Giovanni Apostolou:A proposito di alcuni miti propinati dagli “ultrasinistri” anticomunisti

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Su alcuni miti e leggende propinate dagli anticomunisti di “sinistra”

Alcuni ultrasinistri anticomunisti dicono :

1) “Trocky aveva le guardie del corpo e i cani da guardia” (intende nella sua villa-fortezza a Coyacan (Messico), NDA) “per proteggersi” : Trotski era odiato dai rivoluzionari, molti lo volevano uccidere per le sue posizioni e la sua vasta attività cospirativa controrivoluzionaria (il docente William Chase (http://www.history.pitt.edu/faculty/chase.php) attualmente sta preparando un libro sull’assassinio di Trotsky: in questo libro pubblicherà materiali e documenti che fanno luce sul ruolo di Trotsky come informatore degli USA; peraltro, i documenti 4 e 5 degli archivi dell’FBI confermano senza ombra di dubbio che Trotsky ebbe incontri regolari nel Maggio, Giugno e Luglio 1940 con Robert MacGregor del Consolato degli Stati Uniti a Città del Messico; Trotsky in questi incontri ha fornito informazioni sugli attivisti comunisti in Messico e Spagna: ha anche fatto i nomi dei dirigenti dei Partiti Comunisti del Messico (Lombardo Toledano, Alejandro Rafael, Gerillo Guerrero, Victor Manuel) e della Spagna (Carlos Contreras, Col Lister); Trotsky ha fornito informazioni al Consolato USA sulle pubblicazioni messicane, sui leader politici e sindacali, su funzionari del governo vicini al Partito Comunista del Messico; Trocky si spostò in Francia il 31 Dicembre 1933, anche se secondo il file dell’FBI e secondo ciò che era stato rivelato da un verbale di Robert McGregor (depositato negli archivi USA), Trocky era rimasto negli USA (non avendo mai ottenuto un visto, Trotsky non ha mai partecipato di persona nella Commissione per le Attività Anti USA, ma ha inviato con altri mezzi le informazioni al governo degli Stati Uniti); quando Trocky si trovava nei dintorni di Grenoble (per l’esattezza si rifugiò nel Palazzone Popolare a St. Martin d’Hères) in Francia, secondo il professor William Chase (dell’Università di Pittsburgh) ci sono prove concrete che in quel momento Trotsky era un informatore dell’FBI (la fonte proviene dagli Archivi Federali degli Stati Uniti: RG84; ulteriori prove saranno e, in parte, sono state date dopo la visione (di cui una parte è stata effettuata) degli archivi degli Stati Uniti che Chase utilizzerà per il suo libro sulla morte di Trocky); secondo il file completo dell’FBI (che per meta è riservato e che Chase sta facendo in modo che sia declassificato) le informazioni fornite da Trotsky all’FBI erano un modo per lui di ottenere un visto negli Stati Uniti); prima di Mercader, Siqueiros, grande pittore messicano, organizzò una spedizione armata per uccidere Trotskij e bruciare la sua villa-fortezza, ma la spedizione non riuscì, bruciarono solo in parte la casa (il 1° Maggio 1940 ventimila comunisti messicani marciarono per le vie di Città del Messico portando striscioni con la scritta: “ABBASSO TROCKY” (I. Deutscher, PROPHET OTUCAST, Edition Gallimard, Paris, 1978, p. 482) ).

