L’assalto alla casa di Leon Trotsky

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https://paginerosse.wordpress.com/2013/12/10/the-assault-on-the-house-of-leon-trotsky-david-alfaro-siqueiros/

 

L’assalto alla casa di Leon Trotsky

di David Alfaro Siqueiros

David Siqueiros è noto come maestro dell’arte murale rivoluzionaria messicana e combattente per la difesa della Repubblica democratica spagnola dal fascismo. Il suo ruolo nell’assalto alla casa di Leon Trotsky nel maggio 1940 è rimasto poco noto. La deposizione di Siqueiros in tribunale, pubblicata qui per la prima volta e tratta dagli archivi della Fondazione Siqueiros in Messico, fa luce sui motivi politici dell’artista in quella strana vicenda. Siqueiros si sentì spinto a questo dopo aver vissuto direttamente il ruolo negativo del POUM trotzkista nella guerra antifascista in Spagna; voleva vendicare l’onore della democrazia messicana che era stata infangata dalla presenza di Trotsky in Messico. Con l’esercito di Hitler pronto a colpire ad Est, Siqueiros ritenne necessaria un’azione di protesta per impedire a Trotsky di usare il Messico come base per i suoi attacchi contro l’Unione Sovietica. L’operazione si proponeva di raccogliere, senza spargimento di sangue, prove documentali sul denaro che Trotsky riceveva dall’editore dei giornali reazionari Hearst e far scoppiare uno scandalo che avrebbe costretto il governo di Cárdenas a chiudere il quartier generale di Trotsky in Messico. L’attacco armato si concluse con un fallimento. Trotsky si nascose sotto il letto, protetto dalla moglie; nella confusione i documenti che Siqueiros sperava di trovare non saltarono fuori e Trotsky rimase saldamente sistemato in Messico. Il Partito Comunista del Messico dichiarò che non aveva assolutamente nulla a che fare con l’operazione. Trotsky fu poi ucciso tre mesi dopo, in un attacco non correlato alle attività di Siqueiros,. Per Siqueiros la protesta significò mesi di clandestinità, carcere e anni di esilio. Altri particolari si troveranno nella biografia di Siqueiros scritta da Phil Stein e pubblicata da International Publishers, NY,1994.

La deposizione di Siqueiros in tribunale offre un ampio quadro dei problemi affrontati dal movimento comunista e democratico a causa del trotskismo negli anni ’30 in Spagna e altrove. A quel tempo Siqueiros non sapeva che Trotsky stava fornendo informazioni all’FBI sul movimento comunista internazionale attraverso il consolato americano in Messico. In seguito al XX Congresso del PCUS nel 1956, la critica al trotskismo gradualmente si ridusse. Ciò non sorprenderà, perché, come sottolinea Kaganovich nelle sue memorie, Krusciov era stato un sostenitore di Trotsky nel 1923-24 e il suo “rapporto segreto” rappresentò un ritorno alle sue radici politiche.

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L’assalto alla casa di Leon Trotsky

I motivi della mia partecipazione. Le ragioni politiche che l’hanno reso possibile e inevitabile. Il processo psicologico-politico in cui è nato.

All’opinione pubblica in generale.

In particolare al proletariato messicano.

Al giudice del Tribunale di primo grado di Coyoacán.

Quando i combattenti messicani arrivarono in Spagna ai primi di gennaio del 1937 per combattere per la Repubblica nelle file dell’Esercito Popolare, trovarono una feroce contraddizione: da una parte il presidente Cárdenas forniva armi al popolo spagnolo, al fine di combattere per la Rivoluzione, ma al contempo forniva armi a Leon Trotsky affinché dal Messico rivoluzionario potesse lottare contro la Rivoluzione, e tutto ciò, purtroppo avveniva nella totale passività del movimento operaio messicano.’

Noi messicani ci siamo sforzati invano di cancellare un macchia così grave. Alle nostre argomentazioni in difesa della “ospitalità politica tradizionale messicana”, ci veniva risposto con la logica del “certamente, ospitalità politica per i rivoluzionari, come Marti, Julio Antonio Mella, la madre di Prestes; e mai nessuna accoglienza o protezione per le centrali della controrivoluzione internazionale”.

Anche tra i militanti d base delle unità spagnole e internazionali, abbiamo constatato la stessa ferma condanna. Combattenti di tutti i paesi ci hanno chiesto di chiarire “l’incomprensibile paradosso cardenista”. E alle nostre scarse spiegazioni, tutti concludevano riaffermando che: – era un grave disonore del movimento operaio rivoluzionario del Messico. La nostra replica, che il presidente Cárdenas aveva operato contro l’opinione della maggioranza degli operai organizzati, non faceva che aumentare la riprovazione contro il governo messicano e per l’azione debole e insufficiente delle masse organizzate del nostro paese.

Non era solo una politica sbagliata, per tutti loro era incomprensibile;. una forma precisa di attività controrivoluzionaria, doppiamente grave da parte di un movimento progressista.

Leon Trotsky, nel frattempo, aveva preso possesso di una tribuna efficace, concessagli nella stessa capitale messicana, contro ogni prassi legittima per i rifugiati politici, e per giunta da Cárdenas, il presidente più progressista del Messico. Da quella tribuna eccezionale, protetto in permanenza dalla polizia, l’impostore, mascherato da caudillo eroico della estrema sinistra comunista, portava attacchi deliranti contro il movimento rivoluzionario messicano e internazionale, proprio mentre era più intensa l’offensiva reazionaria in ogni paese.

I settori più arretrati della borghesia messicana e la borghesia di tutti i paesi, continuano a considerare con ostilità il Trotsky del periodo iniziale della rivoluzione russa, Trotsky membro del partito di Lenin e Stalin; ma porgono una mano amichevole a Trotsky l’anti-stalinista, “il più grande nemico del tuo maggior nemico”, colui che sostiene la lotta controrivoluzionaria locale e mondiale, con l’uso senza precedenti di una gran quantità di sofismi. A questo scopo, il suo primo passo fu aprire completamente le porte alla propaganda.

