Grover Furr : Perchè Kruscev ha attaccato Stalin?

Tratto da: http://www.associazionestalin.it/

Grover Furr : Perchè Kruscev ha attaccato Stalin?

Da “Khrushchev Lied”, capitolo XII, pp. 192-217

Perchè l’ha fatto? Quali erano le sue vere motivazioni? Quelle da lui addotte non possono essere prese per buone. Le “rivelazioni” di Kruscev erano false ed egli, o lo sapeva (nella maggior parte dei casi), o non se ne curava affatto.

Kruscev doveva certo avere motivazioni reali, ma sono proprio quelle su cui nel discorso al XX Congresso e poi anche per tutto il resto della sua vita ha mantenuto il silenzio. In altre parole dietro il “rapporto segreto” universalmente conosciuto ce n’è un altro, reale, che è rimasto segreto, mai divulgato. In queste pagine mi propongo soprattutto di sollevare questa questione, non tanto di fornire una risposta. Mi limiterò a menzionare alcune possibilità e alcuni ambiti su cui approfondire la ricerca, alcuni ovvii, altri meno.

E’ certo che Kruscev, gettando la colpa su Stalin e iniziando le “riabilitazioni”, voleva prevenire la possibilità che qualcuno sollevasse la questione della sua responsabilità nelle ingiustificate repressioni di massa degli anni ’30. Probabilmente pensò che le “riabilitazioni” – che i “riabilitati” fossero stati colpevoli o meno – lo avrebbero reso popolare tra le alte sfere del partito. E poi forse a Mosca e in Ucraina, dove la reputazione che s’era fatto come architetto delle repressioni di massa era ben meritata e ben conosciuta, attribuire la responsabilità a Stalin defunto e al tempo stesso prendere le difese delle vittime e, quel che più importa, delle famiglie sopravvissute, avrebbe attenuato l’ostilità che molti devono aver nutrito nei suoi confronti.

Finora il rapporto di Kruscev è stato preso per oro colato, ma la ricerca che abbiamo condotto dimostra che prenderlo a quel modo era sbagliato. Questo ci lascia con un certo numero di questioni aperte. Perchè Kruscev presentò il rapporto? Perchè arrivare a tali estremi – false ricerche, occultamento di documenti autentici – e spendersi politicamente in quel modo per pronunciare un discorso che in pratica non conteneva nient’altro che falsità?

Una risposta è venuta dal Partito Comunista Cinese: Kruscev e i suoi alleati volevano portare l’URSS su una traiettoria politica radicalmente diversa da quella che aveva preso, secondo loro, sotto Stalin. Abbiamo brevemente accennato a certe misure economiche e politiche prese sotto Kruscev che la direzione del PCC considerò come abbandono di fondamentali principî marxisti-leninsiti.

C’è sicuramente una parte di verità in questa teoria. Tuttavia una base per idee di quel tipo già esisteva nell’URSS. Quelle politiche, che vengono adesso identificate con Kruscev e i suoi epigoni, Breznev e gli altri, affondano le loro origini nel periodo immediatamente successivo alla scomparsa di Stalin, ben prima che Kruscev riuscisse a dominare la direzione sovietica. Anzi, molte di quelle politiche possono essere ricondotte agli ultimi anni ’40 e ai primi ’50, il periodo “tardo staliniano”.

E’ difficile capire in che misura Stalin stesso abbia appoggiato o si sia invece opposto a queste politiche. Negli ultimi anni della sua vita Stalin fu sempre meno attivo politicamente. A più riprese sembra che abbia cercato di far imboccare un percorso diverso verso il comunismo, così per esempio nel suo ultimo libro Problemi economici del socialismo nell’URSS (1952) e al XIX Congresso del Partito, nell’ottobre 1952. Mikoian in seguito scrisse che le ultime idee di Stalin rappresentavano “un’incredibile deviazione di sinistra”.[1] E immediatamente dopo la sua morte la “direzione collettiva” fu unanime nel cancellare ogni menzione del libro di Stalin e nell’abbandonare il nuovo sistema di direzione del partito.

Kruscev utilizzò l’attacco a Stalin e Beria come un’arma contro gli altri membri della “direzione collettiva”, in particolare Malenkov, Molotov e Kaganovic. La cosa però non era priva di rischi. Come poteva escludere che non avrebbero mosso le stesse accuse o anche peggiori contro di lui? In parte ciò può essere dovuto al fatto che Kruscev poteva contare su alleati come Pospelov, che lo aiutarono a “purgare” gli archivi dai documenti sul suo coinvolgimento nelle repressioni di massa.

Kruscev può anche aver capito che, con Beria fuori gioco, l’unico ad avere un “programma”, un piano e l’iniziativa per realizzarlo era lui. Possiamo vedere retrospettivamente che gli altri membri del Presidium in quel periodo furono stranamente passivi. Forse avevano sempre contato su Stalin per assumere l’iniziativa e prendere decisioni importanti. O forse quella che sembrava passività nascondeva uno scontro di idee politiche confinato all’interno dell’organismo dirigente.

Lo storico Iuri Zhukov ha avanzato una terza teoria. La sua tesi è che lo scopo di Kruscev fosse sbarrare definitivamente la porta alle riforme democratiche con cui Stalin era associato e che i vecchi alleati di Stalin nel Presidium (chiamato Politburo fino all’ottobre 1952), e in particolare Malenkov, stavano ancora cercando di promuovere. Quelle riforme puntavano a togliere al partito il controllo della politica, dell’economia e della cultura per trasferirlo ai soviet elettivi. Sarebbe stata in effetti una “perestroika” o “ristrutturazione”, ma nei limiti del socialismo, all’opposto della piena restaurazione del più rapace capitalismo prodotta dalla successiva “perestroika” di Gorbacev.

Zhukov riporta in dettaglio numerosi momenti nello scontro tra Stalin e i suoi alleati, che volevano rimuovere il partito dalle leve del potere, e il resto del Politburo che si opponeva fermamente. Nel maggio 1953 , poco dopo la morte di Stalin, il corpo esecutivo del governo sovietico, il Consiglio (Soviet) dei Ministri, approvò alcuni decreti che toglievano a figure di spicco del partito le “buste” o paghe supplementari, portando così il loro reddito a uno o due livelli al di sotto delle corrispondenti figure governative. Secondo Zhukov la riforma fu promossa da Malenkov ed è coerente col progetto di restituire maggior potere al governo sovietico e ridimensionare il ruolo del partito, sottraendogli l’amministrazione del paese, dell’economia e della cultura. Significativamente ciò fu fatto prima della soppressione illegale di Lavrentii Beria che, come adesso sappiamo, sosteneva lo stesso progetto.

A fine giugno 1953 Beria fu eliminato, arrestato e detenuto o assassinato per le spicce. In agosto Kruscev riuscì – come non sappiamo – a reintrodurre le “buste” di emolumenti speciali per funzionari di alto rango del partito e anche a far pagare i tre mesi arretrati che non avevano percepito. Tre settimane dopo, proprio al termine di un Plenum del Comitato Centrale, fu ristabilito il posto di Primo Segretario del Partito, che fino al 1934 era chiamato Segretario Generale, e Kruscev fu eletto ad occuparlo. E’ difficile non vedervi la ricompensa della nomenklatura del Partito per il “suo uomo”.

Zhukov così conclude:

E’ mia ferma convinzione che il vero significato del XX Congresso stia precisamente in questo ritorno al potere dell’apparato di Partito. Fu la necessità di occultare questo fatto… che creò il bisogno di distrarre l’attenzione dagli eventi contemporanei e concentrarla sul passato coll’aiuto del “rapporto segreto”.[2]

Le prime due spiegazioni, quella anti-revisionista o “cinese” e quella della “lotta di potere” certamente contengono elementi di verità. A mio parere tuttavia la teoria di Zhukov rende meglio conto dei fatti che conosciamo ed è insieme coerente con i contenuti del rapporto segreto che, come abbiamo scoperto, è falso praticamente da cima a fondo.

Stalin e i suoi sostenitori si erano battuti per un piano di democratizzazione dell’URSS tramite il confronto elettorale. Il piano comportava a quanto pare la dislocazione dei centri di potere nell’URSS trasferendola dai dirigenti di partito come Kruscev a esponenti di governo eletti. Quella riforma avrebbe posto anche le premesse per ristabilire il partito come organizzazione di persone votate alla lotta per il comunismo e non interessate a carriere e guadagni personali.[3] A quanto pare Kruscev sarebbe stato sostenuto dai Primi Segretari del Partito che erano determinati a sabotare quel progetto per perpetuare le loro posizioni di privilegio.

