“Cari pastori”,un ipotetica lettera ai pastori sardi da parte di Antonio Gramsci

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Stamattina nei pressi di alcuni ovili compresi nella zona di Sorradile, Ardauli, Aidomaggiore, Sedilo e Ghilarza sono state trovate copie di questa lettera che riproduciamo:

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Cari pastori,

vi ho seguito da lontano con attenzione e costanza. Ho sempre saputo che la Sardegna facesse eccezione alla “grande disgregazione sociale” in cui consiste il meridione e voi con la vostra lotta l’avete ampiamente dimostrato. Avete posto la quistione del prezzo del latte come una grande quistione nazionale, anzi internazionale, visto che in poco tempo la solidarietà è giunta dai quattro angoli d’Europa. Avete anche spazzato via con gran facilità tutti i luoghi razzisti sui pastori e sull’intero popolo sardo che vogliono dipingere gli abitanti dell’isola e in particolare i pastori e chi vive di agricoltura come incapaci di organizzarsi, incivili, razzialmente inferiori. Ai miei tempi lo scrivevano in libri pseudoscientifici Sergi, Niceforo e Lombroso, oggi lo ribadiscono con argomentazioni analoghe alte cariche dello Stato come il procuratore generale della Repubblica Roberto Saieva quando ha parlato in sede ufficiale di “mentalità predatoria tipica barbaricina”.

Vi accusavano di essere antimoderni, incapaci di lanciare vertenze organiche, isolati, ostaggio di una cultura primitiva e legata ad un individualismo esasperato. Invece avete versato il latte sull’asfalto, dalle autobotti, dai cavalcavia e rimbalzato sui dispositivi sociali moderni (che chiamate se non sbaglio social), le centinaia di blocchi stradali, blocchi ai caseifici, gli assalti ai camion con la merce proveniente dall’estero, guasta o contraffatta. Soprattutto avete avuto la capacità di condurre trattative da pari a pari con gli industriali e con la classe politica ad essa subalterna e di rilanciare controproposte alle prime timide concessioni, una capacità che ha colto di sorpresa tutti e scavalcato organizzazioni ben strutturate e riccamente remunerate come la Coldiretti che si è trovata a dover inseguire gli eventi per cercare di cavalcare la cosa.

Siete stati capaci di creare un vasto blocco nazional-popolare che sostenesse le vostre giuste richieste economiche e che le estendesse ad una universale vertenza di giustizia per il Popolo Sardo che la borghesia settentrionale ha storicamente soggiogato insieme al meridione riducendo la Sardegna a colonia di sfruttamento.

Avete saputo usare e adattare perfettamente ai tempi moderni le tecniche storiche del movimento operaio e contadino facendole rivivere di nuova energia creativa.

Avete organizzato la vostra lotta in forme originali di democrazia del lavoro pur mantenendo una geometrica efficacia nella regia delle azioni di blocco della produzione e di boicottaggio della circolazione della merce che ha sprofondato la classe industriale nella paura ribaltando, nel corso di dieci giorni di scioperi e blocchi, il rapporto di potere che sembrava a tutti gli effetti tendere naturalmente verso il blocco industriali – politici subalterni.

È sinceramente disarmante vedere come nulla è cambiato dai miei tempi. Noi lottavamo contro il prezzo di 36 lire al quintale fissato per il grano perché lo ritenevamo rovinoso per la Sardegna. Era l’Italia protezionista, ma a quanto pare l’Italia del libero mercato non fa eccezione e quando si tratta di mungere l’anello debole della filiera produttiva non desiste ancora dal farlo. La Sardegna in duecento anni di storia è stata messa a sacco e la storia di questi ultimi due secoli può essere definita senza ripensamenti una grande e lunga rapina da parte dei signori continentali e dei loro appoggi isolani. In un tempo storico che difficilmente capisco dove i ricchi e i signori riescono a signoreggiare senza contrasto alcuno e a fare i loro comodi facendo combattere i poveri con i più poveri, voi avete fatto fare inversione di rotta a tale indirizzo e avete riportato la realtà sui piedi attaccando gli industriali, i consorzi di tutela, la follia del cosiddetto “libero mercato” privo di controlli e truffaldino, la grande distribuzione organizzata e la classe politica complice con questo malaffare.

