Vjaceslav Mikhajlovic Molotov – Sulla scuola superiore

Vjaceslav Mikhajlovic  Molotov  – Sulla scuola superiore

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Il 17 maggio 1938 ha chiuso i suoi lavori a Mosca il Congresso dei professori e degli uditori degli Istituti superiori e delle Università dell’U.R.S.S. Per quattro giorni, i più noti scienziati sovietici, i loro collaboratori nell’insegnamento superiore e gli studenti hanno discusso le questioni più importanti per lo sviluppo della scienza.

Il Partito bolscevico, e personalmente Lenin e Stalin, hanno sempre attribuito un’importanza particolare ai problemi dell’educazione universitaria e tecnica superiore. Nel 1925, rivolgendosi agli studenti proletari, Stalin indicava loro “che è impossibile dirigere l’edificazione della società socialista senza aver assimilate le scienze”. E l’insegnamento scientifico e tecnico superiore ha preso in U.R.S.S. uno sviluppo che non è neppure concepibile nei paesi capitalistici. Basti dire che nell’Unione Sovietica più di 600 mila giovani lavoratori studiano in 700 Università ed Istituti superiori.

Questa cifra superiore al totale degli studenti nei principali paesi borghesi d’Europa, dove la via dell’istruzione superiore è chiusa ai lavoratori, e dove, d’altronde, un grandissimo numero di diplomati e di laureati vede chiusa di fronte a sé ogni prospettiva di lavoro.

Il Congresso dei professori e degli uditori degli Istituti superiori a delle Università si è particolarmente soffermato sull’educazione ideologica e politica degli studenti e degli educatori, sul problema della conquista, dell’assimilazione del bolscevismo nella preparazione degli specialisti. Bisogna che i lavoratori della scienza siano d’esempio, quanto a coscienza politica, a educazione, a disciplina; bisogna che essi non si rinchiudano nel loro guscio, bisogna che essi trasmettano le loro conoscenze al popolo. Questi aspetti dello sviluppo del lavoro scientifico furono magistralmente trattati nel discorso del Presidente del Consiglio dei Commissari del Popola dell’U.R.S.S., il compagno Molotov, che segnò il momento culminante del Congresso. Dopo la chiusura dei lavori, il 17 maggio, i partecipanti al Congresso furono ricevuti al Cremlino dai dirigenti del Partito e del Governo sovietico. Al ricevimento partecipò e prese la parola, tra gli altri, l’iniziatore del movimento stakhanovista, A. Stakhanov, deputato al Consiglio Supremo dell’U.R.S.S.,che, dopo aver ricordato la sua infanzia passata nel lavoro dei campi, ha messo in rilievo la formidabile opera di elevazione delle grandi masse popolari compiuta dal Partito bolscevico e dal Governo sovietico. “E’ il Partito bolscevico -ha detto Stakhanov -il nostro capo venerato, Stalin, che ci ha educati” . L’accademico Gubkin, professori e studenti presero ancora la parola, trattando dei compiti d’avanguardia della scienza rivoluzionaria; Stalin ha rivolto, agli scienziati, vecchi a giovani, convenuti al Cremlino, queste parole profonde, che costituiscono un insegnamento prezioso per i lavoratori del braccio e della mente di tutto il mondo, e che riproduciamo qui insieme con il testo del discorso del compagno Molotov.

(in questa sede si riporta soltanto il testo di Molotov n.d.r.)

Sulla scuola superiore

Compagni, permettetemi di portare a questo Primo Congresso dei lavoratori della scuola superiore dell’Unione e, nella vostra persona, a tutti i lavoratori della scuola superiore, a tutti gli studenti sovietici,

il saluto bolscevico del Comitato Centrale del Partito e del Consiglio dei Commissari del Popolo dell’Unione. (Applausi fragorosi. Si grida: ”Evviva il nostro grande maestro, il compagno Stalin, evviva! Evviva il Partito bolscevico! Evviva il fedele collaboratore del compagno Stalin, il compagno Molotov!” Applausi fragorosi).

I – Lo sviluppo dell’istruzione superiore in U.R.S.S.

Compagni, la nostra scuola superiore ha trascorso fino ad oggi un periodo molto importante del suo

sviluppo. Sono trascorsi venti anni scolastici di scuola superiore sotto il potere sovietico. Sono trascorsigli ultimi dieci anni, durante i quali abbiamo operato una trasformazione radicale della scuola superiore.

Nel 1928, il problema della scuola superiore si presentò dinanzi a noi come uno dei più importanti problemi politici. Ciò divenne chiaro dopo lo smascheramento dei sabotatori di Sciakhti, provenienti dalle file degli specialisti borghesi. Apparve allora con particolare evidenza come, in generale, la terra sovietica fosse ancor povera di forze tecniche, come fosse ancor notevole l’influenza borghese e diffuso il lavoro delle agenzie di spionaggio straniere tra i vecchi specialisti, e come allora fossimo ancora poveri di quadri di specialisti nuovi, veramente sovietici.

Come già per altri problemi importanti, il compagno Stalin fu il principale iniziatore della  riorganizzazione degli Istituti superiori e degli Istituti superori tecnici negli anni 1928-1929.