Tanto sul piano interno che internazionale, Kruscev perseguì politiche in cui molti osservatori contemporanei ravvisarono una rottura netta rispetto a quelle identificate con la direzione di Stalin. Di fatto cambiamenti politici di questo tipo, non identici a quelli iniziati o propugnati in seguito da Kruscev, ma con essi assai coerenti, furono introdotti subito dopo la morte di Stalin, quando Kruscev era un semplice membro, e non il più importante, del Presidium del Comitato Centrale.[4] Tra le “riforme” più spesso citate, che andavano in senso opposto alle politiche di lungo corso di Stalin troviamo:

L’apertura a riforme orientate al “mercato”.

Il concomitante ridimensionamento del ruolo dell’industria pesante e della costruzione dei mezzi di produzione in favore della produzione di beni di consumo.

In politica internazionale l’abbandono della tradizionale concezione marxista-leninista dell’inevitabilità della guerra con l’imperialismo finchè questo esisteva, sostituendola con la necessità di evitare qualsiasi scontro diretto con l’imperialismo, a qualsiasi costo.

La messa tra parentesi della classe operaia come avanguardia della rivoluzione sociale per accentuare la costruzione di alleanze con altre classi.

L’idea nuova che il capitalismo possa essere superato senza rivoluzione, con “mezzi pacifici” e per via parlamentare.

L’abbandono dei piani di Stalin per procedere verso una fase ulteriore del socialismo e verso il vero comunismo.

Kruscev non avrebbe potuto prendere il potere e il suo “rapporto segreto” non lo avrebbe potuto concepire, preparare e presentare ed esso non avrebbe potuto avere il successo che ebbe senza cambiamenti profondi nella società sovietica e nel Partito Comunista dellURSS. [5]

Kruscev partecipava a una congiura?

In altro contesto Zhukov afferma che furono i Primi Segretari, guidati da Robert Eikhe, a dare inizio alle repressioni di massa del 1937-38.[6] Kruscev, che era uno di quei potenti Primi Segretari, ebbe un ruolo di primo piano nella repressione su vasta scala, compresa l’esecuzione di migliaia di persone.

Molti di quei Primi Segretari in seguito furono a loro volta processati e condannati a morte. Alcuni, come Kabakov, furono accusati di far parte di un complotto. Altri, come Postyshev, furono accusati, almeno inizialmente, di aver represso in massa, senza motivo, molti membri del Partito. Anche Eikhe sembra appartenere a questo gruppo. In seguito molti di loro furono accusati anche di aver partecipato a vari complotti. Kruscev fu uno dei pochi Primi Segretari degli anni 1937-38 che non solo evitò ogni accusa ma fu promosso.

Non potrebbe essere che Kruscev fosse effettivamente implicato in un complotto, ma fosse uno dei più alti esponenti a non essere identificato? Non possiamo nè provare nè smentire questa ipotesi. Eppure spiegherebbe tutti i fatti di cui siamo a conoscenza.

Il rapporto di Kruscev è stato interpretato come finalizzato alla riabilitazione di Bukharin. Alcuni degli imputati nel processo “Bukharin” di Mosca nel 1938 furono effettivamente riabilitati e sarebbe dunque stato logico includervi anche Bukharin. Ciò tuttavia non avvenne e Kruscev stesso scrisse che avrebbe voluto riabilitare Bukharin, ma non lo aveva fatto per l’opposizione di alcuni dirigenti comunisti stranieri. Mikoian scrisse che i documenti erano già stati firmati, ma poi fu proprio Kruscev che tornò indietro.[7]

Perchè Kruscev tra tutti gli imputati nei tre grandi processi di Mosca avrebbe voluto riabilitare proprio Bukharin? Sembrerebbe che si sia sentito molto più vicino a Bukharin che non agli altri. Può essere che questa vicinanza si riferisse solo alle idee di Bukharin, ma questa non è la sola spiegazione possibile.

Fin dagli anni di Kruscev, ma ancor più dopo la riabilitazione formale con Gorbacev nel 1988, l'”innocenza” di Bukharin è stata considerata un fatto assodato. Vladimir I. Bobrov e io, in un articolo pubblicato recentemente, abbiamo mostrato però che non c’è in realtà alcun motivo per pensare che le cose stiano così.[8] Le prove che conosciamo – che sono solo una piccola frazione di quelle di cui il governo sovietico disponeva negli anni ’30 – fanno decisamente pensare che Bukharin fosse effettivamente coinvolto in un vasto complotto. Quanto al decreto di riabilitazione di Bukharin del periodo di Gorbacev, promulgato il 4 febbraio 1988 dal Plenum della Corte Suprema dell’URSS, in un altro studio recentemente pubblicato in russo[9,] abbiamo dimostrato che contiene deliberate falsificazioni. Secondo questa teoria, nella confessione resa al processo di Mosca nel marzo 1938 Bukharin aveva detto la verità. Noi però sappiamo che non aveva detto tutta la verità. Getty avanza l’ipotesi che Bukharin avesse incominciato a confessare solo dopo che lo aveva fatto Tukhacevsky, cosa di cui è ragionevole pensare che il detenuto Bukharin fosse stato informato, e a quel punto fece il nome di Tukhacevsky.

Ci sono prove che Bukharin sapeva di altre persone coinvolte nel complotto, ma non ne fece il nome. Frinovskii sostenne che tra costoro ci fosse lo stesso Ezhov[10] e la cosa è credibile alla luce degli elementi di cui ora disponiamo su Ezhov. Non potrebbe esserci stato nel numero anche Kruscev, che Bukharin lo sapesse o meno? Se così fosse, per gli incarichi elevati che ricopriva, sarebbe stato coperto dal massimo segreto.

Quel che possiamo dire per ora è che Kruscev “represse” un numero enorme di persone, forse più di chiunque altro salvo Ezhov e i suoi uomini e forse Robert Eikhe. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che fu Primo Segretario a Mosca (città e provincia) fino al gennaio 1938 e dopo in Ucraina, due zone molto vaste. Data l’esistenza, o il sospetto, di un complotto radicato nel partito, questo sarebbe stato logicamente forte a Mosca; quanto all’Ucraina aveva sempre avuto la sua quota di opposizione nazionalista. Frinovskii dichiarò decisamente che egli stesso ed Ezhov avevano “represso” – torturato, costruito false confessioni e assassinato giudizialmente – un gran numero di persone per apparire più zelanti di tutti e coprire in questo modo le loro attività di cospirazione. Questa ammissione di Frinovskii non solo è credibile, ma è anche la sola che abbia un senso. Ezhov stesso aggiunse la motivazione supplementare di diffondere l’avversione per il sistema sovietico in modo da facilitare le ribellioni in caso di invasione straniera.[11]

A quanto pare Postyshev ed Eikhe, due Primi Segretari che repressero molti innocenti, agirono per motivi analoghi e sappiamo che Eikhe, perlomeno, collaborò strettamente con Ezhov nell’impresa. Non potrebbero aver agito allo stesso modo anche altri Primi Segretari? E Kruscev, in particolare, non potrebbe aver organizzato massicce montature, processi farsa ed esecuzioni per coprire la sua stessa partecipazione?

Le altre spiegazioni possibili sono 1) che alcune centinaia di migliaia di persone fossero effettivamente colpevoli di cospirazione, oppure 2) che questa gente fu massacrata solo per la “paranoia di Stalin”, che voleva eliminare chiunque potesse rappresentare un potenziale pericolo in un qualche futuro. Ma noi sappiamo che fu Kruscev, non Stalin o il Politburo, a prendere l’iniziativa di chiedere quote più alte per le persone da reprimere, e nessuno ha mai sostenuto che Kruscev fosse “paranoico”.

Gli anticomunisti, i trotskisti e i sostenitori del paradigma del “totalitarismo” hanno generalmente accettato la spiegazione della “paranoia”, benchè questa in effetti non “spieghi” nulla, ma serva in realtà di copertura alla mancanza di una spiegazione. Ma adesso sappiamo che la paranoia non c’entra. Non fu Stalin, ma furono i membri del CC, e in particolare i Primi Segretari, a dare il via alle repressioni di massa e alle esecuzioni. Frinovskii dice esplicitamente che Bukharin sapeva che Ezhov faceva parte del complotto “di destra e trotskista” ma rifiutò di fare il nome di Ezhov nelle confessioni o al processo. Secondo Frinovskii non l’avrebbe nominato perchè Ezhov gli aveva promesso che in cambio del suo silenzio sarebbe stato risparmiato. La cosa è possibile, anche se è una spiegazione che non fa molto onore a Bukharin che, dopotutto, era un bolscevico, veterano dei sanguinosissimi giorni della rivoluzione dell’ottobre 1917 a Mosca.

