G. Stalin : Problemi economici del socialismo nell’URSS-Altri errori del compagno Iaroscenko. 22 maggio 1952

2. –Altri errori del compagno Iaroscenko. 22 maggio 1952

1. -Il compagno Iaroscenko trae dalla sua opinione sbagliata conclusioni sbagliate circa il carattere e l’oggetto dell’economia politica. Il compagno Iaroscenko nega la necessità di una economia politica unica per tutte le formazioni sociali, partendo dal fatto che ogni formazione sociale ha le sue leggi economiche specifiche. Ma non ha affatto ragione, e dissente in questo da marxisti come Engels e Lenin.

Engels dice che l’economia politica è “la scienza delle condizioni e delle forme nelle quali hanno luogo la produzione e lo scambio nelle diverse società umane e nelle quali, in relazione con questo, in ogni caso avviene la distribuzione dei prodotti” (Antidühring). Di conseguenza, l’economia politica studia le leggi dello sviluppo economico non solo di una formazione sociale, ma delle varie formazioni sociali.

In questo, come è noto, è pienamente d’accordo Lenin, il quale, nelle sue osservazioni critiche al libro di Bukharin L’economia del periodo di transizione, ha detto che Bukharin ha torto di restringere la sfera d’azione dell’economia politica alla produzione mercantile e particolarmente alla produzione capitalistica, rilevando in pari tempo che Bukharin compie qui “un passo indietro rispetto a Engels”.

A ciò corrisponde pienamente la definizione dell’economia politica data nel progetto del manuale di economia politica, dove è detto che l’economia politica è la scienza che studia “le leggi della produzione sociale e della distribuzione dei beni materiali nelle varie fasi di sviluppo della società umana”. E ciò è comprensibile. Le varie formazioni sociali nel loro sviluppo economico sono soggette non solo alle loro leggi economiche specifiche, ma anche a quelle leggi economiche che sono comuni a tutte le formazioni, ad esempio, a leggi come quella dell’unità delle forze produttive e dei rapporti di produzione in una produzione sociale unica, come la legge sui rapporti tra le forze produttive e i rapporti di produzione nel processo di sviluppo di tutte le formazioni sociali.

Le formazioni sociali non sono dunque soltanto divise l’una dall’altra dalle proprie leggi specifiche, ma sono anche legate l’una all’altra da leggi economiche comuni a tutte le formazioni. Engels aveva ragione quando diceva: “Per effettuare compiutamente questa critica della economia borghese, non era sufficiente la conoscenza della forma capitalistica della produzione, dello scambio e della distribuzione. Si dovevano del pari indagare e raffrontare, almeno nelle loro grandi linee, le forme che l’hanno preceduta o che accanto ad essa sussistono ancora in paesi meno sviluppati”.4 è evidente che qui, in questa questione, il compagno Iaroscenko riecheggia Bukharin.

Proseguiamo. Il compagno Iaroscenko afferma che nella sua Economia politica del socialismo “le categorie dell’economia politica -il valore, la merce, il denaro, il credito, ecc. -sono sostituite da sensati ragionamenti sull’organizzazione razionale delle forze produttive nella produzione sociale”, che di conseguenza oggetto di questa economia politica non sono i rapporti di produzione del socialismo, ma “la elaborazione e lo sviluppo della teoria scientifica dell’organizzazione delle forze produttive, della teoria della pianificazione dell’economia nazionale ecc.”, che i rapporti di produzione nel socialismo perdono la loro funzione autonoma e vengono assorbiti dalle forze produttive, come loro parte integrante.

Bisogna dire che da noi un tale miscuglio di assurdità non era stato ancora messo alla luce da nessun “marxista” fuori senno. Infatti che cosa significa una economia politica del socialismo senza problemi economici, senza problemi della produzione? Esiste al mondo siffatta economia politica? Cosa significa sostituire nell’economia politica del socialismo ai problemi economici i problemi di organizzazione delle forze produttive? Significa liquidare l’economia politica del socialismo. Il compagno Iaroscenko procede proprio in questo modo: -egli liquida l’economia politica del socialismo.

