Michael Sayers e Albert E. Kahn -La grande congiura contro l’Urss- note mancanti ai cap.20.21.22.23.34.25

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Capitolo ventesimo

1. I seguaci e gli ammiratori di Trockij in Europa e America produssero un’interminabile sfilza di dichiarazioni, pamphlet, volantini e articoli che descrivevano i processi di Mosca come “la vendetta di Stalin contro Trockij” e il prodotto del suo “dispotismo orientale”. I trotskisti e i loro alleati avevano accesso a molte pubblicazioni illustri. Negli Stati Uniti le loro dichiarazioni apparvero sul Foreign Affairs Quarterly, sul Reader’s Digest, sul Saturday Evening Post, sull’American Mercury, sul New York Times e su altri giornali e periodici molto letti e diffusi. Tra gli amici, seguaci e ammiratori di Trockij le cui interpretazioni dei processi furono ampiamente diffuse dai media statunitensi c’erano: Max Eastmann, ex rappresentante e traduttore ufficiale di Trockij negli Stati Uniti; Aleksandr Barmin, rinnegato sovietico ex membro del Ministero degli Affari Esteri; Albert Goldman, l’avvocato di Trockij che nel 1941 sarebbe stato condannato per aver preso parte a una cospirazione contro le forze armate degli Stati Uniti; il “generale” Krivitskij, avventuriero russo e testimone per la commissione Dies che si era finto un membro dell’OGPU e sarebbe morto suicida lasciando una nota che spiegava l’atto come un’espiazione per il suo “grande peccato”; Isaac Don Levin, propagandista antisovietico di lungo corso e firma di punta della stampa di Hearst; William Henry Chamberlain, anch’egli giornalista per Hearst, i cui articoli sui processi apparvero con il titolo “La purga russa di sangue” sul giornale propagandistico giapponese in lingua inglese Contemporary Japan. Il celebre trotskista statunitense James Burnham, poi autore di The Managerial Revolution, descrisse i processi di Mosca come un insidioso tentativo da parte di Stalin di ottenere l’aiuto di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti in una “guerra santa” contro l’Asse e per spingere a una “persecuzione internazionale” contro tutti coloro che “appoggiavano una politica di disfattismo rivoluzionario” (cioè i trotskisti). Il 15 aprile 1937, nella sua introduzione al pamphlet trotskista sul processo Pjatakov-Radek, Burnham scrisse “ Sì, i processi sono parte integrante e straordinaria della preparazione dello stalinismo per la guerra imminente. Lo stalinismo ha l’obiettivo di arruolare le masse di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti negli eserciti dei loro rispettivi governi imperialisti, in una guerra santa contro l’attacco che Stalin si aspetta sia lanciato contro l’Unione Sovietica da Germania e Giappone. Attraverso i processi che operano su scala mondiale, lo stalinismo cerca così di eliminare ogni possibile centro di resistenza al suo tradimento social-patriottico”.

Capitolo ventunesimo

1. Il 1° dicembre 1941 Goldman fu condannato dalla Corte Federale di Minneapolis per aver cospirato al fine di abbattere il morale dei soldati dell’esercito e della marina degli Stati Uniti.
2. Trockij fornì varie “spiegazioni” alle ammissioni rese durante i processi dai suoi ex amici intimi, rappresentanti e alleati. Inizialmente aveva spiegato i processi a Zinov’ev e Kamenev sostenendo che gli imputati avevano evitato la condanna a morte a condizione che fornissero false accuse contro di lui. “Quello è il minimo a cui la GPU non può rinunciare,” aveva scritto, “darà alle vittime una possibilità per salvarsi a condizione di ottenere questo minimo”. Quando Kamenev, Zinov’ev e i loro complici del centro terroristico vennero fucilati, Trockij dichiarò che erano stati falsamente accusati. Ma questa spiegazione divenne totalmente inadeguata quando Pjatakov, Radek e gli altri imputati del secondo processo di Mosca si dichiararono anch’essi colpevoli e fornirono confessioni ancora più pericolose. Allora Trockij sostenne che le testimonianze degli accusati fossero il prodotto di crudeli torture e di misteriose, potenti “droghe”. Scrisse: “I processi del GPU hanno un carattere totalmente inquisitorio: questo è il semplice segreto delle confessioni! […] Forse a questo mondo ci sono molti eroi in grado di sopportare ogni tipo di tortura fisica o morale che venga inflitta a loro, alla mogli, ai figli. Non lo so”.
In un articolo Trockij descrisse gli imputati ai processi come uomini di “carattere nobile”, ardenti e sinceri “vecchi bolscevichi” che avevano scelto la via dell’opposizione a causa del “tradimento della Rivoluzione” da parte di Stalin, e che di conseguenza erano stati liquidati. In un altro articolo accusò violentemente Pjatakov, Radek, Bucharin e gli altri di avere “caratteri spregevoli” e di essere uomini dalla “volontà debole” e “fantocci di Stalin”.
Infine, rispondendo a chi chiedeva perché, se erano innocenti, dei veterani rivoluzionari potevano fare quel genere di ammissioni e perché nessuno degli imputati aveva approfittato dei processi a porte aperte per proclamare la propria innocenza, nel 1937 Trockij dichiarò alla Commissione Dewey che “riguardo alla questione, non sono obbligato a rispondere a queste domande!”
3. La Quarta Internazionale continuò a coordinare le attività della quinta colonna anche dopo la morte di Trockij.
In Gran Bretagna nell’aprile 1944 Scotland Yard perquisì le centrali trotskiste a Londra, Glasgow, Wallsend e Nottingham, dopo aver scoperto che i trotskisti stavano fomentando scioperi in tutto il paese nel tentativo di danneggiare la capacità bellica britannica.
Negli Stati Uniti il 1° dicembre 1941 diciotto leader trotskisti vennero dichiarati colpevoli dalla Corte Federale di Minneapolis di aver cospirato per danneggiare la fedeltà e la disciplina dei soldati e dei marinai statunitensi. Tra i condannati, insieme all’avvocato di Trockij Albert Goldman, c’erano: James P. Cannon, segretario nazionale del Partito Socialista dei Lavoratori (il nome dietro cui il movimento trotskista operava negli Stati Uniti); Felix Morrow, direttore del giornale trotskista Militant; Jake Cooper, ex guardia personale di Trockij in Messico; e altri quattordici membri del movimento trotskista del paese. Furono condannati a sentenze che andavano da un anno e un giorno a sedici mesi. Grant Dunne, uno dei capi trotskisti nel movimento dei lavoratori degli Stati Uniti, che era stato citato nelle imputazioni, si suicidò tre settimane prima del processo.
Nel marzo 1943 il Militant fu dichiarato illegale perché accusato di “ostacolare e impedire al governo di dedicarsi alla guerra con i mezzi necessari”. Dopo un’indagine, il Dipartimento di Giustizia diffuse un comunicato che diceva: “Dal 7 dicembre 1941 questa pubblicazione ha apertamente scoraggiato la partecipazione delle masse alla guerra. […] La sua linea editoriale include anche la derisione della democrazia […] e altro materiale […] che sembra scelto appositamente per generare opposizione allo sforzo bellico e per interferire con il morale delle forze armate”.
Il corrispondente estero del Chicago Daily News, Paul Ghali, informò il 28 settembre 1944 dalla Svizzera che Heinrich Himmler, capo della Gestapo, si stava servendo dei trotskisti europei come parte dell’ipotetica futura rete sotterranea nazista per i sabotaggi e gli intrighi postbellici. Ghali scrisse che le organizzazioni giovanili fasciste erano state educate al “marxismo” trotskista attraverso falsi documenti e armi, e messe all’opera dietro le linee nemiche con l’obiettivo di infiltrarsi nei partiti comunisti delle aree liberate. In Francia, rivelò Ghali, membri della milizia fascista di Joseph Darnand venivano armati dai nazisti per attività terroristiche e di infiltrazione. “Questa feccia della società francese,” aggiungeva, “viene ora addestrata per attività bolsceviche nella tradizione dell’Internazionale trotskista sotto gli ordini diretti di Heinrich Himmler. I loro obiettivi sono sabotare le linee di comunicazione degli Alleati e assassinare i politici gaullisti. Vengono incaricati di dire ai loro compatrioti che l’attuale governo sovietico rappresenta solo una deformazione borghese dei principi originali di Lenin e che è il momento giusto per ritornare all’ideologia bolscevica. La formazione di gruppi terroristici rossi è la linea d’azione più recente di Himmler, con l’obiettivo di creare una Quarta Internazionale, ampiamente contaminata dai germi nazisti. È rivolta sia contro britannici e americani sia contro i sovietici, in particolare contro i russi”.