Il Comitato Centrale del Partito bolscevico dovette occuparsi seriamente di questo problema. Ne risultò un notevole aumento della rete dei nostri Istituti superiori e del numero degli studenti. Gli Istituti superiori tecnici e altri furono affidati ai Commissariati del popolo, direttamente interessati alla preparazione dei quadri. La composizione sociale della studentesca degli Istituti superiori si rinnovò notevolmente, a favore anzitutto di figli della classe operaia. II peso specifico della scuola superiore nella vita sociale del paese si elevò per rispondere alle nuove esigenze dello Stato sovietico.

Il vostro Congresso si è riunito in un momento in cui possiamo già dire che la riorganizzazione degli Istituti superiori, nell’essenziale, compiuta. Gli Istituti superiori sono stati costruiti nel nostro paese. Non si tratta solo della qualità degli Istituti superiori e della quantità di coloro che vi studiano, non si tratta solo di rinnovati programmi, piani scolastici, ecc. Nell’essenziale, la riorganizzazione degli Istituti superiori è compiuta, compiuta nel senso che essi sono ora costruiti in rapporto alle esigenze dello Stato che costruisce il socialismo.

Questo non significa che noi siamo completamente soddisfatti della situazione nel campo dell’istruzione superiore, che non si abbiano in esso delle notevoli deficienze. Ma gli Istituti superiori di oggi non sono più quegli Istituti superiori che avevamo nei primi anni del potere sovietico, ed anche dieci anni fa. Se consideriamo nel complesso la nostra istruzione superiore, i nostri Istituti superiori, tecnici e militari,

pedagogici e medici, ed anche gli altri, vediamo che abbiamo già un’organizzazione tale in questo campo, da rispondere, nell’essenziale, alle principali esigenze dello Stato sovietico. Non è difficile rilevare alcune deficienze e, se volete, delle vere e proprie lacune in alcuni rami della nostra istruzione superiore. Proprio per questo è stato convocato il Congresso dei lavoratori della scuola superiore dell’Unione, affinché esso aiuti a intensificare seriamente, con la massima energia e con la massima organizzazione, la lotta contro queste deficienze. Il nostro compito facilitato dal fatto che la rete degli Istituti superiori fondamentali è costruita, che tutto il problema dell’istruzione superiore ha preso già uno sviluppo degno dell’Unione Sovietica, e che abbiamo già il necessario per un ulteriore sviluppo della scuola superiore, per il fiorire dell’istruzione superiore.

Paragonate la situazione della nostra scuola superiore a quella della scuola superiore degli Stati capitalistici, e vedrete una profonda differenza a favore dell’U.R.S.S. Le sorti della scuola superiore negli Stati capitalistici e nell’Unione Sovietica, come qualsiasi altro importante fenomeno sociale, riflettono la fondamentale differenza nello sviluppo dei due mondi, il mondo capitalistico e il mondo socialista. Nei  paesi del capitalismo, la scuola superiore attraversa un difficile periodo di crisi, di decadenza. Ben diversamente stanno le cose nell’U.R.S.S. Da noi il quadro è invertito.

Prendiamo gli ultimi dati pubblicati sulla scuola superiore nei paesi capitalistici. Ne risulta il seguente quadro sul numero degli studenti degli Istituti superiori: in Francia e in Germania, 74 mila; in Italia, 73mila; in Inghilterra (metropoli), 51 mila. In tutte e quattro le cosiddette “grandi potenze” d’Europa prese assieme, il numero degli studenti degli istituti superiori è di 270 mila. Aggiungiamo a questo il numero degli studenti negli Istituti del Giappone che è din146 mila. Di modo che, in Germania, in Italia, in Inghilterra,in Francia e in Giappone, presi assieme, il numero degli studenti negli Istituti superiori è di poco più di 400 mila. Paragonate alla situazione nell’U.R.S.S. La sola Unione Sovietica, con i suoi 550 mila studenti nella scuola superiore, ha più studenti di tutti gli Istituti superiori delle grandi potenze europee, assieme al Giappone. (Applausi). Abbiamo il diritto di esser fieri di questa situazione. La classe operaia, i contadini e gli intellettuali dell’Unione Sovietica possono esser fieri del fatto che la nostra scuola

superiore si trova ad un elevato livello di sviluppo, che lo Stato operaio-contadino ha per questo problema una sollecitudine di cui i rispettabili Stati borghesi non possono esser capaci. (Applausi).

Voi sapete anche che, per una serie di Stati borghesi, è caratteristico che negli ultimi anni il numero degli Istituti superiori e degli studenti non solo non aumenta, ma diminuisce. La scuola superiore nei paesi borghesi è non solo inaccessibile ai lavoratori, ma subisce in molti casi una decadenza, anche in confronto agli anni precedenti.

