Albert Escusa : George Orwell e gli orwelliani:I Guerrieri del “mondo libero” contro l “asse del male”- quinta parte –GEORGE ORWELL Y LOS ORWELLIANOS: LOS GUERREROS DEL “MUNDO LIBRE” CONTRA EL “EJE DEL MAL” – cap. quinto –

Albert Escusa : George Orwell e gli orwelliani:I Guerrieri del “mondo libero” contro l “asse del male”-http://www.rebelion.org/docs/68112.pdf

9  Orwell,  stendendo i  ponti  tra i  due estremi

Chi rivendica Orwell oggi? Indubbiamente un gran numero di lettori che hanno assorbito  in dosi massicce il  mito dello scrittore onesto ,” armato di un  l’idealismo,di una morale a tutta prova ;  i sacerdoti mediatici  o gli intellettuali, neoliberali, o dell’estrema destra, i   fabbricatori di ideologie, intellettuali “indipendenti”, scrittori e docenti universitari generalmente situati  nell’ambito  della sinistra o del  centro-sinistra, e infine,  alcuni militanti dei movimenti dell’  estrema sinistra anti comunista ,  le cui opinioni spesso tendono a convergere con quelle degli  intellettuali neoliberisti e reazionari.

L’icona di Orwell è venerata sia dalla estrema sinistra anticomunista  come gli anarchici spagnoli, Pepe Gutiérrez, Fundación Andreu Nin, e  dagli intellettuali ultra neoconservatori  americani ed europei. Nel nostro paese, questi ultimi sono rappresentati dai media come  Libertad Digital  , dove scrivono tra l’altro  gli ultra — orwelliani come  Federico Jimenez Losantos, Cesar Vidal Pio Moa.

In questa pubblicazione, accanto a un articolo molto  elogiativo [41]di  Charles Semprun Maura su Orwell, possiamo leggere   un altro articolo del pro-Franchista Pio Moa sulla relativa corrispondente “ denuncia “ del  ruolo dei comunisti e  di Stalin nella guerra civile spagnola

Costituisce un aberrazione intellettuale porre in relazione il pensiero di  Orwell  con quello dell’ l’estrema destra? In effetti vi sono prove  evidenti per asserire di  questa commistione. Il 21 marzo 1940, Orwell scriveva sulle  pagine del giornale New English Weekly: “Vi ricordo che io non sono mai stato in grado di avere in  antipatia  Hitler. Dopo la sua ‘ascesa al potere (…) Ho riflettuto  che sicuramente lo  ucciderei  se potessi  arrivare lui , ma non riuscivo a sentire animosità personale nei suoi confronti. Il fatto è che c’è qualcosa di profondamente attraente in lui  “[42].

Queste ambiguità  rispetto a  Hitler forma una  parte della natura profondamente conservatrice del pensiero orwelliano, che  cercò di nascondere attraverso i suoi romanzi e articoli con tematiche sociali o di sinistra. Però  alla fine, la genetica  segue il suo corso e le vere concezioni di Orwell, durante la prima guerra mondiale eruppero dalla sua mente con la forza di un’eruzione vulcanica.  La sua cerchia di amicizie, il suo proprio ambiente certificarono le sue posizioni reazionarie e senza principi. Lo scrittore  anarchico  George Woodcock,  amico di Orwell, nel 1942 ha scritto con sarcasmo su di lui  in termini che non lasciano dubbi  sulla sua doppia morale  della  sua incoerenza e inconsistenza  politica: « il Compagno Orwell, ex ufficiale di polizia dell’imperialismo britannico il Compagno Orwell, l’ex compagno di viaggio dei pacifisti   [Per cui] ora li attacca! il Compagno Orwell, ex membro dell’ estrema sinistra Difensore degli anarchici Ora  il compagno Orwell, ritorna alla sua  lealtà verso gli  imperialisti e  lavora  alla BBC [43].

Rob Breton, docente presso l’Università della British Columbia, in un articolo dal  titolo eloquente  “George Orwell e la colpa liberale”, ha segnalato che sia  liberalismo ,che le  tradizioni borghesi sono  ascendenti  ben radicati  in  Orwell, osservando poi come egli abbia diretto la sua  viscerale critica  principalmente contro gli  scrittori e gli  intellettuali di sinistra, prima, e dopo, più che verso gli intellettuali di destra e reazionari  con cui fu molto accondiscendente  [44]. Nel 1941, ad esempio, Orwell accusò  gli intellettuali di sinistra di essere filo-nazisti : Entro un anno dovrebbe aver luogo tra  gli ‘intellettuali  di sinistra una reazione pro-hitleriana[45].

E lo scrittore Raymond Williams, che simpatizzava per  Orwell, ha evidenziato le grandi potenzialità alla demoralizzazione e la  disfattismo  dello scrittore, che si sforzò di creare un’immagine sociale dominata dall’assoluta  disperazione e apatia, senza offrire soluzioni ai drammi raccapriccianti a cui sottomette i suoi personaggi,  senza offrire loro  le  soluzioni ai problemi, e quindi, per tanto il suo è  un messaggio chiaramente reazionario: Orwell  ha approntato  e implementato   le convinzioni politiche ortodosse di una generazione …Al considerare che  lotta viene unicamente combattuta tra poche persone  al disopra delle teste di una massa apatica, Orwell ha creato le condizioni per la sconfitta e la disperazione[46].

