La Costituzione sovietica del 1936 -G.Stalin- SUL PROGETTO DI COSTITUZIONE DELL’U.R.S.S. RAPPORTO ALL’VIII CONGRESSO (STRAORDINARIO) DEI SOVIET DELL’U.R.S.S. 25 Novembre 1936

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La Costituzione sovietica del 1936

 Una tappa essenziale per consolidare il socialismo Il rapporto di Stalinsul progetto di Costituzione dell’URSS Il testo della Costituzione

Una tappa essenziale per consolidare il socialismo

L’elaborazione e l’approvazione della nuova Costituzione dell’URSS viene normalmente ignorata dagli anticomunisti e dai critici feroci del socialismo reale. Al contrario, essa rappresenta, al pari dei risultati dei piani quinquennali, della trasformazione socialista delle campagne e successivamente della vittoria sul nazismo, un punto cardine della storia dell’URSS.

Da che cosa nasceva la necessità di definire una nuova Costituzione? Nel 1936 la situazione in URSS era cambiata radicalmente. Con l’industrializzazione del paese negli anni che vanno dal 1917 al 1938 la produzione industriale era aumentata del 908%. Il reddito nazionale era passato da 35 miliardi di rubli nel 1930 a 50 miliardi di rubli nel 1935.

Dal 1927 al 1937 vennero costruite 350 nuove città, la nuova classe operaia passò da 10 milioni 350.000 nel 27 ai 26 milioni del 1936. Nel frattempo era stata affrontata in modo decisivo la battaglia per la collettivizzazione dell’agricoltura e per l’eliminazione dei kulak come classe. Il consolidamento del socialismo richiedeva di ridefinire il funzionamento del sistema, ma – come Stalin precisa il 25 novembre del 1936 nel rapporto sul progetto di Costituzione – non si trattava di farne un programma per il futuro, ma di stabilire nel presente compiti e natura dello stato sovietico.

Nella relazione al Congresso dei Soviet, che qui riportiamo assieme al testo della nuova Costituzione, Stalin precisa chiaramente gli obiettivi che essa si propone, sia rispetto all’allargamento delle basi democratiche del sistema sovietico sia rispetto alla definizione delle basi economico sociali della società socialista.

 

La Costituzione del 1936 è quindi la esaltazione istituzionale del programma che il partito bolscevico aveva realizzato, sotto la guida di Stalin, dal 1924 al 1936. I risultati raggiunti sarebbero però stati messi a dura prova subito dopo la sua approvazione. Difatti, anche se Bucharin aveva fatto parte della commissione che aveva elaborato il testo della Costituzione, lo scontro tra la linea vincente di Stalin e l’opposizione che a questa linea si andava acuendo porterà ai grandi processi e quindi alla riapertura di un conflitto che dava il senso di una situazione non stabilizzata. Inoltre l’approssimarsi della guerra sconvolgeva tutto il quadro su cui erano fondate le previsioni di sviluppo del socialismo.

 

Nonostante ciò, la realtà fotografata dalla nuova Costituzione è quella che ha permesso, nonostante l’aggressione nazista e gli sconvolgimenti che questa ha comportato, di superare prove difficilissime. In questo senso la nuova carta costituzionale è una valida sintesi di ciò che è stato il socialismo reale nell’URSS.

 

Indice

Stalin, Rapporto sul Progetto di Costituzione dell’URSS p. 4

La formazione della Commissione della Costituzione e i suoi compiti p. 4

Cambiamenti sopravvenuti nella vita dell’URSS nel periodo 1924-1936 p. 5

Particolarità essenziali del progetto di Costituzione p.11

La critica borghese del progetto di Costituzione p.16

Emendamenti e aggiunte al progetto di Costituzione p.22

Importanza della nuova Costituzione dell’URSS p.31

Costituzione dell’URSS approvata il 5 dicembre 1936 p. 33

Ordinamento sociale p. 33

Ordinamento statale p. 35

Organi superiori del potere statale dell’URSS p. 38

Organi superiori del potere statale delle repubbliche federate p. 42

Organi dell’amministrazione statale dell’URSS p. 43

Organi dell’amministrazione statale delle repubbliche federate p. 47

Organi superiori del potere statale delle repubbliche autonome p.49

Organi locali del potere statale p. 49

Tribunali e Procura p. 50

Diritti ed obblighi fondamentali dei cittadini p. 52

Sistema elettorale p. 55

Stemma, bandiera, capitale p. 56

Procedura per la modificazione della Costituzione p. 57

FONTI

Il testo di Stalin è tratto da Questioni del Leninismo, Edizioni in lingue estere, Mosca 1946. Il testo della Costituzione, rimasta in vigore fino al 1977, è tratto da P. Biscaretti di Ruffia – G. Crespi Reghizzi, La Costituzione sovietica del 1977, Giuffrè, Milano, 1990, pp. 460 ss.

 

SUL PROGETTO DI COSTITUZIONE DELL’U.R.S.S. RAPPORTO ALL’VIII CONGRESSO (STRAORDINARIO)

DEI SOVIET DELL’U.R.S.S. 25 Novembre 1936

 

I-  LA FORMAZIONE DELLA COMMISSIONE DELLA COSTITUZIONE E I SUOI COMPITI

 

Compagni!

La Commissione della Costituzione, che ha redatto il progetto che viene sottoposto all’esame del Congresso attuale, è stata costituita, com’è noto, in seguito a speciale decisione del VII Congresso dei Soviet dell’U.R.S.S. Questa decisione fu presa il 6 febbraio 1935. Essa dice:

«1. Apportare alla Costituzione dell’U.R.S.S. delle modifiche, allo scopo:

a.) di rendere ancora più democratico il sistema elettorale, sostituendo alle elezioni a suffragio non completamente eguale elezioni a suffragio eguale, alle elezioni a molti gradi elezioni dirette, allo scrutinio pubblico lo scrutinio

segreto;

b) di precisare la base economica e sociale della Costituzione, per adeguare la Costituzione all’attuale rapporto tra le forze di classe nell’U.R.S.S. (creazione della nuova industria socialista, disfatta dei kulak, vittoria del sistema dei colcos, affermarsi della proprietà socialista come base della società sovietica, ecc.).

 

2. Proporre al Comitato esecutivo centrale dell’U.R.S.S. di nominare una Commissione della Costituzione, incaricata di elaborare un testo emendato di Costituzione sulle basi indicate nell’articolo primo e di sottoporlo all’approvazione della sessione del Comitato esecutivo centrale dell’U.R.S.S.

 

3. Procedere alle prossime elezioni ordinarie degli organi del potere sovietico dell’U.R.S.S. sulla base del nuovo sistema elettorale». Ciò venne deciso il 6 febbraio 1935. Il giorno dopo approvata questa decisione, cioè il 7 febbraio 1935, si riunì la prima sessione del Comitato esecutivo centrale dell’U.R.S.S. e, in conformità colla decisione del VII Congresso dei Soviet dell’U.R.S.S., formò una Commissione della Costituzione composta di 31 membri. La sessione incaricò la

Commissione della Costituzione di elaborare un progetto emendato di Costituzione dell’U.R.S.S. Questi sono i motivi ufficiali e le direttive dell’organo supremo dell’U.R.S.S., che dovevano servir di base al lavoro della Commissione

della Costituzione. In tal modo, la Commissione della Costituzione doveva apportare delle modifiche alla Costituzione attualmente in vigore, approvata nel 1924, e nel far questo doveva tener conto degli spostamenti verso il socialismo che si sono compiuti nella vita dell’U.R.S.S. dal 1924 ad oggi.

 

II CAMBIAMENTI SOPRAVVENUTI NELLA VITA DELL’U.R.S.S. NEL PERIODO 1924-1936

 

Quali sono i cambiamenti sopravvenuti nella vita dell’U.R.S.S. Nel periodo 1924-1936 e che la Commissione della Costituzione doveva rispecchiare nel suo progetto di Costituzione? Qual’è la sostanza di questi cambiamenti?

Qual’era la situazione nel 1924? Si era allora nel primo periodo della Nep, nel periodo in cui il potere sovietico, mentre sviluppava il socialismo in tutti i modi, consentiva tuttavia una certa ripresa del capitalismo, e contava, nel corso della

competizione fra i due sistemi economici, capitalista e socialista, di organizzare il sopravvento del sistema socialista su quello capitalista. Il compito consisteva allora nel rafforzare, nel corso di questa competizione, le posizioni del socialismo, nel riuscire a liquidare gli elementi capitalistici e condurre a termine la vittoria del sistema socialista, come sistema fondamentale dell’economia nazionale.

La nostra industria offriva allora un quadro poco invidiabile, specialmente l’industria pesante. È vero, essa si veniva restaurando a poco a poco, ma era ancora ben lontana dall’aver portato la sua produzione al livello di prima della guerra. Essa si basava su una tecnica vecchia, arretrata e povera. Naturalmente, essa si sviluppava verso il socialismo. Il peso specifico del settore socialista nella nostra industria costituiva allora circa l’80%. Ma il settore capitalista occupava pur tuttavia non meno del 20 % dell’industria.

La nostra agricoltura offriva un quadro ancor più sgradevole. È vero, la classe dei grandi proprietari fondiari era già stata liquidata, ma d’altra parte la classe dei capitalisti agricoli, la classe dei kulak, rappresentava ancora una forza abbastanza notevole. Nel complesso, l’agricoltura era allora come un immenso oceano di piccole aziende contadine individuali, con la loro tecnica arretrata, medioevale. In questo oceano, come singoli punti e isolotti, emergevano i colcos e i sovcos, i quali, per dire il vero, non avevano ancora un’importanza più o meno seria nella nostra

economia nazionale. I colcos e i sovcos erano deboli, mentre il kulak era ancora forte. Noi non parlavamo allora di liquidazione, ma soltanto di limitazione della classe dei kulak. Lo stesso bisogna dire per quanto riguarda il commercio all’interno del paese. Il settore socialista nel commercio costituiva appena il 50-60%, non di più, e tutto il resto era occupato dai mercanti, dagli speculatori e da altri elementi privati.

