Rapporto del compagno Dimitrov al VII Congresso

Rapporto del compagno Dimitrov al VII Congresso

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Ottanta anni fa, il 25 luglio 1935, si apriva a Mosca il VII Congresso mondiale dell’Internazionale Comunista.
In quello storico Congresso di unità e di lotta del Movimento comunista e operaio internazionale, furono sviluppate – sulla base di una corretta linea generale – le politiche di Fronte unico di Fronte popolare per sbarrare la strada all’offensiva del fascismo e assicurare le condizioni necessarie alla vittoria della rivoluzione proletaria. 
…….”Noi siamo per l’unità politica della classe operaia! Siamo pronti perciò alla più stretta collaborazione con tutti i socialdemocratici che sono per il Fronte unico ed appoggiano sinceramente la unificazione sulle basi da noi indicate. Ma appunto perché siamo per la unificazione, lotteremo risolutamente contro tutti i demagoghi di «sinistra» che tentano di sfruttare la delusione degli operai socialdemocratici per creare del nuovi partiti o delle nuove Internazionali socialiste orientate contro il movimento comunista, e che  approfondiscono in tal modo la scissione della classe operaia.Noi salutiamo la crescente aspirazione degli operai socialdemocratici al Fronte unico con i comunisti. Consideriamo questo fatto come uno sviluppo della loro coscienza rivoluzionaria e come l’inizio del superamento della scissione della classe operaia. E poiché riteniamo che l’unità di azione sia una urgente necessità e la via più sicura per giungere anche all’unità politica del proletariato, dichiariamo che la Internazionale comunista e le sue sezioni sono pronte ad iniziare le trattative con la II Internazionale e con le sue sezioni sull’attuazione dell’unità della classe operaia nella lotta contro la offensiva del capitale, contro il fascismo e contro il pericolo di guerra imperialista.
(Applausi).
Conclusione
Compagni,eccomi al termine del mio rapporto. Come vedete, tenendo conto delle modificazioni avvenute nella situazione dal VI Congresso in poi, degli insegnamenti della nostra lotta, e basandoci sul grado di consolidamento ormai raggiunto dai nostri Partiti, noi poniamo oggi in modo nuovo una serie di problemi, e in primo luogo il problema del Fronte unico e dell’atteggiamento verso la socialdemocrazia, i sindacati riformisti e le altre organizzazioni di massa.
Vi sono dei sapientoni ai quali sembra che tutto questo sia una ritirata dalle nostre posizioni di principio, una specie di svolta a destra rispetto alla linea del boscevismo. Che farci! Da noi, in Bulgaria, diciamo che la gallina affamata sogna sempre il miglio. (Ilarità, applausi fragorosi.) Lasciate che le galline politiche pensino quello che vogliono. (Ilarità, applausi fragorosi.)
Questo ci interessa poco. Per noi l’importante è che i nostri Partiti e le larghe masse di tutto il mondo comprendano giustamente ciò che vogliamo. Non saremmo dei marxisti rivoluzionari, dei leninisti, dei degni allievi di Marx, Engels,
Lenin e Stalin, se non sapessimo rimaneggiare tutta la nostra politica e la nostra tattica in conformità delle modificazioni avvenute nella situazione e degli spostamenti prodottisi nel movimento operaio mondiale. Non saremmo dei veri rivoluzionari se non imparassimo dalla nostra esperienza e dalla esperienza delle masse.
Noi vogliamo che i nostri Partiti nei paesi capitalistici scendano in campo ed agiscano come dei veri partiti politici della classe operaia; vogliamo che essi abbiano effettivamente la funzione di un fattore politico nella vita del loro paese, che essi svolgano sempre una attiva politica bolscevica di massa e non si limitino soltanto alla propaganda, alla critica e a vuoti appelli alla lotta per la dittatura proletaria.
Noi siamo nemici di qualsiasi schematismo. Noi vogliamo tener conto, in ogni momento e in ogni singola località, della situazione concreta e non agire ovunque e sempre secondo uno stampo determinato; e non vogliamo dimenticare che in condizioni diverse la posizione dei comunisti non può essere identica.
Noi vogliamo tener conto, freddamente, di tutte le tappe di sviluppo della lotta di classe e della coscienza di classe delle masse stesse, vogliamo saper trovare e risolvere in ogni tappa i compiti concreti del movimento rivoluzionario che corrispondono alla tappa stessa.
Noi vogliamo trovare un linguaggio comune a noi e alle grandi masse per la lotta contro il nemico di classe, vogliamo trovare la via per superare definitivamente l’isolamento dell’avanguardia rivoluzionaria dalle masse del proletariato e da tutti i
lavoratori, come pure per superare l’isolamento fatale della stessa classe operaia dai suoi alleati naturali nella lotta contro la borghesia, contro fascismo.