Nonostante questo, in tutti i paesi borghesi cresce la disoccupazione tra i professionisti. Questo avviene non solo in Europa, ma anche in America. Vi sono già alcuni rami del lavoro intellettuale in cui la metà degli specialisti con istruzione superiore resta senza lavoro, e spesso anche senza un pezzo di pane assicurato. Cercate un po’ da noi uno studioso disoccupato, uno specialista disoccupato! Se qualcuno trovasse da noi uno studioso disoccupato, gli daremmo un premio! (Applausi, ilarità). Abbiamo una situazione contraria. La scuola superiore sovietica licenzia ogni anno fino a centomila specialisti, eppure abbiamo ancora una grande insufficienza di specialisti in molti rami del lavoro. Nelle nostre condizioni, cose come la “disoccupazione nelle professioni a istruzione superiore” suonano come cosa barbara.

Si dice anche che i professionisti dei paesi capitalistici sono puniti con la disoccupazione per avere, molti di loro, dimostrato troppo a lungo l’incapacità di comprendere quanto il capitalismo contemporaneo sia reazionario e putrefatto. In questa osservazione vi è qualcosa di vero. Gli uomini di scienza e gli specialisti della società capitalistica provengono da strati abbienti, dalle classi borghesi e piccolo- borghesi. Da questa società non ci si può attendere ora una buona educazione sociale d’avanguardia.

Perciò gli intellettuali borghesi e piccolo-borghesi spesso non comprendono che il regime capitalistico ha fatto il suo tempo. Molti di loro continuano a restare attaccati a questo regime, mentre esso li compensa crudelmente con l’aumento della disoccupazione dei professionisti. Ma se gli operai e molti contadini nei paesi borghesi si compenetrano sempre più della negazione rivoluzionaria del capitalismo, per questa stessa via dovrà inevitabilmente procedere anche una parte sempre maggiore degli intellettuali, e in primo luogo quelli degli strati democratici.   In molti paesi, il capitalismo è già riuscito d far sì che, nella classe operaia, esso ha un nemico inconciliabile. Il numero dei malcontenti cresce non soltanto tra gli operai, ma anche tra i contadini, tra gli impiegati, tra gli artigiani. Il numero dei malcontenti cresce anche nelle professioni intellettuali, tra i maestri, i medici, gli agronomi, i professori, gli scrittori, gli scienziati. Un numero sempre crescente di persone, nei paesi borghesi, compresi coloro che provengono da strati privilegiati della società, da professioni liberali, dagli intellettuali, si sta convincendo del fatto che il capitalismo non è più capace di assicurare lo sviluppo della cultura, lo sviluppo della scienza, non è più capace di servire la causa del progresso. Queste persone volgono lo sguardo verso di noi. Ma non è sufficiente persuadersi dell’incapacità del capitalismo di servire la causa del progresso, non è sufficiente nemmeno comprenderela pericolosità del fascismo, generato dalla putrefazione del capitalismo contemporaneo. Bisogna trovare anche la via che dal capitalismo conduce al nuovo regime. Ed è questo che provoca l’interesse verso l’Unione Sovietica, verso il nostro lavoro, verso la nostra edificazione culturale, verso lo sviluppo della tecnica e della scienza in U.R.S.S. Ci studiano; sul nostro esempio controllano la loro critica del capitalismo e le vie verso la costruzione della nuova società. Tutto questo ci investe di una responsabilità non solo di fronte all’opinione pubblica del nostro paese, ma davanti all’opinione pubblica di tutta l’umanità progressiva. (Applausi fragorosi).

II. – II compito decisivo della scuola superiore ai giorni nostri.

Al nostro Congresso si è parlato molto dei difetti della nostra scuola superiore. E questo è giusto. Questi difetti non son pochi. Col crescere delle nostre esigenze nei confronti della scuola superiore, questi difetti ci appaiono più chiari, e queste esigenze crescono e seguiteranno ancora a crescere.

Costruita la potente rete degli Istituti superiori, corrispondente alle gigantesche esigenze del nostro Stato, noi siamo ancora ben lungi dall’aver instaurato in questo campo l’ordine necessario. Qualsiasi branca della scuola superiore prendiamo, lo sentiamo ad ogni passo. Prendete la pianificazione della costruzione degli Istituti superiori. Abbiamo delle importanti branche dell’economia nazionale e della cultura per le quali la preparazione dei quadri di specialisti è ancora male assicurata. Così pure la preparazione dei quadri nazionali di specialisti in una serie di repubbliche non è ancora soddisfacente. Molto ancora resta da fare in questo campo.

Ai problemi dei piani e dei programmi scolastici nella scuola superiore, il nostro Congresso ha accordato una grande attenzione. Questo era necessario. Bisogna finirla con le frequenti modificazioni dei piani e dei programmi scolastici, bisogna portare in questo campo la stabilità. Chiarire tutto questo, adottando dei programmi scolastici rispondenti alle esigenze attuali, e eliminando l’inutile molteplicità delle materie che rende più difficile lo studio, significa liquidare una serie di malefatte sabotatorie, che intralciavano seriamente lo sviluppo della scuola superiore.

Prendete adesso il problema dei quadri dirigenti degli Istituti superiori. Alla scelta dei direttori e dei quadri di professori e di insegnanti è stata accordata negli ultimi tempi una grande attenzione. Ma anche in questo campo vi sono parecchi punti deboli. Non basta scegliere, bisogna anche dirigere questi quadri.

