Recensione di “Krusciov e la dissoluzione dell’URSS”

Krusciov e la disgregazione dell’URSS -Mijail Kilev

La digregazione dell’URSS -Mijail Kilev

Jruschov y la disgregaciónde la URSS

http://es.scribd.com/doc/129432989/Jruschov-y-la-disgregacion-de-la-URSS-Mijail-Kilev

https://paginerosse.wordpress.com/2013/03/09/la-digregazione-dellurss-mijail-kilev/

http://www.resistenze.org/sito/te/cu/ur/cuurfn21-017296.htm

Recensione di “Krusciov e la dissoluzione dell’URSS”

(Titolo originale) Mikhail Kilev, 2005, Khrouchtchev et la desagregation de l’URSS: Essai d’analyse du rapport de Nikita S. Khrouchtchev, présenté à la sessione secrete du Comité Central du PCUS, le 25 février 1956, Sofia, Bulgaria, Editions Niks Stampa, Pp. 176.
In occasione dell’anniversario della nascita di Stalin: un punto di vista marxista leninista27/11/2015Per molti marxisti-leninisti, nessuna questione è più difficile che quella di Giuseppe Stalin. Ed è facile capire perché. Per quasi novanta anni il discorso politico in Occidente è stato saturato dagli attacchi contro Stalin. Gli attacchi presero le mosse dai molti libri di Leon Trotsky che accusano Stalin di aver tradito la rivoluzione. Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale venne l’antistalinismo della guerra fredda guidato intellettualmente da Hanna Arendt e l’idea che Stalin e Hitler fossero i gemelli malvagi che costruirono gli imperi totalitari.L’attacco più devastante di tutti, naturalmente, è venuto dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica, quando il suo leader Nikita Krusciov, nel cosiddetto rapporto segreto al XX Congresso nel 1956, accusò Stalin di aver stabilito un culto della personalità e di aver perseguitato ingiustamente migliaia di comunisti innocenti. A parte il Partito Comunista Cinese accanto ai partiti comunisti albanese, greco e portoghese, quasi ogni altro partito comunista del mondo accettò e adottò la visione di Krusciov.

Negli anni 1960 e 1970, scrittori come Robert Conquest, Roy Medvedev, Alexandr Solzhenitsyn e altri troppo numerosi da menzionare arricchirono l’accusa di Krusciov e affermarono che il numero delle vittime di Stalin avessero superato 60 milioni di persone e che nessuna parte della vita sovietica, dall’ideologia alla scienza e le arti, sfuggì l’impatto corrosivo dello stalinismo. L’antistalinismo si trasfigurò pienamente in antisovietismo.

Con gli anni 60 del novecento, quando la sinistra riprese negli Stati Uniti e altrove, l’ideologia antistalinista era così diffusa che pochi potevano nemmeno immaginare di contestarla. I giovani attratti dalle lotte contro il razzismo, la guerra e l’imperialismo e attratti dalle idee di Marx e di Lenin e dal socialismo, cercarono modi per acconciare i loro nuovi ideali con l’idea dominante dell’antistalinismo. Questo spiega il motivo per cui tanti abbracciarono il trotskismo. Era una ideologia socialista preconfezionata in cui conviveva pacificamente l’antistalinismo della classe dominante. Altri furono attratti dall’idea di una Nuova Sinistra, un’ideologia che abbracciasse gli ideali di pace, l’antirazzismo e la democrazia partecipativa mentre respingeva le “vecchie” ideologie del comunismo e del capitalismo.

Anche la nuova sinistra si attagliava perfettamente all’anticomunismo e all’antistalinismo del tempo. Persino chi nella nuova sinistra entrò in sintonia con il Vietnam, la Cina, Cuba e l’Unione Sovietica, lo fece senza mettere in discussione il pervasivo antistalinismo. Il pragmatismo domina. Invece di riflettere su Stalin, era più facile concludere che l’Unione Sovietica e gli altri paesi socialisti lo avessero ripudiato e fossero andati oltre. Le idee antistaliniste permeavano così efficacemente il discorso politico generale, che molti semplicemente pensarono che dove c’era fumo, c’era arrosto. C’era qualcosa di sbagliato in Stalin, o, in ogni caso, non valeva la pena di capire Stalin perché il pregiudizio contro di lui era così profondo e diffuso, che era inutile cercare di comprendere.

Poi, quando l’Unione Sovietica e molti dei suoi alleati socialisti crollarono alla fine del 1980, molti, compresi quelli del Partito Comunista USA, attribuito il collasso agli effetti residui dello stalinismo.