2) “Trocky in esilio era circondato da quattro gatti” : premesso che calcolando tutto l’euntourage dell’esule controrivoluzionario russo, in Messico non si contavano più di 35 trockijsti attivi, divisi in più fazioni ostili tra loro (V. J. Heijenoort, WITH TROCKY, Harvard University Press, London, 1978, p. 132), dall’attuale documentazione primaria tedesca (conservata a Stanford) si è dimostrato che dal momento in cui Trockij aveva lasciato l’Unione Sovietica gli agenti dei servizi segreti stranieri erano stati desiderosi di contattarlo e servirsi della sua organizzazione internazionale; la Defensiva polacca, l’OVRA fascista, i servizi segreti militari finlandesi, gli émigré bianchi che coordinavano le attività antisovietiche in Romania, Jugoslavia e Ungheria, e gli elementi reazionari interni ai servizi segreti britannici e al Deuxème Bureau francese erano tutti pronti a trattare con il “nemico pubblico numero uno dell’URSS” per i loro scopi; finanziamenti, assistenza, una rete di spie e corrieri furono messi a disposizione di Trockij per il mantenimento e l’estensione delle sue attività di propaganda internazionale e per la riorganizzazione dell’apparato cospirativo in Unione Sovietica; la cosa più importante era la crescente vicinanza di Trockij con i servizi segreti militari tedeschi, la Sezione 111B, che sotto il comando del Colonnello Walter Nicolai stavano già collaborando con la Gestapo di Heinrich Himmler; fino al 1930, l’agente trotskista Krestinskij aveva ricevuto dalla Reichswehr tedesca circa due milioni di marchi d’oro per il finanziamento dell’attività trotskista in Russia, in cambio di informazioni consegnate al servizio segreto militare tedesco dai trotzkisti; Krestinskij rivelò in seguito: “dal 1923 fino al 1930 ricevemmo annualmente 250.000 marchi tedeschi in oro, (…) in totale circa due milioni di marchi d’oro; fino al 1927 le stipule degli accordi si svolgevano principalmente a Mosca; in seguito, dalla fine del 1927 fino quasi alla fine del 1928, per circa dieci mesi ci fu un’interruzione dei finanziamenti perché, dopo che il trotskismo era stato schiacciato, io ero completamente isolato, non conoscevo i piani di Trockij e non ricevevo informazioni o istruzioni da lui; (…); continuò così fino all’Ottobre 1928, quando ricevetti una lettera da Trockij, che all’epoca era in esilio ad Alma Ata; (…) ; la lettera diceva che avrei ricevuto il denaro dai tedeschi, che Trockij proponeva di girare a Maslow o ai suoi amici francesi, cioè Roemer, Madeline Paz e altri; contattai il Generale Seeckt; all’epoca si era dimesso e non occupava alcuna carica; si offrì volontario per parlare con Hammerstein e ottenere il denaro; Hammerstein era il capo dello staff della Reichswehr, e nel 1930 divenne Comandante in Capo” (GERMAN FOREIGN POLICY DOCUMENTS, SERIES D (1937-1945), Edition Archive Germany, Stanford, 2007, vol. III, p. 560); nel 1930 Krestinskij fu nominato Vicecommissario per gli Affari Esteri e trasferito da Berlino a Mosca; il suo allontanamento dalla Germania insieme alla crisi in seno alla Reichswehr dovuta alla crescente potenza del nazismo, arrestarono di nuovo per un certo tempo il flusso del denaro tedesco nelle casse trotzkiste; ma Trockij era già sul punto di stringere un nuovo, ampio accordo con il servizio segreto militare tedesco; nel Febbraio del 1931 Lev Sedov affittò un appartamento a Berlino; secondo il suo passaporto, Sedov era in Germania come “studente”; era venuto a Berlino ostentatamente per frequentare un “istituto scientifico tedesco”; ma quell’anno, il soggiorno di Sedov nella capitale della Germania era dovuto a motivi più urgenti (IBIDEM, vol. IV, p. 780); alcuni mesi prima Trockij aveva scritto un pamphlet dal titolo GERMANIA. LA CHIAVE DELLA SITUAZIONE INTERNAZIONALE; centosette deputati nazisti erano stati eletti al Reichstag e il Partito Nazista aveva ricevuto 6.400.000 voti; quando Sedov arrivò a Berlino, un senso di tensione e aspettativa febbrile incombeva sulla capitale tedesca; truppe di Camicie Nere organizzavano parate per le strade della città cantando “HORST WESSEL”, devastando i negozi ebrei e le abitazioni e i club di liberali e lavoratori; i nazisti erano sicuri di sé; “nella mia vita non sono mai stato così ben disposto e intimamente contento,” scrisse Adolf Hitler sul VOLKISCHER BEOBACHTER; ufficialmente la Germania era ancora una democrazia borghese; i rapporti commerciali con l’Unione Sovietica erano al culmine: il governo sovietico acquistava macchinari dalle industrie tedesche e tecnici tedeschi ottenevano importanti lavori nelle miniere sovietiche e nei progetti di elettrificazione; ingegneri sovietici visitavano la Germania e rappresentanti di commercio, acquirenti e agenti commerciali viaggiavano continuamente avanti e indietro tra Mosca e Berlino per progetti legati al Piano Quinquennale; alcuni di quei cittadini sovietici erano seguaci o ex collaboratori di Trockij; Sedov agiva a Berlino per conto di suo padre, con incarichi cospirativi; “Lev stava sempre all’erta” (scrisse più tardi Trockij in LEV SEDOV. FIGLIO, AMICO E COMBATTENTE (Edizioni Samonà e Savelli, Torino, 1981, p. 27, NDA) ) “e cercava affannosamente il modo di comunicare con la Russia, andando alla caccia di turisti che ne tornavano, di studenti sovietici destinati all’estero o di funzionari simpatizzanti nelle rappresentanze estere”; compito principale di Sedov a Berlino era di prendere contatti con vecchi membri dell’opposizione, di comunicar loro le istruzioni di Trockij, o di riceverne messaggi importanti destinati a suo padre; “per evitare di compromettere i suoi informatori” e per “sfuggire alle spie della GPU”(scrisse Trockij, NDA) “Sedov correva per ore intere lungo le strade di Berlino” (IBIDEM, p. 40); diversi eminenti trotskisti erano riusciti ad assicurarsi posti nella Commissione per il Commercio Estero; fra di loro c’era Ivan Smirnov, già ufficiale dell’Armata Rossa e membro influente della guardia di Trockij; dopo un periodo di esilio, Smirnov aveva seguito la strategia di altri trotskisti, denunciato Trockij e chiesto la riammissione al Partito Bolscevico; ingegnere di professione, Smirnov ottenne presto una posizione di scarsa importanza nell’Industria dei Trasporti; all’inizio del 1931 fu nominato Consulente in una missione commerciale a Berlino; poco dopo il suo arrivo in Germania, Smirnov fu contattato da Lev Sedov; nel corso di numerosi incontri clandestini nell’appartamento di Sedov e in birrerie e caffè fuori mano, Smirnov venne al corrente dei piani di Trockij per riorganizzare l’opposizione clandestina in collaborazione con agenti segreti tedeschi; da quel momento in poi, disse Sedov a Smirnov, la lotta contro il regime sovietico avrebbe dovuto assumere i caratteri di un’offensiva a tutto campo; le vecchie rivalità e le differenze politiche fra trotskisti, buchariniani, zinovevisti, menscevichi, Socialisti-Rivoluzionari e tutti gli altri gruppi e fazioni dovevano essere dimenticate; in secondo luogo, la lotta doveva assumere un carattere militare; doveva iniziare una campagna nazionale di attacchi terroristici e sabotaggi contro il regime sovietico e doveva essere pianificata in ogni dettaglio; mediante attacchi diffusi e attentamente coordinati, l’opposizione sarebbe stata in grado di far precipitare il governo nella confusione e nella demoralizzazione senza speranza: allora l’opposizione avrebbe preso il potere (GERMAN FOREIGN POLICY DOCUMENTS, SERIES D (1937-1945), cit., vol. IV, p. 770); il compito immediato di Smirnov era di far pervenire ai membri più fidati dell’opposizione a Mosca le istruzioni di Trockij per riorganizzare il lavoro clandestino e preparare gli attacchi terroristici e i sabotaggi; doveva anche organizzarsi per inviare regolarmente informazioni a Berlino, che poi sarebbero state recapitate a Sedov da corrieri fidati e da lui mandate al padre; la parola d’ordine con cui i corrieri si identificavano era “ho portato i saluti di Galja”; Sedov chiese a Smirnov di fare un’ultima cosa mentre era ancora a Berlino: doveva contattare il capo di una missione commerciale sovietica