4. Gli amici di Trockij negli Stati Uniti fecero accordi per far pubblicare il libro dalla casa editrice Harper Brothers di New York. Benché il libro fosse pronto per la stampa, gli editori decisero all’ultimo momento di non distribuirlo e le poche copie diffuse furono ritirate dalla circolazione. Alcuni stralci del libro erano già stati pubblicati come articoli da Trockij. L’ultimo articolo pubblicato prima della sua morte apparve nell’agosto 1940 sulla rivista Liberty. Il titolo era Stalin avvelenò Lenin?. Nell’aprile 1946, nel mezzo di una nuova ondata di propaganda antisovietica negli Stati Uniti, la Harper Brothers cambiò idea e pubblicò la tirata di Trockij contro Stalin.

Capitolo ventiduesimo

1. Il 24 settembre 1938, mentre i nazisti occupavano la Cecoslovacchia, un editoriale del giornale trotskista di New York Socialist Appeal dichiarava: “La Cecoslovacchia è uno dei più mostruosi aborti nazionali prodotti dall’opera dell’infame conferenza di Versailles. […] La democrazia cecoslovacca non è mai stata nulla più di una squallida maschera per lo sfruttamento capitalista avanzato. […] Questa prospettiva implica necessariamente la più ferma opposizione rivoluzionaria allo stato borghese cecoslovacco, in ogni circostanza”.
Con questo genere di slogan pseudo-rivoluzionari i trotskisti europei e statunitensi svolsero una campagna incessante contro la difesa delle piccole nazioni dalle aggressioni dell’Asse e contro la sicurezza collettiva. Mentre l’Abissinia, la Spagna, la Cina settentrionale e centrale, l’Austria e la Cecoslovacchia venivano invase una dopo l’altra da Germania, Italia e Giappone, i membri della Quarta Internazionale trotskista spargevano in tutto il mondo l’idea che la sicurezza collettiva fosse un “incitamento alla guerra”. Trockij sosteneva che la difesa dello stato nazionale fosse un “obiettivo reazionario”. Nel suo pamphlet La Quarta Internazionale e la guerra, che venne usato come materiale propagandistico dai trotskisti nella lotta contro la sicurezza collettiva, Trockij scrisse: “La difesa dello stato nazionale, prima di tutto nell’Europa balcanizzata, è un obiettivo reazionario nel pieno senso della parola. La stato nazionale con i suoi confini, passaporti, sistemi monetari, costumi ed eserciti è diventato uno spaventoso impedimento allo sviluppo economico e culturale dell’umanità. L’obiettivo del proletariato non è la difesa dello stato nazionale ma la sua distruzione completa e finale”.
I seguaci e simpatizzanti di Trockij in Europa e America condissero una violenta lotta contro il Fronte Popolare francese, il governo repubblicano spagnolo e altri movimenti di massa patriottici e antifascisti che stavano tentando di ottenere l’unità nazionale nei loro paesi e trattati di sicurezza collettiva con l’Unione Sovietica. La propaganda trotskista sosteneva che quei movimenti avrebbero solamente portato i loro paesi alla guerra. “La versione stalinista del fronte unito,” dichiarò il leader trotskista britannico C.L. James, “non è l’unità per l’azione ma l’unità per guidare tutti i lavoratori verso una guerra imperialista”.
Trockij stesso “avvertiva” incessantemente dei “pericoli” di una sconfitta dell’Asse. “Una vittoria della Francia, della Gran Bretagna e dell’Unione Sovietica […] sulla Germania e il Giappone,” dichiarò alla Commissione Dewey nell’aprile 1937, “potrebbe significare soprattutto una trasformazione dell’Unione Sovietica in stato borghese e la trasformazione della Francia in stato fascista, perché per una vittoria contro Hitler è necessaria una mostruosa macchina bellica. […] Una vittoria può significare la distruzione del fascismo in Germania e la fondazione del fascismo in Francia”.
In questo modo Trockij e i propagandisti suoi seguaci lavoravano implicitamente insieme ai sostenitori della politica di acquiescenza e con la propaganda dell’Asse per convincere i popoli d’Europa che la sicurezza collettiva avrebbe portato alla guerra e che tutte le istituzioni che tentavano di realizzarla erano strumenti “stalinisti”.
2. Il giorno in cui l’esercito tedesco entrò a Praga, una delegazione della Federazione delle Industrie Britanniche era a Düsseldorf per discutere gli ultimi dettagli di un accordo comprensivo con i capitalisti tedeschi.
A luglio la stampa britannica rivelò che Robert S. Hudson, segretario parlamentare del Board of Trade, si era incontrato con Helmuth Wohlthan, consigliere economico di Hitler, per discutere la possibilità di un prestito britannico di 51 milioni di sterline alla Germania nazista.
Questo non significa che tutti i capitalisti britannici guardassero con simpatia alla politica di acquiescenza con i nazisti. Il 18 giugno il banchiere e magnate del carbone lord Davies dichiarò alla Camera del Lord: “Il governo russo sa perfettamente che in certi quartieri di questo paese ci si augura che l’aquila tedesca voli a est invece che a ovest, secondo quanto Hitler aveva scritto nel Mein Kampf”. Riguardo ai negoziati di Chamberlain con il governo sovietico, lord Davies disse: “Certe volte mi domando se il governo agisca in modo onesto o se quei negoziati non siano un altro contentino all’opinione pubblica”.
3. Nel giugno 1940 l’Istituto per l’Analisi della Propaganda di New York comunicò: “La stampa americana ha raccontato meno verità e inventato più fantasiose bugie sulla guerra in Finlandia che in ogni altro conflitto recente”.
4. Alle 22:30 di sabato 10 maggio 1941 un aereo Masserschmitt tedesco si schiantò a Lanarkshire, in Scozia, in un campo vicino al castello di Dungavel, di proprietà del giovane duca di Hamilton. Un ex lavoratore della tenuta vide il lampo dell’aereo in avaria e la lenta discesa del paracadute. Armato di forcone, si precipitò sul posto, dove trovò un uomo con la caviglia fratturata. L’uomo era Rudolf Hess, il vice di Adolf Hitler.
“Portami dal duca di Hamilton,” disse Hess in inglese. “Sono venuto per salvare l’umanità!”
Hess sperava di ottenere il supporto dei tories britannici attraverso Hamlton e i suoi amici per attaccare l’Unione Sovietica.
Sir Patrick Dollan, prevosto di Glasgow, disse l’11 giugno 1941: “Hess è venuto qui […] pensando di restare in Scozia due giorni, discutere le sue proposte di pace con un certo gruppo e ricevere una scorta di carburante e una mappa per tornare in Germania e riferire il risultato della conversazione”.
Nel suo discorso del 6 novembre 1941 Stalin disse in proposito: “I tedeschi sapevano che la loro tattica di sfruttare le contraddizioni tra le classi nei singoli paesi e le contraddizioni tra quegli stati e l’Unione Sovietica aveva già portato a dei risultati in Francia, dove i governanti si erano lasciati spaventare dallo spettro della rivoluzione, si erano rifiutati di resistere, e presi dal panico avevano abbandonato il loro paese sotto il tallone di Hitler. Gli strateghi fascisti tedeschi pensavano che la stessa cosa sarebbe successa in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Il famoso Hess fu mandato in Gran Bretagna dai fascisti tedeschi proprio a questo scopo, per convincere i politici britannici a unirsi alla campagna generale contro l’Unione Sovietica. Ma i tedeschi hanno commesso un grave errore. Rudolf Hess è stato fatto prigioniero dal governo britannico”.

