aveva usato dieci anni prima nel parlare della stessa Polonia e della Cecoslovacchia. Per salvare il socialismo in Polonia, è necessario, dice, ribadire  il ruolo guida del partito, ascoltare attentamente le masse, la lottare contro la burocrazia e il volontarismo, sviluppare la democrazia socialista, attuare una politica realistica nelle relazioni economiche esterne (pagina 17.). Incluso anche quando il processo di degenerazione è praticamente giunto ormai al termine in Polonia, Breznev non ha nulla di interessante da dire sulla degenerazione revisionista di un paese socialista. La sua analisi è nulla e rimedi proposti sono dello stesso tenore .

Apparentemente stanco e superato dagli eventi, l’anziano Brezniev conclude con una formula che non ha nulla in relazione  a quello che ho appena detto. “Ci sono stati momenti difficili e di forte crisi. Ma i comunisti hanno sempre affrontato con coraggio agli  attacchi del nemico, e hanno sempre trionfato  riuscì.  Sempre, fu così  e  così sempre  lo sarà “(p. 17).  Cosi come  si parlava nell’ URSS al tempo di Stalin. Ma a quel tempo, il partito era guidato da veri bolscevichi.

I  meccanismi  economici in decadenza

 Anche sul terreno  economico , la  futuro crisi della società sovietica è  ben visibile  nel rapporto di Breznev. Per la prima volta in congresso viene   messa in evidenza  l’utilità del “utilizzare l’esperienza dei paesi fratelli” (p. 11). Le cose devono andare molto male in URSS per proferire tali parole! E Breznev  menziona l’ esempio, delle  cooperative e imprese agricole in Ungheria, la razionalizzazione della produzione, l’economia energetica e le materie prime nella DDR, il sistema di sicurezza sociale, della Cecoslovacchia, la cooperazione agro-industriale in Bulgaria …

Breznev  ha sottolineato dopo dieci anni la necessità di alcuni cambiamenti quantitativi nelle strutture e nei meccanismi dell’economia. In  tono dimesso, si limita a ripetere senza  fare alcuna analisi i fallimenti del passato. Così  sottolinea la necessità di un ‘passaggio ad uno sviluppo essenzialmente intensivo dove la parola chiave è” efficienza “. Ma perché non si giunge da uno sviluppo  estensivo ad una  fase intensiva? Ecco cosa abbiamo trovato: “Non abbiamo superato  assolutamente la forza di inerzia e le abitudini acquisite nel corso di un periodo che ha dato maggiore priorità agli aspetti quantitativi” (p. 69).

Come nelle relazioni congressulai precedenti, Breznev osserva che le conquiste della scienza sono introdotte nella produzione con unalentezza intollerabile”. “Il settore decisivo  che più ci  preoccupa   oggi è l’ implementazione delle scoperte scientifiche e delle invenzioni” (p. 81).

 Breznev  riporta esempi già  noti  da tempo. di disorganizzazione e di abbandono. Il 25% della produzione di metalli ferrosi laminati diviene prodotti di scarto o difettosi (p. 74). Le verdure e le perdite di frutta sono considerevoli, a causa di dissesti nel trasporto, stoccaggio e trattamento (p. 88).

Il settore dei beni di largo consumo sono  trascurati , anche se si sono  fatti passi in avanti e progressi   durante  i due piani quinquennali precedenti , ma con  la domanda “la soddisfazione delle necessità quotidiane dell’uomo” (21). Breznev constata : “Anno dopo anno, non si compito ciò che è stato previsto con i piani di consegna di molti beni di consumo, soprattutto tessili, abbigliamento, scarpe di cuoio, mobili e televisori. L’ avanzamento è inadeguato  in termini di qualità, finitura e scelta “(p. 91). Prendiamo decisioni, ma a quanto pare non siamo in grado di pianificare lo sviluppo economico in  maniera conseguente . Breznev osserva  i ‘ritardi sono nella base scientifica , nello studio di progetti industriali leggeri, alimentari e farmaceutici, della costruzione di macchine agricole. ” Poi fa una osservazione significativa: “Possiamo contare sull’aiuto dei rami che hanno una base di ricerca scientifica particolarmente forte, come è il caso dell’industria della difesa” (p. 83). E ‘la prima volta dal 1966 che vediamo Breznev dire qualcosa su i militari … In tutte le sue relazioni  quando  si accostava al tema  economico, Breznev è riuscito, attraverso vari trucchi e piroette , quando si  discuteva dell’orentamento e la direzione dello sviluppo, non ha mai  citato il  10 – 14% del PIL che veniva  speso per gli  armamenti. Qui, senza dubbio,  sta uno dei motivi principali della debolezza economica dell’URSS. Questa idea è molto familiare a Breznev … quando analizza i problemi dell’altra superpotenza. “La militarizzazione degli Stati Uniti- la sua spesa militare ha raggiunto  i 150 miliardi di dollari all’anno- questo indebolisce la  posizione economica degli Stati Uniti: la sua quota delle esportazioni mondiali è diminuita del 20%” (p. 36).

Naturalmente, ci piacerebbe sapere quali sono stati gli effetti negativi conseguenti  a tali sforzi militari  sull’economia sovietica. Breznev ammette che la pianificazione, uno dei fondamenti della economia socialista, è sempre più carente. “Il partito ha sempre ritenuto che il piano è una legge fondamentale . Questa verità tende a essere dimenticata. Sempre più diffusa è la revisione dei piani, nel senso della  sua diminuzione . Questa pratica sconvolge l’economia, corrompe i quadri, l’incita a non assumersi le  responsabilità  “(p. 95). Tuttavia, la conclusione che trarrà  sarà, inevitabilmente, quella di andare  nella direzione dello smantellamento  più accelerato della  pianificazione. Secondo lui, ci vuole un prolungamento dell’autonomia delle cooperative e le società, deii diritti e le responsabilità dei dirigenti d’azienda” (p. 96).

Sembra come se Breznev constatasse il fatto  che intere porzioni dell’ edificio economico sovietico si stiano sgretolando, senza,però essere in grado di trovare le cause di questo sgretolamento, per non parlare di come trovare il rimedio. “Ci sono state grandi mancanza e brutte sorprese  nella pianificazione e nella gestione, una mancanza nelle richieste   da parte  determinati organismi del partito e dei  funzionari economici, trasgressioni alla  disciplina e manifestazioni di negligenza” (p. 69).

Va sottolineato che gli economisti squadra di Gorbaciov, Aganbegjan e Bogomolov, hanno fatto le stesse critiche e osservazioni. Ma sempre presentandole  come una ” di denuncia intransigente del  periodo di stagnazione (brezhneviano). E davanti a queste vecchie critiche daranno sempre nuove soluzioni: soluzioni e rimedi  per procedere alla completa  restaurazione del capitalismo.

Note:

(1) Todas las citas: XXIII Congreso del PCUS, ed. Agencia Novosti, 1966.

(2) Siegfried Müller, Los nuevos mercenarios, ed. France Empire, Paris, 1965, pág.100-101.

(3) Polémica acerca de la línea general del Movimiento Comunista Internacional, ed. en lenguas extranjeras, Beijing, 1965, pág.441, 443-444.

(4) Todas las citas: XXIV Congreso del PCUS, ed. Agencia Novosti, 1971

(5) Zhores Medvedev: Andropov en el poder, Flammarion, 1983, pág.192.

(6) Ibidem, pág. 189.

(7) Todas las citas: Informe de actividades del Comité Central, XXV Congreso del PCUS, Moscú, 1976, ed. Agencia Novosti.

(8) Polémica acerca de la línea general del Movimiento Comunista Internacional, ed. en lenguas extranjeras, Beijing, 1965, pág. 288; 289-290.

(9) Polémica acerca de la línea general, pág. 220.

(10) Ibídem, pág. 25-26

(11) Zhores Medvedev, op.cit. pág.7

(12) Ibídem, pág. 226-227

(13) Ibídem, pág. 105

(14) Ibídem, pág. 107

(15) Ibídem, pág. 110

(16) Ibídem, pág. 141

(17) Ibídem, pág.162

(18) Ibídem, pág.120-123

(19) Todas las citas: Informe de actividades al XXVI Congreso del PCUS; ed. Agencia Novosti, Moscú, 1981.

(20) Polémica acerca de la línea general, pág.34.

(21) Informe al XXV Congreso, pág.74

[1] Nota del traductor: «Todo va muy bien, señora marquesa», título de una canción de 1935 del compositor de jazz francés Ray Ventura, que se convirtió en una expresión proverbial para designar una actitud de cegamiento ante una situación desesperada

 

El XXV congreso: el apogeo del hegemonismo

En el XXV congreso, Brezhnev llega al apogeo de su «grandeza» (7). Es el congreso en el que, tras haber llegado al delirio, el revisionismo se convierte en comedia. Es el congreso que despliega por primera vez un programa a favor del hegemonismo soviético en los cinco continentes.

«Tout va très bien, madame la marquise»[1]

Brezhnev va incluso más lejos que Jruschov en su ceguera ante las realidades sociales y políticas de la Unión Soviética: su discurso ideologizado ya no se basa en el análisis concreto. Pese a las críticas de 1965 sobre el subjetivismo y el voluntarismo de Jruschov, que prometía sobrepasar a Estados Unidos en los años 70 y alcanzar el comunismo antes de 1980, diez años más tarde, Brezhnev se pierde en la misma plácida autosatisfacción. La Unión Soviética es una sociedad sin clases y sin contradicciones entre nacionalidades, que el Estado del pueblo entero transforma en sociedad comunista, a través de un progreso continuo e ilimitado. «En nuestro país», dice Brezhnev, «se construye una sociedad socialista desarrollada que se transforma progresivamente en sociedad comunista. Nuestro Estado es el Estado del pueblo entero. Se ha constituido en nuestra nación una nueva comunidad histórica – el pueblo soviético – que descansa sobre la alianza indestructible de la clase obrera, el campesinado, la intelectualidad, la amistad entre todas las naciones y etnias del país» (pág. 110). «Es una sociedad con una economía sin crisis y en perpetuo crecimiento. Es una sociedad con una firme confianza en su porvenir y ante la cual se abren las ilimitadas perspectivas de un progreso continuo» (pág. 118).

