Enver Hoxha : Riflessioni sulla Cina

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I COMUNISTI RIVOLUZIONARI SI ASPETTANO CHE LA CINA SI PRONUNCI APERTAMENTE CONTRO IL REVISIONISMO KRUSCIOVIANO
I comunisti rivoluzionari di tutti i partiti comunisti e operai del mondo si aspettano che il Partito Comunista Cinese assuma apertamente e direttamente una posizione di condanna del revisionismo kruscioviano, che si sta diffondendo e sta provocando danni e che ha trovato solo un oppositore aperto: il Partito del Lavoro d’Albania. Tutti sono solidali con il
nostro Partito, ne sostengono la giusta linea e ne ammirano il coraggio, tuttavia, giustamente, si aspettano che il Partito Comunista Cinese si pronunci apertamente. La tattica seguita dalla Cina, nella lotta ideologica contro i kruscioviani, non è di stimolo agli elementi rivoluzionari, mentre fornisce ai tentennanti un pretesto per dire: «Ecco, la Cina, in nome dell’unità, non si muove apertamente; neppure noi dobbiamo muoverci, altrimenti ci disgregheremo e ciò non è bene». E questo accade nel momento in cui i revisionisti, dal canto loro, agiscono in modo palese e dissimulato, colpiscono, calunniano, ecc. Questo è un problema importante, ma, finora, i cinesi non hanno avuto alcun contatto con noi per discutere di queste questioni. Ma se i nostri nemici sapessero che non ci consultiamo affatto fra noi a proposito della lotta contro i revisionisti moderni, si stupirebbero. Non lo crederebbero mai. Ma così stanno le cose.
GIOVEDI 5 APRILE 1962

IL TEMPO LAVORA PER NOI, MA PER I CINESI IL TEMPO TRASCORRE MOLTO LENTAMENTE
La tattica adottata dal Partito Comunista Cinese contro ilrevisionismo kruscioviano, a mio parere, non è del tutto giusta. Mi sembra che, a parte ogni considerazione (come ad esempio che il potenziale economico e militare della Cina è inferiore a quello dell’Unione Sovietica, le sue temporanee difficoltà economiche, la difficile situazione che le viene creata
dall’imperialismo americano, le eventuali accuse che le verranno e che le vengono effettivamente mosse sullo «sciovinismo di grande Stato cinese» o le accuse di «disgregatrice del movimento comunista» ecc.), il Partito Comunista Cinese debba assumere una chiara posizione combattiva in difesa del marxismo-leninismo. Tacere con il pretesto di salvaguardare una unità putrefatta del movimento comunista o del campo socialista, quando si vede che il male è grave, che i nemici non solo sono incorreggibili, ma si organizzano attivamente, calunniano, attaccano, danno battaglia, non è né rivoluzionario, né giusto. E’ tanto possibile che si ravveda Tito quanto è possibile che si ravveda Krusciov, là dove è andato a finire il primo, ci andrà o c’è già andato anche il secondo. Si chiama traditore il primo, ma per ragioni «tattiche» si definisce «compagno» il secondo. Il tempo
lavora per noi, ma anche noi dobbiamo aiutarlo a scorrere in senso rivoluzionario. Mi sembra che per i cinesi il tempo trascorra molto lentamente.
VENERDI’ 6 APRILE 1962