Questo era il quadro della nostra economia nel 1924. Qual’è la situazione adesso, nel 1936? Se allora eravamo nel primo periodo della Nep, all’inizio della Nep, nel periodo di una certa ripresa del capitalismo, adesso ci troviamo nell’ultimo periodo della Nep, alla fine della Nep, nel periodo della completa liquidazione del capitalismo in tutte le sfere dell’economia nazionale.

Così, per esempio, la nostra industria si è sviluppata, in questo periodo, fino a diventare una forza gigantesca. Adesso non si può più chiamarla debole e tecnicamente male attrezzata. Al contrario, essa si basa oggi su una tecnica nuova, ricca, moderna, con un’industria pesante fortemente sviluppata e un’industria di costruzioni meccaniche ancor più sviluppata. Ma la cosa più importante è che il capitalismo è stato completamente cacciato dalla nostra industria, e la forma socialista di produzione costituisce attualmente il sistema che domina incontrastato nel campo industriale. Nè si può considerare un’inezia il fatto che la nostra industria socialista attuale, per quanto riguarda il volume della produzione, sorpassa più di sette volte l’industria di prima della guerra.

 

Nell’agricoltura, invece d’un oceano di piccole aziende contadine individuali, con la loro tecnica debole e una forte posizione dei kulak, possediamo oggi un sistema di colcos e di sovcos che abbraccia tutto il paese, ed è la produzione meccanizzata più grande del mondo, armata di mezzi tecnici moderni. A tutti è noto che nell’agricoltura la classe dei kulak è stata liquidata e il settore delle piccole aziende contadine individuali, con la loro tecnica arretrata, medioevale, occupa oggi un posto insignificante; il suo peso specifico nell’economia agricola, per quanto riguarda l’estensione delle aree seminate, non supera il 2-3%. Né si può passare sotto silenzio il fatto che i colcos hanno attualmente a loro disposizione 316 mila trattrici con una potenza di 5 milioni e 700 mila cavalli e che, insieme coi sovcos, essi posseggono più di 400 mila trattrici con una potenza di 7 milioni e 580 mila cavalli.

Per quanto riguarda il commercio all’interno del paese, i mercanti e gli speculatori sono stati completamente cacciati da questo campo. Tutto il commercio si trova oggi nelle mani dello Stato, della cooperazione e dei colcos. È sorto e si è sviluppato un nuovo commercio, il commercio sovietico, commercio senza speculatori, commercio senza capitalisti.

 

In tal modo, la vittoria completa del sistema socialista in tutte le sfere dell’economia nazionale è ormai un fatto. Ma che significa questo? Questo significa che lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo è stato soppresso, liquidato, e la proprietà socialista degli strumenti e mezzi di produzione si è affermata come base incrollabile della nostra società sovietica. Come risultato di tutti questi cambiamenti sopravvenuti nell’economia nazionale dell’U.R.S.S., esiste oggi un’economia nuova, socialista, che non conosce crisi e disoccupazione, che non conosce la miseria e la rovina, e offre ai cittadini tutte le possibilità di una vita agiata e civile. Questi sono, in generale, i cambiamenti sopravvenuti nella nostra

economia nel periodo 1924-1936. In rapporto con questi cambiamenti sopravvenuti nell’economia dell’U.R.S.S., si è modificata anche la struttura di classe della nostra società. La classe dei grandi proprietari fondiari, com’è noto, era già stata liquidata come risultato della vittoriosa fine della guerra civile. Per quanto riguarda le altre classi sfruttatrici, esse hanno condiviso la sorte della classe dei grandi proprietari fondiari. È scomparsa la classe dei capitalisti nell’industria. È scomparsa la classe dei kulak nell’agricoltura. Nel commercio sono scomparsi i mercanti e gli speculatori. Tutte le classi sfruttatrici, in tal modo, sono state liquidate.

È rimasta la classe operaia.

È rimasta la classe dei contadini.

Sono rimasti gli intellettuali.

Ma sarebbe errato pensare che questi gruppi sociali non abbiano subìto in questo periodo nessun cambiamento, che essi siano restati gli stessi, quali erano, diciamo, all’epoca del capitalismo. Si prenda, ad esempio, la classe operaia dell’U.R.S.S. Essa viene spesso chiamata, secondo la vecchia abitudine, proletariato. Ma che cos’è il proletariato? Il proletariato è una classe che è priva degli strumenti e dei mezzi di produzione, in un sistema economico in cui gli strumenti e i mezzi di produzione appartengono ai capitalisti e la classe dei capitalisti sfrutta il proletariato. Il proletariato è la classe che viene sfruttata dai capitalisti. Ma da noi la classe dei capitalisti, com’è noto, è già stata liquidata, gli strumenti e i mezzi di produzione sono stati tolti ai capitalisti e passati allo Stato, forza dirigente del quale è la classe operaia.

Quindi, non vi è più una classe di capitalisti che possa sfruttare la classe operaia. Quindi, la nostra classe operaia non solo non è priva degli strumenti e dei mezzi di produzione, ma al contrario, li possiede in comune con tutto il popolo. E poiché li possiede, e la classe dei capitalisti è stata liquidata, è esclusa qualsiasi possibilità di sfruttamento della classe operaia.

 È possibile, dopo questo, chiamare la nostra classe operaia “proletariato”? È chiaro che no. Marx diceva: per liberare sè stesso il proletariato deve distruggere la classe dei capitalisti, togliere ai capitalisti gli strumenti e i mezzi di produzione, e sopprimere le condizioni di produzione che generano il proletariato. Si può dire che la classe operaia dell’U.R.S.S. abbia già realizzato queste condizioni della sua liberazione?

Senza dubbio, lo si può e lo si deve dire. Ma che significa ciò? Ciò significa che il proletariato dell’U.R.S.S. si è trasformato in una classe completamente nuova, nella classe operaia dell’U.R.S.S., che ha distrutto il sistema economico capitalista, ha instaurato la proprietà socialista degli strumenti e dei mezzi di produzione e dirige la società sovietica sulla via del comunismo.

Come vedete, la classe operaia dell’U.R.S.S. è una classe operaia completamente nuova, liberata dallo sfruttamento, una classe operaia di cui la storia dell’umanità non ha ancora conosciuto l’eguale. Passiamo alla questione dei contadini. Si ha l’abitudine di dire che i contadini sono una classe di piccoli produttori, i membri della quale, atomizzati, dispersi sul territorio di tutto il paese, si rinserrano, ognuno per conto proprio, nelle loro piccole aziende, colla loro tecnica arretrata;

sono gli schiavi della proprietà privata e vengono sfruttati impunemente dai grandi proprietari fondiari, dai kulak, dai mercanti, dagli speculatori, dagli usurai, ecc. Ed effettivamente, i contadini dei paesi capitalistici, se si considera la loro massa fondamentale, sono veramente una classe così. Si può dire che i nostri contadini d’oggi, i contadini sovietici, siano simili, nella loro massa, a questi contadini? No, non lo si può dire.

 

Contadini così da noi non ce ne sono più. I nostri contadini sovietici sono dei contadini completamente nuovi. Da noi non vi sono più grandi proprietari fondiari e kulak, mercanti e usurai, che possano sfruttare i contadini. Quindi, i nostri contadini sono contadini liberati dallo sfruttamento. Inoltre, i nostri contadini sovietici, nella loro schiacciante maggioranza, sono dei contadini colcosiani, cioè basano il loro lavoro e il loro avere non sul lavoro individuale e su una tecnica arretrata, ma sul lavoro collettivo e su una tecnica moderna. Infine, base dell’economia dei nostri contadini non è la proprietà privata, ma è la proprietà collettiva, sviluppatasi sulla base del lavoro collettivo.

 

Come vedete, i contadini sovietici sono dei contadini completamente nuovi, di cui la storia dell’umanità non ha ancora conosciuto gli eguali.

Passiamo, infine, alla questione degli intellettuali, dei tecnici e degl’ingegneri, dei lavoratori del fronte culturale, degl’impiegati in generale, ecc. Essi pure hanno subito dei grandi cambiamenti nel periodo trascorso. Non sono già più i vecchi intellettuali incarogniti, che cercavano di porsi al di sopra delle classi, mentre in realtà servivano, nella loro massa, i grandi proprietari fondiari e i capitalisti. I nostri intellettuali sovietici sono degli intellettuali completamente nuovi, legati con tutte le fibre alla classe operaia e ai contadini. È cambiata, in primo luogo, la composizione degl’intellettuali. Gli elementi provenienti dalla nobiltà e dalla borghesia sono una piccola percentuale dei nostri intellettuali sovietici.

L’80-90% degl’intellettuali sovietici è composto di elementi provenienti dalla classe operaia, dai contadini e da altre categorie di lavoratori. È cambiato, infine, il carattere stesso dell’attività degl’ intellettuali. Prima essi dovevano servire le classi ricche, perchè non avevano altra via d’uscita. Adesso devono servire il popolo, poiché non vi sono più classi sfruttatrici. E, precisamente per questo, essi sono oggi membri a parità di diritti della società sovietica, dove, insieme cogli operai e coi contadini, all’unisono con essi, costruiscono la nuova società socialista senza classi. Come vedete, si tratta di intellettuali completamente nuovi, di lavoratori intellettuali di cui non troverete gli eguali in nessun paese della

terra.