Qui egli fa tutt’uno con Bukharin. Bukharin diceva che, con la distruzione del capitalismo, deve andare distrutta l’economia politica. Il compagno Iaroscenko non dice questo, ma lo fa, liquidando l’economia politica del socialismo. E’ vero che, ciò facendo, egli finge di non essere pienamente d’accordo con Bukharin, ma è un’astuzia, è un’astuzia che non vale un soldo. In realtà, egli fa ciò che predicava Bukharin e contro cui prese posizione Lenin. Il compagno Iaroscenko calca  le orme di Bukharin. Proseguiamo. Il compagno Iaroscenko riduce i problemi dell’economia politica del socialismo ai problemi dell’organizzazione razionale delle forze produttive, ai problemi della pianificazione dell’economia nazionale, ecc. Ma egli sbaglia di grosso. I problemi dell’organizzazione razionale delle forze produttive, della pianificazione dell’economia nazionale ecc., non sono oggetto dell’economia politica, ma oggetto della politica economica degli organismi dirigenti. Si tratta di due campi diversi, che non si devono confondere.

Il compagno Iaroscenko ha confuso queste due cose diverse ed è caduto in un pasticcio. L’economia politica studia le leggi di sviluppo dei rapporti di produzione tra gli uomini. La politica economica trae da questo studio conclusioni pratiche, le concretizza e imposta su questo il proprio lavoro quotidiano. Far gravare sull’economia politica le questioni della politica economica significa rovinarla come scienza. Oggetto dell’economia politica sono i rapporti economici, i rapporti di produzione tra gli uomini. Questo comprende: a) le forme della proprietà sui mezzi di produzione; b) la conseguente situazione dei vari gruppi sociali nella produzione e i rapporti reciproci tra di essi, oppure, come dice Marx, “il reciproco scambio della loro attività”; c) le forme della distribuzione dei prodotti, che ne dipendono interamente. Tutto ciò è, nel suo insieme, oggetto dell’economia politica.

In questa definizione manca la parola “scambio”, che vi è nella definizione di Engels. Essa manca, perché “scambio” viene di solito inteso da molti come scambio di merci, proprio non di tutte, ma soltanto di alcune formazioni sociali, il che a volte genera malintesi, benché Engels con la parola “scambio” non intendesse soltanto lo scambio delle merci. Però, come è evidente, ciò che Engels intendeva con la parola “scambio” ha trovato il suo posto nella definizione citata sopra, ne fa parte integrante. Di conseguenza, per il suo contenuto questa definizione dell’oggetto dell’economia politica corrisponde pienamente alla definizione di Engels.

2. -Quando si parla della legge economica fondamentale di questa o di quella formazione sociale, di solito si parte dal fatto che questa formazione non può avere più leggi economiche fondamentali, che può avere soltanto una determinata legge economica fondamentale unica, appunto perché essa è fondamentale. In caso contrario avremmo alcune leggi economiche fondamentali per ciascuna formazione sociale, il che contrasta con lo stesso concetto di legge fondamentale. Ma il compagno Iaroscenko non è d’accordo con questo. Egli ritiene che si possano avere non una, ma parecchie leggi economiche fondamentali del socialismo. E’ inverosimile, ma è così. Nel suo discorso alla riunione plenaria della assemblea convocata per la discussione, ha detto: “L’entità e il rapporto reciproco dei fondi materiali della produzione e riproduzione sociale sono determinati dall’esistenza e dalla prospettiva di accrescimento della forza lavoro che partecipa alla produzione sociale.

Questa è la legge economica fondamentale della società socialista, che determina la struttura della produzione e riproduzione sociale socialista”. Questa sarebbe la prima legge economica fondamentale del socialismo.

Nello stesso discorso il compagno Iaroscenko afferma: “I rapporti tra la I e la II sezione sono condizionati, nella società socialista, dalle esigenze della produzione dei mezzi di produzione nella misura necessaria per far partecipare alla produzione sociale tutta la popolazione capace di lavorare. Questa è la legge economica fondamentale del socialismo ed è in pari tempo un’esigenza della nostra Costituzione, che deriva dal diritto al lavoro dei cittadini sovietici”.