Di conseguenza, in settanta anni dalla morte di Stalin, i marxisti-leninisti hanno compiuto poco sforzo per valutare la leadership di Stalin e gli anni di Stalin. Esistono notevoli eccezioni isolate. Alcuni marxisti-leninisti esortano che Stalin sia restituito all’onore rivoluzionario accanto a Marx, Engels e Lenin. Anche se ben intenzionata, tale insistenza non equivale a uno studio serio e una valutazione comprensiva. Il volume di Domenico Losurdo, Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, è uno studio degno, ma non è disponibile in lingua inglese.( N.d.r paginerosse , non riteniamo al 100 per 100 valido il libro del revisonista togiattiano Losurdo, che presenta lacunedal punto di vista dei fatti  come non si  prende in considerazione l’opera delle 5 colonne , ne’ i processi di Mosca ,come pure l’inquadramneto dell’operato e della figura di Stalin  rispetto a tutto lo sviluppo e la lotta di classe in quel determinato perido di costruzione del socialismo ,il tutto  è ridotto ad analisi filosofica . Molto meglio come dettagli ,e analisi dal punto di vista prettamente marxistaleninista il libro del compianto compagno Ludo Martens “Stalin un altro punto di vista”)

Il serio esame da parte del comunista americano, Kenneth Cameron, Stalin: Man of Contradiction, è stato respinto dal Partito comunista americano ed è stato pubblicato in Canada. I libri di Grover Furr, tra cui Krusciov Lied, compiono uno sforzo coraggioso per denunciare alcune delle falsità che circondano Stalin, anche se non si spinge a fondo nel cercare di dire quale sia la verità su Stalin in realtà.

Ma complessivamente, ha latitato un approccio marxista-leninista su Stalin. Anche se Stalin era il teorico principale del socialismo dopo la morte di Lenin e ha guidato l’Unione Sovietica durante l’epoca dell’edificazione socialista, dell’industrializzazione, dell’agricoltura collettivizzata, della difesa contro l’accerchiamento imperialista e l’invasione fascista, della ricostruzione dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, la sua leadership è rimasta un gigantesco buco nero.

Qui entra in gioco il libro di Mikhail Kilev. Kilev, un esperto di scienza militare dell’Accademia Militare di Sofia, ha prodotto un importante studio sul rapporto segreto di Krusciov su Stalin al XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Originariamente pubblicato in bulgaro nel 1999, il saggio di Kilev è apparso in una traduzione francese nel 2005. Merita una traduzione in inglese, perché fornisce almeno l’inizio di un punto di vista marxista-leninista su Stalin.

Il libro ha due assi. I primi otto capitoli forniscono un resoconto delle circostanze intorno al rapporto segreto di Krusciov, una confutazione delle principali accuse che Krusciov mosse contro Stalin e una spiegazione del perché Krusciov fece queste accuse. Il secondo asse argomenta come il revisionismo di Krusciov, in combinazione con altri fattori, come l’offensiva imperialista contro l’Unione Sovietica, abbia svolto un ruolo importante nel crollo dell’Unione Sovietica sotto Gorbaciov e Eltsin.

Non tutto quello che Kilev dice è nuovo. Domenico Losurdo ha spiegato il modo in cui il rapporto di Krusciov combacia con la campagna di demonizzazione di Stalin dopo la Seconda Guerra Mondiale. Kenneth Cameron riconosce la valutazione positiva di Stalin da parte di molti suoi coevi, tra cui il maresciallo Zhukov. Grover Furr ha sottolineato le “bugie” che permearono il rapporto segreto di Krusciov e Bahman Azad ha sottolineato il ruolo svolto dal revisionismo di Krusciov nel crollo sovietico.

Kilev scrive da comunista e le sue argomentazioni saranno di maggior interesse per i marxisti-leninisti. L’autore prende sul serio le parole di Marx, Lenin e Stalin e la testimonianza di comunisti come V.I. Molotov e del maresciallo Georgii K. Zhukov. Di conseguenza, gli argomenti chiari e la documentazione di Kilev avranno scarso impatto sugli intellettuali e gli attivisti che sono così imbevuti di anticomunismo e antistalinismo da non poter immaginare che Stalin o qualsiasi comunista sovietico avesse avuto qualcosa di lontanamente intelligente o affidabile da dire sulla loro rivoluzione o la loro nazione.