Capitolo ventitreesimo

1. Tra i collaboratori di Rybakov al giornale c’era anche Boris Brasol, ex agente dell’Ochrana e propagandista antisemita, che aveva fondato la prima organizzazione antisovietica di russi bianchi negli Stati Uniti subito dopo la Rivoluzione e aveva ottenuto l’ampia distribuzione dei Protocolli nel paese.
Brasol non aveva mai perso la speranza nella restaurazione dello zarismo in Russia. Negli anni venti e trenta si impegnò senza sosta in campagne contro l’Unione Sovietica fondando società di russi bianchi, scrivendo articoli e libri e fornendo alle agenzie governative degli Stati Uniti false informazioni. Il 15 novembre 1935, durante un incontro segreto a New York dei leader bianchi, Brasol descrisse per più di un’ora le “attività antisovietiche” da lui compiute da quando era arrivato nel paese nel 1916. Menzionò con particolare orgoglio il suo “modesto ruolo” nell’impedire il riconoscimento dell’Unione Sovietica da parte degli Stati Uniti prima del 1935.
Presentandosi come un esperto in materia di leggi russe, Brasol divenne consulente dello studio legale Coudert Brothers di New York; lavorò per agenzie governative come “esperto consulente” sulle questioni che riguardavano l’Unione Sovietica; diede lezioni di letteratura russa alla Columbia e altre rinomate università statunitensi. Brasol usò in ogni modo i suoi numerosi contatti per favorire sospetti e ostilità contro il suo paese.
Quando il comitato isolazionista America First venne fondato nell’autunno del 1940, Brasol divenne immediatamente uno dei supporter più attivi. Preparò un’ampia quantità di propaganda antisovietica da far distribuire al comitato e i suoi articoli vennero pubblicati dai giornali del gruppo. Tra i tanti materiali forniti da Brasol e fatti ampiamente circolare dall’America First c’era un volantino pubblicato dopo l’invasione dell’Unione Sovietica che protestava contro la legge “affitti e prestiti”. Il volantino comprendeva una dichiarazione della “colonia di russi emigrati a Shanghai”, formata da ventuno comandanti della guardia bianca in Estremo Oriente, tutti collaboratori dei giapponesi. Tra le organizzazioni nominate c’era l’Unione Fascista Russa di Konstantin Rodzaevskij, aiutante di campo di Semënov.
2. Nel giugno 1940 Vonsjackij informò un reporter del bollettino The Hour che lui e Lev Trockij avevano “interessi paralleli” nella lotta contro il regime sovietico.
3. I fascisti russi non erano gli unici émigré a organizzare agitazioni antisovietiche negli Stati Uniti. Numerosi ex menscevichi, socialisti-rivoluzionari e altri elementi politici reazionari si erano stabiliti in America e avevano fondato negli Stati Uniti i quartieri generali per i loro continui intrighi e le attività di propaganda contro l’Unione Sovietica. Esempi tipici di questi émigré erano Viktor Černov, Rafael Abramovič, Nikifor Grigorief e Nathan Chanin.
Nella Russia zarista Viktor Černov era stato uno dei leader del Partito Socialista Rivoluzionario. Come tale era stato intimamente associato ad altri due leader socialisti-rivoluzionari: lo straordinario agente provocatore zarista e assassino Evno Azef e il cospiratore antisovietico Boris Savinkov. Nel suo libro Memoirs of a Terrorist Savinkov descrive come nel 1903 si recò a Ginevra per consultarsi con Černov a proposito del piano per assassinare il ministro dell’Interno zarista von Plehve. Savinkov racconta anche che nel 1906 si presentò insieme a Černov di fronte al Comitato Centrale della Brigata Terroristica Socialista Rivoluzionaria per rifiutare l’incarico di assassinare il premier Stolypin. “Il Comitato Centrale,” scrive Savinkov, “respinse la nostra richiesta e ci ordinò di continuare le attività contro Stolypin. […] Erano presenti, oltre ad Azef e me, anche Černov, Natanson, Sletov, Kraft e Pankratov”. Dopo il crollo dello zarismo, Černov divenne Ministro dell’Agricoltura nel primo governo provvisorio e si impegnò in una violenta lotta contro Lenin e i bolscevichi. Dopo la creazione del governo bolscevico aiutò i socialisti-rivoluzionari a organizzare complotti contro il regime sovietico. Abbandonò la Russia negli anni venti e divenne uno dei più attivi propagandisti antisovietici e leader delle attività antisovietiche a Praga, Berlino, Parigi e altre capitali europee. All’inizio della seconda guerra mondiale si trasferì dalla Francia agli Stati Uniti, dove continuò le attività organizzative e di propaganda. Lavorò a stretto contatto con gli elementi politici socialisti antisovietici del movimento operaio del paese. Il 30 marzo 1943 David Dubinsky, presidente dell’Unione Internazionale dei Cucitori (ILG), presentò Černov come ospite d’onore durante un raduno di protesta a New York contro l’esecuzione da parte delle autorità sovietiche Henry Erlich e Victor Alter, due socialisti polacchi giudicati colpevoli dalla Corte Suprema sovietica di aver diffuso propaganda eversiva nell’Armata Rossa e di aver tentato di convincere le truppe sovietiche a fare la pace con i tedeschi.
Uno dei collaboratori di Viktor Černov negli Stati Uniti era Rafael Abramovič, l’ex leader menscevico che, secondo una sua testimonianza al processo contro i menscevichi del 1931, era stato un membro di primo piano del circolo di spie e sabotatori che avevano tentato di rovesciare il governo sovietico. Dopo aver svolto attività antisovietiche a Berlino e Londra, Abramovič arrivò negli Stati Uniti e si stabilì a New York dove, come Viktor Černov, collaborò assiduamente con David Dubinsky e altri dirigenti sindacali antisovietici. I suoi violenti attacchi all’Unione Sovietica apparvero sul New Leader, il Forward di New York e altre pubblicazioni antisovietiche.
Nikifor Grigorief, ex leader del Partito Socialista Rivoluzionario Ucraino, arrivò negli Stati Uniti nel 1939. Come prominente agitatore nei circoli degli émigré europei, Grigorief aveva lavorato a stretto contatto con Viktor Černov. A Praga fu direttore della rivista Suspilstvo (“Comunità”), che pubblicava materiale di propaganda antisemita, dichiarava che “la Russia sovietica e l’Ucraina sovietica sono in mano agli ebrei” e sosteneva la necessità di una “grande lotta anti-ebraica […] in Ucraina, nella Russia bianca, in Lituania e in Polonia”. La sua propaganda antisovietica continuò negli Stati Uniti. Dopo l’invasione nazista dell’Unione Sovietica Grigorief e Černov fondarono a New York il Comitato per la Promozione della Democrazia, che chiedeva la “liberazione” dall’Unione Sovietica dell’Ucraina e delle altre repubbliche. Tra il materiale di propaganda distribuito da Grigorief negli Stati Uniti c’era un pamphlet dal titolo Principi fondamentali dell’azione politica indipendente ucraina contenente “statistiche” che mostravano come gli ebrei “dominassero” l’industria, l’economia e la politica in Ucraina. Nel pamphlet Grigorief invitava anche i soldati dell’Armata Rossa a disertare, chiedendo loro di “non rischiare la vita per gli oppressori”.
Un altro importante leader degli émigré russi “di sinistra” era Nathan Chanin, responsabile dell’Istruzione presso il Circolo dei Lavoratori e collaboratore abituale dell’antisovietico Forward. All’inizio degli anni trenta pubblicò materiale di propaganda per chiedere fondi al fine di finanziare “le cellule segrete socialdemocratiche che operano in Russia” e “la difficile lotta che i nostri compagni russi portano avanti contro il bolscevismo”. Nel gennaio 1942 Chanin scrisse: “L’ultimo colpo non è stato ancora sparato. […] E l’ultimo colpo sarà sparato dall’America, e sarà il colpo che manderà in pezzi il regime di Stalin”.