Questi sono i cambiamenti sopravvenuti, nel periodo trascorso, nella struttura di classe della società sovietica. Che cosa dicono questi cambiamenti? Essi dicono, in primo luogo, che le frontiere tra la classe operaia e i contadini, così come tra queste classi e gli intellettuali, vanno scomparendo, e scompare il vecchio esclusivismo di classe. Ciò significa che la distanza tra questi gruppi sociali diminuisce sempre più. Essi dicono, in secondo luogo, che le contraddizioni economiche tra questi gruppi sociali si eliminano, vanno scomparendo. Essi dicono, infine, che si eliminano e vanno scomparendo anche le contraddizioni politiche tra di essi. Ecco quali sono i cambiamenti sopravvenuti nella struttura di classe dell’U.R.S.S.

Il quadro dei cambiamenti sopravvenuti nella vita sociale dell’U.R.S.S. non sarebbe completo se non si dicessero alcune parole dei cambiamenti sopravvenuti anche in un altro campo. Mi riferisco al campo dei rapporti tra le nazioni dell’U.R.S.S. Dell’Unione Sovietica fanno parte, com’è noto, circa sessanta nazioni, gruppi nazionali e nazionalità. Lo Stato sovietico è uno Stato plurinazionale. Si capisce che la questione dei rapporti tra i popoli dell’U.R.S.S. non può non avere per noi un’importanza di prim’ordine.

L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si è costituita, com’è noto, nel 1922, al primo Congresso dei Soviet dell’U.R.S.S. Essa si è costituita sulla base dei principi dell’eguaglianza e della libera adesione dei popoli dell’U.R.S.S. La Costituzione attualmente in vigore, approvata nel 1924, è la prima Costituzione dell’U.R.S.S. In quel periodo i rapporti tra i popoli non erano ancora stabiliti come si deve, i residui di sfiducia verso i grandi russi non erano ancora scomparsi, delle forze centrifughe continuavano ancora ad essere attive. Bisognava stabilire, in queste condizioni, una collaborazione fraterna di popoli, sulla base d’un reciproco aiuto economico, politico e militare, unendoli in un solo Stato federale plurinazionale. Il potere sovietico non poteva non vedere le difficoltà di quest’opera. Esso aveva davanti a sè le esperienze infelici degli Stati plurinazionali nei paesi borghesi. Aveva davanti a sé l’esperienza fallita della vecchia Austria-Ungheria. E tuttavia decise di fare l’esperienza di creare uno Stato plurinazionale, perchè sapeva che uno Stato plurinazionale, sorto sulla base del socialismo, doveva trionfare di ogni genere di prove. Da allora sono passati 14 anni. Periodo sufficiente per verificare l’esperienza. Ebbene? Il periodo trascorso ha dimostrato in modo indiscutibile che l’esperienza della creazione d’uno Stato plurinazionale, costituito sulla base del socialismo, è completamente riuscita. Questa è una vittoria indiscutibile della politica nazionale leninista.

Come spiegare questa vittoria? L’assenza di classi sfruttatrici, principali organizzatrici delle risse tra le diverse nazionalità; l’assenza dello sfruttamento, il quale alimenta la diffidenza reciproca e attizza le passioni nazionali; la presenza al potere della classe operaia, nemica di ogni asservimento e campione fedele dell’idea dell’internazionalismo; la realizzazione pratica di un aiuto reciproco tra i popoli in tutti i campi della vita economica e sociale; infine, il fiorire della cultura nazionale dei popoli dell’U.R.S.S., cultura che è nazionale nella forma, socialista nel contenuto, — tutti questi e altri fattori simili hanno fatto sì che è cambiato radicalmente l’aspetto dei popoli dell’U.R.S.S., è scomparso in essi il senso di diffidenza reciproca, si è sviluppato un sentimento di reciproca amicizia e, in questo modo, si è stabilita una vera collaborazione fraterna di popoli nel sistema d’un unico Stato federale.

Come risultato, abbiamo adesso uno Stato socialista plurinazionale, perfettamente costituito e che ha superato tutte le prove, uno Stato la solidità del quale potrebbe essere invidiata da qualsiasi Stato basato su di una sola nazione, di qualsiasi parte del mondo. Tali sono i cambiamenti sopravvenuti, nel periodo trascorso, nel campo dei rapporti tra le nazioni dell’U.R.S.S.Tale è il bilancio generale dei cambiamenti sopravvenuti nella vita economica, politica e sociale dell’U.R.S.S. nel periodo 1924-1936.

 

III PARTICOLARITÀ ESSENZIALI DEL PROGETTO DI COSTITUZIONE

 

Quale riflesso hanno trovato nel progetto della nuova Costituzione tutti questi cambiamenti sopravvenuti nella vita dell’U.R.S.S.? In altre parole: quali sono le particolarità essenziali del progetto di Costituzione che viene sottoposto all’esame del Congresso attuale? La Commissione della Costituzione era stata incaricata di apportare dei cambiamenti al testo della Costituzione del 1924. Dai lavori della Commissione della Costituzione è uscito un nuovo testo di Costituzione, il progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S.

Elaborando il progetto della nuova Costituzione, la Commissione della Costituzione è partita dalla premessa che la Costituzione non deve essere confusa con un programma. Ciò vuol dire che tra un programma e la Costituzione vi è una differenza sostanziale. Mentre il programma parla di ciò che non esiste ancora, che deve ancora essere ottenuto e conquistato nell’avvenire,  la Costituzione, al contrario, deve parlare di ciò che esiste già, che è già stato ottenuto e conquistato, adesso, nel momento presente. Il programma riguarda soprattutto l’avvenire, la Costituzione riguarda il presente. Due esempi per chiarire la cosa. La nostra società sovietica è già arrivata a realizzare, nell’essenziale, il socialismo, ha creato il regime socialista, cioè ha realizzato quello che i marxisti chiamano, con altre parole, la prima fase o fase inferiore del comunismo. Vuol dire che da noi è già realizzata, nell’essenziale, la prima fase del comunismo, il socialismo. Principio fondamentale di questa fase del comunismo è, com’è noto, la formula: «Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro». Deve la nostra Costituzione esprimere questo fatto, il fatto della conquista del socialismo? Deve essa essere basata su questa conquista? Assolutamente, lo deve. Lo deve, perchè il socialismo è per l’U.R.S.S. una cosa già ottenuta e conquistata.

 

Ma la società sovietica non è ancora arrivata a realizzare la fase più alta del comunismo, in cui il principio dominante sarà la formula: «Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni», benché essa si proponga di giungere, nell’avvenire, a realizzare la fase più alta del comunismo. Può la nostra Costituzione esser basata sulla fase

più alta del comunismo, che non esiste ancora, che deve ancora essere conquistata? No, non lo può, perché  la fase più alta del comunismo è per l’U.R.S.S. una cosa non ancora realizzata, e che dovrà essere realizzata nel futuro. Non lo può, se essa non vuole trasformarsi in un programma o in una dichiarazione sulle conquiste future.

Questi sono i limiti della nostra Costituzione nel momento storico presente. In tal modo, il progetto della nuova Costituzione costituisce un bilancio della via percorsa, un bilancio delle conquiste già ottenute. Esso è, perciò, la registrazione e la sanzione legislativa di quello che è già stato effettivamente ottenuto e conquistato. In questo consiste la prima particolarità del progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S.

 

Proseguiamo. Le Costituzioni dei paesi borghesi partono di solito dalla convinzione dell’ incrollabilità  del regime capitalista. La base essenziale di queste Costituzioni è data dai principi del capitalismo, dai suoi capisaldi fondamentali: proprietà privata della terra, delle foreste, delle fabbriche, delle officine e degli altri strumenti e mezzi di produzione; sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo ed esistenza di sfruttatori e di sfruttati; mancanza di sicurezza del domani per la maggioranza lavoratrice a un estremo della società, e lusso della minoranza che non lavora, ma è sicura del domani, all’altro estremo, ecc. ecc. Esse si basano su questi e altri simili capisaldi del capitalismo. Esse li rispecchiano, li sanzionano per via legislativa. A differenza di esse, il progetto della nuova Costituzione dell’U. R.S.S. parte dal fatto della liquidazione del regime capitalista, dal fatto della vittoria del regime socialista nell’U.R.S.S. La base principale

del progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S. è data dai principi del socialismo, dai suoi capisaldi fondamentali, già conquistati e realizzati: proprietà socialista della terra, delle foreste, delle fabbriche, delle officine e degli altri strumenti e mezzi di produzione; soppressione dello sfruttamento e delle classi sfruttatrici; soppressione della miseria della maggioranza e del lusso della minoranza; soppressione della disoccupazione; lavoro come obbligo e debito d’onore d’ogni cittadino atto al lavoro, secondo la formula: «Chi non lavora, non mangia»; diritto al lavoro, cioè diritto di ogni cittadino di ricevere un  lavoro garantito; diritto al riposo; diritto all’istruzione, ecc. ecc. Il progetto della nuova

Costituzione si basa su questi e altri simili capisaldi del socialismo. Esso li esprime, li sanziona per via legislativa.

Tale è la seconda particolarità del progetto della nuova Costituzione. Proseguiamo. Le Costituzioni borghesi partono tacitamente dal presupposto che la società è composta di classi antagoniste, di classi che posseggono la ricchezza e di classi che non la posseggono, che qualsiasi partito vada al potere, la direzione statale della società (dittatura) deve appartenere alla borghesia, che la Costituzione è necessaria per sanzionare gli ordinamenti sociali secondo il desiderio e l’utile delle classi abbienti.

