G.Stalin- Per il decimo anniversario dell’Ottobre – Il carattere internazionale della Rivoluzione d’Ottobre -J. V. Stalin THE INTERNATIONAL CHARACTER OF THE OCTOBER REVOLUTION


Per il decimo anniversario dell’Ottobre
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Stalin Pravda n. 225

da Stalin, Opere complete, vol. 10, pagg. 252-263, Edizioni Rinascita, Roma

6-7 novembre 1927

La Rivoluzione d’Ottobre non è solo una rivoluzione «nel quadro nazionale». Essa è innanzitutto una rivoluzione di ordine internazionale, mondiale, perché segna, nella storia universale del genere umano, una svolta radicale dal vecchio mondo capitalista al mondo nuovo, socialista.

Nel passato le rivoluzioni terminavano di solito con la sostituzione al timone dello Stato di un gruppo di sfruttatori con un altro gruppo di sfruttatori. Gli sfruttatori cambiavano, lo sfruttamento restava. Così fu al tempo dei movimenti di liberazione degli schiavi. Così fu nel periodo delle insurrezioni dei servi della gleba. Così fu nel periodo delle famose «grandi» rivoluzioni in Inghilterra, in Francia, in Germania. Non parlo della Comune di Parigi, che fu il primo glorioso ed eroico, ma tuttavia vano, tentativo del proletariato di far marciare la storia contro il capitalismo.

La Rivoluzione d’Ottobre si distingue da queste rivoluzioni in linea di principio. Essa si propone non già di sostituire una forma di sfruttamento con un’altra forma di sfruttamento, un gruppo di sfruttatori con un altro gruppo di sfruttatori, bensì di sopprimere ogni sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, di sopprimere tutti i gruppi di sfruttatori, di instaurare la dittatura del proletariato, di instaurare il potere della classe più rivoluzionaria fra tutte le classi oppresse finora esistite, di organizzare una nuova società socialista senza classi.

Appunto perciò la vittoria della Rivoluzione di Ottobre segna una svolta radicale nella storia del genere umano, una svolta radicale nei destini storici del capitalismo mondiale, una svolta radicale nel movimento per l’emancipazione del proletariato mondiale, una svolta radicale nei mezzi di lotta e nelle forme d’organizzazione, nei costumi e nelle tradizioni, nella cultura e nell’ideologia delle masse sfruttate di tutto il mondo.

È questa la ragione per cui la Rivoluzione d’Ottobre è una rivoluzione di ordine internazionale, mondiale.

È questa la radice della profonda simpatia che le classi oppresse di tutti i paesi nutrono per la Rivoluzione d’Ottobre, vedendo in essa l’arma della loro liberazione.

Si potrebbe segnalare una serie di questioni fondamentali, nelle quali la Rivoluzione d’Ottobre influisce sullo sviluppo del movimento rivoluzionario di tutto il mondo.

1. La Rivoluzione d’Ottobre spicca innanzitutto perché ha spezzato il fronte dell’imperialismo mondiale, ha abbattuto la borghesia imperialista in uno dei più grandi paesi capitalistici e ha portato al potere il proletariato socialista.

Per la prima volta nella storia dell’umanità la classe dei salariati, la classe dei perseguitati, la classe degli oppressi e degli sfruttati è assurta alla situazione di classe dominante, guadagnando col suo esempio i proletari di tutti i paesi.

Ciò significa che la Rivoluzione d’Ottobre ha aperto una nuova epoca, l’epoca delle rivoluzioni proletarie nei paesi dell’imperialismo.

Essa ha tolto ai grandi proprietari fondiari e ai capitalisti gli strumenti e i mezzi di produzione e li ha fatti diventare proprietà sociale, opponendo così alla proprietà borghese la proprietà socialista. In tal modo essa ha smascherato la menzogna dei capitalisti, secondo cui la proprietà borghese è sacra, inviolabile ed eterna.

Essa ha strappato il potere alla borghesia, ha privato la borghesia dei diritti politici, ha distrutto l’apparato statale borghese e trasmesso il potere ai Soviet, opponendo così al parlamentarismo borghese, alla democrazia capitalistica, il potere socialista dei Soviet, la democrazia proletaria. Lafargue aveva ragione quando fin dal 1887 diceva che il giorno dopo la rivoluzione «tutti gli ex capitalisti sarebbero stati privati dei diritti elettorali”(72).

In tal modo la Rivoluzione d’Ottobre ha smascherato la menzogna dei socialdemocratici, secondo cui sarebbe possibile oggi il passaggio pacifico al socialismo per mezzo del parlamentarismo borghese.

