G. Stalin : Problemi economici del socialismo nell’URSS-Sugli errori del comp. L. D. Iaroscenko

G. Stalin : Problemi economici del socialismo nell’URSS  Osservazioni sulle questioni economiche relative alla discussione del novembre 1951

21

22 maggio, 1952

 Image

A)      Sugli errori del comp. L. D. Iaroscenko

Il compagno Iaroscenko ha recentemente distribuito ai membri dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PC(b) dell’Urss una  lettera in data 20 marzo di quest’anno, concernente numerose  questioni economiche dibattute durante la nota discussione di novembre. Nella lettera ci si duole che i principali documenti nei quali si traggono le conclusioni generali della discussione, come anche le Osservazioni del compagno Stalin, “non hanno tenuto in minimo conto l’opinione” del compagno Iaroscenko. La lettera contiene inoltre la proposta del compagno Iaroscenko di autorizzarlo a redigere una Economia politica del socialismo entro il termine di un anno o di un anno e mezzo, dandogli due collaboratori per tale lavoro. Penso che si debbano esaminare nella sostanza sia le lagnanze del compagno Iaroscenko, che la sua proposta. Cominciamo dalle lagnanze. In che consiste dunque “il punto di vista” del compagno Iaroscenko che non è stato tenuto in minimo conto dai documenti suddetti?

1. -L’errore principale del compagno Iaroscenko.

Se si vuole caratterizzare in due parole l’opinione del compagno Iaroscenko, bisogna dire che essa non è marxista e, per conseguenza, è profondamente erronea. L’errore principale del compagno Iaroscenko è di allontanarsi dal marxismo nella questione della funzione delle forze produttive e dei rapporti di produzione nello sviluppo della società, di sopravvalutare in modo eccessivo la funzione delle forze produttive, di sottovalutare in modo altrettanto eccessivo la funzione dei rapporti di produzione e di finire per dichiarare che i rapporti di produzione nel socialismo sono una parte delle forze produttive.

Il compagno Iaroscenko è d’accordo nel riconoscere ai rapporti di produzione una certa funzione nelle condizioni “di contrasti antagonistici di classe”, poiché in questo caso i rapporti di produzione “sono in contrasto con lo sviluppo delle forze produttive”. Ma egli limita questa funzione a un’azione negativa, di fattore che ostacola lo sviluppo delle forze produttive, ne incatena lo sviluppo. Altre funzioni, funzioni in qualche modo positive dei rapporti di produzione, il compagno Iaroscenko non ne vede.

Per quanto riguarda il regime socialista, nel quale non esistono più “contrasti antagonistici di classe” e nel quale i rapporti di produzione “non sono più in contrasto con lo sviluppo delle forze produttive”, il compagno Iaroscenko ritiene che qui scompare qualsiasi funzione autonoma dei rapporti di produzione, i rapporti di produzione cessano di essere un serio fattore di sviluppo e vengono assorbiti dalle forze produttive come una parte dal tutto. Nel socialismo “i rapporti di produzione degli uomini -dice il compagno Iaroscenko fanno parte dell’organizzazione delle forze produttive, come un mezzo, come un elemento di questa organizzazione” (vedi lettera del compagno Iaroscenko all’Ufficio politico del Comitato centrale).

Qual è in tal caso il compito principale dell’economia politica del socialismo? Il compagno Iaroscenko risponde: “Il problema principale dell’economia politica del socialismo non è perciò di studiare i rapporti di produzione degli uomini della società socialista, ma di elaborare e sviluppare una teoria scientifica  dell’organizzazione delle forze produttive nella produzione sociale, una teoria della pianificazione dello sviluppo dell’economia” (vedi discorso del compagno Iaroscenko alla riunione dell’assemblea plenaria per la discussione).

Così appunto si spiega che il compagno Iaroscenko non si occupi di questioni economiche del regime socialista quali l’esistenza di forme diverse di proprietà nella nostra economia, la circolazione mercantile, la legge del valore, ecc., considerandole questioni di second’ordine, che provocano soltanto discussioni scolastiche.

Egli dichiara apertamente che nella sua Economia politica del socialismo “la discussioni sulla funzione di questa o quella categoria dell’economia politica del socialismo -quali il valore, la merce, il denaro, il credito, ecc. -che spesso assumono da noi un carattere scolastico, vengono sostituite da sani ragionamenti sull’organizzazione razionale delle forze produttive nella produzione sociale, dalla giustificazione scientifica di questa organizzazione” (vedi discorso del compagno Iaroscenko alla riunione dell’assemblea plenaria per la discussione).

