Teoria e Prassi n. 26 -sett. 2014: Partito Comunista di Spagna (Marxista-Leninista) Enver Hoxha, Comunista e Internazionalista conseguente

 

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Teoria e Prassi n. 26 -sett. 2014

Partito Comunista di Spagna (Marxista-Leninista) Enver Hoxha, Comunista e Internazionalista conseguente

«Il nostro Partito è un partito proletario, un partito marxista-leninista, un membro attivo della rivoluzione mondiale, per la quale, come ha fatto sino ad oggi, esso è deciso a prendere in considerazione qualsiasi sacrificio» (Enver Hoxha, Imperialismo e Rivoluzione)

Non sempre si prende in considerazione, ma a volte si sminuisce o non si valuta, il ruolo dell’individuo nella storia. Naturalmente, non si tratta di subordinare in ogni momento i processi storici all’individuo, al personaggio, fare di esso il centro motore e decisivo senza il quale questi processi non si sarebbero risolti nella stessa maniera. Neanche però si può ignorare o sottovalutare l’importanza di determinate persone nello sviluppo degli eventi storici.
E’ chiaro che il ruolo di questi personaggi non è dato dalla sola attività individuale: senza l’appoggio, senza la partecipazione cosciente e attiva di altre persone, gruppi e associazioni partecipanti all’azione medesima, l’individuo per quanto inestimabile sia la sua personalità, è incapace di portare a buon fine l’impresa o può farlo solo momentaneamente. La storia del movimento rivoluzionario dimostra in modo indiscutibile quanto stiamo affermando. Marx e Engels così intesero la questione e operarono nei movimenti sociali già esistenti, però capirono anche, meglio di chiunque altro, la necessità di dotare questi movimenti di un’ideologia e di mezzi organizzativi conseguenti con la situazione sociale esistente e le rivendicazioni, non solo immediate, ma riguardanti la prospettiva di sviluppo storico.
Analizzare, comprendere, giudicare (se osiamo farlo) un personaggio che ha svolto un ruolo di primo piano, non può essere fatto senza tener conto del contesto politico nazionale, e anche internazionale, con tutte le varianti che possono verificarsi. E’ in questo contesto politico e ideologico, che si situa la figura di Enver Hoxha, come comunista e dirigente, per il suo ruolo in momenti storici pieni di difficoltà, in cui ha avuto il coraggio di alzarsi in piedi contro il tradimento dei kruscioviani e contro la sottomissione servile a traditori della risma di Carrillo in Spagna e ad altri dirigenti in Francia, Italia, Belgio, Germania…
Prima di questa situazione, Enver e i comunisti albanesi (organizzati in vari gruppi locali e regionali) (1) hanno portato avanti un lavoro tenace per organizzare la lotta contro la dominazione imperialista Italiana e la sottomissione servile a Zogu; per la liberazione e l’indipendenza del loro paese.
Il popolo albanese ha condotto una lotta eroica, prima contro le truppe di Mussolini, che sconfisse, e poi contro gli hitleriani che furono anch’essi duramente colpiti.
«E in questo anno 1939, mentre l’ Europa era in silenzio, i nostri uomini cadevano sul campo dell’onore per una causa giusta che ben presto sarebbe diventata la causa dell’umanità». Anni dopo, contro gli invasori nazisti, hitleriani, l’Esercito di Liberazione Nazionale albanese, ricevette l’ordine «…di non lasciare che le truppe tedesche oltrepassassero la frontiera albanese ma di annientarli in territorio albanese. E’ così che noi intendiamo la grande alleanza anti-fascista, […] l’inseguimento delle truppe tedesche oltre le nostre frontiere, nei territori jugoslavi del Montenegro, Erzegovina…” (2) E’ noto che l’Albania si liberò con le sue proprie forze, senza aiuti esterni. Inoltre, i guerriglieri albanesi hanno combattuto e ottenuto vittorie valorose contro gli aggressori nazifascisti in Jugoslavia. Nonostante la esistenza di minoranze albanesi, oppresse in Kosovo, Macedonia, Montenegro, i comunisti albanesi non rivendicarono l’annessione di queste zone. E’ nota la posizione di Enver Hoxha, il quale raccomandò che questo problema si «sarebbe risolto tra i compagni jugoslavi e noi» una volta terminata la guerra.