Non fu subito chiaro che questo errore sarebbe stato in grado di piantare radici. “Il Movimento Operaio Messicano (si disse) era forte, il più grande dell’America Latina. L’influenza del Partito Comunista Messicano e dei suoi simpatizzanti all’interno dei sindacati era notevole. Altrettanto vasto era il prestigio tra i membri del Partido de la Revolución Mexicana, e anche se non s’era ancora formato un fronte popolare, c’erano tutte la basi di un vero Fronte popolare –“ nel quale si sarebbero uniti operai, contadini, soldati, artigiani, intellettuali e un settore apertamente progressista della nuova borghesia nazionale”. L’uomo più innovatore della rivoluzione messicana, il presidente Cárdenas, non poteva negare senza contraddire la natura stessa del suo governo, ciò che con tanto fervore gli veniva chiesto e che tutto il movimento rivoluzionario, le masse di lavoratori e contadini reclamavano e per il quale l’avevano portato al potere lottando attivamente contro la “maximatura”[1] di Calles.

Dal Messico giungevano purtroppo notizie pessimistiche. C’era qualche opposizione alle decisioni di Cárdenas, ma in una forma che sembrava più simile al lamento di un cerbiatto che ad una richiesta e a una combattiva determinazione delle masse popolari proletarie e rivoluzionarie verso colui che era la rappresentazione democratica formale di queste masse. Il presidente Cárdenas rimase inamovibile nella sua posizione di caudillo patriarcale. Giungevano poi le lettere addolorate di coloro che si supponeva fossero i coraggiosi capi della rivoluzione messicana. Erano critiche esitanti , sussurrate del ” Maderismo [2] suicida del presidente Cárdenas”, della sua “strana miscela di capo romantico e popolare”. ” Il miglior presidente che la Rivoluzione messicana ci ha dato somiglia molto al vostro Azaña nei suoi metodi di governo liberali”, affermavano con grande inquietudine.

Ma con l’illusione di trovare qualche eccezione nella realtà politica messicana in cui eravamo già immersi, insistevamo per chiedere di più. “Il Partito Comunista messicano aveva fatto del Fronte popolare uno dei punti fondamentali della sua tattica e sosteneva la piattaforma politica di Cárdenas e delle sue riforme popolari.” “Il Partito Comunista stabilì quindi che qualsiasi cosa potesse mettere in pericolo o rompere l’unità del gruppo di forze progressiste del Cardenismo, era contraria alla linea.” ” Certo,” rispondevamo, “ma la solidarietà proletaria, la solidarietà comunista, con il gruppo dei progressisti di Cárdenas, non significa subordinazione (o tacere, che in politica è la stessa cosa) della classe proletaria e della sua avanguardia a ogni sua decisione”. “No” (sostenevamo), “solo l’immensa suscettibilità individuale del presidente Cárdenas può produrre una rottura fatale che inevitabilmente danneggerebbe l’unità rivoluzionaria del Messico”. Ciò che non può essere rimosso dalla nostra mente è la convinzione che la critica – leale, reciproca, anche vigorosa, non solo non dividerà, ma porterebbe a una maggiore unità.

Sul questo punto non abbiamo dubbio alcuno: si tratta di un primo atto di capitolazione del movimento operaio del Messico alla nuova borghesia progressista che governa il paese. Un danno grave per il metodo democratico che avrebbe dovuto normalizzare i rapporti tra un governo di spinta popolare e le masse popolari che lo avevano portato al potere. Fu così che cominciò ad aggravarsi l’embrionale caudillismo patriarcale del presidente Cárdenas, il punto di partenza della progressiva perdita dell’indipendenza politica del movimento proletario rivoluzionario del Messico, e l’inizio del disastro”successivo”. Per la reazione, fu in pratical’inizio di una serie di vittorie sulle forze proletarie e popolari organizzate nel nostro Paese, indipendentemente dal programma in corso delle avanzate riforme cardeniste. Ma soprattutto era la strada opposta a quella del Fronte popolare, passi indietro della rivoluzione messicana nel suo aspetto originale, la prospettiva politica delle sue organizzazioni di massa.

Le condizioni in cui si svolgeva la guerra civile in Spagna, e noi eravamo tra i protagonisti, non compensavano certo il danno morale causato dalle notizie dal Messico. Mentre in Spagna era in corso la guerra civile, si governava, stranamente, con le procedure legali di stato di allerta. I governi repubblicani, che non erano stati in grado di fermare la guerra civile in tempo di pace, sembravano impotenti ad organizzarsi come governi di guerra civile. Un anno dopo l’inizio della lotta militare, non c’era ancora nessun decreto sullo stato di guerra. E non c’erano segnali che sarebbe stato decretato in un tempo più o meno breve. Non c’era la legge marziale, indispensabile sia nelle retrovie che al fronte. Ad eccezione del Partito comunista spagnolo, i partiti politici repubblicani, in misura maggiore o minore, non mostravano segno di intendere in tutta la sua gravità, l’enorme errore che comportava quel metodo insensato di governo, adottare cioè procedure liberali mentre la guerra civile infuriava.

