Saturazione dei tempi e plusvalore relativo in Fca

Saturazione dei tempi e plusvalore relativo in Fca

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Come il capitale intensifica lo sfruttamento degli operai

Una recente inchiesta condotta dalla FIOM in 54 stabilimenti italiani della Fca, ha evidenziato che la stragrande maggioranza dei circa 9.600 operai (iscritti e non iscritti ai sindacati) che hanno compilato il questionario considera peggiorate le condizioni di lavoro negli ultimi anni.

I fattori di questo sensibile peggioramento, che si registra in tutti gli stabilimenti e viene sofferto soprattutto dagli operai addetti alle linee e alla conduzione impianti, sono da imputarsi all’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, alla saturazione dei tempi di lavoro, all’insufficienza delle pause, ai turni di lavoro e all’aumento dell’orario settimanale, ai bassi salari e al sotto-inquadramento professionale; in una parola il peggioramento dipende dall’intensificazione dello sfruttamento capitalistico della forza-lavoro operaia, concetto totalmente assente nell’inchiesta FIOM.

In questo articolo concentreremo la nostra attenzione su un aspetto specifico del peggioramento delle condizioni di lavoro che gli operai Fca hanno denunciato tramite il questionario, quello relativo all’aumento della saturazione dei tempi di lavoro. E’ da sottolineare che i due terzi (65,2%) degli operai Fca che hanno risposto al questionario hanno dichiarato che la saturazione dei tempi di lavoro è aumentata, giudicando insostenibili i tempi di lavoro, a prescindere dalla loro conoscenza dei tempiciclo o dalla presenza/assenza di tempi-ciclo associati alla propria postazione di lavoro. La saturazione dei tempi di lavoro sulle linee è la quantità massima di lavoro assegnabile a ogni operaio in rapporto ai tempi di cadenza delle linee di montaggio. In Fiat questo concetto è stato introdotto con l’accordo del 5.8.1971, frutto delle lotte dell’autunno caldo.

Con questo accordo i tempi di lavorazione venivano stabiliti sulla base della produzione che occupava il tempo maggiore. Venivano fissati quattro indici di saturazione massima individuale nell’arco delle 8 ore (dall’84% all’88%) , con dei fattori di maggiorazione per compensare almeno in parte i disagi e la fatica dovuti alle cadenze delle linee , ai carichi di lavoro, alle posture disagevoli, alla monotonia e ripetitività, alla carente ergonomia delle postazioni di lavoro, etc.

Ciò comportava che una volta assegnata la quantità massima di lavoro, essa non poteva essere aumentata nel corso del turno di lavoro da parte di ciascun operaio. L’accordo del 1971, con tutti i suoi limiti, costringeva la Fiat a rispettare il sistema dei tempi, che l’azienda cercava di violare sistematicamente e aumentava le pause individuali. L’applicazione dell’accordo e il controllo delle saturazioni individuali diveniva un elemento centrale dell’azione di lotta di lavoratori e delegati sulle linee di montaggio. Nel primo decennio del duemila Fca ha introdotto un nuovo modello di organizzazione del lavoro, il World Class Manufacturing (Wcm), che si propone di allacciare la produzione alle richieste del mercato e di ridurre al minimo le scorte di magazzino per evitare la sovrapproduzione.

Fra i pilastri del Wcm – che integra le logiche toyotiste per ridurre i costi e aumentare efficienza produttiva e qualità dei prodotti – vi è il Cost Deployment, un metodo di analisi dei costi di una unità produttiva che mira all’analisi e alla eliminazione degli sprechi. Tra di essi figurano una serie di attività che non danno valore aggiunto per il capitalista, come movimentare, muoversi, spostarsi, trasportare, camminare, aspettare, chiacchierare, preparare, organizzarsi, cercare attrezzi, ruotare, passare di mano, mettere a posto, contare, sostituire, ordinare, misurare, scegliere, etc. La eliminazione di tali attività, effettuata senza compromettere la produzione nelle postazioni di lavoro, ha come conseguenza un evidente aumento dei ritmi di lavoro.