Dalla sua posizione di giornalista nel periodico Tribune, Orwell  arrivò nel 1944, a difendere il  bombardamento massiccio delle città e per  condizionare le  possibili opinioni contrarie a questi tali metodi, ha minimizzato il numero delle vittime civili innocenti, qualificando come “propaganda” le informazioni sui bambini uccisi dalle bombe, Perché è peggiore uccidere civili che soldati? Ovviamente non si devono uccidere i bambini, se in alcun modo evitabili, ma solo nei volantini della  propaganda ogni bomba che cade  lo fa su di  una scuola o su  un orfanotrofio. Una bomba uccide un campione rappresentativo della popolazione,  però non è esattamente  che una selezione rappresentativa, perché i bambini e le donne incinte sono di solito i primi ad essere evacuati, e alcuni giovani sono nell’esercito. Probabilmente, un numero sproporzionato di vittime della bomba sarà di mezza età ‘’[47].

Christopher Hitchens è una delle prove evidenti che Orwell è il ponte che permette la circolarità  – di solito in una unica direzione, dalla estrema  sinistra anticomunista , all’ ’estrema destra neoliberale  (e anticomunista ). Oggi  Hitchens è considerato uno degli intellettuali inglesi  più influenti , della sinistra  ‘”anti-stalinista” Nonostante si sia dichiarato marxista, come ha espresso in una recente intervista, si è ritrovato con i suoi “nemici” collocandosi  sullo stesso  piano con l’estrema destra nordamericana

Cosi ,quindi, non ha esitato a sostenere la guerra contro l’Iraq [48] (ripetendo l’appoggio che prestò alla NATO nel 1999, quando difese  i bombardamenti contro la Jugoslavia per i loro caratteri  “umanitari” [49]) o  attaccare visceralmente  quelli che da   posizioni progressiste, hanno svelato il volto  più  criminale della società americana e del  suo governo, come il regista Michael Moore [50].

 Nel suo libro su  Orwell[ 51], Hitchens si scaglia violentemente contro gli intellettuali di sinistra che hanno criticato il suo venerato scrittore, assumendo  cosi la funzione di sommo sacerdote dell’ortodossia orwelliana.

 

In  una curiosa coincidenza con Pepe Gutierrez, Hitchens è convinto che il più grande contributo, la validità attuale dell’ opera e dei lavori di Orwell siano  nella lotta contro lo “stalinismo” e “regimi stalinisti”, parole che sono diventate  una delle principali  truffe intellettuali, utilizzata indistintamente  sia dall’intellighenzia  reazionaria , che dagli orwelliani di  sinistra.

In tutto questo non c’è niente di strano, perché di solito i fan (tifosi) di  Orwell sorti  dalla sinistra sono dei veri  e propri teppisti orwelliani, decisi a bruciare sul rogo tutti coloro che mettono in discussione il dogma sullo scrittore, in  particolare lotta contro il fantasma dello  “stalinismo”. Pepe Gutierrez, sulla scia di Hitchens, cerca disperatamente di equiparare la critica ad  Orwell, con quello che egli definisce stalinismo”, approfittando della leggenda nera e dell’ enorme  carica negativa  che il  pensiero unico  ha creato attorno a questo concetto.

Note

41 Calos Semprún Maura: George Orwell, cien años de libertad.

http://revista.libertaddigital.com/articulo.php/127576075642http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9C04E0D81739F931A15755C0A962948260

43 Citado por Scott Lucas: What would George do? http://www.newstatesman.com/200306020041

44 Breton,B:Crisis?Whose crisis? George Orwell and liberal guilt. http://findarticles.com/p/articles/mi_qa3709/is_200210/ai_n9136658/pg_10.-14  

45 Orwell, G.: El león y el unicornio. En: El león y el unicornio y otros ensayos, obra cit., p.157.

46 Williams, R.: George Orwell. Cit. por Hitchens, C: La victoria de Orwell. Editorial Planeta, Barcelona 2003, p. 53

47 Cit. por Frank Kermode, New York Review of Books, 14 June 2007. http://orwelltribune.blogspot.com

48 http://www.sncweb.ch/spanisch/entrevistas/Christopher-Hitchens.htm

49 http://www.greenleft.org.au/2004/587/32283

50 Hitchens, C.: Las mentiras de Michael Moore. http://www.letraslibres.com/index.php?art=9852

51 Hitchens, C: La victoria de Orwell, obra cit.

10 . Che in realtà ha difeso Orwell

 

L’evoluzione del pensiero politico e sociale Orwell  fu  condizionato in ogni  momento  dai  suoi  fantasmi personali : la necessità di espiare i peccati di un ex poliziotto imperiale di origine  semi aristocratica, tormentato per essere solo una vite dell’ ingranaggio coloniale britannica,  in un mondo decrepito e decadente , entrato in una crisi profonda che provocò la distruzione dei valori tradizionali  in ampi strati intellettuali, responsabili della creazione ,della trasmissione dell’ ideologia borghese . Era il mondo che si stava  precipitando nel baratro a seguito della crisi economica 1929 , la disoccupazione di massa , la disgregazione sociale , un mondo in cui una borghesia disperata cercava la salvezza nei regimi conservatori o fascisti , trascinando così  l’umanità una nuova guerra .

