La politica di coesistenza pacifica di Lenin e di Stalin

 “DUE POLITICHE DI COESISTENZA PACIFICA  DIAMETRALMENTE OPPOSTE (12 dicembre 1963),tratto dall’articolo  pubblicato come editoriale a cura della redazione del Quotidiano del popolo e di Bandiera rossa, sotto la supervisione di Mao Tse-tung.

STALIN E LENINSi deve a Lenin l’idea dell’applicazione, da parte dei paesi socialisti, della politica di coesistenza pacifica verso i paesi con sistemi sociali differenti. Tale giusta politica fu quella che il partito comunista e il governo sovietico applicarono durante gli anni della direzione di Lenin e di Stalin. Prima della Rivoluzione d’Ottobre, la questione della coesistenza pacifica tra paesi socialisti e capitalisti evidentemente non si poneva, non esistendo ancora un solo paese socialista nel mondo. Tuttavia verso il 1915-1916 partendo da un’analisi scientifica dell’imperialismo Lenin già prevedeva: “È impossibile che il socialismo trionfi nello stesso tempo in tutti i paesi: esso trionferà dapprima in uno o in più paesi, mentre gli altri resteranno capitalisti o pre-capitalisti per un certo tempo”1. Ciò voleva dire che il mondo avrebbe conosciuto, durante un certo periodo di tempo, una situazione di coesistenza tra paesi socialisti e paesi capitalisti o precapitalisti. La natura stessa del sistema socialista implica, per i paesi socialisti, la realizzazione di una politica estera di pace. Lenin disse: “Solo la classe operaia potrà, quando avrà conquistato il potere, realizzare una politica di pace nei fatti e non soltanto a parole2. Si può affermare che tale punto di vista di Lenin costituisce il fondamento stesso dell’idea della politica di coesistenza pacifica.

Dopo la vittoriosa Rivoluzione d’Ottobre, Lenin proclamò a più riprese davanti al mondo intero che la repubblica dei soviet praticava una politica estera di pace. Tuttavia gli imperialisti cercarono di strangolare sul nascere la giovane repubblica socialista e passarono all’intervento armato contro di essa. Come sottolineò Lenin, in questa situazione “noi non potremmo esistere senza difendere con la forza delle armi la repubblica socialista”3.

Nel 1920 il grande popolo sovietico trionfò sull’intervento armato imperialista. Allora un relativo equilibrio si aprì fra il paese dei soviet e i paesi imperialisti. I numerosi anni di prove di forza avevano fiaccato il paese dei soviet. Impegnato fino a quel momento nella guerra, esso cominciò a volgersi verso l’edificazione pacifica del socialismo. È in queste circostanze che Lenin formulò l’idea della politica di coesistenza pacifica e infatti fu a partire da questo momento che l’imperialismo si vide costretto ad accettare di “coesistere” con il paese dei soviet. Ancora vivo Lenin, questo equilibrio fu sempre assai instabile, essendo la repubblica socialista sovietica oggetto di un massiccio accerchiamento capitalista.

Lenin sottolineò a più riprese che, data la natura aggressiva dell’imperialismo, era impossibile garantire che il socialismo e il capitalismo vivessero a lungo in pace. Nelle condizioni storiche dell’epoca, Lenin non poteva ancora precisare nei dettagli il contenuto della politica di coesistenza pacifica tra paesi a sistemi sociali diversi. Tuttavia il grande Lenin elaborò una giusta politica estera per il primo Stato della dittatura del proletariato e formulò le idee fondamentali della politica di coesistenza pacifica. In cosa consistono queste idee fondamentali?

