V.I. Lenin : La guerra cinese

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V.I.Lenin

La guerra cinese

Pubblicato nel dicembre 1900 sull’lskra, n. 1

La Russia sta per portare a termine la guerra contro la Cina: sono stati mobilitati tutta una serie di distretti militari, si sono spesi centinaia di milioni di rubli, decine di migliaia di soldati sono stati inviati in Cina, si sono combattute numerose battaglie, si sono riportate numerose vittorie, vittorie, per la verità, non tanto sulle truppe regolari del nemico quanto sugli insorti cinesi e ancor più sui cinesi inermi, i quali sono stati annegati e massacrati, senza arrestarsi davanti allo sterminio di donne e bambini, per non dire del saccheggio di palazzi, case e negozi. E il governo russo, all’unisono con le gazzette mercenarie che strisciano ai suoi piedi, celebra la vittoria, esulta per le nuove gloriose imprese dei valorosi soldati, esulta per la disfatta che la cultura europea ha inferto alla barbarie cinese, per i nuovi successi della «missione civilizzatrice» russa in Estremo Oriente.

In mezzo a tutta questa esultanza tace soltanto la voce degli operai coscienti, di questi rappresentanti d’avanguardia dei molti milioni di uomini che compongono il popolo lavoratore. Ed è appunto il popolo lavoratore a sopportare tutto il peso delle nuove campagne vittoriose: gli si sottraggono lavoratori per inviarli in capo al mondo, gli si strappano tributi particolarmente gravosi per far fronte ai milioni e milioni di spese. Cerchiamo dunque di orientarci nella questione: quale dev’essere l’atteggiamento dei socialisti verso questa guerra? negli interessi di chi essa viene combattuta? qual è il vero significato della politica seguita dal governo russo?

Il nostro governo ci assicura, prima di tutto, di non combattere nemmeno contro la Cina: reprime soltanto una rivolta, doma dei ribelli, aiuta ,il legittimo governo cinese a ristabilire l’ordine. La guerra non è stata dichiarata, ma la sostanza della cosa non viene minimamente a cambiare, giacché è ugualmente una guerra quella che si combatte. Da che cosa è stato provocato l’attacco che i cinesi hanno sferrato contro gli europei, questa rivolta che inglesi, francesi, tedeschi, russi, giapponesi, ecc. domano con tanto zelo? «Dall’ostilità della razza gialla verso la razza bianca », «dall’odio dei cinesi per la cultura e la civiltà europea », ci assicurano i fautori della guerra. Si, i cinesi odiano effettivamente gli europei, ma quali europei precisamente, e perché? I cinesi odiano non i popoli europei, coi quali non hanno mai avuto conflitti, ma i capitalisti europei e i governi europei, proni ai voleri dei capitalisti. Potevano i cinesi non prendere ad odiare degli uomini che sono arrivati in Cina solo in vista dei lucro, che si sono giovati della loro millantata civiltà solo per l’inganno, il saccheggio e le violenze, che hanno mosso guerra alla Cina per ottenere il diritto di commerciarvi l’oppio che inebetisce il suo popolo (guerra del 1856, condotta dall’Inghilterra e dalla Francia contro la Cina), che hanno mascherato ipocritamente la loro politica del saccheggio con la diffusione del cristianesimo?

Già da tempo i governi borghesi d’Europa praticano nei confronti della Cina la politica del saccheggio; a questa politica si è unito ora anche il governo autocratico russo e si è convenuto di chiamarla politica coloniale. Ogni paese dotato di un’industria capitalistica in via di rapido sviluppo si affretta ad andare in cerca di colonie, di paesi cioè che abbiano un’industria debolmente sviluppata, che si distinguano per un modo di vita più o meno patriarcale e nei quali si possano smerciare i prodotti dell’industria lucrandone buoni guadagni. E per il lucro di un pugno di capitalisti i governi borghesi hanno fatto guerre a non finire, hanno mandato interi reggimenti a morire in paesi tropicali malsani, hanno sperperato a milioni il denaro sottratto al popolo, hanno spinto le popolazioni a rivolte disperate e le hanno costrette a morire di fame. Ricordate la rivolta degli indigeni indiani contro l’Inghilterra e la carestia in India, oppure la guerra attuale degli inglesi contro i boeri
Ed ecco che ora i capitalisti europei hanno allungato le loro avide grinfie sulla Cina. E fra i primissimi ad allungarle è stato proprio il governo russo, che ora va tanto millantando il proprio «disinteresse». «Disinteressatamente» esso ha tolto alla Cina Port-Arthur e ha cominciato a costruire, sotto la protezione delle truppe russe, una ferrovia perla Manciuria. Uno dopo l’altro i governi europei si sono messi con tanto zelo ad arraffare, scusate, ad «affittare» terre cinesi che non a torto si è cominciato a parlare di spartizione della Cina. E se vogliamo chiamare le cose col loro nome, bisogna dire che i governi europei (e quello russo è uno dei primi) hanno già cominciato la spartizione della Cina. Ma hanno cominciato questa spartizione non apertamente, ma di soppiatto, come dei ladri.