A differenza delle Costituzioni borghesi, il progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S. parte dal fatto che nella società non vi sono più classi antagoniste, che la società è composta di due classi amiche l’una dell’altra, di operai e di contadini, che al potere vi sono precisamente

queste classi lavoratrici, che la direzione statale della società (dittatura) appartiene alla classe operaia, come classe d’avanguardia della società, che la Costituzione è necessaria per sanzionare gli ordinamenti sociali secondo il desiderio e l’utile dei lavoratori. Tale è la terza particolarità del progetto della nuova Costituzione. Proseguiamo. Le Costituzioni borghesi partono tacitamente dal presupposto che le nazioni e le razze non possono avere eguali diritti, che vi sono nazioni che godono di tutti i diritti e vi sono nazioni che non godono di tutti i diritti, che, inoltre, esiste ancora una terza categoria di nazioni o di razze, nelle colonie per esempio, le quali hanno ancor meno diritti delle nazioni che non godono di tutti i diritti. Ciò significa che tutte queste Costituzioni sono, essenzialmente, nazionalistiche, cioè sono

Costituzioni di nazioni dominanti.

A differenza di queste Costituzioni, il progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S., invece, è profondamente internazionalista. Esso parte dal principio che tutte le nazioni e le razze hanno eguali diritti. Esso parte dal principio che la differenza nel colore della pelle o la differenza di lingua, di livello culturale o di livello di sviluppo politico, così come qualsiasi altra differenza tra le nazioni e le razze, non può servire a giustificare una ineguaglianza di diritti tra le nazioni. Esso parte dal principio che tutte le nazioni e le razze, indipendentemente dalla loro situazione passata e presente, indipendentemente dalla loro forza o dalla loro debolezza, devono godere di diritti identici in tutte le sfere della vita economica, sociale, politica e culturale della società.

 

Tale è la quarta particolarità del progetto della nuova Costituzione. La quinta particolarità del progetto della nuova Costituzione consiste nel suo democratismo conseguente e coerente fino all’ultimo. Dal punto di vista del democratismo, le Costituzioni borghesi si possono dividere in due gruppi: un gruppo di Costituzioni nega apertamente o riduce di fatto a nulla l’eguaglianza di diritti dei cittadini e le libertà democratiche. Un secondo gruppo di Costituzioni accetta volentieri e ostenta persino i principi democratici, ma lo fa con tante riserve e con tali restrizioni, che i diritti e le libertà democratiche ne escono completamente mutilati. Esse parlano di diritti elettorali eguali per tutti i cittadini, ma nello stesso tempo limitano questi diritti a seconda della residenza, dell’istruzione e persino del censo. Esse parlano di eguaglianza dei diritti dei cittadini, ma, nello stesso tempo, fanno la riserva che questo non riguarda le donne,

oppure le riguarda solo in parte, ecc. ecc. Il progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S. ha questo di particolare, che è esente da simili riserve e restrizioni.

Per esso non esistono cittadini attivi o passivi; per esso tutti i cittadini sono attivi. Esso non riconosce differenze di diritti tra uomini e donne, tra «domiciliati» e «non domiciliati», possidenti e non possidenti, istruiti e non istruiti. Per esso tutti i cittadini sono eguali nei loro diritti. Non è la condizione di fortuna, né  l’origine nazionale, né  il sesso, né  il genere di occupazione, ma sono le capacità personali e il lavoro personale di ogni cittadino che determinano la sua posizione nella società. Infine, ancora una particolarità del progetto della nuova Costituzione. Le Costituzioni borghesi si accontentano di solito di fissare i diritti formali del cittadino, senza preoccuparsi delle condizioni che garantiscono l’esercizio di questi diritti, della possibilità di esercitarli, dei mezzi per esercitarli. Parlano dell’eguaglianza dei cittadini, ma dimenticano che non può esservi eguaglianza effettiva tra il padrone e l’operaio, tra il grande proprietario fondiario e il contadino, se i primi posseggono la ricchezza e l’influenza politica nella società, mentre i secondi sono privati dell’una e dell’altra, se i primi sono sfruttatori e i secondi sfruttati. Oppure ancora: parlano della libertà di parola, di riunione e di stampa, ma dimenticano che tutte queste libertà possono diventare per la classe operaia una frase vuota, se essa è priva della possibilità di avere a sua disposizione locali adatti per le riunioni, buone tipografie, una quantità sufficiente di carta da stampare, ecc.

Il progetto della nuova Costituzione ha questo di particolare, che esso non si accontenta di fissare i diritti formali dei cittadini, ma sposta il centro di gravità sulla garanzia di questi diritti, sui mezzi per l’esercizio di questi diritti. Esso non si limita a proclamare l’eguaglianza dei diritti dei cittadini, ma la garantisce, dando una sanzione legislativa al fatto della soppressione del regime dello sfruttamento, al fatto della liberazione dei cittadini da ogni sfruttamento. Esso non si limita a proclamare il diritto al lavoro, ma lo garantisce, dando una sanzione legislativa al fatto della mancanza di crisi nella società sovietica, al fatto della soppressione della disoccupazione. Esso non si limita a proclamare le libertà democratiche, ma le garantisce anche per via legislativa con determinati mezzi materiali. Si capisce quindi come il democratismo del progetto della nuova Costituzione non sia il democratismo «abituale» e «generalmente riconosciuto», ma il democratismo socialista. Queste sono le particolarità essenziali del progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S. Così trovano la loro espressione nel progetto della nuova Costituzione gli spostamenti e i cambiamenti sopravvenuti nella vita economica, politica e sociale dell’U.R.S.S. nel periodo 1924-1936.

 

IV LA CRITICA BORGHESE DEL PROGETTO DI COSTITUZIONE

 

Alcune parole sulla critica borghese del progetto di Costituzione. La posizione che la stampa borghese straniera prende verso il progetto di Costituzione, presenta indiscutibilmente un certo interesse. Per quel tanto che la stampa straniera esprime l’opinione sociale dei diversi strati della popolazione dei paesi borghesi, noi non possiamo ignorare la critica

che questa stampa ha rivolto contro il progetto di Costituzione.

I primi indizi di reazione della stampa straniera al progetto di Costituzione si sono espressi in una tendenza ben determinata a fare il silenzio attorno al progetto di Costituzione. Mi riferisco in questo caso alla stampa più reazionaria, fascista. Questo gruppo di critici ha ritenuto fosse meglio far semplicemente il silenzio attorno al progetto di Costituzione, presentare le cose come se un progetto non ci fosse mai stato e non ci fosse al mondo. Si potrebbe dire che il silenzio non è una critica.

Ma non è vero. La congiura del silenzio come mezzo particolare di ignorare i fatti, è pure una forma di critica, stupida e ridicola, è vero, ma nondimeno una forma di critica. Ma con la congiura del silenzio non hanno avuto successo. In fin dei conti, sono stati costretti ad aprir la valvola e comunicare al mondo che, per quanto la cosa possa far dispiacere, il progetto di Costituzione dell’U.R.S.S. esiste, purtroppo, e non solo esiste, ma incomincia anche a esercitare un’influenza perniciosa sui cervelli. E non poteva accadere altrimenti, perché  esiste pure nel mondo un’opinione pubblica, esistono dei lettori, degli uomini viventi, i quali vogliono conoscere la verità dei fatti; e tenerli a lungo nelle morse dell’inganno non è assolutamente possibile. Con la frode non si va lontano. . .

 

Il secondo gruppo di critici riconosce che, effettivamente, esiste nel mondo un progetto di Costituzione, ma ritiene che il progetto non presenti un grande interesse, perché  esso sarebbe, in sostanza, non un progetto di Costituzione, ma un pezzo di carta, una vuota promessa, fatta allo scopo di compiere una certa manovra e d’ingannare la gente; e aggiungono che un miglior progetto l’U.R.S.S. non poteva darlo, del resto, perché  l’U.R.S.S. stessa non è uno Stato, ma in tutto e per tutto una semplice espressione geografica, e siccome non è uno Stato, per questo la sua Costituzione non può essere una vera Costituzione.

Rappresentante tipico di questo gruppo di critici è, per quanto ciò possa sembrar strano, l’organo ufficioso tedesco «Deutsche Diplomatisch-Politische Korrespondenz». Questa rivista dice apertamente che il progetto di Costituzione dell’U.R.S.S. è una vuota promessa, un inganno, «un villaggio di Potemkin». Esso dichiara senza esitare che l’U.R.S.S. non è uno Stato, che l’U.R.S.S. «non rappresenta altro che un’espressione geografica esattamente definibile», che perciò la Costituzione dell’U.R.S.S. non può essere considerata come una vera Costituzione.

Che cosa si può dire di questi critici, con licenza parlando? In uno dei suoi racconti il grande scrittore russo Stcedrin presenta un tipo di burocrate  dalla testa dura, molto limitato e ottuso, ma sicuro di sè, zelante fino all’eccesso. Dopo avere, nella regione a lui «confidata», fatto regnare «l’ordine e il silenzio» sterminando migliaia di abitanti e bruciando decine di città, questo burocrate  si guarda attorno e scorge all’orizzonte l’America, paese, naturalmente, poco conosciuto, dove esistono, a quanto pare, certe libertà che turbano il popolo, e dove lo Stato viene governato con altri metodi. Il burocrate  scorge l’America e monta in furia: Che paese è mai questo? Donde mai è saltato fuori? Che

ragione ha di esistere? Naturalmente, lo scoprirono, per caso, alcuni secoli fa, ma non si può dunque far in modo di ricoprirlo di nuovo, e che non se ne senta mai più parlare? E, detto questo, decreta: «Ricoprire di nuovo l’America» !