I rivoluzionari clandestini a volte affrontavano l’esecuzione piuttosto di parlare di tutti i loro compagni. Perchè non concedere che Bukharin possa aver rifiutato di fare il nome di Ezhov per questa sola ragione? In effetti sappiamo che Bukharin non aveva detto “tutta la verità” in nessuna delle sue dichiarazioni antecedenti al processo. E perchè mai, se non perchè non era ancora “disarmato”, ma stava ancora lottando contro Stalin? Le servili professioni di “sapiente amore”[12] per Stalin da parte di Bukharin sono una lettura imbarazzante. Possiamo escludere che fossero sincere e Stalin di certo non può averle prese per tali più di quanto possiamo fare noi oggi.

Abbiamo visto che Bukharin aveva fatto il nome di Tukhacevski solo dopo che aveva potuto sapere che questi era stato arrestato e aveva confessato. Quali che ne fossero i motivi, egli andò all’esecuzione senza aver menzionato la partecipazione di Ezhov al complotto, ma allora non potrebbe aver protetto anche altri cospiratori?

Non possiamo sapere con certezza se Kruscev fosse uno di questi cospiratori nascosti o se Bukharin ne fosse a conoscenza. Sappiamo però che anche dopo il 1937-38 elementi che cospiravano contro il governo continuarono ad esserci nell’URSS[13] e che alcuni di loro occupavano posizioni elevate. Sappiamo anche che Kruscev rimase fedele a Bukharin anche a distanza di molti anni dalla sua morte.

L’ipotesi che Kruscev fosse membro segreto di una diramazione della cospirazione assai ramificata “di destra e trotskista” è avvalorata dal fatto che egli fu sicuramente coinvolto in vari altri complotti di cui abbiamo notizia.

Il 5 marzo 1953, con Stalin non ancora morto, i vecchi membri del Politburo si riunirono per abolire il Presidium allargato approvato al XIX Congresso nel precedente mese di ottobre. In pratica si trattò di un colpo di stato nel Partito, su cui non ci fu nè un voto nè discussione nel Presidium o nel Comitato Centrale.

Kruscev fu l’ispiratore e animatore del complotto per “reprimere”, cioè arrestare e forse assassinare, Lavrentii Beria. Sappiamo che il suo arresto non venne pianificato con molto anticipo, perchè la bozza del discorso di Malenkov per la riunione del Presidium in cui Beria fu arrestato (o assassinato) è stata pubblicata e in essa si chiede la rimozione di Beria dalla direzione congiunta del Ministero degli Interni (MVD) e del Ministero per la Sicurezza dello Stato (MGB) e dalla vicepresidenza del Consiglio dei Ministri e la sua nomina a Ministro dell’Industria Petrolifera.

Dato che Kruscev era in grado di negare agli altri membri del Presidium l’accesso ai documenti studiati dalla Relazione Pospelov e dalle commisioni per le riabilitazioni, si deve concludere che fosse la mente di un altro complotto, quello delle persone che fornivano le informazioni a lui ma non ad altri.

A questo complotto doveva sicuramente partecipare Pospelov, autore della Relazione. Doveva esserci anche Rudenko, che firmò le relazioni per quasi tutte le riabilitazione più importanti. Lo studio di come vennero preparate le relazioni per le riabilitazioni e quella della Commissine Pospelov non è ancora stato fatto. Probabilmente gli altri membri delle commissioni di riabilitazione, nonchè i ricercatori e gli archivisti che individuarono i documenti per quelle relazioni e per Pospelov, dovettero giurare di mantenere il silenzio oppure facevano anche loro parte del complotto.

Noi conosciamo i nomi e qualche notizia sui funzionari che si pensa abbiano controllato i documenti delle inchieste. Per esempio sappiamo che un certo Boris Viktorov fu uno dei giuristi che ebbero le mani in pasta nelle riabilitazioni. Viktorov pubblicò perlomeno un articolo sul suo lavoro, sulla Pravda del 29 aprile 1988, allo scopo di ribadire l’innocenza del marecsiallo Tukhacevski e degli altri comandanti militari condannati insieme a lui l’11 giugno del 1937. Nel 1990 poi Viktorov pubblicò un libro che prometteva di fornire dettagli su molti altri casi di repressione.

Ebbene, il suo racconto è certamente deliberatamente falso. Viktorov afferma l’innocenza degli imputati, ma non può dimostrarla. Egli cita un documento contestato, ma ignora testimonianze schiaccianti che deve sicuramente aver visto e che non erano di dominio pubblico quando scriveva, ma ora sono in nostro possesso. Almeno Viktorov dunque faceva parte del “complotto” per fornire a Kruscev false testimonianze per sostenere l’innocenza delle persone menzionate nel rapporto segreto.

C’è un generale consenso sul fatto che dopo aver preso il potere Kruscev fece esplorare gli archivi e sottrarre e senza dubbio distruggere molti documenti.[14] Gli studiosi sono anche unanimi nel dire che questi documenti probabilmente riguardavano il ruolo avuto da Kruscev nelle repressioni di massa dei tardi anni ’30. Adesso che sappiamo che Kruscev aveva detto il falso praticamente in tutte le proposizioni del suo rapporto segreto e che le relazioni per le riabilitazioni e la Relazione Pospelov sono anch’esse gravemente manipolate, possiamo ritenere assai probabile che Kruscev abbia fatto sparire anche altri documenti.

Si è trattato di un’impresa impegnativa, che deve aver impegnato molti archivisti il cui lavoro doveva essere controllato. Un’impresa troppo impegnativa per essere controllata solo da Rudenko e Pospelov e che avrebbe avuto bisogno del coinvolgimento di un numero elevato di ricercatori e funzionari, compresi naturalmente funzionari di partito legati a Kruscev ma a noi ancora ignoti. Costoro naturalmente dovevano sapere quali prove Kruscev stava nascondendo o distruggendo.

Aleksandr S. Shcerbakov

Nel gennaio del 1938 Kruscev fu esonerato dall’incarico di Primo Segretario della città e della regione di Mosca e inviato come Primo Segretario in Ucraina. A Mosca fu sostituito da Alexandr Sergeevich Shcerbakov.

Nelle sue memorie Kruscev manifesta profondo odio per Shcerbakov, anche se le ragioni addotte sono vaghe. La recente biografia di Shcerbakov a cura di A.N.Ponomarev, pubblicata dall’Archivio Centrale di Mosca, esamina l’ostilità di Kruscev più in dettaglio. Secondo la sua ricostruzione, l’odio di Kruscev per Shcerbakov risalirebbe al rifiuto di quest’ultimo di consentire a Kruscev di gonfiare le statistiche sui raccolti di cereali includendovi anche il grano utilizzato per la semina.[15]

Più pericoloso per Kruscev era il ruolo di Shcerbakov nei procedimenti d’appello, in cui il 90% dei membri del Partito espulsi da Kruscev nel 1937-38, quando era a capo del Comitato Regionale e di quello Cittadino di Mosca, furono reintegrati: più di 12.000 solo per il 1937. Quel che Ponomarev omette di dire è che la grande maggioranza di costoro era stata condannata a morte e gli appelli erano presentati dai familiari.[16] Naturalmente Kruscev era stato uno dei membri della troika che decideva sulle repressioni di massa, anche se a volte si faceva rappresentare da un vice. Tutti gli altri membri della troika di Mosca furono condannati a morte per le repressioni illegali. E’ logico concludere che Kruscev stesso si sentisse estremamente vulnerabile. Pochi Primi Segretari e forse nessuno (e Kruscev nel 1939 era in Ucraina) si erano resi responsabili di più espulsioni ed esecuzioni e di più “repressione” di lui.

Ponomarev cita altre testimonianze della freddezza che Shcerbakov dimostrava da parte sua verso Kruscev. Al XVIII Congresso del Partito nel 1939 Shcerbakov presentò una relazione in cui ostensibilmente evitava di menzionare anche una sola volta il suo predecessore. Georgii Popov, secondo segretario sia sotto Kruscev che sotto Shcerbakov, fece invece altrettanto ostensibilmente l’elogio di Kruscev, mettendo ancor più in risalto il silenzio di Shcerbakov.[17]

Basandosi su testimonianze di familiari e su documenti tratti dagli archivi di Mosca, Ponomarev si premura di confutare un certo numero di accuse mosse contro Shcerbakov da Kruscev nelle sue memorie, per esempio l’insinuazione che Shcerbakov fosse gravemente alcolizzato.[18] Secondo i figli Shcerbakov non beveva quasi mai.[19]

Ponomarev si sofferma anche sulla doppiezza di Kruscev nei confronti della famiglia di Shcerbakov dopo la sua morte: finchè Stalin viveva si mostrò amichevole, ma una volta preso il potere tolse loro la dacha di famiglia e cancellò ogni memoria pubblica dell’operato di Shcerbakov.

Kruscev era certo un serpente; per usare i termini che egli stesso impiegò contro Shcerbakov defunto, aveva il “carattere velenoso di un serpente”[20]. Anastas Mikoian, che pure fu suo stretto alleato politico, rimarcò l’estrema disonestà e slealtà di Kruscev verso le persone, nonchè la disonestà nel ricostruire i fatti storici.[21] Ma perchè Kruscev si mostrò così vendicativo nei confronti di Shcerbakov e della sua famiglia? Perchè lo odiava a tal punto?