Brezhnev dibuja el mismo cuadro surrealista para los demás países socialistas, Polonia, Checoslovaquia, etc., que conocen un «crecimiento incesante» y una «continua consolidación política» (pág. 9). «La comunidad socialista se ha convertido hoy en la fuerza económica más dinámica del mundo» (pág. 13).

En su irresistible y continua marcha hacia adelante, el socialismo desarrollado ejerce una influencia cada vez más decisiva sobre el destino del mundo entero. «El mundo cambia literalmente ante nuestra mirada, y en la mejor dirección. (…) ¿No podemos acaso sentir una profunda satisfacción por la fuerza de nuestras ideas, por la eficacia de nuestra política?» (pág. 5).

Es el discurso de una nueva capa burguesa que, habiéndose separado completamente de las masas trabajadoras, también se separa – contrariamente a la gran burguesía del mundo imperialista – de las realidades políticas e ideológicas de su país, así como de las realidades internacionales.

El Este: modelo para el hegemonismo

De esta visión ideologizada de un socialismo irresistible y triunfante en la Unión Soviética, nació en los demás países socialistas, bajo el impulso de la URSS, el concepto de hegemonía mundial, la aportación más original de Brezhnev a la ciencia política. Brezhnev tiene la firme convicción de que en buena parte del mundo actual pronto dominará un socialismo de tipo soviético, gracias a la ayuda y la dirección política general ofrecida por la Unión Soviética.

El concepto de hegemonismo de Brezhnev hunde sus raíces en la hegemonía muy real que la Unión Soviética ejerce sobre los países socialistas del Este de Europa. Ya no se puede hablar de una unidad verdadera, revolucionaria de la comunidad socialista, puesto que falta el fundamento para ello: la dirección efectiva del Partido Comunista sobre las masas, obtenida a través de la lucha de clases contra las antiguas capas explotadoras, las injerencias y las influencias ideológicas del imperialismo, el burocratismo, el tecnocratismo, el revisionismo y la corrupción en el seno de las instituciones, y a través de la movilización política de las masas trabajadoras por la edificación económica.

Las capas aburguesadas que dirigen los países socialistas del Este ya han perdido la dirección política sobre la mayoría del pueblo; la influencia que conservan proviene esencialmente del encuadramiento administrativo y proviene de una lucha de clases política. La obediencia de estas capas aburguesadas – que al rechazar el regreso a métodos de movilización política de las masas, tildados de métodos “estalinistas”, no tienen apenas posibilidades de supervivencia – se presenta como una forma superior de integración socialista. Brezhnev declara: «Vemos aparecer cada vez más elementos comunes en la política, la economía y la vida social de los Estados socialistas. Este proceso de acercamiento gradual de los países socialistas adquiere hoy fuerza de ley» (pág. 9).

Cabe apuntar que al menos 3 de los 12 países que Brezhnev incluye en su «comunidad socialista» se sustraen a la integración defendida por Brezhnev. Yugoslavia y Rumanía compran su relativa libertad vendiéndose a las multinacionales y a los bancos occidentales. Corea mantiene su independencia mediante una política de movilización de masas. Así, Brezhnev subraya la necesidad de la «lucha contra el repliegue sobre uno mismo y contra el aislamiento nacional» (pág. 9).

El eje principal del progreso de la humanidad…

Como buen revisionista, Brezhnev siempre se opuso a la estrategia de insurrección popular, tanto en los países imperialistas como en el tercer mundo; siempre se pronunció a favor de la estrategia reformista, la estrategia de la dirección de la burguesía «ilustrada», aliada a formaciones revisionistas. Su revolución mundial es, en esencia, la extensión del hegemonismo soviético al resto del planeta, siguiendo el modelo de Europa del Este. Para Brezhnev, el socialismo no nacerá de la suma de las experiencias revolucionarias nacionales; Brezhnev niega que los partidos revolucionarios deban estar anclados en la realidad específica de su país, que deban movilizar a las grandes masas y aplastar a las fuerzas del imperialismo y la reacción local. Hostil a toda auténtica revolución popular, Brezhnev concibe que el progreso del socialismo se realizará por medio de la atracción que el modelo soviético ejerce sobre cientos de millones de hombres. Rechaza la idea de que las masas populares armadas constituyan el único bastión contra el imperialismo y la reacción, pero despliega ante los pueblos las acciones del ejército soviético como garantía de su libertad.

Presentando la actividad del bloque soviético como «eje principal del progreso de la humanidad», Brezhnev niega la verdad elemental de que tan sólo la acción revolucionaria autónoma de aquellos que sufren el yugo del imperialismo puede traer el socialismo en su parte del mundo. La construcción del socialismo, la lucha por la revolución socialista y la lucha por la revolución nacional-democrática son los tres ejes del progreso social y político. Estos tres ejes son fundamentales e independientes, aunque también existen nexos de interdependencia entre ellos. Absolutizar arbitrariamente uno de los ejes, el de la construcción del socialismo y su influencia en el mundo, despreciando la lucha revolucionaria de los trabajadores y de las naciones oprimidas, es una de las prácticas características del revisionismo jruschovista.

Cabe destacar que desde que Jruschov elaborara sus tesis, presentó la construcción del socialismo en la URSS, y la influencia que ejercería su línea de coexistencia pacífica sobre las luchas de los pueblos, como el factor decisivo en la evolución de la humanidad. Durante el Gran Debate, el Partido Comunista Chino denunció la tesis avanzada por los soviéticos de que «el principio de la coexistencia pacífica determina ahora la línea general de la política exterior del PCUS y de los demás partidos marxistas-leninistas». «Cuando el pueblo soviético goce de las ventajas del comunismo, otros cientos de millones de hombres sobre la tierra dirán: ¡estamos a favor del comunismo! Y en este momento, hasta los capitalistas se pasarán al partido comunista» (8). Los revisionistas jruschovistas, decía el PCCh, «quieren subordinar la revolución de liberación nacional a su línea general de coexistencia pacífica y a los intereses nacionales de su propio país» (9). «Los países socialistas y las luchas revolucionarias de los pueblos y naciones oprimidas se sostienen y apoyan mutuamente. El movimiento de liberación nacional en Asia, África y América Latina, y el movimiento revolucionario de los países capitalistas constituyen un poderoso apoyo para los países socialistas. Los países socialistas no deben adoptar (respecto a ellos) una actitud puramente formal, de egoísmo nacional o de chauvinismo de gran potencia. (…) La superioridad del sistema socialista y los logros de los países socialistas en la edificación sirven de ejemplo y constituyen una motivación para los pueblos y naciones oprimidos. Pero este ejemplo no puede en ningún caso sustituir la lucha revolucionaria de los pueblos y naciones oprimidos. Los pueblos y naciones oprimidos sólo podrán obtener su liberación mediante su propia lucha revolucionaria. No obstante, algunos exageran unilateralmente el papel de la competición pacífica entre países socialistas y países imperialistas y tratan de sustituir la lucha revolucionaria de los pueblos y naciones oprimidos por la competición pacífica. Según ellos, el imperialismo se derrumbará por sí sólo durante esta competición pacífica, y los pueblos y naciones oprimidos no tendrían más que esperar tranquilamente a que llegue ese día» (10).

Esta polémica de 1963 es muy reveladora. Constatamos que en 1976, Brezhnev no se ha apartado, en cuanto al fondo, del punto de vista de Jruschov. Pero «desarrolla» el revisionismo de manera creativa, en el contexto de la correlación de fuerzas existente en 1976.

He aquí el punto de vista de Brezhnev: «El desarrollo de los países socialistas, el crecimiento de su potencia y de su influencia benéfica, ejercida por su política internacional, constituye hoy el eje principal del progreso de la humanidad. La fuerza de atracción del socialismo ha crecido todavía más, gracias a la crisis que ha estallado en los países capitalistas» (pág. 37-38). «El socialismo ejerce desde entonces una inmensa influencia sobre las ideas de cientos de millones de hombres en el mundo. (…) Sirve de bastión para los pueblos que luchan por su libertad y su independencia» (pág. 15).

Para Jruschov, el porvenir del socialismo depende del ejemplo que la URSS ofrece a los pueblos, gracias a su política de coexistencia pacífica y de competición económica con el capitalismo (competición en la que ganará, por supuesto). Brezhnev mantiene este punto de vista, pero añade que la fuerza económica y militar de la URSS ejercerá una influencia hasta en el más recóndito lugar del planeta y facilitará el tránsito hacia el socialismo.

Esta línea de hegemonismo soviético, presentada como una aplicación del internacionalismo proletario, se orienta ante todo hacia los pueblos del tercer mundo, el eslabón débil del sistema imperialista mundial. He aquí su presentación por Brezhnev: «La Unión Soviética no interfiere en los asuntos internos de otros países y pueblos. (…) En los países en vías de desarrollo, así como en todas partes, estamos de lado de las fuerzas del progreso, la democracia y la independencia nacional» (pág. 18).

«La tragedia en Chile no ha invalidado en modo alguno la conclusión de los comunistas acerca de la posibilidad, para la revolución, de seguir diversas vías, incluso vías pacíficas, si se reúnen las condiciones necesarias para ello. Pero ha recordado de forma imperiosa que la revolución debe saber defenderse. Requiere de vigilancia ante el fascismo y las intentonas de la reacción extranjera, y preconiza el reforzamiento de la solidaridad internacional» (pág. 41).