 Di fronte a questo mondo emergeva  l’ Unione Sovietica  con spettacolari  tassi di crescita economica che sono serviti  ed utilizzati per sviluppare un programma di diritti sociali , economici  e culturali  sconosciuti al resto del mondo,  però limitati dalla necessità di preparare il paese alla nuova  guerra imminente .  Era L’ URSS  della piena occupazione , dei diritti delle donne e della classe operaia , delle  università , dell’ istruzione e della sanità , del progresso in tutti i settori dell’economia,  del trionfo della economia pianificata , l’alternativa che si presentava  davanti agli occhi dei  molti intellettuali disorientati.

 

Anti – imperialismo o  razzismo sottile ?

Ci sono stati i critici di spicco della sinistra non esattamente ” stalinista ” o filo- sovietica, che hanno smascherato l’ideologia profondamente reazionaria che si  nascondeva nelle opere di Orwell .  A queste voci ,chiaramente è venuta a  mancare la massiccia copertura mediatica di cui godeva Orwell e suoi  apologeti . Uno di quelli che ha denunciato il carattere reazionario delle idee di Orwell è stato lo storico e dirigente social democratico  irlandese ,Cruise O’Brien, che ha smascherato il suo presunto antimperialismo,svelando il sottile razzismo che si  nascondeva  nelle  opere orwelliane :  “ Sebbene,  mentre condanna l’imperialismo..le sue  vittime lo disgustano ulteriormente … E ‘ fantastico vedere nel 1984 di Orwell  il riflesso  del sentimento di  un mondo nel quale  lo stile  di vita britannico anteriore al  1914 è completamente morto, deve essere necessariamente un mondo disumanizzato ? Ed è completamente sbagliato percepire che gli abitanti della Fattoria degli Animali abbiano punti in  comune non solo con i russi sovietici , ma con le razze di  inferiori di  Kipling in maniera generale ? ” [52] .

Infatti, il disprezzo, con il quale Orwell  tratta il popolo russo è nella Fattoria degli Animali,- un gruppo di animali stupidi incapaci di governarsi, si  meritano solo il peggiore dei destini – mai  si è  avuto come riscontro  equivalenti parole per i popoli   come quello tedesco, che vivevano  in un regime infinitamente peggiore di  quello che avrebbe potuto essere il regime  sovietico . Orwell  non ha mai dedicato un romanzo al nazismo o il fascismo, ne al maccartismo americano, o al  linciaggio dei neri nel sud degli Stati Uniti, ecc. La categoria nazista, subumani”, come gli ebrei, zingari, slavi, socialisti, comunisti, e tutti gli altri condannati alla “soluzione finale” per Autswitch, dal  Franchismo o Mussolini,  non avevano il diritto a  nessuna lacrima da parte  Orwell. resta turbato il portatore dellaVerità” per le  centinaia di migliaia di giapponesi innocenti sterminati dalle bombe atomiche americane.

E per Orwell e orwelliani , ci sono vittime di prima classe e vittime di terza classe . Anche le sue posizioni anti- imperialiste erano molto ambigue . Se bene  sembra rifiutare la società coloniale britannica , il suo periodo di lavoro nella polizia imperiale in  Birmania gli lasciò una sgradevole un’impressione dei nativi birmani , ritratti nel suo romanzo, “Giorni birmani” esseri  sottomessi e servili  verso l’ inglese , capaci degli atteggiamenti più immorali o  a gruppi appartenenti  ad una cultura indecifrabile e primitiva . Formalmente  ha difeso l’indipendenza dell’India  , mentre in  pratica, si sforzava di  “dimostrare” l’impossibilità  di questa , utilizzando i vecchi argomenti del colonialismo paternalistico , che considerava  i  popoli colonizzati come immaturi o inferiori , incapaci di autogovernarsi . Nel 1941 egli scrisse: ” Se l’India semplicemente si ” liberare ” cioè, se venisse meno la  protezione militare britannico , il primo risultato sarebbe  quello di una conquista immediata da parte di un paese straniero, secondo , una serie di terribili e paurose carestie , che avrebbero portato alla perdita della  vita per  milioni di persone in pochi anni [53] .

 Il Nazionalsocialismo Orwelliano e il mito della ” partito straniero ” Una delle ossessioni di Orwell fu il  tema , inspirata  dell’ origine straniera del movimento comunista e la dipendenza dai dittatori della Russia . Molte voci con coordinate ideologiche e politiche diverse sono giunte attraverso un percorso convergente ad una identica conclusione: la denuncia dei partiti comunisti come “partiti  straniere” o “agenti pagati di Mosca” . Il ” pericolo rosso ” combinato dopo la vittoria delle rivoluzioni cinesi e vietnamite decenni più tardi dal ” pericolo giallo ” furono  i fantasmi con i quali giornalisti e intellettuali reazionari agitata vano le  masse gravide di  patriottismo e nazionalismo . Orwell ricorrerà a questi tipici  e schematici temi   anticomunisti collegandoli al  nazionalismo primitivo per  la creazione dei  classici slogans occidentali  utilizzati durante la  Guerra Fredda

.

Per questo motivo , l’internazionalismo proclamato dai comunisti e sostenuto da numerosi intellettuali  era visto da Orwell come un tradimento . Martin Tyrrel , nella rivista culturale Notes [54] pubblicato dal Libertarian  Alliance (  per nulla sospetto di ” stalinismo ” ) , e con un titolo illuminante – “Orwell :  Dal anarchismo conservatore al Nazionalsocialismo – evidenzia come lo scrittore , respingendo l’internazionalismo  si era si avvicinato ad un  l’idea di socialismo, in scritti come il “Leone e l’Unicorno,il socialismo e genio inglesi “- prendendo in prestito molte caratteristiche del nazionalsocialismo tedesco: il presunto nazionalismo dei  lavoratori britannici , gli attacchi ai intellettuali di sinistra che minavano  i valori tradizionali , la sua adesione alla classe media ,la rivendicazione del popolo britannico è una “razza marziale ” , ecc . In effetti , da scritti come “il Leone e l’Unicorno,il socialismo e il genio inglese” , lo spostamento di Orwell verso il nazionalismo britannico conservatrice è pubblico e difeso con passione . Si era lasciato alla spalle  l’” internazionalismo “ della sua giovinezza .