La realtà però fu molto diversa, i titisti non solo si rifiutarono di esaminare la questione, ma lanciarono attacchi e calunnie contro il PCA (in seguito PLA), accusandoli di complottare contro il governo jugoslavo e il suo partito, di voler creare la «Grande Albania»… In nessun testo albanese appaiono simili rivendicazioni, inoltre, gli albanesi si limitarono a chiedere, ad esempio per il Kosovo, lo Statuto di autonomia e che venisse accordato lo statuto federale, il quale è in contrasto con il concetto della «Grande Albania».
In piena lotta contro il titismo (che sosteneva surrettiziamente Krusciov) Enver Hoxha, nella Conferenza Internazionale di Mosca nel 1960, dichiarò: «Gli jugoslavi ci accusano di “essere sciovinisti”[…] e di ricercare una rettifica delle nostre frontiere con la Jugoslavia. […] Noi non siamo sciovinisti, non abbiamo domandato né domandiamo alcuna rettifica di frontiera. Ma ciò che noi chiediamo e chiederemo fino in fondo ai titini è di porre fine ai loro crimini di genocidio contro le popolazioni albanesi del Kossovo e della Macedonia, di porre fine al terrore bianco contro gli albanesi del Kossovo, all’espulsione degli albanesi dai loro territori e alla loro cacciata in massa in Turchia, noi domandiamo che, conformemente alla costituzione della Repubblica popolare federativa di Jugoslavia, la popolazione albanese si veda riconoscere i propri diritti.” (3)
In questa Conferenza il Partito del Lavoro di Albania, tramite il discorso di E.Hoxha denunciò le posizioni revisioniste ed arroganti di Krusciov e del suo gruppo, la deformazione della giusta politica di principi definita da Lenin. «…questo principio leninista [la coesistenza pacifica] sta alla base di tutta la politica estera del nostro Stato popolare. La coesistenza pacifica tra due sistemi opposti, non significa, come pretendono i revisionisti moderni, rinuncia alla lotta di classe. Al contrario, la lotta di classe deve continuare, la lotta politica e ideologica contro l’imperialismo, contro l’ideologia borghese e l’ideologia revisionista deve rafforzarsi sempre più.[…] Questa questione era chiara ed era inutile che il compagno Krusciov la ingarbugliasse al XX Congresso, come ha fatto, con la più grande soddisfazione degli opportunisti. Che bisogno c’era di parodiare in questo modo le chiare tesi di Lenin e della Rivoluzione Socialista di Ottobre?»
La lotta contro il titismo e le sue manovre contro il PLA, fu dura. Le giuste posizioni dei comunisti albanesi si scontrarono, alla morte di Stalin che appoggiò sempre il PLA, con gli attacchi larvati di Krusciov e dei suoi, che premevano affinchè il PLA cedesse, e fermasse questa giusta lotta di principi ideologici e politici. Le manovre dei titisti erano già sfacciate e cercavano in tutti i modi di minare il PLA reclutando tra i dirigenti albanesi alcuni agenti che furono scoperti ed eliminati. (4)
Nel suo intervento alla conferenza di Mosca, così come nei diversi incontri con altre delegazioni, i rappresentanti del PLA guidati da E. Hoxha, (Mehmet Shehu, Hysni Kapo e Ramiz Alia) dovettero rispondere ad attacchi e critiche di ogni tipo. Tra i principali critici si distinsero Ibárruri, Thorez, Togliatti e altri dirigenti europei, tra cui i greci che insieme agli jugoslavi avevano tramato per dividersi l’Albania (5). Anche i ripetuti attacchi contro Stalin, che
Krusciov «inauguró» nel rapporto «segreto» al XX Congresso del PCUS, furono confutati dalla delegazione del PLA. Alcune frasi del compagno Enver su Stalin nel suo intervento alla Conferenza: «E’ stato detto che nel giudicare i revisionisti jugoslavi è stato Stalin a sbagliare. […] Il nostro Partito non è mai stato d’accordo con tale punto di vista, perchè il tempo e la vita hanno dimostrato esattamente il contrario. Stalin aveva fatto una giustissima valutazione del pericolo che rappresentavano i revisionisti jugoslavi. […] L’atteggiamento dei compagni sovietici [si riferisce ai kruscioviani] non è soltanto biasimevole, ma anche incomprensibile. […] Sappiamo che numerosi documenti sono conservati nei cassetti e non vengono rilevati, documenti che smascherano la barbara attività del gruppo di Tito nell’affare ungherese. Noi non comprendiamo perchè si agisce così. […] Si sono cercati e scoperti i più insignificanti documenti per condannare dopo la sua morte, il compagno Stalin, e si chiudono nelle casseforti i documenti che smascherano quel vile traditore che è Tito.» «Prendiamo la questione della critica a Stalin e al suo