E intanto il lavoro degli Istituti magistrali spesso è molto debole. E anche il Comitato della scuola superiore deve ancora lavorare molto per quanto riguarda òa scelta dei quadri dirigenti degli istituti superiori e la giusta applicazione del loro organico.

Si è parlato relativamente poco qui delle organizzazioni studentesche. Eppure nella scuola superiore esse occupano un posto importante. Il loro lavoro ha una grande importanza per la creazione di buone condizioni di studio, per l’esistenza di una disciplina cosciente in seno alla studentesca, per l’educazione sociale della gioventù. Non si può non rilevare il discorso pronunciato a questo Congresso dalla studentessa Makarova. Nel suo discorso, specialmente là dove si riferisce all’indifferenza dimostrata dai dirigenti degli Istituti superiori verso i nuovi iscritti alla scuola superiore, la compagna Makarova ha sottolineato quanto siano forti ancora da noi il burocratismo, i rapporti distanti e impersonali nei confronti della gioventù studiosa. Ella ha anche giustamente difeso il suo Istituto superiore bibliografico,perché nel nostro paese, nel cui popolo si sono sviluppate così enormi esigenze per il libro, per le conoscenze, il ramo bibliotecario ha acquistato una grande importanza statale. Bisogna che le organizzazioni studentesche si facciano maggiormente vive in caso di bisogno.

Il lavoro del Comitato della scuola superiore si deve far sentire anche nella costruzione degli Istituti superiori e nella cura della base tecnica della scuola superiore, e nell’ulteriore miglioramento delle condizioni di vita degli studenti, e in molte altre cose. Ma già adesso si può dire che, in confronto al primo periodo di lavoro del Comitato, quando alla sua direzione s’erano infiltrati dei sabotatori borghesi,il Comitato s’è messo a lavorare in modo nuovo. (Applausi).

Si può e si deve parlare di molte manchevolezze della scuola superiore. Esse sono in realtà ancora numerose. Nei rapporti e nei discorsi a questo Congresso se ne è parlato. Ma adesso è indispensabile concentrare 1’attenzione sull’essenziale. Bisogna riconoscere che, tra tutti i difetti della scuola superiore,il più grave in questo momento è l’insufficienza di buoni libri di testo. Lo riconoscono i professori e gli  studenti. Sull’insufficienza dei libri di testo si è parlato qui non poco. Ma occorre porre questo problema non alla stessa strega degli altri, ma come un problema d’importanza primordiale.

Noi abbiamo molti libri di testo. Vi sono dei vecchi libri di testo non cattivi, e vi sono anche dei buoni libri di testo rinnovati. Se ne preparano sempre nuove edizioni. Per il 1938 è stato fissato un gran piano di pubblicazione di libri di testo. Ma questo non significa affatto che questo piano di pubblicazione di libri di testo sia stato preparato con tutta la serietà necessaria. Bisogna sottoporre questo piano ad un controllo. e questo non deve essere una semplice conferma formale. E’ giusto anche accennare al fatto che anche i libri di testo preparati non sempre vengono stampati in tempo. Ma il problema principale non è nel campo editoriale. E’ necessario mettere l’accento sulla preparazione, sulla compilazione dei libri di testo. Quanto alle nostre esigenze attuali, voi lo sapete dall’esempio dell’edizione di un libro di testo perla scuola media. Compilato dal professor Scestakov e dal suo gruppo, il libro di storia dell’URSS ha ricevuto, com’è noto, non il primo, ma il secondo premio. Ma per avere questo libro di testo, su di esso ha dovuto lavorare non poco anche il Comitato Centrale del Partito Comunista (bolscevico). (Applausi). Per assicurare sul serio la pubblicazione di buoni libri di testo, bisogna compiere un grande lavoro.

Bisogna anzitutto saper riunire le forze di scienziati e insegnanti necessarie a questo scopo. Bisogna lavorare molto, con tenacia e serietà, sulla loro organizzazione nelle rispettive branche. Realizzare una giusta direzione in questo campo, significa svolgere un lavoro veramente serio e molto intelligente.

A noi occorre un libro di testo rispondente alle esigenze attuali. Esso deve essere all’altezza della scienza contemporanea e, nella lingua, deve essere perfettamente accessibile allo studente. Esso deve dare l’indispensabile complesso di conoscenze e, nello stesso tempo, preparare lo studente alla sua futura attività pratica. Esso deve servirsi largamente dei nostri vecchi libri di testo e dei libri di testo stranieri,

in cui vi sono molte cose preziose per lo studio, ma nello stesso tempo esso deve rispondere nella misura necessaria ai compiti dell’educazione ideologico- politica della gioventù. La scuola superiore deve avere e avrà un buon libro di testo sovietico. (Applausi).

Non occorre dimostrare che gli studenti ne hanno bisogno. Basti dire che non vi sono Istituti superiori che siano completamente provvisti di buoni libri di testo. Gli studenti desiderano ardentemente ricevere un buon libro di testo sovietico. Essi lo hanno atteso fin troppo. Un simile libro di testo allevierà anche tutto il lavoro dei professori degli Istituti superiori. Senza libri di testo adatti, anche un buon insegnamento viene in parte svalutato, e questo non possiamo ammetterlo. Si è posto anche il problema della pubblicazione di libri di testo su temi, quali la Costituzione Staliniana, la costruzione colcosiana, la pianificazione socialista, la statistica economica, ecc.

