L’INSURREZIONE POPOLARE DEL SETTEMBRE 1923 IN BULGARIA

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Accademia delle Scienze dell’URSS, Storia universale ,vol. VIII

L’INSURREZIONE POPOLARE DI SETTEMBRE IN BULGARIA
L’avvento al potere, nel giugno 1923, del governo Zankov portò all’instaurazione in Bulgaria di un regime fascista e segnò l’ini¬zio della guerra civile.
In molte regioni scoppiarono insurrezioni di massa spontanee contro la dittatura militare terroristica di Zankov.
Nei circondari di Pleven e di Schumen parteciparono alla lotta circa 100 mila contadini e operai.
Gli insorti occuparono anche i circondari di Plovdiv, di Vraza, di Tirnovo e altri.
La direzione del Partito Comunista Bulgaro assunse nella guerra civile una posizione di neu¬tralità dichiarando che si trattava di una lotta fra due gruppi borghesi.
Assumendo questa posizione, il partito perdette – come dis¬se in seguito Dimitrov – una situazione straordinariamente favorevole per la completa sconfitta delle forze monarco-fasciste proprio agli inizio della loro offensiva.
I fascisti effettuarono arresti in massa.
Il 14 giugno essi arrestarono e uccisero A. Stambolijski, capo del governo demo-cratico rovesciato dai fascisti e dirigente dell’unione agraria.
A Pleven furono giudicati 9 comunisti che avevano partecipato all’insurrezione del giugno.
Uno di essi, A. Chalagev, venne ucciso ancor prima del processo, cosa che non impe-dì ai fascisti di condannarlo alla pena di morte mediante impiccagione.
La medesima condanna fu inflitta dal tribunale fascista ad Atanas Katzamunski e a Nikola Gergalov; gli altri accusati vennero condannati a lunghi periodi di reclusione.
Numerosissimi attivisti sinda¬cali e contadini furono arrestati e sottoposti a crudeli torture.
Sotto l’influsso dell’ala rivoluzionaria, che veniva consolidandosi sotto la guida di G. Dimitrov e V. Kolarov, il Partito Comunista Bulgaro elaborò una nuova linea politica.
Il Co¬mitato Esecutivo del Comintern aiutò i comunisti bulgari a correggere l’errata valutazione del colpo di Stato fascista.
In un telegramma al Comitato Centrale del Partito Comunista Bulgaro il Comintern condannò la posizione assunta dal partito durante gli avvenimenti di giugno af-fermando che nella nuova situazione era necessario sviluppare la lotta contro il governo Zankov e condurla assieme all’unione agraria: “In caso contrario, il governo dopo essersi consolidato sgominerà il partito comunista. Valutate seriamente la nuova situa¬zione, ricordate la tattica dei bolscevichi al tempo della rivolta di Kornilov e agite senza tentennamenti.
Tra il 5 e il 7 agosto 1923 il Comitato Centrale del Partito Comunista Bulgaro approvò la preparazione di un’insurrezione armata al fine di rovesciare il regime fascista.
In quella circostanza tuttavia venne commesso un serio errore: nonostante il segretario organizzativo del Comitato Centrale, Todor Lukanov, si fosse espresso contro l’insurrezione, non venne rimosso dal suo incarico.
Il partito cominciò a preparare l’insurrezione.
La principale cura fu dedicata alla raccolta delle armi, alla creazione dei Comitati militari rivoluzionari, alla propaganda nell’esercito e fra i contadini.
In poco tempo furono procurate 30 mitragliatrici e alcune migliaia di fucili.
Cercando di raggiungere l’unita delle forze antifasciste il partito comunista si rivolse all’unione agraria, ai partiti socialdemocratico e radicale con la proposta di formare un fronte unico antifascista.
Nella lettera inviata al partito socialdemocratico il Comitato Centrale del partito comunista scriveva: “Noi vi chiedia¬mo: siete d’accordo di rinunciare alla coalizione con i .partiti borghesi e con i capitali¬sti e d’iniziare la lotta comune nel fronte unico del lavoro, assieme al partito comunista, con gli operai e i contadini che si battono sotto le sue bandiere?”.
I membri di base del partito socialdemocratico appoggiavano le proposte comuniste, ma la direzione si sottrasse con ogni sorta di pretesti alla costituzione del fronte antifascista.
I comunisti riuscirono a stabilire l’unità d’azione soltanto con le organizzazioni dell’unione agraria.
Il programma del fronte unico formulato dal partito comunista prevedeva la crea-zione di un governo operaio-contadino, l’assegnazione della terra ai contadini che la lavoravano, la salvaguardia degli interessi del proletariato, lo scioglimento di tutte le organizzazioni fasci¬ste, l’instaurazione delle liberty democratiche, la lotta contro il carovita e la speculazione, il carico del peso delle riparazioni di guerra so¬pra i capitalisti nonché il mantenimento della pace con tutti i popoli e l’instaurazione di rapporti amichevoli con la Russia dei soviet.
Dal canto loro anche i reazionari si preparavano alla lotta.
Allo scope di consolidare le forze reazionarie l’organizzazione fascista “Blocco del popolo” riunì attorno a sé i vari partiti borghesi e li unificò in un partito fascista, il “Blocco democratico”.