 

Mi pare che i signori della «Deutsche Diplomatisch-Politische Korrespondenz» assomigliano, come si assomigliano due gocce d’acqua, al burocrate di Stcedrin. È già da un pezzo che l’U.R.S.S. è un pruno negli occhi di questi signori. Da diciannove anni l’U.R.S.S. si erge come un faro, infondendo nella classe operaia di tutto il mondo l’aspirazione alla libertà e provocando il furore dei nemici della classe operaia. Ed ecco che questa U.R.S.S., a quanto pare, non si accontenta di esistere semplicemente, ma si sviluppa anche, e non solo si sviluppa, ma prospera, e non solo prospera, ma redige persino un progetto di nuova Costituzione, progetto che esalta gli spiriti, che infonde nuove speranze alle classi oppresse. Come possono dopo ciò non montare in furia i signori dell’organo ufficioso tedesco? Che paese è questo, urlano essi, che ragione ha di esistere? E se lo hanno scoperto nell’ottobre 1917, perché non si può ricoprirlo di nuovo, e che non se ne senta mai più parlare? E detto questo, decretano: – Ricoprire di nuovo l’U.R.S.S., proclamare ai

quattro venti che l’U.R.S.S., come Stato, non esiste, che l’U.R.S.S. non è niente altro che una semplice espressione geografica! Dopo aver decretato che si ricoprisse di nuovo l’America, il burocrate di Stcedrin, malgrado la sua stupidità, trovò tuttavia in se stesso qualche elemento di comprensione della realtà, e disse fra sè e sè: «Ma, a quanto pare, la detta cosa non dipende da me». Io non so se ai signori dell’organo ufficioso tedesco basterà il cervello per accorgersi che «ricoprire» sulla carta questo o quello Stato, naturalmente, essi possono farlo, ma che, a parlar seriamente, «la detta cosa non dipende da loro»…

 

Per quanto riguarda l’affermazione che la Costituzione dell’U.R.S.S. sarebbe una vuota promessa, un «villaggio di Potemkin», ecc., vorrei riferirmi a una serie di fatti stabiliti, che parlano da sè.

 

Nel 1917 i popoli dell’U.R.S.S. hanno abbattuto la borghesia e instaurato la dittatura del proletariato, hanno instaurato il potere sovietico. Questo è un fatto, non una promessa. In seguito, il potere sovietico ha liquidato la classe dei grandi proprietari fondiari e rimesso ai contadini più di 150 milioni di ettari di terra degli ex grandi proprietari fondiari, del demanio e dei conventi, e questo oltre alle terre che si trovavano già prima nelle mani dei contadini.

Questo è un fatto, non una promessa. In seguito, il potere sovietico ha espropriato la classe dei capitalisti, le ha tolto le banche, le officine, le ferrovie e gli altri strumenti e mezzi di produzione, dichiarandoli proprietà socialista, e ha messo alla testa di queste aziende i migliori elementi della classe operaia. Questo è un fatto, non una promessa.

In seguito, organizzate l’industria e l’agricoltura secondo principi nuovi, socialisti, con una nuova tecnica, il potere sovietico ha ottenuto che l’agricoltura dia oggi nell’U.R.S.S. una produzione superiore una volta e mezzo a quella di prima della guerra, che l’industria dia una produzione sette volte superiore a quella di prima della guerra e che il

reddito nazionale sia quattro volte più grande di quello che era prima della guerra. Tutti questi sono fatti, non promesse.

In seguito il potere sovietico ha soppresso la disoccupazione, ha realizzato il diritto al lavoro, il diritto al riposo, il diritto all’istruzione, ha assicurato migliori condizioni materiali e culturali agli operai, ai contadini e agli intellettuali, ha assicurato l’applicazione del suffragio universale, diretto ed eguale, a scrutinio segreto. Tutti questi sono fatti, non promesse.

Infine, l’U.R.S.S. ha dato il progetto d’una nuova Costituzione, che non è una promessa, ma la registrazione e la sanzione legislativa di questi fatti a tutti noti, registrazione e sanzione legislativa di ciò che è già stato

ottenuto e conquistato. Vien fatto di domandarsi: a che cosa si riducono dopo tutto questo le chiacchiere dei signori dell’organo ufficioso tedesco sui «villaggi di Potemkin», se non al fatto che essi si sono posti come obiettivo di

nascondere al popolo la verità sull’U.R.S.S., di indurre il popolo in errore, di ingannarlo?

Questi sono i fatti. E i fatti, come si dice, sono testardi. I signori dell’organo ufficioso tedesco possono dire: tanto peggio per i fatti. Ma allora si può loro rispondere con le parole del noto proverbio russo: «Per gl’imbecilli, non vi è legge che valga».

 

Terzo gruppo di critici non è alieno dal riconoscere certi meriti al progetto di Costituzione; lo considera un fenomeno positivo, ma, vedete, dubita molto che parecchie delle sue disposizioni possano essere tradotte in atto, perché  è convinto che queste disposizioni sono, in generale, irrealizzabili e devono restare sulla carta. Sono, per dirla senza asprezza, degli scettici. Di questi scettici ve ne sono in tutti i paesi. Bisogna dire che non è la prima volta che ci incontriamo con essi.

Quando i bolscevichi presero il potere, nel 1917, gli scettici dicevano: i bolscevichi, sì, non sono gente cattiva; ma al potere non se la caveranno, faranno fiasco. In realtà, invece, è risultato che non sono i bolscevichi che hanno fatto fiasco, ma gli scettici.

Durante la guerra civile e l’intervento straniero, questo gruppo di scettici diceva: il potere sovietico, naturalmente, non è una brutta cosa, ma Denikin e Kolciak, più gli stranieri, finiranno per averne ragione. In realtà, invece, è risultato che anche qui gli scettici avevano fatto male i loro conti.

Allorché il potere sovietico pubblicò il primo piano quinquennale, gli scettici di nuovo comparvero sulla scena, dicendo: il piano quinquennale, evidentemente, è una bella cosa; ma è ben difficile sia realizzabile; è probabile che i bolscevichi non se la caveranno con il piano quinquennale. I fatti, invece, hanno dimostrato che gli scettici, ancora una volta, non l’avevano imbroccata: il piano quinquennale è stato realizzato in quattro anni.

 

Lo stesso si deve dire del progetto della nuova Costituzione e della critica che ne fanno gli scettici. Il progetto era appena pubblicato, che questo gruppo di critici è ricomparso sulla scena con il suo lugubre scetticismo, coi suoi dubbi circa la possibilità di realizzare alcune disposizioni della Costituzione. Non c’è nessuna ragione di dubitare che

anche in questo caso gli scettici faranno fiasco, che faranno fiasco adesso come hanno fatto fiasco più di una volta nel passato.

Il quarto gruppo di critici, attaccando il progetto della nuova Costituzione lo caratterizza come uno «scarto a destra», come una «rinuncia alla dittatura del proletariato», come la «liquidazione del regime bolscevico». «I bolscevichi sono scivolati a destra, è un fatto», — dicono essi in toni diversi. Dimostrano uno zelo particolare in questo senso alcuni giornali polacchi e, in parte, americani.

 

Che cosa si può dire di questi critici, con licenza parlando? Se l’allargamento della base della dittatura della classe operaia, e la trasformazione della dittatura in un sistema più agile, e quindi, più potente di direzione politica della società, vengono interpretati da costoro non come un rafforzamento della dittatura della classe operaia, ma come un indebolimento di essa, o perfino come una rinuncia ad essa, allora è lecito domandare: ma sanno, in generale, questi signori, che cosa è la dittatura della classe operaia? Se la sanzione legislativa della vittoria del socialismo, la sanzione

legislativa dei successi dell’industrializzazione, della collettivizzazione e della democratizzazione vengono chiamate da costoro «scarto a destra», allora è lecito domandare: ma, sanno, in generale, questi signori, che differenza c’è tra la sinistra e la destra?

Non può esservi dubbio che questi signori si sono definitivamente impaniati nella loro critica al progetto di Costituzione e ,impaniatisi,hanno scambiato la destra con la sinistra.

 

Non si può non ricordare a questo proposito Pelagia, la «ragazza» di servizio delle «Anime morte» di Gogol. Essa, come racconta Gogol, si mise una volta a mostrar la strada a Selifan, cocchiere di Cicikov, ma non sapendo distinguere il lato destro della strada dal sinistro, si confuse, e finì per trovarsi in una situazione ben imbarazzante. Si deve riconoscere che i nostri critici dei giornali polacchi, malgrado tutta la loro presunzione, non hanno però superato di molto il livello di comprensione di Pelagia, la «ragazza» di servizio delle «Anime morte».

Se ricordate, il cocchiere Selifan ritenne necessario mettere a posto Pelagia per aver confuso la destra con la sinistra, dicendole: «Ehi, tu, zampe sporche . . . non sai dov’è la destra, dov’è la sinistra». Mi pare che bisognerebbe

mettere a posto allo stesso modo i nostri critici mancati, dicendo loro: Ehi, voi, criticastri. . . non sapete dov’è la destra, dov’è la sinistra. Infine, ancora un gruppo di critici. Se il gruppo precedente accusa il progetto di Costituzione di rinunciare alla dittatura della classe operaia, questo gruppo lo accusa, al contrario, di non cambiare nulla allo «stato di

cose esistente nell’U.R.S.S., di lasciare intatta la dittatura della classe operaia, di non ammettere la libertà dei partiti politici e di mantenere in vigore l’attuale posizione dirigente del partito dei comunisti nell’U.R.S.S.

Questo gruppo di critici considera, inoltre, che l’assenza di libertà per i partiti nell’U.R.S.S. è un indice di violazione dei principi del democratismo. Debbo riconoscere che il progetto della nuova Costituzione mantiene effettivamente in vigore il regime della dittatura della classe operaia, così come conserva senza modificazioni l’attuale posizione dirigente del Partito comunista dell’U.R.S.S. Se gli egregi critici considerano che questa sia una deficienza del progetto di Costituzione, non c’è che da rammaricarsene. Noi, bolscevichi, consideriamo che questo è un merito

del progetto di Costituzione.