appena arrivato e informarlo che Sedov era ancora in città e desiderava vederlo per una questione della massima importanza; la persona in questione era Jurij Leonodovic Pjatakov, vecchio seguace e devoto ammiratore di Trockij; magro e alto, ben vestito, con la fronte spaziosa, la pelle chiara e la barba corta e rossa, Pjatakov aveva più l’aspetto di un insegnante che del cospiratore inveterato; nel 1927, dopo il tentativo di putsch, era stato il primo dirigente trotskista a rompere con Trockij e a chiedere la riammissione nel partito; uomo di straordinaria abilità nella gestione commerciale e negli affari, ottenne alcuni buoni incarichi nelle industrie sovietiche in rapida espansione quando era ancora in esilio in Siberia; alla fine del 1929 fu riammesso in prova nel Partito Bolscevico; fu a capo di una serie di Commissioni sui Trasporti e la Pianificazione delle Industrie Chimiche e nel 1931 ottenne un seggio nel Consiglio Economico Supremo, l’Istituto Centrale della Pianificazione Industriale Sovietica; quello stesso anno fu mandato a Berlino a capo di una missione speciale per acquistare equipaggiamento tecnico tedesco a nome del governo; seguendo le istruzioni di Sedov, Ivan Smirnov rintracciò Pjatakov nel suo ufficio a Berlino; gli disse che Lev Sedov era in città e aveva un messaggio speciale per lui da parte di Trockij (IBIDEM, vol III, p. 356); alcuni giorni dopo Pjatakov vide Sedov; ecco la relazione dello stesso Pjatakov sull’incontro: “c’è un caffè noto col nome di “Am Zoo”, a breve distanza dal giardino zoologico sulla piazza omonima; vi andai e vidi Lev Sedov seduto a un tavolino; in passato, ci conoscevamo molto bene; mi disse che non mi parlava a suo nome, ma a nome di suo padre; che Trockij, sapendo che ero a Berlino, gli aveva dato l’ordine categorico di cercarmi, di incontrarsi con me e di parlarmi; Sedov disse che Trockij non aveva abbandonato affatto l’idea di riprendere la lotta contro Stalin, che vi era stato un temporaneo rallentamento dovuto in parte ai diversi spostamenti di Trockij da un paese all’altro, ma che questa lotta ora veniva ripresa, del che egli Trockij, a mezzo suo, mi stava informando (…); dopo questo, Sedov mi chiese di punto in bianco: “Trockij vi domanda di prender parte a questa lotta”; acconsentii”; allora Sedov proseguì e informò Pjatakov della linea su cui Trockij proponeva di riorganizzare l’opposizione: “Sedov passò a definire il carattere dei nuovi metodi di lotta: non era il caso di sviluppare una qualsiasi forma di lotta di massa, di organizzare un movimento di massa; adottando una qualsiasi specie di lavoro di massa, saremmo immediatamente perduti; Trockij era fermamente convinto che bisognava rovesciare Stalin con la violenza, coi metodi del terrorismo e del sabotaggio”; fra Sedov e Pjatakov ebbe presto luogo un altro incontro; questa volta Sedov gli disse: “vi renderete conto, Jurij Leonodovic, che, poiché la lotta è stata ripresa, occorre denaro; voi potete provvedere i fondi necessari alla lotta”; Sedov spiegò a Pjatakov come si poteva fare; nella sua qualità di Rappresentante Ufficiale di Commercio del governo sovietico in Germania, Pjatakov doveva assicurare il maggior numero possibile di ordinazioni a due ditte tedesche, la Borsig e la Demag; nel trattare con questi consorzi, Pjatakov non doveva essere “troppo esigente in quanto a prezzi”; Trockij aveva un accordo con le due ditte: “voi dovrete pagare prezzi più elevati” (disse Sedov, NDA) “ma questo denaro sarà destinato al nostro lavoro” (IBIDEM, vol. II, p. 560); a Berlino c’erano altri due oppositori segreti che Sedov mise all’opera nell’opera nell’apparato trotskista: erano Aleksej Sestov, un ingegnere della Missione Commerciale di Pjatakov, e Sergej Bessonov, membro della Rappresentanza Commerciale sovietica a Berlino; Bessonov, ex Socialista-Rivoluzionario, era un quarantenne tozzo dall’aria mediocre e dalla carnagione scura; la rappresentanza commerciale di cui era membro era la principale agenzia di commercio sovietico in Europa e gestiva gli scambi con dieci diversi paesi; Bessonov stesso risiedeva stabilmente a Berlino; era quindi l’uomo ideale per servire da “elemento di contatto” tra i trotskisti russi e i loro leader in esilio; fu stabilito che le comunicazioni segrete dall’URSS sarebbero state spedite a Bessonov, che poi le avrebbe fatte arrivare a Sedov o Trockij; Aleksej Sestov era una persona ben diversa, e il suo ruolo doveva essere adatto al suo temperamento; divenne uno degli organizzatori principali delle cellule di sabotaggio trotskiste e tedesche in Siberia, dove era un membro dell’Associazione Industriale Carbonifera Orientale e Siberiana; aveva appena trent’anni; nel 1923, mentre era ancora studente all’Istituto Minerario di Mosca, si era unito all’opposizione trotskista e nel 1927 aveva guidato una delle stamperie clandestine a Mosca; uomo magro e dagli occhi chiari, con un temperamento intenso e violento, Sestov seguiva Trockij con devozione fanatica: “ho incontrato Trockij di persona molte volte” si vantava (in IBIDEM, vol. IV, p. 670); per lui Trockij era “la guida”, ed era così che si rivolgeva sempre a lui; “non serve a niente mettersi a sedere e fischiettare finché cambia il tempo” gli disse Sedov quando si incontrarono a Berlino; “dobbiamo procedere con tutte le forze e i mezzi a nostra disposizione a una strategia di discredito della politica di Stalin”; Trockij sosteneva che “l’unica strada corretta, una strada difficile ma sicura, era rimuovere con la forza Stalin e i membri del governo attraverso i mezzi del terrorismo”; “ci siamo già infilati una volta in un vicolo cieco”, approvò Sestov, “è necessario disarmarci, o tracciare il sentiero per una nuova lotta”; Sedov chiese a Sestov se conosceva un industriale tedesco di nome Dehlmann; Sestov rispose che lo conosceva di fama; era il direttore dell’impresa Frolich-Klupfel-Dehlmann; molti degli ingegneri della ditta erano impiegati nelle miniere della Siberia Occidentale dove anche Sestov lavorava; allora Sedov disse a Sestov che doveva “mettersi in contatto con Dehlmann” prima di tornare in Unione Sovietica; la ditta di Dehlmann, spiegò, poteva essere molto utile all’opposizione trotskista per “minare l’economia sovietica” in Siberia; Dehlmann stava già aiutando a diffondere la propaganda e gli agenti trotskisti nel paese; in cambio Sestov poteva fornire a Dehlmann informazioni sicure sulle nuove miniere e industrie sovietiche, a cui l’industriale tedesco era molto interessato … ; “mi stai consigliando di fare un accordo con la ditta?” chiese Sestov; “che c’è di così terribile?” domandò il figlio di Trockij; “se ci stanno facendo un favore, perché non dovremmo aiutarli?” ; “mi stai chiedendo di diventare una spia ! ”, esclamò Sestov; Sedov scosse le spalle; “è assurdo usare una parola del genere, in una lotta non c’è ragione di essere così schizzinosi; se accetti il terrorismo, se accetti il sabotaggio distruttivo delle industrie, non riesco proprio a capire perché non riesci ad accettare questo”; alcuni giorni dopo, Sestov vide Smirnov e gli riferì quello che Sedov aveva detto: “mi ha ordinato di stabilire contatti con la Frolich-Klupfel-Dehlmann; mi ha detto senza giri di parole di fare da contatto con un gruppo di spie e sabotatori nel bacino del Kuzneck; in quel caso, sarei anch’io una spia e un sabotatore”; “smettila di sprecare parole del genere ! ” gridò Smirnov; “il tempo passa ed è necessario agire; cosa c’è che ti sorprende nel fatto che pensiamo sia possibile rovesciare Stalin mobilitando tutte le forze controrivoluzionarie del Kuzneck? ; perché trovi così terribile allearti con dei tedeschi? : non c’è altro modo; dobbiamo farcelo piacere”; Sestov restò in silenzio; allora Smirnov gli chiese: “beh, come ti senti?”; “non provo niente,” rispose, “faccio quello che la nostra guida Trockij ci ha insegnato: fare attenzione e attendere ordini” (in IBIDEM, vol. IV, pp. 560-579-590-620); prima di lasciare Berlino, Sestov incontrò Dehlmann e fu reclutato con il nome in codice “Alesa” nel servizio segreto militare tedesco; in seguito dichiarò: “incontrai il direttore dell’azienda, Dehlmann, e il suo assistente Koch; il succo della conversazione con i capi della Frolich-Klupfel-Dehlmann era questo: prima di tutto, si parlò di fornire informazioni segrete attraverso i rappresentanti dell’impresa che lavoravano nel bacino del Kuzneck e di organizzare operazioni di sabotaggio insieme ai trotzkisti; fu detto anche a sua volta l’impresa avrebbe inviato più agenti a richiesta della nostra organizzazione (…); avrebbero aiutato in ogni modo i trotskisti a prendere il potere” (in IBIDEM, vol. IV, p. 450); di ritorno in Unione Sovietica, Sestov portò con sé una lettera che Sedov gli aveva detto di consegnare a Pjatakov, che era tornato a Mosca; Sestov nascose la lettera nella suola di una scarpa e la consegnò a Pjatakov al Commissariato dell’Industria Pesante; la lettera era di Trockij in persona, da Prinkipo, e definiva i “compiti immediati” che l’opposizione doveva svolgere in Unione Sovietica; il primo era “di ricorrere a ogni mezzo possibile per rovesciare Stalin e i suoi associati”: ciò significava terrorismo; il secondo consisteva nell’ “unire tutte le forze anti-staliniane”: ciò significava collaborazione con il servizio segreto militare tedesco e con qualsiasi altra forza antisovietica disposta a lavorare con l’opposizione; il terzo compito era “di contrastare tutti i provvedimenti del governo sovietico e del Partito bolscevico, specialmente nel campo economico”: era il sabotaggio; Pjatakov doveva essere il primo luogotenente di Trockij, con l’incarico di gestire l’apparato cospirativo interno all’Unione Sovietica (IBIDEM, vol. I, p. 440); dal 1932 al 1941, la futura quinta colonna in URSS cominciò ad assumere forme concrete nel mondo clandestino dell’opposizione; in piccole riunioni segrete e incontri furtivi, i partecipanti della congiura venivano informati della nuova linea e istruiti per i loro nuovi compiti; una rete di cellule terroristiche e sabotatrici e un sistema di corrieri furono organizzati in Unione Sovietica; a Mosca e a Leningrado, nel Caucaso e in Siberia, nel bacino del Donec e negli Urali, gli agitatori trotskisti organizzarono variegati incontri segreti dei nemici giurati del regime sovietico: Socialisti-Rivoluzionari, menscevichi, oppositori di sinistra e di destra, nazionalisti, anarchici, fascisti bianchi e monarchici (M. Lewin, LE SIECLE SOVIETIQUE, Fayard-Le Monde Diplomatique, Paris, 2003, p. 340); i messaggi di Trockij vennero diffusi in tutto l’agitato sottobosco di oppositori, spie e agenti segreti; una nuova offensiva contro il regime sovietico stava per iniziare; la richiesta pressante di Trockij di preparare atti terroristici allarmò in un primo tempo alcuni dei vecchi intellettuali trotzkisti; il giornalista Karl Radek non nascose il suo sgomento quando Pjatakov lo mise al corrente della nuova tattica; nel Febbraio 1932, Radek ricevette da Trockij una lettera personale inviatagli, come tutte le comunicazioni trotskiste di carattere riservato, per mezzo di un corriere segreto: “dovete ricordare l’esperienza precedente”, scrisse Trockij al suo tentennante seguace, “e rendervi conto che per voi non può esserci un ritorno al passato, che la lotta è entrata in una fase nuova e che l’aspetto di tale fase è questo: o perire insieme all’Unione Sovietica o porre il problema di allontanarne i capi”; la lettera di Trockij, insieme all’insistenza di Pjatakov, convinsero alla fine Radek; consentì ad accettare la nuova “linea” : terrorismo, sabotaggio e collaborazione con “potenze straniere” (in IBIDEM, p. 450); fra gli organizzatori più attivi delle cellule terroristiche, che ora venivano costituite in tutta l’Unione Sovietica, c’erano Ivan Smirnov e i suoi compagni più vecchi della guardia di Trockij: Sergej Mrackovskij e Efraim Dreitzer; sotto la direzione di Smirnov, Mrackovskij e Dreitzer cominciarono a costituire piccoli gruppi permanenti composti da militari; ed ex seguaci di Trockij ai tempi della guerra civile disposti a usare metodi violenti; “le speranze da noi riposte nel crollo della politica del partito” (disse Mrackovskij a uno di questi gruppi terroristici a Mosca nel 1932, NDA) “sono da considerarsi condannate; i metodi di lotta usati finora non han dato nessun risultato positivo; rimane solo una via di lotta ed è l’eliminazione violenta dei dirigenti del Partito; Stalin e gli altri capi vanno eliminati; ecco il compito principale ! ” ; nel frattempo Pjatakov si dava alla ricerca di cospiratori nei posti-chiave dell’industria, specialmente nelle industrie belliche e nei trasporti, reclutandoli per la campagna di sabotaggio sistematico che Trockij voleva scatenare contro l’economia sovietica; nell’Estate del 1932, tra Pjatakov, quale luogotenente di Trockij in URSS, e Bucharin, capo dell’opposizione di destra, fu discussa la possibilità di un accordo per metter termine alle passate rivalità e ai dissidi e svolgere un lavoro comune sotto il comando supremo di Trockij; il gruppo minore capeggiato dai veterani dell’opposizione, Zinov’ev e Kamenev, acconsentì a sottomettersi all’autorità di Trockij (IBIDEM, p. 440); in seguito Bucharin disse questo a Humbert Droz a proposito dei frenetici negoziati tra i cospiratori: “parlai con Pjatakov, Tomskij e Rykov; Rykov parlò con Kamenev, e Kamenev con Pjatakov; nell’Estate del 1932 ebbi una seconda conversazione con Pjatakov nel Commissariato dell’Industria Pesante; all’epoca era molto semplice per me, dato che lavoravo con lui; era il mio capo; dovevo andare nel suo ufficio privato per affari e potevo farlo senza destare sospetti (…); in quella conversazione, nell’Estate del 1932, Pjatakov mi disse del suo incontro con Sedov riguardo alla strategia terroristica di Trockij (…); decidemmo che avremmo trovato molto presto una base comune, che le differenze nella nostra lotta contro il potere sovietico sarebbero state superate; le ultime trattative furono concluse in quell’autunno e una riunione segreta fu tenuta in una casa di campagna abbandonata, una dacia alle porte di Mosca” (in J. H. Droz, L’INTERNAZIONALE COMUNISTA TRA LENIN E STALIN. MEMORIE DI UN RIVOLUZIONARIO 1891/1941, Feltrinelli, Milano, 1974, p. 440); i congiurati avevano disposto sentinelle attorno alla casa e lungo tutte le vie di accesso per difenderla da ogni sorpresa e per garantirsi una segretezza assoluta; in questa riunione fu costituito una sorta di comando supremo delle forze d’opposizione riunite, il quale doveva dirigere le future campagne di terrorismo e di sabotaggio in tutta l’Unione Sovietica; questo comando supremo dell’opposizione fu chiamato il “blocco delle destre e dei trotzkisti”; era formato di tre compartimenti diversi; se uno di questi veniva scoperto, gli altri avrebbero continuato l’opera; il primo livello, il centro terroristico trotskista-zinovevista, capeggiato da Zinov’ev, era responsabile dell’organizzazione e della direzione del terrorismo; il secondo livello, il centro trotskista parallelo, capeggiato da Pjatakov, era responsabile dell’organizzazione e della direzione del sabotaggio; il terzo livello, che era anche il più importante, il vero blocco delle destre e dei trotskisti, capeggiato da Bucharin e da Krestinskij, comprendeva la maggior parte dei dirigenti e dei membri più autorevoli delle forze d’opposizione riunite; l’intera organizzazione consisteva soltanto di poche migliaia di membri (3000) e di trenta dirigenti che avevano cariche importanti nell’esercito, agli esteri, nel servizio segreto, nell’industria, nei sindacati e negli uffici del partito e del governo (A. Graziosi, L’URSS DI LENIN E STALIN. STORIA DELL’UNIONE SOVIETICA 1914-1945, Il Mulino, Bologna, 2007, p. 560); fin dall’inizio, nel blocco delle destre e dei trotskisti si infiltrarono, e ne presero in mano le redini, agenti pagati di servizi segreti stranieri, e specialmente agenti del servizio segreto militare tedesco; ecco alcuni degli agenti dei servizi segreti stranieri membri dirigenti del nuovo blocco cospirativo le cui attività sono state pubblicate dal NOUVELLES DE MOSCOU (n° 26, 30 Giugno 1992, p. 15) nel 1991 in piena Perestrojka:

