A.Gramsci : Un tipo di opportunismo

Un tipo di opportunismo
(Non firmato, l’Unità 9 luglio 1925, anno 2 n. 158. Sotto la rubrica “La discussione per il III Congresso del nostro partito”. Ripubblicato il 10 luglio in seguito a sequestro del numero del 9 luglio).

Tratto da un articolo di A. Gramsci, in cui risponde per le rime, con sarcasmo e ironia, a una lettera, contestualmente pubblicata, del bordighista Luigi Repossi, deputato del partito, che attaccava il Comitato centrale per la tattica seguita dai parlamentari comunisti, che avevano lasciato l’Aventino dove restavano i partiti borghesi non fascisti, compreso il Partito massimalista, ed erano rientrati in Parlamento.
(…)
Vi è un opportunismo dei più pericolosi per un partito rivoluzionario. È quello che gli suggerisce e consiglia una determinata tattica non già perché essa lo avvicina di più alle masse, o perché fa comprendere a queste il contenuto di una determinata situazione storica, o perché le sospinge verso uno sbocco di della situazione più favorevole alla lotta rivoluzionaria, o perché provoca il superamento di una situazione e un passo verso una situazione più avanzata della guerra di classe; ma che basa una determinata tattica sul timore delle critiche dei partiti avversari, proletari o peggio borghesi; quasi che vi possa essere un episodio qualunque della tattica di un partito rivoluzionario che non provochi le più aspre critiche, le più precise rampogne, le accuse più veementi contro di esso.
Il giudizio degli avversari non deve mai essere un elemento delle decisioni di un partito comunista. Esso non deve preoccuparsi che del giudizio delle masse e della necessità della sua azione la quale, sempre, urta e cozza contro gli interessi, le intenzioni, la tattica degli altri partiti.
Il compagno Repossi è rigidissimo, intransigentissimo e, come è più che meritevole, combatte come membro del comitato il centrismo opportunista della direzione del partito. Ed eccolo oggi a spiegare le ragioni del suo atteggiamento di opposizione alla tattica del Comitato centrale in due momenti di straordinaria importanza della politica italiana nel modo seguente: “Non bisognava dare ai socialisti il pretesto di attaccarci”, “Non bisognava dare alle opposizioni la possibilità di accusarci di aver rovinato il loro piano di azione”.
Ebbene, il Comitato centrale del partito invece ha avuto per l’appunto per mira, in tutta la sua azione, dall’assassinio di Matteotti ad oggi, la lotta contro il fascismo, ma anche l’opposizione al piano dell’Aventino, il quale era diretto al restringimento della crisi, a un accordo, più o meno pacifico, fra due gruppi della borghesia in contesa; la realizzazione del proprio piano che si proponeva di fare intervenire le masse come elemento autonomo e risolutivo della situazione. Una simile tattica ha urtato evidentemente, ad ogni momento, nelle accuse delle opposizioni aventiniane e negli attacchi dei massimalisti; ma il Comitato centrale del partito, esitante, come è ben noto dopo le rivelazioni del Comitato d’intesa, e tentennante, non “ha tenuto conto per la sua manovra politica dello spregevole Partito massimalista” contro il quale Repossi si erge, attraverso la lettera del compagno Bordiga, ma di cui fa il perno e l’argomento decisivo dei suoi orientamenti politici nei momenti più gravi dell’azione del partito.
Il Comitato centrale sapeva perfettamente che, decidendo il distacco dal comitato delle opposizioni quando il compagno Repossi neppure vi pensava, avrebbe provocato tutte le ire dei massimalisti; come ugualmente sapeva che, decidendo il ritorno in Parlamento, avrebbe dato la stura, da parte delle opposizioni, alla diffamazione scema ed ignobile dell'”alleanza coi fascisti” e dello spezzamento “dell’unico piano che avrebbe potuto abbattere il ministero”. Ciononostante decise una tale direttiva tattica che ha portato il partito nella sua attuale situazione di forza.
Diamo atto al compagno Repossi, “reso ridicolo” dinanzi ai lavoratori dal noto discorso che il Comitato centrale gli ordinò di leggere alla riapertura del Parlamento (a cosa mai non sa giungere il frazionismo del Comitato centrale nella sua opera di sabotaggio contro i compagni di sinistra!), che in cambio del suo opportunismo veramente pericoloso e fortunatamente restato senza seguito nel Comitato centrale, egli “avvertì essere necessario proclamare lo sciopero”. Il compagno Repossi non ha ancora imparato “ad aborrire dalle frasi superficialmente scarlatte” che il compagno Lenin condannava come indegne di un comunista, che è un politico realista.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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