Ma la Rivoluzione d’Ottobre non si è arrestata e non poteva arrestarsi a questo punto. Distrutto il vecchio mondo, il mondo borghese, essa ha iniziato la costruzione del mondo nuovo, del mondo socialista. I dieci anni trascorsi dalla Rivoluzione d’Ottobre sono stati dieci anni di edificazione del partito, dei sindacati, dei Soviet, delle cooperative, delle organizzazioni culturali, dei trasporti, dell’industria, dell’Esercito rosso. I successi indiscutibili del socialismo nell’URSS sul fronte dell’edificazione hanno dimostrato all’evidenza che il proletariato può governare con successo il paese senza la borghesia e contro la borghesia, che può costruire con successo l’industria senza la borghesia e contro la borghesia, che può dirigere con successo tutta l’economia nazionale senza la borghesia e contro la borghesia, che può edificare con successo il socialismo, nonostante l’accerchiamento capitalistico.

La vecchia «teoria”, secondo la quale gli sfruttati non possono fare a meno degli sfruttatori, così come la testa e le altre parti del corpo non possono fare a meno dello stomaco, non è patrimonio esclusivo del famoso senatore dell’antica Roma, Menenio Agrippa. Questa «teoria» costituisce oggi la pietra angolare della «filosofia» politica della socialdemocrazia in generale e della politica socialdemocratica di coalizione con la borghesia imperialista in particolare. Questa «teoria”, che ha assunto ormai il carattere d’un pregiudizio, costituisce attualmente uno dei più gravi ostacoli alla penetrazione dello spirito rivoluzionario nel proletariato dei paesi capitalistici. Uno dei risultati più importanti della Rivoluzione d’Ottobre è che essa ha inferto un colpo mortale a questa «teoria» menzognera.

C’è ancora bisogno di dimostrare che questi e altri risultati analoghi della Rivoluzione d’Ottobre non potevano e non possono non avere una grande influenza sul movimento rivoluzionario della classe operaia nei paesi capitalistici?

Fatti universalmente noti come il continuo sviluppo del movimento comunista nei paesi capitalistici, l’aumento della simpatia dei proletari di tutti i paesi per la classe operaia dell’URSS, e infine l’affluire di delegazioni operaie nel paese dei Soviet, dimostrano in modo indubbio che il seme gettato dalla Rivoluzione d’Ottobre incomincia già a dare i suoi frutti.

2. La Rivoluzione d’Ottobre ha scosso l’imperialismo non soltanto nei centri del suo dominio, non solo nelle «metropoli”. Essa ha anche colpito l’imperialismo nelle retrovie, alla sua periferia, scalzando il dominio dell’imperialismo nei paesi coloniali e nei paesi dipendenti.

Abbattendo i grandi proprietari fondiari e i capitalisti, la Rivoluzione d’Ottobre ha spezzato le catene del giogo nazionale e coloniale e ha liberato da esso tutti, senza eccezione, i popoli oppressi di un vasto Stato. Il proletariato non può liberare se stesso senza liberare i popoli oppressi. Il tratto caratteristico della Rivoluzione d’Ottobre è il fatto che essa ha compiuto nell’URSS queste rivoluzioni nazionali e coloniali non sotto la bandiera degli odi nazionali e dei conflitti fra le nazionalità, ma sotto la bandiera della fiducia reciproca e della amicizia fraterna degli operai e dei contadini delle nazionalità dell’URSS, non in nome del nazionalismo, ma in nome dell’internazionalismo.

Appunto perché le rivoluzioni nazionali e coloniali si sono compiute da noi sotto la direzione del proletariato e sotto la bandiera dell’internazionalismo, appunto perciò i popoli paria, i popoli schiavi sono assurti per la prima volta nella storia dell’umanità alla posizione di popoli realmente liberi e realmente uguali, guadagnando col loro esempio i popoli di tutto il mondo.

Ciò significa che la Rivoluzione d’Ottobre ha aperto una nuova epoca, l’epoca delle rivoluzioni coloniali, che si compiono nei paesi oppressi di tutto il mondo in alleanza col proletariato, sotto la direzione del proletariato.
Nel passato «era d’uso» pensare che il mondo da tempi immemorabili fosse diviso in razze inferiori e razze superiori, in negri e bianchi, i primi refrattari alla civiltà e condannati a essere oggetto di sfruttamento, e i secondi unici depositari della civiltà, chiamati a sfruttare i primi.