Così erano sorti e si erano sviluppati senza alcun ostacolo lo spionaggio, il sabotaggio, il tradimento e la provocazione del trotskismo ( il nucleo più efficace per la demagogia della Quinta Colonna franchista nella zona lealista), nelle stesse viscere della politica, del sindacato, delle organizzazioni agricole e militari con la precisa conoscenza economica dello stato repubblicano, all’ombra dei governi del Fronte popolare. In effetti anche se sembra inconcepibile, le autorità repubblicane ci misero un anno (dal 18 luglio 1936 al 16 giugno 1937) per scoprire che il partito politico trotskista in Spagna era al servizio dello spionaggio, del sabotaggio e della provocazione, al servizio diretto del quartier generale del cosiddetto Esercito Nazionalista. E sarebbe bastato leggere sui giornali e sulle riviste di quegli agenti di spionaggio nemico, parole d’ordine come: “Madrid, tomba del fascismo! Catalogna, tomba del governo!’ Cioè tomba del Fronte popolare, sconfitta dell’unità del proletariato e del popolo spagnoli in lotta contro l’assalto armato della reazione.

Naturalmente questa pianta cominciò a dare i suoi frutti: il 3 maggio 1937, cioè due mesi e mezzo dopo aver scoperto la vera fisionomia politica delle cosiddette ortodossie “marxiste-leniniste” del P.O.U.M.[3], due mesi e mezzo dopo la più assurda libertà di propaganda per i loro organi La Batalla, Alerta, ecc. ecc. (tacendo su molti aspetti!): scoppiò nella città di Barcellona, estrema retroguardia del fronte repubblicano, una rivolta armata diretta DA LORO, con la complicità di quelli nascosti nell’ombra, della marmaglia anarchica travestita, di quei piagnoni che chiedevano la capitolazione, della borghesia che voleva la pace a qualsiasi costo, usando per il loro tradimento l’inganno della “trasformazione della guerra civile in rivoluzione proletaria“, contro la linea di conciliazione del Fronte popolare “. Una rivolta che costò agli spagnoli 850 morti e 2.600 feriti. Il capolavoro, infine, del nostro rifugiato di Coyoacán; “il povero politico perseguitato”, isolato romanticamente in Messico dal presidente Cárdenas, per il torpore della volontà combattiva delle masse organizzate.

Ma in Messico le cose non andavano meglio. “Il presidente Cárdenas (secondo le ultime informazioni) tende sempre più al concetto di governo neutrale nella lotta quotidiana contro gli assalti sempre più violenti della reazione, con l’appoggio della demagogia trotzkista. Sembra così soddisfare in parte ciò che sollecitano le forze controrivoluzionarie del paese. Come Azaña, (nella sanguinosa esperienza della Repubblica spagnola), egli crede che l’esercito, a garanzia della rivoluzione messicana, debba essere un’entità politicamente neutrale. Secondo lui, i suoi capi, ufficiali, sottufficiali e truppe, potrebbero aderire ai partiti controrivoluzionari, stare nelle file dei partiti politici contrari alla rivoluzione messicana. Come Azaña (nello scempio della Repubblica spagnola tradita), il presidente Cárdenas ritiene che la creazione di una polizia politica, di un servizio informazioni di tipo politico, costituirebbe una macchia sul governo. Come Azaña (per l’amara esperienza della Repubblica spagnola), il presidente Cárdenas ritiene che il servizio diplomatico e consolare sia esterno a considerazioni politiche e sia soggetto solo a regole tecniche. Ma la cosa più grave è che il presidente Cárdenas procede così mentre parallelamente mette in atto le sue riforme più radicali, come quella della liquidazione dei latifondi nello Yucatán, l’intervento nei latifondi prima intoccabili degli Yankee o delle personalità principali della politica messicana, e così via. È ovvio quindi che più consistenti sono le riforme popolari, maggiore la violenza offensiva dalla reazione e dall’imperialismo. Questo atteggiamento si diffonde sempre più nel nostro Paese nei settori dei nostri nemici economicamente potenti. Un panorama molto simile a quello della Repubblica spagnola negli anni precedenti il colpo di mano della reazione.

Le notizie hanno completato il quadro drammatico. Di fronte a fatti così seri, il movimento rivoluzionario del Messico ha dato solo una piccola risposta. Nulla di abbastanza rilevante per fermare la marcia verso la sconfitta della guerra civile o la non impossibile resa, pur con l’esperienza recente del liberalismo che ha reso possibile la “presa del potere” di Franco. Una delle agitazioni più caratteristiche fu la: “Campagna contro il ministro degli esteri, l’ingegnere Eduardo Lay, per aver dimostrato la sua connivenza con il fascismo internazionale”. Una lotta, insomma, che il presidente Cárdenas concluse in modo paterno, come in altri casi molto gravi della politica messicana.

Si trova forse qui, in questa neutralità “democratica”, nella debolezza infantile del movimento operaio messicano, la spiegazione della tolleranza del governo di Cárdenas alle continue attività politiche di Leon Trotsky in Messico. Ma il fatto oggettivo è che il maggior liquidatore della Rivoluzione, il vero capo dello spionaggio “poumista” (del POUM) nella Spagna repubblicana, riuscì in breve tempo a trasformare la tribuna che il presidente Cárdenas gli aveva dato, nella sede principale della politica controrivoluzionaria nazionale e internazionale, protetto giorno e notte, all’esterno dalle armi di dieci poliziotti messicani, e all’interno da dieci stranieri armati. Un vero e proprio centro politico, con segretarie, macchine da scrivere, collegamenti giornalieri dal loro covo verso la città e da lì verso l’estero e il libero transito per gli Stati Uniti. Tutto ciò, naturalmente, secondo il punto di vista e con l’approvazione del Segretario di Governo del Messico, cioè con il consenso illegale del governo messicano, poiché impossibile era il consenso legale. Vale a dire, sotto la protezione illegale del governo più legalista che il Messico abbia mai avuto. È non si può fingere che le autorità messicane fossero all’oscuro.

Bisogna però aggiungere un’altra verità: se da una parte il presidente Cárdenas diede a Trotsky gli strumenti per combattere dal Messico rivoluzionario contro la rivoluzione messicana e la rivoluzione internazionale, i suoi seguaci volevano che queste armi avessero la massima efficacia.

