Gli insegnamenti di Zdanov

In occasione dell’anniversario della morte di Zdanov pubblichiamo i due seguenti contributi

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtei06-014941.htm

Gli insegnamenti di Zdanov

Eros Barone – Andrea Viola

31/08/2014

Il 31 agosto di 66 anni fa, nel 1948, moriva a Mosca, vittima della furia revisionista e iconoclasta della cricca di Chruscev, il più accreditato successore di Stalin: Andrej Aleksandrovič Ždanov. La sua figura e la sua storia sono importanti e spesso dimenticate, tuttavia egli attraversò  il periodo della rivoluzione, della guerra civile, delle fondamentali riforme di Stalin e della seconda guerra mondiale, dimostrando capacità militari, politiche e organizzative talmente notevoli e incisive da ricoprire importantissimi e altissimi incarichi nel Partito.

Ždanov nacque nella oggi famosa Mariupol il 22 febbraio 1896. Bolscevico prima della rivoluzione d’ottobre, in gioventù fece attività politica nell’ esercito e si distinse combattendo durante la guerra civile. I suoi incarichi all’interno del Partito furono numerosi. Segretario dello stesso a Niznij Novgorod tra il 1924 e il 1934, si distinse per la lotta a favore della collettivizzazione e dell’industrializzazione, entrò nel 1934 nella Segreteria Generale del Partito, fu inoltre Segretario a Leningrado dal 1937 e membro del Politburo dal 1939. Assieme a Stalin e Kirov lottò contro le tendenze burocratiche in seno al Partito. Nel 1935 infatti a Leningrado lo stesso Zdanov fece approvare una risoluzione che criticava i dirigenti che trascuravano il lavoro di educazione per occuparsi solo dei compiti economici.

Durante il periodo passato alla storia delle “Grandi Purghe”, Zdanov si schierò apertamente e coerentemente contro le tendenze opportuniste incarnate via via da Trockij, Zinov’ev, Kamenev e altri. Fu artefice e regista di una vera campagna per far rivivere il Partito. Zdanov fu poi il responsabile politico durante i 900 giorni dell’assedio di Leningrado, probabilmente il suo capolavoro politico e militare.

Dopo la seconda guerra mondiale, dal ’46 al ’47 Zdanov fu Presidente del Praesidium del Soviet Supremo dell’URSS. Consapevole, grazie alla sua profonda e organica assimilazione della lezione di Engels, di Lenin e di Stalin, dell’importanza strategica e della portata mondiale della lotta sul fronte culturale, teorico e ideologico, fu intransigente nel segnare la linea del partito comunista dell’Unione Sovietica e del movimento comunista internazionale in tutti i settori dell’attività culturale, dalla filosofia alla letteratura, alla musica, all’arte, alla cinematografia. A lui si deve la costituzione del Kominform, cioè dell’ufficio che aveva la funzione di coordinamento e di scambio delle informazioni tra i partiti comunisti.

Egli lottò sempre contro le tendenze filo-occidentali, intuendo che la lotta di classe, nel passaggio dal socialismo al comunismo, non può e non deve concludersi, e individuando probabilmente le tendenze revisioniste già presenti nel Partito. Anche per questo esercitò una grande influenza nella vita culturale dell’URSS.

Le analisi e le indicazioni di Zdanov – ad esempio, la tesi sulla priorità del materialismo dialettico rispetto al materialismo storico nella fase storica dell’imperialismo e della crisi generale del capitalismo – sono state, e sono ancor oggi, in virtù della loro giustezza, fondamentali e di stringente attualità. Occorre, anche oggi e soprattutto in Italia, dove il revisionismo e l’opportunismo hanno fatto quasi terra bruciata della coscienza di classe del proletariato, serrare le file del fronte filosofico marxista, riorganizzarlo e proiettarlo in tutti i settori della vita culturale e sociale.

Uno strumento prezioso in questa azione di riorganizzazione e di rinnovata battaglia per l’egemonia proletaria è il libro “Politica e ideologia”, la cui lettura permette di conoscere più a fondo il pensiero e l’opera di Andrej Zdanov. Dalla semplice elencazione dei titoli risulta già chiaramente la straordinaria varietà dei campi – dalla politica all’organizzazione, alla filosofia e alla letteratura – nei quali l’autore si è impegnato, dimostrando acume critico e spirito creativo, sostenuti da un’organica visione unitaria.

