V.I.Lenin : Sciopero economico e sciopero politico

da Lenin, Opere Complete, vol. 18, Editori Riuniti, Roma, 1966, pp. 75-82

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V.I.Lenin : Sciopero economico e sciopero politico

1912 Pubblicato in Nievskaia Zvezdà, n. 6, 31 maggio 1912. Firmato: B.G.

 Nella statistica ufficiale degli scioperi, che viene compilata dal ministero del commercio e dell’industria, fin dal 1905 gli scioperi sono stati suddivisi in scioperi economici e scioperi politici. È stata la vita, generatrice di forme particolari del movimento degli scioperi, che ha costretto a introdurre questa suddivisione. La combinazione degli scioperi economici e politici è uno dei tratti principali di questa particolarità. E nel momento attuale, con la ripresa degli scioperi, per avere una visione scientifica e un atteggiamento cosciente di fronte agli avvenimenti, è necessario che gli operai esaminino attentamente tale tratto caratteristico di questo movimento russo.

 Prima di tutto riportiamo, prendendole a prestito dalla statistica governativa degli scioperi, alcune cifre fondamentali. Durante tre anni, dal 1905 al 1907, il movimento russo degli scioperi raggiunse un livello sino ad allora sconosciuto nel mondo. La statistica governativa tiene conto solo delle fabbriche e delle officine, sicché tanto le imprese minerarie, quanto le ferrovie, le imprese edili e molte altre branche del lavoro salariato ne rimangono fuori. Ma anche solo nelle fabbriche e nelle officine nel 1905 scioperarono 2.863.000 lavoratori, cioè poco meno di 3.000.000; nel 1906, 1.108.000; nel 1907, 740.000. Durante i 15 anni dal 1894 al 1908, quando in Europa si era cominciato ad elaborare sistematicamente la statistica degli scioperi, il più grande numero di scioperanti in un anno si ebbe in America : 660.000.

 Gli operai russi, quindi, primi al mondo, svilupparono la lotta mediante gli scioperi di massa a cui assistemmo negli anni 1905-1907. Adesso gli operai inglesi, per ciò che concerne gli scioperi economici, hanno dato una nuova grande spinta al movimento. Se gli operai russi hanno avuto una funzione di avanguardia, ciò non è dovuto al fatto che essi siano più forti, più organizzati, più sviluppati degli operai dell’Europa occidentale, ma al fatto che in Europa non vi sono state ancora grandi crisi nazionali alle quali le masse proletarie abbiano partecipato in modo autonomo. Quando cominceranno queste crisi, gli scioperi di massa in Europa saranno ancora più potenti che in Russia nel 1905.

 Quale fu il rapporto fra gli scioperi economici e quelli politici in quel periodo? La statistica governativa da la seguente risposta:

Numero degli scioperanti in migliaia

1905 1906 1907
negli scioperi economici 1.439 458 200
negli scioperi politici 1.424 650 540
Complessivamente 2.863 1.108 740

 È dunque evidente che tra i due tipi di sciopero esiste uno stretto e indissolubile legame. Il punto culminante del movimento (1905) si distingue per la più larga base economica della lotta: in quell’anno lo sciopero politico poggia sulla base stabile, solida, dello sciopero economico. Il numero dei partecipanti agli scioperi economici è più alto del numero dei partecipanti agli scioperi politici.

 A misura che il movimento cade, nel 1906 e nel 1907, vediamo indebolirsi la base economica: il numero dei partecipanti agli scioperi economici nel 1906 scende fino ai quattro decimi del numero complessivo e nel 1907 fino ai tre decimi. Lo sciopero economico e quello politico si sostengono quindi reciprocamente, costituendo, l’uno per l’altro, una fonte di energia. Senza questo stretto legame fra i due tipi di sciopero, un movimento veramente vasto, di massa – che acquisti, inoltre, un’importanza nazionale – non è possibile. Non di rado, all’inizio del movimento, lo sciopero economico ha il potere di risvegliare e scuotere i più arretrati, di generalizzare il movimento, di elevarlo a un grado superiore.

