ENVER HOXHA, Il putsch fascista in Indonesia e gli insegnamenti che ne traggono i comunisti (in “Zëri i popullit”, 11 maggio 1966).

A cura di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

Nel trentesimo anniversario della morte del compagno Enver Hoxha, presentiamo, traducendoli dal IV volume delle sue «Oeuvres choisies», Éditions «8 Nëntori», Tirana 1982,alcuni estratti di due importanti articoli di Hoxha, entrambi pubblicati sul quotidiano del Partito del Lavoro d’Albania, il primo nel 1966, il secondo nel 1973: due esempi di inflessibile e combattivo internazionalismo proletario e due contributi all’arricchimento della teoria e della pratica del socialismo scientifico, ricchi di preziosi insegnamenti anche per i comunisti e i rivoluzionari italiani.
ENVER HOXHA, Il putsch fascista in Indonesia e gli insegnamenti che ne traggono i comunisti (in “Zëri i popullit”, 11 maggio 1966).

«Quali conclusioni trarre da questa esperienza storica?
In primo luogo, le pretese “libertà borghesi” e “libertà democratiche” nei paesi capitalistici
non sono di natura tale da permettere ai partiti comunisti e ai gruppi rivoluzionari di raggiungere i loro fini. La borghesia e la reazione permettono l’attività dei rivoluzionari solo nella misura in cui essa non mette in pericolo il potere di classe della borghesia. Quando questo potere è messo in pericolo, o quando la reazione trova il momento propizio, essa soffoca le libertà democratiche e ricorre a qualsiasi mezzo, senza alcuno scrupolo morale e politico, per distruggere le forze rivoluzionarie. In secondo luogo, le tesi opportunistiche sulla “via pacifica” della presa del potere sono illusorie e rappresentano un grave pericolo per il movimento rivoluzionario. A prima vista, il Partito comunista indonesiano sembrava poterla raggiungere più facilmente.
In terzo luogo, indipendentemente dalle condizioni e dalle posizioni favorevoli di cui può
beneficiare in un determinato momento, il partito della classe operaia non deve allentare per un solo istante la sua vigilanza rivoluzionaria, sopravvalutare le proprie forze e quelle dei suoi alleati, né sottovalutare la forza dell’avversario, della borghesia e della reazione. Il Partito comunista
indonesiano godeva di una grande influenza nel paese, ma sembra aver sopravvalutato, in
particolare, la potenza politica di Sukarno e di quella parte della borghesia che lo sosteneva, e avergli dato troppa fiducia. Al tempo stesso, sembra aver sottovalutato la forza della reazione, soprattutto della reazione in seno alle forze armate. Verosimilmente, i compagni indonesiani pensavano che avere Sukarno con loro significava avere in mano le chiavi dell’Indonesia, senza analizzare accuratamente in che cosa consisteva la sua forza e fino a che punto tale forza era effettiva, soprattutto fra il popolo. I recenti avvenimenti indonesiani hanno chiaramente dimostrato che il prestigio e l’autorità di Sukarno non riposavano su una solida base sociale, economica e politica.

I generali reazionari sono riusciti a neutralizzare Sukarno e persino a utilizzarlo per i loro disegni controrivoluzionari, per quel tanto che a loro conviene.
In quarto luogo, il partito marxista-leninista e ogni autentico rivoluzionario debbono seguire con fermezza e in modo conseguente una linea rivoluzionaria e lottare coraggiosamente contro l’opportunismo e la sua più odiosa manifestazione, il revisionismo moderno, sia kruscioviano che titoista.

Gli opportunisti e i moderni revisionisti hanno adottato come bandiera la lotta per le “libertà borghesi”. Hanno rinunciato alla rivoluzione e sostengono la “via pacifica” come l’unica via per la presa del potere. Proprio la linea opportunista e revisionista, l’influenza dei revisionisti kruscioviani e altri, hanno trasformato molti partiti comunisti, che una volta rappresentavano una grande forza rivoluzionaria, in partiti di riforme sociali, in appendici e ausiliari della borghesia reazionaria. E’ stato questo il caso dei partiti comunisti di Italia, Francia, Finlandia, Inghilterra, Austria e altri.
L’adozione della linea opportunista del XX Congresso dei kruscioviani ha condotto il Partito
comunista dell’Iraq, il Partito Comunista del Brasile, il Partito Comunista d’Algeria e altri alla catastrofe e alla liquidazione».
* * *
Gli avvenimenti indonesiani offrono anche un importante insegnamento in tema di alleanze.
In Indonesia esisteva da lungo tempo il NASAKOM, che rappresentava l’alleanza delle forze nazionali, religiose e comuniste. Il Partito comunista indonesiano aveva fatto bene a partecipare al NASAKOM: attraverso questo raggruppamento esso rafforzò le proprie posizioni e quelle della classe operaia in tutta la vita del paese. Ma, come attestano gli avvenimenti, non fu condotto al suo interno un serio lavoro organizzativo e rivoluzionario, fu tollerata una funesta euforia e fu esaltato oltre misura il NASAKOM in quanto tale, l’unità delle tre forze che lo costituivano e la “libertà d’azione” in seno ad esso. Ma, una volta investita dalla prima tormenta, la roccaforte del NASAKOM è crollata. Esso non era una diga in grado di contenere l’ondata della controrivoluzione. […] Seguendo la linea dell’unità con tutti coloro che possono essere uniti in un fronte, i partiti marxisti-leninisti, contrariamente ai punti di vista dei revisionisti moderni, debbono non soltanto salvaguardare la loro indipendenza e il loro ruolo dirigente, ma anche combattere le esitazioni dei loro alleati, le loro tendenze reazionarie e i loro tentativi di dividere i fronti e di entrare in mercanteggiamenti con le forze della reazione. […] Nelle alleanze con vari strati e forze sociali per il conseguimento di questo o di quell’obbiettivo nelle diverse tappe della rivoluzione, ènecessario che i comunisti non dimentichino mai il loro obbiettivo finale: la vittoria del socialismo.
«Bisogna saper legare la lotta per la democrazia alla lotta per la rivoluzione socialista,
subordinando la prima alla seconda. E’ qui che risiede ogni difficoltà, è qui tutta l’essenza della
questione: Non bisogna mai dimenticare la cosa principale (la rivoluzione socialista); ponetela in
primo piano, subordinando alla rivoluzione socialista tutte le esigenze democratiche,
coordinandole con essa, facendole dipendere da essa (Lenin)».

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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