Zdanov riprende e sviluppa il pensiero di Lenin sulla letteratura di partito assieme alla concezione staliniana per cui gli scrittori sono definiti “ingegneri delle anime”. Egli porta nel campo della cultura lo spirito della lotta e della chiarezza bolscevica. Per lui, come del resto per ogni autentico comunista, la letteratura e l’arte non sono divagazione, oasi o fuga, e nemmeno angoscia od erotismo, ma impegno di conoscenza e di trasformazione della realtà sociale a partire dalle condizioni materiali di vita e dalle esperienze di lotta degli oppressi e degli sfruttati. Per lui il socialismo è la grande speranza di tutti coloro che soffrono e che lavorano. Per questa ragione l‘opera di Zdanov riunisce in sé tanti insegnamenti, primo fra tutti l’insegnamento della libertà, poiché il socialismo è l’espressione compiuta della più grande aspirazione alla libertà che l’uomo possa concepire e realizzare.

Esemplare fu la polemica ideologica e culturale condotta da Zdanov contro l’esistenzialismo sartiano, identificato come cavallo di Troia della reazione nel campo delle forze progressive. Partendo dall’assunto che la reazione aveva un bisogno assoluto di una filosofia sofistica e mistificante, che le permettesse di contaminare il più gran numero di uomini che sognano la giustizia e una vita migliore, Zdanov sostenne che funzione precipua di tale filosofia era quella di inculcare negli uomini la mancanza di fede nelle proprie forze, l’indifferenza per le idee di avanguardia, il dubbio di poter arrivare a risultati positivi per mezzo degli sforzi collettivi degli operai e di tutta l’umanità, lo spirito di capitolazione. Ma qualunque sia la natura di questi sistemi, essi – affermava Zdanov – saranno annientati dalla filosofia vera: quella di Marx, di Engels, di Lenin e di Stalin. Parimenti, la menzogna dell’arte “umanista” degli esistenzialisti sarà smascherata dall’unico realismo veramente umanista, il realismo socialista.

Sotto questo profilo, riassumendo il succo della lezione di Zdanov per il movimento operaio e comunista, vale la pena di ricordare che il 7 novembre del 1917 non ha segnato la fine della rivoluzione, ma il suo inizio; parimenti, così come prevede la teoria marxista e leninista della ‘rivoluzione ininterrotta per tappe’, la fine della guerra civile ha costituito non la conclusione del processo rivoluzionario, ma la sua ulteriore continuazione in direzione del socialismo e del comunismo. Del resto, una volta sconfitte tanto le forze reazionarie legate al passato regime zarista quanto le forze controrivoluzionarie sempre riemergenti, le une e le altre appoggiate dal blocco delle potenze imperialiste coalizzate contro il primo Paese socialista del mondo, il problema era quello, da un lato, del consolidamento dello Stato proletario e dei risultati sino ad allora conseguiti e, dall’altro, dei tempi, delle modalità e delle forme di sviluppo della transizione al comunismo.

Il merito storico incancellabile di rivoluzionari come Stalin e come Zdanov è stato quello di aver compreso che queste nuove tappe non erano e non potevano essere lo sbocco di processi pacifici, giacché il loro raggiungimento era fortemente condizionato dalla costante pressione aggressiva dell’imperialismo e dalla realizzazione, sia nella struttura che nella sovrastruttura dello Stato sovietico, dei mutamenti qualitativi che erano necessari per garantire la direzione di marcia, anticapitalista e comunista, dell’intero processo della transizione.

La battaglia ideologica e culturale di Andrei Zdanov per il socialismo

Aldo Calcidese

settembre 2014

Il nome di Andrei Zdanov – segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS – morto il 31 agosto del 1948, – è legato alla lotta delle organizzazioni clandestine e militari del partito durante la prima guerra mondiale e alla lotta per la costruzione del socialismo, per la difesa della patria socialista contro l’aggressione nazista.
Nella prefazione del libro “Politica e ideologia”, edizioni Rinascita, 1949, si legge:
“Dai problemi di organizzazione a quelli della lotta sul fronte ideologico, dai problemi militari a quelli della costruzione socialista e a quelli del movimento operaio e democratico internazionale, non vi è settore nel quale Zdanov non abbia sperimentato la sua capacità di dirigente geniale, non abbia lasciato una traccia. profonda, un ammaestramento che non è solo di parole e di scritti, ma di realtà e di uomini nuovi che la sua opera, la sua direzione ha forgiato.