Combatiendo a los verdaderos marxistas-leninistas en el tercer mundo, Brezhnev apoyará a los reformistas (Chile), así como a golpistas y aventureros (Etiopía, Afganistán) que él presenta de forma indistinta como artesanos de la revolución socialista. Como la Unión Soviética está «de su lado» y su ejército «constituye el bastión que garantiza su libertad», Brezhnev intervendrá en varios países para mantener en el poder a las fuerzas reformistas y a los golpistas pro-soviéticos. Como no han dirigido verdaderas revoluciones populares, estas fuerzas deberán apoyarse cada vez más en la Unión Soviética y sobre sus propias fuerzas armadas para reprimir a los reaccionarios, grandes burgueses y agentes del imperialismo que han conservado lo principal de su arsenal económico, político e ideológico, ya que no hubo una revolución auténtica en el país.

¿De dónde proviene la corriente hegemonista?

¿Cómo podemos entender el surgimiento de una corriente hegemonista en la URSS entre 1965 y 1975?

Durante este periodo, diversas fuerzas revolucionarias en el tercer mundo infligían realmente duros golpes a la dominación imperialista. El proceso de descolonización avanzó de manera vigorosa durante los años 60 y 70. El imperialismo norteamericano encajó serias derrotas militares en Vietnam, Camboya y Laos, y recibió duros golpes en Chile y Etiopía. El viejo colonialismo europeo fue hecho trizas por la lucha armada en Angola y Mozambique.

Habiendo abandonado el punto de vista marxista-leninista sobre la lucha de clases en los países dependientes, Brezhnev creía que podía capitalizar esas luchas para extender la influencia y la presencia soviética.

El capitalismo conoció graves problemas, así como importantes crisis económicas y políticas. Los movimientos de masas de los obreros y los estudiantes se desarrollaban. Tras haber abandonado la tesis marxista-leninista sobre la naturaleza del imperialismo y del Estado burgués y sobre el carácter burgués de los movimientos reformistas, Brezhnev creía que el socialismo estaba a la orden del día en el mundo capitalista, y que la influencia política, el peso militar y la ayuda económica de la URSS facilitarían este tránsito.

En la Unión Soviética seguían funcionando una gran cantidad de mecanismos socialistas, seguía habiendo comunistas que motivaban y movilizaban a los trabajadores en la producción. El desmantelamiento de las estructuras y los valores socialistas no se hizo más que lentamente. La Unión Soviética conoció una época de relativa estabilidad económica y de constante desarrollo.

Al explotar algunas de las superioridades del sistema económico socialista, Brezhnev hizo gigantescos esfuerzos en el terreno militar, dándole a la URSS la paridad con la superpotencia norteamericana.

Nacida del proceso de degeneración de un partido comunista, la nueva burguesía soviética no tenía un estilo de análisis materialista. Y lo que es peor, tenía la arrogancia propia de las clases de nuevos ricos.

Brezhnev hizo un análisis idealista de todos los fenómenos que acabamos de enumerar, y en base a este análisis construyó sus sueños de hegemonía y de imperio «socialista» bajo dirección soviética.

En realidad, el hegemonismo soviético se movía desde el principio sobre arenas movedizas. Las fuerzas reformistas, putschistas y aventureras por las que apostaba en el tercer mundo y en los países capitalistas, no podían asegurarle sólidas victorias, ni le aseguraban tampoco la fidelidad de los eventuales vencedores. La situación política e ideológica se pudría a ojos vista en el campo socialista bajo control soviético. La pérdida de la adhesión de las masas a los objetivos del PCUS también hacía prever un futuro complicado. La Unión Soviética era una superpotencia, pero también un coloso con los pies de barro. Podía adoptar una política agresiva y aventurera en algunas regiones particulares. Pero la tesis de que constituía la «superpotencia más peligrosa», con un «régimen socialfascista de tipo hitleriano» siempre fue una afirmación idealista, que una observación materialista de todos los factores en juego no podía sostener de modo alguno.

La distensión

La búsqueda de la distensión con el mundo capitalista, defendida por Brezhnev, fue la continuación de la línea de coexistencia pacífica que Jruschov anunció como «la línea general de la política exterior de la Unión Soviética». Se basaba en cuatro errores: una grave subestimación de las posibilidades del imperialismo; la renuncia a la lucha de clases y a la dictadura del proletariado como armas necesarias para la defensa del sistema socialista; la negación de la revolución socialista en los países capitalistas, y la negación de la revolución nacional-democrática en los países dependientes.

Brezhnev repite que el imperialismo se sigue debilitando. «Hemos visto cómo se exacerbaba la rivalidad entre los países imperialistas». «La crisis política e ideológica de la sociedad burguesa se ha agravado» (pág. 38-39).

Para Brezhnev, el fundamento principal de la coexistencia pacífica es la fuerza militar soviética. «El paso de la guerra fría a la distensión estaba ligado, ante todo, a la modificación de la correlación de fuerzas en la arena mundial» (pág. 22). Al negar la lucha de clases y la dictadura del proletariado en la URSS, se obsesionaba con la confrontación militar entre ambos sistemas sociales y no alcanzaba a ver el alcance estratégico que conllevaba esta línea política seguida por el mundo imperialista: la infiltración y la subversión política, el apoyo a las tendencias revisionistas en el seno de los partidos comunistas en el poder.

Así, Brezhnev considera la firma del tratado de 1970 entre la URSS y la RFA como una victoria estratégica que implica, por parte del imperialismo, «la renuncia a poner en cuestión las fronteras existentes en Europa» (pág. 24). En Alemania Occidental, no hay más que «fuerzas derechistas que siguen ancladas en posiciones revanchistas» (pág. 26). Brezhnev no ve más que el espíritu de revancha abierto, primitivo, militarista, y no llega a ver el peligro del revanchismo disimulado, inteligente, socialdemócrata. El SPD alemán jamás negó por otra parte que su política de distensión tenía por objetivo crear las condiciones para la reunificación alemana.

Del mismo modo, Brezhnev saluda los lazos económicos, científicos y técnicos, así como los intercambios culturales con Occidente, y concluye: «Todo esto, camaradas, es la materialización de la distensión» (pág. 30). No comprende que el imperialismo emplea sistemáticamente los lazos económicos, científicos, técnicos y culturales para influenciar e infiltrar los medios dirigentes de los países socialistas.

 La degeneración creciente del partido

En realidad, la progresiva degeneración política e ideológica del Partido Comunista tiene consecuencias sobre el conjunto de la situación en la URSS. Pero como principal inspirador de esta degeneración, Brezhnev es incapaz de detectar este fenómeno y comprender su alcance estratégico. Sigue pregonando la «unidad monolítica de las filas del Partido, el apoyo entero e unánime a la línea general del partido» (pág. 89). Repite frases vacías de contenido, machacándolas congreso tras congreso. «Las teorías escolásticas no hacen más que poner trabas a nuestro avance» (pág. 99). «La iniciación de las masas en el marxismo-leninismo es una particularidad importante de la evolución de la conciencia social en la etapa contemporánea». ¿Pero en qué consiste este marxismo-leninismo no escolástico? «El objetivo esencial de toda nuestra red de escuelas del Partido es el de hacer estudiar a fondo las decisiones del XXV congreso del Partido» (pág. 101).

Al igual que en el XXIV congreso, los innegables fenómenos ligados a la aparición de clases sociales antagónicas en la URSS se abordan en un lenguaje moralizante que ningún político cristiano reaccionario recusaría en Occidente. Brezhnev amonesta a la «gente que conoce nuestra política y nuestros principios, pero no siempre los respeta en la práctica». Denuncia «el divorcio entre las palabras y los hechos». «Corremos el riesgo de volver a manifestaciones propias de la mentalidad de los filisteos pequeño-burgueses» (pág. 106).

Brezhnev critica que «la codicia, la ambición por poseer, la delincuencia, el burocratismo y la indiferencia hacia el hombre son rasgos contrarios a la naturaleza misma de nuestra sociedad» (pág. 106). Estas palabras han sido pronunciadas por decenas de políticos burgueses. A las relaciones sociales burguesas que se restablecen en la URSS se corresponden tácticas y análisis ideológicos característicos de todas las sociedades capitalistas.

Los tecnócratas, sobre los que un «marxismo-leninismo» fosilizado ya no tiene influencia alguna, eran seducidos por las concepciones políticas «científicas», «neutrales» y «humanistas» de Occidente. Su peso en el PCUS crecía constantemente. Brezhnev revela que «la proporción de miembros del Partido provenientes de la rama de los especialistas ha aumentado de manera sustancial. Actualmente, un especialista de cada cuatro o cinco es comunista» (pág. 86). El «99% de los secretarios de los comités de territorio o región del Partido (…), de los secretarios de los comités de ciudad, distrito y barrio tienen una formación superior» (pág. 96).

Los burócratas que ocupaban puestos de responsabilidad se volvieron casi inamovibles. Brezhnev dice: «La diligencia y la atención hacia los cuadros son la norma en nuestro partido. Se acabaron los tiempos de los desplazamientos injustificados y las remodelaciones demasiado frecuentes de los cuadros permanentes» (pág. 96). El brezhnevismo supone una tranquilidad segura para la capa aburguesada. Aquí también, la política de Brezhnev es completamente opuesta a la de Stalin: Stalin se mostraba excesivamente exigente hacia los cuadros, los que cometían errores eran cesados, cuando no eran encarcelados o liquidados, y otras personas muy jóvenes, formadas en el más puro espíritu bolchevique, eran promovidas a cargos de alta responsabilidad. Adepto de Jruschov, Zhores Medvedev dice al respecto: «En tiempos de Stalin, los altos dirigentes del partido se sentían más amenazados por los órganos de seguridad que por los simples ciudadanos» (11).