Oggi noi posiamo porre seriamente il problema dei libri di testo per la scuola superiore. Possediamo dei quadri di insegnanti scientifici che sapranno assolvere con onore questo grande compito. I professori egli insegnanti, i vecchi scienziati e i giovani lavoratori della scienza, debbono dedicarsi a questo lavoro,

come ad uno dei più importanti e più urgenti compiti di Stato. Abbiamo il dovere di creare per questo le premesse organizzative necessarie, di alleviare il lavoro dei relativi autori e gruppi di autori. Vi sarà del lavoro per molti, del lavoro interessante ed eccezionalmente prezioso per lo Stato sovietico. Si può non dubitare che questo lavoro porterà ad un più serio controllo critico dei nostri programmi e dei nostri piani scolastici e porrà una nuova serie di problemi nel campo della scuola superiore e in quello della scienza.

Finché non avremo finito di organizzare la pubblicazione di questi libri di testo, dovremo ancora ristampare molti vecchi libri di testo. Anche quelli che sono ormai lungi dal soddisfarci. Bisogna riconoscere che la scuola superiore abbisogna di nuovi libri di testo, di libri di testo sovietici tali, da darle una solida base per un ulteriore sviluppo. Se, per il passato, i bolscevichi han dovuto occuparsi parecchio di opuscoli di agitazione e di risoluzioni, adesso i nostri compiti sono più complicati, ed è meglio, magari, che vi siano meno risoluzioni, ma più buoni libri di testo sovietici. (Applausi).

Se su questo problema il vostro Congresso darà la spinta necessaria, esso avrà fatto del buon lavoro. Non bisogna dimenticare i numerosi difetti della scuola superiore, ma bisogna rendersi conto di quale sia il difetto principale. Allora ci apparirà chiaro che il compito decisivo consiste nell’assicurare alla scuola superiore dei buoni libri di testo, degni della nostra grande causa, la causa del socialismo. Allora porteremo incontestabilmente la nostra scuola superiore ad un nuovo, più elevato livello, ed essa  rifulgerà ancor più chiaramente grazie ai suoi nuovi successi. (Applausi).

III. – L’importanza dell’educazione ideologico- politica.

Perché noi, bolscevichi, attribuiamo un’importanza così grande all’educazione ideologico- politica?

Perché? Perché la grandezza della nostra causa, la grandezza della causa del socialismo lo esige. La nostra causa è così grande, la trasformazione della vita operata dal potere sovietico apporta cambiamenti così sostanziali, che nelle nostre condizioni non ci si può rinchiudere semplicemente negli affari correnti e nelle necessità quotidiane, ma necessario rendersi conto coscientemente della linea generale del nostro sviluppo, degli avvenimenti storici dei quali siamo partecipi. Noi bolscevichi riteniamo che, negli avvenimenti storici, da bussola di precisione serve il leninismo, che svela la loro vera natura. Rendersi padroni del leninismo – questo è il compito più importante dei lavoratori della scuola superiore, questo èil compito degli studenti sovietici.

Per chiarire il mio pensiero, mi soffermerò sul modo in cui il leninismo concepisce il problema del passaggio dal capitalismo al socialismo. Il leninismo insegna che il socialismo si può costruire soltanto con il materiale lasciatoci dal capitalismo, che il socialismo non si pub sostituire ad opera di non so quali pii socialisti, allevati artificialmente, educati fuori della società capitalistica, tutti puri e perfetti – che non esistono e non possono esistere nella vita reale. Il leninismo insegna che il socialismo si può costruire solo ad opera di quegli uomini che realmente esistono, con i loro difetti e le loro qualità reali, che sono cresciuti e sono stati educati in seno alla società capitalistica stessa. La grande importanza di queste idee leniniste ci viene confermata da sempre nuovi fatti del tempo nostro. Citerò dunque uno dei più notevoli enunciati di V. I. Lenin a questo proposito. Prendo l’articolo di Lenin: “I successi e le diffico1tà del potere sovietico”, scritto nel marzo 1919. Ecco quel che scriveva Lenin:

“I vecchi socialisti-utopisti si figuravano che il socialismo si sarebbe potuto costruire con altri uomini;che essi avrebbero, prima, educato degli uomini tutti bravi e lindi, ottimamente istruiti, e che con essi,poi, avrebbero costruito il socialismo. Noi abbiamo sempre riso di questa idea, e abbiamo detto che questo è un giuoco di bambole, un giuoco al socialismo da signorine da salotto, non della politica seria.

