Felice Platone, “Vecchie e nuove vie della provocazione trotskista”

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Associazione Stalin Strumenti n.16 “Vecchie e nuove vie della provocazione trotskista”
da Rinascita aprile 1945

Premessa
Siamo nell’aprile del 1945, al momento culminante della disfatta fascista e nazista, e in questo preciso momento la rivista teorica Rinascita diretta da Palmiro Togliatti, attraverso uno scritto di Felice Platone, che è stato un importante dirigente comunista nel periodo della clandestinità, sente il bisogno di condurre un attacco durissimo al trotskismo.
Riportiamo qui lo scritto di Felice Platone, inserendolo tra i testi della Associazione che riguardano Stalin, per vari motivi.
Innanzitutto per evidenziare che il partito ‘italiano’ non ha avuto, nella valutazione dell’operato di Stalin e nella lotta alle opposizioni alla sua linea, una posizione diversa da quella espressa dall’intero movimento comunista. Non c’è dunque nulla di particolarmente ‘italiano’ nel testo che pubblichiamo e ciò vale a ricordare ai teorici della diversità del PCI che sulle questioni di fondo e fino al momento della controrivoluzione kruscioviana il partito condivideva l’indirizzo del partito bolscevico. Dando per scontata dunque questa identità di vedute, quello che colpisce nello scritto di Felice Platone è però la linea interpretativa sul trotskismo. In sostanza Platone evita di ripetere le considerazioni storiche sulle divergenze tra i bolscevichi e Trotski. Non ritorna difatti sulle questioni del socialismo in un solo paese, sulla collettivizzazione dell’agricoltura, sull’industrializzazione, ecc., ma punta direttamente a mettere in evidenza il ruolo internazionale del trotskimo dopo la sua disfatta nell’URSS. Questo aspetto particolare della questione – siamo nel 1945 con l’armata rossa che occupa Berlino – parrebbe di second’ordine se non scaturisse, dal contesto dello scritto, un aspetto nuovo della questione trotskista che viene individuato come strumento delle forze reazionarie e
dell’imperialismo per indebolire il movimento comunista provocando contraddizioni e lacerazioni. Questo fattore era già emerso con i processi di Mosca al blocco trotskista-zinovievista e a Bucharin. Quei processi concludevano in modo drammatico uno scontro in cui, come il loro stesso svolgimento aveva evidenziato, si era passati dalla lotta politica alla cospirazione interna e internazionale. Quindi il trotskismo aveva cambiato pelle ed era
diventato qualcosa di diverso.
Nella situazione italiana dell’aprile 1945, con l’insurrezione armata, ma anche con l’occupazione angloamericana del paese, si presentavano questioni difficili di equilibri interni e di rapporti politici e l’uso del trotskismo come grimaldello per far saltare la compattezza del partito comunista, emerso come egemone dalla resistenza e dalla lotta al
fascismo, era un pericolo reale. Per questo Felice Platone scrive una denuncia che non ha nulla del dibattito politico, ma evidenzia il vero ruolo internazionale del trotskismo.
Oggi la questione rimane aperta, anche se si colora di tonalità diverse. A fianco di quello che su La Nostra Lotta, giornale clandestino del PCI pubblicato nel periodo della Resistenza, veniva definito ‘sinistrismo maschera della Gestapo’ (n°6 dicembre 1943), le forze internazionali utilizzano le rivoluzioni arancioni, l’imperialismo di sinistra, le divisioni etniche. La questione trotskista rimane comunque aperta.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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