Tranquilidad y estabilidad para los mandatarios

Un furibundo antiestalinista como Medvedev se ve obligado a reconocer que fue bajo Brezhnev cuando se separó de los trabajadores una nueva capa social aburguesada. He aquí lo que escribe: «Brezhnev no era un verdadero jefe en 1964, sino el representante de la burocracia, que buscaba vivir de manera tranquila y segura, mientras aumentaba sus privilegios. Sus electores no provenían más que de la élite burocrática. Respecto a ello, Brezhnev también cambió el sistema, ya que fomentó más que nadie las condiciones para el florecimiento de una verdadera élite privilegiada, una verdadera nomenklatura» (12). «Cuando se veía obligado a realizar cambios en el Politburó, Brezhnev ofrecía a los que eran destituidos puestos elevados en la nomenklatura, lo que les permitía seguir con su estilo de vida confortable. Daba un máximo de seguridad a los dirigentes del partido en materia de empleo, mientras que los oficiales del Obkom y del Estado eran asimilados como funcionarios, y no como políticos electos, responsables ante su circunscripción» (13).

La corrupción tranquila

Asegurada la tranquilidad y la estabilidad para la élite política y económica, sus miembros no podrían conformarse con sus ingresos legales. «La estabilidad de la élite tuvo otro efecto negativo. La corrupción oficial no dejó de desarrollarse en todos los niveles. La disciplina del partido bajó, el nepotismo se convirtió en un fenómeno habitual y el prestigio ideológico y administrativo del partido se vio mermado» (14). «La gran corrupción de los burócratas soviéticos que estaban mejor colocados se había convertido en una forma de “enfermedad profesional”. No se respetaba la distinción entre propiedad pública y propiedad privada» (15).

Russakov, secretario de la región de Kuibichev, estaba implicado en la venta irregular de coches Zhi-gouli y Lada hechos en la principal fábrica soviética de Fiat, situada en la región.

La hija de Brezhnev, Gallina Churbanova, que estaba casada con el general Yuti Churbanov, viceministro de asuntos internos, participaba en el contrabando de diamantes y en la especulación de divisas, al igual que el hijo de Brezhnev, Yuri (¡cooptado en 1981 al Comité Central!). En el apartamento de uno de los miembros de esta banda, Anatoli Kolevatov, la policía incautó 200 000 dólares, así como diamantes estimados en un valor de un millón de dólares.

El general Cheliokov, un viejo amigo de Brezhnev, ocupó el puesto de ministro de asuntos internos. Entre 1970 y 1982, se produjo una serie de aumentos en la fabricación de productos de lujo como oro, plata, joyas, caviar y pieles. Cheliokov tenía por costumbre comprar grandes cantidades de estos productos, antes del súbito aumento de sus precios (16). Había redes que exportaban clandestinamente algunos artículos caros, como iconos, pieles, caviar, vodka y que importaban clandestinamente cadenas hi-fi, pantalones vaqueros y ropa occidental. Entre 1969 y 1979, cientos de personas, entre ellas el ministro y el viceministro de pesca, estuvieron implicados en el tráfico de caviar. Se enlataba de forma secreta caviar negro en conservas de 3 kilos que portaban la etiqueta de «arenques». Se vendían en la URSS y en el extranjero, y los defraudadores se embolsaban la diferencia entre el precio del arenque y del caviar (17).

Hacia finales de los años 70, Victor Grishin y Grigori Romanov, dos de los miembros más jóvenes del Buró Político, vivían en la opulencia y la corrupción. Para la boda de su hija, Romanov hizo traer el servicio de mesa de Caterina II la Grande, que se componía de cientos de piezas de un valor incalculable. En pleno estado de embriaguez, los invitados rompieron buena parte de los vasos imperiales (pág. 14).

La corrupción de las mentes también se manifestaba en el ámbito político. Brezhnev jugó un papel marginal durante la guerra antifascista. Pero 23 años después de la guerra, en 1968, se hizo atribuir la medalla de oro de la Orden de Lenin, la medalla militar más importante. Durante los años 70, se atribuyó hasta cuatro veces la medalla de oro de héroe de guerra. Saltándose tres gradaciones, se convirtió en mariscal. Después se concedió a sí mismo la Orden de la Victoria, condecoración especial que, al final de la guerra, recibieron excepcionalmente algunos célebres mariscales que habían dirigido las mayores batallas durante los cuatro años de guerra. Entre ellos, Zhukov, que había organizado la defensa de Leningrado y Moscú, y había dirigido, junto con otros generales, la batalla de Stalingrado y la ofensiva sobre Berlín. A su muerte, Zhukov poseía 27 medallas y condecoraciones; en el momento de su muerte, Brezhnev tenía… ¡270! (18)

El XXVI congreso: huida hacia adelante en dirección al derrumbe

El XXVI congreso es el de un Brezhnev decadente que se lanza hacia aventuras de lo más delirante, en un momento en el que se están rompiendo las bases de su política hegemonista. (19)

Todo va muy bien, todo va muy mal

En su informe, encontramos la misma fraseología que los tres anteriores congresos.

La situación del campo progresista no podría ser mejor. «La potencia, la actividad y la autoridad de la URSS se han acrecentado» (pág. 4). «La unidad monolítica del PCUS» está siempre asegurada sin fisuras (pág. 132). «En mi opinión, se puede suponer que, en cuanto a sus rasgos esenciales y fundamentales, la estructura sin clases de la sociedad se formará dentro del marco histórico del socialismo, que ha llegado a su madurez» (pág. 102).

La amistad y la cooperación entre los países de la comunidad socialista se desarrollan con vigor, hasta el punto de ser mencionadas en las constituciones de estos países. (pág. 9).

En el tercer mundo también, sigue progresando la causa. «Los Estados de orientación socialista (…) se han vuelto más numerosos». Brezhnev menciona Angola, Etiopía, Mozambique, Afganistán y la República Democrática y Popular de Yemen.

«El movimiento comunista ha seguido creciendo, reforzando su influencia sobre las masas». Y Brezhnev no se olvida de mencionar su «irresistible fuerza de atracción» (pág. 28).

Como siempre, la situación del imperialismo no podría ser más crítica. «Se ha restringido la esfera de dominación imperialista en el mundo. Las contradicciones internas en los países capitalistas, así como la rivalidad entre ellos, se han agravado» (pág. 4-5).

El hegemonismo se convierte en aventurerismo militar

Brezhnev practica la huida hacia adelante en su política hegemonista, apoyándose cada vez más exclusivamente en la fuerza militar, en un momento en que la base política de este hegemonismo está derrumbándose, y su base económica muestra signos evidentes de una cercana crisis.

En la comunidad socialista

El régimen socialista polaco fue prácticamente liquidado por la degeneración, la corrupción y la incompetencia de la camarilla de Giereck y por la presión de un movimiento de masas reaccionario, dirigido por Solidarnosc y la Iglesia. Existen tendencias parecidas en los demás países del Este. No obstante, Brezhnev subraya como «tarea prioritaria la integración socialista» (pág. 11). Y en esta integración, el aspecto militar, es decir el control militar de la Unión Soviética sobre los países socialistas del Este, adquiere un papel preponderante. «La organización de las fuerzas armadas unificadas se ha desarrollado coordinadamente. (…) La alianza defensiva política y militar de los países socialistas dispone de todo lo necesario para defender de manera infalible las conquistas socialistas de los pueblos» (pág. 10).

La paridad militar

Jruschov refutó en su día la tesis según la cual «el imperialismo es la guerra». También negó los tres factores esenciales que permiten contrarrestar la política de guerra del imperialismo: el desarrollo del movimiento revolucionario nacional-democrático de las masas oprimidas del tercer mundo, el reforzamiento del movimiento obrero y democrático sobre una base anticapitalista y revolucionaria en los países capitalistas, y la consolidación de la dictadura del proletariado y de la democracia socialista en los países socialistas, así como el crecimiento sostenido de sus economías.

Siguiendo la misma orientación derechista, Brezhnev apuesta de forma casi exclusiva por el crecimiento de las fuerzas armadas soviéticas para mantener la paz. «El equilibrio militar y estratégico que se ha instaurado entre la URSS y Estados Unidos, entre la Organización del Pacto de Varsovia y la OTAN, contribuye objetivamente al mantenimiento de la paz en nuestra planeta» (pág. 41). Negando la dictadura del proletariado y la revolución, Brezhnev se adentra de hecho por una vía militarista y aventurera, puesto que la «paridad militar y nuclear» con el complejo militar-industrial occidental es una salida inviable y nefasta para un país socialista. Brezhnev se ve reducido a lanzar amenazas del todo contraproducentes hacia los países europeos. Declara: «una guerra nuclear «limitada» a Europa significaría desde el principio la destrucción segura de la civilización europea» (pág. 38).

El ejército soviético en el tercer mundo 

Pero es en el tercer mundo donde se exhibe más abiertamente su aventurerismo militar. Desde Jruschov, el PCUS ya no tiene confianza alguna en las masas populares de Asia, África y América Latina. Se muestra abiertamente hostil a un trabajo revolucionario a largo plazo dirigido a crear las bases políticas para la lucha armada y la insurrección popular contra la dominación imperialista. En este marco político, el discurso ultra-izquierdista sobre el internacionalismo proletario que emplea Brezhnev en algunas ocasiones, no es más que una cobertura para una política de injerencia, control y hegemonía. Allí donde el imperialismo agrede a un pueblo, la URSS enviará sus soldados. Allí donde el imperialismo exporta la contrarrevolución, el ejército soviético estará listo para defender la revolución. Es lo que Brezhnev declara públicamente, cayendo en un aventurerismo del todo ajeno a los principios revolucionarios marxistas-leninistas. He aquí las palabras de Brezhnev: «Cada vez que haga falta ayudar a las víctimas de una agresión, el soldado soviético aparece ante el mundo como un patriota desinteresado y valiente, como un internacionalista dispuesto a superar cualquier dificultad» (pág. 127). «Cuando nos lo piden, ayudamos a los Estados liberados a reforzar su capacidad de defensa. Fue el caso en Angola y en Etiopía. Se ha intentado aplastar las revoluciones populares en esos países. Estamos en contra de la exportación de la revolución, pero tampoco podemos aceptar la exportación de la contrarrevolución» (pág 22).