Questa, dunque, sarebbe una seconda legge economica fondamentale del socialismo. Infine, nella sua lettera ai membri dell’Ufficio politico il compagno Iaroscenko afferma: “Partendo da ciò i tratti e le esigenze sostanziali della legge economica fondamentale del socialismo possono essere formulati, mi sembra, pressappoco così: produzione in continuo aumento e perfezionamento delle condizioni materiali e culturali di vita della società”. Questa è già la terza legge economica fondamentale del socialismo. Sono tutte queste leggi, leggi economiche fondamentali del socialismo, oppure, se una sola di esse lo è, di quale precisamente si tratta? A questa domanda il compagno Iaroscenko non dà risposta nella sua ultima lettera ai membri dell’Ufficio politico.

Nel formulare la legge economica fondamentale del socialismo, nella sua lettera ai membri dell’Ufficio politico, si deve supporre che egli “ha dimenticato” che nel suo discorso alla riunione plenaria dell’assemblea convocata per la discussione, tre mesi prima, già aveva formulato altre due leggi economiche fondamentali del socialismo, contando probabilmente che non si sarebbe prestata attenzione a questo equivoco pasticcio. Ma, come si vede, il suo calcolo è fallito. Ammettiamo che le prime due leggi economiche fondamentali del socialismo, formulate dal compagno Iaroscenko, non esistano più, che il compagno Iaroscenko consideri oramai legge economica fondamentale del socialismo la sua terza formula, esposta nella lettera indirizzata ai membri dell’Ufficio politico. Vediamo la lettera del compagno Iaroscenko.

Il compagno Iaroscenko dice in questa lettera di non essere d’accordo con la definizione della legge economica fondamentale del socialismo, data nelle Osservazioni del compagno Stalin. Egli dice: “La cosa principale in questa definizione è `la garanzia del massimo soddisfacimento… delle esigenze di tutta la società’. La produzione è indicata qui come un mezzo per raggiungere questo scopo principale, il soddisfacimento delle esigenze. Questa definizione giustifica la supposizione che la legge economica fondamentale del socialismo da voi formulata non parte dal primato della produzione, ma dal primato del consumo”.

E’ evidente che il compagno Iaroscenko non ha compreso affatto la sostanza del problema e non vede che le chiacchiere sul primato del consumo o della produzione non hanno assolutamente alcun rapporto con la questione. Quando si parla del primato di questi o quei processi sociali rispetto ad altri processi, si parte di solito dal fatto che entrambi questi processi siano più o meno della stessa natura. Si può e si deve parlare del primato della produzione dei mezzi di produzione rispetto alla produzione dei beni di consumo, poiché nell’un caso e nell’altro si parla di produzione e quindi di cose più o meno della stessa natura. Ma non si può parlare, non sarebbe giusto parlare del primato del consumo sulla produzione o della produzione sul consumo, poiché la produzione e il consumo sono due campi completamente diversi, legati, è vero, tra di loro, ma tuttavia diversi.

Il comp. Iaroscenko evidentemente non comprende che qui non si tratta del primato del consumo o della produzione, ma dello scopo che la società pone alla produzione sociale, del compito a cui essa subordina la produzione sociale, per esempio, in regime socialista. Per questo nulla hanno a che vedere con la questione nemmeno le chiacchiere del compagno Iaroscenko, secondo cui “la base della vita della società socialista, come di ogni altra società, è la produzione”. Il compagno Iaroscenko dimentica che gli uomini non producono per la produzione, ma per soddisfare le proprie esigenze. Egli dimentica che la produzione, staccata dal soddisfacimento dei bisogni della società, langue e perisce. E’ possibile parlare in generale dello scopo della produzione capitalistica o socialista, dei compiti a cui è subordinata la produzione capitalistica o socialista? Ritengo che è possibile e che si deve farlo.