Nelle sue memorie Kruscev non menziona il fatto che Shcerbakov aveva contribuito a smascherare A.V. Snegov come elemeno della congiura nel 1937. Kruscev divenne in seguito molto amico di Snegov, lo fece liberare da un campo di lavoro, gli conferì un importante incarico, si consultò con lui e lo citò nel rapporto segreto. Secondo Alexei Adjubei, genero di Kruscev, Snegov era diventato amico e confidente di Kruscev.[22]

Come spiegare tanta solerzia per Snegov da parte di Kruscev da intercedere personalmente nel 1954 per farlo liberare da un campo e poi promuoverlo e favorirlo a tal punto? Un’ipotesi verosimile è che Kruscev fosse suo amico già da lunga data, prima che egli fosse arrestato. Forse Kruscev aveva fatto in modo che Snegov scampasse dall’esecuzione, anche se le prove contro di lui sembra fossero consistenti ed egli era di “Prima Categoria”.

Dato che Kruscev e Snegov devono essere stati molto vicini, che quest’ultimo fu riconosciuto colpevole di partecipazione a un complotto e che Kruscev si assunse l’onere di “salvare” e favorire Snegov – che non ebbe mai posizioni di rilievo nel Partito e non esercitò mai un grosso potere – non è logico supporre che Snegov sapesse qualcosa su Kruscev? Naturalmente Kruscev avrebbe potuto far sì che fosse giustiziato, non c’è dubbio. Ma se erano vecchi amici il comportamento di Kruscev e l’onore riservato a Snegov avrebbero un senso.

Gli studiosi contemporanei hanno stabilito che Kruscev si affrettò a occultare le prove del suo ruolo nelle repressioni di massa. Negli anni di Stalin molti dirigenti di Partito e dell’NKVD furono processati e anche giustiziati per abusi di questo tipo. Kruscev perciò deve aver vissuto per molti anni nella paura che il suo ruolo nelle repressioni di massa ingiustificate venisse riconosciuto e questa paura deve essere stata anche maggiore se, come sospettiamo, egli era coinvolto in qualche tipo di complotto di Destra e Trotskista solo che era riuscito a non farsi scoprire.

Shcerbakov non solo era in grado di conoscere più di chiunque altro il ruolo di Kruscev nelle repressioni di massa[23], ma era anche abbastanza influente per farsi ascoltare da Stalin e dal Politburo. Nel maggio 1941 Shcerbakov divenne uno dei segretari del Comitato Centrale, una posizione più importante di quella dello stesso Kruscev.

Shcerbakov morì nel maggio 1945 all’età di 44 anni. Il 10 dicembre 1944 era stato colpito da un attacco di cuore e da allora era rimasto a casa in convalescenza. Il 9 maggio 1945 i dottori gli avevano dato il permesso di alzarsi dal letto per andare a Mosca per festeggiare la vittoria duramente conquistata contro la Germania nazista, ma questo gli causò un ultimo attacco che il 10 maggio gli fu fatale.

Perchè i dottori che lo avevano in cura consentirono a un uomo in quelle condizioni di alzarsi, quando il trattamento di base è riposo totale a letto?[24] Uno dei dottori di Shcerbakov, Etinger, di fronte a M.T. Likhacev che lo interrogava confessò “di aver fatto tutto il possibile per abbreviare la vita di Shcerbakov” perchè lo riteneva un antisemita.[25] Interrogato poi da Abakumov, Ministro della Sicurezza dello Stato (a capo dell’MGB), Etinger ritrattò la confessione, ma poi la confermò nuovamente e non molto tempo dopo morì in prigione.

Questo episodio faceva parte di quella che sarebbe diventata la “Congiura dei medici”, un affare assai torbido parte del quale fu certamente una montatura. La confessione di Etinger potrebbe essergli stata estorta e può darsi che egli fosse innocente e non avesse causato la morte di Shcerbakov per maltrattamenti. Tuttavia anche i medici della “Congiura” che nel 1948 avevano in cura Andrei Zhdanov ammisero di averlo maltrattato in modo da causarne la morte. Avevano consentito che il paziente si alzasse dal letto e andasse in giro, non solo, ma avevano chiamato un cardiologo per fargli l’elettrocardiogramma, ma quando il cardiologo riferì che il paziente aveva avuto un attacco di cuore le dissero che si stava sbagliando e si rifiutarono di darle ascolto e anche di consentire che trascrivesse il suo referto nella cartella clinica. Che “errore”! In effetti il loro comportamento ha tutti i crismi di un “complotto”, anche se non è affatto chiaro se avesse lo scopo di assassinare certi dirigenti del Partito, secondo l’accusa formulata in seguito, o fosse semplicemente un modo per “coprirsi” l’un l’altro.

C’era anche un precedente dello stesso tipo. Al processo di Mosca a Bukharin del marzo 1938, Rykov e altri due medici, Pletnev e Levin, avevano confessato un complotto per causare la morte dello scrittore Maxim Gorkii, di Valerian V. Kuibyscev, membro del Politburo, e di Vyaceslav Menzhinsky, capo della OGPU, il cui vice era Iagoda che voleva liberarsene il più presto possibile. Noi abbiamo ora conferma di queste accuse dagli interrogatori pre-processuali, precedentemente non pubblicati, di Iagoda e da vari “confronti diretti” o ochnye stavki tra Iagoda e i dottori Levin e Pletnev, nonchè tra Kriuchkov e Levin.

Abbiamo ora anche due interrogatori preliminari di Avel’ Enukidze, che confermano l’insieme delle confessioni di Iagoda. Il dottor Levin ammette anche il contatto diretto con Enukidze. Ho studiato personalmente la “riabilitazione” del dottor Pletnev e la pretesa “ricerca” su questa basata. La conclusione a cui sono giunto è che anche la “riabilitazione” di Pletnev è un falso. Pletnev ammise la sua colpevolezza e non ritrattò mai.[26]

Ne giugno del 1957 fu “riabilitato” Akbal Ikramov, uno degli imputati del “Processo Bukharin”. Per sostenere che Ikramov era stato falsamente accusato l’unico elemento citato fu che i suoi accusatori, compreso Bukharin, avevano accusato anche altri, che nel frattempo erano già stati dichiarati “riabilitati”[27]. Non si afferma mai che Ikramov, che al processo confessò, o uno qualunque dei suoi accusatori, avrebbero agito sotto costrizione.

Entro il dicembre 1957 parecchi altri imputati erano stati “riabilitati” in questo modo. I rimanenti non furono “riabilitati” fino al 1988, sotto Gorbacev, ma questa era solo una formalità. A un convegno nazionale di storici che si tenne nel 1962 fu chiesto a Pospelov che cosa si dovesse dire sugli imputati nelle scuole. La sua risposta fu che “naturalmente nè Bukharin nè Rykov erano spie o terroristi”.[28] Lo stesso Pospelov però, agli storici del pubblico che facevano domande, rifiutò qualsiasi accesso alle testimonianze documentali che avevano richiesto!

Bukharin aveva confessato di essere un terrorista, ma quanto allo spionaggio aveva detto di non averlo fatto in prima persona ma soltanto per il tramite di altri congiurati, mentre Rykov aveva rifiutato di ammettere di essere una spia ma aveva confermato di aver cercato di rovesciare il governo. Pospelov perciò nel 1962 non fa altro che rendere esplicito quello che in precedenza Kruscev aveva solo dato per sottointeso, l’affermazione cioè – falsa come siamo adesso in grado di provare – che i processi di Mosca erano una montatura basata su testimonianze false. Nel “Rapporto Segreto” Kruscev dichiarò che la “Congiura dei medici” era una montatura, ma al riguardo mentì su tutta la linea. Disse che era stata orchestrata da Beria, mentre in realtà fu proprio l’inchiesta di Beria a scoprire che si trattava di una montatura. Accusò poi il dottor Timashuk di essere all’origine della vicenda, ma Timashuk non c’entrava per niente. Tutta la documentazione di prima mano in nostro possesso conferma questi fatti.

In ogni caso la morte di Shcerbakov non poteva essere notizia migliore per Kruscev. Tra tutte le rivelazioni che Kruscev affermò di aver fatto sugli anni di Stalin il cumulo di falsità si è dimostrato tale che sarebbe poco prudente “credergli” sulla parola in questo caso. Alla luce degli elementi che adesso possediamo riguardo le “congiure dei medici” di cui si parlò nel processo di Mosca del 1938, sarebbe sbagliato escludere a priori la possibilità che perlomeno alcune delle “congiure” del dopoguerra abbiano avuto qualche base nella realtà.