Si sono messi a depredare la Cina come si deruba un morto, e quando questo morto apparente ha tentato di opporre resistenza, gli si sono avventati contro come bestie feroci, dando alle fiamme interi villaggi, annegando nell’ Amur, fucilando e infilzando sulle baionette gli abitanti inermi, le loro donne e i loro bambini. E tutte queste cristiane imprese sono accompagnate da grida contro i selvaggi cinesi, che osano levare la mano contro i civili europei. La presa di Niuciuang e l’entrata delle truppe russe nel territorio della Manciuria sono misure provvisorie, dichiara il governo autocratico russo nella sua nota circolare alle potenze del 12 agosto 1900; queste misure «sono state dettate esclusivamente dalla necessità di respingere le azioni aggressive dei ribelli cinesi»; esse « non possono in alcun modo attestare l’esistenza di piani interessati, completamente estranei alla politica del governo imperiale».

Povero governo imperiale! Tanto cristianamente disinteressato e così ingiustamente offeso! Alcuni. anni fa ha disinteressatamente occupato Port-Arthur e sta ora disinteressatamente occupando la Manciura; ha disinteressatamente sguinzagliato per le regioni della Cina confinanti con la Russia una masnada di appaltatori, ingegneri e ufficiali che, col loro comportamento, hanno spinto alla rivolta perfino i cinesi, noti per la loro docilità. Per la costruzione della ferrovia cinese hanno pagato gli operai cinesi l0 copechi a testa al giorno per il loro sostentamento: non è forse disinteresse, questo, da parte della Russia?

Ma come si spiega che il governo russo segua in Cina questa politica insensata? A chi torna utile una simile politica? Essa torna utile a un gruppetto di alti papaveri capitalisti che commerciano con la Cina, a un gruppetto di industriali che producono le merci per il mercato asiatico, a un gruppetto di appaltatori che ora rea1izzano guadagni favolosi con le ordinazioni militari urgenti (alcune officine che producono armamenti, equipaggiamenti per le truppe ecc. lavorano ora in pieno e assumono centinaia di nuovi operai a giornata). Una simile politica torna utile a un gruppetto di nobili che occupano posti elevati nella gerarchia civile e militare. A costoro occorre una politica di avventure perché in essa è possibile acquistarsi dei meriti, far carriera, coprirsi di gloria con ‘le proprie «imprese ». Agli interessi di questo gruppetto di capitalisti e di funzionari lestofanti il nostro governo sacrifica senza esitare gli interessi di tutto il popolo. Come sempre, anche in questo caso il governo autocratico dello zar rivela di essere un governo di funzionari irresponsabili che piaggiano [lusingano, n.d.r.] servilmente gli alti papaveri capitalisti e nobili.

Che vantaggio trae la classe operaia e tutto il popolo lavoratore russo dalle conquiste in Cina? Migliaia di famiglie rovinate, cui vengono sottratti per la guerra uomini abili al lavoro, enorme aumento del debito pubblico e delle spese dello Stato, aumento delle imposte, rafforzamento del potere dei capitalisti, – ossia degli sfruttatori degli operai, – peggioramento delle condizioni degli operai, mortalità ancora maggiore nella popolazione contadina, fame in Siberia: ecco ciò che promette di portare e già porta con sé la guerra cinese. Tutta la stampa russa, tutti i giornali e le riviste sono imbavagliati, non osano pubblicare nulla senza il consenso dei funzionari governativi; manchiamo perciò di informazioni precise su ciò che costa al popolo la guerra cinese; è indubbio però che essa richiede spese in denaro ammontanti a molte centinaia di milioni di rubli. Ci sono notizie secondo cui il governo, in base ad un decreto che non è stato pubblicato, avrebbe stanziato per la guerra, tanto per cominciare, 150 milioni di rubli; inoltre le spese correnti per la guerra assorbirebbero un milione di rubli ogni tre o quattro giorni. E queste somme enormi vengono sperperate da un governo che è andato riducendo di continuo i sussidi ai contadini affamati, tirando senza fine su ogni copeco erogato, da un governo che non trova il denaro per la pubblica istruzione, che, come un qualunque kulak, sfrutta a sangue gli operai delle fabbriche di proprietà dello Stato, i piccoli impiegati degli uffici postali, ecc.!