4. Nel 1933 Alfred Rosenberg fondò a Berlino un’agenzia per coordinare le agitazioni antisovietiche, il Comitato Internazionale per la Lotta Contro la Minaccia del Bolscevismo, il primo nucleo dell’Anti-Comintern. Tra gli affiliati c’erano la Lega Generale delle Associazioni Tedesche Anticomuniste, il Blocco Anticomunista dell’America del Sud, l’Unione Anticomunista delle Province della Cina Settentrionale, la Lega Europea Anticomunista e la Sezione Americana del Comitato Internazionale per la Lotta contro la Minaccia Mondiale del Comunismo.
5. Anche gli agenti giapponesi erano attivi nella diffusione della propaganda antisovietica negli Stati Uniti. Un caso tipico fu quello di John C. Le Clair, vicedirettore del personale dell’International Telephone Company ed ex docente di storia al New York City College e al St. Francis College di Brooklyn. Come autorevole studioso dell’Estremo Oriente, Le Clair scrisse numerosi articoli per i più noti periodici del paese, nei quali lodava il Giappone e dichiarava che l’Unione Sovietica rappresentava la minaccia principale per gli Stati Uniti. Teneva anche una rubrica chiamata “Commenti e previsioni”, che conteneva propaganda simile e veniva pubblicata da oltre duecento giornali e periodici in tutto il paese. Il più tipico dei suoi articoli fu quello intitolato “Non vogliamo amicizia tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica” e pubblicato nell’edizione del settembre 1940 della rivista America. Arrestato da agenti dell’FBI nell’autunno 1943, l’8 settembre Le Clair si dichiarò colpevole davanti a una Corte Federale di aver lavorato per tre anni come agente di propaganda del governo giapponese fino a pochi mesi prima dell’attacco a Pearl Harbour.
6. Scheffer spiegò confidenzialmente ai suoi influenti amici all’estero che lo consideravano ancora un giornalista liberale ed erano rimasti fortemente sorpresi dal suo ritorno in Germania che stava svolgendo alcuni misteriosi incarichi antinazisti nel Terzo Reich. Con un occhio rivolto al futuro lavoro, voleva mantenere gli utili legami con i circoli esteri. Curiosamente, molti dei suoi amici credettero alla sua versione.
Tra quelli che Scheffer non riuscì a convincere dei suoi sentimenti antinazisti c’era l’ambasciatore statunitense in Germania, l’antinazista William E. Dodd, che il 15 novembre 1936 scrisse nel suo diario: “Ho sempre tenuto d’occhio questo Scheffer, che alcuni anni fa era socialdemocratico, ha passato molti anni negli Stati Uniti e ora è un buon nazista”.
7. I contribuenti statunitensi che hanno pagato lo stipendio di Sullivan quando era investigatore-capo della Commissione Dies potrebbero essere interessati alla sua fedina penale:
Data Reato Luogo Conseguenze
7 settembre 1920 Ubriachezza Charlestown (Mass.) Rilasciato
18 dicembre 1923 Guida pericolosa Roxbury Multa di 25$
11 febbraio 1924 Guida senza patente Suffolk Multa di 25$
27 giugno 1924 Guida pericolosa Suffolk Schedato
4 febbraio 1932 Furto Malden Sei mesi di carcere; rilasciato in appello
11 febbraio 1932 Guida con patente sospesa Lowell Schedato
20 dicembre 1933 Art. 690 (sodomia) New York Assolto
11 dicembre 1939 Si finge un agente dell’FBI Pittsburg Prosciolto
8. Nel gennaio 1941, quando il Comando Supremo tedesco stava terminando i preparativi per l’attacco all’Unione Sovietica, un sensazionale libro antisovietico fu pubblicato negli Stati Uniti con il titolo Out of the Night. Il libro era firmato da un tale Jan Valtin, in realtà uno dei numerosi pseudonimi di Richard Krebs, ex agente della Gestapo; tra i suoi altri alias c’erano “Richard Anderson”, “Richard Peterson”, “Richard Williams”, “Rudolf Heller” e “Otto Melchior”.
Out of the Night fu spacciato per la confessione di un comunista, Jan Valtin, che aveva viaggiato il mondo per svolgere i sinistri compiti assegnatigli da Mosca. L’autore descriveva con torbidi dettagli le cospirazioni criminali che sarebbero state elaborate dagli “agenti bolscevichi” contro la democrazia mondiale. L’autore confessava come, dopo dieci anni di attività criminale “per il Comintern”, compreso un tentato omicidio in California nel 1926, fosse arrivato a provare dubbi nei confronti “dell’attrattiva e dello scopo del Partito Comunista”. Infine, secondo quanto raccontava, aveva deciso di rompere completamente con Mosca e raccontare tutto…
Krebs arrivò negli Stati Uniti nel febbraio 1938 portando con sé il manoscritto di Out of the Night, che somigliava incredibilmente a un libro di propaganda antisovietica che in quel periodo circolava in Germania. Nella fase di preparazione del libro per la pubblicazione negli Stati Uniti Krebs fu assistito dal giornalista Isaac Don Levine, un propagandista antisovietico di lungo corso e assiduo contributore della stampa di Hearst.
Anticipato da una campagna pubblicitaria senza precedenti, Out of the Night divenne uno straordinario best seller. Il Club del Libro del Mese ne distribuì 165.000 copie tra i suoi abbonati. Il Reader’s Digest pubblicò una versione abbreviata, avvertendo che l’autobiografia era stata “confermata con attenzione dagli editori”. Life Magazine citò lunghe sezioni in due numeri consecutivi. Pochi libri nella storia dell’editoria degli Stati Uniti hanno ricevuto una spinta promozionale e una copertura pubblicitaria così costosa come Out of the Night.
Mentre numerosi recensori erano apertamente scettici sul libro, altri, ben noti per i loro sentimenti antisovietici, si esibirono in apprezzamenti per il lavoro di Krebs. Freda Utley, giornalista del Saturday Review of Literature, descrisse il libro con queste parole: “Nessun libro rivela con maggiore chiarezza l’aiuto che Stalin ha dato a Hitler prima che questi ottenesse il potere, e che oggi gli sta ancora dando”. Sidney Hook, ammiratore di Trockij, dichiarò sul New Leader, il giornale della cosiddetta Federazione Socialdemocratica: “Come pura e semplice storia è talmente impressionante nelle sue sequenze mozzafiato che non potrebbe mai essere considerata una finzione, perché viola tutti i canoni della credibilità narrativa”. William Henry Chamberlin, le cui interpretazioni antisovietiche dei processi di Mosca erano apparse sul giornale di propaganda giapponese Contemporary Japan, invitò con urgenza sul New York Sunday Times Book Supplement a far diventare Valtin “un valido collaboratore di quelle agenzie governative che sono impegnate a combattere lo spionaggio, il sabotaggio e le altre attività illegali manovrate dall’estero”. Max Eastman, Eugene Lyons e altri membri della cricca letteraria filo-trotskista e antisovietica salutarono con eccitazione la “ricostruzione storica” dell’ex agente della Gestapo.
“Jan Valtin” divenne un eroe nazionale e fu invitato a testimoniare come esperto antisovietico di fronte alla Commissione Dies.
Il 28 marzo 1941 Krebs ricevette un mandato di arresto in quanto straniero non desiderato e suscettibile di espulsione. Le successive udienze federali stabilirono che Krebs era stato dichiarato colpevole del tentato omicidio del 1926 in California e aveva scontato trentanove mesi a San Quintino. La corte di Los Angeles mostrò che il crimine da lui descritto nel libro come un’operazione del Comintern era dovuto in realtà a una violenta discussione per una fattura che Krebs doveva saldare a un venditore. Mentre spiegava alla corte perché aveva tentato di uccidere l’uomo, Krebs disse: “Quell’ebreo mi ha fatto impazzire”.
Il processo rivelò anche che Krebs era stato espulso dagli Stati Uniti nel dicembre 1929 e che nel 1938, come già nel 1926, era entrato nel paese illegalmente. Si stabilì inoltre che nel 1934 Krebs aveva deposto come testimone del governo nazista per far condannare un marinaio suo camerata con l’accusa di tradimento. Per quanto riguarda i legami con il Partito Comunista Tedesco, dal quale era stato espulso, Krebs ammise di essersi “infiltrato nell’organizzazione”.