Per finire c’è il mistero, riconosciuto già da molto tempo, delle ragioni per cui a Stalin gravemente colpito non furono prestate cure mediche fino a un giorno o più dopo che si era saputo che aveva avuto un ictus. Quali che siano i dettagli di questo affare, Kruscev vi ebbe certo un ruolo.

Le conseguenze da trarre:
l’influenza sulla società sovietica

A parte le motivazioni personali di Kruscev, di grande interesse e importanza sono le conseguenze che si possono trarre dal Rapporto per la società e la politica sovietica.

Il fatto che il “Rapporto Segreto” non è falso solo in particolari passaggi ma è intessuto di menzogne dalla prima riga all’ultima esige una correzione radicale del nostro quadro di riferimento storico e politico.

Il fatto che la commissione di studio e “riabilitazione” che fornì a Kruscev le informazioni che egli utilizzò nel Rapporto – la Commissione Pospelov – non fece una indagine onesta ha conseguenze anche per tutte le altre commissioni di indagine storica, nessuna esclusa, create sotto Kruscev e che a lui rispondevano.

Sotto Kruscev vennero create per esempio molte commissioni di “riabilitazione” per “studiare” i casi di individui, quasi sempre comunisti, che erano stati condannati e giustiziati o detenuti nel GULAG per molti anni. In quasi tutti i casi a nostra conoscenza queste commissioni discolparono gli imputati e li dichiararono “riabilitati” – innocenti a tutti i fini pratici. E i “riabilitati” venivano definiti “vittime della repressione staliniana”. Tuttavia sono assai pochi i casi in cui fu presentata una qualche circostanza che suffragasse l’innocenza della persona “riabilitata”. Al contrario, in alcuni casi ci sono buone ragioni per ritenere che le persone “riabilitate” non fossero affatto innocenti.

Per esempio, nel Plenum del Comitato Centrale del giugno 1957 in cui Kruscev e i suoi alleati espulsero gli “stalinisti” Malenkov, Molotov e Kaganovic per aver cospirato per destituire Kruscev dalla carica di Primo Segretario, il Maresciallo Zhukov diede lettura di una lettera manipolata del Komandarm (generale) Iona Iakir. Iakir era stato processato e giustiziato nel giugno 1937 insieme al Maresciallo Tukhacevskii per aver cospirato con tedeschi e oppositori interni all’URSS in vista di un colpo di stato.

Il Maresciallo Zhukov citò la lettera in questi termini:

Il 29 giugno, alla vigilia della sua morte, [Iakir, NdA] scrisse una lettera a Stalin in cui dice “Caro, fraterno compagno Stalin! Ho l’ardire di rivolgermi a te in questo modo perchè ho detto tutto e penso di essere quel degno militante, devoto al Partito, allo stato e al popolo che sono stato per molti anni. Tutta la mia vita cosciente è trascorsa nel lavoro disinteressato e onesto agli occhi del Partito e dei suoi dirigenti. Muoio con parole di amore per te, il Partito, il paese, con fervida fede nella vittoria del comunismo”.

Sulla lettera di Iakir si trovano le seguenti indicazioni:
“Per il mio archivio. St. Una canaglia e una puttana. Stalin.
Descrizione assolutamente calzante. Molotov. Per un mascalzone, porco e b*** c’è una sola punizione: la pena di morte. Kaganovic.[29]

Il testo era stato manipolato omettendo la parte della lettera di Iakir in cui egli conferma la sua colpevolezza e se ne pente. Ecco il testo tratto dal “Rapporto Shvernik” sul caso Tukhacevskii consegnato a Kruscev nel 1964, poco prima che fosse estromesso, ma non pubblicato fino al 1994. Le parole omesse nella lettura fatta da Zhukov nel 1957 sono riportate in grassetto:

“Caro, fraterno compagno Stalin! Ho l’ardire di rivolgermi a te in questo modo perchè ho detto tutto e penso di essere nuovamente quel degno militante, devoto al Partito, allo stato e al popolo che sono stato per molti anni. Tutta la mia vita cosciente è trascorsa nel lavoro disinteressato e onesto agli occhi del Partito e dei suoi dirigenti – poi sono caduto in un incubo, nell’irreparabile orrore del tradimento… L’inchiesta è terminata. Mi è stata mossa l’imputazione di tradimento dello stato, ho ammesso la mia colpevolezza, mi sono pentito completamente. Ho fede illimitata nella giustizia e nella correttezza della decisione del tribunale e del governo. Adesso le mie parole sono oneste. Muoio con parole di amore per te, il Partito, il paese, con fervida fede nella vittoria del comunismo”.

Sulla lettera di Iakir si trovano le seguenti indicazioni:

“Per il mio archivio. St.” “Una canaglia e puttana. I. St[alin]”.
“Descrizione assolutamente calzante. K. Voroshilov”. “Molotov”. “Per un mascalzone, porco e bastardo c’è una sola punizione: la pena di morte. Kaganovic”.[30]

A parte gli errori relativamente ininfluenti nell’intervento di Zhukov – la lettera di Iakir fu scritta il 9, non il 29 giugno 1937 – ci sono manipolazioni importanti. Nella lettera Iakir conferma ripetutamente la sua colpevolezza. Sul testo, al pari di Stalin, Molotov e Kaganovic, fece le sue annotazioni anche Voroshilov, particolare omesso da Zhukov. Nel 1957 Voroshilov si era distanziato dal complotto per destituire Kruscev. Quest’ultimo, pur criticandolo aspramente, gli risparmiò la punizione inflitta agli altri. Lo stesso testo manipolato della lettera fu letto nel novembre 1961 da Alexander Scelepin al XXII Congresso del Partito.[31]

Nel 1957 nessuno degli accusati – Malenkov, Molotov e Kaganovic – protestò per la manipolazione della lettera di Iakir da parte di Zhukov. Dobbiamo ritenere perciò che essi, pur essendo membri del Presidium, non potessero accedere al testo. E’ possibile che lo stesso Zhukov non sapesse di leggere un documento manipolato. Ma i “ricercatori” di Kruscev lo dovevano ben sapere – il testo lo avevano procurato loro! Non avrebbero mai osato manipolarlo all’insaputa di Kruscev. Anche Kruscev perciò ne era a conoscenza.[32]

(C’è poi da notare che anche nella versione della lettera di Iakir pubblicata nel 1997 c’è un omissis – i tre puntini, una troetochie in russo – dopo la parola “tradimento”. C’è qualcosa che ancora manca dalla lettera di Iakir, il cui testo autentico e completo ci viene perciò ancora negato dal governo russo).

Dunque nessuna delle decisioni di “riabilitazione” con cui moltissimi comunisti che erano stati repressi furono dichiarati innocenti può essere presa per buona senza verifica. Ma la stessa cosa vale per altri documenti creati per essere utilizzati da Kruscev.

Tra questi c’è l’insieme di documenti conosciuti come relazioni del “Colonnello Pavlov”. Un recente studio di Oleg Khlevniuk li definisce “la principale fonte di informazione sull’ampiezza della repressione”.[33] Le relazioni costituiscono le fonti principali per una stima del numero di persone “represse” negli anni ’30.[34] Dato però che furono preparate per Kruscev, non possiamo dare per scontato che fossero fatte onestamente. Forse era nell’interesse di Kruscev esagerare, o viceversa minimizzare, il numero dei condannati a morte? O forse Pavlov, come Pospelov, pensava di dover fare l’una cosa o l’altra? Data la natura fraudolenta di altri studi condotti per Kruscev, non possiamo più prendere semplicemente per buone le relazioni del “Colonnello Pavlov”.

Per quanto riguarda gli studi accademici, quasi tutte le ricerche sugli anni di Stalin pubblicate nell’ultimo mezzo secolo si basano essenzialmente su pubblicazioni sovietiche dell’epoca di Kruscev.[35] Questo vale anche per molte o la maggior parte delle fonti non dell’emigrazione citate nelle numerose opere di Robert Conquest, come The Great Terror, per la famosa biografia di Bukharin di Stephen Cohen[36] e per molte altre opere. Cohen trae la documentazione per l’ultimo capitolo sugli anni ’30 da fonti dell’epoca di Kruscev e dal Rapporto stesso, col risultato che quasi tutti i fatti citati nel capitolo si sono rivelati falsi. Le opere di questo tipo non possono essere prese per buone a meno che, e solo nella misura in cui, le affermazioni ivi contenute non possano essere verificate in maniera indipendente.

