Il ruolo internazionale della Cina

www.resistenze.org – pensiero resistente – dibattito teorico – 03-11-11 – n. 384

da http://inter.kke.gr/News/news2011/2011-03-04-china

traduzione dall’inglese a cura di Alberto Lombardo per http://www.resistenze.org

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtbm03-009813.htm

Il ruolo internazionale della Cina

di Elisseos Vagenas, membro del CC del KKE, responsabile della sezione internazionale del CC

pubblicato in Communist Review, n. 6 – 2010

L’ascesa di una nuova potenza globale, la Cina, ha provocato un grande interesse da parte di analisti e lavoratori comuni in tutto il mondo. Questo interesse è ancor più intenso tra le persone politicizzate, in grado di comprendere l’era delle rivoluzioni sociali che ha avuto inizio con l’Ottobre 1917 in Russia e che ha portato a una serie di importanti lotte socio-politiche e rivoluzioni in tutto il mondo, tra cui la rivoluzione cinese. L’interesse riguardante l’aumento della potenza della Cina è contraddittorio, poiché l’aumento del suo potere si sta svolgendo sotto la bandiera rossa e con il PC di Cina al potere.

Tuttavia, una delle “lezioni” della controrivoluzione in Unione Sovietica è che i comunisti non avrebbero dovuto accettare acriticamente qualunque cosa il PCUS, ma anche qualsiasi PC, avesse detto, mentre rimanendo fedeli al principio dell’internazionalismo proletario si dovrebbero studiare con le proprie risorse gli sviluppi , l’esperienza del movimento comunista internazionale e cercare di formarsi una propria opinione a riguardo, utilizzando come strumento la teoria marxista-leninista. Il KKE si riserva il diritto di critica all’interno del movimento comunista internazionale, con il fine rafforzare sia questo che la strategia dei comunisti. Il KKE si scontra con le deviazioni dai principi del marxismo-leninismo e le leggi della costruzione socialista, pur mantenendo relazioni bilaterali con i partiti comunisti che hanno approcci diversi.

Su questa base il KKE, mentre continua a mantenere rapporti bilaterali con il PC di Cina, segue sistematicamente gli sviluppi e forma delle proprie valutazioni che esprime sia pubblicamente che al PCC. Come è noto, il KKE già dal suo 17° Congresso (2005) ha notato l’espandersi dei rapporti capitalistici in Cina. Da allora questa tendenza è stata rafforzata e resa ancora più evidente.

Sviluppi riguardanti la posizione internazionale della Cina nell’economia

 

L’aumento del potere economico della Cina è indiscutibile. È ampiamente ammesso che la Cina ha superato il Giappone ed è ora la seconda economia più grande del mondo (1) dopo gli Stati Uniti, mentre nel 2010 ha superato la Germania diventando il più grande esportatore del mondo. Nel periodo gennaio-ottobre 2009, la Cina ha esportato prodotti per un valore 957 miliardi di dollari (2). Le esportazioni rappresentano l’80% delle transazioni statali (3). La Cina esporta il 50 mila di tipi diversi di prodotti verso 182 paesi, mentre con 80 di questi ha firmato accordi commerciali e protocolli di collaborazione. I fondamentali partner commerciali della Cina sono i principali paesi capitalisti (Giappone, Stati Uniti e paesi dell’UE), che rappresentano il 55% del suo commercio estero (4).

Un dato che riflette i cambiamenti verificatisi negli ultimi 20 anni è che, sebbene nel 1993 la Cina esportasse petrolio, oggi non solo è costretta ad importarlo, ma nel 2009 la quantità importata era paragonabile globalmente a quella degli Stati Uniti.

Nel 2010 la Cina è salita al secondo posto a livello mondiale (dopo gli Stati Uniti) nella lista dei miliardari per paese (130), le fortune dei quali sono aumentate del 222% in un anno. Si stima inoltre che i 1.000 uomini più ricchi in Cina abbiano aumentato la loro ricchezza in un anno del 30%, da 439 a 571 miliardi di dollari (5).

Si potrebbe anche confrontare queste statistiche ad altre che dimostrano la miseria e lo sfruttamento che centinaia di milioni di lavoratori esperimentano nella Cina moderna, come risultato della politica “dell’arricchitevi”, che il PCC ha apertamente seguito per 30 anni. Secondo le stime dell’associazione degli imprenditori cinesi e come mostrato dalla televisione cinese, l’8,5% dei 500 più grandi monopoli nel mondo sono cinesi (43 aziende). In questo momento i monopoli americani hanno profitti doppi rispetto a quelli cinesi, ma la tendenza per i monopoli cinesi singolarmente è di essere più redditizi e di avere un tasso più veloce di accumulazione di quelli americani (6).

Le statistiche ufficiali mostrano anche che nel periodo dal 2004 al 2010, il numero di aziende private in Cina è aumentato dell’81%, mentre oggi il numero di imprese private in Cina ha raggiunto 3.596 milioni (7). I profitti delle 500 maggiori società private sono aumentati del 23,27% nel 2009. (8)

Allo stesso tempo queste aziende che operano a fianco dei monopoli di Stato cinesi hanno aumentato la concorrenza internazionale. 117 di queste aziende hanno partecipato a 481 piani d’investimento all’estero, dove hanno collocato 225,27 milioni di dollari (9). In totale la somma degli investimenti cinesi verso il mondo nel 2009 ammonta a 56,53 miliardi di dollari (5,1% degli investimenti globali), ponendo la Cina al 5° posto nella lista degli investitori globali (10).

L’aumento del potere economico della Cina ha indotto una serie di banche internazionali nel mese di giugno 2010 (come HSBC, Deutsche Bank e Citigroup) a spingere le aziende ad utilizzare per le loro transazioni lo yuan cinese al posto del dollaro (11).

Allo stesso tempo, nel settembre 2010 la Cina ha aumentato la sua acquisizione di obbligazioni americane di 3 miliardi di dollari, raggiungendo gli 86,7 miliardi di dollari e mantenuto la sua posizione, davanti al Giappone, come maggiore detentore estero di bond statunitensi (12). Inoltre, ha firmato un accordo con il Fondo monetario internazionale (FMI) per l’acquisto di titoli per un valore 50 miliardi di dollari (13).

Un’altra caratteristica degna di nota è il desiderio della Cina di controllare il numero maggiore possibile di risorse naturali, che sono sempre più sotto il controllo di società cinesi. L’Africa è al centro di questa attività e ciò che segue è particolarmente significativo. Nel 1990, il commercio cinese in Africa nel suo complesso è stato di circa 5-6 miliardi di dollari, nel 2003 questo era aumentato a 18 miliardi di dollari e nel 2008 ha raggiunto 100 miliardi di dollari (14). Oggi la Cina ha una significativa presenza economica in quasi tutti i paesi africani. Nella “cintura di rame” di Zambia e Repubblica Democratica del Congo (RDC), esiste la Chinatown a più rapida crescita nel mondo. Il Sudan è diventato uno dei principali fornitori di petrolio per il mercato cinese: 600.000 barili di petrolio sudanese vengono inviati quotidianamente in Cina. Un terzo di tutte le importazioni cinesi provengono dall’Africa, con Angola, Guinea Equatoriale e Sudan fra i più grandi fornitori. Inoltre, anche Ciad, Nigeria, Algeria e Gabon riforniscono la Cina di petrolio.

In cambio dell’accesso alle risorse naturali dei paesi africani, la Cina investe in infrastrutture stradali e nei porti, nelle infrastrutture necessarie per la riproduzione della forza lavoro (edifici scolastici, ospedali, abitazioni), così come in infrastrutture industriali in questi paesi. Le imprese cinesi stanno costruendo strade in Angola e Mozambico, nonché riqualificando i loro porti e ferrovie. Le imprese cinesi sono anche coinvolte in molti progetti ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia e a Nairobi, in Kenya.