Il Tribunale per l’Immigrazione degli Stati Uniti dichiarò nella sentenza: “Negli ultimi cinque anni il soggetto ha agito come agente della Germania nazista. Per le prove raccolte, sembra che sia stato completamente inaffidabile e amorale”.
La rivelazione che Krebs era un ex agente nazista e la sua condanna ricevettero poca pubblicità. In seguito, supportato dai suoi influenti amici antisovietici, Krebs venne considerato un individuo riformato e ricevette dalle autorità per l’immigrazione la cittadinanza statunitense. Out of the Night rimase nelle biblioteche pubbliche di tutto il paese e continuò a diffondere i suoi messaggi antisovietici tra decine di migliaia di cittadini.
9. Secondo Luis Waldman, l’avvocato di Krivickij negli Stati Uniti, l’entrata del suo cliente nel paese era stata sponsorizzata da William C. Bullitt, ambasciatore in Francia. Per altre informazioni sulle attività antisovietiche di Bullitt, si veda il paragrafo successivo.
10. Gli elementi antisovietici e filo-nazisti negli Stati Uniti supportarono con entusiasmo il lavoro della Commissione Dies. L’8 dicembre 1939 Merwin K. Hart, portavoce del regime fascista spagnolo del generalissimo Franco, organizzò un ricevimento a New York del quale Dies era l’ospite d’onore. Erano presenti anche John B. Trevor, Archibald E. Stevenson e Fritz Kuhn, capo dell’Associazione Tedesco-Americana. Quando i giornalisti chiesero a Kuhn cosa pensasse della Commissione Dies, egli rispose: “Sono favorevole al rinnovo del suo incarico, e gli auguro di ottenere più soldi”.
Ecco alcune dichiarazioni degli agitatori antisovietici al lavoro nella Commissione.
“Ho il massimo rispetto per la Commissione Dies e simpatizzo con il suo programma” – John Sylvester Viereck, agente nazista, condannato il 21 febbraio 1942 a una pena tra gli otto mesi e i due anni di carcere.
“Ho fondato la Legione d’Argento nel 1933 […] per propagandare esattamente gli stessi principi che Dies e la sua Commissione sono impegnati a perseguire proprio ora” – William Dudley Pelley, leader delle camicie d’argento filo-naziste, condannato il 13 agosto 1942 a quindici anni di prigione per sedizione criminale; indagato nuovamente nel 1944 con l’accusa di aver partecipato a una cospirazione nazista contro gli Stati Uniti.
“Nel vostro apprezzamento nei confronti del lavoro svolto da Dies dedicate una parte del vostro tempo libero per scrivergli una lettera di incoraggiamento. In effetti milioni di lettere sulla sua scrivania sarebbero una risposta a tutti coloro che si impegnano a distruggere lui e il legittimo organo che rappresenta” – Padre Charles B. Coughlin, propagandista filo-nazista, fondatore del Fronte Cristiano e del Social Justice, che nel 1942 fu vietato dal servizio postale statunitense perché sedizioso.
Lo stesso governo di Berlino espresse apertamente la sua entusiastica approvazione per l’attività antisovietica di Dies negli Stati Uniti. Nell’inverno del 1941 il sistema di monitoraggio a onde corte della Commissione Federale di Comunicazione informò che il deputato Martin Dies era lo statunitense “citato più di frequente e con maggiore approvazione” dal sistema di trasmissione dell’Asse rivolto all’emisfero occidentale.
11. I redattori dell’Herald operavano con ricevitori a onde corte costantemente puntati sull’Europa occupata da Hitler e sul Giappone. La propaganda ufficiale dell’Asse ricevuta in questo modo veniva poi diffusa dai due giornali.
Lo Scribner’s Commentator e l’Herald erano distribuiti gratuitamente in tutti gli Stati Uniti ai raduni dell’America First e circolavano su grande scala mediante attraverso il sistema di spedizione che il Comitato aveva appositamente organizzato con l’aiuto di Charles A. Lindbergh, Hamilton Fish, Charles E. Coughlin, Burton K. Wheeler e degli agenti nazisti Frank Burch, Georg Sylvester Viereck e altri.
12. Parlando della sua attività durante questo periodo a una riunione del Comitato America First, il 30 ottobre 1941, Lindbergh così si espresse: “Nel 1938 ero giunto alla conclusione che se fosse scoppiata una guerra fra la Germania da una parte e l’Inghilterra e la Francia dall’altra, essa si sarebbe conclusa o con una vittoria della Germania o con un Europa prostrata e devastata. Perciò io auspicai che Inghilterra e Francia […] consentissero alla Germania di espandersi ad oriente in Russia senza dichiarare guerra”.
13. Nel 1937 John C. Metcalfe, reporter del Chicago Daily Times e in seguito agente federale, registrò questa dichiarazione fattagli da Hermann Schwarzmann, direttore della sezione di Astoria (Long Island) dell’Associazione Tedesco-Americana: “Lo sai chi potrebbe diventare il Führer del nostro grande partito politico? Lindbergh! Sì, non è poi così assurdo come si potrebbe credere. Sai che potrebbe far colpo sul pubblico molto facilmente. Agli americani piace. […] Sì, ci sono molte cose che stiamo programmando e di cui al momento il pubblico non sa niente”.
14. L’invasione nazista dell’Unione Sovietica fu accolta con entusiasmo dal Comitato America First. Il suo organo ufficiale, l’Herald, titolò così: “Le masse europee in lotta contro il comunismo russo. Diciassette nazioni si uniscono al Reich tedesco nella crociata santa contro l’Unione Sovietica”. La sconfitta sovietica da parte dell’Asse fu descritta come utile agli interessi degli Stati Uniti. Il 1° agosto 1941 il bollettino dell’America First dichiarò: “Lo sapevate che anche se la Germania nazista conquistasse la Russia comunista, la sua economia allargata potrebbe esserne indebolita piuttosto che rafforzata?”
15. Il 30 ottobre 1941, mentre i nazisti si avvicinavano a Mosca, un raduno dell’America First al Madison Square Garden di New York fu convocato da John Cudahy, l’ex capitano dell’esercito interventista statunitense ad Archangel’sk che in seguito, diventato ambasciatore in Belgio, aveva adottato una posizione filotedesca che gli era costata le dimissioni. Cudahy invitò con urgenza il governo statunitense a organizzare una “conferenza di pace” internazionale con la Germania nazista e dichiarò che “le autorità del governo nazista si rendono conto della grande minaccia del potenziale bellico americano. Me lo ha detto von Ribbentrop cinque mesi fa, a Berlino”. Cudahy aggiunse anche che sarebbe stato un buon compromesso ai “negoziati di pace” con i nazisti. “Dicono che non può esserci pace con Hitler. Ma Hitler è soltanto una fase transitoria,” disse. “In questo paese abbiamo un grande esperto dell’Europa e un uomo dai semtimenti patriottici più puri, Herbert Hoover. […] Incarichiamo Hoover di lavorare a un piano per un accordo di pace permanente”.
Tra i promotori dell’appello di Cudahy al raduno c’era il reverendo George Albert Simons. Prima della Rivoluzione Simons era stato pastore della chiesa missionaria protestante di Pietrogrado, dove era diventato amico di Boris Brasol, il propagandista antisemita che contribuì diffondere negli Stati Uniti i Protocolli dei savi di Sion. Nel febbraio 1919 Simons testimoniò di fronte alla Commissione parlamentare di indagine sul “bolscevismo”. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni: “Più della metà degli agitatori del cosiddetto movimento bolscevico sono yiddish. Questa cosa [la Rivoluzione russa] è yiddish e una delle sue basi si trova nell’East Side di New York”. Simons raccomandò i Protocolli come fonte autorevole di informazioni sulla Rivoluzione. “Mostrano quello che la società segreta ebraica ha fatto per conquistare il mondo,” disse, “e alla fine per avere il mondo intero nelle loro grinfie, e in quel libro si dicono molte cose sui loro programmi e i loro metodi, che si collegano al regime bolscevico”.
