Moissaye J. Olgin -Trotskismo: controrivoluzione mascherata (1935), terza parte /b

trotsko 4ª

Moissaye J. Olgin -Trotskismo: controrivoluzione mascherata (1935), terza parte

pubblicato in : http://www.revolutionarydemocracy.org/archive/olgin0.htm

http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=57121030

…Non si deve pensare che il trotskismo sia soltanto una forma di disaccordo con questa o quest’altra politica del governo sovietico, che sia mera propaganda. In realtà il trotskismo usa l’arma della propaganda, le “armi della critica”, ma solo per passare alla “critica mediante le armi”, ai tentativi di rovesciare il sistema sovietico attraverso la forza armata. L’assassinio di Kirov è soltanto un esempio dei metodi di lotta che il trotskismo vorrebbe sviluppare e portare a proporzioni gigantesche.

È precisamente allo scopo di realizzare questi “sviluppi” che la “quarta internazionale” è stata fondata. “È possibile rimuovere la burocrazia ‘pacificamente’?” chiede Trockij in L’Unione Sovietica e la Quarta Internazionale (Pioneer Publishers, New York, 1934, edizione inglese), e la risposta è negativa. Ovviamente Trockij non dice di voler distruggere l’Unione Sovietica. I trotskisti parlano soltanto della “burocrazia”, cioè del Partito Comunista e dell’apparato statale sovietico. Ma è chiaro dalla situazione che quando questi vengono rimossi, il sistema sovietico è rovesciato. Trockij sostiene la formazione di un partito in Unione Sovietica che realizzi questo obiettivo. “Il compito storico fondamentale”, dice, “è creare il partito rivoluzionario in Unione Sovietica dagli elementi sani del vecchio Partito e dai giovani” (Ibid., p. 24). Questo partito, che Trockij definisce “rivoluzionario” e composto da “elementi sani” proprio come Hitler definisce il suo Partito “rivoluzionario” e “pieno di vigore tedesco”, deve guadagnarsi il potere non attraverso il Partito Comunista esistente o le istituzioni dello Stato sovietico. “Dopo le esperienze degli ultimi anni, sarebbe ingenuo supporre che la burocrazia stalinista possa essere rimossa mediante un partito o un congresso sovietico”, dice Trockij (p. 24). “Non resta alcun mezzo ‘costituzionale’ normale per rimuovere la cricca al potere” (p. 25), cioè per rimuovere l’organizzazione del potere della dittatura del proletariato. Trockij avanza la sua tesi con franchezza: “La burocrazia [l’organizzazione statale del proletariato e dei contadini – M.J.O.] può essere costretta a cedere il potere nelle mani dell’avanguardia proletaria [i complottasti controrivoluzionari e gli assassini come Nikolaev – M.J.O.] solo con la forza” (p. 25, corsivo di Trockij).

Trockij immagina una guerra civile? Preferisce chiamarla con un altro nome. Preferisce fomentare i suoi seguaci descrivendo una situazione in cui essi sono talmente forti che “l’apparato stalinista [il Partito e lo Stato] resterà sospeso a mezz’aria”, ma allo stesso tempo è molto esplicito. “Se [l’apparato] dovesse provare a resistere, sarà necessario usare contro di esso non la misura della guerra civile, ma piuttosto misure di carattere poliziesco”, cioè bastoni, pistole, bombe a gas. Ma non pensate che Trockij si ritiri di fronte a un’insurrezione armata contro il governo sovietico. Dice che un’insurrezione sarebbe giustificata. “In ogni caso si tratterebbe non di un’insurrezione armata contro la dittatura del proletariato, ma della rimozione di un tumore maligno al suo interno” (p. 25). Trockij vorrebbe farci credere che un’insurrezione di controrivoluzionari – che per loro natura devono essere assistiti dagli ex proprietari terrieri, industriali, kulaki e ufficiali zaristi – non sarebbe un’insurrezione contro la dittatura del proletariato ma la rimozione di quello che sceglie di chiamare “tumore maligno” (definì Lenin “leader dell’ala reazionaria” del Partito Socialdemocratico). Ma non serve molto acume per capire che un’insurrezione contro il Partito Comunista e lo Stato sovietico riporterebbe al potere i vecchi sfruttatori. Anche i fascisti russi in Americani dicono di voler mantenere il sistema sovietico. Sono credibili quanto Trockij.

Una luce torbida è gettata sul trotskismo dalla sua speranza esplicita in una guerra che aiuti il rovesciamento dei soviet. Cos’è più vicino, chiede Trockij in un delirio di auto-realizzazione: il collasso del sistema sovietico per sua stessa mano, senza l’azione del nuovo partito, o la nascita di questo partito? Nessuna delle due cose, direbbe una persona ragionevole, perché non c’è pericolo di un collasso del sistema sovietico e nessuna prospettiva che la controrivoluzione abbia mai la possibilità di costruire un partito di massa in Unione Sovietica. Ma qui Troskij rivela un altro lato della sua previsione: “Una grande prova storica – che potrebbe essere una guerra – determinerà i rapporti di forza” (p. 26). Eccoci al punto. I trotskisti sperano in una guerra imperialista che aiuti la controrivoluzione a rovesciare il sistema sovietico. Cercano di organizzare la “quarta internazionale” per “attendere una chiamata esplicita” per un attacco all’Unione Sovietica. La guerra potrebbe essere l’occasione giusta. Mai prima d’ora i trotskisti si sono svelati a tal punto.