– Nikolaj Krestinsij, trotskista e Vicecommissario per gli Esteri, era agente del servizio segreto militare tedesco sin dal 1923, quando per la prima volta ricevette incarichi di spionaggio dal Generale Hans von Seeckt.

– Arkadij Rosengoltz, trotskista e Commissario del Popolo per il Commercio Estero, aveva assolto compiti di spionaggio per il Comando Supremo tedesco sin dal 1923; “la mia attività di spionaggio risale al 1923″ (raccontò lo stesso Rosengoltz più tardi, NDA) “quando, su istruzioni di Trockij, trasmisi varie informazioni segrete al comandante in capo della Reichswehr Seeckt, e al capo del Comando Supremo tedesco, Hasse”; nel 1926 Rosengoltz cominciò a lavorare per i servizi segreti britannici, mantenendo tuttavia i suoi contatti con la Germania.

– Christian Rakovskij, trotskista ed ex ambasciatore in Gran Bretagna e in Francia, agente dei britannici a partire dal 1924: ecco le parole dello stesso Rakovskij: “entrai in rapporti criminali con i britannici nel 1924”; nel 1934 divenne anche agente del servizio segreto giapponese.

– Stanislav Rataicak, trotskista e capo dell’Amministrazione Centrale delle Industrie Chimiche; agente dei servizi segreti tedeschi; era stato mandato in Russia immediatamente dopo la rivoluzione; svolse attività di spionaggio e sabotaggio nelle industrie degli Urali.

– Ivan Hrasche, trotskista, dirigente dell’industria chimica sovietica, arrivò in Russia come spia per i servizi segreti cecoslovacchi nel 1919, camuffato da ex prigioniero di guerra russo; divenne poi un agente dei servizi segreti tedeschi.

– Aleksej Sestov, trotskista e membro dell’Associazione delle Industrie Orientali e Siberiane del Carbone, divenne un agente tedesco nel 1931 attraverso la compagnia Frolich-Klüpfel-Dehlmann e svolse attività di spionaggio e sabotaggio in Siberia.

– Gavrill Pusin, trotskista e dirigente delle industrie chimiche Gorlovka, divenne un agente tedesco nel 1935; secondo la sua confessione alle autorità sovietiche, aveva fornito ai tedeschi dati sulla produzione di tutte le imprese chimiche sovietiche nel 1934, il loro programma di lavoro per il 1935 e i piani di sviluppo di tecnologia ad azoto fino al 1938.

– Jakov Livsic, trotskista e funzionario della Commissione per le Ferrovie nell’Estremo Oriente, era agente del servizio segreto militare giapponese e trasmetteva regolarmente al Giappone informazioni sulle ferrovie sovietiche.

– Ivan Knjazev, trotskista, membro dell’Esecutivo per il Sistema Ferroviario degli Urali; agente del servizio segreto giapponese; sotto la direzione di questo attuava un’attività di sabotaggio negli Urali, e teneva il Comando Supremo giapponese informato sul sistema dei trasporti sovietico.