16. Il 22 maggio 1943 il Comintern venne formalmente sciolto. In uno speciale articolo per la United Press, l’ex ambasciatore statunitense presso l’ Unione Sovietica, Joseph E. Davies, così riassunse lo scioglimento del Comintern: “Per i bene informati dei ministeri degli Esteri del mondo questo atto non è giunto di sorpresa. Esso è venuto semplicemente a coronare e chiudere un capitolo della politica estera sovietica . Lo si potrà meglio comprendere dando un breve sguardo ai fatti storici in relazione con il Comintern. […] Questo venne organizzato nel 1919 quando il giovane governo rivoluzionario veniva attaccato da tutte le parti. […] Sotto Stalin tuttavia esso finì per diventare una camera di compensazione per il movimento della classe operaia negli altri paesi. Nei paesi democratici questi partiti [comunisti] mirarono a conquistare una posizione legale e svolsero la loro attività secondo metodi pacifici e costituzionali, diventando in genera le delle minoranze battagliere ma non violente. Soltanto nei paesi aggressivi o ostili è probabile che il Comintern abbia dato il suo appoggio attivo ad una guerra di classe rivoluzionaria e ad attacchi sovversivi contro i propri governi. […] Il nemico (i nazisti, i fascisti e i giapponesi) ha fatto tutto il possibile per spaventarci con lo spauracchio della minaccia comunista alla nostra civiltà occidentale e questo sotto la maschera di un cosiddetto patto anti-Comintern stretto fra loro nel 1936, 1937, 1939 e 1940 e con l’ intento di sottomettere noi come tutto il resto del mondo. […] Ad un tratto, il 22 maggio 1943, Stalin e i suoi compagni fecero fallire il gioco di Hitler. […] Quando abolirono il Comintern, essi inchiodarono il più grosso cannone della propaganda di Hitler. […] Per di più l’abolizione del Comintern fu un atto definitivo che confermò il preciso proposito non di fomentare inquietudini per i loro alleati, con i quali si sono impegnati a collaborare, ma di continuare appunto a collaborare per vincere la guerra e la pace. […] L’abolizione del Comintern contribuisce a rinsaldare la fiducia fra gli alleati nel loro sforzo bellico ed è anche un contributo alla costruzione postbellica, per instaurare un a onesta comunità mondiale di nazioni, che, realisticamente, cerchino di costruire quel mondo attraverso la collaborazione, come dei buoni vicini”.
17. Lo stesso grido riecheggiò anche dopo la sconfitta definitiva della Germania nazista a opera degli Alleati, quando la deputata Clare Luce, moglie dell’editore di Time, Life e Fortune, ritornò dal suo viaggio in Europa all’inizio del 1945 per informare gli statunitensi che il bolscevismo minacciava di espandersi in tutta Europa a causa della sconfitta della Germania da parte dell’Armata Rossa. Luce fece appello agli Stati Uniti perché supportassero le forze antisovietiche europee. Questa, ovviamente, era stata la speranza principale dei nazisti e il tema più ricorrente nel lavoro del ministro della Propaganda Joseph Goebbels durante le ultime trasmissioni dalla Berlino assediata.
Di nuovo, lo stesso grido si alzò quando un membro del gruppo di senatori che visitarono Roma nella primavera del 1945 chiese a un raduno di soldati statunitensi se fossero disposti a “finire il lavoro” combattendo contro l’Unione Sovietica. Secondo le cronache, i soldati risposero con ovvia disapprovazione. Molti di loro abbandonarono la sala.
Nello stesso periodo la propaganda antisovietica continuava a essere diffusa negli Stati Uniti da numerosi libri simili per stile e contenuto a quello di Valtin, Out of the Night. Tra i libri a maggiore diffusione pubblicati tra il 1945 e il 1946 c’erano Report on the Russians di William L. White, One Who Survived di Aleksandr Barmin e I Chose Freedom di Viktor Kravčenko.
Il giornalista statunitense William L. White scrisse il Report on the Russians dopo un frettoloso viaggio di sei settimane in Unione Sovietica. Dall’inizio alla fine il libro di White, che apparve originariamente in versione condensata sul Reader’s Digest, era un’invettiva contro il popolo sovietico, i suoi dirigenti e persino contro i suoi sforzi bellici. Salutato come un “rapporto ricco e obiettivo” da giornali antisovietici come il socialdemocratico New Leader e citato entusiasticamente dalla stampa di Patterson, McCormick e Hearst, il libro di White fu rigorosamente stroncato da quelle parti della stampa statunitense interessate al mantenimento di buone relazioni con le Nazioni Unite. Un gruppo di corrispondenti esteri di primo piano che avevano lavorato in Unione Sovietica durante la guerra, tra i quali John Hersey, Richard Lauterbach, Ralph Parker ed Edgar Snow, diffuse una dichiarazione pubblica che condannava fortemente il libro di White come un “rapporto pesantemente fazioso e ingannevole, costruito al fine di perpetuare vecchi miti e pregiudizi contro un grande alleato i cui sacrifici in questa guerra ci hanno risparmiato inimmaginabili spargimenti di sangue e sofferenze”. La dichiarazione dei corrispondenti faceva presente che “White ignorava non solo la lingua, ma evidentemente anche la storia e la cultura [della Russia]”, che “la disonestà del libro sta nella mancanze di dettagli contestuali e specifici” e che “il libro deve essere messo in relazione con gli obiettivi di gruppi ignoranti e pericolosi qui e in Europa, che cercano di diffondere sfiducia e sospetti tra gli Alleati”. Nonostante questo, Report on the Russians, promosso da una ricca campagna pubblicitaria, continuò a raggiungere decine di migliaia di lettori statunitensi.
Il libro di Aleksandr Barmin, One Who Survived, fu presentato come una “storia dall’interno” della politica e della leadership sovietiche da parte di un ex “diplomatico sovietico” e “specialista” in affari sovietici. Come Report on the Russians, il libro di Barmin attaccava violentemente qualunque cosa fosse legata all’Unione Sovietica, sostenendo che Stalin fosse il leader di una “controrivoluzione trionfante” che si era trasformata in una “dittatura reazionaria”. Al momento della scoperta e della liquidazione della quinta colonna sovietica Barmin, che lavorava come diplomatico all’ambasciata di Atene, lasciò il suo incarico e si rifiutò di tornare in Unione Sovietica. In One Who Survived sostiene che la sua scelta fosse dovuta al fatto che gran parte dei cospiratori giustiziati erano suo “amici” e “colleghi”. Riguardo al generale Tuchačevskij, dichiarato colpevole di aver cospirato con il comando militare tedesco contro l’Unione Sovietica, Barmin dichiara: “A Mosca avevo lavorato in stretta collaborazione con lui”. Aggiunge anche che “il generale russo era stato, nei suoi ultimi anni, un mio caro amico”. Barmin ricorda anche di aver svolto “alcuni lavori” sotto la supervisione di Arkadij Rosengoltz (che nel 1938 aveva ammesso di essere un agente pagato dai servizi segreti militari tedeschi) e che a Parigi aveva ricevuto la visita dell’“acuto” Lev Davidovič Trockij. One Who Survived conteneva un’introduzione elogiativa scritta da Max Eastman e fu supportato con vigore da altre personalità antisovietiche negli Stati Uniti. Proprio come il libro di William L. White, One Who Survived venne lodato e pubblicizzato con entusiasmo dal New Leader, ai cui collaboravano Eugene Lyons, i cui scritti antisovietici erano periodicamente citati dalle agenzie del Ministero della Propaganda tedesco; William Henry Chamberlin, i cui articoli erano pubblicati sulla stampa di Hearst e la cui interpretazione dei processi di Mosca apparve sul giornale propagandistico giapponese Contemporary Japan; Sidney Hook, ex seguace di Trockij; John Dewey, ex segretario della “commissione d’inchiesta” a cui Trockij partecipò in Messico; e lo stesso Max Eastman, ex stretto collaboratore di Trockij, suo amico e traduttore.