Era evidente, anche a distanza, che la Rivoluzione in Messico era fatta dall’alto. Il suo destino dipendeva principalmente dalla volontà di un buon patriarca, ma niente di più. Riforme popolari molto avanzate sono state realizzate dal Presidente, ma le riforme sono state gravemente minate dalla mancanza di una vera forza sociale alla base. Per noi era molto chiaro che il percorso potesse essere difficile. Questa la realtà tangibile emersa dal movimento politico e sindacale messicano. Le deboli forze rivoluzionarie del nostro paese non sembrano aver fatto progressi rilevanti nei tre anni e mezzo (fino ad allora) della situazione più favorevole. non c’era ancora una coscienza politica di massa per affermare che si era su posizioni arretrate: in politica, star fermi significa andare indietro . Il Fronte Popolare, l’unica possibilità reale di Rivoluzione Democratica nel Messico di oggi, continua a essere una possibilità in prospettiva , nient’altro. Il Partito della Rivoluzione Messicana di nuova formazione, è affetto da tutti i mali del suo predecessore, il vecchio Partito Rivoluzionario Nazionale (il partito dei nuovi ricchi reazionari di Calles), solo più loquace in proposizioni più avanzate e meglio formulate. In sostanza ha continuato a essere il portavoce di un settore politico nelle mani effettive (non conta il nome) dei sub-caudillos della classe dei neo-ricchi, e non sempre di settori progressisti.

La direzione fatale che la situazione prese in Spagna e le notizie allarmanti che giungevano dal Messico, mi spinsero a fare un rapido viaggio nella capitale del mio paese. Pensavo che la presentazione in modo chiaro e documentato delle cause che hanno fatto precipitare la svolta fascista in Spagna, poteva servire al presidente Cárdenas da esperienza supplementare per cambiare i processi liberali suicidi che sembrava voler adottare di fronte allo sviluppo della reazione. Credevo soprattutto che questa esperienza dovesse essere pienamente conosciuta dal movimento operaio rivoluzionario messicano, che sembrava interessarsi solo agli aspetti eroici ma non ai grandi errori della guerra in Spagna. Questa idea, pensavo, darà sostegno al suo prestigio, eliminando le carenze e il compiacimento che in Spagna stanno accelerando il percorso verso la sconfitta.

Ero al comando della 46ª Brigata Mista schierata in Estremadura e chiesi e ottenni dal Ministro della Difesa Indalecio Prieto, un congedo di due mesi a questo scopo; il 10 novembre 1937 partii per gli Stati Uniti e il Messico, con l’incarico anche di acquistare attrezzature militari.

Volevo parlar chiaro al presidente Cárdenas, dimostrargli con tutti i particolari della sanguinosa esperienza spagnola, le conseguenze fatali di un accordo politico falsamente democratico con i nemici della democrazia mentre la reazione era pronta a prendere il potere. Volevo sottolineare l’errore fatale di dare rifugio a Trotsky in Messico, esibendo le prove di ciò che questo rinnegato aveva causato in Spagna. Volevo dimostrare che quegli errori, a volte apparentemente banali, nella guerra civile fossero amplificati dalla gravità delle circostanze militari, si traducevano in mancanza di disciplina, inattività o iniziative di routine o creative, cedendo lentamente al nemico interno, per le ulteriori finalità criminali di tutto il nemico.

A questo scopo, chiesi fiducioso una riunione speciale dell’Ufficio politico del Partito Comunista del Messico. Ma l’Ufficio politico del CPM, pur approvando il mio intervento, disapprovò la “forma” della proposta. Non voleva urtare la nota suscettibilità del Presidente, non voleva ferire il suo senso di indipendenza, nascosto ma assai vivo. Quell’inutile strategia di ossequio, la prova drammatica della debolezza politica, fu per me la dolorosa previsione di ciò che sarebbe seguìto! Avevo già sentito in Spagna che i rivoluzionari in Messico non vogliono sfiorare il presidente Cárdenas, “nemmeno con il petalo di una rosa”. avevo già sentito parlare in Spagna di questa diplomazia proletaria sui generis.

Ero in presenza del caudillismo patriarcale del presidente Cárdenas e nello stesso tempo, della parziale resa del movimento operaio messicano di fronte a questo caudillismo patriarcale. Ero di fronte al fallimento dell’indipendenza del Movimento Operaio Messicano e del motivo centrale della mancanza di combattività. La prova provata della mancanza di un Fronte Popolare Democratico nel Paese. Il motivo centrale dell’impotenza dei rivoluzionari messicani nella “vicenda Trotsky” che colpiva così brutalmente i combattenti spagnoli e internazionali nella Guerra Civile Spagnola.

Ho dovuto quindi percorrere vie traverse, invece di farlo normalmente attraverso la porta. Dovetti produrre un collage di documenti, un resoconto sulla Spagna che potesse trasmettere indirettamente e simbolicamente al presidente Cárdenas, i pericoli della realtà messicana. Un bilancio che sovrapponeva i due fenomeni e che indirettamente chiariva le mia intenzione, e scrissi un rapporto di 40 pagine, che gli diedi personalmente e illustrai in una conversazione privata di varie ore, in cui ripetizioni e evasioni mi hanno seccato la gola e hanno certo infastidito il Presidente. Naturalmente toccai la questione Trotsky con tutta la necessaria “delicatezza”, perché sembrava essere il nerbo scoperto della sua sensibilità.