La ricerca di materie prime da parte di Pechino non è limitata all’Africa, ma si estende a regioni meno distanti. Ha importanti investimenti nel settore minerario e altre risorse naturali in Myanmar (legname, pietre preziose). Secondo il ministro della pianificazione nazionale e dello sviluppo del Myanmar, gli investimenti diretti esteri nel corso dell’anno economico 2008/2009 sono stati 6 volte maggiori rispetto all’anno precedente (da 173 a 985 milioni di dollari), l’87% di questi investimenti erano cinesi. Secondo alcune stime, circa il 90% dell’economia del Myanmar è sostenuta dal capitale cinese.

Le aziende cinesi sono attive nel Medio Oriente, soprattutto in Iran, dove l’investimento nella costruzione di un solo complesso industriale per la produzione di alluminio (per la produzione di 110.000) si stima abbia raggiunto i 516 milioni di dollari. L’Iran compete con l’Arabia Saudita come fornitore di petrolio alla Cina.

Un altro importante fornitore di petrolio alla Cina è il Venezuela. La Cina ha investito 2 miliardi di dollari nello sviluppo dell’estrazione di petrolio in questo paese. Nel 2004, il Venezuela ha venduto 12.000 barili di petrolio al giorno alla Cina, nel 2006 sono passati a 200.000 barili al giorno e si prevede che saliranno a 500.000 barili entro il 2011. Questo petrolio viene inviato in Cina dopo essere stato trasformato in un nuovo impianto appositamente progettato per il petrolio greggio del Venezuela. Passerà attraverso il Canale di Panama, che è ora controllato da interessi commerciali cinesi ed è stato riprogettato in modo che le petroliere provenienti dal Venezuela possano passarvi, in conformità con il piano di investimenti cinesi. La Cina, al fine di “legare” economicamente il Venezuela ha firmato accordi commerciali per un valore di 9 miliardi di dollari per lo sviluppo delle infrastrutture venezuelane, così come nei settori dell’estrazione mineraria, agricoltura e telecomunicazioni.

La Cina è stata in grado di garantirsi l’accesso alle significative risorse naturali in Siberia e Asia centrale. Nell’agosto 2010, ha aperto il condotto che collega la Cina alla ricchezza naturale della Siberia orientale. Inizialmente la Cina importerà dalla Russia 15 milioni di tonnellate di petrolio l’anno, per raddoppiare questa cifra nel futuro.

Inoltre, la Cina è stata in grado di accedere al gas naturale della regione del Mar Caspio, attraverso la costruzione di un gasdotto dal Turkmenistan con una capacità di 30 miliardi di mc. Allo stesso tempo è in trattative con la russa Gazprom per la costruzione di due nuovi gasdotti per il trasporto di 63 miliardi di metri cubi l’anno di gas, l’equivalente della quantità trasportata attraverso il “South Stream” dalla Russia all’Europa meridionale. Inoltre si stima che la Cina controlli oggi il 23% del petrolio estratto in Kazakistan.

Aumento della forza militare della Cina

 

Negli ultimi anni la Cina, come altri paesi imperialisti, ha proceduto a rafforzare le proprie forze armate in modo significativo. Oggi le forze armate cinesi sono le più numerose al mondo, con 2.300.000 militari. Tuttavia, come è noto, ciò che è importante oggi non è la dimensione dell’esercito, ma l’acquisizione di sistemi d’arma moderni e flessibili, forze militari ben armate.

Nel 2010, la Cina ha aumentato la sua spesa militare del 7,5%, raggiungendo i 532,1 miliardi di yuan (77,9 miliardi di dollari) (15), circa il 25% in più rispetto alla spesa annua della Russia e 10 volte inferiore a quella degli Stati Uniti. Ma va notato che gli Stati Uniti giudicano che il valore reale delle spese militari cinesi nel 2010 sarà doppio e raggiungerà i 150 miliardi di dollari, mentre si stima che, dal 2006 in soli 4 anni la spesa militare cinese sia quadruplicata! (16)

Oggi la Cina possiede 434 testate nucleari (17), 1.500 missili balistici, molti dei quali hanno una portata di 2.800 chilometri, mentre 20 hanno una portata di 4.750 km e 4 missili con un raggio di 12.000 chilometri. Ha la terza flotta sottomarina al mondo ed è tra i 5 paesi che possiedono sottomarini nucleari con missili balistici. Nel 2007, la Cina ha abbattuto (con un missile) uno dei suoi satelliti, a dimostrazione della capacità di agire nello spazio e sta sviluppando un proprio programma spaziale. Possiede ancora 7.580 carri armati e 144 navi da guerra, quasi 1700 aerei da combattimento, di cui 500 sono di quarta generazione e avrà aerei da combattimento di quinta generazione operativi entro il 2018. Importa armi, ma produce anche decine di armi moderne, acquistando i brevetti di sistemi d’arma o anche semplicemente copiandoli. Presto acquisirà la sua prima portaerei.

Secondo il rapporto dell’Accademia cinese delle Scienze Sociali, la Cina è seconda al mondo in termini di spese per la difesa, la dimensione delle sue forze armate e i loro equipaggiamenti (18). In conclusione, anche se la Cina non può al momento confrontarsi con la potenza militare degli Stati Uniti, anche se in ritardo rispetto agli Stati Uniti in merito alla questione di una teorica risposta deterrente al primo attacco nucleare (capacità che la Russia ad esempio possiede), al stesso tempo ha compiuto notevoli progressi nel campo della forza militare. Questo non è passato inosservato agli USA, come fatto notare nei rapporti delle relative autorità e nelle pubblicazioni dei loro esperti.

Rafforzamento della presenza nelle organizzazioni internazionali

 

La Cina è un membro delle Nazioni Unite fin dalla sua istituzione e membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Ha aumentato il suo contributo economico alle Nazioni Unite dal 0,995% del bilancio delle Nazioni Unite nel 2000, al 2,053% nel 2006, mentre nel 1988 ha dichiarato la sua disponibilità a contribuire alle “forze di pace” delle Nazioni Unite. Da allora ha partecipato a decine di missioni “di pace” ONU (Liberia, Afghanistan, Kosovo, Haiti, Sudan, Libano, ecc.) e mantiene una “forza di pace” di oltre 6.000 uomini (19) (20). Il ministro della Difesa cinese in un discorso ha notato che nel corso del 2010 la Cina in totale ha partecipato a 24 missioni di pace, col coinvolgimento di 10.000 soldati e che è il più attivo dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza nelle “missioni di pace”. ( 21)

La Cina, insieme alla Russia e ai paesi dell’Asia centrale, hanno costituito nel 2001 la “Shanghai Cooperation Organization” (SCO) che, pur svolgendo annualmente massicce esercitazioni militari, non è considerata un “blocco” militare e promuove principalmente questioni relative alla cooperazione economica dei paesi della regione e alla loro sicurezza politica. Ciò dimostra l’importanza che la Cina attribuisce ad una regione con enormi ricchezze naturali come l’Asia centrale, che negli ultimi 20 anni è diventata una fonte di discordia nella rivalità inter-imperialiste. Allo stesso tempo, dal 1991 la Cina è membro della “Cooperazione economica Asia-Pacifico” (APEC), fondata nel 1989 su iniziativa di Australia e Nuova Zelanda. All’APEC partecipano 21 paesi mentre in questi paesi vive il 40% della popolazione mondiale, con il 54% del PIL mondiale e il 44% del commercio mondiale.