Ciò vale anche per le pretese “fonti primarie” di documentazione. Kruscev e altri hanno citato in modo disonesto molte di queste fonti. A meno che gli studiosi non possano vedere gli originali – e i testi completi – non è lecito ritenere senz’altro che Kruscev o un qualsiasi libro, articolo o discorso dell’era di Kruscev li citi onestamente.[37]

Conseguenze politiche da trarre

Il “Rapporto Segreto” precipitò il movimento comunista internazionale in una grave crisi. La giustificazione addotta fu però che il danno arrecato era necessario, profilattico. Una brutta pagina del passato, quasi totalmente ignota ai comunisti in tutto il mondo e anche nell’URSS stessa, doveva essere portata alla luce; un cancro potenzialmente mortale nel corpo del comunismo internazionale doveva essere reciso senza pietà in modo che il movimento potesse correggersi e avanzare nuovamente verso i suoi fini ultimi.

Negli anni che seguirono divenne via via più manifesto che l’URSS non stava andando verso una società senza classi, ma semmai nella direzione opposta. Ciononostante, coloro che rimasero legati al movimento a direzione sovietica, lo fecero perchè rimanevano attaccati all’ideale originario. Milioni e milioni in tutto il mondo speravano e credevano che un movimento che poteva permettersi di soffrire perdite così ingenti, di ammettere che crimini di tal fatta fossero stati commessi in suo nome, di rivelarli senza esitazione – come Kruscev sosteneva di aver fatto – , avrebbe avuto l’onestà e la forza di correggersi e di procedere, quali che fossero i tortuosi percorsi politici necessari, verso un futuro comunista. Un discorso di questo tipo non è più sostenibile.

Kruscev non stava cercando di “raddrizzare il vascello del comunismo”. Uno scempio totale della verità quale si trova nel “Rapporto Segreto” è incompatibile col marxismo o con motivazioni ideali di qualsiasi tipo. Non c’è niente di positivo, democratico o liberatorio che si possa costruire sulla base di menzogne. Kruscev non stava rivitalizzando un movimento comunista e un Partito bolscevico che avevano deviato dal loro percorso autentico a causa di gravi errori, ma lo stava distruggendo.

Kruscev stesso si “rivela” essere non un comunista onesto, ma un dirigente politico che cerca vantaggi personali nascondendosi dietro una maschera ufficiale di idealismo e probità, un tipo d’uomo che non è difficile trovare nei paesi capitalisti. Considerando l’assassinio di Beria e gli uomini giustiziati nel 1953 come “banda di Beria”, egli appare in una luce anche peggiore – un criminale politico. Kruscev fu veramente colpevole del tipo di crimini di cui nel “Rapporto Segreto” accusava deliberatamente e falsamente Stalin.

La natura fraudolenta del Rapporto di Kruscev ci costringe a rivedere il giudizio su quegli “stalinisti” che nel 1957 avevano cercato, senza riuscirvi, di destituire Kruscev dagli incarichi dirigenziali ed erano stati estromessi e infine espulsi dal Partito. Con tutti i loro difetti e fallimenti, le interviste agli anziani Molotov e Kaganovic (riportate da Felix Chuev) rivelano uomini devoti fino alla fine a Lenin, a Stalin e all’ideale del comunismo e spesso capaci di commenti incisivi sugli sviluppi in senso capitalistico negli ultimi anni dell’URSS. Molotov predisse il rovesciamento del socialismo da parte di forze interne al Partito anche quando, ottantenne e novantenne, cercò di essere reintegrato.

Tuttavia la loro accettazione delle linee fondamentali dell’attacco di Kruscev a Stalin fa pensare che anch’essi nutrisssero dubbi su alcune delle politiche seguite al tempo di Stalin. In una qualche misura condividevano le idee politiche di Kruscev. Inoltre non avevano informazioni dettagliate sulle repressioni degli anni ’30 e successive ed erano totalmente impreparati a confutare qualsiasi cosa Kruscev e i suoi sostenitori dicessero in proposito – finchè non fu troppo tardi.

La sola misura positiva presa dalla dirigenza sovietica post staliniana fu forse la critica e la parziale eliminazione del disgustoso “culto della personalità” che essi stessi avevano costruito intorno alla figura di Stalin. Anche su questo punto Kruscev non merita però credito alcuno. Egli si era opposto ai tentativi assai anteriori di Malenkov – a pochi giorni dalla morte di Stalin – di criticare il “culto”. E Malenkov aveva avuto l’onestà di biasimare non Stalin, ma quelli che gli stavano intorno, se stesso compreso, per essere stati troppo deboli per fermare il “culto”, a cui alla fine Stalin si era abituato, ma che non aveva mai approvato e considerava con disappunto.

Kruscev da parte sua non perse tempo nel tentativo di costruire attorno alla propra persona un “culto” anche maggiore di quello che circondava Stalin. Per questo egli fu criticato nel 1956 e 1957 anche dai suoi sostenitori e l’autoincensamento e l’arroganza furono le principali accuse che gli vennero mosse dal Presidium che nell’ottobre 1964 lo destituì.[38]

La natura fraudolenta del Rapporto di Kruscev ci obbliga a ripensare gli anni di Stalin e Stalin stesso. Spogliata sia dell’adorazione cultuale che lo circondava, sia delle calunnie di Kruscev, la figura di Stalin e la forma delle politiche che egli cercò di mettere in pratica ritornano ad essere il tema centrale, il punto interrogativo più importante nella storia sovietica e dell’Internazionale. I successi e gli insuccessi di Stalin non devono solo essere riesaminati, devono ancora essere scoperti e riconosciuti.

Trotsky

Per lo stesso motivo si impone anche la riconsiderazione di Trotsky e del trotskismo. Nell’essenziale la denuncia di Stalin fatta da Kruscev nel “Rapporto Segreto” riecheggia la demonizzazione di Stalin da parte di Trotski. Ma nel 1956 il trotskismo era una forza marginale e il suo leader assassinato veniva generalmente liquidato come un megalomane fallito.

Il discorso di Kruscev infuse nuova vita alla caricatura ormai moribonda che Trotsky aveva fatto di Stalin. Comunisti e anticomunisti insieme presero a considerare Trotsky come un “profeta”. Non aveva forse detto cose assai simili a quelle che Kruscev aveva appena “rivelato” essere vere? Le opere di Trotsky, che pochi avevano letto, vennero rispolverate. La sua reputazione e quella dei suoi seguaci crebbe a dismisura. Che il “Rapporto Segreto” costituisse una “riabilitazione” implicita di Trotsky fu subito chiaro alla vedova, Sedova, che all’indomani del Rapporto depositò al Presidium del XX Congresso la domanda di piena riabilitazione del marito e del figlio.[39] Adesso però il ritratto assai partigiano che Trotsky fece di Stalin e della società e politica sovietica dei suoi giorni, non essendo più “confermato” dalla testimonianza di Kruscev, deve essere riconsiderato con occhio critico.

Punti deboli irrisolti
del sistema sovietico di socialismo

E’ facile e certamente giustificato criticare Kruscev. Egli decise di minare il PCUS e il movimento comunista internazionale mentendo deliberatamente su Stalin e la storia sovietica. Quali che siano le conclusioni a cui possiamo arrivare sulle condizioni storiche che hanno prodotto Kruscev e la sua stagione, nessuno può assolverlo dalla responsabilità per le sue azioni.

Ma Kruscev non avrebbe potuto essere promosso al Politburo/Presidium se il suo concetto di socialismo fosse stato troppo diverso da quello condiviso da molti altri dirigenti del Partito. L’ascesa di Kruscev si spiega indubbiamente in parte per la sua straordinaria energia e iniziativa, qualità che non sembrano brillare negli altri membri del Presidium, ma non avrebbe potuto trionfare se Stalin e l’elite del Partito lo avesse considerato un elemento di destra o un cattivo comunista. Il concetto di quello che nel Partito bolscevico si intendeva per “socialismo” si era evoluto a partire dagli anni della rivoluzione.

Malenkov, Molotov e Kaganovic, le figure di maggior spicco associate per decenni a Stalin, si rassegnarono, benchè a malincuore, al “Rapporto Segreto” di Kruscev. E’ chiaro che non avevano accesso ai documenti preparati per Kruscev dai suoi alleati. Le loro osservazioni dell’epoca e anche posteriori dimostrano che non sospettavano che quello che Kruscev diceva fosse falso. Inoltre accettavano le conseguenze politiche del Rapporto.

Se Malenkov fosse riuscito a contrastare Kruscev e avesse mantenuto la direzione derl PCUS, il “Rapporto Segreto” non avrebbe mai visto la luce e la storia del movimento comunista, e quindi buona parte della storia mondiale, avrebbe potuto avere sviluppi assai diversi. Analogamente, molti hanno pensato che l’Unione Sovietica potrebbe ancora esistere se Iuri Andropov fosse rimasto in vita come suo massimo dirigente per un arco di tempo normale e Gorbacev non avesse mai assunto la carica. Ma “il ruolo dell’individuo nella storia” non consente scelte illimitate neanche ai dirigenti più forti. L’URSS di Andropov non era meno in crisi di quella di Gorbacev o di quanto lo fosse l’URSS nel 1953.