Oggi questa leggenda deve essere considerata come sfatata e respinta. Uno dei risultati più importanti della Rivoluzione d’Ottobre è che essa ha inferto un colpo mortale a questa leggenda, dimostrando coi fatti che i popoli non europei, liberati e trascinati nella corrente dello sviluppo sovietico, sono atti non meno dei popoli europei a contribuire allo sviluppo di una cultura veramente progredita e di una civiltà veramente avanzata.

Nel passato «era d’uso» pensare che il solo metodo per liberare i popoli oppressi fosse il metodo del nazionalismo borghese, il metodo di allontanare le nazioni le une dalle altre, il metodo di dividerle, il metodo di rafforzare gli odi nazionali tra le masse lavoratrici delle diverse nazioni.

Oggi bisogna considerare questa leggenda come sfatata. Uno dei risultati più importanti della Rivoluzione d’Ottobre è che essa ha inferto un colpo mortale a questa leggenda, dimostrando coi fatti la possibilità e l’opportunità del metodo proletario, internazionalista, di liberazione dei popoli oppressi, come solo metodo giusto, dimostrando coi fatti la possibilità e l’opportunità dell’unione fraterna degli operai e dei contadini delle nazionalità più diverse, unione basata sul principio del libero consenso e dell’internazionalismo. L’esistenza della Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, che costituisce il prototipo della futura unione dei lavoratori di tutti i paesi in una economia mondiale unica, non può non esserne la prova diretta.

È superfluo dire che questi e analoghi risultati della Rivoluzione d’Ottobre non potevano e non possono che esercitare una grande influenza sul movimento rivoluzionario dei paesi coloniali e dei paesi dipendenti. Fatti come lo sviluppo del movimento rivoluzionario dei popoli asserviti della Cina, dell’Indonesia, dell’India, ecc. e l’aumento della simpatia di questi popoli per l’URSS lo confermano in modo sicuro.

L’era del tranquillo sfruttamento e dell’oppressione indisturbata delle colonie e dei paesi soggetti è tramontata.

È incominciata l’era delle rivoluzioni liberatrici delle colonie e dei paesi dipendenti, l’era del risveglio del proletariato di questi paesi, l’era della sua egemonia nella rivoluzione.

3. La Rivoluzione d’Ottobre, gettando il seme della rivoluzione nei centri dell’imperialismo e nelle sue retrovie, indebolendo la potenza dell’imperialismo nelle «metropoli» e scuotendone il dominio nelle colonie, ha messo in forse l’esistenza stessa del capitalismo mondiale, nel suo insieme.

Se nel periodo dell’imperialismo lo sviluppo spontaneo del capitalismo ha degenerato – a causa della sua ineguaglianza, a causa dell’inevitabilità dei conflitti e delle collisioni armate, a causa, infine, del massacro imperialista senza precedenti – in un processo di decomposizione e di agonia del capitalismo, la Rivoluzione d’Ottobre e il conseguente distacco di un paese immenso dal sistema mondiale del capitalismo non potevano che accelerare questo processo, minando a passo a passo le fondamenta stesse dell’imperialismo mondiale.

C’è di più. La Rivoluzione d’Ottobre, scuotendo l’imperialismo, ha creato in pari tempo la prima dittatura proletaria, base potente e dichiarata del movimento rivoluzionario mondiale, base che questo movimento non aveva mai avuto precedentemente e sulla quale oggi può appoggiarsi. Essa ha creato un centro potente e dichiarato del movimento rivoluzionario mondiale, centro che questo movimento non aveva mai avuto prima e attorno al quale, oggi, esso può raggrupparsi, organizzando il fronte unico rivoluzionario dei proletari e dei popoli oppressi di tutti i paesi contro l’imperialismo.

Ciò significa, innanzi tutto, che la Rivoluzione d’Ottobre ha inferto al capitalismo mondiale una ferita mortale, che esso non sanerà mai più. Appunto per questo il capitalismo non ritroverà mai più l’«equilibrio» e la «stabilità» che possedeva prima dell’Ottobre.

Il capitalismo può stabilizzarsi parzialmente, può razionalizzare la sua produzione, dare al fascismo la direzione del paese, domare momentaneamente la classe operaia, ma non ritroverà mai più la «tranquillità», la «sicurezza», l’«equilibrio» e la «stabilità» di cui si vantava nel passato, perché la crisi del capitalismo mondiale ha raggiunto un tal grado di sviluppo che le fiamme della rivoluzione devono inevitabilmente aprirsi un varco ora nei centri dell’imperialismo, ora alla periferia, rendendo vani tutti i palliativi capitalistici e affrettando di giorno in giorno la caduta del capitalismo. Precisamente come nella nota favola: «Se ritira la coda, affonda il becco; se ritira il becco, affonda la coda».