Per la democrazia nel partito

Zdanov fu sempre al fianco di Stalin nella battaglia durissima contro le degenerazioni burocratiche del partito, contro quei burocrati che cercavano di  soffocare la voce delle masse, che impedivano l’esercizio della critica e dell’autocritica.
A questo scopo egli si impegnò instancabilmente per fare approvare, cambiando alcune norme dello statuto, il diritto degli iscritti di criticare, nelle assemblee di partito, qualsiasi funzionario, il diritto degli iscritti di essere presenti ogni qualvolta si prendeva una decisione sulla loro attività o sulla loro condotta.

Nel rapporto tenuto al XVIII Congresso del partito,il 18 marzo 1939, Zdanov afferma:
“L’ esperienza dimostra che, in pratica, i diriti degli iscritti al partito venivano spesso violati. Non sono rari i casi di persecuzione ed espulsione ad opera dei burocrati e di elementi ostili contro compagni che hanno esercitato il diritto di critica e di autocritica.”
“Lenin e Stalin hanno ripetutamente rilevato che il burocrate con la tessera del partito è il peggior tipo di burocrate e il più pericoloso perchè, avendo la tessera del partito, immagina di poter passare sopra alle leggi di partito e sovietiche, ai bisogni e agli interessi dei lavoratori.”

L’impulso di Zdanov fu determinante per imporre una serie di misure che assicurassero l’attuazione di una pratica democratica conseguente come l’abolizione della pratica di cooptazione dei dirigenti, il divieto di votare per liste nelle elezioni degli organi del partito, il passaggio alla votazione per candidature singole,, la garanzia a tutti gli iscritti del diritto illimitato di non accettare i candidati e di criticarli, l’istituzione delle votazioni segrete nelle elezioni degli organi di partito l’istituzione dell’obbligo di convocazione periodica degli elementi attivi.

Zdanov punta il dito su quei dirigenti che, in maniera immotivata, si dedicano a espellere dal partito militanti onesti con l’accusa di “rapporti” col nemico. “Per questo motivo – dice Zdanov – sono stati espulsi in blocco dal partito militanti onesti, la cui sola colpa era di dover incontrare e vedere, per ragioni di lavoro, dei nemici del popolo, di “passare per la stessa strada”.

La lotta sul fronte culturale

“Non è il tono dei nostri cortesi critici da salotto, che Andrei Zdanov usava nella sua lotta contro i residui della vecchia cultura, ma quello stesso tono che egli usava contro i kulak,, al tempo della lotta per la collettivizzazione, contro gli hitleriani e contro i loro agenti,, contro gli imperialisti americani e contro i traditori del socialismo (dalla prefazione del libro Politica e ideologia)

L’intervento di Zdanov sulla “Storia della filosofia” di Alexandrov, suscitò nel mondo culturale italiano grande interesse e un ampio dibattito dimostrando la funzione di avanguardia che, anche in questo campo, svolgeva l’Unione Sovietica. .
Le tematiche trattate in questo testo non possono essere facilmente sintetizzabili all’interno di un aritcolo.

Nella sua battaglia per una cultura socialista, Zdanov prende di mira certe produzioni letterarie reazionarie e decadenti.
Nel 1946 Zdanov fa una dura critica alle riviste letterarie di Leningrado Zviezdà e Leningrad.

Zdanov rimprovera alle due riviste il fatto di avere messo le loro pagine a disposizione di due personaggi come Zosteenko e della Akhmatova. Zosteenko – dice Zdanov – ha scelto come suo tema permanente i lati più bassi e insignificanti dell’esistenza. Questo frugare nella mediocrità dell’esistenza non è casuale “è caratteristico di tutti gli scrittori piccolo-borghesi decadenti. Vi ricordate come, nel 1934, al congresso degli scrittori sovietici, Gorki bollasse i cosiddetti letterati che non vedono più in là della fuliggine della cucina e del bagno”.