Kilev non solo confuta le principali accuse che Krusciov mosse a Stalin nel rapporto segreto, ma mostra anche che le qualità reali e il comportamento di Stalin in quanto dirigente, come descritto dai suoi contemporanei, erano completamente in disaccordo con la caricatura di Krusciov. Inoltre, Kilev dimostra che le idee che sostengono il rapporto di Krusciov, alla stregua delle sue politiche, deviavano nettamente dall’ideologia precedentemente accettata del marxismo-leninismo e pure dalla realtà. Di conseguenza, il rapporto di Krusciov alimentò la divisione, la confusione, il cinismo, la demoralizzazione e la compiacenza. Portò ai disastri del movimento comunista mondiale e nel lungo periodo del socialismo sovietico stesso.

Krusciov diede la massima attenzione alla repressione che si è verificata sotto Stalin. Ormai la litania di Krusciov è familiare: guidato da una natura diffidente e da un desiderio di potere personale, Stalin scatenò la violenza burocratica, la repressione di massa e il terrore soprattutto contro i quadri del partito, perseguitò migliaia e migliaia di persone innocenti, violò la legalità socialista e instillò la paura in tutto il paese. Kilev cerca di fare ordine tra realtà e finzione della repressione e di inserirla nel contesto. Egli fa notare che lo stesso Krusciov non ha mai dato una cifra del numero delle vittime al di là dell’impressionistico “migliaia e migliaia di persone”.

Krusciov, tuttavia, ha aperto la porta a Roy Medvedev e Alexandr Solzhenitsyn e agli altri, che si diedero alle affermazioni fantasmagoriche di 40 fino a 60 milioni di morti. Kilev dice che se tali cifre fossero state anche lontanamente vere, sarebbe impossibile spiegare la crescita indiscutibile della popolazione sovietica da 154 milioni prima della Prima Guerra Mondiale a 190 milioni nel 1941. Kilev cita Molotov, i cui archivi aperti sotto Gorbaciov dimostrano che il totale delle condanne ammontarono a 600.000 o meno dello 0,5 per cento della popolazione.

Kilev sottolinea anche che, lungi dall’essere una decisione del solo Stalin, la repressione del 1930 fu il risultato di decisioni del Comitato centrale e del governo sovietico. Krusciov stesso come membro del Comitato Centrale e segretario generale del partito ucraino partecipò nell’assunzione ed esecuzione di tali decisioni.

Inoltre, Kilev sostiene che la repressione non discese dalla natura sospettosa, dalla paranoia o dalla brama di potere di Stalin, ma dalle minacce reali al socialismo poste da una serie di diverse istanze: Quinta Colonna, sabotatori, traditori, opposizione politica, incompetenza, carrierismo e la disunione. Il caso del generale Vlasov, che passò ai tedeschi e costituì il cosiddetto Esercito per la Liberazione della Russia, era solo un esempio del tipo di minacce che Stalin e il Comitato Centrale dovettero fronteggiare e contrastare.

Kilev ammette che, durante le purghe, il Partito commise degli errori e rimosse e punì molte persone innocenti. Questi errori hanno causato danni terribili. Tuttavia, date le circostanze, Kilev sostiene che gli errori erano inevitabili. Molte vittime sono state riabilitate e successivamente hanno servito nell’esercito o nel partito, con riconoscimento. Inoltre, le ingiustizie non erano così diffuse o così disastrose come Krusciov le ritrasse. Molti dei responsabili delle ingiustizie, come i capi della Sicurezza di Stato dell’epoca, Yezhov e Jagoda, sono stati condannati e puniti. Prima della Seconda Guerra Mondiale, il Partito e il governo revisionarono migliaia di casi e reintegrarono molte persone che avevano ingiustamente perso il loro posto.

Kilev sostiene che il più grave errore di Krusciov riguarda la natura della lotta di classe. Krusciov affermò nel discorso del XX Congresso che, dopo la presa del potere, la lotta di classe era superata. Questa valutazione è completamente in disaccordo con le esperienze storiche delle rivoluzioni borghesi e della Comune di Parigi e con quanto affermato da Marx, Engels, Lenin e Stalin dopo la presa del potere. In effetti, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti e le altre nazioni capitaliste fecero tutto quanto in loro potere per accrescere la lotta contro l’Unione Sovietica e all’interno dell’Unione Sovietica stessa, per promuoverne la disintegrazione.