operato. Il nostro Partito, in quanto Partito marxista-leninista, è pienamente cosciente che il culto della personalità è una manifestazione estranea al socialismo e nefasta per i nostri partiti. […] Noi siamo interamente d’accordo sul fatto che occorreva criticare il culto della personalità di Stalin come manifestazione nociva alla vita del partito. [… ]… Stalin è stato gravemente e ingiustamente condannato dal compagno Krusciov e dal XX congresso.» «Il Partito del Lavoro d’Albania si mostrò realista, si mostrò giusto e riconoscente nei confronti di questo glorioso marxista, che, da vivo, nessuno di noi ebbe l’“audacia” di criticare e che si copre di fango dopo la sua morte.[…] Il Partito del Lavoro d’Albania ritiene che non è giusto, normale e marxista che per tutta quest’epoca vengano cancellati il nome e la grande opera di Stalin, come si sta facendo. Dobbiamo difendere l’intera opera positiva e immortale di Stalin; chi non la difende è un opportunista e un codardo.» (6)
Una delle caratteristiche di Enver Hoxha, e dei dirigenti del PLA, fu sempre il coraggio di esporre e difendere le loro posizioni e opinioni, senza lasciarsi impaurire dalle minacce o dalla forza dell’avversario. Lo dimostrarono alla fine della guerra mondiale, quando la flotta inglese tentò di controllare l’ Albania ed il governo di Tirana le diede un ultimatum per farle abbandonare le acque albanesi. Nella lotta contro il titismo, dimostrarono la medesima fermezza, e ugualmente contro il revisionismo kruscioviano e le direzioni dei partiti che si piegarono davanti a Krusciov & co. come Ibarruri-Carrillo, Thorez… In queste lotte Enver Hoxha si distinse, e con lui altri compagni come Mehmet Shehu, Hysni Kapo… Hanno dovuto poi affrontare i dirigenti del PC cinese e le loro posizioni nazionaliste e scioviniste, come, per esempio, la aberrante teoria dei «Tre mondi»: «Negando la lotta di classe, la teoría cinese dei “tre mondi” nega anche la lotta dei popoli per liberarsi dal dominio straniero, per conquistare i loro diritti e libertà democratiche, nega la loro lotta per il socialismo. Questa teoria controrivoluzionaria e antiscientifica cancella la lotta dei popoli contro i nemici che sono l’imperialismo, il socialimperialismo, tutta la grande borghesia internazionale.» (7) Si può dire che l’opera di Enver Hoxha, sia politicamente e ideologicamente come nella pratica, è caratterizzata dall’ internazionalismo proletario. Noi insistiamo sulla “pratica” perchè si verificano degli atteggiamenti, allora come oggi, di partiti e forze che parlano tanto di internazionalismo, di solidarietà internazionale, ma tutto si riduce a verbosità, a frasi di circostanza, alla manifestazione di generosi sentimenti che confermano l’adagio secondo cui «le parole se le porta il vento, i fatti restano».
L’esperienza lungo questi cinquanta anni di esistenza del nostro Partito, rafforza e conferma l’atteggiamento veramente internazionalista del PLA, atteggiamento al quale corrispondemmo nella misura delle nostre forze, come gli altri partiti marxisti-leninisti. Affermiamo con piena consapevolezza che il PLA ha sempre seguito, verso i Partiti marxisti-leninisti, la politica di stabilire e consolidare relazioni fraterne di leale collaborazione e di aiuto reciproco, sulla base del marxismo-leninismo, dell’ internazionalismo proletario e della lotta contro l’imperialismo e il revisionismo.
L’atteggiamento del PLA nei problemi con i titisti, con le provocazioni di diversi partiti, si è sempre basato sul mantenimento e la difesa dei principi del marxismo-leninismo, sul rifiuto dell’opportunismo e del revisionismo, sul non accettare quella teoria non scritta, ma applicata, del «Partito padre», del partito che dirige gli altri partiti, i quali devono subire e accettare i dettami di questo partito padre…
E sempre, sempre, il PLA ebbe presente l’internazionalismo proletario come un principio essenziale. Ciò diventa chiaro a rileggere l’intervento di Enver Hoxha alla Conferenza degli 81 partiti; nei suoi testi e congressi, particolarmente al VII (novembre 1976) dove il PLA, per bocca di Enver, dichiarò chiaramente e fermamente le sue posizioni e criticò la politica opportunista del P.C. cinese. Nelle sue «Riflessioni sulla Cina», Enver scrive: «Noi siamo contrari ai punti di vista del Partito Comunista cinese sul “terzo mondo”, poichè sono punti di vista antimarxisti, revisionisti […] Le nostre principali divergenze con i cinesi riguardano questioni strettamente connesse fra loro: la questione del “terzo mondo”, la posizione che si deve tenere nei confronti delle due superpotenze, la questione dell’“internazionalismo proletario”, cioè del consolidamento dell’unità dei partiti comunisti marxisti-leninisti.»