Noi vogliamo attirare alla lotta di classe rivoluzionaria masse sempre più vaste e condurle alla rivoluzione proletaria partendo dai loro interessi e dai loro bisogni vitali e sulla base della loro propria esperienza. Noi vogliamo, seguendo l’esempio dei nostri gloriosi bolscevichi russi, seguendo l’esempio del Partito dirigente della Internazionale comunista, il Partito Comunista della Unione Sovietica, unire all’eroismo rivoluzionario dei comunisti tedeschi, spagnoli, austriaci e degli altri paesi il vero realismo rivoluzionario e farla finita con quel che resta delle vane esercitazioni scolastiche attorno a problemi politici importanti.
Noi vogliamo armare in tutti i modi i nostri Partiti per la soluzione dei complicati compiti politici che stanno loro davanti. A tal fine, vogliamo portare sempre più in alto il loro livello teorico, educarli nello spirito del marxismo-leninismo vivente e non in quello del dottrinarismo morto.
Noi vogliamo estirpare dalle nostre file il settarismo borioso, il quale è il primo ostacolo che ci sbarra la via verso le masse e ci impedisce l’applicazione di una vera politica bolscevica di massa. Noi vogliamo intensificare in tutti modi la lotta contro tutte le manifestazioni concrete dell’opportunismo di destra, tenendo conto che, da questa parte, il pericolo aumenterà proprio nel corso dell’applicazione della nostra politica e della nostra lotta di massa.
Noi vogliamo che in ogni paese i comunisti traggano ed utilizzino a tempo tutti gli insegnamenti della loro esperienza di avanguardia rivoluzionaria del proletariato. Noi vogliamo che essi imparino il più presto possibile a navigare nelle acque tempestose della lotta di classe, e non rimangano sulla riva come osservatori a registrare l’approssimarsi delle onde, in attesa del bel tempo. (Applausi).
Ecco che cosa vogliamo! E noi vogliamo tutto questo perché soltanto per questa via la classe operaia, alla testa di tutti i lavoratori, strettamente unita in un esercito rivoluzionario di milioni di combattenti, diretta dall’Internazionale comunista e con alla sua testa un grande e saggio pilota come il nostro Capo, il compagno STALIN (fragorosi applausi), possa adempiere
sicuramente alla sua missione storica: spazzar via dalla faccia della terra il fascismo ed assieme ad esso il capitalismo!
(Tutta la sala, in piedi, saluta con una entusiastica ovazione il compagno Dimitrov. Da tutte le parti, in lingue diverse, i delegati gridano: «Urrà! Evviva il compagno Dimitrov!» In tutte le lingue del mondo fuse in un unico coro, sale quindi il canto possente dell’Internazionale. Nuova tempesta di applausi.
Si grida: «Evviva il compagno Stalin! Evviva il compagno Dimitrov!»
Una voce: «Al compagno Dimitrov, porta-bandiera dell’Internazionale comunista, un urrà bolscevico!»
Si sente gridare in lingua bulgara: «Al compagno Dimitrov, all’eroico combattente dell’Internazionale comunista contro il fascismo, urrà!»
Le Delegazioni intonano i loro canti rivoluzionari: la delegazione italiana canta Bandiera
Rossa, quella polacca Sulle Barricate, i francesi cantano la Carmagnola, i tedeschi
Wedding Rosso, la delegazione cinese la Marcia dell’Armata Rossa cinese).
NOTE
(1) Stalin: Due Mondi (Rapporto al XVII Congresso del Partito Comunista dell’U.R.S.S.).
Parigi, Edizioni di Cultura Sociale, pag. 14.
(2) Lenin: L’estremismo malattia infantile del comunismo.
(3) «Reichsbanner»: lega della «Bandiera dell’Impero », organizzazione semi-militare di
massa della
socialdemocrazia.
(4) Lenin: Sostanze infiammabili nella politica mondiale.
(5) Partito popolare.
(6) Stalin: Questioni del leninismo, IX edizione russa, pag. 117.
(7) Lenin: Opere, Ed. russa. Volume XVIII, pag. 81
(8) Lenin: L’estremismo malattia infantile del comunismo.
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(9) Stalin: Sulle prospettive del Partito Comunista Tedesco e sulla bolscevizzazione (Pravda,
N. 27,
3 febbraio 1925).
(10) Stalin: Le questioni del leninismo. X ed., Edizione russa (1934), pag. 63.
Testo tratto da Giorgio Dimitrov, “Questioni del Fronte unico e del Fronte popolare” –
Cooperativa Editrice Nuova Cultura, maggio 1973 MILANO, confrontato con il testo in
lingua francese tratto da: Georges Dimitrov – Oeuvres choisies, pubblicato sul sito
http://www.communisme-bolchevisme.net
A cura di

 
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia
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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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