Marx dice: “Scopo immediato della produzione capitalistica non è la produzione di merci, ma di plusvalore, o di profitto nella sua forma evoluta; non del prodotto, ma del prodotto supplementare. Lo stesso lavoro è quindi produttivo solo nella misura in cui crea profitto o prodotto supplementare per il capitale. Se l’operaio non lo crea, il suo lavoro è improduttivo. La massa del lavoro produttivo impiegato, dunque, presenta un interesse per il capitale solo nella misura in cui grazie ad essa, o in relazione con essa, aumenta la quantità di lavoro supplementare; solo in questa misura è necessario ciò che noi chiamiamo tempo di lavoro necessario. Se il lavoro non dà questo risultato, è superfluo e deve essere interrotto. “Lo scopo della produzione capitalistica consiste sempre nella creazione di un massimo di plusvalore o di un massimo di prodotto supplementare con un minimo di capitale anticipato; nella misura in cui questo risultato non è raggiunto con l’eccesso di lavoro degli operai, sorge la tendenza del capitale, che consiste nello sforzo per ottenere un determinato prodotto con la minima spesa possibile, nello sforzo per risparmiare forza lavoro e spese… “Gli stessi operai sono rappresentati in questa concezione come realmente sono nella produzione capitalistica, solo mezzi di produzione, e non fini a se stessi, e non scopo della produzione” (vedi Teorie del plusvalore, vol. II, parte 2).

Queste parole di Marx non sono importanti soltanto perché definiscono brevemente e con esattezza lo scopo della produzione capitalistica, ma anche perché indicano lo scopo fondamentale, il compito principale, che deve essere posto alla produzione socialista. Lo scopo della produzione capitalistica è, dunque, di ottenere del profitto. Per quanto riguarda il consumo, esso è necessario al capitalismo solo in quanto garantisce che il profitto sia ottenuto.

All’infuori di questo, la questione del consumo perde ogni significato per  il capitalismo. L’uomo con i suoi bisogni scompare dal campo visivo. Quale è invece lo scopo della produzione socialista, quale il compito principale, alla cui attuazione deve essere subordinata la produzione sociale nel socialismo?

Scopo della produzione socialista non è il profitto, ma l’uomo con i suoi bisogni, cioè il soddisfacimento delle sue esigenze materiali e culturali. Scopo della produzione socialista, come è detto nelle Osservazioni del compagno Stalin E’ “l’assicurazione del massimo soddisfacimento delle sempre crescenti esigenze materiali e culturali di tutta la società”.

Il compagno Iaroscenko ritiene che qui si tratti del “primato” del consumo sulla produzione. Questa, naturalmente, è una sciocchezza. In effetti si tratta qui non di un primato del consumo, ma della subordinazione della produzione socialista al suo fondamentale scopo di garantire il massimo soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali, in costante aumento, di tutta la società. Quindi la garanzia del massimo soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali, in costante aumento, di tutta la società, è lo scopo della produzione socialista; l’aumento ininterrotto e il perfezionamento della produzione socialista sulla base di una tecnica superiore è il mezzo per raggiungere questo scopo.

Questa è la legge economica fondamentale del socialismo. Volendo conservare il cosiddetto “primato” della produzione sul consumo, il compagno Iaroscenko afferma che la “legge economica fondamentale del socialismo” consiste “nell’aumento ininterrotto e nel perfezionamento della produzione delle condizioni materiali e culturali della società”. Questo non è affatto vero. Il compagno Iaroscenko deforma in modo grossolano e snatura la formula esposta nelle Osservazioni del compagno Stalin. Per lui la produzione da mezzo si trasforma in scopo, e la garanzia del massimo soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali, in costante aumento, della società, viene esclusa. Si ha un aumento della produzione per l’aumento della produzione, la produzione come fine a se stessa, mentre l’uomo con i suoi bisogni scompare dal campo visivo del compagno Iaroscenko.

Non vi è quindi da stupire se insieme alla scomparsa dell’uomo, come scopo della produzione socialista, scompaiono dalla “concezione” del compagno Iaroscenko gli ultimi resti di marxismo. In questo modo si giunge nel compagno Iaroscenko non al “primato” della produzione sul consumo, ma ad una specie di “primato” dell’ideologia borghese sull’ideologia marxista.

3. -Un posto a parte merita la questione della teoria marxista della riproduzione. Il compagno Iaroscenko afferma che la teoria marxista della riproduzione è soltanto teoria della riproduzione capitalistica, che essa non contiene nulla che possa valere per altre formazioni sociali, e quindi per la formazione sociale socialista. Egli dice:

“L’applicazione dello schema della riproduzione di Marx, da lui elaborato per l’economia capitalistica, alla produzione sociale socialista è il frutto di un’interpretazione dogmatica della dottrina di Marx e contraddice la sostanza della sua dottrina” (vedi il discorso del compagno Iaroscenko alla seduta plenaria dell’assemblea per la discussione).

