Spie fasciste in URSS

Il libro dal titolo ROMA A MOSCA è un libro di storia dello spionaggio e insieme un giallo politico (scritto nel 1991).
Tutto fondato su documenti specifici (l’autore del libro (che nel Settembre 1991 aveva, su “QUADERNI DI STORIA”, steso un saggio sulle polizie politiche fasciste) aveva attinto a una larga messe di documenti originali, che d’altra parte già dal 1988 erano a disposizione degli studiosi.
In particolare l’autore aveva consultato per questo libro i documenti conservati nell’Archivio del Ministero degli Esteri (ASDMAE) e poi quelli dell’Archivio Centrale dello Stato (ACS): vale a dire, alle carte di polizia dove sono anche compresi i fascicoli intestati ai due fratelli torinesi Guarnaschelli, nel Casellario Politico Centrale (CPC) e nell’Archivio della Divisione di Polizia Politica, e inoltre all’Archivio del PCI (APC), al Fondo Tasca e a quello Masutti conservato nel Centro Studi Piero Gobetti.
Lo sfondo è l’attività spionistica del fascismo in URSS, con i nomi e le azioni degli agenti, la descrizione dell’attività provocatoria dell’ambasciata a Mosca, soprattutto contro l’emigrazione Italiana.
Dati, nomi, fatti vengono ricostruiti attraverso la documentazione proveniente dagli archivi della polizia italiana e del Ministero degli Esteri.
Dal libro emerge la difficoltà in cui si trovarono i capi comunisti italiani in URSS a causa di quello spionaggio: il “roccioso” PCd’I anche a Mosca si rivelò debole e infiltrato.
Lo stesso Togliatti dovette condurre gli interrogatori di alcuni “ravveduti” passati al fascismo.
Inoltre, diversi degli esuli italiani arrestati dagli organi rivoluzionari del paese dei Soviet furono in realtà spie dell’ambasciata o con essa ebbero contatti molto sospetti: è quanto emerge da una lunga ricerca durata vari anni negli archivi dell’ex URSS i cui risultati sono disponibili on line sul sito Internet www.gulag-italia.it.
I profili biografici degli italiani imprigionati sono stati pubblicati anche nella seconda parte del volume REFLECTIONS ON THE GULAG. WITH A DOCUMENTARY APPENDIX ON THE ITALIAN VICTIMS OF REPRESSION IN THE USSR, a cura di E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti, in “ANNALI DELLA FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI”, anno XXXVII, 2001, Feltrinelli, Milano, 2003.
Fu davvero un difficile tornante, che può anche spiegare le cautele con cui il PCI ha sempre raccontato i fatti dell’URSS.
Parte del libro è poi dedicato a Emilio Guarnaschelli, uno dei “ravveduti” che ebbero rapporti con l’ambasciata, fu arrestato e finì per morire in URSS di morte naturale: accusato di spionaggio fascista (accusa fondata come mostra l’attuale documentazione sul suo caso), fu arrestato il 2 Gennaio 1935.
Processato, venne condannato a tre anni di Confino per propaganda controrivoluzionaria in base al COMMA 10 dell’ARTICOLO 58 del Codice Penale della Repubblica Sovietica: articolo 58-10: “propaganda controrivoluzionaria o agitazione: ovvero propaganda o agitazione con incitamento a sovvertire, minare, indebolire lo stato o a compiere le attività controrivoluzionarie indicate negli altri articoli o distribuzione o preparazione di scritti che contengono tali incitamenti: almeno 6 mesi di prigione.
In caso di guerra, stato d’emergenza o con sfruttamento di pregiudizi religiosi o nazionalisti: fino alla Pena di Morte con confisca dei Beni”.
Guarnaschelli fu inviato nell’Estremo Nord della Russia europea, prima ad Arcangelo e successivamente a Pinega, ove venne raggiunto da Nella Masutti, figlia di un informatore fascista, con la quale si sposò.
Nel 1936 gli venne applicata una seconda condanna a cinque anni nel GULAG della Kolyma e due anni dopo, nel 1938 (v’è qualche incertezza sulla data di morte: secondo la RASSEGNA DEGLI ARCHIVI DI STATO “fu fucilato il 7 Aprile 1938” ma si scoprì nel 1993 che morì di morte naturale), a soli ventisette anni, ci fu la condanna definitiva alla fucilazione comminata dalla Direzione Centrale della NKVD ma non fu comminata per decisione del Direttivo Centrale dei GULAG e morì di morte naturale.
Nel 1957, all’epoca di Chruscev, dopo il XX Congresso del PCUS con l’inizio del processo di destalinizzazione, venne riconosciuto innocente e riabilitato.
Di lui molto si parlò nel 1991, dopo un famoso libro di lettere uscite nel 1979 (da quando cioè Nella Masutti, la moglie di Emilio, pubblicò in Francia, presso l’editore Maspero, un libro che raccoglieva la gran parte delle lettere che il marito aveva inviato dall’URSS a Torino, a Mario, e che quest’ultimo le aveva, dopo tanti anni, consegnato).
La vedova, Nella Masutti, nel 1991 aveva sollevato un grande polverone, chiedendo al PCI la riabilitazione del marito: era accaduto prima e durante il Congresso della Bolognina.
Il libro in questione sfata il mito storiografico dei “comunisti italiani perseguitati da Stalin”, e dimostra che questa leggenda non solo documentariamente è destituita di fondamento, ma è, soprattutto, un’arma propagandistica al servizio dei più abietti interessi politici: il fascismo, il liberalismo conservatore, il democraticismo borghese.
Il materiale archivistico contenuto nel libro in questione è stato semplicemente rimosso da sedicenti “storici” che leggono le vicende storiche a pagine alterne e magari si sdegnano per le Camere a Gas e gli orrori delle SS, ma al tempo stesso precostituiscono le loro amnesie storiografiche sull’attività criminosa delle spie del Duce e sulle conseguenze bestiali del loro infame operato che provocò carcere, tortura e morte nelle file dell’antifascismo ed in particolare in quelle comuniste.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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