– Josif Turok, trotskista Vicedirettore del Reparto Trasporti della Ferrovia Perm e Urali; agente del servizio segreto giapponese; nel 1935 Turok ricevette dai Giapponesi 35.000 rubli per le operazioni di spionaggio e di sabotaggio che egli assolveva negli Urali.

– Michail Cernov, membro dell’opposizione di destra e Commissario per l’Agricoltura; agente del servizio segreto militare tedesco dal 1928; sotto la direzione dei tedeschi, Cernov svolgeva in Ucraina una larga attività di sabotaggio e di spionaggio.

– Vassilij Sarangovic, membro della destra e Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Bielorussia; era stato mandato in URSS come spia nel 1921; negli anni seguenti aveva continuato a lavorare sotto la supervisione dei servizi segreti polacchi fornendo dati e compiendo operazioni di sabotaggio in Bielorussia.

– Grigorij Grinko, membro della destra e del Commissariato del Popolo per le Finanze, agente dei tedeschi e dei polacchi dal 1922; era il leader del movimento nazionalista fascista ucraino, aveva aiutato a contrabbandare armi e munizioni in Unione Sovietica e praticato azioni di spionaggio e sabotaggio per i tedeschi e i polacchi.

L’organizzazione cospirativa dei trotskisti, dell’opposizione di destra e degli zinovevisti era di fatto la quinta colonna dell’Asse in Unione Sovietica.

2) “Trocky è stato il protagonista del Partito Bolscevico e dell’Armata Rossa”: Trocky scrisse: “Stalin è la più eminente mediocrità del nostro partito” (L. D. Trocky, MA VIE, Edition Gallimard, Paris, 1966, p. 583): quando Trocky parlava del “(…) nostro partito (…)”, commetteva una millanteria: egli non aveva mai appartenuto al Partito Bolscevico che Lenin, Zinov’ev, Stalin, Sverdlov ed altri 20 bolscevichi avevano forgiato tra il 1903 e il 1917; Trocky era entrato nel Partito Bolscevico soltanto nel Luglio 1917 (S. S. Montefiore, YOUNG STALIN, Oxford University Press, London, 2007, p. 340); molte pubblicazioni borghesi mettono Trocky sullo stesso piano di Lenin, considerandoli i due artefici della vittoria militare dei bolscevichi; il contributo di Stalin alla lotta contro le armate bianche è per lo più trascurato; dal Marzo 1918, Trocky era Commissario del Popolo alla Difesa: il suo compito consisteva nel formare un nuovo esercito di operai e contadini, inquadrati da 40.000 ufficiali del vecchio esercito zarista (F. Benvenuti, I BOLSCEVICHI E L’ARMATA ROSSA 1918-1922, Edizioni Bibliopolis, Torino, 1983, p. 340); nel Giugno 1918, il Caucaso del Nord, la sola regione cerealicola importante nelle mani dei bolscevichi, fu minacciato dall’esercito di Krasnov: Stalin fu inviato a Karicyn, la futura Stalingrado, per assicurare la consegna dei cereali; vi trovò un caos generale: “io stesso, senza alcuna formalità, caccerò questi Comandanti dell’esercito e questi Commissari che stanno rovinando la situazione”, scrisse a Lenin, reclamando l’autorità militare sulla regione; il 19 Luglio, Stalin fu nominato Presidente del Consiglio di Guerra del Fronte Sud; in seguito Stalin entrò in conflitto con l’ex Generale d’Artiglieria zarista Sytin, che Trocky aveva nominato Comandante del Fronte Sud, e con il Comandante in capo, l’ex Colonnello zarista Vacetis, Karicyn fu difesa con successo (IBIDEM, p. 360); Lenin considerò le misure prese da Stalin in quella città un modello da seguire (IBIDEM, p. 380); nell’Ottobre 1918, Stalin fu chiamato a far parte del Consiglio Militare dell’Ucraina che aveva il compito di rovesciare il regime di Sporopadsky, installato dai tedeschi; in Dicembre, la situazione negli Urali si deteriorò gravemente a causa dell’avanzata delle truppe reazionarie di Kolcak; Stalin fu inviato nella regione con pieni poteri per mettere fine allo stato catastrofico della Terza Armata e per epurarla dai Commissari Politici incapaci; nella sua inchiesta sul campo, Stalin criticò la politica seguita da Trocky e da Vacetis; nel Maggio 1919, Stalin fu nuovamente inviato, con pieni poteri, per organizzare la difesa di Pietrogrado contro l’esercito di Judenic; il 4 Giugno, Stalin mandò un telegramma a Lenin, affermando, sulla base di documenti sequestrati, che numerosi Ufficiali Superiori dell’Armata Rossa lavoravano segretamente a favore degli eserciti bianchi (IBIDEM, p. 450); sul Fronte Orientale scoppiò un grave conflitto tra il suo Comandante, Kamenev, ed il Comandante in capo Vacetis: il Comitato Centrale, alla fine, sostenne il primo e Trocky presentò le dimissioni, che furono respinte; Vacetis fu arrestato per indagine (IBIDEM, p. 463); nell’Agosto 1919, l’esercito bianco di Denikin guadagnò terreno sul Don, in Ucraina e nella Russia Meridionale, avanzando in direzione di Mosca; dall’Ottobre 1919 al Marzo 1920, Stalin diresse il Fronte Sud e sconfisse Denikin (IBIDEM, p. 490); nel Maggio 1920, Stalin fu inviato sul Fronte Sud-Ovest, dove gli eserciti polacchi minacciavano la città di L’vov in Ucraina e le truppe di Vrangel’, in Crimea; Stalin dovette concentrare il grosso delle sue forze contro Vra’ngel, che aveva occupato il territorio a Nord del Mar d’Azov e minacciava di congiungersi alle forze anticomuniste del Don (IBIDEM, p. 510); le armate bianche di Vra’ngel furono liquidate prima della fine del 1920 (IBIDEM, p. 520); nel Novembre 1919, sia Stalin che Trocky ricevettero, per le loro imprese militari, l’Ordine della Bandiera Rossa, una onorificenza che fu ri-istituita in URSS nel 1930: Lenin ed il Comitato Centrale ritenevano che i meriti di Stalin nella direzione della lotta armata nelle situazioni più difficili uguagliassero quelli di Trocky, che aveva organizzato e diretto l’Armata Rossa a livello centrale; ma, per far risaltare il suo primato, Trocky scrisse: “per tutta la durata della guerra civile, Stalin rimase una figura di terz’ordine” (L. D. Trocky, STALIN, Edizioni Garzanti, Milano, 1947, p. 60); McNeal, che spesso non manca di preconcetti nei confronti di Stalin, scrisse a questo proposito: “durante la guerra civile nella Russia bolscevica, Stalin si era rivelato un capo politico e militare il cui contributo alla vittoria dei rossi non era secondo che a quello di Trockij; Stalin aveva rivestito un ruolo minore di quello del suo rivale nell’organizzazione generale dell’Armata Rossa, ma era stato più importante nella direzione di fronti cruciali; se la sua reputazione come eroe era molto al di sotto di quella di Trockij, ciò non era certamente dovuto ai meriti oggettivi di quest’ultimo, ma piuttosto alla mancanza in Stalin di senso auto-propagandistico” (R. H. McNeal, STALIN. MAN AND RULER, Oxford University Press, London, 1988, p. 63).