Anche la coincidenza Orwell con Hayek Orwell, professore alla London School of Economic e un altri padrini del neoconservatorismo, nel denunciare il collettivismo, la forma  di organizzazione sociale  del  socialismo,visto come il peggiore degli incubi: “Nella parte critica della tesi di professor Hayek c’è molto di vero. Non basta dire che in ogni caso non ha detto sufficienza che il collettivismo è intrinsecamente antidemocratico, anzi, in più  conferisce  poteri  molto grandi ad una minoranza tirannica, molto più grandi di quelli dell’ Inquisizione spagnola e che  giammai  a posseduto”[55].

Combattere il comunismo ovunque egli è sia si  è trasformata  in un’ossessione, denunciando i comunisti come burattini di Stalin. Il mito dei  comunisti come un “partito stranieroe i suoi leader erano al soldo di Mosca, faceva parte della propaganda di estrema destra nel mondo, e Orwell fece suo questo  mito con grande passione,  mentre la campagna anticomunista infuriava alla vigilia della seconda guerra mondiale.

Lo stile di Orwell  scivola sempre più nella  nell’ diffamazione, come possiamo vede nel parere che ha rispetto ai  comunisti francesi: nel 1940, nonostante che in  Parlamento  che abbiano  votato a favore dei crediti di guerra rispetto al conflitto si avvicina contro la Germania, i comunisti francesi furono messi fuori legge e perseguitati durante l’occupazione, consegnati ai nazisti dai politici al servizio della borghesia francese:

Nel mese di aprile 1940, ‘Serol socialista farà approvare un decreto di morte per tutti gli autori della propaganda comunista. (…) L’occupante Hitler sfruttò  appieno i risultati di questa repressione, e molti dei comunisti arrestati anche prima che l’occupazione, saranno consegnati ai boia Nazisti. Il 22 ottobre 1941, 27 comunisti saranno fucilati a Châteaubriant »[56].

Queste  circostanzi non impedisce al ” decente e onesto ” Orwell di riprodurre gli argomenti dell’estrema destra , afferma ,mostrando  il suo volto più canagliesco e diffamatorio , nel giugno 1940, quando le carceri erano piene di comunisti che sarebbero stati poi sterminati dagli occupanti nazisti , che il PCF era un docile strumento nelle mani di Hitler : ” tutto dipende dal resistere , in ogni caso , fino a quando l’inverno . Poi ( … ) messo Hitler in una situazione difficile . Sarà interessante vedere , poi , se riabilita il Partito comunista francese , messo fuori legge , cercando di usarlo contro la classe operaia del nord della Francia , come utilizzò a  Pétain contro la classe reazionaria ” [57] .

Come sappiamo , il PCF fu l’anima della resistenza anti- nazista , la principale forza politica e militare contro il fascismo, e con alti  costi  di  sacrifici  umani che portarono alla vittoria , mentre un grande amico di Orwell, ammirato da Pepe Gutiérrez , il comandante del POUM Georges Kopp , ha lavorato per il regime collaborazionista di Vichy . Il Orwell sparso calunnie infami contro i comunisti francesi , non poté   impedire  il fu il partito più votato nel dopo guerra . Su questo , Orwell ,su questo non ha mai  scritto una riga  da quello che si sappia .

 

Nel 1944 Orwell recuperava una vecchia idea di fascismo  che affermava che la Repubblica spagnola era una specie di colonia  in mani ai sovietici : “I russi hanno fornito un sacco di armi ,in cambio hanno ottenuto il massimo del controllo politico . ” Aggiungendo : “Per un anno o più , il governo spagnolo era infatti sotto il controllo russo . “

 

Orwell, quando ha descritto la repubblica come una sorta di ” colonia russa ” non  si è  inventato nulla di nuovo . [58]

 

Il generale fascista Queipo Llano, in una delle sue famose trasmissioni radiofoniche nel 1938 ” denunciava “, prima di Orwell  i leader repubblicani in questo modo: ” Voglio solo tenere  sostenersi al  potere poter  rubare e fare della  Spagna una colonia di Mosca» 59 .

E per celebrare l’ingresso di Franco a Madrid , Hitler ha inviato un telegramma di congratulazioni alle stesse condizioni : ”  La Spagna Nazionale  ha appena ottenuto la vittoria finale contro il bolscevismo ,questo elemento distruttore popoli”   mentre Mussolini proclamava in un  discorso : ” Il bolscevismo ha subito la sconfitta finale e allo stesso modo finiranno tutti i nemici del fascismo » 60 .

 L’Anti comunismo e la Repubblica come una colonia di Mosca furono  gli argomenti con cui i fascisti spagnoli tentarono di legittimare il crimine contro i popoli di Spagna . Orwell  ha riprodotto gli stessi argomenti , dando credito ai settori più reazionari contro la Repubblica e contro la politica anti fascista dell’URSS , contribuendo al rafforzamento del  blocco anticomunista che, in ultima analisi, è  servito come un cavallo di Troia per le forze più reazionarie e al fascismo .