I libri di White e Barmin vennero usati in Europa dai nazisti nella loro campagna di propaganda contro l’Unione Sovietica. Il 30 gennaio 1945 la pubblicazione di Report on the Russians fu salutata con un entusiastico articolo in prima pagina dal Westkampfer (“Combattente del fronte occidentale”), il giornale ufficiale del Reichswehr; l’articolo sosteneva che il libro di White provasse la possibilità di un contrasto tra gli Alleati. Nel marzo 1945 le truppe statunitensi in Italia furono bombardate dai nazisti con involucri contenenti ristampe di un articolo di Barmin pubblicato in precedenza sul Reader’s Digest con il titolo “La nuova cospirazione comunista”.
Il libro di Viktor Kravčenko, I Chose Freedom, pubblicato all’inizio del 1946, era un violento attacco al governo sovietico e alla sua politica interna ed estera. Kravčenko era un ex membro della Commissione Sovietica per gli Acquisti a Washington che aveva disertato nel marzo 1944, nel mezzo della guerra. Alcuni esempi tipici delle “rivelazioni” libro erano le affermazioni secondo cui i piani quinquennali e la collettivizzazione delle fattorie avessero ridotto l’Unione Sovietica a una condizione di impoverimento assoluto e di sofferenza universale, peggiore di quella esistente ai tempi dello zarismo; e che l’Armata Rossa fosse poco più di un’accozzaglia inetta e allo sbando di “guerci, mutilati, tisici, sofferenti di malattie al cuore e allo stomaco, cinquantenni barbuti così distrutti dal lavoro da reggersi in piedi a mala pena ma giudicati adatti al fronte”. Secondo Kravčenko “i tedeschi avrebbero potuto prendere Mosca in quei giorni virtualmente senza lotta. […] Perché si siano ritirati è un mistero che soltanto i tedeschi possono risolvere davanti alla storia”. Invocando una nuova crociata contro l’Unione Sovietica, Kravčenko dichiarava: “Il prossimo passo verso la sicurezza mondiale non sta nelle organizzazioni internazionali […] ma nella liberazione delle masse russe dai loro tiranni”. I Chose Freedom fu lodato con entusiasmo da recensori come William Henry Chamberlin e Dorothy Thompson, che lo definirono “un’inchiesta drammatica e rivelatrice” e “un documento vitale sulle relazioni tra sovietici e statunitensi”. La stampa di Hearst iniziò la serializzazione del libro poco dopo la sua comparsa.
Finita la seconda guerra mondiale in Europa, le grida della crociata antibolscevica non erano meno stridenti che nel 1918, ma la loro influenza era molto meno potente nei confronti degli statunitensi e gli altri popoli che avevano imparato molto dai tempi di Woodrow Wilson.

Capitolo ventiquattresimo

1. Il governo polacco a Londra si considerava il legittimo erede del regime di Piłsudski, la cui politica si era basata sull’opposizione all’Unione Sovietica. Raymond Leslie Buell scrisse così in Poland: The Key to Europe: “Piłsudski credeva che la Polonia dovesse avere un territorio più ampio. Per ragioni storiche era più facile estendersi a spese della Russia che della Germania”. La diplomazia polacca prima della guerra, sotto la direzione dell’ex ufficiale antisovietico Józef Beck, era diretta non contro la Germania nazista ma contro l’Unione Sovietica. L’esercito polacco, con la più alta percentuale di cavalieri al mondo, era organizzata per operazioni nelle pianure ucraine. Le industrie polacche erano concentrate alla frontiera tedesca, le fortificazioni militari al confine sovietico. Dalla sua formazione, la Polonia dominata dai militari e dai proprietari terrieri feudali era una roccaforte del cordone sanitario antisovietico e un posto ben noto agli agenti che complottavano per rovesciare il governo sovietico. Boris Savinkov stabilì il suo quartier generale in Polonia dopo la fuga dalla Russia e con l’aiuto diretto di Piłsudski organizzò un’armata bianca di 30.000 uomini. Alla fine degli anni venti i cospiratori del Torgprom si accordarono con lo stato maggiore polacco perché la Polonia diventasse una delle basi principali nella nuova guerra di intervento che stavano progettando contro l’Unione Sovietica. I servizi segreti polacchi cooperarono strettamente con tutte le forze antisovietiche, inclusa l’organizzazione clandestina trotskista-buchariniana. Nel 1938 il patto di Monaco rese esplicito il carattere antisovietico dei dirigenti polacchi. Quando i nazisti inviarono il loro ultimatum alla Cecoslovacchia e i cechi si prepararono a resistere, il governo polacco mobilitò il suo esercito e lo schierò in previsione di un possibile aiuto sovietico alla Cecoslovacchia. In cambio Hitler permise ai polacchi di annettere il distretto ceco di Teschen al momento della spartizione del paese. Nel 1939, alla vigilia dell’attacco tedesco alla Polonia, i militari sovietici si rifiutarono ancora di vedere la loro politico antisovietica suicida, rifiutarono la proposta di alleanza con l’Unione Sovietica e non permisero all’Armata Rossa di attraversare il confine polacco per scontrarsi con la Wehrmacht. Le conseguenze furono disastrose per la Polonia e immediatamente dopo l’invasione tedesca il governo fuggì all’estero, portando con sé le riserve auree. Prima in Francia e in seguito in Gran Bretagna, i rappresentanti del governo polacco in esilio continuarono gli stessi intrighi antisovietici che avevano portato il loro paese alla rovina. Ricevettero supporto da potenti elementi dell’economia internazionale e da circoli politici e religiosi che consideravano la vittoria dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista una minaccia ai loro interessi.
2. Il processo al sedicesimo imputato, Anton Paidak, fu rimandato a causa dei suoi problemi di salute. Quando i sedici polacchi erano stati arrestati dalle autorità sovietiche il segretario di stato americano Edward R. Stettinius e il ministro degli esteri britannico Anthony Eden avevano protestato vigorosamente, dichiarando che gli arrestati erano “leader democratici”. Dopo il processo Stettinius ed Eden mantennero un discreto silenzio.
3. Il governo sovietico aveva interrotto le relazioni diplomatiche con il governo in esilio due anni prima, il 25 aprile 1943, a causa delle attività sovversive antisovietiche da parte di quest’ultimo.
Il governo polacco di Londra era stato finanziato sponsorizzato e finanziato principalmente dal governo britannico sin dalla sua fondazione. Dopo il riconoscimento del governo di Varsavia, si parlò di offrire la cittadinanza britannica e forse incarichi di polizia nelle colonie ad alcuni émigré polacchi. Apprendendo della decisione degli Alleati di riconoscere il governo di Varsavia, il generale Anders e i suoi associati dichiararono pubblicamente che le truppe polacche in esilio sotto il loro comando non avrebbero mai accettato quella decisione, sarebbero rimaste fedeli al “governo” polacco di Londra e sarebbero tornate nel paese nativo solo “con le armi in pugno”. Nell’autunno del 1945, comunque, un gran numero di émigré polacchi avevano già disertato la causa dei leader reazionari e, su invito del governo di Varsavia, ritornarono in Polonia per partecipare alla ricostruzione.

Capitolo venticinquesimo

1. La guerra anglo-americana in Estremo Oriente contro il terzo membro dell’Asse, il Giappone, continuava. Anche qui l’Unione Sovietica dimostrò la sua forza e la sua identità di interessi con la causa democratica.
Per tutto il periodo in cui lottava contro la Wehrmacht nazista all’est, l’Armata Rossa tenne immobilizzato in Estremo Oriente, ai confini della Manciuria, un grosso esercito giapponese, che si diceva composto di 500.000 effettivi delle migliori truppe meccanizzate al comando di Tokyo. Il 9 agosto 1945 entrò in guerra contro il Giappone, assolvendo così l’impegno, assunto nel gennaio 1945 alla conferenza di Jalta, di entrare in guerra nell’Estremo Oriente entro novanta giorni dalla disfatta della Germania nazista. In seguito alla dichiarazione di guerra sovietica e al lancio da parte degli statunitensi di bombe atomiche su due centri industriali giapponesi, il governo giapponese capitolò e chiese la pace. Il 2 settembre il Giappone riconobbe la propria sconfitta e firmò l’atto di resa incondizionata. In Oriente, come in Occidente, la seconda guerra mondiale era finita.