3) “Trocky era l’espressione delle forze che hanno lottato contro l’usurpazione della rivoluzione” : Trocky è stato il peggior portavoce delle tendenze burocratiche sia per quanto riguarda il suo ruolo nei primi anni dello Stato dei Soviet sia nel corso dell’edificazione del socialismo in URSS:

– Per quanto riguarda i primi anni di vita dello Stato bolscevico, nel Dicembre 1919 Trocky aveva proposto la “militarizzazione della vita economica” e voleva applicare alla mobilitazione dei lavoratori gli stessi metodi che aveva utilizzato per dirigere l’Armata Rossa; in quest’ottica, i ferrovieri erano stati mobilitati sotto una disciplina militare; un’ondata di proteste investì il movimento sindacale; Lenin dichiaro’ che Trocky aveva commesso errori che mettevano in pericolo la dittatura del proletariato: per i suoi assili burocratici nei riguardi dei sindacati, rischiava di dividere il partito dalle masse operaie; l’individualismo oltranzista di Trocky, il suo disprezzo ostinato per tutti i quadri bolscevichi, il suo stile di direzione autoritario e la sua predilezione per la disciplina militare spaventavano molti quadri del partito: essi consideravano che Trocky potesse benissimo ricoprire il ruolo di un Napoleone Bonaparte, realizzare un colpo di Stato ed instaurare un regime autoritario e controrivoluzionario.

– Per quanto riguarda gli anni dell’edificazione del socialismo in URSS, Trocky affermò che Stalin era il rappresentante dello strapotere delle burocrazia che soffocava la base: è il contrario della verità; per applicare la sua linea rivoluzionaria, la direzione bolscevica dovette spesso fare appello alle forze rivoluzionarie della base per mettere in cortocircuito alcune frazioni dell’apparato burocratico; d’altra parte, per sostenere la sua lotta cieca nei confronti di Stalin, Trocky negava l’esistenza di un’opposizione borghese, controrivoluzionaria a capo dell’esercito; infatti appoggiava qualsiasi opposizione contro Stalin e il nucleo bolscevico, compresa quella di Tuchacevsky e Alksnis; Trocky portava avanti una politica di fronte unito con tutti gli anticomunisti all’interno dell’esercito; cio’ dimostra chiaramente che Trocky non poteva arrivare al potere se non alleandosi con le forze della controrivoluzione; Trocky affermava che tutti quelli che si opponevano a Stalin e alla direzione del partito all’interno dell’esercito avevano veramente a cuore la sicurezza del paese, mentre gli ufficiali che erano leali nei confronti del partito difendevano la dittatura di Stalin e gli interessi personali di quest’ultimo; in primo luogo Trocky prendeva posizione contro qualsiasi misura del partito che mirasse a esercitare un controllo politico sull’Armata Rossa; in particolare Trocky se la prendeva con la reintroduzione dei Commissari Politici, che avrebbero avuto un ruolo fondamentale come anima politica nella guerra di resistenza anti-nazifascista, che avrebbero mantenuto un morale rivoluzionario a tutta prova e che avrebbero aiutato i giovani soldati a far proprio un orientamento politico chiaro nella complessità estrema dei problemi posti dalla guerra; Trocky incoraggio’ i sentimenti elitari ed esclusivisti dei militari contro il partito, allo scopo esplicito di disgregare l’Armata Rossa e di provocare una guerra civile; in seguito Trocky si dichiarò difensore dell’indipendenza e dunque della “professionalità” degli ufficiali, dicendo che erano capaci, onesti e di spirito aperto nella misura in cui si opponevano al partito ! ; eppure, era evidente che tutti gli elementi anticomunisti come Tuchacevsky difendevano le loro idee dissidenti borghesi in nome dell’indipendenza e dell’apertura di spirito ! ; Trocky dichiarava che era in atto un conflitto tra il potere “staliniano” e l’amministrazione dello Stato, e assecondava quest’ultima: in realtà il contrasto tra potere e amministrazione dello Stato che egli evocava, era il contrasto tra il Partito Bolscevico e la burocrazia dello Stato; come tutti gli anticomunisti del mondo, Trocky designava il Partito Comunista con l’etichetta calunniosa di “burocrazia” : orbene, il vero pericolo della burocratizzazione del regime socialista si trovava nei settori dell’amministrazione che non avevano niente da spartire con l’ideale comunista, che cercavano di sbarazzarsi del controllo politico e ideologico “soffocante” del partito per porsi al di sopra della società e acquisire privilegi e vantaggi di ogni genere; il controllo politico del partito sull’amministrazione militare e civile aveva sopratutto lo scopo di combattere queste tendenze verso la degenerazione burocratica; quando Trocky dichiarava testualmente che, per assicurare una buona amministrazione del paese, occorreva sbarazzarsi del partito, si faceva portavoce delle peggiori tendenze burocratiche in seno all’apparato; più in generale, Trocky si faceva paladino della “professionalità” dei quadri militari, tecnici, scientifici e culturali, ossia di tutti i tecnocrati che tendevano a sbarazzarsi del controllo del partito, che avrebbero voluto “estromettere il partito da ogni aspetto della vita”, seguendo il suggerimento di Trocky … ; nella lotta di classe che attraverso’ il partito e lo Stato durante gli anni Trenta e Quaranta, la linea di demarcazione passava tra le forze che difendevano la politica leninista di Stalin e quelle che incoraggiavano la tecnocrazia, il burocratismo e il militarismo: sono queste ultime forze quelle che conquisteranno l’egemonia nella direzione del partito quando si realizzerà il colpo di Stato di Chruscev; in uno studio finanziato dall’esercito americano e realizzato nel quadro della Rand Corporation, Roman Kolkowicz esaminò, dal punto di vista politico predominante nei servizi di informazione militari, il rapporto tra il partito e l’esercito in URSS; è interessante notare come egli sostenga tutte le tendenze alla professionalità, all’apoliticità, al militarismo e ai privilegi che si erano sviluppati, dagli anni Venti, all’interno dell’Armata Rossa; e, ovviamente, Kolkowicz se la prende con Stalin che aveva represso queste tendenze borghesi e militariste; dopo aver descritto come Stalin aveva definito, negli anni Venti, lo statuto dell’esercito nella società socialista, Kolkowicz scrive: “l’Armata Rossa è uscita da questo processo come un’appendice dell’elitè del partito al potere; si rifiutava agli ufficiali la completa autorità necessaria per esercitare la professione militare; essi erano lasciati in uno stato di incertezza permanente sulla loro carriera; la comunità militare, che tende all’esclusivismo, era mantenuta forzatamente aperta grazie ad un elaborato sistema di controllo e di indottrinamento”; poi, “Stalin intraprese un programma massiccio per assicurare all’esercito sovietico armi, equipaggiamenti e una logistica moderna, ma restava preoccupato a causa di una tendenza dei militari all’elitario e all’esclusivismo, una propensione che si accrebbe con il loro rinnovamento professionale; questa diffidenza divenne così predominante che nel momento in cui si profilò un pericolo di guerra imminente in Europa, Stalin colpì i militari con le purghe di massa del 1937; (…) bloccata da ogni parte dalla polizia segreta, dagli organismi politici e dalle organizzazioni del partito e del Komsomol, la libertà di azioni dei militari era fortemente limitata” (R. Kolkowicz, THE SOVIET MILITARY AND THE COMMUNIST PARTY, Princeton University Press, London, 1967, p. 450); ecco ciò che l’esercito americano “detestava” di più nell’Armata Rossa: la formazione politica (“indottrinamento”) e il controllo politico (attraverso gli organi politici, attraverso il partito e il Komsomol, attraverso i servizi segreti); in compenso, l’esercito americano vedeva di buon occhio le tendenze all’autonomia e ai privilegi degli ufficiali superiori (“l’elitario”) e il militarismo (“l’esclusivismo”); le purghe furono considerate da Kolkowicz come una tappa nella lotta del partito, diretta da Stalin, contro le tendenza “professionistiche” e bonapartiste degli ufficiali superiori; queste correnti borghesi non poterono imporsi che dopo la morte di Stalin: “con la morte di Stalin e la divisione in seno alla direzione del partito che ne seguì, si erano indeboliti i meccanismi di controllo e gli interessi e i valori dei militari si espressero apertamente; larghi settori dell’esercito trovarono il loro portavoce nella persona del maresciallo Zukov; Zukov riuscì a sbarazzare l’élite militare dal controllo invadente degli organismi politici; introdusse una ferrea disciplina e la separazione dei gradi militari; chiese la riabilitazione dei dirigenti militari epurati e la punizione di coloro che li avevano repressi” (IBIDEM, p. 560); è bene sottolineare che Zukov fu il braccio armato di Chruscev nel periodo dei due suoi colpi di Stato, nel 1953 (l’affare Berija) e nel 1957 (l’affare Molotov-Malenkov-Kaganovic).