Kruscev riuscì a prendere il potere, lanciò la bomba del “Rapporto Segreto” con tutte le sue manipolazioni e poi ne fece un punto fermo, riuscendo a prevalere sull’elite e sulla maggioranza della popolazione sovietica e – seppur non senza enormi perdite – sulla maggior parte dei comunisti nel mondo. Questi fatti esigono una spiegazione. E le radici di quest’esito vanno ricercate nel periodo antecedente della storia sovietica, quello della direzione di Stalin, e ancor prima di Lenin, e nelle condizioni che avevano condotto alla rivoluzione russa e alla vittoria dei bolscevichi. Ci sono radici storiche e ideologiche del Rapporto di Kruscev che vanno rintracciate nella storia sovietica. Stalin si sforzò tenacemente di applicare le analisi di Lenin alle condizioni che trovò in Russia e nel movimento comunista internazionale. Lenin a sua volta aveva cercato di applicare le intuizioni di Marx ed Engels. Lenin aveva cercato di trovare risposte per i problemi acuti della costruzione del socialismo in Russia nelle opere dei fondatori del comunismo moderno.

Stalin, che da parte sua non rivendicò mai di aver introdotto innovazioni, cercò di seguire gli insegnamenti di Lenin più rigorosamente possibile. Nel frattempo Trotsky e Bucharin, come anche altri oppositori, trovavano anch’essi nelle opere di Lenin argomenti per le politiche che proponevano. E Kruscev, come i suoi epigoni fino a Gorbacev compreso, citavano le opere di Lenin per giustificare e dare una copertura leninista o “di sinistra” a qualsiasi politica avessero scelto.

Qualcosa perciò nelle opere di Lenin e in quelle dei suoi grandi maestri, Marx ed Engels, ha facilitato gli errori compiuti onestamente dal suo onesto successore Stalin e utilizzati dal suo disonesto successore Kruscev per coprire il proprio tradimento.

Ma questa è materia di ulteriore ricerca e per un altro libro.

Gennaio 2005 – febbraio 2007. Rivisto nel dicembre 2010.

      NOTE

[1] “Neveroiatno levatskii zagib.” Mikoian, Tak Bylo, cap. 46: “Alla vigilia e nel corso del XIX Congresso del Partito: gli ultimi giorni di Stalin”

[2] IU. N. Zhukov, “Krutoi povorot… nazad” (“Una decisa svolta… all’indietro”), XX S”ezd. Materialy konferentsii k 40-letiiu XX s”ezda KPSS. Gorbachev-Fond, 22 fevralia 1996 goda. Mosca: Aprile-85,1996, pp. 31-39; citazione a p. 39. Questa fu la sola relazione a cui Gorbacev stesso replicò personalmente in deciso disaccordo. Vedi anche http://www.gorby.ru/activity/conference/show_553/view_24755/

[3] Ho delineato più dettagliatamente questa ipotesi in “Stalin and the Struggle for Democratic Reform” (Stalin e la lotta per la riforma democratica), Cultural Logic 2005. Vedi http://clogic.eserver.org/2005/2005.html

[4] In effetti si può dire che il “disgelo post-staliniano” ebbe inizio già con Stalin vivente, perlomeno in campo culturale. Quest’idea è stata sviluppata ultimamente dallo storico Vadim Kozhinov, nel capitolo 8 di Rossiia: Vek XX (1939-1964). (Mosca: EKSMO / Algoritm, 2005), “Sul cosiddetto ‘disgelo” ‘, pp. 309-344.

[5] Prima del 1952 il nome del partito era Partito Comunista di Tutta l’Unione (bolscevico).

[6] Ho riassunto brevemente e discusso la teoria di Zhukov, citando tutti i suoi libri e articoli al riguardo, nel saggio in due parti “Stalin and the Struggle for Democratic Reform” (Stalin e la lotta per la riforma democratica), in Cultural Logic per il 2005. Vedi http://clogic.eserver.org/2005/2005.html

[7] Khrushchev, N.S., Vremia, Liudi, Vlast’. Vospominania. (“Tempi, persone, potere: le memorie”). (Mosca, 1999), libro 2°, parte 3ª, p. 192. Anastas Mikoian, Tak Bylo (“Ecco come è stato”). Moscow: Vagrius, 1999. C 49, “Khrushchev u Vlasti” (Kruscev al potere), versione stampata p. 611.

[8] Grover Furr e Vladimir L. Bobrov, “Nikolai Bukharin’s First Statement of Confession in the Lubianka” (La prima confessione di Nikolai Bukharin alla Lubianka). Cultural Logic 2007. Vedi http://clogic.eserver.org/2007/Furr_Bobrov.pdf L’articolo fu pubblicato dapprima dalla rivista storica russa Klio 1 (36), 2005, 38-52. Ho messo in rete la versione russa all’indirizzo http://chss.montclair.edu/english/furr/research/furrnbobrov_bukharin_klio07.pdf

[9] “Reabilitatsionnoe moshenichestvo”, in Grover Furr e Vladimir Bobrov, 1937. Pravosudie Stalina. Obzhalovaniiu ne podlezhit! (Mosca: Lksmo, 2010). Glava 2, 64-84.

[10] Lubianka 3, p. 47

[11] Vedi l’interrogatorio-confessione di Ezhov del 4 agosto 1939 in Nikita Petrov, Mark Jansen. “Stalinskii pitomets” – Nikolai Ezhov. Mosca: ROSSPEN, 2008, pp. 367-379. Traduzione inglese all’indirizzo http://chss.montclair.edu/english/furr/research/ezhov080439eng.html

[12] La lettera di Bukharin a Stalin del 10 dicembre 1937 fu pubblicata contemporaneamente da due delle più importanti riviste storiche russe . Per il passo a cui mi riferisco vedi “Poslednoe pis’mo,” Rodina 2, 1993, p. 52 col. 2; ‘”Prosti menia, Koba…’ Neizvestnoe pis’mo N. Bukharina,” Istochnik 0, 1993, p. 23 col. 2. E’ tradotta in Getty & Naumov, Road to Terror (Verso il terrore), pp. 556 ss; passo citato a p. 557.

[13] Per un esempio vedi Grigory Tokaev, Comrade X (Il compagno X). Londra: Harvill Press, 1956.

[14] IU. N. Zhukov, “Zhupel Stalina… Chast’ 3”. Komsomol’skaia Pravda 12 novembre 2002; Nikita Petrov, Pervyi predsedatel’ KGB Ivan Serov. Mosca: Materik, 2005, pp. 157-162; Mark IUnge e R. Binner, Kak terror stal “Bal’shim”. Sekretnyi prikaz No. 00447 i tekhnologiia eto ispolneniia. Mosca: AIRO-XX, 2003, p. 16. Per comodità ho ripetuto questi riferimenti al n. 28 a proposito del “Telegramma sulla tortura”. (Si tratta della falsità n. 28, su un totale di 61 esaminate da Grover Furr nel libro, pp. 76-80 dell’edizione inglese, NdT).

[15] A.N. Ponomarev. Aleksandr Shcherbakov. Stranitsy biografii. M: Izd. Glavarkhiva Moskvy, 2004, p. 49

[16] Ponomarev fornisce esempi specifici di appelli contro le decisioni della “troika” NKDV ricevuti nell’aprile 1939. Su un totale di 690 i giudici nell’aprile 1939 ne esaminarono 130 e tutti, salvo 14, furono reintegrati (circa il 90%).

[17] Ponomarev, pp. 51-2. Negli anni seguenti tuttavia a Popov non fu risparmiata l’ira di Kruscev e nelle sue memorie ne parlò in termini fortemente negativi. Vedi Taranov, “Partiinii gubernator Moskvy Georgii Popov”. Mosca: Izd. Glavarkhiva Moskvy, 2004.

[18] Khrushchev, N.S. Vremia. Liudy. Vlast’. Kn. 2. Chast’ III, p. 41.

[19] Ponomarev, pp. 204-5. L’accusa è poco credibile anche per altri motivi. Durante la guerra Shcherbakov era membro candidato del Politburo, fungeva da vice di Stalin nel Comitato di Difesa, era Commissario politico dell’Armata Rossa e responsabile di tutti gli organismi di propaganda di guerra. Come tale lavorava ore e ore sotto gli occhi di Stalin. Che le sue facoltà fossero offuscate dall’alcol non sarebbe stato tollerato.

[20] Sono le parole che Kruscev usa riguardo a Shcherbakov, op.cit. p. 39.

[21] Ponomarev, p. 207 n. 32, citando Mikoian, Tak Bylo. Ho verificato le citazioni dalla versione digitale delle memorie di Mikoian.