Il ministro delle finanze Witte ha dichiarato che al l° gennaio 1900 la tesoreria disponeva di 250 milioni di rubli in denaro liquido; ora questo denaro non c’è più se n’è già andato per la guerra e il governo va in cerca di prestiti, aumenta le imposte, rinuncia alle spese indispensabili per mancanza di denaro, sospende la costruzione delle ferrovie. Sul governo dello zar incombe la minaccia della bancarotta, ma esso si lancia in una politica di conquiste, in una politica, cioè, che non solo richiede enormi mezzi finanziari, ma minaccia di coinvolgerlo in guerre ancor più pericolose. Le potenze europee che si sono gettate sulla Cina cominciano già a litigare per la spartizione del bottino, e nessuno è in grado di dire come finiranno questi litigi.

Ma la politica del governo dello zar in Cina non rappresenta soltanto un oltraggio agli interessi del popolo: essa mira a corrompere la coscienza politica delle masse popolari. I governi che si sostengono solo con la forza delle baionette, che debbono di continuo contenere o reprimere l’indignazione popolare, hanno compreso già da tempo questa verità: nulla vale ad eliminare il malcontento del popolo; bisogna cercare di stornare questo malcontento dal governo su qualcun altro. Si fomenta, per esempio, l’ostilità verso gli ebrei: la stampa scandalistica si scaglia contro gli ebrei, come se l’operaio ebreo non soffrisse, in conseguenza del giogo ,del capitale e del governo poliziesco, al pari di quello russo. Oggi sulla stampa è stata scatenata una campagna contro i cinesi, si lanciano grida sulla barbarie della razza gialla, accusandola di essere ostile alla civiltà, si parla della missione civilizzatrice della Russia, dell’entusiasmo con cui vanno al combattimento i soldati russi, ecc. ecc. Strisciando davanti al governo e davanti alla borsa del denaro, i giornalisti si fanno in quattro per rinfocolare nel popolo l’odio contro la Cina. Ma il popolo cinese non ha mai e in nessun modo danneggiato il popolo russo; il popolo cinese soffre degli stessi mali per i quali langue il popolo russo: un governo asiatico, che estorce tributi ai contadini affamati e soffoca con la forza delle armi qualsiasi anelito di libertà, e il giogo del capitale, che è penetrato anche nel Regno di Mezzo (1).

La classe operaia russa comincia a liberarsi dall’abbrutimento politico e dall’ignoranza in cui vive la massa del popolo. Su tutti gli operai coscienti incombe perciò un dovere: insorgere , con tutte le forze contro coloro che rinfocolano l’odio nazionale e distraggono l’attenzione del popolo lavoratore dai suoi veri nemici. La politica del governo dello zar in Cina è una politica brigantesca, che rovina ancor di più il popolo, ancor di più lo corrompe e opprime. Il governo dello zar non solo tiene il nostro popolo in schiavitù; lo manda a reprimere altri popoli che insorgono contro la propria schiavitù (come avvenne nel 1849, quando le truppe russe soffocarono la rivoluzione in Ungheria). Non solo aiuta i capitalisti russi a sfruttare i propri operai, non solo lega le mani agli operai perché non ardiscano unirsi e difendersi, ma manda i soldati a spogliare altri popoli negli interessi di un pugno di ricconi e di aristocratici. Per liberarsi dal nuovo fardello che la guerra addossa al popolo lavoratore non c’è che un mezzo: convocare un’assemblea di rappresentanti del popolo che ponga fine al dispotismo del governo e lo costringa a tener conto di interessi che non siano quelli della sola camarilla di corte.

1) Denominazione cinese tradizionale della Cina.

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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