Premesso che ho letto tutti gli scritti di Trocky (sia gli scritti di Trocky pubblicati, in italiano, in volume; sia gli scritti di Trocky pubblicati, in italiano, in volume da altri autori; sia gli scritti di Trocky non reperibili in lingua italiana) e degli storici che hanno scritto su Trocky (ossia: opere coeve, letteratura generale), in Trocky non si trova una miniera di elementi preziosissimi per quanto attiene alla questione della transizione al socialismo perchè:

– Trocky si schierò contro il movimento comunista quando era al meglio delle sue forze;

– Trocky metteva in dubbio la possibilità stessa di costruire il socialismo in Russia e in altri paesi in quanto tali, perchè puntava ad una astratta “rivoluzione mondiale”, permanente e ininterrotta, e lottava dunque per azzerare l’esperienza precedente.

Vado poi alla radice: alla radice lessicale; il termine “stalinismo” non ha nessun significato e va sostituito in sede storiografica con “periodo della direzione di Stalin nel VKB”; il VKB e non Stalin era la forza dirigente dell’URSS; che cos’è infatti lo stalinismo? : è il comunismo, il marxismo-leninismo; distinguere lo stalinismo dal comunismo è il primo passo per distruggere o sterilizzare ad uso e consumo della borghesia il “comunismo”, cosa che Kruschev realizzò effettivamente con il XX congresso, rompendo la continuità storica e la memoria collettiva del movimento comunista; il comunismo, come dottrina politica, è la teoria e la pratica della rivoluzione proletaria, cioè della dittatura del proletariato contro la borghesia e l’imperialismo, per l’edificazione del socialismo e del comunismo; lo stalinismo è fallito? ; la scomparsa dell’URSS lo dimostra? : in questa rappresentazione mitologica della storia si dimentica il XX congresso, vero punto di rottura della storia politica dell’URSS e il trionfo nefasto del revisionismo a livello internazionale; d’altra parte si potrebbe agevolmente rovesciare il discorso e dire: il trotzkismo, dopo il 1991, scomparsa l’URSS e cessata la persecuzione contro gli eretici, aveva campo libero in Russia (a prescindere dagli altri paesi dell’Est) per praticare la “rivoluzione permanente” o una “rivoluzione antiautocratica” (come si leggeva all’epoca nei documenti del Segretariato Unificato della IV Internazionale) : invece cosa ha fatto? è diventato una massa di manovra e un alleato dell’Occidente, al soldo della NATO e della CIA, cioè “spazzatura reazionaria” per aprire completamente le porte alla restaurazione del capitalismo; i trozkisti sono condannati, questo è il punto, a liquidare la maggior parte del patrimonio storico del movimento comunista rendendosi così incapaci di analizzarne le vicende, i successi e le sconfitte, onde ricostruire il paradigma della teoria rivoluzionaria, dell’unica teoria rivoluzionaria che il Novecento lascia in eredità ai comunisti e di cui i comunisti devono riappropriarsi per rigorizzarne la struttura e l’impianto analitico, il marxismo-leninismo, per attendere al compito principale: la ripresa strategica del movimento comunista a livello internazionale e la ricostruzione del Partito Comunista; penso dunque sia necessario, sulla base di un’analisi coraggiosa, trarre tutte le conclusioni dalle premesse certe e rinunciare a certi “maestri politici”.

trotsko 4ª

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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