Ciò significa, in secondo luogo, che la Rivoluzione d’Ottobre ha elevato notevolmente la forza e il peso specifico, il coraggio e la combattività delle classi oppresse di tutto il mondo, costringendo le classi dominanti a tener conto di esse come di un fattore nuovo, importante. Oggi non è più possibile considerare le masse lavoratrici del mondo come una «folla cieca», errante nelle tenebre e priva di prospettive, perché la Rivoluzione d’Ottobre ha creato per queste masse un faro che illumina loro la via e apre loro delle prospettive. Se nel passato non v’era una tribuna universale aperta per manifestare e formulare le speranze e le aspirazioni delle classi oppresse, oggi questa tribuna esiste, ed è la prima dittatura proletaria.

Non si può mettere in dubbio che la distruzione di questa tribuna piomberebbe per lungo tempo la vita politica e sociale dei «paesi progrediti» nelle tenebre d’una reazione nera e sfrenata. Non si può negare che il semplice fatto dell’esistenza dello «stato bolscevico» mette un freno alle forze nere della reazione, facilitando alle classi oppresse la lotta per la loro liberazione. Ciò spiega, in fin dei conti, l’odio bestiale che gli sfruttatori di tutti i paesi nutrono contro i bolscevichi.

La storia si ripete, quantunque su una base nuova. Come nel passato, nel periodo della caduta del feudalesimo, la parola «giacobino» suscitava l’orrore e l’odio degli aristocratici di tutti i paesi, così attualmente, nel periodo della caduta del capitalismo, la parola «bolscevico» suscita nella borghesia di tutti i paesi odio ed orrore. E viceversa, come Parigi era nel passato l’asilo e la scuola dei rappresentanti rivoluzionari della borghesia ascendente, così Mosca è oggi l’asilo e la scuola dei rappresentanti rivoluzionari del proletariato in ascesa. L’odio contro i giacobini non salvò il feudalesimo dal naufragio. Chi può mettere in dubbio che l’odio contro i bolscevichi non salverà il capitalismo dalla sua inevitabile disfatta?

L’era della «stabilità» del capitalismo è tramontata, e con essa è tramontata la leggenda dell’incrollabilità dell’ordine borghese.

È incominciata l’era del crollo del capitalismo.

4. La Rivoluzione d’Ottobre non è soltanto una rivoluzione nel campo dei rapporti economici, politici e sociali. Essa è anche una rivoluzione nelle menti, una rivoluzione nell’ideologia della classe operaia. La Rivoluzione d’Ottobre è nata e s’è rafforzata sotto la bandiera del marxismo, sotto la bandiera dell’idea della dittatura del proletariato, sotto la bandiera del leninismo, che è il marxismo dell’epoca dell’imperialismo e delle rivoluzioni proletarie. Perciò essa segna la vittoria del marxismo sul riformismo, la vittoria del leninismo sul socialdemocratismo, la vittoria della III Internazionale sulla II Internazionale.

La Rivoluzione d’Ottobre ha tracciato un solco incolmabile tra il marxismo e il socialdemocratismo, tra la politica del leninismo e la politica del socialdemocratismo.

Nel passato, prima della vittoria della dittatura del proletariato, la socialdemocrazia poteva pavoneggiarsi, drappeggiata nella bandiera del marxismo, senza negare apertamente l’idea della dittatura del proletariato, ma anche senza far nulla, assolutamente nulla, per affrettare la realizzazione di quest’idea; è chiaro che un simile atteggiamento della socialdemocrazia non creava nessuna minaccia per il capitalismo. Allora, in quel periodo, la socialdemocrazia, da un punto di vista formale, si confondeva, o quasi, col marxismo.

Oggi, dopo la vittoria della dittatura del proletariato, quando tutti hanno visto coi loro occhi dove conduce il marxismo e che cosa può significare la sua vittoria, la socialdemocrazia non può più pavoneggiarsi, drappeggiata nella bandiera del marxismo, non può più civettare con l’idea della dittatura del proletariato senza creare un certo pericolo per il capitalismo. Avendo rotto da tempo con lo spirito del marxismo, essa è stata costretta a rompere anche con la bandiera del marxismo, si è schierata apertamente e senza equivoco contro la Rivoluzione d’Ottobre, frutto del marxismo, contro la prima dittatura proletaria del mondo.

Oggi essa si è dovuta separare e si è effettivamente separata dal marxismo, perché nelle condizioni attuali non ci si può chiamare marxisti se non si sostiene apertamente e senza riserve la prima dittatura proletaria del mondo, se non si conduce una lotta rivoluzionaria contro la propria borghesia, se non si creano le condizioni per la vittoria della dittatura del proletariato nel proprio paese.
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Tra la socialdemocrazia e il marxismo si è aperto un abisso. Ormai l’unico assertore e baluardo del marxismo è il leninismo, il comunismo.