La lucha contra la carrera armamentística como eje

Que este aventurerismo de «izquierda» se desarrolle sobre una base política claramente derechista, que niega el papel fundamental de los movimientos populares revolucionarios para la construcción del socialismo en el mundo, se ve reflejada en esta tesis fundamental del brezhnevismo: «la lucha por la reducción de la amenaza de guerra, por ponerle freno a la carrera armamentística, constituye el eje de la política exterior de nuestro partido» (pág. 48).

Jruschov había empezado a afirmar que la coexistencia pacífica era la línea general de la política exterior de la URSS. Brezhnev apostó por la paridad militar y nuclear entre la URSS y los Estados Unidos. Como el peso de tal política era insoportable para la URSS, Brezhnev tenía que hacer de la lucha contra la carrera armamentística la «línea general» de su política exterior. Pero al mismo tiempo, esperaba utilizar la cuestión de la amenaza nuclear para arrastrar a las masas de los países imperialistas en la lucha contra sus burguesías; la relativa parálisis de estas últimas permitiría entonces llevar a buen fin las aventuras militares de la URSS en el tercer mundo. Pero en vista de la debilidad económica y política de la URSS, esta política contradictoria estaba, en los hechos, avocada al fracaso.

La «lucha contra la carrera armamentística como eje de la política exterior» debe compararse con la correcta tesis que formuló el PCCh durante el gran debate con Jruschov. «En nuestra opinión, la línea general de la política exterior de los países socialistas debe tener por contenido lo siguiente: desarrollar, sobre la base del internacionalismo proletario, las relaciones de amistad, ayuda y cooperación entre los países del campo socialista; luchar por la coexistencia pacífica entre países con sistemas sociales diferentes, sobre la base de los cinco principios, y luchar contra la política de agresión y guerra imperialista; apoyar la lucha revolucionaria de todos los pueblos y naciones oprimidos. Estos tres aspectos están ligados los unos a los otros, de manera indisoluble, y ninguno de ellos puede ser omitido». (20).

Presagios de un derrumbamiento cercano

El informe al XXVI congreso contiene una orientación del todo nueva en el pensamiento de Brezhnev. Por primera vez, las numerosas afirmaciones sobre progresos continuos e irresistibles del socialismo son ahora contrarrestadas por la difusa conciencia de un futuro derrumbe político y económico: «Hubo bastantes dificultades, tanto en el desarrollo económico del país como en la situación internacional» (pág. 5).

Se anuncia la crisis en el Este

En Polonia, «las bases del Estado socialista están siendo amenazadas». «No dejaremos que se atente contra la Polonia socialista, no abandonaremos a su suerte a un país hermano» (pág. 16).

En realidad, las bases del socialismo en Polonia habrían sido completamente desmanteladas sin la intervención del ejército de Jaruzelski. Estaba claro que Polonia se encontraba prácticamente en el tramo final del largo proceso de degeneración iniciado con Jruschov, y que los demás países del Este se habían adentrado en la misma vía. Sin embargo, en un momento en que sería obligado un cambio radical de estrategia política en los países socialistas del Este, en el que por tanto deberían haberse cuestionado los fundamentos de la política de dominación soviética, Brezhnev se lanza a una aventura hegemonista en Afganistán. En lugar de un cambio radical de estrategia, Brezhnev recoge en su «análisis» del caso polaco las generalidades que ya había empleado diez años antes para hablar de la misma Polonia y de Checoslovaquia. Para salvar al socialismo en Polonia, hace falta, dice, reafirmar el papel dirigente del partido, escuchar atentamente a las masas, luchar contra el burocratismo y el voluntarismo, desarrollar la democracia socialista, poner en marcha una política realista en las relaciones económicas exteriores (pág. 17). Incluso cuando el proceso de degeneración prácticamente ha llegado a término en Polonia, Brezhnev aún no tiene nada interesante que decir respecto de la degeneración revisionista de un país socialista. Su análisis es nulo y los remedios que propone son más de lo mismo.

Aparentemente cansado y superado por los acontecimientos, el anciano concluye con una fórmula que no guarda relación con lo que acaba de decir. «Hubo momentos difíciles y momentos de crisis. Pero los comunistas siempre hicieron frente con valor a los ataques del adversario, y triunfaron. Siempre fue así, y siempre lo será» (pág. 17). Así es como se hablaba en la URSS en los tiempos de Stalin. Pero en aquel momento, el Partido estaba dirigido por verdaderos bolcheviques.

Mecanismos económicos en decadencia

En el terreno económico también, la futura crisis de la sociedad soviética se vislumbra en el informe de Brezhnev. Es la primera vez que subraya en un congreso la utilidad de «utilizar la experiencia de países hermanos» (pág. 11). ¡Las cosas tienen que ir muy mal en la URSS para afirmar tales palabras! Y Brezhnev menciona por ejemplo las cooperativas y empresas agrícolas en Hungría, la racionalización de la producción, la economía de energía y materias primas en la RDA, el sistema de seguridad social de Checoslovaquia, la cooperación agro-industrial en Bulgaria…

Brezhnev lleva subrayando desde hace diez años la necesidad de ciertos cambios cuantitativos en las estructuras y mecanismos de la economía. En un tono laxo, no hace más que repetirlo sin hacer el menor análisis de los fracasos del pasado. Así, subraya la necesidad de un «paso a un desarrollo esencialmente intensivo» donde la palabra clave es «eficacia». ¿Pero por qué no llegamos a pasar de un desarrollo extensivo a una fase intensiva? He aquí lo que descubrimos: «Aún no hemos superado totalmente la fuerza de la inercia y de los hábitos adquiridos en un periodo en el que se le daba mayor prioridad a los aspectos más cuantitativos» (pág. 69).

Al igual que en los informes precedentes, Brezhnev constata que los logros de la ciencia son introducidos en la producción con una «lentitud intolerable». «El sector decisivo y más preocupante hoy es la implantación de los descubrimientos científicos y de las invenciones» (pág. 81).

Brezhnev retoma los ejemplos ya conocidos desde hace tiempo de desorganización y negligencia. El 25% de la producción de laminados de metales ferrosos se convierte en deshechos o en productos defectuosos (pág. 74). Las pérdidas de legumbres y frutas son considerables, debido a los fallos en el transporte, el almacenamiento y el tratamiento (pág. 88).

El sector del gran consumo sigue desatendido, aunque han machado durante dos planes quinquenales con la cuestión de «la satisfacción de las necesidades cotidianas del hombre» (21). Brezhnev constata: «Año tras año, no se cumple con los planes de entrega de numerosos artículos de consumo, especialmente tejidos, confecciones, zapatos de cuero, muebles y televisores. Los progresos son insuficientes en lo que respecta a la calidad, el acabado y el surtido» (pág. 91). Tomamos decisiones, pero aparentemente no somos capaces de planificar el desarrollo económico de manera consecuente. Brezhnev observa los «retrasos en la base científica y en el estudio de proyectos de industrias ligeras, alimentarias y farmacéuticas, la construcción de máquinas agrícolas». Después, hace una observación muy significativa: «podemos contar con la ayuda de las ramas que disponen de una base de investigación científica particularmente fuerte, como es el caso de la industria de defensa» (pág. 83). Es la primera vez desde 1966 que vemos a Brezhnev decir algo sobre el sector militar… En todos sus informes, cuando abordaba el tema económico, Brezhnev lograba, mediante distintas piruetas, que se discutiera las orientaciones del desarrollo sin que se hable jamás del 10-14% del Producto Nacional Bruto que se invierte en armamento militar. He aquí, sin duda alguna, uno de los motivos principales de las debilidades económicas de la URSS. Esta idea le es incluso familiar a Brezhnev… cuando analiza los problemas de la otra superpotencia. «La militarización de los Estados Unidos –su gasto militar alcanza los 150 billones al año– debilita la posición económica norteamericana: su parte en las exportaciones mundiales ha disminuido un 20%» (pág. 36).

Por supuesto, nos gustaría saber cuáles son los efectos negativos, mucho más consecuentes, de tal esfuerzo militar sobre la economía soviética.

Brezhnev confiesa que la planificación, uno de los fundamentos de la economía socialista, es cada vez más deficiente. «El partido siempre consideró que el plan es una ley. Esta verdad manifiesta tiende a ser olvidada. Cada vez es más extendida la revisión de los planes, en el sentido de su disminución. Esta práctica desorganiza la economía, corrompe a los cuadros, les incita a nos asumir sus responsabilidades» (pág. 95). No obstante, la conclusión que sacará de ello será, infaliblemente, la de ir en dirección hacia un desmantelamiento más acelerado de la planificación. Según él, hace falta «una extensión de la autonomía de las cooperativas y empresas, de los derechos y responsabilidades de los dirigentes económicos» (pág. 96).

Pareciera como si Brezhnev constatase que se están derrumbando trozos enteros del edificio económico soviético, sin que sea capaz de hallar las causas de ello, ni menos aún el cómo encontrarle remedio. «Ha habido grandes decepciones en la planificación y la gestión, una falta de exigencia por parte de ciertos organismos del partido y de los responsables económicos, trasgresiones de la disciplina y manifestaciones de negligencia» (pág. 69).

Cabe apuntar que los economistas del equipo Gorbachov, Aganbegyan y Bogomolov, hicieron las mismas críticas y observaciones. Pero siempre las presentaron como una «denuncia intransigente del periodo de estancamiento» (brezhneviano). Y ante estas viejas críticas siempre darán nuevas soluciones: medidas para pasar a la restauración integral del capitalismo.

 Chapter Three

The XXV Congress: the heyday of hegemony

In the XXV Congress, Brezhnev reaches the height of its “greatness” (7). It is the congress that, having reached the delirium, revisionism becomes comedy. Congress is deployed for the first time that a program for the Soviet hegemony in the five continents.