“Noi vogliamo costruire il socialismo con degli nomini che sono stati educati dal capitalismo, che da esso sono stati guastati, ma che, in compenso, da esso sono stati anche temprati alla lotta. Vi sono i proletari, così fortemente temprati, che son capaci di sostener sacrifici mille volte maggiori di quel che non possa qualsiasi esercito: vi sono diecine di milioni di contadini, oppressi, oscuri, dispersi, ma capaci,se il proletariato svolge una tattica intelligente, di raggrupparsi attorno ad esso nella lotta. E vi sono degli specialisti della scienza, della tecnica. imbevuti fino al midollo di una concezione borghese del mondo; vi sono degli specialisti militari, che sono stati educati in un ambiente borghese – e meno male se si tratta ancora di un ambiente borghese, e non addirittura di un ambiente di grandi proprietari fondiari, di quelli del bastone e della servitù della gleba. Per quel che riguarda l’economia nazionale, tutti gli agronomi, tutti gli ingegneri, tutti gli insegnanti -tutti provenienti dalle classi abbienti; non son caduti mica dal cielo! Il proletario della fabbrica e il contadino dei campi non han potuto studiare all’Università né sotto lo zar Nicola, né sotto la repubblica del presidente Wilson. La scienza e la tecnica -sono per i ricchi, per gli abbienti: il capitalismo da la cultura solo ad una minoranza. E noi dobbiamo costruire il socialismo con questa cultura. Altro materiale non ne abbiamo. Noi vogliamo costruire il socialismo ora, subito, con quel materiale che il capitalismo ci ha lasciato in eredità, e non con degli uomini che verranno preparati nelle serre, per chi si vuol divertire con questa storiella. Noi abbiamo degli specialisti borghesi, e null’altro. Non abbiamo altri mattoni, non abbiamo altro per costruire. Il socialismo deve vincere, e noi,socialisti e comunisti, dobbiamo dimostrare coi fatti che siamo capaci di costruire il socialismo con questi mattoni, con questo materiale, di costruire la società socialista con proletari che hanno usufruito della cultura in modo insignificante, e con specialisti borghesi.

“Se voi non costruirete la società comunista con questo materiale, non siete che dei parolai, dei chiacchieroni. “Ecco come la questione è posta dallo sviluppo storico del capitalismo mondiale! Ecco la difficoltà che èsorta concretamente dinanzi a noi, quando abbiamo preso il potere, quando abbiamo costituito un apparato sovietico!

Questa è una parte del compito, ed è la maggior parte di esso. Apparato sovietico significa che i lavoratori sono uniti in modo tale da potere, col peso della loro unione in massa, schiacciare il capitalismo. Ed essi lo hanno, di fatto, schiacciato. Ma l’aver schiacciato il capitalismo non basta saziarsi. Bisogna prendere tutta la cultura che il capitalismo ha lasciata, e costituire con essa i1  socialismo. Bisogna prendere tutta la tecnica, tutte le conoscenze, tutta l’arte. Senza di questo non possiamo costruire la vita della società comunista. Ma questa scienza, questa tecnica, questa arte si trovano nelle mani degli specialisti e nelle loro teste.

“Così si pone il compito in tutti i campi: compito contraddittorio, come contraddittorio è tutto il capitalismo; difficilissimo, ma possibile ad assolversi. Non nel senso che, tra una ventina d’anni, avremo formato degli specialisti comunisti perfetti, la prima generazione di comunisti senza macchia né peccato.

No, scusate, noi dobbiamo organizzare tutto adesso; non tra venti anni, ma tra due mesi, per lottare contro la borghesia, contro la scienza e la tecnica borghese di tutto il mondo. Qui noi dobbiamo vincere.

E’ difficile, ma è possibile, col peso della nostra massa, costringere gli specialisti borghesi a servirci; e se noi faremo questo, vinceremo”.

Voi vedete che Lenin, fin dal principio, poneva in maniera perfettamente definita la questione del modo e del materiale con cui si può costruire il socialismo; e voi vedete quanto ci siamo già spinti innanzi su questa via. Egli derideva senza pietà chi sosteneva che, per la costruzione del socialismo, è necessario innanzi tutto educare “degli nomini tutti bravi e lindi, ottimamente istruiti”, “degli nomini che verranno preparati nelle serre”. Distruggendo queste opinioni con un’acuta ironia, egli diceva: “Noi vogliamo costruire il socialismo con degli uomini che sono stati educati dal capitalismo, che da esso sono stati guastati, ma che da esso, in compenso, sono stati anche temprati alla lotta”. Egli faceva rilevare il fatto che, nella società capitalistica, accanto alla borghesia e ad altri padroni della situazione, esistono i proletari i, nei quali il capitalismo forgia un eroico esercito di lottatori per il socialismo e che, con una tattica abile, possono trascinarsi dietro milioni di contadini e del popolo minuto della città. Ma egli faceva rilevare anche il fatto che questo non basta ancora, che è necessario includere nell’opera di costruzione del socialismo, che vuol sostituire la società capitalistica, gli ingegneri,i maestri, gli agronomi e altri intellettuali, che provengono dalle classi abbienti, e che sono stati educati nello spirito borghese. Lenin faceva rilevare che, se non si attraggono al lavoro gli specialisti borghesi, non è possibile iniziare la costruzione del socialismo. Già allora egli diceva: “Noi non abbiamo altri mattoni, non abbiamo altro per costruire. Il socialismo deve vincere, e noi, socialisti e comunisti, dobbiamo dimostrare coi fatti the siamo capaci di costruire il socialismo con questi mattoni, con questo materiale, di costruire la società socialista con proletari i che hanno usufruito della cultura in misura insignificante, e con specialisti borghesi”. Lenin diceva senza ambagi: “Bisogna prendere tutta la cultura the il capitalismo ha lasciato, e con essa costruire il socialismo. Bisogna prendere tutta la scienza, tutta la tecnica, tutte le conoscenze, tutta l’arte. Senza di questo non possiamo costruire la vita della società comunista”. Lenin ci ha indicato la via per imparare a creare il nuovo dal vecchio, per imparare a servirci del vecchio materiale negli interessi della nuova società. Noi abbiamo seguito questa via, la via del leninismo, e voi vedete: II socialismo ha vinto. (Applausi fragorosi)