Egli sostiene, più avanti, che “lo schema della riproduzione di Marx non corrisponde alle leggi economiche della società socialista e non può servire di base per lo studio della riproduzione socialista” (ivi). Riferendosi alla teoria marxista della riproduzione semplice, dove si stabilisce una determinata correlazione tra la produzione dei mezzi di produzione (I sezione) e la produzione dei mezzi di consumo (II sezione), il compagno Iaroscenko dice: “La correlazione tra la prima e la seconda sezione non è condizionata nella società socialista dalla formula di Marx V + M della prima sezione e C della seconda sezione.

Nelle condizioni del socialismo l’indicato nesso reciproco nello sviluppo tra la prima e la seconda sezione non deve verificarsi” (ivi). Egli afferma che “la teoria della correlazione tra la prima e la seconda sezione, elaborata da Marx, è inapplicabile nelle nostre condizioni socialiste, poiché alla base della teoria di Marx vi è l’economia capitalistica con le sue leggi” (si veda la lettera del comp. Iaroscenko ai membri dell’Ufficio politico). Così il comp. Iaroscenko distrugge la teoria marxista della riproduzione. Certamente, la teoria marxista della riproduzione, elaborata in seguito allo studio delle leggi della produzione capitalistica, riflette il carattere specifico della produzione capitalistica e, naturalmente, è espressa nella forma dei rapporti di valore mercantili-capitalistici.

Non poteva essere altrimenti. Ma vedere nella teoria marxista della riproduzione soltanto questa forma, e non scorgerne le basi, non scorgere il suo contenuto fondamentale, che non ha valore soltanto per la formazione sociale capitalistica, significa non capire nulla di questa teoria. Se il comp. Iaroscenko avesse compreso qualche cosa della questione, avrebbe capito anche la palese verità che gli schemi marxisti della riproduzione non si esauriscono affatto nel riflesso del carattere specifico della produzione capitalistica, ma contengono in pari tempo tutta una serie di tesi fondamentali della riproduzione, le quali hanno valore per tutte le formazioni sociali, quindi anche in particolare per la formazione sociale socialista.

Queste tesi fondamentali della teoria marxista della riproduzione, come la tesi della divisione della produzione sociale in produzione dei mezzi di produzione e produzione dei beni di consumo; la tesi dell’aumento prevalente della produzione dei mezzi di produzione nella riproduzione allargata; la tesi della correlazione tra la I e la II sezione; la tesi del prodotto supplementare, come unica fonte dell’accumulazione; la tesi della formazione e destinazione dei fondi sociali; la tesi dell’accumulazione come unica fonte della riproduzione allargata: -tutte queste tesi fondamentali della teoria marxista della riproduzione sono le stesse che hanno valore non soltanto per la formazione capitalistica e la cui applicazione non può essere elusa da nessuna società socialista nella pianificazione dell’economia nazionale. è caratteristico il fatto che lo stesso comp.

Iaroscenko, il quale arriccia altezzosamente il naso sugli “schemi della riproduzione” di Marx, è costretto di regola a ricorrere all’usilio di questi “schemi” nella discussione delle questioni della riproduzione socialista. Ma come considerarono questa questione Lenin e Marx? A tutti sono note le osservazioni critiche di Lenin al libro di Bukharin L’economia del periodo di transizione. In queste osservazioni Lenin ha riconosciuto, com’è noto, che la formula marxista della correlazione tra la I e la II sezione, contro cui insorge il comp. Iaroscenko, rimane valida tanto per il socialismo quanto per il “comunismo puro”, cioè per la fase del comunismo.

Per ciò che riguarda Marx, egli, com’è noto, non amava astrarsi dallo studio delle leggi della produzione capitalistica e non si occupò nel suo Capitale della questione della applicabilità dei suoi schemi della riproduzione al socialismo. Tuttavia nel 20° capitolo del II volume del Capitale, nel paragrafo intitolato Il capitale costante della I sezione, in cui si tratta dello scambio dei prodotti della I sezione all’interno di questa, Marx osserva quasi di sfuggita che lo scambio dei prodotti in questa sezione avverrebbe in regime socialista con la stessa continuità, con cui avviene nella produzione capitalistica.