 

Note

52 Cruise O’Brien, C.: Orwell mira el mundo. Cit. por Hitchens, La victoria de Orwell, obra cit., p. 53.

53 Orwell, G.: El León y el unicornio, obra cit.,p.149.

54 Tyrrel, M.: Orwell (1903-1950): From tory anarchism to national socialism and more than half way back. Cultural

Notes, nº36, 1997. http://www.libertarian.co.uk/lapubs/cultn/cultn036.pdf

55 Rebeca Permuth: 1984-Entre Orwell y Hayek. http://www.cees.org.gt/topicos/print/topic-726.doc

56 http://www.urcf.net/uniondesrevolutionnairescommunistesdefrance_theorie_nospublications_1939letournantreactionnaire.htm

57 Orwell, G.: Diarios de Guerra. 24 de junio de 1940. En: Matar a un elefante y otros escritos. Editorial Turner Publicaciones S.L., Madrid 2006, p. 41

58 Orwell, G.: A ocho años de la guerra: recuerdos españoles. En: Orwell periodista, Global Rythm Press, Barcelona 2006, p.56.

59 ABC, 1 de febrero de 1938, p.4.

60 Diario de Navarra, 29 de marzo de 1939, p.4.

9. Orwell, tendiendo puentes entre dos extremos

— ¿Quién reivindica a Orwell en la actualidad? Indudablemente un gran número de lectores que han recibido en dosis adecuadas el mito del “escritor honesto”, armado de idealismo y moral a toda prueba; popes mediáticos o intelectuales neoliberales o de extrema derecha fabricantes de ideología; intelectuales “independientes”, escritores y universitarios, generalmente situados en el ámbito de la izquierda o centro-izquierda; y, finalmente, algunos militantes de la ultraizquierda anticomunista cuyas opiniones, frecuentemente, suelen converger con algunas opiniones de la intelectualidad neoliberal y reaccionaria. El icono de Orwell es adorado a la vez por los anticomunistas de izquierda –como los anarquistas españoles, Pepe Gutiérrez, la Fundación Andreu Nin-y por los intelectuales ultras y neoconservadores norteamericanos y europeos. En nuestro país, éstos últimos están representados por medios como Libertad Digital, donde escriben entre otros los ultras -y también orwellianos-Federico Jiménez Losantos, César Vidal o Pío Moa. En esta publicación, al lado de un artículo muy elogioso [41] de Carlos Semprún Maura sobre Orwell, podemos acceder a otro del profranquista Pío Moa sobre la correspondiente “denuncia” del papel de los comunistas y de Stalin en la guerra civil española.

¿Constituye una aberración intelectual relacionar el pensamiento de Orwell con la extrema derecha? Precisamente hay evidencias sustanciales para afirmar esta conexión. El 21 de marzo de 1940, Orwell había escrito en las páginas del periódico New English Weekly: «Me gustaría recordar que nunca he sido capaz de tener aversión a Hitler. Después de que subió al poder (…) he reflejado que seguramente lo mataría si pudiera ponerme a su alcance, pero no podría sentir ninguna animosidad personal hacia él. El hecho es que hay algo profundamente atractivo sobre él» [42].

— Estas ambigüedades respecto a Hitler forman parte de la naturaleza profundamente conservadora del pensamiento orwelliano, que trató de ocultar a través de sus novelas y artículos con temáticas sociales o de izquierda. Pero finalmente, la genética siguió su curso y las verdaderas concepciones de Orwell, durante la guerra mundial, brotaron de su mente con la fuerza de una erupción volcánica. Su propio entorno certificó sus posturas reaccionarias y sin principios. El escritor anarquista George Woodcock, amigo de Orwell, escribió sarcásticamente en 1942 sobre él en unos términos que no dejan lugar a dudas de su doble moral y su inconsistencia política:

«Camarada Orwell, ex oficial de policía del imperialismo británico… Camarada Orwell, ex-compañero de viaje de los pacifistas… ¡[a los cuales] ataca ahora!… Camarada Orwell, ex miembro de la extrema izquierda… Defensor de los anarquistas… Y ahora el camarada Orwell, regresa a sus lealtades imperialistas y trabaja en la BBC»[43].

Rob Breton, profesor de la University of British Columbia, en un artículo que lleva el revelador título de George Orwell y la culpa liberal ha señalado al liberalismo y a las tradiciones burguesas como las influencias más arraigadas en Orwell, y ha remarcado que éste dirigió sus críticas de forma abrumadora contra los escritores e intelectuales de izquierdas -a los que atacó de forma visceral-antes que contra los intelectuales de derechas o reaccionarios, con los que fue mucho más condescendiente [44]. En 1941, por ejemplo, Orwell acusaba a los intelectuales de izquierdas de ser pro-nazis: «En el plazo de un año es probable que tenga lugar entre la intelectualidad de izquierdas una reacción prohitleriana»[45].

Y el escritor Raymond Williams, a pesar de que simpatizó con Orwell, puso de relieve el gran potencial desmovilizador y derrotista del escritor, que se esforzó por crear una imagen social dominada por la absoluta desesperación y la apatía, sin ofrecer salidas a los horribles dramas a los que sometía a sus personajes, sin ofrecer soluciones a los problemas planteados, y por lo tanto con un mensaje claramente reaccionario:

«Orwell preparó las convicciones políticas ortodoxas de toda una generación… Al considerar que la lucha sólo se libraba entre unas pocas personas por encima de las cabezas de una masa apática, Orwell creó las condiciones para la derrota y la desesperación» [46] .