Il governo si mise sulla strada del terrore aperto contro i comunisti.
Il 12 settembre vennero effettuate in tutta la Bulgaria aggressioni alle sedi del partito e alle abitazioni dei comunisti.
Vennero arrestati circa 2.500 tra i militanti più attivi, distrutti i circoli, vietati i giornali comunisti, dichiarate fuori legge le associazioni sindacali e introdotto lo stato d’asse¬dio.
Tuttavia i fascisti non riuscirono ad arrestare i dirigenti del partito comunista.
Venne arrestato soltanto il segretario politico del Comitato Centrale Christo Kabakčijev; il suo posto fu occupato dal segretario organizzativo Lukanov.
Questi, di propria iniziativa, revocò lo sciopero generale politico di protesta contro gli atti terroristici del governo fascista, già fissato per il 14 settembre.
Alle provocazioni del governo gli operai rispo¬sero con azioni rivoluzionarie.
In numerosi centri scoppiarono sommosse spontanee contro il governo fascista.
Il 19 settembre si sollevarono gli operai e i contadini del circondario di Stara Zagora; essi occuparono la città di Nova Zagora e numerosi villaggi del circondario.
Nel villaggio di Miglish e in alcuni altri venne proclamato il potere operaio–contadino.
Però gli insorti non avevano un’unica direzione e, dopo sanguinosi scontri durati tre giorni, vennero battuti dalle truppe che il governo era riuscito a far confluire da altri circondari.
Mentre erano in pieno svolgimento questi avvenimenti, nella seduta del Comitato Centrale del partito comunista del 20 settembre, dopo una lunga lotta con il gruppo opportunista di Lukanov, venne presa la decisione d’iniziare l’insurrezione generale armata il 23 settembre.
In seguito, trattando delle cause che avevano spinto a questa decisione, Kolarov e Dimitrov scrivevano: “In quel momento critico, in cui il governo aveva soffocato ogni possibilità di lotta legale e le masse popolari si sollevavano spontaneamente in molte località, il partito comunista era davanti a un dilemma: o lasciare le masse in rivolta senza una direzione, causando in tal modo il disfacimento delle forze rivo-luzionarie; oppure mettersi alla loro testa e tentare di riunire il movimento e di dargli un’unica direzione politica e organizzativa; il partito comunista, pur rendendosi conto di tutte le difficoltà della lotta e dell’insufficienza organizzativa, essendo un partito di lavoratori, non poteva prendere altra posizione che quella d’insorgere in di-fesa della cause del popolo, entrando in lotta assieme all’unione agraria e chiamando all’insurrezione del 23 settembre”.
Fin dall’inizio fu evidente che l’insurrezione non sarebbe stata generale.
A Sofia fin dal 21 settembre la polizia aveva arrestato alcuni membri del Comitato militare rivoluzionario colà costituitosi, mentre quelli rimasti in libertà diffondevano in tutto il circondario la notizia della revoca dell’insurrezione.
L’organizzazione dell’insurrezione nei circondari di Plovdiv, Ruse, Burgas, Varna e Šumen fu talora ostacolata dalla posizione presa in questi comitati circondariali da dirigenti opportunisti.
In alcune regioni della Bulgaria meridionale e nord-orientale scoppiarono insurre-zioni ma il governo una dopo l’altra riuscì a soffocarle.
Un altro andamento presero gli avvenimenti nella parte nord-occidentale del paese, dove la preparazione era stata meglio condotta e dove agiva il Comitato militare rivoluzionario, guidata da G. Dimitrov. V. Kolarov e G. Genov.
L’insurrezione popolare ebbe inizio nella notte del 24 settembre e assunse subito notevole ampiezza.
I reparti degli insorti in pochi giorni s’impadronirono di quasi tutta la Bulgaria nord-occidentale e in alcune località sconfissero le truppe governative.
Alcune regioni passarono sotto il controllo dei comitati rivoluzionari operai-contadini.
I fascisti raccolsero tutte le loro forze, trasferirono truppe dagli altri circondari, mobilitarono ufficiali e sottufficiali della riserva e per¬sino le Guardie Bianche di Vrangel’, che si trovavano in Bulgaria.
Dopo aver intrapreso una vasta offensiva contro gli insorti, le truppe governative occuparono il 30 settembre la Bulgaria nord-occidentale. I reparti degli insorti si dispersero, molti emigrarono.
Un feroce regime fascista si instaurò in tutto il paese.
La reazione fascista scatenò il terrore con¬trorivoluzionario e più di ventimila operai,contadini e intellettuali progressisti furono uccisi.
L’eroica insurrezione di settembre del popolo bulgaro uscì per la sua importanza dall’ambito della Bulgaria e rappresentò uno degli anelli della crisi rivoluzionaria che nel 1923 ave¬va scosso 1’Europa capitalista.
Essa esercitò una grande influenza nella formazione della coscienza di classe del proletariato bulgaro e nella trasformazione del Partito Comunista Bulgaro in un’organizzazione rivoluzionaria combattiva, autenticamente marxista.
Nel corso dell’insurrezione di settembre vennero poste le basi dell’alleanza fra gli operai e i contadini bulgari e si formò una solida tradizione antifascista.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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