[22] Shcerbakov discute le confessioni che accusano Snegov in una lettera a Zhdanov del 18 giugno 1937. Vedi No. 206, p. 363 in Sovetskoe Rukovodstvo. Perepiska. 1928-1941. Mosca: ROSSPEN, 1999. Adzhubei, Krushenie Illiuzii (Mosca: Interbuk, 1991), pp. 162-167. Dopo l’estromissione di Kruscev, Snegov fu sottoposto dal Partito a procedimento disciplinare per diffusione di idee trotskiste. Vedi RKEB 2, sezione 6, No. 23, pp. 521-525.

[23] In qualità di Primo Segretario in Ucraina Kruscev aveva compiuto repressioni di massa tanto in Ucraina che a Mosca, ma in Ucraina era rimasto per 12 anni, fino al 1949. Aveva avuto tutto il tempo di coprire le tracce del suo passaggio e di lasciare il Partito in Ucraina in mani sicure.

[24]Ponomarev, p. 275 e p. 277 n. 20, afferma che i dottori “non fecero obiezioni” a che Shcherbakov intraprendesse il viaggio che lo uccise. Egli si pone dunque il problema della decisione dei medici e riconosce che fu incompetente se non criminale, ma poi lascia cadere l’argomento.

[25] IA.IA. Edinger, Eto nevozmozhno zabyt’. Vospominaniia. Mosca: Ves’ Mir, 2001, p. 87. Vedi http://www.sakharov-center.ru/asfcd/auth/auth_pages.xtmpl?Key=10153&page=78&print=yes, la lettera di Riumin a Stalin del 2 luglio 1951, che è la fonte prima da cui sono tratti questi particolari. La lettera è stampata in traduzione in Jonathan Brent e Vladimir P. Naumov, Stalin’s Last Crime: The Plot Against the Jewish Doctors, 1948-1953. (L’ultimo crimine di Stalin: il complotto contro i medici ebrei, 1948-1953). NY: Harper Collins, 2003, pp. 115-118. Il libro in sè non è assolutamente degno di fede, ma i documenti potrebbero senz’altro essere autentici dato che vengono da Naumov, che in quanto eminente archivista avrebbe certamente potuto esaminarli, anche se non ha mai messo a disposizione gli originali russi. Ponomarev esamina le accuse di antisemitismo mosse a Shcherbakov e conclude che sono tutte false; vedi pp. 212-3; 218 ss.; 227-8.

[26] I documenti sull’interrogatorio e i confronti diretti di Iagoda si trovano in Genrikh Iagoda. Narkom vnutrennikhdel SSSR, General ‘niy komissar gosudarstvennoi bezopasnosti. Sbornik dokumentov. Kazan’, 1997, pp. 218-223. Lì è pubblicata anche la prima delle due trascrizioni degli interrogatori di Enukidze, quella del 30 maggio 1937 (pp. 508-517). In essa l’inquirente del NKVD fa riferimento a un precedente interrogatorio di Enukidze del 27 aprile 1937 che adesso è stato pubblicato in Lubianka 2 No. 60, pp. 144-156. Quest’ultima pubblicazione, a cura della fondazione Iakovlev, ha carattere semi-ufficiale e conferma perciò l’autenticità della prima pubblicazione. Sui contatti tra Levin ed Enukidze vedi ibid. p. 222.

[27] RKEB 2, p. 135.

[28] Vsesoiuznoe soveshchanie o merakh uluchsheniia podgotovki nauchno-pedagogicheskikh kadrov po istoricheskim naukam, 18-21 dekabria 1962 g. Mosca: Nauka, 1964, p. 298. IUri Fel’shtinskii, noto studioso trotskista russo, afferma che Pospelov avrebbe risposto che “quella era la sintesi dei risultati ufficiali delle ricerche segrete condotte dagli organi competenti del CC del PCUS”. Vedi IU. G. Fel’shtinskii, Razgovory s Bukharinym. Kommentarii k vospominaniem A.M. Larinoi (Bukharinoi ‘Nezabyvaemoe’ s prelozheniami. Mosca: Izd. Gumanitarnoi literatury, 1993, p. 92. Non c’è motivo di credere che ciò sia vero, dato che il contesto in cui Pospelov parla è dato dalle parole seguenti: “Posso affermare che basta studiare attentamente i documenti del XXII Congresso del Partito per dire che naturalmente nè Bukharin, nè Rykov sono stati spie o terroristi”. Noi sappiamo che al XXII Congresso pure e semplici montature furono fatte passare per dati di fatto (ne è un esempio la fuorviante lettura della lettera di Iona IAkir da parte di Shelepin, che discutiamo più avanti). Non c’è motivo perciò di pensare che Pospelov stesse dicendo il vero.

[29] Molotov, Malenkov, Kaganovic. 1957. Mosca, 1998, p. 39.

[30] RKEB 2 (2003), 688; Voenno-Istoricheskii Arkhiv, Vypusk 1. Mosca, 1997, p. 194. Anche in Voennye Arkhivy Rossi No. 1, 1993, p. 50. Questa fu la prima pubblicazione dello “Shvernik Report.” Ma questa rivista, la cui unica uscita è circondata dal mistero, è di assai difficile reperibilità. Evidentemente non ne uscì nessun altro numero e il primo, che porta la data del 1993, potrebbe non esser stato pubblicato in realtà prima dell’anno seguente.

[31] Al XXII Congresso del Partito nel 1961, nel corso del quale Kruscev e i suoi sostenitori diressero contro Stalin un attacco persino più virulento che nel 1956, Alexander Shelepin ripetè la stessa manipolazione dando lettura ad alta voce della lettera di Iakir con l’omissione delle parti in cui questi confermava la propria colpevolezza (Sokolov, B.V. Mikhail Tukhachevskii. Zhizn’ I Smert’ ‘Krasnogo Marshala’, Smolensk, 1999; anche all’indirizzo: http://militera.lib.ru/bio/sokolov/09.html ; Leskov, Valentin. Stalin i Zagovor Tukhachevskogo. Mosca: Veche, 2003, n. 171 p. 461. La trascrizione del discorso di Shelepin al XXII Congresso del PCUS è pubblicata sulla Pravda del 27 ottobre 1961. La citazione disonesta della lettera di Iakir da parte di Shelepin si trova a p. 10, colonne 3-4. E’ riportata inoltre nei verbali ufficiali: XXII s”ezd Kommunisticheskoi Partii Sovetskogo Soiuza. 17-31 oktiabria 1961 goda. Stenograficheskii otchiot. Mosca: Gos. Izd. Politicheskoi Literatury, 1962, 399-409.

[32] Anche Matthew Lenoe conclude che Kruscev nascose a Molotov ed altri importanti documenti. Vedi The Kirov Murder and Soviet History (L’assassinio di Kirov e la storia sovietica) (New Haven: Yale U.P. 2010) 592. Sto preparando una recensione dettagliata di questo libro estremamente fuorviante.

[33] The History of the Gulag Yale U.P. 2004, p. 287.

[34] Sono anche una delle fonti più importanti per l’ormai famoso articolo di Getty, Rittersporn and Zemskov, “Victims of the Soviet Penal System in the Prewar Years: A First Approach on the Basis of Archival Evidence,” (Vittime del sistema penale sovietico negli anni prebellici: Una prima analisi sulla base dei documenti degli archivi), AHR, ottobre 1993,1017-1049.

[35] Già da tempo gli studenti più attenti hanno messo in dubbio il valore storico di queste opere, tra cui per esempio quella di Roi Medvedev, Let History Judge (Sia la storia a giudicare), in russo K sudu istorii o Arcipelago GULAG di Alexander Solzhenitsyn.

[36] Bukharin and the Bolshevik Revolution (1973).

[37] Un articolo mio e di Vladimir Bobrov dimostra, sulla base di documenti tratti da archivi sovietici in passato segreti, che ogni singola affermazione fatta da Cohen nel capitolo conclusivo della biografia di Bukharin è falsa. Sono tutte basate su fonti del periodo krusceviano con l’aggiunta di qualche voce messa in giro negli ambienti dell’emigrazione. Vedi “V krivoi zerkale «antistalinskoi paradigvy»” in 1937. Pravosudie Stalin. Obzhalovaniiu ne podlezhit’. (Mosca: Eksmo 2010) 195-333. Una versione di questo articolo in inglese è in programma per il numero del 2010 di Cultural Logic che uscirà nel 2011. (NdT: La versione inglese ampliata, di 109 pagine, può essere scaricata dall’indirizzo http://clogic.eserver.org/2010/Furr.pdf).

[38] Il verbale del Plenum dell’ottobre 1964 in cui Kruscev fu estromesso è stato pubblicato in Istoricheskii Arkhiv 1, 1993, pp. 3-19.

[39] Doklad Khrushcheva, p. 610. Ho messo in rete un facsimile della lettera della Sedova all’indirizzo http://chss.montclair.edu/english/furr/research/sedovaltr022856.jpg

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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