 Nel primo trimestre del 1905, ad esempio, lo sciopero economico ebbe un notevole sopravvento su quello politico: al primo parteciparono 604.000 persone, al secondo solo 206.000, Nell’ultimo trimestre dello stesso 1905, il rapporto si capovolse: agli scioperi economici parteciparono 430.000 persone e a quelli politici 847.000. Ciò significa che all’inizio del movimento molti operai posero in primo piano la lotta economica e nel periodo del maggiore slancio fecero il contrario. Ma il legame fra sciopero economico e sciopero politico è sempre esistito, Senza questo legame, ripetiamo, non è possibile un movimento effettivamente grande che raggiunga grandi obiettivi.

 La classe operaia durante lo sciopero politico agisce come classe che è all’avanguardia di tutto il popolo. In questi casi il proletariato adempie la funzione non semplicemente di una classe della società borghese, ma la funzione di egemone, cioè di dirigente, di avanguardia, di capo. Le idee politiche che si manifestano nel movimento hanno un carattere popolare, investono cioè le condizioni più profonde, fondamentali della vita politica di tutto il paese. Per questo suo carattere lo sciopero politico – come rilevano tutte le indagini scientifiche del periodo che va dal 1905 al 1907 – interessò al movimento tutte le classi e, in particolare, si intende, gli strati più larghi, più numerosi e democratici della popolazione, i contadini, ecc.

 D’altra parte, le masse lavoratrici non accetteranno mai di rappresentarsi il «progresso» generale del paese senza rivendicazioni economiche, senza un diretto e immediato miglioramento delle proprie condizioni. La massa è attratta nel movimento, vi partecipa energicamente, lo apprezza altamente e sviluppa il suo eroismo, il suo sacrificio, la sua tenacia e la sua fedeltà alla grande causa soltanto nella misura in cui la situazione economica di chi lavora si migliora. Non può essere altrimenti, appunto perché le condizioni di vita degli operai nei tempi «normali» sono inverosimilmente dure. Lottando per ottenere un miglioramento delle condizioni di vita, la classe operaia, al tempo stesso, si eleva moralmente, intellettualmente e politicamente, diventa più capace di raggiungere i grandi obiettivi della sua liberazione.

 La statistica degli scioperi, pubblicata dal ministero del commercio e dell’industria, conferma pienamente questa immensa importanza della lotta economica degli operai nell’epoca della ripresa generale. Più forte è la pressione degli operai, maggiori miglioramenti del tenore di vita essi ottengono. Sia la «simpatia della società» che il miglioramento del tenore di vita sono il risultato dell’alto grado di sviluppo della lotta. Se i liberali (e i liquidatori) dicono agli operai: voi siete forti quando la «società» simpatizza con voi, il marxista parla diversamente agli operai : la «società» simpatizza con voi quando siete forti. Per società bisogna intendere in questo caso tutti gli strati democratici della popolazione: piccola borghesia, contadini, intellettuali aventi uno stretto contatto con la vita degli operai, impiegati, ecc.

 Il più forte movimento di scioperi si ebbe nel 1905. Ebbene? Noi vediamo che appunto in quell’anno gli operai ottennero i maggiori miglioramenti del tenore di vita. La statistica governativa indica che nel 1905 su 100 scioperanti solo 29 terminarono la lotta senza ottenere nulla, subirono cioè una sconfitta totale. In dieci anni (1895-1904) 52 scioperanti su 100 terminarono la lotta senza ottenere nulla! Il carattere di massa del movimento fece dunque si che la lotta riportasse successi grandiosi, quasi di due volte superiori.

 Ma quando il movimento incominciò a indebolirsi, la lotta incominciò ad avere meno successi: nel 1906 su 100 scioperanti 33 terminarono la lotta senza ottenere nulla, oppure, più esattamente, subendo una sconfitta, e nel 1907, 58; nel 1908 persino 69 su cento!!

 I dati scientifici della statistica per un periodo di parecchi anni confermano quindi pienamente l’esperienza fatta e le osservazioni di ogni operaio cosciente circa la necessità dell’unione dello sciopero economico con quello politico e la inevitabilità di questa unione in un movimento realmente vasto e popolare.

 L’attuale ondata del movimento di scioperi conferma pienamente questa conclusione. Nel 1911 il numero degli scioperanti aumentò del doppio nei confronti del 1910 (100.000 contro 50.000); tuttavia esso è estremamente basso; gli scioperi puramente economici restavano relativamente una cosa «ristretta», che non aveva ancora un significato nazionale. Per contro, tutti vedono oggi che il movimento di scioperi di quest’anno, dopo i noti avvenimenti di aprile, ha appunto acquistato tale significato.