Zdanov ricorda il racconto di Zosteenko, “Prima dell’alba”, scritto mentre divampava la guerra di liberazione dei popoli sovietici contro l’invasore nazista.
“E’ difficile trovare nella nostra letteratura qualcosa di più ripugnante della “morale” che Zosteeenko va predicando nel racconto “Prima dell’alba” dove raffigura gli uomini e se stesso come bestie immonde e lascive, senza pudore, senza coscienza. Ed egli proponeva ai lettori sovietici questa morale nel periodo in cui il nostro popolo versava il sangue in una guerra terribilmente difficile, in cui la vita dello stato sovietico era attaccata ad un filo. Ma Zosteenko, trinceratosi ad Alma-Ata, nel più remoto retroterra, non aiutò allora in nulla il popolo sovietico nella sua lotta.

Zdanov si chiede come sia possibile che questo personaggio sia stato accolto così bene non solo dalla rivista Zviezdà ma anche dalla rivista Leningrad, addirittura gli hanno messo a disposizione sale teatrali e gli hanno dato modo di occupare una funzione dirigente nella sezione di Leningrado dell’Unione degli scrittori.

Zdanov si occupò anche della creazione letteraria di Anna Akhmatova.
“Anna Akhmatova è una dei rappresentanti di questa palude letteraria, reazionaria e senza idee, appartiene al cosiddetto gruppo letterario degli acnmeisti, una corrente letteraria aristocratico-borghese, in un periodo in cui l’aristocrazia e la borghesia avevano i giorni contati e i poeti e gli ideologi delle classi dominanti si sforzavano di evadere dalla spiacevole realtà per levarsi nelle nebbie del misticismo religioso, nelle meschine esperienze personali e nell’indagine delle loro meschine animucce. Gli acmeisti predicavano il decadentismo, il pessimismo, la fede in un mondo soprannaturale.
Gli argomenti della Akhmatova sono espressione di individualismo.. Il diapason della sua poesia, una poesia da signorina irritata, che si muove tra il boudoir e l’inginocchiatoio, è straordinariamente basso.

Il sentimento della fatalità, sentimento comprensibile per la coscienza sociale di un gruppo agonizzante, le esperienze mistiche unite all’erotismo, questo è il mondo spirituale dell’Akhmatova, uno dei frammenti del mondo della vecchia cultura aristocratica irrimediabilmente sprofondato nel passsato del “buon tempo antico di Caterina”. Ora monaca ora sgualdrina o piuttosto monaca e sgualdrina insieme, in cui la dissolutezza è mista alla preghiera..Questa è l’Akhmatova con la sua piccola, meschina vita personale.
La poesia dell’Akhmatova è assolutamente lontana dal popolo. E’ la poesia dei diecimila privilegiati della vecchia Russia aristocratica. L’opera dell’Akhmatova non può venire tollerata nelle nostre riviste.

La nostra letteratura non è un’impresa privata destinata a soddisfare i vari gusti del mercato letterario. Noi non siamo affatto obbligati a far posto, nella nostra letteratura, a gusti e costumi che non hanno nulla in comune con la morale e le qualità del popolo sovietico”.

La multiforme e infaticabile attività di Andrei Zdanov nella lotta clandestina, nella lotta militare contro il nazismo, nel campo della filosofia e della cultura ,hanno fatto di lui uno dei grandi costruttori del socialismo realizzato nell’Unione Sovietica, un propagandista instancabile delle idee del socialismoe e del comunismo alle quali dedicò tutta la sua vita.
Per questo non si può non condividere quanto venne scritto nella prefazione al suo libro:

“Quando, il 31 agosto 1948, si sparse fulminea nel mondo la notizia della morte di Andrei Zdanov, segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS, i lavoratori e i democratici di tutti i paesi sentirono che con la scomparsa di quel combattente ancora nel fiore degli anni, un vuoto si era aperto nelle file dell’umanità in lotta per la libertà, per la pace, per il socialismo”.

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in documentazione storica e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.