Ma, per costruire la nuova società con questo materiale, è necessario veder chiaro di fronte a sé l’obbiettivo e i mezzi per la sua realizzazione. Limitando il proprio campo visuale alle concezioni ed alle piccole preoccupazioni quotidiane proprie della società borghese, non è possibile comprendere il compito fondamentale posto della storia dinanzi agli nomini della nostre epoca, il compito della trasformazione,del rinnovamento della società. Senza l’assimilazione di una dottrina, quale è il marxismo-leninismo, che chiarisca il cammino generale dello sviluppo storico, che svela il senso degli avvenimenti contemporanei, non è possibile essere partecipe cosciente degli avvenimenti storici del nostro tempo.

Questo non vuol dire the basta prendere la tessera di comunista, affibbiarsi il relativo titolo, per ottenere cosi il diritto al titolo di uomo d’avanguardia della nostra epoca. Adesso sappiamo molto bene che come comunisti, come difensori del leninismo, tentano di mascherarsi anche i nostri peggiori nemici. Talora, anche, accade che gli avvenimenti afferrino, per un certo tempo, qualcuno di questi uomini, e li spingano anche in alto. Ma il falso, presto o tardi, si scopre lo stesso. Nei grandi avvenimenti della nostra epoca,

affiorano alle volte alla superficie, sostenendo una certa parte, anche certi uomini abili, che si coprono con una maschera di simpatia per il socialismo, ma che, in realtà, non credono che si possa vivere senza regalucci da parte di signori, duri ad allentare i cordoni della borsa, senza servilismo nei confronti della borghesia.

Dopo gli avvenimenti di questi ultimi tempi, noi sappiamo molto bene che, tra questi uomini che si sono insinuati nell’apparato sovietico e nel Partito bolscevico, vi erano non pochi vecchi e nuovi agenti prezzolati della borghesia, agenti delle guardie bianche e dei servizi di spionaggio stranieri. Dobbiamo riconoscere che, nei confronti di molti di essi, noi abbiamo dato prova di una credulità inammissibile; dobbiamo riconoscere che, anche combattendoli, troppo a lungo noi li abbiamo considerati uomini con un’ideologia, esponenti di una corrente politica. In realtà, tutti questi trotskisti, tutti questi bukhariniani esimili, da tempo oramai si erano trasformati in una banda di spie e di assassini, di sabotatori e di agenti di diversione. Tra questa gente si sono scoperti numerosi agenti matricolati della Okhrana zarista, vecchi provocatori e traditori, che, per un vile compenso, eseguivano le più infami commissioni delle agenzie di spionaggio delle guardie bianche e dello straniero, strisciando in ginocchio dinanzi ad esse. Questi messeri, che si erano fatta una specialità nella doppiezza, sono stati costretti a rivoltolarsi come vi pere nel fango del tradimento. Tutti questi messeri, i cui nomi vi sono noti dagli ultimi processi giudiziari, appaiono oggi di fronte al mondo intiero sotto il loro vero aspetto, senza maschere; e voi sapete che è difficile immaginare uno spettacolo più ripugnante di questa melma umana.

Si, son proprio questi gli uomini che la vecchia società, le classi dominanti del capitalismo, vorrebbero avere tra di noi, per rovinar la nostra causa, per compromettere i successi. Questi son gli uomini per mezzo dei quali la borghesia ha tentato e tenta ancora di ritornare al potere, di spianare di nuovo la via per il suo dominio. Tutta questa banda di assassini, di spie e di sabotatori rappresentava l’ultima posta della borghesia. Sulla loro perfida opera di scalzamento e di disgregazione contavano le guardie bianche  e i menscevichi, i socialisti-rivoluzionari e le spie straniere.

 Nulla di idealmente più elevato, di moralmente più solido, è rimasto alla vecchia società per la lotta contro il socialismo. Tutti questi trotskisti e bukhariniani, assieme coi loro ausiliari di ogni risma, non sono altro che i rifiuti della società borghese, ne sono l’agenzia, rappresentano il volto ideologico e morale di questa società -se si può ancora parlare, a questo proposito. di una qualsiasi idea e di una morale qualsiasi. Adesso noi sappiamo molto bene che questi uomini si sono prostituiti fino in fondo. Nel loro ripugnante aspetto oramai svelato essi riflettono il volto ideologico- morale delle classi borghesi in putrefazione, che stanno vivendo gli ultimi anni della loro vita. E noi li abbiamo spediti là dove la storia, in un futuro non troppo lontano, spedirà, noi lo sappiamo, tutta la società capitalistica. (Applausi fragorosi).