Infine, ha partecipato ai forum dei paesi capitalisti più avanzati (al G8 come osservatore e al G20 come membro a pieno titolo), e allo stesso tempo, senza che sia stata formata alcuna organizzazione specifica, collabora con i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), che puntano a un loro miglioramento nei rapporti di forza internazionali. Questi paesi coordinano strettamente i loro interventi nel G20, mentre allo stesso tempo anche provano a coordinare le loro attività in seno all’ONU.

Valutazioni riguardanti la posizione e il ruolo della Cina nel sistema imperialista internazionale riguardo la sua posizione economica

  1. La Cina, in particolare dagli anni ’80 in poi, ha legato la sua economia al mercato capitalista internazionale. Questo fatto non è negato dalla leadership cinese, ma al contrario esaltato. Partecipa attivamente all’assegnazione capitalista globale dei ruoli come una enorme “fabbrica” con forza lavoro a basso costo, con alti tassi di profitto per i capitalisti che hanno la capacità di investire lì.

  1. Come conseguenza di questo cambio di direzione, la Cina è stata abbracciata da altre forti potenze imperialiste, soprattutto dagli Stati Uniti, ma anche da Giappone e UE, a causa della sua dipendenza da queste come una potenza esportatrice globale. E’ parte integrante del sistema imperialista internazionale. Questo rapporto di dipendenza e di inter-dipendenza è espresso dal fatto che la Cina possiede obbligazioni americane.

  1. Più la Cina si rafforza economicamente, maggiore sarà il suo bisogno di materie prime e combustibili. Per questo motivo, la competizione inter-imperialista per il controllo delle fonti energetiche, in Asia Centrale, Medio Oriente, Africa e America Latina si sta acutizzando a livello globale.

Come ha scritto Lenin “I capitalisti si spartiscono il mondo non per la loro speciale malvagità, bensì perché il grado raggiunto dalla concentrazione li costringe a battere questa via, se vogliono ottenere dei profitti. E la spartizione si compie ‘proporzionalmente al capitale’, ‘in proporzione alla forza’, poiché in regime di produzione mercantile e di capitalismo non è possibile alcun altro sistema di spartizione. Ma la forza muta per il mutare dello sviluppo economico e politico”. (22)

La competizione per la quota di mercato è particolarmente feroce. Ciò è dimostrato dal recente tentativo di circoli politico-economici negli Stati Uniti di portare avanti una normativa che prevede sanzioni contro quei paesi che si ritiene mantengano artificialmente sottovalutata la loro moneta, in modo che le loro esportazioni abbiano prezzi competitivi, prendendo in questo modo il controllo dei mercati e sopprimendo i loro concorrenti.

Per contrastare quello che è stato descritto sopra vengono utilizzati i seguenti argomenti.

  1. a) L’argomento che anche l’URSS aveva relazioni economiche esterne. Dovremmo ricordarci di quanto segue: oltre la metà delle transazioni commerciali dell’URSS erano con altri paesi socialisti del Consiglio di mutua assistenza economica. Quasi un terzo delle transazioni dell’URSS riguardava petrolio e gas naturale, che possedeva in abbondanza, mentre la svolta verso l’aumento delle sue esportazioni e lo sviluppo delle sue relazioni con i paesi più sviluppati, si è verificata dopo il 1960, guidata dalla visione opportunista della cosiddetta “coesistenza pacifica” e “competizione pacifica”. Tuttavia, anche allora l’URSS non ha mai posseduto un terzo dei titoli degli Stati Uniti, né esportato capitale. E così non è mai venuto in mente a nessuno che l’URSS potesse comprare il porto del Pireo e il Thriasio! Fatti che mostrano la differenza qualitativa tra la Cina di oggi e un paese socialista come l’URSS.

  1. b) A volte abbiamo sentito da certi ambienti che, in contrasto con le altre potenze imperialiste, la Cina con i suoi investimenti nei paesi in via di sviluppo non cerca il saccheggio delle loro risorse naturali, ma la creazione di infrastrutture (strade, edifici, impianti, ospedali, scuole, ecc). L’obiettivo è, come sostengono i cinesi stessi, che questi paesi “migliorino lo sviluppo delle loro infrastrutture e promuovano la cooperazione commerciale” (23). La Cina attua speciali programmi medici nei paesi in via di sviluppo, programmi per la formazione dei dirigenti di questi paesi, per la riduzione dei dazi sulle importazioni dei prodotti di questi paesi verso la Cina, che assorbe il 50,1% di tutte le importazioni dai paesi meno sviluppati (24) a quelli sviluppati, e allo stesso tempo concede prestiti a bassi interessi. Queste sono presentate da alcuni come la prova che dimostra la differenza tra la Cina “socialista” e altre potenze imperialiste.

Anche se ammettiamo che esista una differenza nel modo in cui la Cina opera in Africa, in Asia, ecc, in confronto alle altre potenze imperialiste (cosa che è discutibile, dal momento che loro sviluppano simili “programmi educativi” e “umanitari” in paesi meno sviluppati, come ad esempio l’UE che fino al 2008 è stata il più grande sponsor di aiuti e partner commerciale in Africa) (25), in sostanza tali misure non alterano l’obiettivo finale delle attività cinesi. L’obiettivo è la facilitazione degli investimenti cinesi in questi paesi, la facilitazione della “penetrazione” del capitale cinese che opera in questi luoghi, vale a dire l’accumulazione di capitale. Quest’azione è favorita ad esempio quando vi è una moderna infrastruttura (strade, porti, aeroporti, edifici), nonché le infrastrutture necessarie per la formazione della forza lavoro richiesta per il funzionamento delle imprese. I prestiti a basso interesse, che sono forniti dalle banche cinesi o l’assorbimento delle esportazioni di questi paesi da parte della Cina mirano alla salvaguardia delle condizioni più favorevoli per la penetrazione del capitale cinese in questi paesi, nonché a rafforzare le sue relazioni con loro, con un occhio alla loro cooptazione in una alleanza politica nelle varie organizzazioni internazionali (ONU, WTO, ecc.), dove (come vedremo più avanti), la Cina sta cercando di guidare un blocco di paesi insieme ad altri Stati capitalisti che cercano di rafforzare la loro posizione internazionale.

La promozione della Cina a contrappeso degli imperialisti

 

Il crescente interesse per la Cina tra le fila del movimento comunista internazionale è collegato al fatto che gli sconvolgimenti e cambiamenti nei rapporti di forza causati dalla “crescita” della Cina a livello regionale e globale, potrebbero portare alla creazione di un nuovo “contrappeso” agli imperialisti, un ruolo che è stato svolto dall’URSS nel passato.

Precedenti storici

 

E’ importante ricordare a noi stessi alcuni fatti del passato. Fino a quando esisteva l’Unione Sovietica, la politica estera cinese è stata coordinata con quella degli USA contro l’URSS. Questa posizione è stata inizialmente presentata come critica della svolta opportunista del PCUS al suo 20° Congresso. Certo, oggi sappiamo che da principio il PCC in realtà non differenziava la sua posizione, apertamente o in sostanza, dalla direzione del 20° Congresso del PCUS. Il suo dissenso è stato diffuso in seguito e motivato da dispute di confine sino-sovietiche. La posizione del PCC avuto qualche impatto sui PC, a causa della deriva opportunista dell’URSS su posizioni di “pace eterna e concorrenza” con le potenze imperialiste nel quadro della “coesistenza pacifica”. Tuttavia dopo il 20° Congresso, il PCC non ha limitato le sue critiche alle posizioni opportuniste, ma ha scelto una strategia che in pratica ha portato in molte occasioni un atteggiamento ostile nei confronti del movimento comunista internazionale e dell’Unione Sovietica e, in coordinamento con gli USA, ad una posizione contraria gli interessi del movimento rivoluzionario mondiale. Il PCC ha proceduto sulla base della sua analisi concernente i “tre mondi”: il “primo mondo” era costituito dalle “superpotenze” (infatti l’URSS è stata etichettata come una “potenza social-imperialista”), il “secondo mondo” fatto dagli alleati ricchi delle superpotenze, e il “terzo mondo” composto da paesi in via di sviluppo, inclusa la Cina.