“Tout va très bien, Madame la marquise” [1]

Brezhnev goes even further than Khrushchev in his blindness to the social and political realities of the Soviet Union and its ideological discourse is not based on concrete analysis. Despite criticism of 1965 subjectivism and voluntarism Khrushchev, promising surpass the United States in the 70s and achieving communism before 1980, ten years later, Brezhnev is lost in the same placid complacency. The Soviet Union is a classless society without contradictions between nationalities, the state of the entire people transformed into communist society through continuous progress and unlimited. “In our country,” says Brezhnev, “building a developed socialist society that gradually becomes communist society. Our state is the state of the whole people. It has become our nation a new historical community – the Soviet people – resting on indestructible alliance of the working class, the peasantry, the intelligentsia, the friendship among all nations and nationalities of the country “(p. 110). “It is a society with an economy without perpetual crisis and growth. It is a society with a firm confidence in their future and which are open to the limitless prospects for continued progress “(p. 118).

Brezhnev draw the same picture surreal to the other socialist countries, Poland, Czechoslovakia, etc.., Who know a “relentless growth” and a “continuing political consolidation” (p. 9). “The socialist community has today become the most dynamic economic force in the world” (p. 13).

In his compelling and continuous forward motion, developed socialism influences increasingly decisive on the fate of the world. “The world is changing literally before our eyes, and in the best direction. (…) May we not feel a deep appreciation for the power of our ideas, the effectiveness of our policy? “(P. 5).

It is the speech of a new bourgeois layer, having completely separated from the working masses also separated – unlike the big bourgeoisie of the imperialist world – of the ideological and political realities of their country as well as international realities.

The East: hegemonism model

This ideological vision of a compelling and triumphant socialism in the Soviet Union, was born in the other socialist countries, under the leadership of the USSR, the concept of hegemony, the most original contribution to political science Brezhnev. Brezhnev has the firm conviction that in much of the world soon dominate Soviet-style socialism, thanks to the help and overall political direction given by the Soviet Union.

The concept of hegemony Brezhnev rooted in very real hegemony that the Soviet Union has on the socialist countries of Eastern Europe. You can no longer speak of a true unity, revolutionary socialist community, since it remains the basis for this: the actual management of the Communist Party over the masses, obtained through the class struggle against the old layers exploiting interference and ideological influences of imperialism, bureaucracy, technocracy, revisionism and corruption within the institutions, and through the political mobilization of the working masses for economic construction.

The layers that direct gentrified Eastern socialist countries have already lost the political leadership over the majority of the people who retain influence comes mainly from administrative framework and comes from a political class struggle. The obedience of these layers gentrified – that rejecting a return to methods of political mobilization of the masses, methods branded “Stalinist”, have no chance of survival just – is presented as a higher form of socialist integration. Brezhnev declared: “We appear increasingly common elements in politics, economy and social life of the socialist states. This gradual rapprochement of the socialist countries today acquired the force of law “(p. 9).

It should be noted that at least 3 of the 12 countries that Brezhnev included in its “socialist community” are removed from the integration advocated by Brezhnev. Yugoslavia and Romania buy their relative freedom sold to multinationals and Western banks. Korea maintains its independence through a policy of mass mobilization. So, Brezhnev stressed the need for “fighting withdrawal into oneself and against national isolation” (p. 9).

The main axis of the progress of humanity …

As good revisionist Brezhnev always opposed the insurrection strategy, both in the imperialist countries and the third world, always in favor of the reform strategy, the strategy of the leadership of the bourgeoisie “enlightened”, allied to revisionist formations. The world revolution is, in essence, the extension of Soviet hegemony to the rest of the planet, following the model of Eastern Europe. To Brezhnev, socialism born from the sum of the national revolutionary experiences; Brezhnev deny that the revolutionary parties must be anchored in the specific reality of his country, which should mobilize the masses and crush the forces of imperialism and reaction Local. Hostile to all popular revolution, Brezhnev conceived of socialism that progress will be made through the attraction exerted on the Soviet model hundreds of millions of men. He rejects the idea that armed masses constitute the only bulwark against imperialism and reaction, but unfolds before peoples of the Soviet army actions to guarantee your freedom.

Introducing the activity of the Soviet bloc as “axis of human progress” Brezhnev denies the basic truth that only autonomous revolutionary action of those who suffer the yoke of imperialism can bring about socialism in the world. The building of socialism, the struggle for socialist revolution and the struggle for national-democratic revolution are the three pillars of social and political progress. These three areas are critical and independent, although there interdependence between them. Absolutise arbitrarily one of the axes, the construction of socialism and its influence on the world, ignoring the revolutionary struggle of the workers and oppressed nations, is one of the characteristics of revisionism Khrushchevite practices.

Note that since Khrushchev develop their thesis, presented the construction of socialism in the USSR, and the influence they exert their line of peaceful coexistence on the struggles of the people as a decisive factor in the evolution of humanity. During the Great Debate, the Chinese Communist Party denounced the Soviet-advanced thesis that “the principle of peaceful coexistence determines now the general line of the foreign policy of the CPSU and other Marxist-Leninist”. “When the Soviet people enjoy the benefits of communism, hundreds of millions of people on earth will say we are in favor of Communism! And at this time, until the capitalists will the Communist Party “(8). The revisionists Khrushchevites said the CPC ‘want to subordinate the national liberation revolution his general line of peaceful coexistence and national interests of their own country “(9). “The socialist countries and the revolutionary struggles of the oppressed peoples and nations sustain and support each other. The national liberation movement in Asia, Africa and Latin America, and the revolutionary movement in the capitalist countries are a powerful support for the socialist countries. The socialist countries should not adopt (about them) purely formal attitude of national egoism or great power chauvinism. (…) The superiority of the socialist system and the gains of the socialist countries in building serve as examples and are a motivation for oppressed peoples and nations. But this example can in no way replace the revolutionary struggle of the oppressed peoples and nations. The oppressed peoples and nations can only obtain his release through his own revolutionary struggle. However, some unilaterally exaggerate the role of peaceful competition between socialist and imperialist countries and try to replace the revolutionary struggle of the oppressed peoples and nations by peaceful competition. According to them, imperialism will collapse by itself during this peaceful competition, and the oppressed peoples and nations would no longer have to wait quietly until that day comes “(10).

This controversy of 1963 is very revealing. We note that in 1976, Brezhnev has not departed, the substance, the point of view of Khrushchev. But “develops” revisionism creatively, in the context of the correlation of forces in 1976.

Here is the point of view of Brezhnev: “The development of the socialist countries, the growth of its power and its beneficial influence exerted by its foreign policy, is now the main axis of the progress of humanity. The attraction of socialism has grown even more, thanks to the crisis that has erupted in the capitalist countries “(p. 37-38). “Socialism has held since then a huge influence on the ideas of hundreds of millions of men worldwide. (…) It serves as a stronghold for the people struggling for freedom and independence “(p. 15).

For Khrushchev, the future of socialism depends on the Soviet example offers the people, thanks to its policy of peaceful coexistence and economic competition with capitalism (competition they win, of course). Brezhnev held this view, but adds that the economic and military strength of the USSR exert an influence even in the most remote part of the world and facilitate the transition to socialism.

This line of Soviet hegemony, presented as an application of proletarian internationalism, is oriented primarily toward people of the third world, the weak link in the global imperialist system. Here is his presentation by Brezhnev: “The Soviet Union does not interfere in the internal affairs of other countries and peoples. (…) In the developing countries, as well as elsewhere, we are siding with the forces of progress, democracy and national independence “(p. 18).

“The tragedy in Chile has not in any way invalidate the conclusion of the Communists about the possibility for revolution, to follow various pathways, including peaceful means, if you qualify for it. But a compelling recalled that the revolution must know how to defend. It requires vigilance against fascism and the attempts of foreign reaction, and advocates strengthening international solidarity “(p. 41).

Fighting the true Marxist-Leninists in the third world, Brezhnev support the reformers (Chile) as well as coup and adventurers (Ethiopia, Afghanistan) he presents interchangeably as artisans of the socialist revolution. As the Soviet Union is “on their side” and his army “is the bastion which guarantees freedom” Brezhnev intervene in several countries to keep in power a reformist forces and pro-Soviet coup. As no real popular revolutions have directed, these forces must increasingly rely on the Soviet Union on its own armed forces to suppress the reactionary big bourgeoisie and imperialism agents have retained their arsenal main economic, political and ideological because there was not a true revolution in the country.

Where does the current hegemonic?

How can we understand the emergence of a hegemonic power in the USSR between 1965 and 1975?

During this period, various revolutionary forces in the Third World actually inflicting severe blows to imperialist domination. The process of decolonization progressed vigorously for the 60 and 70. U.S. imperialism conceded serious military defeats in Vietnam, Cambodia and Laos, and received blows in Chile and Ethiopia. The old European colonialism was shattered by the armed struggle in Angola and Mozambique.

Having abandoned the standpoint of Marxism-Leninism on the class struggle in the dependent countries, Brezhnev believed he could capitalize on these struggles to extend Soviet influence and presence.

Capitalism met serious and important economic and political crises. The mass movements of workers and students were developed. Having abandoned the Marxist-Leninist thesis on the nature of imperialism and the bourgeois state and the bourgeois character of the reform movements, Brezhnev believed that socialism was the order of the day in the capitalist world, and political influence, the weight military and economic aid from the USSR facilitate this transition.

In the Soviet Union were still running a lot of mechanisms socialists, communists remained motivated and mobilized workers in production. The dismantling of the structures and values ​​became socialists slowly. The Soviet Union experienced a period of relative stability and steady economic development.

By exploiting some of the superiority of the socialist economic system, Brezhnev made huge efforts in the military field, giving the USSR parity with the American superpower.

Born degeneration process of a communist party, the new Soviet bourgeoisie had no materialist analysis style. And what is worse, had the arrogance of the newly rich classes.