2. Il 14 agosto 1946 Santiago M. Peralta, ministro argentino per l’Emigrazione, diresse a nome del suo governo un invito a un migliaio di capi fascisti europei e a noti collaborazionisti, che si erano insediati nei paesi scandinavi, a stabilirsi permanentemente in Argentina. Secondo il ministro Peralta, il suo governo diramava questi inviti perché a suo avviso questi capi fascisti rappresentavano l’élite europea. Peralta aggiungeva che il suo governo sperava che questa élite fascista si sarebbe sposata in Argentina, in modo da “aumentare le riserve razziali” dell’Argentina.
3. Una situazione simile esisteva in Italia, dove un esercito di fascisti polacchi esiliati forte di 200.000 uomini, comandati dal generale antisovietico Władysław Anders era mantenuto sotto il controllo dello stato maggiore britannico e con fondi del Tesoro inglese. Il 4 febbraio 1946, Herbert Matthews telegrafava al New York Times: “La storia di quello che il secondo corpo polacco sta facendo in Italia è brutta. Non soltanto i polacchi sono armati, ma sono perfettamente addestrati e vengono costantemente tenuti in esercizio per essere sempre in grado di riconquistare la Polonia o invadere l’Unione Sovietica”. Agenti segreti dell’esercito fascista polacco del generale Anders venivano regolarmente spediti in Polonia per compiti di spionaggio e di sabotaggio e per fomentarvi pogrom contro gli ebrei. Bande della quinta colonna organizzate e dirette da quegli agenti segreti assassinarono nel 1945 più di duemila cittadini polacchi, compresi molti autorevoli liberali, sindacalisti e funzionari governativi. Molte spie e terroristi di Anders catturati e processati in Polonia dalle autorità polacche furono trovati in possesso di carte di identità fornite dai servizi segreti britannici.
4. Uno dei più entusiasti e aperti sostenitori della politica di Byrnes fu il re della potassa e del magnete Arnold Rechberg, quello stesso Rechberg che nel 1920 era stato il confidente del generale Max Hoffmann, aveva fatto incontrare per la prima volta Hitler e Rosenberg ed era stato uno dei principali finanziatori del partito nazista. Dopo la seconda guerra mondiale Rechberg, il cui patrimonio durante il regime nazista era salito a duecento milioni di dollari, continuò a vivere indisturbato nella sua sontuosa proprietà sulle rive del lago di Starnberg nella zona statunitense di occupazione. Periodicamente pubblicava, per distribuirlo tra importanti funzionari statunitensi, un bollettino privato che sollecitava un’alleanza industriale e militare fra Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti. Il 13 marzo 1946 l’agenzia Overseas News riportò: “Rechberg sta svolgendo un’intensa campagna propagandistica per una guerra anglo-americana contro l’Unione Sovietica e per la restaurazione di una forte Germania”. Intervistato dopo la guerra nella sua sontuosa villa da corrispondenti statunitensi, Rechberg chiese: “Come sta George?” Richiesto a chi si riferisse, rispose tranquillamente: “Come? George Marshall, il vostro capo di stato maggiore. Siamo sempre stati grandi amici nei tempi andati”.
5. Il doppio di uomini addestrato ed equipaggiato nell’esercito degli Stati Uniti durante tutta la seconda guerra mondiale.
6. Quando una delegazione della Federazione Mondiale dei Sindacati visitò la Corea nel 1947, i lavoratori che tendevano loro dei foglietti di benvenuto vennero subito duramente percossi da guardie giapponesi in uniforme. La delegazione rinunciò dopo due giorni di permanenza al suo viaggio nella Corea meridionale. “Nella Corea meridionale,” riportò successivamente un membro della delegazione, “vedemmo il fascismo in azione. I sindacalisti coreani venivano picchiati sotto i nostri occhi e la delegazione stessa insultata e minacciata”.
7. Dopo la disfatta dei nazisti l’esercito britannico aiutò i reazionari greci nell’opera di liquidazione del movimento di resistenza antifascista e di ristabilimento di un governo monarchico in Grecia. Il carattere di questo governo venne descritto in un dispaccio inviato al New York Herald Tribune il 16 settembre 1946 dal corrispondente estero Seymour Freidin, che aveva appena compiuto un viaggio in Grecia con un gruppo di giornalisti statunitensi e britannici. Freidin diceva che il motto favorito dei funzionari del governo greco era: “La democrazia è l’equivalente dell’assassinio”. In seguito alla diffusa opposizione alla monarchia, riferì, il governo greco stava conducendo una violenta campagna terroristica contro la popolazione e tagliava i rifornimenti alimentari a interi comuni, faceva fallire il programma antimalarico dell’UNRRA e incarcerava o esiliava migliaia di donne e bambini. Nelle regioni settentrionali della Grecia Freidin e gli altri giornalisti videro campi di concentramento dove c’erano soltanto vecchi, donne e bambini, e appresero che a questi disgraziati non veniva dato alcun cibo e si lasciavano deliberatamente morire di fame per costringere i loro congiunti giovani, partigiani combattenti antifascisti, a scendere dalle montagne e consegnarsi per esser fucilati.
Il 20 aprile 1947 William L. Shirer così scriveva in un articolo per il New York Herald Tribune: “Chi sono in realtà questi guerriglieri greci che Truman vuoi aiutare a estirpare? Essi sorsero in origine come movimento patriottico di resistenza contro i tedeschi”. Shirer aggiungeva che le truppe punitive della monarchia greca a cui il programma di Truman intendeva prestare aiuto erano costituite di ex collaborazionisti. “Questi singolari battaglioni greci furono impiegati dal tedeschi per incendiare i villaggi e braccare i patrioti greci”.
8. Nell’autunno del 1944 pareva che la famigerata Commissione per le Attività Antiamericane stesse finalmente per sparire dalla scena. Tre dei suoi membri erano stati battuti alle elezioni e il presidente Martin Dies aveva annunciato che non avrebbe ripresentato la sua candidatura; pareva perciò prossima la fine della Commissione. Ma il 3 gennaio 1945, proprio all’inizio della seduta inaugurale del 79° Congresso, il deputato John Rankin, con un’abile manovra legislativa, ottenne l’approvazione di una legge che con 207 voti contro 186 trasformò la Commissione in un organo permanente. Dall’agosto del 1938, sotto la presidenza di Martin Dies, la Commissione, oltre che essere alla testa di una campagna incessante di propaganda contro l’Unione Sovietica, è la tribuna dalla quale fascisti, ex criminali e spie antioperaie scagliano ingiurie contro le organizzazioni operaie, contro la democrazia, contro l’Unione Sovietica.
9. Quando nel febbraio 1947 il rifugiato antinazista e comunista Gerhart Eisler fu accusato dalla Commissione di essere “il principale agente del Cremlino” negli Stati Uniti e arrestato dall’FBI, i testimoni che brillarono contro Eisler furono: Ruth Fisher, che era stata coinvolta nel movimento trotskista europeo; Louis Budenz, rinnegato comunista statunitense, e William Nowell, ex spia antioperaia, che aveva servito come confidente di Gerald L. K. Smith, ex camicia d’argento n. 3223.
10. Nel maggio del 1947 A. F. Whitney, presidente della Brotherhood of Railroad Trainmen (“Fratellanza dei Ferrovieri”) ammonì che la campagna anticomunista negli Stati Uniti era “deliberatamente istigata da fascisti americani per favorire i propri fini malvagi”. In un articolo sull’organo del suo sindacato Whitney dichiarò: “Se i fascisti riusciranno a distrarre la gente con le chiacchiere sul comunismo, si accrescerà per loro la possibilità di schiacciare la democrazia. Noi dobbiamo volgere gli sforzi del paese e la nostra propaganda all’eliminazione del fascismo americano, responsabile del rialzo del prezzi, della legislazione contro i lavoratori, della scarsità di abitazioni, dei profitti eccessivi, della diminuita capacità d’acquisto, della caccia all’uomo”.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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