Un esempio tipico è l’atteggiamento della Cina in relazione all’assistenza internazionalista che l’URSS diede al potere statale rivoluzionario popolare in Afghanistan.

In questa occasione la Cina era una parte del “blocco” delle forze composto da Stati Uniti, Arabia Saudita, Pakistan e altri, che finanziava le forze socio-politiche più reazionarie in Afghanistan, che stavano conducendo una lotta armata contro l’appena insediato governo popolare. (26)

In un articolo del “Washington Post” del 19 luglio 1992, riguardante le tattiche della CIA nei confronti dell’Afghanistan nel 1890, è raccontato che la Cina ha venduto armi alla CIA e donato un numero minore di armi al Pakistan. Allo stesso tempo, l’articolo sottolinea: “Fino a che punto la Cina abbia giocato un ruolo costituisce uno dei segreti meglio custoditi della guerra” (27). In questo articolo ci sono anche riferimenti ai tipi di armi che la Cina ha fornito per il rafforzamento dei controrivoluzionari.

Un altro esempio caratteristico è l’atteggiamento della Cina verso il popolo in lotta del Vietnam, durante il periodo della sua lotta di liberazione nazionale. La Cina ha respinto le proposte dell’Unione Sovietica per l’organizzazione di azioni congiunte a sostegno del Vietnam. “Pechino ha respinto le proposte dell’Unione Sovietica di chiudere lo spazio aereo del Vietnam agli invasori americani. I leader della Cina ha rifiutato di fornire gli aeroporti nel sud del paese per lo stazionamento di aerei militari sovietici, che avrebbero potuto difendere il Vietnam. Le autorità cinesi hanno bloccato il trasporto di attrezzature militari ed esperti dall’URSS alla Repubblica Democratica del Vietnam” (28). In seguito, pochi anni dopo la liberazione del paese dagli imperialisti, il 17 febbraio 1979, la Cina ha scatenato un attacco militare contro il Vietnam. Nel febbraio del 1979, fu preceduto dalla visita del vice-presidente cinese, Deng Xiaoping, a Washington, che parlò della necessità di “dare una lezione sanguinosa in Vietnam”, cosa che fu applaudita dai politici americani che promisero la fornitura di armi provenienti da paesi dell’Europa occidentale ( 29). Dopo 30 giorni di combattimenti, l’esercito cinese di 600.000 soldati che aveva invaso il Vietnam e aveva perso 60.000 uomini, circa 300 carri armati e 100 pezzi di artiglieria pesante e mortai, fu costretto a ritirarsi. (30)

Come sappiamo oggi, in quel periodo ci furono molti contatti a vari livelli tra Cina e Stati Uniti. Il 4 novembre del 1979, un documento ufficiale “trapelato” e pubblicato sul “New York Times”, affermava che l’assistenza militare americana all’Esercito popolare di liberazione della Cina è stata stimata in 50 miliardi di dollari, al fine di – come ha osservato – “costituire un ostacolo per l’Armata Rossa” (31). Inoltre, quando il segretario alla Difesa nazionale per la ricerca e progettazione, William Perry, visitò Pechino nel 1980, informò i cinesi che il governo degli Stati Uniti aveva “approvato l’esportazione di 400 domande di licenza per vari tipi di beni a duplice impiego e attrezzature militari . Questi includono materiali come computer geofisici, veicoli pesanti, aerei da trasporto C-130 ed elicotteri Chinook”.(32)

Un altro esempio è la posizione che la Cina ha preso sulla guerra civile in Angola, dove ha sostenuto (economicamente e militarmente) le forze locali della reazione, che hanno combattuto in un fronte unico con gli eserciti razzisti del Sudafrica che avevano invaso la Repubblica Popolare di Angola.

La Repubblica Popolare d’Angola è stata sostenuta dalle armi e dai consiglieri militari dell’URSS e da migliaia di volontari cubani che hanno combattuto volontariamente e contribuito in maniera decisiva allo schiacciamento delle forze del Sudafrica e la sconfitta delle forze reazionarie interne (33). Come è stato rivelato oggi dai documenti de-secretati della CIA, durante questo periodo ci fu una particolare forma di “coordinamento” tra Stati Uniti e Cina, tra cui anche le operazioni militari effettuate in Angola. (34)

La situazione oggi

Torniamo al presente. Oggi, con lo sviluppo e la predominanza dei rapporti capitalistici di produzione in Cina, con la sua partecipazione a organizzazioni imperialiste come il WTO e la sua assimilazione nel sistema imperialista, la sua posizione non differisce da quella delle potenze imperialiste. Qualunque disaccordo possa avere con gli Stati Uniti è legato alla “divisione del bottino”, mentre esiste “armonia” sulla questione dei diritti dei lavoratori, che vengono ridotti per il “bene” dell’economia di mercato, e anche contro gli Stati le cui azioni colpiscono qualcuno dei monopoli delle principali potenze imperialiste.

Un esempio è l’atteggiamento della Cina in merito al programma nucleare dell’Iran. Come sappiamo, la Cina ha sviluppato una stretta collaborazione economica con l’Iran, che è uno dei suoi principali fornitori di petrolio. Nonostante questa collaborazione, nel settembre 2010 la Cina, così come la Russia, si è unita a Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna (“il gruppo dei 6”) sulla questione del programma nucleare iraniano, chiedendo che l’Iran torni indietro e accetti le condizioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU sul suo programma nucleare. In precedenza, nel giugno del 2010, la Cina aveva accettato nel Consiglio di sicurezza dell’ONU nuove sanzioni contro questo paese. (35)

Un secondo esempio è la posizione della Cina in relazione al Kosovo. Anche se la Cina e altre potenze imperialiste non hanno ancora riconosciuto ufficialmente il Kosovo, vale la pena notare che nel Consiglio di sicurezza dell’ONU non ha avuto una posizione coerente e decisa contro l’aggressione della NATO nei Balcani, mentre si è astenuta dal voto sulla missione di peace-keeping, in cui la NATO svolge il ruolo di primo piano (la famigerata KFOR) (36) e più tardi ha partecipato all’occupazione della NATO con l’invio di forze di polizia.

Inoltre, nel 2010 abbiamo avuto la deprecabile decisione della Corte internazionale dell’Aia, che ha affermato che la dichiarazione di indipendenza del Kosovo non era in violazione del diritto internazionale. Alcuni giudici hanno tenuto una posizione diversa riguardo a questa decisione molto importante. Così, i giudici di Russia, Slovacchia, Brasile e Marocco sono stati contro la legittimazione del Kosovo, che era stata sostenuta da giudici di Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Messico, Nuova Zelanda, Sierra Leone, Somalia, Giordania. Come menzionato nei documenti pubblicati, il giudice cinese non ha preso parte a questa decisione molto importante, che cerca di modificare i confini nei Balcani, aprendo un “vaso di Pandora” all’istigazione di altre controversie relative alle minoranze nazionali, a causa di “questioni procedurali” (37). Ciò ha fatto seguito all’appello dell’Albania a Pechino di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e di usare la sua influenza nel Consiglio di sicurezza dell’ONU in modo che gli altri Stati membri potessero sostenerne il riconoscimento. (38)

Un terzo esempio è la visita del primo ministro cinese, Wen Jiabao, in Grecia nel mese di ottobre 2010. Nel suo discorso al parlamento greco, il primo ministro cinese ha affermato che la Cina sostiene un euro stabile perché “abbiamo la convinzione che un’Europa unita e forte può svolgere un ruolo insostituibile nello sviluppo mondiale” e ha aggiunto che sentiva “gioia nel vedere la Grecia sfuggire all’ombra del suo debito estero, ridurre il suo deficit e aprire prospettive per il suo sviluppo economico” (39). In queste due frasi il primo ministro cinese, e membro a pieno titolo dell’Ufficio politico del CC del PC cinese, è riuscito a sintetizzare l’appoggio della leadership del suo paese al centro imperialista europeo dell’UE e al governo socialdemocratico del PASOK, che con il pretesto di ridurre il deficit sta attuando un duro programma antipopolare al fine di ridurre i costi della forza-lavoro in Grecia.