Marx dice: “Se la produzione fosse sociale, e non capitalistica, è chiaro che i prodotti nella I sezione ai fini della riproduzione sarebbero distribuiti con non minore continuità dei mezzi di produzione tra le branche di produzione di questa sezione: una parte rimarrebbe immediatamente in quella sfera della produzione, da cui essa è uscita come prodotto; l’altra parte invece passerebbe in altri luoghi di produzione, e si creerebbe così tra i diversi luoghi della produzione di questa sezione un movimento costante in direzioni opposte” (vedi Marx, Capitale, vol. II, pag. 307, VIII ediz. russa).

Di conseguenza, Marx non riteneva affatto che la sua teoria della riproduzione fosse valida soltanto per la produzione capitalistica, sebbene egli si sia occupato dell’indagine delle leggi della produzione capitalistica. Al contrario egli, come si vede, si basava sul fatto che la sua teoria della riproduzione può essere valida anche per la produzione socialista.

Bisogna notare che Marx nella Critica del Programma di Gotha, nell’analisi dell’economia del socialismo e del periodo di transizione al comunismo muove dalle tesi fondamentali della sua teoria della riproduzione, considerandole evidentemente obbligatorie per un regime comunista. Bisogna inoltre notare che Engels nel suo Antidühring, criticando il “sistema socialitario” di Dühring e caratterizzando l’economia del regime socialista, muove pure dalle tesi fondamentali della teoria della riproduzione di Marx, considerandole obbligatorie per il regime comunista. Questi sono i fatti. Ne consegue che anche nella questione della riproduzione, il comp. Iaroscenko, nonostante il suo tono disinvolto riguardo agli “schemi” di Marx, ha dato di nuovo nelle secche.

4. -Il comp. Iaroscenko conclude la sua lettera ai membri dell’Ufficio politico con la proposta di affidargli la compilazione di una Economia politica del socialismo. Egli scrive: “Partendo dalla definizione dell’oggetto della scienza dell’economia politica del socialismo, da me esposta nella seduta plenaria, nelle commissioni e nella presente lettera, usando il metodo dialettico marxista, posso nel corso di un anno, o al massimo di un anno e mezzo, con l’aiuto di due collaboratori, elaborare le soluzioni teoriche dei problemi fondamentali dell’economia politica del socialismo; esporre la teoria marxista, leninista-staliniana dell’economia politica del socialismo, la teoria che trasforma questa scienza in una effettiva arme di lotta del popolo per il comunismo”. Non si può non riconoscere che il comp. Iaroscenko non pecca di modestia. Anzi, usando lo stile di alcuni letterati, si può dire che “è proprio tutto il contrario”.

Si è già detto sopra che il comp. Iaroscenko confonde l’economia politica del socialismo con la politica economica degli organi dirigenti. Ciò che egli ritiene essere oggetto dell’economia politica del socialismo -l’organizzazione razionale delle forze produttive, la pianificazione dell’economia nazionale, la formazione dei fondi sociali, ecc. -non è oggetto dell’economia politica del socialismo, ma della politica economica degli organi dirigenti. Non parlo poi del fatto che i gravi errori che il comp. Iaroscenko commette e il suo “punto di vista” non marxista non inducono ad affidare questo incarico al compagno Iaroscenko.

Conclusioni: la lagnanza del compagno Iaroscenko verso i dirigenti della discussione è priva di senso, poiché i dirigenti della discussione,  essendo marxisti, non potevano riflettere nei loro documenti conclusivi il “punto di vista” non marxista del comp. Iaroscenko;  2) la richiesta del comp. Iaroscenko di affidargli l ‘incarico di scrivere una Economia politica del socialismo non può essere considerata seria, anche perché sa di Khlestakhov 5 .

Note

4 F. Engels, Antidühring cit., p. 167

5 Khlestakhov è lo spaccone della famosa commedia di Gogol, Il revisore.

testo in inglese :

http://www.revolutionarydemocracy.org/Stalin/econprobs.htm#Reply2

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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