1. Lenin sottolineò che lo Stato socialista esiste interamente contro la volontà degli imperialisti. Anche se esso applica costantemente una politica estera di pace, non per ciò gli imperialisti desiderano vivere in pace con esso; al contrario cercano invariabilmente di sfruttare e di cogliere ogni occasione per combatterlo e se possibile distruggerlo. Lenin disse: “A causa della sua situazione oggettiva, nonché in ragione degli interessi economici della classe capitalista che esso incarnava, l’imperialismo internazionale non poteva in nessun caso, sotto nessuna condizione accettare di esistere a fianco della repubblica dei soviet”4. Egli disse ancora: “[…] L’esistenza della repubblica sovietica a fianco di stati imperialisti è impossibile durante un lungo periodo di tempo. In fin dei conti gliuni o gli altri devono trionfare. Prima che tale fine arrivi, un certo numero di terribili conflitti tra la repubblica sovietica e gli Stati borghesi è inevitabile”3. In tal modo Lenin sottolineò a più riprese che lo Stato socialista deve mantenersi sempre vigile contro l’imperialismo. Egli disse: “L’insegnamento che tutti gli operai e contadini devono aver presente è che bisogna costantemente stare all’erta e ricordare che noi siamo accerchiati da individui, classi e governi che esprimono pubblicamente l’odio sfrenato che nutrono contro di noi. Dobbiamo aver presente che siamo sempre a un pelo da ogni sorta di invasioni5.

2. Lenin sottolineò che soltanto la lotta poteva permettere al paese dei soviet di vivere in pace con i paesi imperialisti. Era questo il risultato di molteplici prove di forza tra i paesi imperialisti e il paese dei soviet,che applicava una giusta politica, contava sull’appoggio del proletariato e delle nazioni oppresse di tutto il mondo e sfruttava le contraddizioni tra gli imperialisti. Lenin disse nel novembre del 1919: “Capita spesso che il nemico, una volta battuto, riacquisti sentimenti più buoni. Abbiamo detto più d’una volta ai signori imperialisti d’Europa che noi volentieri avremmo fatto la pace, ma essi sognavano di asservire la Russia. Adesso hanno capito che i loro sogni non si realizzeranno mai più6.

Lenin fece rilevare nel 1921 che “le potenze imperialiste, nonostante tutto il loro odio e il loro desiderio di scatenarsi contro la Russia sovietica, hanno rinunciato a questo progetto perché, mentre la decomposizione del mondo capitalista va
aumentando e non cessa di diminuire la sua unità, la pressione esercitata dai popoli coloniali che contano più di un miliardo di abitanti si accentua di anno in anno, di mese in mese e persino da una settimana all’altra
7.

3. Nell’applicazione della politica di coesistenza pacifica Lenin adottò delle politiche diverse a seconda delle diversità dei paesi del mondo capitalista. Egli accordò un’importanza del tutto particolare all’instaurazione di relazioni amichevoli con i paesi umiliati e oppressi dagli imperialisti. Fece notare che “presso tutti i popoli che soffrono sotto il giogo dell’imperialismo gli interessi fondamentali sono identici […]. La politica mondiale dell’imperialismo provoca l’avvicinamento, l’alleanza e l’amicizia tra tutti i popoli oppressi”. Egli aggiunse che la politica di pace del paese dei soviet “obbligava la RSFSR (Repubblica socialista federativa sovietica di Russia) a legarsi sempre più strettamente con un numero sempre crescente di Stati vicini8.  Lenin disse anche che “il compito principale che oggi noi ci proponiamo è di combattere gli sfruttatori e di conquistare alla nostra causa gli esitanti. È questo un compito d’importanza mondiale. Un buon numero di paesi capitalisti è esitante: come paesi capitalisti, essi ci odiano; come paesi oppressi, preferiscono vivere in pace con noi9.

Per ciò che concerne i paesi imperialisti come gli Stati Uniti Lenin disse: “Il fondamento della pace con l’America? […] Che i capitalisti americani non ci tocchino! Gli ostacoli alla pace? […] Non ce ne sono da parte nostra. Da parte dei capitalisti americani (come di tutti gli altri capitalisti) l’imperialismo”10.

4. La politica di coesistenza pacifica di Lenin è la politica che il proletariato al potere assume nei confronti dei paesi a sistemi sociali diversi. Lenin non ha mai fatto della coesistenza pacifica il contenuto esclusivo della politica estera dello Stato socialista. Egli ha esplicitamente sottolineato che il principio fondamentale dello Stato socialista in materia di politica estera è l’internazionalismo proletario. Egli disse: “La Russia sovietica ritiene che la sua maggiore fierezza consiste nel poter aiutare gli operai del mondo intero nella loro aspra lotta per rovesciare il regime capitalista”11.