Ma non ci si è fermati qui. Segnata una linea di demarcazione tra la socialdemocrazia e il marxismo, la Rivoluzione d’Ottobre è andata oltre, respingendo la socialdemocrazia nel campo dei difensori diretti del capitalismo contro la prima dittatura proletaria del mondo. Quando i signori Adler e Bauer, Wells e Levi, Longuet e Blum diffamano il «regime sovietico» esaltando la «democrazia» parlamentare, essi vogliono dire, con ciò, che combattono e continueranno a combattere per la restaurazione dell’ordine capitalistico nell’URSS, per la conservazione della schiavitù capitalistica negli stati «civili».

L’attuale socialdemocratismo è il sostegno ideologico del capitalismo. Lenin aveva mille volte ragione quando diceva che gli uomini politici socialdemocratici dei nostri giorni sono «veri agenti della borghesia in seno al movimento operaio, commessi operai della classe dei capitalisti», di dire che «nella guerra civile del proletariato contro la borghesia» essi si schiereranno inevitabilmente «a fianco dei “versagliesi” contro i “comunardi”» (73).

È impossibile finirla col capitalismo, senza aver posto fine al socialdemocratismo nel movimento operaio. Perciò l’era dell’agonia del capitalismo è in pari tempo l’era dell’agonia del socialdemocratismo nel movimento operaio.

La grande importanza della Rivoluzione d’Ottobre consiste tra l’altro nel fatto che essa segna il trionfo ineluttabile del leninismo sul socialdemocratismo nel movimento operaio mondiale.

L’era del dominio della II Internazionale e del socialdemocratismo nel movimento operaio è tramontata.

È incominciata l’era del dominio del leninismo e della III Internazionale.
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Note:

72) Paul Lafrague, Il giorno dopo la rivoluzione (vedi Opere, vol. 1, Mosca-Leningrado, 1925, pp. 329-330, ed. russa). 254
73) Vedi Lenin, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo. Saggio popolare, Roma, Edizioni Rinascita, 1948, p. 6. 263

http://www.resistenze.org/sito/te/cu/ur/cuurdm05-013551.htm

J. V. Stalin THE INTERNATIONAL CHARACTER OF THE OCTOBER REVOLUTION On the Occasion of the Tenth Anniversary of the October Revolution

Pravda, No. 255, November 6-7, 1927

Based on J. V. Stalin, Works, Foreign Languages Publishing House, Moscow, 1954

Vol. 10, pp. 244-55.



PUBLISHER’S NOTE

The present English edition of J. V. Stalin’s Problems of Leninism corresponds to the eleventh Russian edition of 1952. The English translation up to page 766 (including the relevant notes at the end of the book) is taken from Stalin’s Works, Foreign Languages Publishing House, Moscow, 1953-55, Vol. 6 and Vols. 8-13, while the rest is taken from the same publishers’ 1953 edition of Problems of Leninism. Minor changes have been made in the translation and the notes. Volume and page references to Lenin’s Works made in the text are to the third Russian edition. References to English translations are added, as footnotes, by the present publisher.


page 266

    The October Revolution cannot be regarded merely as a revolution “within national bounds.” It is, primarily, a revolution of an international, world order, for it signifies a radical turn in the world history of mankind, a turn from the old, capitalist world to the new, socialist world.

    Revolutions in the past usually ended by one group of exploiters at the helm of government being replaced by another group of exploiters. The exploiters changed, exploitation remained. Such was the case during the liberation movements of the slaves. Such was the case during the period of the uprisings of the serfs. Such was the case during the period of the well-known “great” revolutions in England, France and Germany. I am not speaking of the Paris Commune, which was the first glorious, heroic, yet unsuccessful attempt on the part of the proletariat to turn history against capitalism.

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    The October Revolution differs from these revolutions in principle. Its aim is not to replace one form of exploitation by another form of exploitation, one group of exploiters by another group of exploiters, but to abolish all exploitation of man by man, to abolish all groups of exploiters, to establish the dictatorship of the proletariat, to establish the power of the most revolutionary class of all the oppressed classes that have ever existed, to organize a new, classless, socialist society.

    It is precisely for this reason that the victory of the October Revolution signifies a radical change in the history of mankind, a radical change in the historical destiny of world capitalism, a radical change in the liberation movement of the world proletariat, a radical change in the methods of struggle and the forms of organization, in the manner of life and traditions, in the culture and ideology of the exploited masses throughout the world.