Dopo aver trascorso tre giorni nella capitale del mio Paese, tornai in Spagna pieno di speranza, poiché tale era la mia mal riposta fiducia nel potere dell’eloquenza obiettivamente dimostrata. Tornai al comando della mia Brigata, la 46a Brigata Mista, che si trovava nel settore della Sierra Herrera e attesi con fiducia che in un tempo più o meno lungo, le notizie dal Messico sarebbero cambiate e che i metodi di governo sarebbero stati trasformati nella nostro grande lotta. Ciò che avevo fatto era molto poco, insignificante, ma lo sviluppo degli eventi poteva portare forse al limite necessario per la soluzione. Dopo un lungo periodo di assoluta assenza di notizie, ebbe inizio la guerra tra Messico e Spagna. Passarono sette mesi. Quale sarebbe stato (o era già?) l’effetto del mio sforzo rapido e distante? Quei lunghi mesi di attività militare dopo il mio ritorno dal Messico furono per me lunghi mesi di silenzio per ciò che riguardava il mio Paese e un periodo di inevitabile angoscia per lo sviluppo spietato degli eventi militari in Spagna.

Erano già passati venti mesi di conflitto militare, ma nella Spagna repubblicana il solo stato di allarme continuava a essere la cornice legale della guerra. Venti mesi di guerra, ma non apparve nessun segnale di legge marziale, nonostante il grande sviluppo della Quinta Colonna, costituito da agguati falangisti, da trotzkisti e falsi anarchici che organizzarono l’accelerazione del rovesciamento della Repubblica.

Prima della guerra civile spagnola, come si è visto, il trotskismo per me era una forma chiara di tradimento politico e una continua provocazione nel campo della rivoluzione. Ma fu nel corso della guerra, quando fu appena da dimostrare che il trotskismo aveva i mezzi per qualificarsi come il braccio demagogico più mostruoso della controrivoluzione in ogni paese. Ho visto e verificato negli stessi ranghi delle unità militari che comandavo (l’82a e la 46a brigata ben oganizzate, e l’87a, l’88a, 109 a e 62a, oltre alla 29a divisione, più precaria), la collaborazione quotidiana e ipocrita con spie, sabotatori, provocatori, disertori e disfattisti della Quinta Colonna di Franco nelle file dei repubblicani. Il loro mostruoso tradimento di maggio a Barcellona era abbastanza vicino a me che non c’era bisogno di vederli in faccia per capire chi fossero i veri autori!

Di conseguenza, non potevo concordare con la politica del Messico, il mio Paese, che sotto il più progressivo dei suoi regimi, con al governo il presidente Cárdenas, aveva dato tante prove di solidarietà morale e materiale alla causa degli spagnoli; il Messico delle grandi riforme in corso e in continuo progresso, potesse ospitare nel suo territorio, nientemeno che il quartier generale che concepisce, organizza ed esegue queste iniquità, sotto la falsa copertura tartufesca di una presunta ortodossia marxista. Mi son reso conto, e l’ho categoricamente chiarito, che il principale bersaglio dell’attacco di questi traditori è stato il Partito Comunista Spagnolo, l’unica forza che davvero ha fatto la guerra con abnegazione, l’unica forza che combatteva davvero per la vittoria, l’unica forza determinata a unire, contro il nemico comune e con un governo trasformato in un vero governo di guerra tutte le unità proletarie, popolari e progressiste della Spagna; il settore repubblicano attaccato ferocemente dalla Francia, dai suoi alleati fascisti e dalla reazione internazionale.

A questo punto arrivò, per tutti gli stranieri che avevano combattuto nelle file dell’esercito popolare, l’ordine doloroso di lasciare la Spagna. In questo modo la Seconda Repubblica pensava ingenuamente che sarebbe stata in grado di espellere gli eserciti invasori italiani e tedeschi. Poco dopo le operazioni delle bande italo-tedesche si abbatterono sul nord-ovest della Spagna, con la perdita di Barcellona e la catastrofe per gli eroici combattenti. L’epilogo naturale è il tradimento da parte delle “grandi democrazie”, e il risultato conseguente della già citata catena di errori ininterrotti e assurde indifferenze con gli inganni di tutte le norme politiche e dei cosiddetti marxisti-leninisti dalla banda internazionale di provocatori diretta da Leon Trotsky dal suo quartier generale di Coyoacán, in Messico.

Andammo via dalla Spagna con la convinzione che la nostra sconfitta non fosse solo il risultato della vigliaccheria delle grandi “democrazie”, come qualcuno sosteneva. Né fu il risultato esclusivo del fallimento della solidarietà rivoluzionaria internazionale, come molti affermano, o conseguenza dell’impotenza dei partiti politici di sinistra di costruire un’unità di tutto il popolo. E non fu neppure dovuta all'”anarchia delle masse” come ipotizzavano Prieto e i suoi seguaci. Per noi la causa iniziale della sconfitta, il punto di partenza, va trovata nella enorme debolezza dei governi repubblicani, in un suicidio legale, che non sapeva fare la guerra (civile e militare) con metodi di guerra e tanto meno una guerra civile con il metodo della guerra civile.

In Messico, lo diciamo chiaramente, è iniziata la stessa cosa, per le stesse e forse più sciocche ragioni. Sarebbe possibile fermare il corso mortale verso lo stesso abisso con la sola eloquenza polemica e l’energia tenace? Volevamo provarci, ma se non si riusciva, gli ostacoli avrebbero dovuto essere abbattuti con mezzi opportuni. In tal modo l’amara esperienza della Spagna sarebbe stata rilevante per noi! Nel febbraio 1939 tornammo in Messico e trovammo un panorama politico molto scoraggiante. Le notizie pessimistiche ricevuto dall’Europa non avevano rilievo, forse a causa della situazione prevalente nella Spagna repubblicana negli ultimi anni prima della presa di potere da parte di Franco.