La leadership cinese ha firmato una serie di accordi con il governo greco, che costituirà una fonte di profitti per alcuni settori della plutocrazia greca e nulla più. Il famigerato investimento cinese di 5 miliardi non è altro che una boccata di ossigeno per gli armatori greci che serve all’industria navale cinese, così come il suo obiettivo di una maggiore penetrazione sul mercato europeo attraverso la Grecia. Le relative opere edilizie, l’uso e il funzionamento di porti e linee ferroviarie, nonché le infrastrutture cantieristiche navale da parte dei monopoli cinesi e di alcune società greche acuirà lo sviluppo ineguale, a scapito dei bisogni popolari. L’espansione e il rafforzamento dell’attività del capitale in infrastrutture cruciali, in combinazione con politiche antipopolari, ha portato a costi del lavoro ancora più bassi con riduzione dei diritti del lavoro e dei salari. Delle esportazioni di olio d’oliva beneficeranno solo i grandi imprenditori che le controllano e non i contadini poveri, la cui posizione è in continuo peggioramento. Tuttavia, questa visita è stata utilizzata dal governo “socialdemocratico” del PASOK con l’obiettivo di portare gli strati popolari a credere che grazie agli investimenti cinesi (così come quelli di Qatar, Israele ecc) ci sarà sviluppo e di conseguenza il PIL aumenterà e così le briciole cadranno dalla tavola dei capitalisti al popolo. In realtà, si parla della prospettiva di una uscita capitalistica dalla crisi che non riduce lo sviluppo a favore del grande capitale, né la povertà e la disoccupazione del popolo. Stiamo parlando di uno sviluppo che compromette la capacità produttiva del nostro Paese e lo coinvolge in pericolose rivalità imperialiste. In ogni caso non possiamo certo parlare di “contributo internazionalista” della Cina alla lotta del popolo greco.

Infine, il PC cinese può per il momento mantenere il suo titolo di “partito comunista”, tuttavia è ben noto che ha sviluppato stretti legami con l’Internazionale socialista. Nel 2009, il PCC ha organizzato a Pechino un seminario congiunto con l’Internazionale Socialista dal tema “un modello di sviluppo diverso, quello della green economy”. Nel suo discorso, il presidente del PASOK e dell’Internazionale socialista, G. Papandreou, ha espresso “Il desiderio dell’Internazionale di migliorare ulteriormente le relazioni tra le due parti testimoniato dal seminario di oggi”. (40) La questione della “più vasta cooperazione all’interno del quadro dell’Internazionale socialista” è stata anche discussa durante la riunione tra PASOK e PCC nel luglio 2010. (41)

Nel 2009, è stato pubblicato in Cina il libro “La Cina non è felice” (42), che tratta della posizione del paese nel mondo (700.000 copie vendute in tre mesi e molti altri milioni in seguito). Tra le altre cose fa notare che: “Noi siamo il popolo più adatto per assumere la leadership mondiale”. Poiché – si sostiene – la Cina gestisce le risorse naturali mondiali in modo più efficiente di qualsiasi altro paese, dovrebbe assumere la leadership mondiale. Si osserva anche che l’esercito cinese dovrebbe difendere la sovranità del paese al di fuori dei suoi confini, in quei paesi in cui la Cina ha “interessi fondamentali” da difendere (43). Vale a dire che propone la mobilitazione dell’esercito cinese nei luoghi in cui il capitale cinese è attivo. Dovremmo ricordarci che la Cina svolge un ruolo attivo nella cosiddetta “guerra contro la pirateria” (nella “dichiarazione congiunta” (44) firmata tra il governo greco e la Cina durante la recente visita del primo ministro cinese in Grecia, il governo greco ha ringraziato la Cina per la protezione della marina militare cinese alle navi greche nelle acque somale), tentando di controllare importanti passaggi militari navali internazionali.

Nel libro citato sopra vi è una discussione sulla “necessità di spazio vitale” per la Cina, e si indicano le vaste distese della Siberia, che “devono essere coltivate dal grande popolo cinese”. (45)

Va da sé che un tale libro non potrebbe essere edito oggi in Cina senza l’approvazione del PCC. I dubbiosi devono solo guardare ciò che l’organo del CC del PCC, il “Quotidiano del Popolo” ha scritto: “A quanto pare, la Cina è pronta a porre l’oriente russo sotto la propria fondamentale influenza, ma in modo tale da non mettere in allarme Mosca. La forza di questa influenza non sarà basata su un flusso su larga scala di coloni cinesi, ma dall’improvvisa “cinesizzazione” dei russi… Un bel giorno ci sarà una grave crisi e di fronte all’indebolita influenza politica e militare di Mosca, questi russi potranno rivolgersi a Pechino e non al proprio governo. In tale ipotetica situazione l’oriente russo potrebbe diventare una provincia della Cina”. (46)

In linea con quanto detto sopra dobbiamo ricordarci che agli inizi di agosto 2010, il rappresentante del ministero della Difesa del Vietnam, Nguen Fwong Nga, ha fatto la seguente dichiarazione: “Il Vietnam chiede che la Cina cessi immediatamente le sue violazioni della nostra sovranità” (47). Nel Mar Cinese Meridionale, dove ci sono giacimenti energetici, sono emerse “zone grigie” e regioni di sovranità contesa.

Naturalmente, nel quadro della concorrenza emergono sia “assi” di cooperazione che “anti-assi”. Così possiamo vedere che il primo ministro italiano Berlusconi, che si riferisce abitualmente ad ogni avversario politico con la grave accusa di essere… “comunista”, non ha problemi a illuminare il Colosseo di Roma con il colore rosso “comunista” in onore al primo ministro cinese in visita alla “Città eterna” che mira a raddoppiare gli scambi tra i due Paesi portandoli a 100 miliardi di dollari entro il 2015, nonché allo “sviluppo dei porti e altri investimenti”, poiché sono alla ricerca di una “porta” strategica verso l’Europa. (48)

La cooperazione con la Russia, l’India, il Brasile al fine di cambiare l’equilibrio delle forze nelle organizzazioni internazionali

 

Negli ultimi anni la Cina ha sviluppato il coordinamento e la cooperazione con i paesi che cercano di migliorare la propria posizione internazionale (Brasile, Russia, India), noto come BRIC, nonché i partenariati-alleanze in unioni regionali, come la Shanghai Cooperation Organization (insieme con la Russia e le repubbliche dell’Asia centrale ex sovietica). Possono queste alleanze e partnership essere considerate un colpo al “mondo unipolare” degli USA?