    That is the basic reason why the October Revolution is a revolution of an international, world order.

    That also is the source of the profound sympathy which the oppressed classes in all countries entertain for the October Revolution, which they regard as a pledge of their own emancipation.

    A number of fundamental issues could be noted on which the October Revolution influences the development of the revolutionary movement throughout the world.

    1. The October Revolution is noteworthy primarily for having breached the front of world imperialism, for having overthrown the imperialist bourgeoisie in one of the biggest capitalist countries and put the socialist proletariat in power.

    The class of wage-workers, the class of the persecuted, the class of the oppressed and exploited hasfor the first time in

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the history of mankind risen to the position of the ruling class, setting a contagious example to the proletarians of all countries.

    This means that the October Revolution has ushered in a new era, the era of proletarian revolutions in the countries of imperialism.

    It took the instruments and means of production from the landlords and capitalists and converted them into public property, thus counterposing socialist property to bourgeois property. It thereby exposed the lie of the capitalists that bourgeois property is inviolable, sacred, eternal.

    It wrested power from the bourgeoisie, deprived the bourgeoisie of political rights, destroyed the bourgeois state apparatus and transferred power to the Soviets, thus counter-posing the socialist rule of the Soviets, as proletarian democracy, to bourgeois parliamentarism, as capitalist democracy. Lafargue was right when he said, as far back as 1887, that on the morrow of the revolution “all former capitalists will be disfranchised.”[53]

    The October Revolution thereby exposed the lie of the Social-Democrats that at the present time a peaceful transition to socialism is possible through bourgeois parliamentarism.

    But the October Revolution did not and could not stop there. Having destroyed the old, bourgeois order, it began to build the new, socialist order. The 10 years of the October Revolution have been 10 years of building the Party, trade unions, Soviets, co-operatives, cultural organizations, transport, industry, the Red Army. The indubitable successes of socialism in the U.S.S.R. on the front of construction have clearly shown that the proletariat can successfully govern the country without the bourgeoisie and against the bourgeoisie, that it can successfully build industry without the bourgeoisie and against the bourgeoisie, that it cansuccessfully direct the

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whole of the national economy without the bourgeoisie and against the bourgeoisie, that it can successfully build socialism in spite of the capitalist encirclement.

    Menenius Agrippa, the famous Roman senator of ancient times, was not the only one to uphold the old “theory” that the exploited cannot do without the exploiters any more than the head and other parts of the body can do without the stomach. This “theory” is now the corner-stone of the political “philosophy” of Social-Democracy in general, and of the Social-Democratic policy of coalition with the imperialist bourgeoisie in particular. This “theory,” which has acquired the character of a prejudice, is now one of the most serious obstacles in the path towards the revolutionization of the proletariat in the capitalist countries. One of the most important results of the October Revolution is that it dealt this false “theory” a mortal blow.

    Is there any further need to prove that these and similar results of the October Revolution could not and cannot fail to exert an important influence on the revolutionary movement of the working class in the capitalist countries?

    Such generally known facts as the progressive growth of communism in the capitalist countries, the growing sympathy of the proletarians of all countries for the working class of the U.S.S.R. and, finally, the many workers’ delegations that come to the Land of Soviets, prove beyond doubt that the seeds sown by the October Revolution are already beginning to bear fruit.

    2. The October Revolution has shaken imperialism not only in the centres of its domination, not only in the “metropolises.” It has also struck at the rear of imperialism, its periphery, having undermined the rule of imperialism in the colonial and dependent countries.

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    Having overthrown the landlords and the capitalists, the October Revolution broke the chains of national and colonial oppression and freed from it, without exception, all the oppressed peoples of a vast state. The proletariat cannot emancipate itself unless it emancipates the oppressed peoples. It is a characteristic feature of the October Revolution that it accomplished these national-colonial revolutions in the U.S.S.R. not under the flag of national enmity and conflicts among nations, but under the flag of mutual confidence and fraternal rapprochement of the workers and peasants of the various peoples in the U.S.S.R., not in the name ofnationalism, but in the name of internationalism.

    It is precisely because the national-colonial revolutions took place in our country under the leadership of the proletariat and under the banner of internationalism that pariah peoples, slave peoples, have for the first time in the history of mankind risen to the position of peoples that are really free and really equal, thereby setting a contagious example to the oppressed nations of the whole world.

    This means that the October Revolution has ushered in new era, the era of colonial revolutions which are being carried out in the oppressed countries of the world in alliance with the proletariat and under the leadership of the proletariat.