Per quanto concerne la libertà dei diversi partiti politici, noi siamo a questo proposito d’opinione alquanto diversa. Il partito è una parte della classe, la sua avanguardia. Diversi partiti, e quindi, libertà per i partiti,

possono esistere soltanto in una società in cui esistono classi antagonistiche, gli interessi delle quali sono ostili e irreconciliabili, in cui esistono, ad esempio, capitalisti e operai, grandi proprietari fondiari e contadini, kulak e contadini poveri, ecc. Ma nell’U.R.S.S. non vi sono più classi come le classi dei capitalisti, dei grandi proprietari fondiari, dei kulak, ecc. Nell’U.R.S.S. vi sono solo due classi: gli operai e i contadini, i cui interessi non solo non sono ostili, ma al contrario, sono affini. Quindi nell’U.R.S.S. non vi è terreno per l’esistenza di parecchi partiti, e neanche, di conseguenza, per la libertà di questi partiti. Nell’U.R.S.S. vi è terreno per un solo partito: il partito comunista. Nell’U.R.S.S. può esistere un solo partito: il partito dei comunisti, che difende coraggiosamente e fino all’ultimo gl’interessi degli operai e dei contadini. E che esso non difenda male gl’interessi di queste classi è cosa assolutamente fuori dubbio. Parlano di democrazia. Ma che cos’è la democrazia? La democrazia, nei paesi capitalistici, dove esistono delle classi antagonistiche, è, in ultima analisi, la democrazia per i forti, la democrazia per la minoranza abbiente. La democrazia nell’U.R.S.S., al contrario, è la democrazia per i lavoratori, vale a dire la democrazia per tutti. Ma da questo deriva che i principi del democratismo non sono violati dal progetto della nuova Costituzione dell’U.R.S.S., bensì dalle Costituzioni borghesi. Ecco perché io penso che la Costituzione dell’U.R.S.S. è nel mondo l’unica Costituzione democratica sino all’ultimo. Così stanno le cose per quanto riguarda i critici borghesi del progetto

della nuova Costituzione dell’U.R.S.S.

 

V- EMENDAMENTI E AGGIUNTE AL PROGETTO  Di  COSTITUZIONE

 

Passiamo agli emendamenti e alle aggiunte al progetto di Costituzione, presentati dai cittadini durante la discussione del progetto da parte del popolo. La discussione del progetto di Costituzione da parte del popolo ha prodotto, com’è noto, una quantità abbastanza notevole di emendamenti e di aggiunte. Tutti sono stati resi pubblici nella stampa sovietica. Data la grande diversità degli emendamenti e il diverso loro valore, converrebbe, a mio parere, dividerli in tre categorie.

Il tratto distintivo degli emendamenti della prima categoria è che essi non riguardano questioni della Costituzione, ma problemi del lavoro legislativo corrente dei futuri organi legislativi. Problemi particolari dell’assicurazione, alcuni problemi dell’edificazione dei colcos, alcuni problemi dell’edificazione industriale, problemi di carattere finanziario,

— tali sono i temi di questi emendamenti. Evidentemente, gli autori di questi emendamenti non si sono resi conto della differenza che passa tra i problemi costituzionali e i problemi di legislazione corrente. Appunto per questo essi si sforzano di introdurre nella Costituzione la maggior quantità possibile di leggi, col risultato di fare della Costituzione

qualcosa di simile a un codice. Ma la Costituzione non è un codice. La Costituzione è la legge fondamentale, e null’altro che la legge fondamentale. La Costituzione non esclude, ma presuppone il lavoro legislativo corrente dei futuri organi legislativi. La Costituzione dà una base giuridica alla futura attività legislativa di questi organi. Perciò gli emendamenti e le aggiunte di questo genere, in quanto non hanno un rapporto diretto con la Costituzione, devono essere, secondo me, rinviati ai futuri organi legislativi del paese.

 

Nella seconda categoria si devono mettere gli emendamenti e le aggiunte che tentano di introdurre nella Costituzione dei dati storici o degli elementi di dichiarazione a proposito di ciò che il potere sovietico non ha ancora ottenuto, e di ciò che esso deve ottenere nell’avvenire. Indicare nella Costituzione quali difficoltà hanno sormontato nel corso di lunghi anni il partito, la classe operaia e tutti i lavoratori nella lotta per la vittoria del socialismo; indicare nella Costituzione il fine ultimo del movimento sovietico, cioè la costruzione della società comunista integrale, — tali sono i temi di questi emendamenti che si ripetono in diverse varianti. Penso che questi emendamenti e aggiunte devono essi

pure venir messi da parte, perchè non hanno un rapporto diretto con la Costituzione. La Costituzione è la registrazione e la sanzione legislativa delle conquiste già ottenute e garantite. Se non vogliamo alterare questo carattere fondamentale della Costituzione, non dobbiamo riempirla di richiami storici al passato o di dichiarazioni sulle future conquiste dei lavoratori dell’U.R.S.S. A questo scopo ci si offrono altre vie e altri documenti. Infine, nella terza categoria si devono  mettere gli emendamenti e le aggiunte che hanno un rapporto diretto col progetto di Costituzione.

 

Una parte notevole degli emendamenti di questa categoria ha un carattere redazionale. Perciò si potrebbe passarli alla Commissione di redazione dell’attuale Congresso, commissione che, io penso, il congresso creerà, incaricandola di procedere alla redazione definitiva del testo della nuova Costituzione. Per quanto riguarda gli altri emendamenti della terza categoria, essi hanno un’importanza più sostanziale e su di essi è necessario, secondo me, dire qui alcune parole.

 

1) Prima di tutto, sugli emendamenti all’articolo primo del progetto di Costituzione. Vi sono quattro emendamenti. Gli uni propongono, invece delle parole «Stato degli operai e dei contadini», di dire: «Stato dei lavoratori». Altri propongono di aggiungere alle parole «Stato degli operai e dei contadini» le parole «e dei lavoratori intellettuali». I terzi

propongono, invece delle parole «Stato degli operai e dei contadini», di dire: «Stato di tutte le razze e nazionalità, che popolano il territorio

dell’U.R.S.S.» I quarti propongono di sostituire alla parola «contadini» la parola «colcosiani», oppure le parole «lavoratori dell’agricoltura socialista». Si devono accettare questi emendamenti? Penso che non si devono

accettare.

Di che cosa parla l’articolo primo del progetto di Costituzione? Parla della composizione di classe della società sovietica. Possiamo noi, marxisti, eludere nella Costituzione la questione della composizione di classe della nostra società? No, non lo possiamo fare. La società sovietica è composta, com’è noto, di due classi, degli operai e dei contadini.

L’articolo primo del progetto di Costituzione parla appunto di questo. Il primo articolo del progetto di Costituzione ben rispecchia, quindi, la composizione di classe della nostra società. Si può chiedere: e i lavoratori intellettuali? Gl’intellettuali non sono mai stati e non possono essere una classe; essi sono stati e continuano a essere uno strato, che recluta i suoi membri tra tutte le classi della società. Un tempo gl’intellettuali si reclutavano tra i nobili, tra la borghesia, in parte tra i contadini e solo nella misura più insignificante tra gli operai. Nel nostro regime, nel regime sovietico, gl’intellettuali si reclutano soprattutto tra gli operai e i contadini. Ma comunque essi si reclutino e qualunque sia il loro carattere, gl’intellettuali sono pur sempre uno strato e non una classe.

Non lede questa circostanza i diritti dei lavoratori  intellettuali? Niente affatto! L’articolo primo del progetto di Costituzione parla non dei diritti dei diversi strati della società sovietica, ma della composizione di classe di questa società. Dei diritti dei diversi strati della società sovietica, compresi i diritti dei lavoratori intellettuali, si parla principalmente nei capitoli decimo e undicesimo del progetto di Costituzione. Da questi capitoli risulta che gli operai, i contadini e i lavoratori intellettuali godono di diritti assolutamente eguali in tutte le sfere della vita economica, politica, sociale e culturale del paese. Quindi non si può parlare di una lesione dei diritti dei lavoratori intellettuali. Lo stesso si deve dire delle nazioni e delle razze che fanno parte dell’U.R.S.S. Nel secondo capitolo del progetto di Costituzione già si dice che l’U.R.S.S. è una libera unione di nazioni aventi eguali diritti.

 

Vale la pena di ripetere questa formula nel primo articolo del progetto di Costituzione, che non tratta della composizione nazionale della società sovietica, ma della sua composizione di classe? È chiaro che non ne vale la pena. Per quanto riguarda i diritti delle nazioni e delle razze che fanno parte dell’U.R.S.S., se ne parla nei capitoli secondo, decimo e undicesimo del progetto di Costituzione. Da questi capitoli risulta che le nazioni e le razze dell’U.R.S.S. godono di identici diritti in tutte le sfere della vita economica, politica, sociale e culturale del paese. Quindi non si può parlare di una lesione dei diritti nazionali. Così pure sarebbe errato sostituire alla parola «contadino» la parola «colcosiano», oppure le parole «lavoratore dell’agricoltura socialista».

In primo luogo tra i contadini, oltre ai colcosiani, vi sono ancora più di un milione di famiglie non colcosiane. Come fare? Pensano forse gli autori di questo emendamento di non tenerne conto? La cosa non sarebbe ragionevole. In secondo luogo, se la maggioranza dei contadini sono passati all’economia colcosiana, questo non significa ancora che essi abbiano cessato di essere dei contadini, che essi non abbiano più la loro economia personale, la casa personale, ecc. In terzo luogo, bisognerebbe allora sostituire egualmente alla parola «operaio» le parole «lavoratore dell’industria socialista», il che, tuttavia, gli autori dell’emendamento, chissà mai perché, non propongono. Infine, sono forse già scomparse nel nostro paese la classe degli operai e la classe dei contadini? E se non sono scomparse, devono si eliminare dal vocabolario gli appellativi stabiliti per esse? Gli autori dell’emendamento, evidentemente, non hanno in vista la società attuale, ma quella futura, allorché le classi non vi saranno più, e allorché gli operai e i contadini saranno trasformati in lavoratori di una società comunista omogenea.

