K. Marx : I moti a Milano

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MARX – ENGELS : SULL’ITALIA
Scritti e Lettere

K. Marx  Da: I moti a Milano

Non appena a Milano fu schiacciato lo scoppio rivoluzionario Radetzky diede ordine di intercettare tutte le comunicazioni con il Piemonte e la Svizzera. Voi avrete già ricevuto le scarse notizie che fu permesso di far passare dall’Italia in Inghilterra. Richiamo la vostra attenzione su un tratto caratteristico degli avvenimenti di Milano.
Il tenente maresciallo conte di Strassoldo, nel suo primo decreto del 6 corrente, pur imponendo a Milano il più rigoroso stato d’assedio, ammette chiaramente che il grosso della popolazione non ha affatto preso parte alla recente insurrezione. Radetzky, nel successivo proclama del 9 corrente, datato da Verona, capovolge la dichiarazione del suo subordinato, e approfitta della ribellione per ottenere denaro con un falso pretesto. Egli infligge a tutte le persone che notoriamente non appartengono al partito austriaco multe di entità illimitata, a beneficio della guarnigione. Nel suo proclama dell’11 corrente, egli dichiara che « la grande maggioranza degli abitanti, con poche lodevoli eccezioni, non è disposta a sottomettersi al dominio imperiale», e impartisce alle autorità giudiziarie, cioè alle corti marziali, la disposizione di sequestrare la proprietà di tutti i complici, il quale ultimo termine viene spiegato nel nodo seguente:
Che tale complicità consista semplicemente nella omissione della denuncia a cui ognuno è tenuto

Egli avrebbe potuto anche confiscare immediatamente tutta Milano adducendo il pretesto che, essendo l’insurrezione scoppiata il giorno 6, gli abitanti della città non avevano denunciato il fatto il giorno precedente. Chi non diventa spia e informatore per conto degli Asburgo corre il rischio di divenire la preda legale del croato 40. In una parola, Radetzky proclama un nuovo sistema di saccheggio indiscriminato.
L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40 mila soldati tra i migliori d’Europa mentre i figli italiani di Mammona 41 danzavano, cantavano e gozzovigliavano in mezzo alle lacrime e al sangue della loro nazione umiliata e torturata. Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. È da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle rėvolutions improvisėes come le chiamano i francesi. Si è mai sentito che grandi improvvisatori siano anche grandi poeti? In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione. Dopo la terribile esperienza del ‘48 e del ‘49, occorre qualcosa di più degli appelli sulla carta fatti da capi lontani per suscitare rivoluzioni nazionali.

Note

40 Croati, formazioni di fanteria leggera dell’esercito austriaco. arruolate prevalentemente fra i croati, altre nazionalità slave e fra gli ungheresi.
41 Mammona, spirito malefico che, nella religione cristiana, significa demone in generale, falso nome della ricchezza che incarna avidità, cupidigia, bramosia di denaro, ricchezza mondana divinizzata e adorata.

Scritto il 22 febbraio 1858.
Pubblicato sulla New York Daily Tribune n. 8710, 8 maggio 1853

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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