    It was formerly the “accepted” idea that the world has been divided from time immemorial into inferior and superior races, into blacks and whites, of whom the former are unfit for civilization and are doomed to be objects of exploitation, while the latter are the only bearers of civilization, whose mission it is to exploit the former.

    That legend must now be regarded as shattered and discarded. One of the most important results of the October Revolution is that it dealt that legend a mortal blow, by

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demonstrating in practice that the liberated non-European peoples, drawn into the channel of Soviet development, are not one whit less capable of promoting a really progressive culture and a really progressive civilization than are the European peoples.

    It was formerly the “accepted” idea that the only method of liberating the oppressed peoples is the method of bourgeois nationalism, the method of nations drawing apart from one another, the method of disuniting nations, the method of intensifying national enmity among the labouring masses of the various nations.

    That legend must now be regarded as refuted. One of the most important results of the October Revolution is that it dealt that legend a mortal blow, by demonstrating in practice the possibility and expediency of the proletarian, internationatist method of liberating the oppressed peoples, as the only correct method; by demonstrating in practice the possibility and expediency of a fraternal union of the workers and peasants of the most diverse nations based on the principles of voluntariness and internationalism. The existence of the Union of Soviet Socialist Republics, which is the prototype of the future integration of the working people of all countries into a single world economic system, cannot but serve as direct proof of this.

    It need hardly be said that these and similar results of the October Revolution could not and cannot fail to exert an important influence on the revolutionary movement in the colonial and dependent countries. Such facts as the growth of the revolutionary movement of the oppressed peoples in China, Indonesia, India, etc., and the growing sympathy of these peoples for the U.S.S.R., unquestionably bear this out.

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    The era of tranquil exploitation and oppression of the colonies and dependent countries has passed away.

    The era of liberating revolutions in the colonies and dependent countries, the era of the awakening of the proletariat in those countries, the era of its hegemony in the revolution, has begun.

    3. Having sown the seeds of revolution both in the centres of imperialism and in its rear, having weakened the might of imperialism in the “metropolises” and having shaken its domination in the colonies, the October Revolution has thereby put in jeopardy the very existence of world capitalism as a whole.

    While the spontaneous development of capitalism in the conditions of imperialism has passed — owing to its unevenness, owing to the inevitability of conflicts and armed collisions, owing, finally, to the unprecedented imperialist slaughter — into the process of the decay and the dying of capitalism, the October Revolution and the resultant dropping out of a vast country from the world system of capitalism could not but accelerate this process, undermining, bit by bit, the very foundations of world imperialism.

    More than that. While shaking imperialism, the October Revolution has at the same time created — in the shape of the first proletarian dictatorship — a powerful and open base for the world revolutionary movement, a base such as the latter never possessed before and on which it now can rely for support. It has created a powerful and open centre of the world revolutionary movement, such as the latter never possessed before and around which it can now rally, organizing a united revolutionary front of the proletarians and of the oppressed peoples of all countries against imperialism.

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    This means, firstly, that the October Revolution inflicted a mortal wound on world capitalism from which the latter will never recover. For that very reason capitalism will never recover the “equilibrium” and “stability” that it possessed before October.

    Capitalism may become partly stabilized, it may rationalize its production, turn over the administration of the country to fascism, temporarily hold down the working class; but it will never recover the “tranquillity,” the “assurance,” the “equilibrium” and the “stability” that it flaunted before; for the crisis of world capitalism has reached the stage of development when the flames of revolution must inevitably break out, now in the centres of imperialism, now in the periphery, reducing to naught the capitalist patch-work and daily bringing nearer the fall of capitalism. Exactly as in the well-known fable, “when it pulled its tail out of the mud, its beak got stuck; when it pulled its beak out, its tail got stuck.”

    This means, secondly, that the October Revolution has raised to such a height the strength and importance, the courage and the fighting preparedness of the oppressed classes of the whole world as to compel the ruling classes to reckon with them as a new, important factor. Now the labouring masses of the world can no longer be regarded as a “blind mob,” groping in the dark and devoid of prospects; for the October Revolution has created a beacon which illumines their path and opens up prospects for them. Whereas formerly there was no world-wide open forum from which the aspirations and strivings of the oppressed classes could be expounded and formulated, now such a forum exists in the shape of the first proletarian dictatorship.

    There is hardly room for doubt that the destruction of this forum would for a long time cast the gloom of unbridled,

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black reaction over the social and political life of the “advanced countries.” It cannot be denied that the very existence of a “Bolshevik state” puts a curb upon the dark forces of reaction, thus helping the oppressed classes in their struggle for liberation. It is this that explains the savage hatred which the exploiters of all countries entertain for the Bolsheviks.