I ribelli messicani al potere (!? si fa per dire…) per circa quattro anni, erano sulla difensiva, contrastati dai loro audaci concorrenti della destra; Il governo sordo e muto, per il caudillismo e il liberalismo neutrale. Questo è un paradosso difficile da spiegare, poiché il presidente Cárdenas, ha continuato ininterrottamente con le sue riforme popolari e antimperialiste! il Partito Comunista del Messico, per l’opportunismo dei suoi vertici di allora, era in letargo; il movimento operaio e contadino quasi inerte, a causa dei suoi residui di Moronisti [4] e per la politica paternalista, seguiva senza fuoco rivoluzionario il Partito della rivoluzione messicana, che come abbiamo visto, affondava nella più oscura e impersonale burocrazia nelle mani dei satrapi sub-caudillo della nuova classe dirigente.

In cambio, la controrivoluzione, il porfirioismo, l’euralismo, il callismo, l’almantismo in via di sviluppo, e i loro amici imperialisti e fascisti, si muovono arroganti all’interno di tutto l’apparato ufficiale e dovunque. La Falange spagnola, nella terra di un governo solidale con la Repubblica, si muove con assoluta libertà, esibendo nei caffè le uniformi ed emblemi fascisti con ostentazione e impunità; le “camicie d’oro”, sconfitte nel 1935 dal popolo antifascista, sono state resuscitate; nuove organizzazioni faziose sono apparse nella vita politica; il ” Partito Sinarquista “, il “Partito Rivoluzionario Anti-Comunista” e molti altri su scala nazionale o regionale, che sviluppano visibilmente i mezzi dell’aggressione quotidiana contro il Partito comunista messicano, i sindacati, le comunità agrarie – con un demagogia violenta di tipo hitleriano; il Callismo, cioè il più seguito dai nuovi ricchi”rivoluzionari”, nato dalla speculazione che ha conservato intatto il potere economico nonostante il collasso la mancata affermazione del loro caudillo, ha sfidato in modo provocatorio il leader nel campo della politica militante, e dall’interno stesso del Partito Rivoluzionario messicano. Era evidente una corrente a favore della liquidazione della Rivoluzione in Messico, che cresceva impetuosamente in tutti i settori dirigenti e arretrati della popolazione con l’aperto sostegno del fascismo e dei gruppi ultra-reazionari della borghesia nordamericana. Nel loro progetto costoro usavano tutto l’ipocrita inganno dell’anti-comunismo selettivo, l’anti-stalinismo, ma il loro vero obiettivo era far fuori nello stesso tempo il Cárdenismo e la Rivoluzione in generale.

E, naturalmente, Leon Trotsky, capo e maestro della cosiddetta Quarta internazionale, occupava il suo posto, svolgendo il suo compito speciale ed eccezionale, nei ranghi di questa grande concentrazione reazionaria e imperialista. “Il marxista-leninista ortodosso”, sosteneva la sua offensiva anti-stalinista con il comune fronte antistalinista reazionario e nel contempo si rivolgeva con la brillante demagogia delle sue calunnie a quei partiti, organizzazioni sindacali e leader che sostenevano il Cárdenismo e la Rivoluzione in Messico.

Trotsky affermava sempre che non stava attaccando Cárdenas (che assurdità!). Trotsky attaccava solo i Cardenisti, i partiti, i leader, i membri del movimenti politici agricoli e sindacali che sostenevano Cárdenas. Trotsky attaccava solo ciò che Cárdenas aveva fatto per la difesa e lo sviluppo della sua politica. I suoi colpi non erano contro il vertice, contro le colonne. Trotsky non era contro Cárdenas, contro la persona del presidente Cárdenas, contro il Primo Magistrato della Repubblica come individuo assoluto, ma sì, certo, contro i privilegi politici del raggruppamento progressista proletario – popolare e borghese – che costituiva il Cárdenismo, che formava la struttura politica del Cárdenismo, articolando continuamente con teorie alte e di basso profilo – contro la tattica del Fronte popolare e della coalizione politica che sostiene la piattaforma politica di Cárdenas, che altro non è che un Fronte popolare – Fronte popolare che mentre prende corpo, Trotsky e la borghesia tutta combattono con tutte le loro forze. Trotsky, quindi, non è contro la persona del presidente Cárdenas, ma certamente, contro il sostegno della classe proletaria, contro la rivoluzione proletaria, contro la politica progressista del presidente Cárdenas, come lo era stato, vergognosamente nel caso della Seconda Repubblica spagnola.

In sostanza, nella dinamica della politica rivoluzionaria nazionale del Messico, Trotsky era in realtà contro il Cárdenismo in quanto piattaforma politica, pratica politica della Rivoluzione nazionale in Messico, tattica della Rivoluzione nell’attuale fase storica del Messico. E ciò, nella attuale situazione politica messicana, significa essere assolutamente con la reazione e contro la rivoluzione; perciò, la teoria trotskista, la infame semplicistica teoria trotskista della rivoluzione proletaria a tutti i costi, nel Messico di oggi, come nella Spagna repubblicana – più che una stupidità, è una precisa manifestazione demagogica reazionaria. Trotsky stupido? Trotsky senza dubbio un cretino? No, questa è l’opera molto intelligente di un provocatore controrivoluzionario.

Trotsky affermava che non sarebbe intervenuto nella politica interna del paese, rispettando la sua posizione legale di rifugiato. Sosteneva che gli obiettivi dei suoi attacchi erano solo gli agenti della GPU (la polizia segreta dell’URSS), e quindi su un piano di politica esclusivamente internazionale. Ma Trotsky teneva a precisare che gli “agenti della GPU” erano gli unici precisi supporti politici, come si è già detto, della politica governativa del presidente Cárdenas, della rivoluzione democratico-borghese in Messico, e quindi di conseguenza, gli unici obiettivi di tutti i diversi settori che formano l’unità politica della contro-rivoluzione oggi.