Desde su puesto de articulista en el periódico Tribune, Orwell llegó a defender en 1944 el bombardeo masivo de ciudades y, para condicionar a las posibles opiniones contrarios a este tipo de métodos, minimizó las víctimas civiles inocentes, calificando como «propaganda» las informaciones de niños muertos por las bombas: «¿Por qué es peor matar a civiles que a soldados? Obviamente no hay que matar a niños si es en modo alguno evitable, pero sólo en los folletos de propaganda cada bomba que cae lo hace en una escuela o un orfanato. Una bomba mata a una muestra representativa de la población, pero no exactamente una selección representativa, porque los niños y las mujeres embarazadas suelen ser los primeros en ser evacuados, y algunos jóvenes van al ejército. Probablemente, un número desproporcionadamente grande de víctimas de la bomba será de mediana edad» 47

Christopher Hitchens es una de las evidencias de que Orwell es el puente que permite la circulación – normalmente en un único sentido– entre la extrema izquierda anticomunista y la extrema derecha neoliberal (y anticomunista). Hitchens está considerado uno de los intelectuales británicos actuales más influyentes, evidentemente de la «izquierda antiestalinista». A pesar de declararse marxista, como expresó recientemente en una entrevista, ha encontrado a sus enemigos en el mismo lugar que la extrema derecha norteamericana.

Así, no ha dudado en apoyar la guerra contra Irak 48 (repitiendo el apoyo que prestó a la OTAN en 1999 cuando defendió los criminales bombardeos contra Yugoslavia por su “carácter humanitario”49) o en atacar visceralmente a los que, desde posiciones progresistas, han puesto de manifiesto los problemas más descarnados de la sociedad norteamericana y de su gobierno, como el cineasta Michael Moore50. En su libro sobre Orwell 51, Hitchens arremete violentamente contra los intelectuales de izquierda que han criticado a su admirado escritor, ejerciendo el papel de sumo sacerdote de la ortodoxia orwelliana.

En una curiosa coincidencia con Pepe Gutiérrez, Hitchens considera que la mayor aportación y la validez actual de la obra de Orwell es la lucha contra el «estalinismo» y los «regímenes estalinistas», palabra que se ha convertido en una de las principales estafas intelectuales, empleada indistintamente por la intelectualidad reaccionaria y por los orwellianos de izquierdas.

Todo ello no tiene nada de extraño ya que normalmente los admiradores de Orwell surgidos de la izquierda son verdaderos hoolligans orwellianos decididos a quemar en la hoguera a cualquiera que cuestione los dogmas sobre el escritor, en su particular lucha contra el fantasma del «estalinismo». Pepe Gutiérrez, siguiendo la estela de Hitchens, trata desesperadamente de equiparar la crítica a Orwell con lo que él llama «estalinismo», aprovechando la leyenda negra y la enorme carga negativa que el pensamiento único ha creado en torno a este concepto.

 Note

41 Calos Semprún Maura: George Orwell, cien años de libertad.

http://revista.libertaddigital.com/articulo.php/127576075642http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9C04E0D81739F931A15755C0A962948260

43 Citado por Scott Lucas: What would George do? http://www.newstatesman.com/200306020041

44 Breton,B:Crisis?Whose crisis? George Orwell and liberal guilt. http://findarticles.com/p/articles/mi_qa3709/is_200210/ai_n9136658/pg_10.-14

45 Orwell, G.: El león y el unicornio. En: El león y el unicornio y otros ensayos, obra cit., p.157.

46 Williams, R.: George Orwell. Cit. por Hitchens, C: La victoria de Orwell. Editorial Planeta, Barcelona 2003, p. 53

47 Cit. por Frank Kermode, New York Review of Books, 14 June 2007. http://orwelltribune.blogspot.com

48 http://www.sncweb.ch/spanisch/entrevistas/Christopher-Hitchens.htm

49 http://www.greenleft.org.au/2004/587/32283

50 Hitchens, C.: Las mentiras de Michael Moore. http://www.letraslibres.com/index.php?art=9852

51 Hitchens, C: La victoria de Orwell, obra cit.

10. Lo que Orwell defendía en realidad

La evolución del pensamiento político y social de Orwell estuvo condicionada en todo momento por sus fantasmas personales: la necesidad de expiar las culpas de clase de un ex policía imperial de origen semiaristocrático, atormentado por ser un tornillo de la maquinaria colonial británica, en un mundo decrépito, que había entrado en una crisis profunda y que provocó la destrucción de los valores tradicionales entre amplios estratos intelectuales, responsables de crear y transmitir la ideología burguesa. Era el mundo que se precipitaba en el abismo a raíz de la crisis económica de 1929, del paro masivo, de la descomposición social, un mundo en el que una burguesía desesperada buscaba su salvación en los regímenes conservadores o fascistas, arrastrando a la humanidad a una nueva guerra. Frente a ese mundo emergía la Unión Soviética con unas tasas de desarrollo económico espectaculares, que servían para desarrollar un programa de derechos sociales, económicos y culturales desconocidos en el resto del mundo, limitados por la necesidad de preparar al país ante la guerra que se avecinaba. Fue la URSS del pleno empleo, de los derechos de las mujeres y de la clase obrera, de la universalidad de la educación y la sanidad, del progreso en todos los ámbitos y del triunfo de la economía planificada, la alternativa que se presentó ante los ojos de tantos intelectuales desconcertados.