Prima di tutto dobbiamo chiarire che un “mondo unipolare” non è mai esistito. È sempre esistita una differenziazione all’interno del sistema imperialista internazionale, con gli USA che hanno acquisito il primo posto nell’immediato dopoguerra e guidato la lotta contro il socialismo, in cui l’URSS ha svolto il ruolo di primo piano. La lotta tra la NATO-OCSE e il Patto di Varsavia-COMECON è stata una lotta di classe. Dopo il rovesciamento del potere sovietico e la dissoluzione dell’URSS, le contraddizioni inter-imperialiste si sono intensificate e in virtù della loro forza gli Stati Uniti hanno svolto il ruolo di primo piano. Allo stesso tempo, a causa del divario nello sviluppo capitalistico, nuove potenze imperialiste in ascesa sono emerse accanto agli Stati Uniti, l’UE e il Giappone, cercando di acquisire una quota delle materie prime, le vie di trasporto e i mercati. Questo è presentato oggi dai media borghesi e dagli analisti come un “mondo multipolare” e come la fine del “mondo unipolare”. L’irregolarità dello scoppio della crisi del capitalismo nel suo corso accelera gli sconvolgimenti nei rapporti delle forze capitaliste, ma questo non rende il nostro mondo un luogo più pacifico e più sicuro. Finché la contraddizione tra capitale-lavoro non viene risolta a livello nazionale, regionale e globale, finché i nuovi poteri emergenti sono guidati da capitali desiderosi di nuovi mercati e materie prime, non avremo cambiamenti radicali. Gli Stati che stanno guadagnando terreno nel sistema imperialista internazionale non possono giocare il ruolo che l’URSS ha svolto in passato, perché operano sulla base del profitto addizionale per i loro propri monopoli. Questo è vero per la Cina e non può essere negato solo perché utilizza una bandiera rossa e il partito al governo ha il titolo di “comunista”.

Inoltre, quando ci concentriamo sulla cooperazione dei paesi BRIC o della “Shanghai Cooperation Organization” o sul coordinamento che i ministri degli Esteri di Cina, India e Russia hanno raggiunto, non dobbiamo dimenticare che questo è solo un aspetto della realtà imperialista . Dietro a questo c’è l’aspetto della rivalità e delle dure contraddizioni tra questi poteri, ad esempio tra la Russia e la Cina per le risorse energetiche dell’Asia centrale o le mire cinesi sull’Oriente russo, ecc. Lo stesso vale per le relazioni tra Cina e India, dove a parte la questione irrisolta di confine (ad esempio nel mese di agosto del 2010 l’India ha inviato due divisioni nello Stato di Arunachal Pradesh, al fine di rafforzare la sua frontiera con la Cina (49), c’è anche una forte concorrenza per l’egemonia nella regione dell’Asia orientale. È caratteristico che, come è noto, il ministero indiano della Difesa nel 2009 e nel 2010 ha tenuto ripetuti incontri riguardanti la modernizzazione delle forze armate cinesi, definendo gli obiettivi corrispondenti per le forze armate di India (50).

La tendenza a modificare i rapporti con gli Stati Uniti si sta sviluppando anche all’interno degli Stati dell’America Latina, con il Brasile in prima linea. Così, questi Stati cercano di rafforzare le loro relazioni con la Cina, la Russia, l’India e l’UE. Concorrenza e cooperazione coesistono nel mondo imperialista, dove l’interdipendenza e il rafforzamento delle alleanze vanno di pari passo con le rivalità e le contro-alleanze.

Allo stesso tempo, tutti coloro che ritengono che la Cina sia un “freno” alla “unipolarità” degli Stati Uniti, ignorano il fatto che la Cina nel 2001, ha sostenuto apertamente la cosiddetta “guerra al terrorismo” e la risoluzione 1373/2001 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha istituzionalizzato l’aggressione imperialista con il pretesto del “terrorismo”. Naturalmente il movimento comunista internazionale si è mosso in una direzione completamente diversa, quando all’Incontro internazionale dei Partiti Comunisti e Operai del 2002 (con 62 PC) ha osservato che “gli eventi dell’11 settembre hanno anche costituito un alibi per lanciare un’offensiva senza precedenti contro le libertà e i diritti dei popoli con il pretesto di dichiarare guerra al terrorismo. Gli imperialisti etichettano come terrorista ogni movimento di resistenza che lotta contro la globalizzazione capitalista e le decisioni contro gli interessi dei popoli adottate dalle organizzazioni internazionali (come FMI, Banca mondiale, WTO, UE, ecc.), i movimenti antimperialisti che lottano contro gli interventi imperialisti e le guerre e contro la NATO, come pure qualsiasi movimento di liberazione sociale e nazionale e di lotta contro la dittatura e i regimi fascisti”. (51)

l’alleanza della Cina con i paesi in “via di sviluppo”

Il 10 luglio 1986, la Cina ha ufficialmente espresso la sua volontà di aderire GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e l’11 dicembre 2001 è diventata il 143° membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che è la continuazione del GATT.

In seno al WTO, la Cina ha evidenziato le contraddizioni secondarie che esistono nel sistema imperialista mondiale. Nel suo rapporto al 16° Congresso del PCC, Jiang Zemin ha parlato della “differenza di sviluppo tra Nord e Sud”, così come della “pressione della supremazia economica, tecnico-scientifica e altre dei paesi sviluppati” ( 52). Secondo alcune valutazioni la Cina cerca costantemente di essere presentata come un rappresentante e leader dei paesi in via di sviluppo. (53)

Nonostante il miglioramento della posizione economica internazionale della Cina, la leadership della Cina insiste nel presentarlo come un “paese emergente” (54). Questa affermazione si basa su tre argomenti: a) nel 2008 il PIL pro capite in Cina è stato solo di 3.300 dollari, il 104° del mondo; b) Degli 1,3 miliardi di persone in Cina, oltre 700 milioni sono contadini. c) L’industria, l’agricoltura e il settore dei servizi in Cina costituiscono rispettivamente il 49%, l’11% e il 40% del PIL, mentre in altri paesi con un più alto livello di sviluppo capitalistico, industria e agricoltura hanno percentuali più basse. Nel 2009 il PIL è aumentato del 9,5% nell’industria, del 8,4% nei servizi e solo del 4,2% in agricoltura.

Le classifiche delle Nazioni Unite e dell’OCSE sono problematiche e non riflettono la realtà della Cina, così come l’etichettatura della Cina come “paese in via di sviluppo” da parte della sua leadership. Questi fenomeni di un’economia in “sviluppo” capitalistico sono dovute alla disomogeneità profonda tra la parte orientale e occidentale del paese. Un quadro più preciso sarebbe stato fornito dai dati riguardanti la parte orientale del paese (55). E naturalmente, ciò che è vero per il capitalismo in generale vale anche per la sezione sviluppata orientale: la concentrazione dei mezzi di produzione in poche mani e l’aumento delle disuguaglianze sociali.

Da questo punto di vista l’alleanza della Cina con altre potenze (ad esempio l’India) con un simile sviluppo ineguale capitalista non la pone nella stessa posizione di società molto arretrate in Asia e Africa. Tuttavia, nel nome della “arretratezza”, vengono creati “sogni patriottici” utilizzati nel tentativo di intrappolare il movimento operaio, i PC, le altre forze radicali, indotti a dimenticare per il presente la lotta di classe e la necessità di costruire un’altra società e dedicarsi al lavoro di rafforzamento della posizione internazionale dei loro paesi”. La ricerca di “sviluppo nazionale” è spesso combinata con un “antimperialismo” selettivo che concentra il suo fuoco solo sugli Stati Uniti, che si caratterizza come un “impero”, e forse su alcuni degli Stati più potenti dell’Europa occidentale. La teoria del cosiddetto “miliardo d’oro” (i 30 paesi più sviluppati che fanno parte dell’OCSE) opera all’interno di questa logica, che promuove come criterio di base quello che definisce il consumo pro capite di varie merci per paese.