Il modello Wcm in Fca prevede l’utilizzo di una metrica collegata a una lista di controllo per l’analisi dei fattori di rischio (Ergo-Uas), Ergo-Uas riduce drasticamente i fattori di maggiorazione che permettevano agli operai di respirare. Questa metodologia non considera la fatica degli operai e riduce i fattori di riposo (ad es. 5 secondi in un minuto), aumentando in modo netto le saturazioni dei tempi (che oggi sfiorano il massimo teorico del 100%), intensificando ritmi e aggravando i carichi di lavoro rispetto al sistema precedente.

Con il Wcm e Ergo-Uas il monopolio Fca ha eliminato le regole contenute nell’accordo del 1971. La combinazione di Wcm e Ergo-Uas fa sì che l’intera organizzazione del lavoro nelle fabbriche Fca è caratterizzata da una forte compressione dei tempi destinati alle diverse operazioni che fanno parte del processo produttivo.

Ora sono i volumi produttivi (a prescindere delle loro caratteristiche), che impostano i tempi e determinano la quantità massima di lavoro assegnabile per il singolo operaio, che non ha più nessuno strumento per difendersi.
Ciò comporta una tensione inaudita delle forza lavoro tramite l’incremento della velocità di esecuzione delle operazioni e della loro intensità (ritmi), l’ampliamento del campo di lavoro degli operai (simultaneità di operazioni).

Tutti i movimenti dell’operaio, persino i suoi bisogni fisiologici, sono programmati e subordinati ai movimenti e ai tempi delle macchine, in modo da ridurre drasticamente quella che Marx chiama “porosità del lavoro”. Soffermiamoci su quest’ultimo aspetto. Il lavoro di fabbrica presenta degli interstizi, dei tempi non operativi, delle attese, dei movimenti, delle piccole pause fisiologiche (anche uno starnuto crea una porosità…). In quanto vampiri affamati di plusvalore i capitalisti devono succhiare lavoro vivo in ogni decimo di secondo, e per farlo devono ridurre al massimo l’impiego del lavoro non produttivo di valore, intensificando e accrescendo la saturazione dei tempi, rendendo più produttivo di valore il tempo di lavoro per mezzo delle nuove forme di organizzazione del lavoro e dei moderni mezzi di produzione.

Un obiettivo fondamentale del Wcm è proprio quello di individuare e ridurre al massimo tutte le porosità del lavoro. Una volta identificate, si riorganizza il processo produttivo per estorcere una quantità maggiore di lavoro nel medesimo tempo.
Ad es. si modifica il sistema di rifornimento delle linee portando i materiali “just in time” vicino alla postazione di lavoro (ad es. con dei carrellini collegati alle scocche dei veicoli), per evitare che l’operaio perda tempo a prelevare i pezzi necessari dai cassoni e si sposti il meno possibile.

Si cambia anche la logistica della postazione di lavoro, rendendola più angusta, per far in modo che l’operaio abbia tutto a portata di mano e non debba spendere tempo per spostarsi, prendere un utensile, un ricambio, etc.
Viene aumentato il numero delle mansioni da svolgere, come ad es. alcune funzioni di manutenzione e la pulizia, non conteggiate nel tempo tecnico di produzione, con la conseguenza che gli operai sono costretti ad accelerare i ritmi per non rallentare la produzione.

Si aumenta la cadenza delle linee e si moltiplica la tipologia dei pezzi in lavorazione (diversi tipi di autovetture che comportano un diverso impegno da parte dell’operaio), in modo che è impossibile determinare un tempo medio della prestazione lavorativa. Si evita ogni strozzatura delle linee, per renderle più fluide e veloci possibile. La lotta del capitale allo “spreco di tempo” e di movimenti che non lo valorizzano non si limita a questo.

I manager, gli esperti e i capi studiano il lavoro operaio per carpire i margini di tempo che gli operai con la loro professionalità, esperienza e astuzia si sono ritagliati (a volte anche lavorando “in anticipo” per poter guadagnare tempo utile a fronte di maggiori carichi di lavoro, o velocizzando il lavoro per avere tempo a fine turno) così da azzerarli e raggiungere la massima condensazione della giornata lavorativa. L’obiettivo è l’eliminazione arbitraria di ogni porosità del lavoro con la saturazione dei tempi di lavorazione, dunque la totale coincidenza fra tempo di lavoro e tempo di valorizzazione del capitale.