    History repeats itself, though on a new basis. Just as for merly, during the period of the downfall of feudalism, the word “Jacobin” evoked dread and abhorrence among the aristocrats of all countries, so now, in the period of the down fall of capitalism, the word “Bolshevik” evokes dread and abhorrence among the bourgeois in all countries. And conversely, just as formerly Paris was the refuge and school for the revolutionary representatives of the rising bourgeoisie, so now Moscow is the refuge and school for the revolutionary representatives of the rising proletariat. Hatred of the Jacobins did not save feudalism from collapse. Can there be any doubt that hatred of the Bolsheviks will not save capitalism from its inevitable downfall?

    The era of the “stability” of capitalism has passed away, carrying away with it the legend of the indestructibility of the bourgeois order.

    The era of the collapse of capitalism has begun.

    4. The October Revolution cannot be regarded merely as a revolution in the sphere of economic and social-political relations. It is at the same time a revolution in the minds, a revolution in the ideology, of the working class. The October Revolution was born and gained strength under the banner of Marxism, under the banner of the idea of the dictatorship of the proletariat, under the banner of Leninism, which is Marxism of the era of imperialism and proletarian revolutions. Hence it marks the victory of Marxism over reformism, the

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victory of Leninism over Social-Democratism, the victory of the Third International over the Second International.

    The October Revolution has brought into being an impassable chasm between Marxism and Social-Democratism, between the policy of Leninism and the policy of Social-Democratism.

    Formerly, before the victory of the dictatorship of the proletariat, Social-Democracy, while refraining from openly repudiating the idea of the dictatorship of the proletariat but doing nothing, absolutely nothing, to bring nearer the realization of this idea, could flaunt the banner of Marxism, and it is obvious that this behaviour of Social-Democracy created no danger whatever for capitalism. Then, in that period, Social-Democracy was formally taken as identical, or almost identical, with Marxism.

    Now, after the victory of the dictatorship of the proletariat, when everybody has seen for himself to what Marxism leads and what its victory may signify, Social-Democracy is no longer able to flaunt the banner of Marxism, can no longer coquet with the idea of the dictatorship of the proletariat without creating a certain danger for capitalism. Having long ago broken with the spirit of Marxism, it has found itself compelled to discard also the banner of Marxism; it has openly and unambiguously taken a stand against the offspring of Marxism, against the October Revolution, against the first dictatorship of the proletariat in the world.

    Now it has had to dissociate itself from Marxism, and has actually done so; for under present conditions one cannot call oneself a Marxist unless one openly and devotedly supports the first proletarian dictatorship in the world, unless one wages a revolutionary struggle against one’s own bourgeoisie,

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unless one creates the conditions for the victory of the dictatorship of the proletariat in one’s own country.

    A chasm has opened between Social-Democracy and Marxism. Henceforth, the only bearer and bulwark of Marxism is Leninism, communism.

    But matters did not end there. The October Revolution went further than drawing a demarcation line between Social Democracy and Marxism; it relegated Social-Democracy to the camp of the direct defenders of capitalism against the first proletarian dictatorship in the world. When Messieurs the Adlers and Bauers, the Welses and Levis, the Longuets and Blums abuse the “Soviet regime” and extol parliamentary “democracy,” these gentlemen mean that they are fighting and will continue to fight for the restoration of the capitalist order in the U.S.S.R., for the preservation of capitalist slavery in the “civilized” states.

    Present-day Social-Democratism is an ideological support of capitalism. Lenin was a thousand times right when he said that the present-day Social-Democratic politicians are “real agents of the bourgeoisie in the working-class movement, the labour lieutenants of the capitalist class,” that in the “civil war between the proletariat and the bourgeoisie” they would inevitably take “the side of the ‘Versaillese’ against the ‘Communards.'”[54]

    It is impossible to put an end to capitalism without putting an end to Social-Democratism in the labour movement. That is why the era of dying capitalism is also the era of dying Social-Democratism in the labour movement.

    The great significance of the October Revolution consists, among other things, in the fact that it marks the inevitable victory of Leninism over Social-Democratism in the world labour movement.

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The era of the domination of the Second International and of Social-Democratism in the labour movement has ended.

    The era of the domination of Leninism and of the Third International has begun.

  Pravda, No. 255,
November 6-7, 1927

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NOTES

[53] See Paul Lafargue, “On the Morrow of the Revolution,” in Le Socialiste, Paris, No. 113, December 31, 1887. [p.268]

[54] Lenin, “Preface to the French and German Editions,” Imperialism, the Highest Stage of Capitalism, FLP, Peking, 1973, p. 10. [p.276]

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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