Quindi, economia politica senza problemi economici. Il compagno Iaroscenko pensa che basti instaurare “un’organizzazione razionale delle forze produttive”, perché il passaggio dal socialismo al comunismo avvenga senza particolari difficoltà. Egli ritiene che questo sia del tutto sufficiente per passare al comunismo.

Egli dichiara apertamente che “nel socialismo la lotta essenziale per edificare la società comunista si riduce alla lotta per organizzare giustamente le forze produttive e utilizzarle razionalmente nella produzione sociale” (vedi discorso alla riunione dell’assemblea plenaria per la discussione). Il compagno Iaroscenko  proclama solennemente che “il comunismo è la più alta organizzazione scientifica delle forze produttive nella produzione sociale”. Ne deriva, a quanto pare, che l’essenza del regime comunista si esaurisce nell'”organizzazione razionale delle forze produttive”.

Da tutto questo il compagno Iaroscenko trae la conclusione che non può esistere un’unica economia politica per tutte le formazioni sociali, che vi devono essere due economie politiche: una per le formazioni sociali pre – socialistiche, che ha per oggetto lo studio dei rapporti di produzione degli uomini, l’altra per il regime socialista, che non deve avere come oggetto lo studio dei rapporti di produzione, vale a dire economici, ma lo studio delle questioni dell’organizzazione razionale delle forze produttive.

Questa è l’opinione del compagno Iaroscenko. Che cosa si può dire di questa opinione?  Non è vero, prima di tutto, che la funzione dei rapporti di produzione nella storia della società sia soltanto una funzione di freno, che incateni lo sviluppo delle forze produttive.

Quando i marxisti parlano della funzione di freno dei rapporti di produzione, essi non pensano a qualsiasi genere di rapporti di produzione, ma solo ai vecchi rapporti di produzione che non corrispondono più alla crescita delle forze produttive, e quindi ne frenano lo sviluppo. Ma oltre ai vecchi rapporti di produzione esistono, come è noto, nuovi rapporti di produzione che sostituiscono i vecchi. Si può dire che la funzione dei nuovi rapporti di produzione si riduca a essere una funzione di freno delle forze produttive? No, non lo si può dire.

Al contrario, i nuovi rapporti di produzione sono la forza principale e decisiva, che determina appunto l’ulteriore e anche poderoso sviluppo delle forze produttive; senza questi nuovi rapporti di produzione le forze produttive sarebbero condannate alla stagnazione, come accade attualmente nei paesi capitalistici. Nessuno può negare lo sviluppo colossale delle forze produttive della nostra industria sovietica durante i piani quinquennali. Ma questo sviluppo non si sarebbe avuto se nell’ottobre 1917 non avessimo sostituito ai vecchi rapporti di produzione capitalistici nuovi rapporti di produzione socialisti. Senza questo rivolgimento nei rapporti di produzione, economici, del nostro paese, le forze produttive avrebbero da noi stagnato così come stagnano attualmente nei paesi capitalistici. Nessuno può negare lo sviluppo colossale delle forze produttive della nostra agricoltura negli ultimi 20-25 anni.

 Ma questo sviluppo non si sarebbe verificato se nel decennio 1930-1940 non avessimo sostituito ai vecchi rapporti di produzione capitalistici nelle campagne nuovi rapporti di produzione collettivistici. Senza questo rivolgimento nel campo della produzione le forze produttive della nostra agricoltura avrebbero stagnato, così come stagnano attualmente nei paesi capitalistici.

Naturalmente, i nuovi rapporti di produzione non possono restare e non restano eternamente nuovi; essi cominciano a invecchiare e a entrare in contraddizione con l’ulteriore sviluppo delle forze produttive, cominciano a perdere la funzione di propulsore principale delle forze produttive e si trasformano in freno di queste ultime. Allora, al posto di questi rapporti di produzione diventati oramai vecchi, compaiono nuovi rapporti di produzione, la funzione dei quali è di essere il propulsore principale dell’ulteriore sviluppo delle forze

produttive. Questo sviluppo originale dei rapporti di produzione dalla funzione di freno delle forze produttive alla funzione di loro propulsore principale e dalla funzione di principale propulsore a quella di freno delle forze produttive, costituisce uno degli elementi principali della dialettica materialistica marxista. Lo sanno oggi tutti coloro che hanno una preparazione marxista.

 Non lo sa, a quanto pare, il compagno Iaroscenko. Non è vero, in secondo luogo, che nel socialismo la funzione autonoma dei rapporti di produzione, vale a dire economici, scompaia; che i rapporti di produzione vengano assorbiti dalle forze produttive; che nel socialismo la produzione sociale si riduca alla organizzazione delle forze produttive.