Allo stesso tempo, quelli che si concentrano troppo sulla distinzione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, dimenticano che anche nei paesi capitalisti più ricchi, come gli USA, esistono fenomeni di deprivazione e povertà di massa tra gli strati popolari. Inoltre esistono fenomeni di arricchimento di massa nei paesi più poveri, forse anche in modo più evidente che nei paesi cosiddetti sviluppati.

Dall’analisi di Marx è vero che “Quanto più produttivo è un paese rispetto ad
un altro sul mercato mondiale, tanto più alti sono in esso i salari rispetto agli altri Paesi.
Non soltanto il salario nominale, ma [anche] quello reale è più alto in Inghilterra che sul
continente. L’operaio mangia più carne, soddisfa più bisogni. Tuttavia ciò non vale per
l’operaio agricolo, ma solo per l’operaio manifatturiero. Ma esso non è più alto in rapporto alla produttività dell’operaio inglese”
. (56)

Se le forze comuniste rinunciano allo slogan della solidarietà internazionalista proletaria e sostengono l’idea della separazione del mondo in “Nord-Sud” o l’idea del “miliardo d’oro”, facilmente cadranno nella trappola della “unità” con il cosiddetto “capitale a vocazione nazionale”, vale a dire con la classe borghese dei loro paesi (o con una parte di esso), che cerca per se stessa una posizione migliore all’interno del sistema capitalistico globale. In questo caso, come comunisti, avranno consapevolmente o inconsapevolmente revisionato la tesi centrale leninista di “imperialismo, fase suprema del capitalismo”, che si riferisce all’intero periodo reazionario del capitalismo e di conseguenza a ogni società capitalistica, qualunque sia la sua forza n el mercato globale. Per questo motivo, essa è una questione in più in cui la posizione della Cina, che cerca di presentarsi come leader dei paesi in “via di sviluppo”, contribuisce a questo disorientamento e alla creazione di confusione all’interno del movimento comunista internazionale, dal momento che il leader di questo sforzo è un grande paese governato da un partito che porta il titolo “comunista”.

La cosiddetta inevitabile “apertura” al mercato globale

 

Il PCC e altre forze hanno promosso il progressivo rafforzamento dei rapporti capitalistici di produzione come la partecipazione alla globalizzazione: “oggi nel mondo sempre più globalizzato la Cina non può svilupparsi in isolamento dal resto del mondo, né il mondo può ignorare la Cina nel processo per raggiungere la prosperità” (57). Ma il “mercato globale” non è qualcosa di neutro, un mercato in cui vi è un reciproco scambio di prodotti tra produzione capitalista e socialista. Il fenomeno della cosiddetta “globalizzazione”, in nome del quale il livello dei salari nel capitalismo avanzato è oggi sotto attacco, non è nuova. Infatti nel “Manifesto comunista” ci sono riferimenti al “mercato globale”: “Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi. Con gran dispiacere dei reazionari, ha tolto all’industria la base nazionale. Le antichissime industrie nazionali sono state e vengono, di giorno in giorno, annichilite. Esse vengono soppiantate da nuove industrie, la cui introduzione è questione di vita o di morte per tutte le nazioni civili – industrie che non lavorano più materie prime indigene, bensì materie prime provenienti dalle regioni più remote, e i cui prodotti non si consumano soltanto nel paese, ma in tutte le parti del mondo. Al posto dei vecchi bisogni, a soddisfare i quali bastavano i prodotti nazionali, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. In luogo dell’antico isolamento locale e nazionale, per cui ogni paese bastava a se stesso, subentra un traffico universale, una universale dipendenza delle nazioni l’una dall’altra. E come nella produzione materiale, così anche nella spirituale. I prodotti spirituali delle singole nazioni diventano sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali esce una letteratura mondiale” (58).

Possibile che la “partecipazione della Cina” al mercato internazionale possa essere considerata uno scambio obbligatorio di merci tra economie diverse, che è costretta a fare a causa dei rapporti di forza internazionali? No, perché stiamo parlando di esportazione di capitali, che vengono accumulati in Cina attraverso rapporti capitalistici di produzione.

È ben noto che la costruzione socialista in URSS si è basata soprattutto sulla socializzazione dei mezzi concentrati di produzione, sulla pianificazione centralizzata e le relative misure economiche nelle sue relazioni economiche internazionali, come il monopolio statale del commercio estero, che è stata posto nell’ aprile del 1918.

Anche nelle condizioni della NEP (che ad alcuni piace invocare quando si parla di Cina contemporanea) il monopolio di stato era diventato ancora più importante come baluardo contro le crescenti tendenze capitaliste. Lenin, nella sua polemica con Bucharin, ha difeso l’importanza di avere un monopolio nel commercio estero. E Stalin poi ha sottolineato la necessità che “l’economia sia pianificata al fine di salvaguardare l’indipendenza economica del popolo, in modo che la nostra economia non si trasformi in un’appendice dell’economia capitalista. Dipende da noi, non diventare un’appendice della economia capitalista.” (59)

Stalin nel suo discorso di chiusura alla sessione plenaria del settimo Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista, il 13 dicembre 1926, ha demolito il mito che l’URSS era “dipendente” dal mercato globale capitalista perché aveva rapporti economici con i paesi capitalisti. Egli ha registrato l’interdipendenza che esisteva in queste relazioni e ha sottolineato che questo tipo di interdipendenza è diversa dalla assimilazione dell’economia di un paese entro il quadro dell’economia globale capitalista. (60) Vale a dire, la non assimilazione richiede una pianificazione centrale, un monopolio statale del commercio estero e del sistema bancario e la socializzazione dell’industria. La realtà in Cina è completamente diversa da quella dell’Unione Sovietica durante la NEP. In Cina:

  1. a) Non esiste un monopolio del commercio estero. Migliaia di aziende straniere che operano in Cina coprono la percentuale più elevata delle esportazioni cinesi, e che ovviamente dipendono dai loro piani, in base alla loro redditività e non da un’economia centralmente pianificata.

  1. b) In Cina operano 440 banche private estere, ed esse hanno acquisito almeno il 10% delle azioni delle banche statali cinesi e dal 2005 si è sviluppato un settore bancario privato interno.(61)

  1. c) Una percentuale importante dell’industria è privata o privatizzata (in forma di società per azioni), mentre il settore privato si stima che produca il 70% del PIL.

  1. d) La legislazione cinese, specialmente nel settore economico e commerciale, è pienamente armonizzata, grazie all’assistenza del WTO, alle norme dell’economia globale capitalista.

Epilogo

In conclusione, la predominanza dei rapporti capitalistici in Cina, che oggi è un fatto, lentamente o velocemente, porterà ad una maggiore conformità del sistema politico, dell’ideologia dominante e di tutti gli elementi della sovrastruttura il cui carattere capitalista si rifletterà nei suoi simboli. L’intensificazione delle contraddizioni di classe maturerà e così la necessità per il movimento rivoluzionario dei lavoratori di essere rappresentato dal suo partito contro il potere capitalista.