Brezhnev made an idealist analysis of all phenomena just listed, and based on this analysis built their dreams of hegemony and empire “socialist” under Soviet leadership.

In fact, the Soviet hegemony moved from the beginning on quicksand. Reformist forces, putschists and adventurous why betting in the third world and in capitalist countries could not assure solid victories, neither loyalty nor ensured the eventual victors. The political and ideological visibly rotted in the socialist camp under Soviet control. The loss of the accession of the masses to the objectives of the CPSU was also difficult to foresee the future. The Soviet Union was a superpower, but also a colossus with feet of clay. Could adopt an aggressive and adventurous in some particular regions. But the thesis of which was the “most dangerous superpower” with a “social fascist-type regime Hitler” was always an idealist claim that a materialist observation of all the factors involved could not hold in any way.

The distension

The pursuit of detente with the capitalist world, defended by Brezhnev, was the continuation of the line of peaceful coexistence that Khrushchev announced as “the general line of the foreign policy of the Soviet Union.” It was based on four errors: a serious underestimation of the possibilities of imperialism waiver of class struggle and the dictatorship of the proletariat as the necessary weapons for the defense of the socialist system, the negation of the socialist revolution in the capitalist countries, and the denial of the national-democratic revolution in the dependent countries.

Brezhnev repeated that imperialism continues to weaken. “We have seen how it exacerbated the rivalry between the imperialist countries.” “The ideological and political crisis of bourgeois society has worsened” (p. 38-39).

To Brezhnev, the main basis of peaceful coexistence is the Soviet military. “The passage of the cold war to detente was linked primarily to the change in the correlation of forces in the world arena” (p. 22). By denying the class struggle and the dictatorship of the proletariat in the USSR, was obsessed with the military confrontation between the two social systems and could not see the extent entailed this line strategic policy of the world imperialist infiltration and political subversion , supporting revisionist tendencies within the Communist parties in power.

So, Brezhnev considered the 1970 treaty signed between the USSR and the FRG as a strategic victory implies, by imperialism, “the waiver to question existing borders in Europe” (p. 24). In West Germany, there is only “right-wing forces that are anchored in revanchist positions” (p. 26). Brezhnev sees only the spirit of revenge open, primitive, militaristic, and fails to see the danger of revenge sneaky, smart, Social. The German SPD otherwise never denied that his policy of detente was intended to create the conditions for German reunification.

Similarly, Brezhnev greets economic ties, scientific and technical and cultural exchanges with the West, and concludes: “This, comrades, is the materialization of detente” (p. 30). He does not understand that imperialism systematically employs economic ties, scientific, technical and cultural influence and infiltrate the media leaders of the socialist countries.

Growing degeneration of the party

In fact, the political and ideological progressive degeneration of the Communist Party has consequences for the whole situation in the USSR. But as the main inspiration for this degeneration, Brezhnev is unable to detect this phenomenon and understand its strategic reach. Keep preaching the “monolithic unity of the ranks of the Party, the whole and unanimously support the general line of the party” (p. 89). Repeat vacuous phrases and crush congress after congress. ‘Scholastic theories do nothing to hinder our progress “(p. 99). “The initiation of the masses in Marxism-Leninism is an important feature of the evolution of social consciousness in the contemporary stage.” But what this scholastic Marxism-Leninism? “The main objective of our entire network of Party schools is to make a thorough study decisions XXV Party Congress” (p. 101).

As in the XXIV Congress, the undeniable phenomena linked to the emergence of antagonistic social classes in the USSR are addressed in a language that no politician moralizing recuse reactionary Christian West. Brezhnev admonishes the “people who know our policy and our principles, but not always respected in practice.” Complaint “divorce between words and deeds.” “We run the risk of further manifestations of the mentality of the petty-bourgeois Philistine” (p. 106).

Brezhnev criticized that “greed, ambition to possess, crime, bureaucracy and indifference to man are traits contrary to the very nature of our society” (p. 106). These words were spoken by tens of bourgeois politicians. A bourgeois social relations are restored in the USSR are tactical and ideological analysis characteristic of all capitalist societies.

The technocrats, on which a “Marxism-Leninism” fossilized and has no influence, were seduced by the political conceptions “scientific”, “neutral” and “humanists” of the West. Its weight in the CPSU was growing steadily. Brezhnev reveals that “the proportion of Party members from the branch of specialists has increased substantially. Currently, a specialist in four or five is a Communist “(p. 86). The “99% of the secretaries of the committees Party territory or region (…), the secretaries of the committees of city, district and neighborhood have a higher education” (p. 96).

The bureaucrats in positions of responsibility became almost immovable. Brezhnev said: “The care and attention to the pictures are the norm in our party. No more commuting times unjustified and too frequent renovations permanent cadres “(p. 96). The Brezhnevism is a safe quiet bourgeois layer. Here also, Brezhnev policy is completely opposite to that of Stalin: Stalin showed too demanding to the pictures, which were dismissed made mistakes when they were imprisoned or liquidated, and other very young, formed in the purest spirit Bolshevik, were promoted to senior positions. Adept Khrushchev, Zhores Medvedev explains: “In times of Stalin, senior party leaders felt threatened by the security organs that ordinary citizens” (11).

Peace and stability for leaders

A rabid anti-Stalinist and Medvedev is forced to recognize that it was under Brezhnev when workers broke a new social layer gentrified. Here is what he writes: “Brezhnev was not a true leader in 1964, but the representative of the bureaucracy, seeking to live in a quiet and safe, while increasing their privileges. Its not from voters rather than the bureaucratic elite. Regarding this, Brezhnev also changed the system since fostered more than anyone the conditions for the flourishing of a genuine privileged elite, a true nomenklatura “(12). “When he was forced to make changes in the Politburo, Brezhnev offered the high places that were removed in the nomenklatura, allowing them to continue their comfortable lifestyle. He gave up security for party leaders in employment, while officials and the State Obkom were assimilated as officers and not as elected politicians accountable to their constituency “(13).

Quiet Corruption

Insured the peace and stability to the political and economic elite, its members could not comply with their legal income. “The stability of the elite had another negative effect. Official corruption is not stopped developing at all levels. Party discipline down, nepotism became a common phenomenon and the ideological and administrative prestige was diminished party “(14). “The great corruption of Soviet bureaucrats were better placed had become a form of” occupational disease “. No respected the distinction between public property and private property “(15).

Russakov, secretary Kuibichev region, was involved in the illegal sale of cars Lada Zhi-gouli and made in the Soviet main Fiat factory, located in the region.

Brezhnev’s daughter, Hen Churbanova, who was married to General Yuti Churbanov, vice minister of internal affairs, was involved in diamond smuggling and currency speculation, as the son of Brezhnev, Yuri (co-opted in 1981 to Central Committee!). In the apartment of one of the members of this band, Anatoli Kolevatov, police seized $ 200 000 and diamond estimated to be worth a million dollars.

General Cheliokov, an old friend of Brezhnev, he served as Minister of Internal Affairs. Between 1970 and 1982, there was a series of increases in the production of luxury goods such as gold, silver, jewelry, caviar and furs. Cheliokov was accustomed to purchase large quantities of these products, before the sudden increase in prices (16). Networks were clandestinely exported some items like icons, skins, caviar, vodka and clandestinely imported hi-fi chain, jeans and western clothing. Between 1969 and 1979, hundreds of people, including the minister and the deputy minister of fisheries, were involved in the smuggling of caviar. Secretly was canned canned black caviar 3 kilos carrying the label “herring”. They were sold in the USSR and abroad, and the fraudsters pocketed the difference between the price of herring and caviar (17).

Towards the end of the 70s, Victor Grishin and Grigory Romanov, two of the younger members of the Politburo, lived in opulence and corruption. For the wedding of his daughter, he brought the Romanov tableware Catherine II the Great, which was made up of hundreds of pieces of invaluable. Located intoxicated guests felled many of the imperial vessels (p. 14).

The corruption of the minds also manifested itself in the political arena. Brezhnev played a marginal role in the anti-fascist war. But 23 years after the war, in 1968, it was attributed gold medal of the Order of Lenin, the most important military medal. During the 70s, claimed four times gold medal war hero. Skipping three gradations, became quarterback. Then he allowed himself the Order of Victory, special award at the end of the war, were exceptionally few prominent quarterbacks who had led the major battles during the four years of war. Among them, Zhukov, who had organized the defense of Leningrad and Moscow, and had directed, along with other generals, the battle of Stalingrad and the offensive on Berlin. At his death, Zhukov had 27 medals and decorations, at the time of his death, Brezhnev was … 270! (18)

The XXVI Congress: headlong rush towards the cave

The XXVI Congress is a decadent Brezhnev lunges the craziest adventures in a time when they are breaking the foundations of its hegemonic policy. (19)

Everything is going great, everything goes very wrong

In its report, found the same wording than the previous three conferences.

The progressive camp situation could not be better. “The power, activity and authority of the USSR have increased” (p. 4). “The CPSU monolithic unity” is always assured seamless (p. 132). “In my opinion, it can be assumed that, in their essential and fundamental features, the classless structure of society will be formed within the historical framework of socialism, which has reached maturity” (p. 102).

The friendship and cooperation between the countries of the socialist community vigorously develop to the point of being mentioned in the constitutions of these countries. (P. 9).

In the third world as well, continues to progress the cause. “The socialist-oriented states (…) have become more numerous.” Brezhnev mentions Angola, Ethiopia, Mozambique, Afghanistan and the Democratic and Popular Republic of Yemen.

“The communist movement has continued to grow, strengthening its influence over the masses.” Brezhnev And do not forget to mention your “irresistible force of attraction” (p. 28).

As always, the situation of imperialism could not be more critical. “It has restricted the sphere of imperialist domination in the world. The internal contradictions in the capitalist countries, and the rivalry between them, have worsened “(p. 4-5).

