I diavoli rossi

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Collettivo Stella Rossa – Nordest

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#CSRantifascismo
7 Febbraio 1945.
Nel buio della sera invernale, uno scalcinato autocarro funzionante a gasogeno (prelevato dai Partigiani pochi giorni prima ai Mulini sul Ledra di Cussignacco) discende dalla zona del Bosco Romagno lungo lo Judrio verso Udine.
Il camioncino è stipato di Partigiani armati fino ai denti, alcuni vestono la divisa tedesca sottratta al nemico. Sono 22 per l’esattezza. Sono i temibili “Diavoli Rossi” del Comandante “Romano il Mancino”, così chiamato perché privo dell’uso di un braccio. Il battaglione gappista “Diavoli Rossi” era un gruppo di guerriglieri d’elite, selezionati per coraggio e fede nell’ideale, la “legione straniera” del Mancino” comprendeva Antifascisti italiani ma anche molti partigiani internazionalisti, ex prigionieri sovietici e jugoslavi e persino un rumeno. Dotati delle armi maggiormente efficienti operavano nelle condizioni più difficili, muovendosi nella pianura occupata dai nazisti, controllata dai fascisti e dai cosacchi.
Il Friuli era stato annesso al Terzo Reich, controllato da un gauleiter nazista divenendo una provincia tedesca denominata “Adriatisches Kustenland”. Una parte, la Carnia, era stata “regalata” alle truppe collaborazioniste cosacche del generale traditore Vlassov, e vi si erano insediate portandosi dietro le loro famiglie dopo che le truppe del terzo reich e i loro alleati erano stati costretti alla ritirata dopo essere stati sconfitti a Stalingrado. Per questi traditori non c’era più posto né perdono in Unione Sovietica, per questo motivo non appena si insediarono in questa terra promessa loro dal führer si dettero alla vessazione della popolazione residente, sentendosi i legittimi nuovi padroni di quelle terre, il “Kazakenlanden”.
I fascisti della Decima Mas, delle Brigate Nere e della GNR, ben consci di tutti questi progetti già in attuazione, ben sapendo che nei piani hitleriani quella terra non era più italiana, tantomeno della ridicola RSI, continuavano imperterriti, da bravi cani quali erano, a servire il loro padrone tedesco, affiancandolo sempre, anche nelle stragi di civili italiani e slavi, nella distruzione di interi paesi, nella vessazione della popolazione civile friulana e nella caccia ai Partigiani e ai patrioti loro fiancheggiatori. La risposta Partigiana non poteva che essere durissima e supportata dal popolo. Quel camioncino carico di Eroi folli che penetrava nel capoluogo totalmente controllato dal nemico equivaleva ad una punta di lancia nel cuore marcio del drago nemico.
L’ obbiettivo era assaltare il carcere di Via Spalato e liberare i Compagni detenuti e condannati a morte o alla deportazione verso i lager.
Lo stratagemma escogitato era questo: alcuni russi, biondi, in divisa nazista, fingendosi tedeschi si sarebbero presentati al corpo di guardia portando due prigionieri super ricercati e su cui pendevano taglie altissime: il Comandante Mancino e “Ape” Jurich. Appena penetrati all’interno eliminarono l’intero corpo di guardia che non appena ebbe compreso quanto stava accadendo, tentò di opporre resistenza. Impossessatisi delle chiavi delle celle liberarono oltre 80 Partigiani, molti dei quali in condizioni pietose per le atroci torture subite. Uno di questi “Ferruccio” Partigiano quasi settantenne di Latisana, venne trovato crocifisso con le baionette nell’infermeria, il “Mancino” se lo caricò il spalla (sebbene fosse privo di un braccio era dotato di una forza erculea) e lo portò in salvo. Vennero distribuite armi ai prigionieri liberati fisicamente in grado di combattere che divennero immediatamente operativi, tuttavia fu impossibile liberare le Compagne detenute perché le suore nascosero le chiavi delle celle del reparto di detenzione femminile. Molte di queste sfortunate Compagne finirono nei lager tedeschi. Per alcune la sola colpa era quella di essere mogli, fidanzate, sorelle o madri di Partigiani. Le forze nemiche allertate dalla sparatoria confluirono verso le carceri e i Partigiani dovettero abbandonare la zona ritornando verso i monti con il camioncino, cantando provocatoriamente “Bandiera Rossa” nella città occupata, eliminando ogni posto di blocco fascista, nazista e cosacco che trovarono davanti a serrargli il passo, all’alba erano sulle loro posizioni in montagna sopra la Judrio, con i liberati pronti a riprendere la loro vita da guerriglieri. Nel dopoguerra vennero tutti perseguitati dalla reazione borghese restauratasi al potere, nella sua cieca e fanatica caccia al Comunista. Molti, tra cui il Mancino si trasferirono all’estero per sempre.
Nessuna medaglia o onorificenza venne conferita loro, solo persecuzione politica.
Onore e Gloria Eterna al Compagno Comandante Romano il Mancino e a tutti i Compagni Partigiani del Battaglione GAP Diavoli Rossi!

 

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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