Concludiamo questo articolo, con un fatto che tocca molto da vicino il nostro Partito: il 27 settembre 1975, il governo franchista fucilò tre membri del nostro Partito e del FRAP, e due patrioti baschi dell’ETA. Furono le ultime esecuzioni ordinate dal dittatore. La mobilitazione fu generale, le manifestazioni popolari si moltiplicarono in tutta Europa, in Francia, Italia, Portogallo, Germania, Svizzera, Danimarca, Norvegia, Gran Bretagna. Le proteste giunsero da governi del mondo, finanche dal Vaticano; ci fu il ritiro di ambasciatori… Ciò è noto a tutti. Solo un paese rimase in silenzio, né una parola di condanna, né un articolo per raccontare l’infamia, niente. Enver Hoxha scriveva il 30 settembre:
«E’ un atteggiamento antimarxista, scandaloso, quello dei cinesi di non aver detto fino ad oggi nemmeno una parola a favore dei nostri cinque compagni spagnoli, di cui tre erano membri del Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista), fucilati dal boia Franco.
Il mondo intero si è levato in piedi con dure proteste, tutto il proletariato mondiale, gli stessi governi borghesi e perfino il Vaticano hanno protestato contro questo lurido e ripugnante atto ed hanno richiamato i loro ambasciatori da Madrid, mentre la «Cina socialista rivoluzionaria di Mao» è stata la sola a non dire una parola all’indirizzo degli eroi spagnoli!! E’ un atteggiamento rivoluzionario questo? Un atteggiamento marxista-leninista? No, questo è un atteggiamento reazionario nel vero significato della parola.»
Molto può essere scritto, e dovremo farlo, sul compagno Enver Hoxha, sui suoi successi e anche su alcune ombre e dubbi che si chiariranno in futuro. Dovremo farlo, con calma e senza dare armi al nemico. Enver Hoxha era un comunista, un grande comunista. Era un uomo, non un dio, e sicuramente commetteva anche sbagli ed errori. Pretendere il contrario è stupido, tipico di burocrati e adulatori ignoranti che abbondano da tutte le parti e di cui nè i paesi socialisti, Albania inclusa, nè i partiti comunisti, incluso i marxisti-leninisti, sono riusciti a liberarsi. Per spiegare insuccessi che non possono essere negati, si utilizza spesso una frase, apparentemente ingegnosa, ma che in realtà riflette l’ignoranza dello sviluppo dialettico della Storia: «Quando sapevamo già le risposte, ci hanno cambiato le domande». No, non è un cambio di domande, è la meccanica dialettica del capitalismo, si legga “Il Capitale” di Marx, e vedremo che non succede niente che non sia uno sviluppo logico del capitalismo, della socializzazione della produzione nelle mani della proprietà privata. Questa situazione esploderà inevitabilmente. Domani? il giorno dopo? Non è possibile prevederlo, ma è la lotta degli opposti che nessuno può fermare. E’ la lotta che in URSS, nel cosidetto campo socialista, in Albania, in Cina, etc., ha avuto conseguenze drammatiche. Tuttavia, questo porta noi comunisti a continuare ed intensificare la lotta per la liberazione del proletariato, dei popoli dell’umanità, a lavorare per il futuro, con audacia e senza perdere la speranza. Abbiamo perso alcune battaglie, non la guerra.

Madrid, marzo 2014

Note:
1. Si formarono in anni diversi organizzazioni comuniste a Korcha, Skodra, Vlora ed altre
regioni.
2. Si legga l’importante intervento di E.Hoxha alla Conferenza della Pace, Parigi, agosto 1946.
Opere Scelte, Volume I.
3. Discorso di E. Hoxha alla Conferenza degli 81 partiti comunisti e operai svoltasi a Mosca dal 10
novembre al 1 dicembre del 1960.
4. Vedere il libro di E.Hoxha, «I kruscioviani».
5. Vedere «Il PLA si è temprato nella lotta», Opere di E. Hoxha, Volume II.
6. Intervento di E.Hoxha alla Conferenza di Mosca.
7. E.Hoxha, “Imperialismo e Rivoluzione”. (Articolo pubblicato su “Unità e Lotta”, n. 28 Organo della CIPOML)

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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