Il trotskismo fa lo stesso lavoro dei controrivoluzionari dichiarati. In sostanza non c’è differenza da Trockij e Hearst. Ma il trotskismo rappresenta quel pericolo specifico che si spaccia per comunismo “di sinistra” e produce frasi sulla “rivoluzione mondiale”.
I capitalisti hanno bisogno di varie tipologie di agenti per ingannare i lavoratori, distruggere la loro unità, allontanarli dal sentiero della lotta rivoluzionaria. I capitalisti hanno il loro Roosevelt con gli slogan sul New Deal e la demagogia sulla “sicurezza sociale”. Quando i lavoratori non intendono più accettare la demagogia di Roosevelt, i capitalisti hanno un altro agente, la burocrazia sindacale che finge di parlare a nome del lavoro mentre in realtà consegna i lavoratori ai loro sfruttatori. Quando i lavoratori hanno fatto altri passi avanti, ci sono i leader socialisti che in nome della “democrazia” (la democrazia dei borghesi e degli sfruttatori) impediscono ai proletari di unirsi al Partito Comunista e di impegnarsi in lotte rivoluzionarie contro il capitalismo e per il potere sovietico. Quando i lavoratori sono talmente radicalizzati che nemmeno l’inganno socialista può più tenerli incatenati al carro dei capitalismo, quest’ultimo ha un altro agente: Trockij e i trotskisti. Si presentano in nome del comunismo “di sinistra”, come “veri leninisti”.

Ma l’effetto delle loro attività è lo stesso: aiutare il capitalismo indebolendo tutto ciò che è autenticamente rivoluzionario, scoraggiando i lavoratori, diffondendo tra loro il panico riguardo all’Unione Sovietica, spingendoli a unirsi a Muste ed elementi simili, sotto la bandiera della “quarta internazionale” controrivoluzionaria.
Il trotskismo non ha radici nelle masse proletarie, ma il suo pericolo per il Partito Comunista, e in particolare per quegli intellettuali piccolo-borghesi che si stanno avvicinando al Partito nei paesi capitalisti, non deve essere sottovalutato. È la piccola borghesia che attraverso il trotskismo cerca di disorganizzare e demoralizzare le forze rivoluzionarie che si stanno mobilitando contro il capitalismo. Gli elementi piccolo-borghesi, dice Lenin, “circondano il proletariato, da ogni parte […] lo penetrano di questo ambiente, lo corrompono, spingono continuamente il proletariato a ricadere nella mancanza di carattere, nella dispersione, nell’individualismo, nelle alternative di entusiasmo e di abbattimento”. Questo è vero per i paesi capitalisti tanto quanto lo era per la Repubblica Sovietica nel 1920. La piccola borghesia circonda il proletariato da ogni parte, e il trotskismo si rigenera continuamente come espressione di questa tipologia particolare di controrivoluzione. È soltanto naturale che gli intellettuali provenienti dalla piccola borghesia siano particolarmente esposti al pericolo del trotskismo. La situazione degli intellettuali nell’attuale crisi è tutt’altro che invidiabile.

Centinaia di migliaia hanno perso il lavoro. Le attività scientifiche, educative e culturali sono ridotte al minimo. La gioventù intellettuale non ha quasi speranze di trovare un lavoro che le permetterebbe di sviluppare il suo talento e vivere una vita confortevole. Gli intellettuali si radicalizzano, ma essendo piccolo borghesi molti di loro hanno un’avversione per il Partito Comunista, per la sua teoria e pratica. Qui interviene il trotskismo, dando agli intellettuali di questo tipo una “via d’uscita”. Permette loro di atteggiarsi a comunisti senza partecipare alla lotta di classe. Dà loro la possibilità di atteggiarsi a “critici” del Partito “da sinistra”, realizzando così il loro desiderio di sembrare “radicali”. Dà loro una piattaforma con cui combattere il Partito, soddisfacendo così le loro inclinazioni piccolo-borghesi, senza allo stesso tempo sembrare reazionari. Fornisce loro nuove frasi vuote su Lenin e Stalin, l’Internazionale Comunista e la rivoluzione mondiale, rimanendo saldamente ancorato al fango piccolo-borghese. Fa credere loro di essere “comunisti” mentre specula sul loro odio piccolo-borghese per la disciplina e l’azione rivoluzionaria proletaria.
Questo è precisamente il motivo per cui il trotskismo deve essere considerato un nemico della classe lavoratrice, il motivo per cui il trotskismo dovrebbe essere tenuto a distanza da chiunque abbia simpatia per il movimento rivoluzionario degli sfruttati e oppressi di tutto il mondo.Deve essere un dovere supremo dei lavoratori di tutti i paesi costruire il Partito Comunista, sezione dell’Internazionale Comunista, e seguire la sua linea di lotta contro il capitalismo e per il sistema sovietico.
FINE
i nuovi mostri

Advertisements

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in documentazione storica, Moissaye. Contrassegna il permalink.