È chiaro, quindi, che essi anticipano l’avvenire. Ma nell’elaborare la Costituzione non bisogna partire dal futuro, bensì dal presente, da quello che esiste già. La Costituzione non può nè deve anticipare l’avvenire.

 

2) Viene in seguito un emendamento all’articolo 17 del progetto di Costituzione. Questo emendamento consiste nel proporre di escludere del tutto dal progetto di Costituzione l’articolo 17, che dice che le Repubbliche federate conservano il diritto di uscire liberamente dall’U.R.S.S. Penso che questa proposta non è giusta, e perciò non dev’essere

accettata dal Congresso. L’U.R.S.S. è un’unione volontaria di Repubbliche federate aventi eguali diritti. Escludere dalla Costituzione l’articolo relativo al diritto di uscire liberamente dall’U.R.S.S., significa violare il carattere volontario di quest’unione. Possiamo noi fare questo passo? Penso che non possiamo nè dobbiamo farlo. Si dice che nell’U.R.S.S. non c’è nessuna repubblica che voglia uscire dall’U.R.S.S., che, in conseguenza di ciò, l’articolo 17 non ha importanza pratica. Che da noi non ci sia nessuna repubblica che voglia uscire dall’U.R.S.S., è vero, naturalmente, ma da ciò non deriva che non dobbiamo fissare nella Costituzione il diritto delle Repubbliche federate di uscire liberamente dall’U.R.S.S. Nell’U.R.S.S. non esiste una repubblica federata che voglia opprimere un’altra repubblica federata. Ma da questo non deriva affatto che dalla Costituzione dell’U.R.S.S. debba essere escluso l’articolo che tratta dell’eguaglianza di diritti delle Repubbliche federate.

3) In seguito c’è la proposta di completare il secondo capitolo del progetto di Costituzione con un nuovo articolo, il cui contenuto consista nello stabilire che le repubbliche autonome socialiste sovietiche, quando abbiano raggiunto un corrispondente livello di sviluppo economico e culturale, possano essere trasformate in repubbliche socialiste sovietiche

federate. Si può accettare questa proposta? Penso che non si deve accettarla. Essa è sbagliata non solo per il suo contenuto, ma anche per la sua motivazione. Non si può motivare il passaggio delle repubbliche autonome nella categoria delle repubbliche federate con la loro maturità economica e culturale, così come non si può motivare il fatto che si è lasciata questa o quella repubblica nell’elenco delle repubbliche autonome, con la sua arretratezza economica o culturale.

Questo non sarebbe un modo marxista, leninista di trattare la questione. La Repubblica tartara, per esempio, resta autonoma e la Repubblica del Kasakstan diventa federata, ma questo non significa ancora che la Repubblica del Kasakstan, dal punto di vista dello sviluppo culturale ed economico sia superiore alla Repubblica tartara. Le cose stanno

precisamente al contrario. Lo stesso si deve dire, per esempio, della Repubblica autonoma dei Tedeschi del Volga e della Repubblica federata dei Kirghisi, la prima delle quali, dal punto di vista culturale ed economico, è superiore alla seconda, benché resti repubblica autonoma.

 

Quali sono gli elementi, la cui esistenza motiva il passaggio delle repubbliche autonome nella categoria delle repubbliche federate? Questi elementi sono tre. In primo luogo, bisogna che la repubblica sia periferica, che non sia

circondata da tutte le parti dal territorio dell’U.R.S.S. Perché ?  Perché  se alla repubblica federata si lascia il diritto di uscire dall’U.R.S.S., è necessario che questa repubblica, diventata repubblica federata, abbia la possibilità logica e pratica di porre la questione della sua uscita dall’U.R.S.S. E questa questione può porla soltanto una repubblica che,

per esempio, confini con uno Stato straniero qualunque e, quindi, non sia circondata da tutte le parti dal territorio dell’U.R.S.S. Naturalmente, non vi sono da noi delle repubbliche che pongano, praticamente, la questione dell’uscita dall’U.R.S.S. Ma se la repubblica federata conserva il diritto di uscire dall’U.R.S.S., bisogna fare in modo che questo diritto non diventi un pezzo di carta vuoto e privo di senso. Prendiamo, per esempio, la Repubblica basckira o la Repubblica tartara.

Ammettiamo che queste repubbliche autonome vengano passate nella categoria delle repubbliche federate. Potrebbero esse porre, logicamente e praticamente, la questione della loro uscita dall’U.R.S.S.? No, non potrebbero. Perchè? Perchè sono da tutte le parti circondate da repubbliche e regioni sovietiche e, a dire il vero, non saprebbero da che parte uscire dall’U.R.S.S. Perciò, passare tali repubbliche nella categoria delle repubbliche federate non sarebbe giusto.

In secondo luogo, bisogna che la nazionalità che ha dato il suo nome alla repubblica sovietica rappresenti in essa una maggioranza più o meno compatta. Prendiamo, per esempio, la Repubblica autonoma della Crimea. Essa è una repubblica periferica, ma i tartari della Crimea non sono la maggioranza in questa repubblica, al contrario, essi vi

rappresentano la minoranza. Quindi sarebbe errato e illogico passare la Repubblica della Crimea nella categoria delle repubbliche federate. In terzo luogo, bisogna che la repubblica non sia troppo piccola per quanto riguarda l’entità della sua popolazione, che essa abbia una popolazione, diciamo, non inferiore, ma superiore almeno a un milione.

 

Perché ? Perché  sarebbe un errore supporre che una piccola repubblica sovietica, avente una quantità minima di popolazione e un esercito insignificante, possa contare di esistere come Stato indipendente. Non vi può essere dubbio che i briganti imperialisti farebbero presto a metterle le mani addosso.

 

Penso che, dove non esistono questi tre elementi oggettivi, sarebbe errato, nell’attuale momento storico, porre la questione del passaggio di questa o di quella repubblica autonoma nella categoria delle repubbliche federate.

 

4) In seguito, si propone di sopprimere, negli articoli 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28 e 29, l’elenco particolareggiato della divisione amministrativa e territoriale delle repubbliche federate in territori e regioni. Penso che anche questa proposta è inaccettabile. Nell’U.R.S.S. vi sono delle persone che sono pronte, con grande piacere, e senza stancarsi, a rifare di continuo la carta dei territori e delle regioni, portando in questo modo confusione e incertezza nel lavoro. Il progetto di Costituzione mette un freno a questa gente. E questo è molto bene, perché  qui, come in molte altre cose, abbiamo bisogno di un’atmosfera di certezza, abbiamo bisogno di stabilità, di chiarezza.

 

5) Il quinto emendamento riguarda l’articolo 33. Si considera inopportuna la creazione di due Camere e si propone di sopprimere il Soviet delle Nazionalità. Penso che anche questo emendamento non è giusto. Il sistema di una sola Camera sarebbe migliore di quello a due Camere, se l’U.R.S.S. fosse uno Stato nazionale omogeneo. Ma l’U.R.S.S. non è uno Stato nazionale omogeneo. L’U.R.S.S. è, com’è noto, uno Stato plurinazionale. Abbiamo un organo supremo, in cui sono rappresentati gli interessi comuni di tutti i lavoratori dell’U.R.S.S., indipendentemente dalla loro nazionalità. Questo è il Soviet dell’Unione.

 

Ma le nazionalità dell’U.R.S.S., oltre agli interessi comuni, hanno anche gli interessi loro particolari, specifici, legati alle loro particolarità nazionali. Si possono trascurare questi interessi specifici? No, non si possono trascurare. È necessario un organo supremo speciale, che rispecchi precisamente questi interessi specifici? Certamente, è necessario. Non può esservi dubbio che senza un tale organo sarebbe impossibile governare uno Stato composto di tante nazionalità come l’U.R.S.S. Tale organo è la seconda Camera, il Soviet delle Nazionalità dell’U.R.S.S. Si invoca la storia parlamentare degli Stati europei e americani, si invoca il fatto che il sistema delle due Camere in questi paesi ha dato soltanto dei risultati negativi, che la seconda Camera degenera, di solito, diventando un centro della reazione e un freno al progresso. Tutto questo è vero. Ma questo avviene perché  in questi paesi non c’è eguaglianza fra le Camere.

 

 

Com’è noto, alla seconda Camera si accordano spesso più diritti che alla prima, e poi, di regola, la seconda Camera viene organizzata per vie non democratiche, non di rado con la nomina dei membri dall’alto. E’ indiscutibile che i risultati negativi non ci saranno se si stabilisce l’eguaglianza fra le Camere e si organizza la seconda Camera in modo altrettanto democratico che la prima.

 

6) Si propone, poi, un’aggiunta al progetto di Costituzione, chiedendo che le due Camere abbiano un egual numero di membri. Penso che questa proposta potrebbe essere accettata. Essa offre, secondo me, dei vantaggi politici evidenti, perchè sottolinea l’eguaglianza delle Camere.

 

7) Viene in seguito un’aggiunta al progetto di Costituzione in virtù della quale si propone di eleggere i deputati al Soviet delle Nazionalità nello stesso modo che i deputati al Soviet dell’Unione, per via di elezioni dirette. Penso che anche questa proposta si potrebbe accettare. È vero, essa può creare qualche inconveniente tecnico durante le elezioni. Ma, d’altra parte, essa offre un grande vantaggio politico, perché  aumenterà l’autorità del Soviet delle Nazionalità.