Per Trotsky, per il rinnegato Trotsky, i suoi attacchi provenivano da una sorta di politica alta nella stratosfera della rivoluzione e non sul piano politico ordinaria degli altri. In virtù di ciò, la costante sincronizzazione della diffusione anti-stalinista controrivoluzionaria nazionale e internazionale, rispondeva solo ai colpi che egli infliggeva, alle pugnalate di Trotsky; inoltre, perché avessero qualche rilievo, le dialettiche trotzkiste colpivano in realtà quella stessa carne obiettivo della comune e unanime aggressione reazionaria. Per Trotsky politico non significava nulla la simultaneità dell’attacco, la personalità politica della vittima, nulla la politica della banda degli aggressori o il motivo dell’attacco. Il suo coltello era rosso e questo bastava … quindi, che altro potevano darti tutti gli altri che erano bersagli da pugnalare?

Quando le attività del Comitato Dies contro il Messico divennero visibili e si accentuò il volume di fuoco reazionario contro lo stalinismo, contro il Cardenismo (“il Cardenismo stalinizzante”, come lo etichettarono gli imperialisti), contro la parcellizzazione della terra, contro il diritto di sciopero, contro l’espropriazione delle imprese petrolifere, Trotsky, il Trotsky che non sarebbe intervenuto nella politica nazionale messicana, il Trotsky della rivoluzione olimpica, si fece avanti il più possibile, per dimostrare che quanto ad anti-stalinismo, egli era il campione invincibile anche rispetto ai più vigorosi gladiatori anti-stalinisti borghesi di ogni paese. E chi può negare che Stalin sia dovunque la causa dell’odio più grande per la borghesia? Ora, l’intelligente Trotsky non poteva nascondere il fatto che l’anti-stalinismo di Dies non era altro che un attacco diretto al Cardenismo, cioè la rivoluzione messicana, e quindi alla rivoluzione in generale. Si preoccupò solo, come è noto, di non far apparire il suo iscariotismo. Residui di modestia? Sofisma di un traditore! A questo scopo ha usato la voce generosa di Diego Rivera – la risposta politica in scala messicana – con l’intenzione di render note immaginarie imboscate staliniste nell’apparato governativo messicano, che Ultimas Noticias pubblicava con titoli sensazionali. Così ha cercato di adempiere a due compiti: colpire ancora una volta lo stalinismo e far sapere a Dies che il Cardenismo era l’incubatrice e il sostegno degli stalinisti … questo ha detto al fine di una successiva maggiore pressione imperialista contro il Messico e in favore della reazione. Tuttavia il fariseo assicurò che non aveva assolutamente nulla a che fare con il linciaggio del rappresentante del Texas; e la grande ‘aquila americana’ richiedeva prove documentali dei suoi rapporti con quel grande nemico della nostra nazione e del suo popolo. (?) In questo caso la sua auto-giustificazione mentale, sotto il suo obiettivo traditore, doveva essere stata attaccare solo i burocrati stalinisti e i loro alleati stalinizzati. È di scarso rilievo che i suoi attacchi coincida con quelli di Dies, il più perfetto esempio degli ambienti ultra-reazionari degli Stati Uniti. ‘La sua piattaforma, la piattaforma di Trotsky, era diversa.’ Peggio per i suoi unici nemici , che volevano fare così male al mondo intero; lo stesso per la controrivoluzione globale e per le migliori e lineari rivoluzioni marxiste-leniniste!

Trotsky ripeté in Messico le sequenze del crimine che il suo POUM aveva consumato in Spagna. La sua tattica era qui solo più ipocrita in ragione del suo status di rifugiato politico; lì è stato in grado di farlo abbastanza a viso scoperto. In Spagna, in nome della rivoluzione proletaria a tutti i costi – una dottrina stupida e farisaica, la politica di opposizione al Fronte popolare – egli teneva ferme le braccia della coalizione repubblicana affinché il franchismo e il fascismo internazionale potessero sparargli alle spalle. In Messico, combattendo indirettamente le forze unite della sinistra che erano raggruppate attorno al programma Cardenista della rivoluzione messicana, ripeté la sua impresa.

Trotsky è morto e non può difendersi? Anche Elizondo, Picaluga, Santa Anna, Victoriano Huerta, Guajardo, sono morti, ma questo non significa tacere la necessaria esecrazione del loro tradimento. Trotsky è sicuramente morto, ma la putrefazione della sua politica, della sua perversa follia vive ancora. Vivono i suoi proseliti, i suoi discepoli, gli eredi della capacità miracolosa del maestro che riusciva a farsi acclamare dalla borghesia del Messico e del mondo intero, quando parlava della “vera rivoluzione e del vero marxismo-leninismo, “cioè, di ciò che più minaccia la controrivoluzione. Leon Trotsky, quindi, marxista-leninista perfettamente sincronizzato con i diffusori controrivoluzionari dell’interno e dell’estero, eco “rossa” di tutte le calunnie contro il Movimento comunista internazionale, fecondo creatore di continue e nuove calunnie sul mercato reazionario internazionale, il “rivoluzionario” anti-stalinista della costante simultaneità con l’anti-stalinismo controrivoluzionario internazionale, l’ipocrita che dimostrava gratitudine a Cárdenas mentre attaccava gli unici sostenitori politici di Cárdenas, in armonioso parallelo con la reazione messicana e l’anti-cárdenismo straniero, l’oratore della rivoluzione proletaria applaudito dei pro-Porfiristi, dei pro-Huertistas , degli Almazanisti, dei fascisti del Messico … si ritrova sempre più confortevolmente trincerato nella sua fortezza a Coyoacán, protetto gratuitamente dalla polizia del progressivo Stato messicano.

Quindi, solo un rivoluzionario minorato potrebbe auto-sabotare l’inevitabile dovere di lottare contro questa realtà inconcepibile, ma come farlo? Come realizzare ciò che le organizzazioni sindacali del Messico non erano state in grado di fare in tre anni?