¿Antiimperialismo o racismo sutil?

Hubo destacadas voces críticas de la izquierda no precisamente «estalinista» o pro-soviética, que destaparon la ideología profundamente reaccionaria que ocultaban las obras de Orwell. Estas voces, evidentemente, han carecido de la enorme difusión mediática que disfrutó Orwell y sus apologistas. Uno de los que denunció el carácter reaccionario de las ideas de Orwell fue el historiador y dirigente socialdemócrata irlandés Cruise O’Brien, quien desenmascaró su presunto antiimperialismo y desveló el racismo sutil que escondían las obras orwellianas: «Aunque condena el imperialismo sus víctimas le disgustan todavía más… ¿Es fantástico ver en el 1984 de Orwell el reflejo del sentimiento de que un mundo en el que el estilo de vida británico anterior a 1914 ha fallecido por completo debe ser necesariamente un mundo deshumanizado? ¿Y es completamente errado percibir que los habitantes de Rebelión en la granja tienen puntos en común no sólo con los rusos soviéticos sino con las razas menores de Kipling de manera general?»52.

 Efectivamente, el desprecio con que Orwell trata al pueblo ruso en Rebelión en la granja –un grupo de animales estúpidos incapaces de autogobernarse, que sólo merecen el peor de los destinos- jamás tuvo equivalente para pueblos como el alemán que vivían un régimen infinitamente peor que lo que pudo haber sido el soviético. Nunca dedicó Orwell una novela al nazismo, ni al fascismo, ni al maccarthismo norteamericano, ni al linchamiento de negros en el sur de EE.UU., etc. Las categorías nazis de “infrahumanos” como los judíos, gitanos, eslavos, socialistas, comunistas, y todos los demás condenados a la “solución final”, a Autswitch, al franquismo o a Mussolini, no tuvieron derecho a ninguna lágrima de Orwell. Tampoco se inmutó el portador de La Verdad por los cientos de miles de japoneses inocentes exterminados por las bombas atómicas norteamericanas.

Y es que para Orwell y los orwellianos, hay víctimas de primera clase y víctimas de tercera clase. Incluso sus posturas antiimperialistas eran muy ambiguas. Si bien parece rechazar la sociedad colonial británica, su paso como policía imperial por Birmania le dejó una desagradable impresión de los nativos birmanos, retratados en su novela Días de Birmania como seres que oscilan entre el servilismo hacia los británicos, capaces de las actitudes más inmorales, o bien colectivos pertenecientes a una cultura indescifrable y primitiva. Defendía formalmente la independencia de la India mientras que en la práctica se esforzaba por “demostrar” la imposibilidad de la misma utilizando los viejos tópicos paternalistas coloniales, que considera a los colonizados como pueblos inmaduros o inferiores, incapaces de autogobernarse. En 1941 escribía: «Si la India sencillamente se “liberase”, esto es, si se viese privada de la protección militar británica, el primer resultado sería una inmediata conquista por parte de algún país extranjero; el segundo, una serie de hambrunas pavorosas, que acabarían con la vida de millones de personas en pocos años»53.

El nacional-socialismo orwelliano y el mito del «partido extranjero» Una de las obsesiones de Orwell fue la temática inspirada en el origen extranjero del movimiento comunista y la dependencia a los dictados de Rusia. Numerosas voces procedentes de diversas coordenadas ideológicas y políticas han llegado, mediante una trayectoria convergente, a una idéntica conclusión: la denuncia de los partidos comunistas como «partidos extranjeros» o «agentes a sueldo de Moscú». El «peligro rojo», combinado tras la victoria de las revoluciones china y vietnamita décadas más tarde por el «peligro amarillo», fueron los fantasmas con los que la prensa y los intelectuales reaccionarios agitaban a las masas preñadas de patrioterismo y nacionalismo. Orwell recogería los tópicos anticomunistas y los ligaría al nacionalismo primitivo británico para crear los eslóganes occidentales clásicos de la guerra fría.

 Por este motivo, el internacionalismo proclamado por los comunistas y apoyado por numerosos intelectuales era visto por Orwell como una traición. Martin Tyrrel, en la revista Cultural Notes 54 publicada por la Alianza Libertaria (nada sospechosa de «estalinismo»), y con un título esclarecedor –Orwell: del anarquismo conservador al nacional-socialismo-remarca cómo el escritor, rechazando el internacionalismo, se fue aproximando a una idea de socialismo –en escritos como El león y el unicornio y El socialismo y el genio inglés-que tomaba prestada muchas características del nacional-socialismo alemán: el supuesto nacionalismo de los obreros británicos, los ataques a los intelectuales de izquierdas que socavan los valores tradicionales, su adhesión a las clases medias, la reivindicación de que el pueblo británico es una «raza marcial», etc. Efectivamente, a partir de escritos como El león y el unicornio y El socialismo y el genio inglés, el viraje de Orwell hacia el nacionalismo británico conservador es público y defendido con pasión. Atrás quedaba el internacionalismo de sus años juveniles.

Asimismo, Orwell coincide con Hayek, profesor del London School of Economic y otro de los padres del neoconservadurismo, en denunciar el colectivismo, forma de organización social intrínseca al socialismo, como la peor de las pesadillas: «En la parte crítica de la tesis del Profesor Hayek hay mucha verdad. Nunca basta decirlo y en cualquier caso, no se dice lo suficiente que el colectivismo es inherentemente antidemocrático; es más, le confiere a una tiránica minoría poderes más grandes que los que la Inquisición Española jamás sonó poseer»55.