 È perciò estremamente importante impedire fin dall’inizio che i liberali e i politici operai liberali (liquidatori) falsino il carattere del movimento. Il liberale signor Severianin ha pubblicato nelle Russkie Viedomosti un articolo contrario a che si mescolino » con lo sciopero del Primo maggio «rivendicazioni» economiche o di «qualsiasi genere» (guardate un po’!), e il giornale cadetto Riec ha pubblicato con compiacimento i punti più importanti di questo articolo:

 «Mettere questi scioperi – scrive il signor liberale – in legame proprio col momento del Primo maggio è soprattutto cosa che non ha nessun fondamento… Infatti in un certo senso è strano: celebriamo la festa internazionale degli operai e in tale occasione rivendichiamo un aumento del 10% su certe qualità di tessuto» (Riec, n. 132).

 Per il liberale è «strano» ciò che per l’operaio è pienamente comprensibile. Solo i difensori della borghesia e dei suoi smisurati profitti possono ironizzare sulle richieste di «aumenti». Ma gli operai sanno che appunto il largo carattere delle richieste di aumento, che appunto il multiforme carattere degli scioperi attira più di ogni altra cosa masse di nuovi partecipanti, più di ogni altra cosa assicura la potenza della pressione e le simpatie della società, più di ogni altra cosa garantisce sia il successo degli stessi operai che l’importanza nazionale del movimento. Contro la deformazione liberale predicata dal signor Severianin, dalle Russkie Viedomosti e dalla Riec bisogna quindi lottare decisamente, e mettere in guardia con tutte le forze gli operai da simili consiglieri da strapazzo.

 Il liquidatore signor V. Iegiov fin dal primo numero del giornale liquidatore Nievski Golos falsa anche lui la questione in modo prettamente liberale, benché la tratti un po’ da un altro punto di vista. Egli si sofferma in particolare sugli scioperi scoppiati per le multe inflitte per il Primo maggio. Rilevando giustamente la insufficiente organizzazione degli operai, l’autore ne trae le conclusioni più errate e più dannose per gli operai stessi. Per lui la disorganizzazione sta nel fatto che gli operai in una fabbrica hanno scioperato semplicemente per protesta, in un’altra hanno unito alla protesta rivendicazioni economiche, ecc. In realtà in queste forme eterogenee di sciopero non vi è assolutamente nessuna disorganizzazione: è sciocco rappresentarsi l’organizzazione necessariamente come uniformità. La disorganizzazione non è là dove la cerca il signor Iegiov.

 Ma la sua conclusione è ancora peggiore:

«Grazie a questo» (cioè grazie alla eterogeneità degli scioperi e alle diverse forme di combinazione dell’economia con la politica), «in un notevole numero di casi il carattere di principio della protesta [ma non è per le 25 copeche che si è scioperato!] è stato offuscato, complicato con rivendicazioni economiche.. »

 Questo ragionamento è veramente rivoltante, completamente falso, prettamente liberale! Pensare che la rivendicazione di «25 copeche» possa «offuscare» il carattere di principio della protesta significa cadere al livello di un cadetto. Al contrario, signor Iegiov, la rivendicazione di «25 copeche» non merita derisione, ma pieno riconoscimento! Al contrario, signor Iegiov, questa rivendicazione non «offusca» ma rafforza «il carattere di principio della protesta» ! Innanzi tutto il problema del miglioramento del tenore di vita è anch’esso un problema di principio, un importantissimo problema di principio, e, in secondo luogo, io non indebolisco, ma rafforzo la mia protesta quando protesto non contro una, ma contro due, tre, ecc. manifestazioni dell’oppressione.

 Qualsiasi operaio respinge con sdegno questo modo vergognoso, liberale del signor Iegiov di falsare le cose. E per il signor Iegiov questo non è affatto un lapsus. Egli, più oltre, scrive cose ancora più rivoltanti: «L’esperienza personale avrebbe dovuto suggerire agli operai che non è opportuno complicare la loro protesta con rivendicazioni economiche, così come non è opportuno complicare un normale sciopero con rivendicazioni di principio».