I CINESI TENDONO LA MANO A KRUSCIOV

L’ambasciatore cinese è venuto a comunicarmi un messaggio del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese indirizzato al Comitato Centrale del Partito del Lavoro d’Albania, nel quale in sostanza è detto: il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ritiene che si debba organizzare una riunione con i sovietici sulla base delle proposte avanzate dai partiti indonesiano, vietnamita e neozelandese per appianare i dissensi e rafforzare l’unità del campo socialista. Dobbiamo prendere l’iniziativa, dicono i compagni cinesi, e tener alta la bandiera dell’unità. Essi aggiungono di comprendere le condizioni da noi poste per la convocazione di una simile riunione, ma queste saranno considerate inaccettabili dagli altri partiti, perciò, da parte sua, il Partito Comunista Cinese non pone condizioni. Esso propone di scambiarci delegazioni di partito per discutere la questione. Daremo loro una risposta. Accettiamo uno scambio di delegazioni con il Partito Comunista Cinese, ma non muteremo minimamente la nostra posizione riguardo la riunione che si propone debba aver luogo
con i revisionisti sovietici.
La via che ci vogliono far imboccare i compagni cinesi è sbagliata, è una via tentennante, opportunista e di cedimenti nei confronti del gruppo traditore di Krusciov, il quale si trova in una situazione grave e ricorre a intrighi per salvarsi dalla disfatta. I compagni cinesi gli
tendono la mano per tirarlo fuori dal pantano, gli danno la possibilità di rafforzare le sue posizioni e di attaccare di nuovo.
MARTEDI 10 APRILE 1962

PERCHE’ QUESTI TENTENNAMENTI NEI CONFRONTI DEI REVISIONISTI SOVIETICI?
A quanto pare, il mio colloquio del 6 aprile con l’ambasciatore Lo Shi-gao ha costretto i compagni cinesi a consegnare al nostro ambasciatore copia delle lettere che si sono scambiati il Partito Comunista dell’Unione Sovietica e il Partito Comunista Cinese. Il contenuto di queste lettere ci è nuovo, poiché i compagni cinesi, nel messaggio consegnatoci non facevano parola di questa corrispondenza. Il mio colloquio ha portato alla scoperta di questa corrispondenza che, a quanto pare, i compagni cinesi non intendevano
rivelarci.
Questo è l’inizio di un atteggiamento non corretto nel nostri riguardi, dato che in quelle lettere si parla di noi. Sarebbe stato corretto da parte del Partito Comunista Cinese, prima di dare una risposta al Partito Comunista dell’Unione Sovietica, metterci al corrente del contenuto della lettera che avrebbe indirizzato a quel partito, e chiedere possibilmente anche il nostro parere (dato che la questione ci riguardava). Avessero, poi, preso o no in
considerazione il nostro parere, questa è un’altra questione. Da quanto risulta, i compagni cinesi, da tempo e a nostra insaputa, sono entrati in trattative con i revisionisti sovietici in merito ad incontri, a riunioni con loro e hanno dato il loro assenso. Ora i colloqui che essi chiedono di svolgere con noi hanno lo scopo di convincerci ad accettare di incontrare i krusicioviani, rinunziando alle condizioni che avevamo posto. Se noi non ritiriamo queste condizioni i compagni cinesi si scaricano di ogni responsabilità, hanno in mano un «argomento» Per discolparsi di fronte a Nikita, poiché l’accusa di essere stati loro a incitarci «non risponde verità»; «noi siamo intervenuti Presso gli albanesi, li abbiamo consigliati, ma essi non ci hanno dato retta». Dopo questa vittoria, Krusciov farà loro la seguente
proposta: «Riuniamoci senza gli albanesi e aggiustiamo le nostre faccende».
Se accetteranno anche questo, i compagni cinesi imboccheranno, così, strade ancora più difficili, cadranno nella trappola tesa loro da Nikita Krusciov, il quale desidera ad ogni costo isolare il Partito del Lavoro d’Albania.
Le copie delle lettere che riceveremo, ci chiariranno completamente l’atteggiamento dei compagni cinesi. Ma sin d’ora, in base ai dati che possediamo, una cosa è per noi chiara: probabilmente sono caduti nel tranello che è stato loro teso, avendoci tenuto nascosta la
corrispondenza fra il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. E in questo hanno commesso un grave errore. Ciò è chiaro per noi ancor prima di  conoscere il tenore della risposta cinese. Quanto alla lettera dei sovietici, ce ne immaginiamo il contenuto.

GIOVEDI 12 APRILE 1962

10403394_903676166316160_5417809193302159260_nPer i due volumi completi vedi :http://marxismoleninismos.wordpress.com/2014/07/16/enver-hoxha-riflessioni-sulla-cina/#

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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