Combatir al comunismo allá donde estuviera se convirtió en una obsesión, denunciando a los comunistas como marionetas de Stalin. El mito de que los comunistas eran un «partido extranjero» y sus dirigentes estaban a sueldo de Moscú, era parte de la propaganda de la extrema derecha en todo el mundo, y Orwell hizo suyo ese mito con gran pasión, mientras la campaña anticomunista arreciaba en vísperas de la guerra mundial.

 El estilo de Orwell se deslizó cada vez más hacia la difamación, como podemos ver en la opinión que le merecían los comunistas franceses: en 1940, a pesar de haber votado en el Parlamento a favor de los créditos de guerra para el conflicto que se avecinaba contra Alemania, los comunistas franceses fueron ilegalizados y perseguidos y, durante la ocupación, entregados a los nazis por los políticos al servicio de la burguesía francesa:

«En abril de 1940, el socialista Sérol hará aprobar un decreto penalizando de muerte a todo autor de propaganda comunista. (…) El ocupante hitleriano aprovechará plenamente los resultados de esta represión, y muchos de los comunistas arrestados incluso antes de la ocupación le serán entregados. El 22 de octubre de 1941, 27 comunistas serán fusilados en Châteaubriant»56.

 Ese hecho no impedirá que el «decente y honesto» Orwell reproduzca los argumentos de la extrema derecha y afirme, mostrando su rostro más canallesco y difamatorio en junio de 1940, cuando las cárceles se llenaban de comunistas que serían exterminados por los ocupantes nazis, que el PCF era un instrumento dócil en manos de

Hitler: «Todo depende de resistir, como sea, hasta el invierno. Para entonces (…) pondrá a Hitler en una situación difícil. Será interesante ver, entonces, si rehabilita al Partido Comunista francés, ilegalizado, y trata de emplearlo contra la clase obrera del norte de Francia, tal como utilizó a Pétain contra la clase reaccionaria»57.

Como sabemos, el PCF fue el alma de la Resistencia antinazi, la principal fuerza política y militar contra el fascismo y la que más sacrificios humanos realizó por la victoria, mientras que un gran amigo de Orwell y admirado por Pepe Gutiérrez, el comandante del POUM Georges Kopp, trabajaba para el régimen colaboracionista de Vichy. La difamación infame que Orwell segregaba contra los comunistas franceses no pudo impedir que fueran el partido más votado tras la guerra. Sobre ello, Orwell no escribió ni una línea que se sepa.

En 1944 Orwell recuperaba una vieja idea del fascismo que afirmaba que la República española era una especie de colonia manos de los soviéticos: «los rusos repartieron una gran cantidad de armas y a cambio obtuvieron un máximo de control político». Y añadía: «Durante un año o más, el Gobierno español estuvo de hecho bajo control ruso».

Orwell, cuando describía la República como una especie de «colonia rusa», no estaba inventando nada nuevo. El general fascista Queipo de Llano, en una de sus famosas emisiones radiofónicas «denunciaba» antes que Orwell, en 1938, a los dirigentes republicanos de esta forma: «lo único que quieren es sostenerse en el Poder para seguir robando y convertir a España en colonia de Moscú»59.

Y con motivo de la entrada de Franco en Madrid, Hitler envió un telegrama de felicitación en los mismos términos: «la España Nacional acaba de lograr la victoria definitiva contra el bolchevismo, ese elemento destructor de los pueblos», mientras que Mussolini proclamaba en un discurso: «el bolchevismo ha sufrido la derrota final y de igual forma terminarán todos los enemigos del fascismo»60.

El anticomunismo y la República como colonia de Moscú fueron los argumentos los que los fascistas españoles trataron de legitimar el crimen contra los pueblos de España. Orwell reprodujo los mismos argumentos, dando crédito a los sectores más reaccionarios contra la República y contra la política antifascista de la URSS, contribuyendo al fortalecimiento de un bloque anticomunista que, en última instancia, sirvió de caballo de Troya a las fuerzas más reaccionarias y al fascismo.

 Note

52 Cruise O’Brien, C.: Orwell mira el mundo. Cit. por Hitchens, La victoria de Orwell, obra cit., p. 53.

53 Orwell, G.: El León y el unicornio, obra cit.,p.149.

54 Tyrrel, M.: Orwell (1903-1950): From tory anarchism to national socialism and more than half way back. Cultural

Notes, nº36, 1997. http://www.libertarian.co.uk/lapubs/cultn/cultn036.pdf

55 Rebeca Permuth: 1984-Entre Orwell y Hayek. http://www.cees.org.gt/topicos/print/topic-726.doc

56 http://www.urcf.net/uniondesrevolutionnairescommunistesdefrance_theorie_nospublications_1939letournantreactionnaire.htm

57 Orwell, G.: Diarios de Guerra. 24 de junio de 1940. En: Matar a un elefante y otros escritos. Editorial Turner Publicaciones S.L., Madrid 2006, p. 41

58 Orwell, G.: A ocho años de la guerra: recuerdos españoles. En: Orwell periodista, Global Rythm Press, Barcelona 2006, p.56.

59 ABC, 1 de febrero de 1938, p.4.

60 Diario de Navarra, 29 de marzo de 1939, p.4

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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