 Il marxismo considera la produzione sociale come un tutto, che ha due aspetti inseparabili: le forze produttive della società (rapporti della società con le forze naturali, lottando contro le quali essa si procura i beni materiali indispensabili) e i rapporti di produzione (rapporti degli uomini fra di loro nel processo produttivo). Si tratta di due diversi aspetti della produzione sociale, sebbene indissolubilmente legati fra loro. E appunto perché essi sono aspetti diversi della produzione sociale possono influenzarsi reciprocamente. Affermare che uno di questi aspetti può essere assorbito dall’altro e trasformato in sua parte integrante, significa peccare nel modo più grave contro il marxismo.

Marx dice: “Nella produzione gli uomini non influiscono solo sulla natura, ma reciprocamente fra loro. Essi non possono produrre senza associarsi in qualche modo per svolgere un’attività comune e per scambiare reciprocamente la loro attività. Per produrre, gli uomini entrano in determinati legami e rapporti e solo per il tramite di questi legami e rapporti sociali esiste il loro rapporto con la natura, ha luogo la produzione” (vedi K. Marx e F. Engels, vol. V, pag. 429, ed. russa).

Per conseguenza, la produzione sociale ha due aspetti che, pur essendo indissolubilmente legati tra loro, rispecchiano tuttavia due diversi gruppi di rapporti: i rapporti degli uomini con la natura (forze produttive) e i rapporti degli uomini tra di loro nel processo produttivo (rapporti di produzione). Soltanto la presenza di entrambi questi aspetti della produzione ci dà la produzione sociale, sia che si tratti del regime socialista o di altre formazioni sociali.

Il compagno Iaroscenko, evidentemente, non è del tutto d’accordo con Marx. Egli ritiene che questa affermazione di Marx non sia applicabile al regime socialista. Appunto perciò egli restringe il problema dell’economia politica del socialismo al compito di organizzare razionalmente le forze produttive, scartando i rapporti di produzione, i rapporti economici, e staccando da essi le forze produttive. Per conseguenza, invece di una Economia politica marxista, il compagno Iaroscenko ci da qualcosa sul tipo della Scienza generale dell’organizzazione di Bogdanov.

In questo modo, partendo dal giusto concetto che le forze produttive sono le forze più mobili e rivoluzionarie della produzione, il compagno Iaroscenko porta questo concetto sino all’assurdo, sino a negare la funzione dei rapporti di produzione, economici, nel socialismo, per cui, al posto di una produzione sociale in tutta la sua concretezza, ci dà una tecnologia della produzione unilaterale e scheletrica, qualcosa sul tipo della “tecnica dell’organizzazione sociale” di Bukharin.

Marx dice: “Nella produzione sociale della loro esistenza (vale a dire nella produzione dei beni materiali indispensabili all’esistenza degli uomini -G. St.) gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, la base reale sulla quale si eleva una soprastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale”3 .

Ciò significa che ogni formazione sociale, ivi compresa anche la società socialista, ha una propria base economica, costituita dall’insieme dei rapporti di produzione degli uomini. Sorge la questione della base economica del regime socialista per il compagno Iaroscenko. Come è noto, il compagno Iaroscenko ha già liquidato nel socialismo i rapporti di produzione come campo più o meno autonomo, includendo quel poco che è rimasto di essi nell’organizzazione delle forze produttive. Si domanda se il regime socialista ha una sua propria base economica. Evidentemente, posto che nel socialismo i rapporti di produzione sono scomparsi come forze più o meno autonoma, il regime socialista resta privo di una propria base economica.

Dunque, un regime socialista senza una propria base economica. Una cosa abbastanza allegra… è possibile in generale un regime sociale che non abbia una propria base economica? Il compagno Iaroscenko ritiene, evidentemente, che sia possibile. Il marxismo invece ritiene che al mondo non  esistono simili regimi sociali.

Non è vero, infine, che il comunismo sia l’organizzazione razionale delle forze produttive, che nell’organizzazione razionale delle forze produttive si esaurisce la sostanza del regime comunista, che basti

organizzare razionalmente le forze produttive per passare al  comunismo senza particolari difficoltà. I nostri testi contengono  un’altra definizione, un’altra formula del comunismo e precisamente  la formula di Lenin: “Il comunismo è il potere sovietico più l’elettrificazione di tutto il paese”. Al compagno Iaroscenko, evidentemente, non piace la formula di Lenin ed egli la sostituisce con una propria formula, di sua propria fabbricazione: “Il comunismo è la più alta organizzazione scientifica delle forze produttive nella produzione sociale”.