E nulla è cambiato anche nell’atteggiamento di quelli che al mio tempo erano i socialisti. Ho visto la cosiddetta “sinistra” (ho faticato a capire chi o cosa lo fosse, perché al mio tempo la sinistra stava al fianco del proletariato e non degli industriali) attraverso gli editoriali dei principali loro giornali assumere atteggiamenti fastidiosamente paternalistici. Tutto ciò che ha entusiasmato me ha irritato loro: conflittualità, democrazia creativa, capacità di rilancio sulle principali quistioni, non controllabilità da parte degli opportunisti. Si tratta del carattere gattopardesco della vita politica italiana, tutto è cambiato, ma in effetti nulla lo è, certo non lo è quella che viene definita “sinistra” e che al mio tempo erano i socialisti.

Domani ci saranno le elezioni e a quanto si può constatare domina il clima tipico del cretinismo parlamentare. Il tema fondamentale di ogni dibattito dovrebbe essere quello agitato da voi, vale a dire lo scontro, produttori – speculatori, centro – periferia, città – campagna. Dopo il Congresso di Lione del 1926 scrivevo che “politicamente tutta la zona meridionale e delle isole funziona come una immensa campagna di fronte all’Italia del nord, che funziona come una immensa città”. Mi sembra irreale vedere che la situazione non solo è ancora così, ma è addirittura peggiorata.

Il prezzo del latte in effetti altro non è che quello che è stato per il movimento operaio la quistione delle 8 ore lavorative su cui poi si è costruito tutto un mondo di speranze e progettualità. Invece prevalentemente gli esponenti degli schieramenti maggiormente quotati discettano di barconi, immigrazione, competitività aziendale, fondi europei e altre quistioni che non mi sembra possano realmente incidere sulla vita delle larghe masse di Sardegna. E le forze minori cosa fanno per diventare egemoni? Dopo che gli industriali hanno disertato il tavolo per valutare la vostra proposta sugli 80 centesimi, rifiutandosi quindi di trovare una soluzione alla crisi del settore, ci si sarebbe aspettata la convocazione di una mobilitazione popolare ai almeno una di quelle che si dichiarano liste di alternativa. Noto che il cretinismo parlamentare dilaga anche in ambienti a me potenzialmente amici, cioè in quegli ambienti che dovrebbero essere in grado di alimentare lo spirito di scissione.

Non so se bloccherete i seggi. Non saprei bene neppure valutare l’operazione in termini strategici. Quello che mi chiedo non è tanto il mezzo in sé – che dai temi del fiorentino si sa essere sempre anche una questione di fini – ma è la visione, l’orizzonte che si ha.

Che la vostra lotta non sia ormai solo vostra mi sembra chiaro, anche se in molte interviste che avete rilasciato ripetete ciò come un mantra. sicuramente avete a cuore l’obiettivo che volete e dovete raggiungere ad ogni costo e che non volete rendere soggetto a strumentalizzazioni. Ciò è comprensibile. Ma è un fatto storicamente accertato che ogni lotta se stagna nella dimensione economico-corporativa (cioè se in qualche modo non esce fuori da se stessa andando ad intaccare tutta una serie di rapporti, di privilegi, di ingiustizie andando a costruire una visione generale e non particolare; nel caso in quistione non più solo prezzo del latte o temi agrari ma anche difesa della Sardegna orrendamente sfruttata fin dai tempi della legge delle chiudende, dell’abolizione degli ademprivi ed usi civici di terreni e boschi), alla fine si spegne come una fiammella senza più ossigeno. É successo anche a noi dopo il biennio rosso e con l’avvento del fascismo, eppure controllavamo le fabbriche di tutto il nord. Eppure eravamo  talmente forti che alla fine per disperazione la direzione della Fiat fece la proposta agli operai di assumere la gestione dell’azienda in forma di cooperativa, i quali rifiutarono perché ciò che volevano era la gestione del potere politico, non di una fabbrica che sarebbe comunque rimasta non loro.

Lo so che ci avete già provato e che siete rimasti scottati perché hanno provato ad usarvi. Ci sono sempre delle figure animalesche a intorbidare le acque e non si tratta quasi mai della volpe e del lione di cui parlava Machiavelli, ma più spesso di piccoli sciacalli in cerca d’autore. Ma la storia non si può fermare ai primi fallimenti. Abbiamo bisogno di uomini che non si entusiasmino alla prima fragile vittoria e che non arretrino di fronte ai peggiori errori. Siate in grado di diventare il punto di riferimento stabile del riscatto della mia isola, di tutta la mia isola, anche di chi non vi ha capito e di chi vi guarda ancora con sospetto. Cercate alleanze con la parte viva, con i giovani, con gli intellettuali non al libro paga del blocco che vi opprime, con chi coraggiosamente combatte per liberare la Sardegna.

Un caro saluto,

vostro

Nino Gramsci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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