 È falso, mille volte falso! Vergogna al Nievsky Golos che pubblica simili parole! Quel che al signor Iegiov pare inopportuno è perfettamente opportuno. E l’esperienza personale di ogni operaio e l’esperienza di un gran numero di operai russi, vissuta in un non lontano passato, dice il contrario di quanto insegna il signor Iegiov.

 Solo dei liberali possono protestare contro la «complicazione» dello sciopero, sia pure il più «normale», con «rivendicazioni di principio»: questo in primo luogo. E in secondo luogo sbaglia profondamente il nostro liquidatore misurando l’attuale movimento con il metro degli scioperi «normali».

 E invano il signor Iegiov tenta di coprire il suo contrabbando liberale con la bandiera altrui, invano confonde il problema della combinazione dello sciopero economico e dello sciopero politico con il problema della preparazione dell’uno e dell’altro! Certamente bisogna preparare e prepararsi, e inoltre quanto più possibile in modo unitario, affiatato, compatto, meditato, risoluto; tutto ciò è molto desiderabile. Non vi può essere discussione. Ma bisogna preparare, malgrado il signor Iegiov, appunto la combinazione dei due tipi di sciopero.

 «Davanti a noi vi è un periodo di scioperi economici, – scrive il signor Iegiov. – Si commetterebbe un irreparabile errore se si intrecciassero con questi scioperi le azioni politiche degli operai. Una tale confusione si ripercuoterebbe in modo dannoso sia sulla loro lotta economica che su quella politica».

 Mi pare che più in basso di così non si possa cadere! La caduta di un liquidatore fino al livello di un liberale da dozzina si vede nel modo più chiaro in queste parole. Ogni frase contiene un errore. Bisogna trasformare ogni frase nel suo diretto contrario per giungere alla verità!

 Non è vero che vi sia davanti a noi un periodo di scioperi economici. È proprio il contrario. Davanti a noi sta un periodo non solo di scioperi economici. Davanti a noi sta un periodo di scioperi politici. I fatti, signor Iegiov, sono più forti delle vostre deformazioni liberali, e se poteste ottenere le schede statistiche degli scioperi, raccolte al ministero del commercio e dell’industria, persino questa statistica governativa vi smentirebbe in pieno.

 Non è vero che l’«intreccio» sarebbe un errore. È proprio il contrario. Gli operai avrebbero commesso un irreparabile errore se non avessero compreso tutta la particolarità, tutto il significato, tutta la necessità, tutta l’importanza, in linea di principio, appunto di questo «intreccio». Ma gli operai, per fortuna, comprendono molto bene tutto ciò e respingono con disprezzo la predica dei politici operai liberali.

 Non è vero, infine, che questa combinazione si «ripercuoterebbe in modo dannoso» sulle due forme. È proprio il contrario. Essa ha un’influenza positiva su tutte e due, le rafforza ambedue.

Il signor Iegiov fa la lezione a certe «teste calde» da lui scoperte. Sentite : «È indispensabile dare una salda base organizzativa allo stato d’animo delle masse operaie»… Sacrosanta verità!… «È indispensabile rafforzare l’agitazione in favore dei sindacati, reclutare nuovi membri…» Perfettamente giusto, ma… ma il signor Iegiov limita in modo inammissibile la «salda base organizzativa» ai soli sindacati! Ricordatevelo, signor liquidatore!

 «… Ciò è tanto più necessario, in quanto fra gli operai vi sono attualmente non poche teste calde, infatuate del movimento di massa, che parlano nei comizi contro i sindacati, come se fossero inutili e non necessari».

Questa è una calunnia liberale contro gli operai. Non «contro i sindacati» hanno parlato gli operai, che mai hanno potuto e mai potranno sopportare i liquidatori. No, gli operai hanno parlato contro il tentativo di limitare il rafforzamento organizzativo ai soli «sindacati», cosa che la precedente frase del signor Iegiov così chiaramente rivela. Gli operai non hanno parlato «contro i sindacati», ma contro quella deformazione liberale del carattere della loro lotta, della quale è impregnato tutto l’articolo del signor Iegiov.

L’operaio russo è sufficientemente maturo politicamente per comprendere la grande importanza nazionale del suo movimento. È sufficientemente maturo per comprendere tutta la falsità, tutta la meschinità della politica operaia liberale e la respingerà sempre con disprezzo.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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