In primo luogo, nessuno sa che cosa sia questa organizzazione “scientifica più alta” o “razionale” delle forze produttive, propagandata dal compagno Iaroscenko e quale sia il suo contenuto  concreto. Il compagno Iaroscenko ripete decine di volte questa formula mitica nei suoi discorsi alla riunione plenaria e nelle riunioni

di commissione, nella sua lettera ai membri dell’Ufficio politico, ma non spende mai una sola parola per cercare di spiegare come si deve intendere con precisione “l’organizzazione razionale” delle forze produttive, nelle quali si esaurirebbe la sostanza del regime comunista.

In secondo luogo, se si dovesse scegliere fra le due formule,  bisognerebbe respingere non la formula di Lenin, che è l’unica giusta, ma la cosiddetta formula del compagno Iaroscenko, palesemente cervellotica e non marxista, presa dall’arsenale di Bogdanov e cioè dalla Scienza generale dell’organizzazione. Il compagno Iaroscenko pensa che basta arrivare a un’organizzazione razionale delle forze produttive per ottenere abbondanza di prodotti e passare al comunismo, passare dalla  formula: “a ognuno secondo il suo lavoro” alla formula: “a ognuno secondo i suoi bisogni”.

Questo è un grave errore, che denuncia  una totale incomprensione delle leggi dello sviluppo economico del socialismo. Il compagno Iaroscenko concepisce le condizioni del  passaggio dal socialismo al comunismo con un semplicismo   eccessivo, infantile. Il compagno Iaroscenko non capisce che non si può ottenere né un’abbondanza di prodotti capace di soddisfare tutto il fabbisogno della società, né il passaggio alla formula “a ognuno secondo i suoi bisogni”, sino a che continuano a sussistere fatti economici come la proprietà dei gruppi colcosiani, la  circolazione mercantile, ecc. Il compagno Iaroscenko non capisce  che prima di passare alla formula “a ognuno secondo i suoi bisogni”, bisogna percorrere numerose tappe di rieducazione economica e culturale della società, durante le quali il lavoro, da mezzo che provvede esclusivamente al mantenimento in vita, verrà trasformato,  agli occhi della società, nella prima esigenza vitale e la proprietà sociale in base incrollabile e intangibile di esistenza della società. Per preparare il passaggio effettivo al comunismo, e non soltanto proclamarlo, bisogna realizzare almeno tre condizioni preliminari fondamentali.

1. -è necessario, in primo luogo, assicurare saldamente non una mitica “organizzazione razionale” delle forze produttive, ma uno sviluppo ininterrotto di tutta la produzione sociale e uno sviluppo prevalente della produzione dei mezzi di produzione. Lo sviluppo prevalente della produzione dei mezzi di produzione è necessario non solo perché deve assicurare l’attrezzatura sia delle proprie aziende che delle aziende di tutte le altre branche dell’economia  nazionale, ma anche perché senza di esso non è possibile in genere  realizzare la riproduzione allargata.

2. -è necessario, in secondo luogo, mediante passaggi graduali, attuati a vantaggio dei colcos e quindi di tutta la società, elevare la proprietà colcosiana fino al livello di proprietà di tutto il popolo e sostituire alla circolazione mercantile, anche qui mediante passaggi graduali, un sistema di scambio dei prodotti in modo tale che il potere centrale o qualsiasi altro centro economico-sociale possa  abbracciare tutto il prodotto della produzione sociale nell’interesse della società.

Il compagno Iaroscenko sbaglia affermando che nel socialismo non esiste nessuna contraddizione tra i rapporti di produzione e le forze produttive della società. Naturalmente, i nostri attuali rapporti di produzione attraversano un periodo in cui, corrispondendo appieno alla crescita delle forze produttive, le fanno procedere in avanti a passi da giganti. Ma non sarebbe giusto accontentarsi di questo e ritenere che non esista nessuna contraddizione tra le nostre forze produttive e i rapporti di produzione.

Contraddizioni esistono senz’altro ed esisteranno, in quanto lo sviluppo dei rapporti di produzione ritarda e ritarderà rispetto allo sviluppo delle forze produttive. Con una giusta politica degli organismi dirigenti queste contraddizioni non possono trasformarsi in contrasto, e non si può giungere a un conflitto tra i rapporti di produzione e le forze produttive della società.

Ma non sarebbe così se facessimo una politica sbagliata, del genere di quella raccomandata dal compagno Iaroscenko. In tal caso il conflitto sarebbe inevitabile, e i nostri rapporti di produzione potrebbero trasformarsi in un freno molto serio dell’ulteriore sviluppo delle forze produttive.