Nel Decreto sulla pace che egli promulgò all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre, Lenin, pur proponendo a tutti i paesi belligeranti di stabilire immediatamente una pace senza annessioni e senza indennità di guerra, chiamò gli operai coscienti dei paesi capitalisti ad “aiutarci con le loro azioni incomparabilmente decise e coraggiose nei diversi campi, a lottare con efficacia e fino in fondo per la causa della pace e al tempo stesso per quella destinata a liberare le masse lavoratrici sfruttate da ogni asservimento e sfruttamento”12.

Nella Bozza del progetto di programma del partito che Lenin elaborò per il settimo Congresso del Partito comunista di Russia era detto in termini chiari e precisi che “il sostegno al movimento rivoluzionario del proletariato socialista dei paesi avanzati” e “il sostegno al movimento democratico e al movimento rivoluzionario di tutti i paesi, in particolare dei paesi coloniali e dipendenti” costituiscono la parte preminente della politica internazionale del partito 13.

5. Lenin ha sempre sostenuto che le classi oppresse e le classi degli oppressori, le nazioni oppresse e le nazioni degli oppressori non possono coesistere pacificamente. Nelle Tesi sui compiti fondamentali del secondo Congresso dell’Internazionale Comunista Lenin sottolineò: “La borghesia, persino la più illuminata e la più democratica, non si arresta di fronte ad alcuna menzogna, né di fronte ad alcun crimine, fosse pure il massacro di milioni di operai e contadini, pur di salvaguardare la proprietà privata dei mezzi di produzione” e concluse: “ […] Il fatto stesso di ammettere l’idea di una graziosa sottomissione dei capitalisti alla volontà della maggioranza degli sfruttati e di un’evoluzione pacifica, riformista verso il socialismo, non è solo il segno di una estrema stupidità piccolo-borghese, ma è anche ingannare apertamente gli operai, idealizzare la schiavitù capitalista dei salariati, dissimulare la verità”.

Lenin non cessò d’insistere sull’ipocrisia dell’“uguaglianza delle nazioni” predicata dall’imperialismo. Egli disse: “La Società delle Nazioni e tutta la politica del dopoguerra dell’Intesa rivelano questa verità in modo ancora più chiaro e preciso, rafforzando ovunque la lotta rivoluzionaria tanto del proletariato dei paesi avanzati che di tutte le masse lavoratrici dei paesi coloniali e dipendenti, accelerando la disfatta delle illusioni nazionali piccolo-borghesi circa la possibilità di coesistenza pacifica e l’uguaglianza delle nazioni in regime capitalista”.