Il movimento operaio messicano considerava un fatto compiuto il soggiorno e le attività politiche di Trotsky nel suo quartier generale in Messico. La centrale sindacale CTM (Confederación de Trabajadores Mexicanos) aveva completamente limitato la propria lotta in virtù della seguente dichiarazione (volantino del CTM intitolato: “The CTM and Trotsky”, febbraio 1938, pagina 17): ” Nel caso concreto di Trotsky, il CTM attribuisce la responsabilità del suo soggiorno in Messico al governo del Messico, che ha concesso il permesso che corrisponde all’esercizio e all’applicazione dei diritti politici che sono affari esclusivi dello Stato ». Si è mai vista una disapprovazione più approvazione di questa? Si è mai vista una forma diplomatica così ineffabile per lavarsene le mani? In ogni caso, si tratta di una “tattica” che non ha nulla a che fare con la combattività del movimento operaio. Il Partito Comunista Messicano, l’unica possibile avanguardia del movimento rivoluzionario proletario del Messico, l’unica possibile avanguardia della rivoluzione messicana, tuttavia, a causa dell’opportunismo del suo gruppo dirigente in quel momento, era solo un po’ più energico, ma insufficiente a far credere che avesse, almeno in parte, adempiuto al proprio dovere.

Era possibile porre fine alla paralisi politica che tale realtà implicava? Era possibile scuotere il CTM dal torpore politico? Era possibile strappare il Partito Comunista dalla semi-inerzia di cui sembrava soffrire? Il nostro dovere era di provarlo, anche se l’obiettivo sembrava molto difficile. Il nostro dovere era fare ogni possibile tentativo di richiamo alla disciplina morale. Potevamo così combattere parallelamente contro il marasma che immobilizzava il movimento operaio messicano, contro il suo ufficialismo (così eloquentemente manifestato nella dichiarazione prima citata), contro la sua dipendenza politica, contro le sue amicizie “strategiche”, contro tutte quelle cicatrici ereditate dal Moronismo, che ancora bloccano i militanti politici e il movimento sindacale messicano, nonostante i progressi compiuti nel campo dell’organizzazione corporativa e nella terminologia oratoria.

Fu allora che vissi il drammatico scontro di cui ho parlato nella mia dichiarazione investigativa davanti alla Prima Corte di giustizia di Coyoacán. Partecipai dieci, venti, trenta volte alle riunioni del Partito Comunista Messicano, per cercare di organizzare la mobilitazione di masse popolari di lavoratori e contadini contro l’occupazione da parte di Trotsky del suo quartier generale controrivoluzionario in Messico; dieci, venti, trenta insuccessi. Come poteva il Partito Comunista Messicano almeno appoggiare la pubblica disapprovazione di una delle risoluzioni più persistenti del Presidente Cárdenas, quando la Direzione nazionale del Partito Comunista Messicano danneggiava la sua indipendenza e combattività rivoluzionaria sostenendo una stretta solidarietà politica ufficiale? Di Lombardo Toledano e del suo gruppo,non si deve parlare. Le debolezze e gli errori del presidente Cárdenas meritano solo confidenze molto intime e segrete, o al massimo umili consultazioni o richieste. Le attività di Trotsky erano cattive e detestabili per loro, ma la soffocante stretta dei rapporti con il Presidente della Repubblica era peggiore. Le numerose e diffuse polemiche anti-trotskiste, sembravano loro inopportune per ragioni di “strategia”.

Il vecchio concetto moronista, fatale per l’educazione delle masse proletarie. E la Federazione Nazionale Contadina? E il resto dei principali sindacati del Messico? E gli altri sindacati professionali e industriali del paese? E in breve, tutto il resto delle organizzazioni popolari lavoratrici, contadine del Paese? Impossibile!

L’unica soluzione era un’azione isolata, assolutamente indipendente da ogni organizzazione politica o sindacale, completamente autonoma. Un’azione isolata possibile solo da parte di battitori liberi. Una decisione grave, ma indispensabile e inevitabile.

È andata così , ma il quartier generale di Trotsky doveva essere smascherato. Lo richiedevano gli interessi fondamentali del popolo messicano e della nazione messicana. Di conseguenza non ho avuto esitazione a partecipare a questo compito. Al contrario, considerai che come rivoluzionario messicano sarebbe stato solo un grande onore aver contribuito a un atto che tendeva a denunciare il tradimento di un centro politico di spionaggio e provocazione che si opponeva all’indipendenza nazionale del Messico e alla Rivoluzione messicana – che mi ha visto tra i suoi soldati e militanti a partire dal 1911 – e nella lotta internazionale per la causa del socialismo.

La mia verità, quindi, la verità che apparirà nelle mie conclusioni davanti a questo tribunale, sarà esposta in modo completo e definitivo contemporaneamente alla pubblicazione di questo preambolo.

Tradotto dallo spagnolo da Philip Stein(e dall’inglese da FR)

NOTE

[1] Maximatura si riferisce al presidente generale Plutarco Elias Calles che è stato definito massimo leader, il leader supremo. Ha gestito il paese da dietro le quinte quando non era più al potere.

[2] Maderismo era il termine usato da Siqueiros per criticare Cárdenas. Francisco I. Madero era l’acclamato leader della rivoluzione messicana che aveva incessantemente attaccato l’imperialismo degli Stati Uniti e fu assassinato dal generale Victoriano Huerta con la connivenza dell’ambasciatore statunitense Henry Lane Wilson. Negli anni successivi Siqueiros usò la parola Maderismo per indicare i ” populisti romantici” quale egli considerava Madero e lo stesso Cárdenas.

[3] Il Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM) dei trotzkisti. chiaramente inaffidabile nella guerra civile spagnola sia nel contribuire alla lotta contro i fascisti, sia nel sostenere il Fronte popolare.

[4] Moronista. Da Luis N. Morones, leader laburista corrotto del CROM, Confederación Regiónal Obrera Mexicana. Anche segretario del lavoro.

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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