Per questo il compito degli organismi dirigenti consiste nell’individuare tempestivamente le contraddizioni che sorgono e nel prendere tempestivamente le misure per superarle mediante  l’adeguamento dei rapporti di produzione allo sviluppo delle forze  produttive. Questo si riferisce prima di tutto a fenomeni economici  come la proprietà di gruppo colcosiana e la circolazione mercantile.  Naturalmente, nel momento attuale questi fenomeni vengono da noi utilizzati con successo per sviluppare la economia socialista ed essi  recano alla nostra società un utile indubbio.

Non v’è dubbio che  recheranno questa utilità anche nel prossimo futuro; ma sarebbe una cecità imperdonabile non vedere che in pari tempo questi fenomeni cominciano già adesso a frenare il potente sviluppo delle nostre forze produttive, in quanto creano ostacoli alla completa  estensione a tutta l’economia nazionale, in modo particolare all’agricoltura, della pianificazione statale. Non vi può essere dubbio che più si andrà avanti e più questi fenomeni freneranno l’ulteriore sviluppo delle forze produttive del nostro paese. Di conseguenza, il compito consiste nel liquidare queste contraddizioni mediante la  trasformazione graduale della proprietà colcosiana in proprietà di tutto il popolo e mediante l’introduzione -anch’essa graduale -dello scambio dei prodotti invece della circolazione mercantile.

3. -è necessario, in terzo luogo, raggiungere un tale sviluppo  culturale della società che assicuri a tutti i membri della società uno sviluppo completo delle loro capacità fisiche e intellettuali, affinché i membri della società possano ricevere un’istruzione sufficiente per diventare attivi fattori dello sviluppo sociale, abbiano la possibilità di scegliere liberamente una professione, non siano inchiodati per tutta  la vita, in seguito alla sussistente divisione del lavoro, a una professione qualsiasi.

 Che cosa occorre per questo? Non sarebbe giusto pensare che si possa conseguire un tale importante sviluppo culturale dei membri della società senza seri  cambiamenti nell’attuale situazione del lavoro. Per questo occorre  prima di tutto diminuire la giornata lavorativa per lo meno sino a sei e poi a cinque ore. Ciò è necessario affinché i membri della società abbiano abbastanza tempo libero per ricevere un’istruzione completa. Per questo occorre, poi, rendere obbligatoria l’istruzione politecnica  necessaria perché i membri della società abbiano la possibilità di scegliere liberamente una professione e di non essere  inchiodati per tutta la vita a una professione qualsiasi.

 Per questo occorre, inoltre, migliorare in modo radicale le abitazioni ed aumentare il salario reale degli operai e degli impiegati di almeno due volte, se non più, sia mediante l’aumento diretto del salario, sia, in modo particolare, mediante l’ulteriore sistematica diminuzione dei  prezzi degli articoli di largo consumo. Tali sono le condizioni fondamentali della preparazione del passaggio al comunismo. Soltanto dopo l’attuazione di tutte queste condizioni preliminari prese assieme si potrà sperare che il lavoro, agli occhi dei membri della società, non sarà più un peso ma la “prima necessità dell’esistenza” (Marx), che “il lavoro da pesante fardello si trasformerà in una gioia” (Engels), che la proprietà sociale sarà considerata da tutti i membri della società come base incrollabile e inviolabile dell’esistenza della società stessa.

Soltanto dopo l’attuazione di tutte queste condizioni preliminari prese assieme si potrà passare dalla formula socialista: “Da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo il suo lavoro” alla formula comunista:Da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni”. Questo sarà il passaggio radicale da una economia, dall’economia del socialismo, a un’altra economia, più alta, all’economia del comunismo. Come si vede, il passaggio dal socialismo al comunismo non è tanto semplice, come se lo immagina il compagno Iaroscenko.

Tentare di ridurre tutta questa questione complessa e multiforme, che esige seri cambiamenti economici, “all’organizzazione razionale delle forze produttive” come fa il compagno Iaroscenko, significa sostituire al marxismo una pensata degna di un Bogdanov.

Note

3 Cfr. K. Marx, Per la critica dell’economia politica, prefazione, in K. Marx -F. Engels, Sul materialismo storico, Edizioni Rinascita, Roma, 1949, pp. 43 -44.

testo in inglese: http://www.revolutionarydemocracy.org/Stalin/econprobs.htm#Reply2

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in Stalin, Stalin.Problemi del socialismo in URSS. Contrassegna il permalink.