The hegemony becomes military adventurism

Brezhnev practiced headlong rush into hegemonic policy, increasingly relying exclusively on military force, at a time when the political basis of this hegemony is crumbling, and its economic base shows signs of a nearby crisis.

In the community socialist

The Polish Socialist regime was practically settled by the degeneration, corruption and incompetence of the clique and the pressure Giereck a reactionary mass movement led by Solidarity and the Church. There are similar trends in other countries of the East. However, Brezhnev emphasized as “socialist integration priority task” (p. 11). And in this integration, the military, ie military control of the Soviet Union on the Eastern socialist countries, takes a leading role. “The organization of the unified armed forces has been developed in coordination. (…) The political and military defensive alliance of socialist countries has everything you need to defend the socialist gains foolproof way of peoples “(p. 10).

The military parity

Khrushchev refuted at the time the thesis that “imperialism is war.” He also denied the three essential factors that allow counter the imperialist war policy: the development of the national-democratic revolutionary movement of the oppressed masses of the third world, strengthening democratic labor movement on a revolutionary anti-capitalist and capitalist countries, and the consolidation of the dictatorship of the proletariat and socialist democracy in the socialist countries, as well as the sustained growth of their economies.

Following the same right-wing orientation, Brezhnev bet almost exclusively by the growth of the Soviet armed forces to maintain peace. “The military and strategic balance that has been established between the USSR and the USA, between the Warsaw Treaty Organization and NATO, objectively contributes to the maintenance of peace in our world” (p. 41). Denying the dictatorship of the proletariat and the revolution, Brezhnev actually enters a militaristic and adventurous way, since “military and nuclear parity” with the Western military-industrial complex is a departure unworkable and detrimental to a socialist country. Brezhnev is reduced to making threats entirely counterproductive to European countries. It states: “nuclear war” limited “to Europe from the beginning would mean certain destruction of European civilization” (p. 38).

The Soviet Army in the Third World

But it is in the third world that openly displays more military adventurism. From Khrushchev, the CPSU longer have any confidence in the masses of Asia, Africa and Latin America. Shown openly hostile to a long-term revolutionary work aimed at creating political bases for the armed struggle and the popular uprising against imperialist domination. In this political context, the ultra-leftist discourse on proletarian internationalism Brezhnev employing sometimes, is simply a cover for a policy of interference, control and hegemony. Where imperialism assaults a village, the USSR sent its soldiers. Where exports counter imperialism, the Soviet army ready to defend the revolution. It’s what Brezhnev publicly declares, falling into a completely foreign adventurism to revolutionary Marxist-Leninist principles. Here are the words of Brezhnev: “Every time it takes to help the victims of aggression, the Soviet soldier appears to the world as a selfless and courageous patriot, as an internationalist willing to overcome any difficulty” (p. 127). “When they ask, we help States strengthen their capacity freed defense. This was the case in Angola and Ethiopia. You attempted to crush the popular revolutions in those countries. We are against the export of the revolution, but we can not accept the export of counterrevolution “(p. 22).

The struggle against the arms race as political axis carrier

That this adventurism “left” is developed on a clearly rightist policy, which denies the fundamental role of popular revolutionary movements for the construction of socialism in the world is reflected in the fundamental thesis of Brezhnevism: “the struggle for reducing the threat of war, for curb the arms race, is at the heart of the foreign policy of our party “(p. 48).

Khrushchev had begun to assert that peaceful coexistence was the general line of the foreign policy of the USSR. Brezhnev opted for military and nuclear parity between the USSR and the United States. As the weight of such a policy was unbearable for the USSR, Brezhnev had to make the fight against arms race the “general line” of its foreign policy. But at the same time, hoped to use the issue of nuclear threat to draw the masses in the imperialist countries in the fight against their bourgeoisie, the relative paralysis of the latter would then bring to conclusion the Soviet military adventures in the third world. But in view of the economic and political weakness of the USSR, this contradictory policy was, in fact, doomed to failure.

The “struggle against the arms race as the focus of foreign policy ‘should be compared with the correct argument made by the CPC during the great debate with Khrushchev. “In our opinion, the general line of the foreign policy of the socialist countries must have contained the following: develop, on the basis of proletarian internationalism, the relations of friendship, support and cooperation between the socialist countries, to fight for the peaceful coexistence between countries with different social systems on the basis of the five principles, and fight against the policy of aggression and imperialist war, to support the revolutionary struggle of all oppressed peoples and nations. These three aspects are linked to each other, so indissoluble, and none of them can be omitted. ” (20).

Omens of a near collapse

The report to Congress XXVI contains a completely new orientation in the thinking of Brezhnev. For the first time, the many statements about continuous and irresistible progress of socialism are now offset by the widespread awareness of future political and economic collapse: “There were many difficulties, both in the economic development of the country and in the international situation” (p. 5).

Announcing the crises in East

In Poland, “the foundation of the socialist state are being threatened.” “We will not let impairment of socialist Poland, will not leave your fate to a brother country” (p. 16).

In fact, the foundations of socialism in Poland would have been completely dismantled without military intervention Jaruzelski. It was clear that Poland was practically in the final stretch of the long process of degeneration began with Khrushchev, and other Eastern countries had wandered in the same pathway. However, at a time that would be required a radical change in political strategy in the socialist countries of the East, which therefore should have questioned the rationale of the policy of Soviet domination, Brezhnev launches into a hegemonic adventure in Afghanistan. Instead of a radical change of strategy, Brezhnev stated in his “analysis” of the Polish case generalities that he had used ten years earlier to talk about the same Poland and Czechoslovakia. To save socialism in Poland, is needed, he says, reaffirming the leading role of the party, listen carefully to the masses, fighting against bureaucracy and voluntarism, develop socialist democracy, implement a realistic policy on external economic relations ( page 17.). Even when the degeneration process has virtually come to an end in Poland, Brezhnev does not have anything interesting to say about revisionist degeneration of a socialist country. His analysis is null and proposed remedies are more of the same.

Apparently tired and overtaken by events, the old man concludes with a formula that is unrelated to what I just said. “There were difficult times and times of crisis. But the Communists always faced with courage to attack the enemy, and succeeded. It was ever thus, and always will be “(p. 17). That’s how it was spoken in the USSR in Stalin’s time. But at that time, the party was led by true Bolsheviks.

Declining economic mechanisms

In the economic field too, the future crisis of Soviet society is seen in the report of Brezhnev. For the first time at a conference highlighting the usefulness of “using the experience of fraternal countries” (p. 11). Things have to go very wrong in the USSR to say such words! And Brezhnev mentioned eg cooperatives and agricultural enterprises in Hungary, the rationalization of production, the economics of energy and raw materials in the GDR, the social security system of Czechoslovakia, agro-industrial cooperation in Bulgaria …

Brezhnev takes ten years highlighting the need for certain quantitative changes in the structures and mechanisms of the economy. On a loose, merely repeat without any analysis of past failures. This underlines the need for a ‘step essentially intensive development “where the key word is” efficiency “. But why do not we move from extensive development to intensive phase? Here’s what we found: “We have not completely overcome the force of inertia and habits acquired over a period which gave higher priority to quantitative aspects” (p. 69).

As in previous reports, Brezhnev notes that the achievements of science are introduced in production with an “intolerable slowness.” “The most worrying decisive sector and today is the implementation of scientific discoveries and inventions” (p. 81).

Examples and Brezhnev takes long known of disorganization and neglect. The 25% of the production of rolled ferrous metals becomes waste or defective products (p. 74). The vegetables and fruit losses are considerable, due to failures in the transport, storage and treatment (p. 88).

The FMCG sector is neglected, although they have machado for two five-year plans with the question of “meeting the daily needs of man” (21). Brezhnev notes: “Year after year, not satisfied with the delivery plans of many consumer goods, especially textiles, clothing, leather shoes, furniture and televisions. Progress is inadequate in terms of quality, finish and choice “(p. 91). We make decisions, but apparently we are not able to plan economic development accordingly. Brezhnev noted the ‘delays in the scientific and in the study of light industrial projects, food and pharmaceutical, agricultural machine building. ” Then makes a significant observation: “We can count on the help of the branches that have a scientific research base particularly strong, as is the case for the defense industry” (p. 83). It is the first time since 1966 that we see Brezhnev say something about the military … In all reports, he boarded the economic, Brezhnev succeeded, through various tricks, which discussed the development directions without ever talk 10 – 14% of GNP spent on military hardware. Here, without doubt, one of the main reasons for the economic weakness of the USSR. This idea is familiar even Brezhnev … when analyzing the problems of the other superpower. “The militarization of the US-military spending reached 150 billion a year-weakening U.S. economic position: its share of world exports has declined by 20%” (p. 36).

Of course, we would like to know what are the negative effects much more consistent, so military effort on the Soviet economy.

Brezhnev admits that planning, one of the foundations of socialist economy, is increasingly poor. “The party has always considered that the plan is a law. This truth manifests itself tends to be forgotten. Increasingly widespread review of the plans, in the sense of its decline. This practice disrupts the economy, corrupt to the pictures, we were encouraged to take responsibility “(p. 95). However, the conclusion that it will bring will, inevitably, go in the direction towards a more accelerated decommissioning planning. According to him, it takes “an extension of the autonomy of cooperatives and companies, the rights and responsibilities of business leaders” (p. 96).

It seems as if Brezhnev to find that whole chunks are crumbling Soviet economic building, without being able to find the causes of it, let alone how to find the remedy. “There have been big disappointments in planning and management, a lack of demand from certain bodies of the party and economic officials, transgressions of discipline and manifestations of neglect” (p. 69).

It should be noted that economists Gorbachev team, Aganbegyan and Bogomolov, made the same criticisms and observations. But always presented as an “uncompromising denunciation period of stagnation” (brezhneviano). And with these old criticisms will always new solutions: steps to pass comprehensive restoration of capitalism.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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