 

8) Viene in seguito un’aggiunta all’articolo 40, in virtù della quale si propone di concedere al Presidium del Soviet Supremo il diritto di emanare degli atti legislativi temporanei. Penso che questa aggiunta non è giusta e non deve essere accettata dal Congresso. Bisogna finirla una buona volta con la situazione in cui non è un solo organismo che emana

le leggi, ma è tutta una serie di organismi. Questa situazione contraddice al principio della stabilità delle leggi. E la stabilità delle leggi ci è più necessaria adesso che mai. Il potere legislativo nell’U.R.S.S. deve essere esercitato da un solo organismo, il Soviet Supremo dell’U.R.S.S.

 

9) Si propone in seguito un’aggiunta all’articolo 48 del progetto di Costituzione, in virtù della quale si chiede che il presidente del Presidium del Soviet Supremo dell’U.R.S.S. venga eletto non dal Soviet Supremo dell’U.R.S.S., ma da tutta la popolazione del paese. Penso che quest’aggiunta non è giusta, perchè non è conforme allo spirito della nostra Costituzione. Secondo il sistema della nostra Costituzione, nell’U.R.S.S. non vi deve essere un presidente unico, eletto da tutta la popolazione allo stesso titolo del Soviet Supremo. La presidenza nell’U.R.S.S. è collegiale, — è il Presidium del Soviet Supremo, compreso il presidente del Presidium del Soviet Supremo, eletto non da tutta la popolazione, ma dal Soviet Supremo e tenuto a render conto al Soviet Supremo. L’esperienza storica dimostra che una simile struttura degli organi supremi è la più democratica e garantisce il paese da sorprese

spiacevoli.

 

10) C’è, poi, un emendamento allo stesso articolo 48. Esso dice: portare a 11 il numero dei sostituti del presidente del Presidium dei Soviet Supremo dell’U.R.S.S., in modo che vi sia un sostituto per ogni Repubblica federata. Penso che questo emendamento lo si potrebbe accettare, perché  migliora le cose e può solo rafforzare l’autorità del Presidium del Soviet Supremo dell’U.R.S.S.

11) Viene in seguito un emendamento all’articolo 77. Esso esige l’organizzazione di un nuovo Commissariato del popolo dell’U.R.S.S., il Commissariato dell’Industria della difesa. A mio parere questo emendamento

dovrebbe essere pure accettato, perchè è giunto il momento di fare un posto speciale alla nostra industria della difesa e di creare il relativo Commissariato. A mio parere questo non potrebbe che migliorare la difesa del nostro paese.

12) Viene, in seguito, un emendamento all’articolo 124 del progetto di Costituzione, che chiede la modificazione di questo articolo nel senso di proibire la celebrazione delle cerimonie religiose.

 

Penso che questo conviene respingerlo, perché  non è conforme allo spirito della nostra Costituzione. 13) Infine, ancora un emendamento, di carattere più o meno sostanziale. Parlo dell’emendamento all’articolo 135 del progetto di Costituzione. Esso propone di privare dei diritti elettorali i ministri del culto, le ex guardie bianche, tutti gli «ex» e le persone che non compiono un lavoro di utilità pubblica, oppure, in ogni caso, di limitare i diritti elettorali delle persone di questa categoria, accordando loro soltanto il diritto di eleggere, ma non quello di essere eletti. Penso che anche questo emendamento deve essere respinto. Gli elementi non lavoratori e sfruttatori sono stati privati dei diritti elettorali dal potere dei Soviet non per i secoli dei secoli, ma temporaneamente, per un dato periodo.

Ci fu un tempo in cui questi elementi conducevano una guerra aperta contro il popolo e si opponevano alle leggi sovietiche. La legge sovietica che li privava del diritto elettorale fu la risposta del potere sovietico a questa

loro lotta. Da allora è passato non poco tempo. Nel periodo trascorso abbiamo ottenuto che le classi sfruttatrici siano state liquidate e il potere sovietico sia diventato una forza invincibile. Non è venuto il momento di rivedere questa legge? Penso che è venuto. Si dice che la cosa è pericolosa, perchè possono infiltrarsi negli organi supremi del paese degli elementi ostili al potere sovietico, delle ex guardie bianche, dei kulak, dei preti, ecc. Ma perchè aver paura, in sostanza?  Se hai paura dei lupi, non andare nel bosco. In primo luogo, non tutti gli ex kulak, ex guardie bianche o preti sono ostili al potere sovietico.

In secondo luogo, se il popolo in una località o nell’altra eleggerà degli elementi ostili, ciò vorrà dire che il nostro lavoro d’agitazione sarà stato organizzato molto male e che ci saremo completamente meritata una simile vergogna; se, invece, il nostro lavoro d’agitazione sarà fatto in modo bolscevico, il popolo non lascerà che degli elementi ostili penetrino nei suoi organi supremi. Ciò significa che bisogna lavorare e non piagnucolare, lavorare e non aspettare che tutto ci venga presentato bell’e fatto per via di decreti.

 

Lenin diceva fin dal 1919 che non era lontano il tempo in cui il potere sovietico avrebbe ritenuto utile introdurre il suffragio universale senza nessuna restrizione. Fate attenzione: senza nessuna restrizione. Questo egli lo diceva quando l’intervento militare straniero non era ancora stato liquidato e la nostra industria e l’agricoltura si trovavano in una situazione disperata. Da allora sono già passati 17 anni. Non è tempo, compagni, di applicare quest’indicazione di Lenin? Penso che è tempo. Ecco che cosa diceva Lenin, nel 1919, nel suo scritto: «Progetto di programma del Partito comunista (bolscevico)». Permettetemi di leggere:— «Il P.CR. deve spiegare alle masse lavoratrici, per evitare una errata generalizzazione di necessità storiche transitorie, che il ritiro dei diritti elettorali a una serie  dei cittadini non riguarda affatto, nella Repubblica sovietica, come questo avveniva nella maggioranza delle repubbliche democratiche borghesi, una categoria determinata di cittadini, che son dichiarati privi di diritti per tutta la vita, ma riguarda soltanto gli sfruttatori, solo coloro che, malgrado le leggi fondamentali della Repubblica socialista sovietica, s’intestardiscono nella difesa della loro situazione di sfruttatori, nel mantenimento dei rapporti capitalistici.

Di conseguenza nella Repubblica sovietica, da una parte, a misura che si rafforza di giorno in giorno il socialismo e si riduce il numero di coloro che hanno la possibilità oggettiva di restare degli sfruttatori o di mantenere i rapporti capitalistici, diminuisce di per sé stessa la percentuale di coloro che sono privati del diritto elettorale. Attualmente in

Russia questa percentuale non sorpassa il 2-3%. D’altra parte, in un avvenire assai prossimo la fine dell’invasione straniera e il fatto d’aver condotto a termine l’espropriazione degli espropriatori possono, in condizioni determinate, creare una situazione in cui il potere statale proletario sceglierà altri metodi per schiacciare la resistenza degli sfruttatori e introdurrà il suffragio universale senza nessuna restrizione»— (Vol. XXIV, p. 94 ed. russa).

È chiaro, a quanto pare. Così stanno le cose per quanto riguarda gli emendamenti e le aggiunte al progetto di Costituzione dell’U.R.S.S.

 

VI IMPORTANZA DELLA NUOVA COSTITUZIONE DELL’U.R.S.S.

 

A giudicare dai risultati della discussione popolare, che è durata quasi cinque mesi, si può supporre che il progetto di Costituzione sarà approvato dal presente Congresso. Tra alcuni giorni l’Unione Sovietica avrà una Costituzione nuova,

socialista, basata sui principi del più largo democratismo socialista. Sarà un documento storico, che tratterà in modo semplice e conciso, in uno stile quasi protocollare, dei fatti della vittoria del socialismo nell’U.R.S.S., dei fatti della liberazione dei lavoratori dell’U.R.S.S. dalla schiavitù capitalistica, dei fatti della vittoria nell’U.R.S.S. della

democrazia più larga, conseguente fino all’ultimo. Sarà un documento attestante che quello che fu e continua ad essere il

sogno di milioni di uomini onesti nei paesi capitalistici, è già realizzato nell’U.R.S.S. Sarà un documento attestante che ciò che è stato realizzato nell’ U. R. S. S. è del tutto realizzabile anche negli altri paesi.

 

Ma da questo deriva che non si sarà mai abbastanza apprezzata l’importanza internazionale della nuova Costituzione dell’U.R.S.S. Attualmente, mentre la torbida ondata del fascismo cerca d’insozzare il movimento socialista della classe operaia e copre di fango le aspirazioni democratiche dei migliori uomini del mondo civile, la nuova Costituzione dell’U.R.S.S. sarà un atto d’accusa contro il fascismo, un atto il quale dirà che il socialismo e la democrazia sono invincibili. La nuova Costituzione dell’U.R.S.S. sarà un aiuto morale e un sostegno reale per tutti coloro che attualmente lottano contro la barbarie fascista. Un’importanza ancora maggiore ha la nuova Costituzione per i popoli dell’U.R.S.S. Se per i popoli dei paesi capitalistici la Costituzione dell’U.R.S.S. avrà l’importanza d’un programma d’azione, per i popoli dell’U.R.S.S. essa ha l’importanza d’un bilancio della loro lotta, d’un bilancio delle loro vittorie sul fronte della liberazione dell’umanità.

Dopo aver percorso un cammino di lotte e di privazioni, è una soddisfazione, è una gioia avere la propria Costituzione, che parla dei frutti delle nostre vittorie. È una soddisfazione, è una gioia sapere per che cosa i nostri hanno lottato e come essi hanno ottenuto una vittoria di importanza storica mondiale. È una soddisfazione, è una gioia sapere che il sangue versato dai nostri a profusione non è stato versato invano, che esso ha dato i suoi frutti. Ciò arma spiritualmente la nostra classe operaia, i nostri contadini, i nostri lavoratori intellettuali. Ciò spinge avanti e genera un senso di legittima fierezza. Ciò rafforza la fiducia nelle proprie forze e mobilita per una nuova lotta, per la conquista di nuove vittorie del comunismo.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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