Note:

  1. “The threat of the yellow giant” http://www.paraskhnio.gr/index.php?option=com_content&view=article&id=435:2010-09-06-100051&catid=13:paraskhnioston-kosmo&Itemid=8
  2. China is now the largest exporting power in the world”, http://www.eurocapital.gr/index.php/permalink/5287.html
  3. http://sino.by/analitics/109-analitics
  4. http://o-kitae.ru/sovremennaya-ekonomika-kitaya/16.html.
  5. The philosophy of the success of the Chinese billionaires”, http://www.buffett.ru/investments/?ID=3293&print=Y
  6. “The largest companies in China and in the world” http://russian.cntv.cn/program/news_ru/20100906/102640.shtml.
  7. “The number of privately-owned business in China has exceeded 3.5 million”, http://www.ttservice.by/index.php?name=news&op=view&id=4 .
  8. “This year the 500 most powerful private business have 5 specific characteristics”, http://russian.china.org.cn/exclusive/txt/2010-09/01/content_20841263.htm .
  9. Ibid.
  10. “China in 2009 was amongst the five biggest investors in the world”, http://www.bfm.ru/news/2010/09/06/kitaj-v-2009-godu-stal-pjatym-krupnejshiminvestorom-v-mire.html .
  11. “The global economy: The Chinese cycle”, http://www.warandpeace.ru/ru/reports/vprint/51067 .
  12. “The USA: Acquisition of American bonds by China”, http://www.capital.gr/NewsPrint.asp?id=1048344 .
  13. “China proceeds in the world”, http://www.chaskor.ru/article/kitaj_poshel_po_miru_18811 .
  14. “ A clean-up of raw materials”, http://www.expert.ru/printissues/expert/2009/40/resursnuy_pylesos. The statistics that follow in this section are from this article.
  15. “The Pentagon is concerned about the increasing military power of China”, http://www.bbc.co.uk/russian/international/2010/08/100817_cnina_military_report_pentagon.shtml .
  16. “The Pentagon: China continues to increase its military power”, http://www.voanews.com/russian/news/worldnews/US-China-military-2010-08-16-100809179.html
  17. “The overall strength of China”, http://www.journal-neo.com/?q=node/488 .
  18. “China has the 2nd most numerous army in the world”, http://vpk.name/news/35274_voennyii_potencial_kitaya_zanimaet_vtoroe_mesto_v_mire.html
  19. Statistics from the Russian language website of the Chinese Ministry of Trade http://russia.mofcom.gov.cn/article/subject/zhongguo/lanmufff/200803/20080305410262.html .
  20. “Zemin Zebao” http://russian.people.com.cn/31521/6980549.html
  21. Yian Jiechi “The PR China pays more and more attention to development, taking on more and more responsibility”, speech in Munich, 5 February 2010, http://russian.people.com.cn/31520/6889574.html
  22. V.I. Lenin “ Imperialism, the Highest Stage of Capitalism”, Collected Works, Synchroni Epochi, vol.27 ps 378-379.
  23. From the website of the Chinese Embassy in Athens: http://gr.chinaembassy.org/eng/xwdt/t261536.htm .
  24. ibid.
  25. Resolution of the European Parliament on the 23rd of April 2008 related to the policies of China and their impact in Africa, 2007/2255(INI) (2009/C 259E/08).
  26. Nikita Medkovitch : “The financial dimension of the war in Afghanistan (1979-1989)” http://afghanistan.ru/print/?id=18319.
  27. Steve Coll: «Anatomy of a Victory CIA s Covert Afghan War», «Washington Post»,19 July 1992, http://emperorsclothes.com/docs/anatomy.htm.
  28. A.S. Voronin; “Vietnam, independence, unity, socialism”, “Sychroni Epohi”. Ps 96-97
  29. A.S. Voronin “ Vietnam Today”, “nea biblia”, p. 109
  30. ibid
  31. Consolidated Guidance No.8, summary in the “The New York Times”, 4 November 1979,p. A1
  32. Jonathan Pollack: «The Lessons of Coalition Politics: Sino-American Security Relations», Santa Monica: RAND Corporation, 1984, p. 70.
  33. S. Lavrenov-I. Popov “The Soviet Union in local wars and conflicts”, http://militera.lib.ru/h/lavrenov_popov/index.html .
  34. http://www.arlindo-correia.com/gleijeses4.pdf .
  35. Newspaper “Imerisia”, 23 September 2010, http://www.imerisia.gr/article.asp?catid=12337&subid=2&pubid=61921147 .
  36. “The Military Force in Kosovo (KFOR)”, http://tosyntagma.antsakkoulas.gr/afieromata/item.php?id=395 .
  37. http://www.rian.ru/world/20100722/257443658.html .
  38. http://www.hellasontheweb.org/2010-04-05-22-20-08/2010-04-06-12-08-05/785-2010-09-01-20-11-24?tmpl=component&print=1&layout=default&page= .
  39. Athens News Agency-Macedonian News Agency
  40. http://www.inews.gr/news/1/iper-prasinis-anaptixis-simfonoun-sosialistiki-diethniskai-kommounistiko-kommakinas.htm .
  41. http://www.pasok.gr/portal/resource/contentObject/id/b334bc62-b685-4619-8b73-b72f8e76276a .
  42. Its full title is: “China is not happy. An important era, important goals and the internal and external upheavals”. “Chiansou Zenmin Tsoumanse”, which publishes political, philosophical and literay books. March 2009.The authors are five well-known journalists and writers: Song Shaojun, military analyst of the central televison channel “Fenwan”. Wang Xiaodong, journalist. Song Qiang, deputy editor of “the journal of international social studies”. Liu Yang, journalist, media commentator on economic, cultural and political issues.
  43. “Chinese military strength”, 26.8.2010, http://www.odnagdy.com/2010/08/blog-post_9626.html
  44. Joint statement for the deepening of the extensive strategic cooperation between China and Greece, http://greek.cri.cn/161/2010/10/04/42s4914.htm .
  45. “Why China is angry with Russia”, http://kp.ru/daily/24313/506551 .
  46. “China is more and more attracted to the Russian Far East”, http://world.people.com.cn/GB/1030/6677024.html , translated into Russian: http://www.inosmi.ru/world/20080130/239263.html .
  47. “China’s neighbours are arming themselves with whatever they can”, http://www.ng.ru/world/2010-08-10/7_vietnam.htm
  48. “Italy welcomes China with…a red Colosseum”, http://www.euro2day.gr/news/world/125/articles/607508/ArticleNewsWorld.aspx .
  49. “India has sent 2 divisions to its borders with China”, http://www.warandpeace.ru/ru/news/vprint/50479 .
  50. “India is increasing its military strength in response to China”, http://flot.com/nowadays/concept/opposite/indiareadiesforchinafight/index.php?print=Y .
  51. Statement of the International Meeting of Communist and Workers’ Parties, Athens 2002 http://www2.rizospastis.gr/story.do?id=1320825&publDate=2002-06-26%2000:00:00.0 .
  52. Report to the 16th Congress of the CPC, http://russian.china.org.cn/news/txt/2002-11/19/content_2050838.htm .
  53. A. Liukin: “The Chinese “vision” and the future of Russia”, http://www.mgimo.ru/news/experts/document151024.phtml .
  54. “China: increase in the rate of its economic development”, March 2010, http://www.imperiya.by/economics2-7364.html .
  55. Over 80% of the population lives in the Eastern regions which account for about 10% of China’s territory. Source: Russian geographic website: “Description of China”, http://geo-tour.net/Asia/china.htm .
  56. K. Marx: “Theories of Surplus value”, part 2 “Synchroni Epohi”, p 13
  57. Website of the Chinese Embassy in Athens, http://gr.china-embassy.org/eng/xwdt/t261536.htm .
  58. K. Marx-F. Engels: “The Communist Manifesto”, “Sychroni Epohi”, ps 29-30.
  59. From the article of J.V. Stalin “Discussion about the Handbook of Political Economy” (January 1941), in Richard Kosolapov: “Comrade Stalin has the floor”, “Discussion about the Handbook of Political Economy”, 29 January 1941, “paleia”, Moscow, 1995, ps 161-168.
  60. J.V. Stalin: “His closing speech at the 7th plenary session of the Executive Committee of the Communist International”, “Collected Works”, v. 9, ps 132-136.
  61. “The financial market of China”, http://www.globfin.ru/articles/finsyst/china.htm
Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in ATTULITA'2. Contrassegna il permalink.