Ciò ha incluso: fomentare conflitti regionali, alimentare la corsa agli armamenti, stringere alleanze militari come la NATO e ingaggiare una incessante guerra economica, ideologica, e psicologica contro l’Unione Sovietica. Gus Hall, dirigente del Partito Comunista degli Stati Uniti all’epoca, ha stimato che gli Stati Uniti avevano speso 5.000 miliardi $ per minare l’Unione Sovietica. In queste circostanze, ci dice Kilev, l’asserzione di Krusciov riguardo il superamento della lotta di classe equivale al tradimento.

Kilev esamina poi le principali accuse contro Stalin espresse nel rapporto di Krusciov: che il testamento di Lenin criticava Stalin, che Stalin non avesse un approccio collettivo al lavoro, che non fosse riuscito a preparare la difesa del paese prima della Seconda Guerra Mondiale, che avesse pasticciato nelle relazioni estere (in particolare con la Yugoslavia), che si fosse impegnato nella repressione di massa e nel terrore contro il Partito comunista, e, infine, che avesse promosso un culto della personalità. Utilizzando citazioni dei capi militari come Zhukov, dirigenti di Partito come Molotov, e non comunisti, come Winston Churchill, Kilev smentisce sistematicamente queste accuse.

Quindi, basandosi largamente sulle considerazioni di coloro che avevano lavorato con Stalin, Kilev illustra la base dell’autorità di Stalin, una base lontana dall’esercizio spietato del potere attraverso la paura, la forza, le intimidazioni e le minacce. Prima e soprattutto la levatura di Stalin tra i suoi compagni era dovuta alla sua profonda comprensione del marxismo-leninismo e alla sua capacità di applicarlo alla costruzione e alla difesa del socialismo.

Nessuno dubitava della sua devozione assoluta alla rivoluzione, al socialismo e agli interessi della classe operaia. I suoi principi erano incrollabili e la sua persona incorruttibile. Aveva una intelligenza capace e incisiva, in grado di analizzare situazioni complesse e tracciare linee di azione in modo chiaro e completo. Era decisivo, calmo e fermo anche sotto grande stress. Aveva un talento inarrivabile per l’organizzazione. Aveva una grande capacità di sottoporsi a ritmi elevati di lavoro. Il suo stile di vita, il suo modo di agire sul lavoro e nei rapporti con gli altri denota grande modestia e semplicità. E’ stata la combinazione di queste caratteristiche e le innegabili conquiste dell’Unione Sovietica sotto la sua guida che hanno conferito a Stalin l’autorità di torreggiante e gli hanno guadagnato il rispetto dei compagni, della gente in generale e anche di molti dei suoi nemici.

Nell’ultimo capitolo, Kilev sostiene che il revisionismo di Krusciov, la sua denigrazione di Stalin, l’abbandono di alcune delle idee di Stalin, quale l’intensificarsi del conflitto di classe, la definizione di una nomenclatura basata sulla fedeltà personale e spesso su chi era stato destinatario precedentemente di repressione, e molte delle idee e delle pratiche associate al cosiddetto “disgelo”, hanno minato le basi del socialismo sovietico, hanno portato attacchi contro Lenin e Marx e preparato il crollo sovietico.

Anche dopo che Krusciov venne sostituito da Breznev, non arrivò alcuna rettifica. Invece l’attacco su Stalin in Unione Sovietica continuò senza sosta per trenta anni. Per via dell’autorità dell’Unione Sovietica, la maggior parte dei partiti comunisti del mondo si unirono al coro, che ovviamente armonizzava con il ritornello ideologico promosso dall’Occidente. Le idee di Krusciov basate su tali menzogne e distorsioni, indebolirono e disorientarono ideologicamente il popolo sovietico, causarono un allentamento della vigilanza verso le minacce interne ed esterne e demoralizzò lo spirito rivoluzionario che era stato così fondamentale per edificare e difendere il socialismo nel 1930 e 1940.

Kilev descrive il suo libro come un saggio, e, in effetti, é più un saggio che una storia completa. L’autore non affronta molte questioni difficili, quali il motivo per cui gli errori si sono verificati, se fossero necessarie misure così estreme come la rimozione preventiva dei membri di alcuni gruppi etnici o se erano necessarie e giustificate le punizioni delle famiglie dei colpevoli. Benché Kilev apprezzi il ruolo positivo del centralismo democratico e l’unità nella costruzione e difesa del socialismo, non spiega come abbia potuto verificarsi l’abuso del centralismo democratico sotto Krusciov e che permise a Krusciov di schiacciare l’opposizione e stabilire l’egemonia delle sue idee revisioniste. Eppure, Kilev ha gettato le basi per una comprensione marxista-leninista di Stalin e Krusciov più solida di quanto sia mai stato fatto prima.

 

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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