Queste sono le idee fondamentali di Lenin a proposito della politica di coesistenza pacifica. Stalin si attenne fermamente alla politica di coesistenza pacifica di Lenin. Durante i trent’anni in cui egli ebbe la direzione dello Stato sovietico, applicò sempre questa politica di coesistenza pacifica. Fu soltanto quando gli imperialisti e i reazionari scatenarono la guerra d’aggressione o provocazioni armate contro l’Unione Sovietica che essa si vide costretta a intraprendere la grande guerra patriottica per legittima difesa. Stalin sottolineò: “La base delle nostre relazioni con i paesi capitalisti sta nel fatto che i due sistemi opposti possono coesistere […]. Mantenere dei rapporti pacifici con i paesi capitalisti, ecco il compito che ci dobbiamo assumere”14. Egli sottolineò altresì che “la coesistenza pacifica tra il regime capitalista e quello socialista è pienamente possibile se esiste un mutuo desiderio di cooperare, se si è disposti a rispettare gli impegni presi, se si osserva il principio dell’uguaglianza e della non ingerenza negli affari interni degli altri Stati”15. Pur seguendo la politica di coesistenza pacifica di Lenin, Stalin era nettamente contrario ad arrestare l’appoggio alle rivoluzioni popolari, per attirarsi le buone grazie dell’imperialismo. Egli mise esattamente in rilievo le due opposte linee in materia di politica estera e che bisognava “scegliere o l’una o l’altra”:O noi continueremo, egli disse, ad applicare in futuro una politica rivoluzionaria, a raggruppare i proletari e gli oppressi di tutti i paesi attorno alla classe operaia dell’URSS e in questo caso il capitale internazionale si adopererà in ogni modo per impedirci di andare avanti, oppure rinunciamo alla nostra politica rivoluzionaria e facciamo delle concessioni di principio al capitale internazionale e in questo caso il capitale internazionale senza dubbio non si opporrà ad ‘aiutarci’ a fare del nostro paese socialista una ‘benevola’ repubblica borghese”. Stalin fece un esempio: “Gli Stati Uniti ci chiedono di rinunciare in via di principio alla nostra politica di sostegno al movimento d’emancipazione della classe operaia degli altri paesi e dicono che se noi facciamo una tale concessione, tutto andrà per il meglio, […] ma dovremmo farla una simile concessione?”. Egli rispose negativamente: “Noi non possiamo fare né questa concessione né altre del genere, senza rinnegare noi stessi”16. Queste parole di Stalin sono ancora oggi di un’enorme portata pratica. Esistono infatti due politiche estere e due politiche di coesistenza pacifica diametralmente opposte. Tutti i marxisti-leninisti hanno dunque come compito essenziale il saper distinguere tra queste due politiche di natura diversa, seguire con fermezza la  politica di Lenin e di Stalin, combattere risolutamente la politica di tradimento, di capitolazione e d’astensione in materia di appoggio alla rivoluzione, politica che Stalin aveva vigorosamente denunciato e combattere risolutamente la politica mirante a far degenerare un paese socialista in una “benevola” repubblica borghese.

NOTE
1. V.I. Lenin, Il programma militare della rivoluzione proletaria, in Opere, vol. 23.

2. V.I. Lenin, Progetto di risoluzione sulla situazione politica attuale, in Opere, vol. 25.

3. V.I. Lenin, Rapporto sull’attività del Comitato centrale all’ottavo Congresso del PC(b)R,
in Opere, vol. 29.

4. V.I. Lenin, Rapporto sulla guerra e sulla pace al settimo Congresso del PC(b)R, in Opere,
vol. 27.

5. V.I. Lenin, Rapporto sulla politica interna ed estera della repubblica al nono Congresso
dei soviet di Russia, in Opere, vol. 33.

6. V.I. Lenin, Discorso pronunciato alla prima Conferenza di Russia sul lavoro del partito
nelle campagne, in Opere, vol. 30.

7. V.I. Lenin, Discorso di chiusura della Conferenza del PC(b)R, in Opere, vol. 32.

8. V.I. Lenin, Rapporto sull’attività del Consiglio dei commissari del popolo all’ottavo
Congresso dei soviet di Russia, in Opere, vol. 31.

9. V.I. Lenin, Sull’attività del Comitato esecutivo centrale di Russia e del Consiglio dei
commissari del popolo, in Opere, vol. 30.

10. V.I. Lenin, Risposta alle domande del corrispondente del giornale americano “New York
Evening Journal”, in Opere, vol. 30.

11. V.I. Lenin, Al quarto Congresso dell’Internazionale Comunista e ai soviet dei deputati
operai e soldati di Pietrogrado, in Opere, vol. 33.

12. V.I. Lenin, Rapporto sulla pace al secondo  Congresso dei deputati operai e soldati di
Russia, in Opere, vol. 26.

13. Vedasi Opere, vol. 27.

14. J.V. Stalin, Rapporto politico del Comitato centrale al quindicesimo Congresso del PC(b)
dell’URSS, in Opere, vol. 10.

15. J.V. Stalin, Risposta alle domande di un gruppo di redattori-capo di giornali americani,
in Pravda, 2 aprile 1952.

16. J.V. Stalin, Sui lavori della sessione comune del mese di aprile del Comitato centrale e
della Commissione centrale di controllo, in Opere, vol. 11

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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