Marx, alla fine del IV capitolo del Capitale, definisce l’operaio come “qualcuno che abbia portato al mercato la propria pelle e non abbia ormai da aspettarsi altro che la conciatura”. E oggi l’operaio della “fabbrica integrata”, col mostruoso controllo dei suoi tempi di lavorazione da parte del capitale, non può aspettarsi altro che la propria torchiatura. Spinto dalla concorrenza internazionale e dalla ricerca del massimo profitto, il capitale monopolistico spreme infatti l’operaio per comprimere una massa maggiore di lavoro entro un dato periodo di tempo.

Dal punto di vista marxista, in che modo l’aumento della saturazione dei tempi determina l’aumento del grado di sfruttamento degli operai? Nel capitalismo i mutamenti nel processo lavorativo che impongono all’operaio un maggiore dispendio di lavoro in un tempo invariato, una tensione più alta della forzalavoro, un più fitto riempimento dei pori del tempo di lavoro, cioè una condensazione del lavoro a un grado più elevato, non mirano ovviamente ad accorciare la giornata lavorativa, ma ad accorciare il tempo di lavoro socialmente necessario per produrre una data quantità di oggetti di consumo, in questo caso autovetture.

Attraverso il riempimento di tutti i pori della giornata lavorativa, annullando cioè tutti i tempi di lavoro non produttivi di valore, il medesimo tempo di lavoro fornisce al capitalista una massa di valore maggiore di prima.
In questo modo si riduce il tempo di lavoro necessario a creare un valore pari a quello della forza lavoro dell’operaio.
Tale accorciamento del tempo di lavoro necessario prolunga il plusvalore relativo, che è il mezzo usato dai capitalisti per incrementare il grado di sfruttamento dell’operaio senza modificare la durata della giornata di lavoro.

Ricordiamo che per Marx il plusvalore relativo è «il plusvalore che deriva dall’accorciamento del tempo di lavoro necessario e dal corrispondente cambiamento nel rapporto di grandezza delle due parti costitutive della giornata lavorativa» (Il Capitale, Libro I).

Con l’attuale livello di sviluppo delle forze produttive se all’operaio prima occorrevano due ore per la riproduzione del valore della forza lavorativa (tale valore espresso in denaro è il salario), adesso con un maggiore dispendio di lavoro ne occorre solo una, prolungando la parte della giornata lavorativa in cui l’operaio lavora gratis per conto del capitalista. Si modifica dunque il rapporto fra il tempo di lavoro necessario e il tempo di lavoro superfluo, in cui il lavoro impiegato è pluslavoro: il primo si accorcia, il secondo si prolunga.

Di conseguenza aumenta il tasso del plusvalore, che esprime l’elevazione del grado di sfruttamento del proletariato da parte del capitale.
Risultato: “Il bilancio non è mai stato così positivo, con ebit (leggi profitti) record e niente debito” (Mike Manley, Ceo di Fca, 5.3.2019).
Assieme ai profitti aumentano chiaramente anche la miseria operaia, il logorio psicofisico, i danni muscolo-scheletrici, lo stress, gli infortuni, etc.

Ma al capitalista non importa nulla del sacrificio degli operai e delle operaie, e di fronte al calo delle immatricolazioni di auto aumenta la mostruosa pressione su di loro. I fatti sono testardi: gli interessi della classe operaia e quelli della borghesia sono oggettivamente inconciliabili.

La contraddizione fra proletariato e borghesia costituisce la principale contraddizione di classe nella società capitalistica, che può essere risolta solo dalla rivoluzione socialista. E’ dentro questa prospettiva che il lavoro può e deve difendersi dal capitale con il conflitto, la lotta collettiva e organizzata.

Con Wcm e Ergo Uas i margini di trattativa e di negoziato sono azzerati. La parola è ai rapporti di forza che gli operai riescono a costruire con gli scioperi, le fermate, i blocchi della produzione e della circolazione delle merci.

Dobbiamo imporre al padrone con il fronte unico di lotta operaia rivendicazioni immediate e urgenti che unifichino e mobilitino la massa degli operai per migliorare le condizioni di lavoro, che si scontrino frontalmente con il dispotismo del capitale; dobbiamo approfittare della lotta per la soddisfazione di queste rivendicazioni come leva per mettere a nudo le cause reali delle condizioni di lavoro della classe operaia, educare politicamente gli operai e indicare la lotta rivoluzionaria per il potere politico, per una società senza sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano, quale unica via per l’emancipazione dei lavoratori!

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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