Lenin faceva rilevare che la costruzione del socialismo con il materiale lasciato dal capitalismo è un compito contraddittorio. Il vecchio non cede il passo al nuovo senza combattimento, senza una lotta accanita. D’altra parte, il nuovo, e questo vuol dire anche gli uomini nuovi, possono crescere e temprarsi solo nella lotta contro questo vecchio, aprendo arditamente la strada al socialismo. Per assicurarsi la capacità di comprendere queste contraddizioni, di trovare la giusta via e di andare avanti assieme agli nomini d’avanguardia del tempo nostro, è necessario un lavoro continuo di educazione ideologico- politica delle masse, di educazione ideologico- politica della gioventù, ed anche degli stessi quadri dirigenti e degli specialisti di tutte le branche. Allora non avremo da attendere a lungo il momento in cui distruggeremo fino in fondo tutti i degenerati borghesi di ogni risma, per quanto falsi, per quanto abili essi possano essere, per quanto essi possano giuocar di abilità e di doppiezza. (Applausi). Da noi cresce e si rafforza rapidamente la base della nostra causa in seno alle masse popolari. Base e sostegno della nostra causa sono i nostri  stakhanovisti e gli operai d’assalto delle officine, delle fabbriche e dei colcos, gli eroi del lavoro, della tecnica e della scienza, gli eroi del lavoro militare, dell’aviazione e del Polo, la gioventù sovietica che va accrescendo le sue conoscenze e la sua esperienza sociale. (Applausi). Contro l’irrefrenabile sviluppo di queste forze, i tentativi dei nostri nemici sono impotenti. Il desiderio di appartenere coscientemente alle  schiere dei costruttori della nuova società e di servire onestamente fino in fondo la patria afferra sempre più potentemente gli uomini di tutte le generazioni del nostro paese.

Gli insegnamenti degli ultimi processi giudiziari, che hanno smascherato politicamente gli accusati, sono estremamente importanti. Adesso ci siamo ricordati particolarmente bene di quello di cui ci avvertiva il compagno Stalin, di quanto sia pericolosa ai tempi nostri la noncuranza politica. Si son venute

completando anche le nostre idee sul problema dello Stato, sul problema della Stato in generale, e in particolare su quello della Stato socialista nelle condizioni dell’accerchiamento capitalistico esterno.

Meglio che mai abbiamo compreso la funzione politica delle agenzie di spionaggio degli Stati esteri, e,ad un tempo, la necessità di una nostra buona organizzazione di contro-spionaggio. Le nostre idee sul problema dello Stato son divenute ancor più concrete, e questo faciliterà una più giusta utilizzazione dell’apparato statale nell’opera di costruzione della nuova società, della società comunista.Dalla lotta con i nemici del popolo siamo usciti tutt’altro che indeboliti. Al contrario, noi siamo ancor più sicuri della completa vittoria della nostra causa. (Applausi).

Della ripercussione di questi avvenimenti sul nostro lavoro pratico, si può giudicare dal seguente esempio. Voglio parlare del lavoro dell’industria in questo anno. Nel corso del 1937, in seguito allo smascheramento del sabotaggio, abbiamo dovuto effettuare importanti sostituzioni di quadri nell’industria. Al posto di molti “comunisti” e ingegneri-specialisti, straordinariamente fieri della loro lunga esperienza ma, in realtà, politicamente degenerati e implicati nel sabotaggio, abbiamo dovuto,negli ultimi mesi, portare avanti molti nomini nuovi, in gran parte dei pratici e dei giovani specialisti che prima non erano in vista. In alcune branche dell’industria, è stato necessario sostituire tutto uno strato di dirigenti economici politicamente corrotti. Adesso si può già dare un giudizio sui primi risultati di questo rinnovamento dei quadri dirigenti dell’industria.

Com’è noto, il 30 novembre 1937 stato pubblicato il piano di produzione per l’industria per l’anno 1933. Questo piano prevede, per quest’anno, un aumento della produzione industriale del 15,3 % nei confronti dell’anno passato. Date le attuali proporzioni della nostra industria, un simile aumento di produzione perun anno rappresenta una cifra enorme; senza parlare del fatto che ciò sottolinea con chiarezza la superiorità del regime socialista nei confronti della società capitalista, in cui di nuovo si sta sviluppando una profonda crisi economica. Riescono i nostri nuovi quadri economici di oggi a tener testa al compito affidato loro?

Paragoniamo la produzione industriale del gennaio di quest’anno con quella del gennaio dell’anno passato. Risulta che in gennaio abbiamo avuto un aumento della produzione del 5,5 % nei confronti del gennaio 1937. Siamo andati avanti, ma l’aumento nei confronti dell’anno passato è stato relativamente piccolo. Il febbraio di quest’anno ha dato un aumento della produzione industriale del 9 % nei confronti del febbraio dell’anno passato. Con questo è stato fatto un altro passo avanti. Il marzo, nei confronti del marzo dell’anno passato, ha dato già un aumento del 12 % della produzione industriale. E’ abbastanza visibile qui l’accelerazione del ritmo di sviluppo dell’industria. Ora abbiamo anche i dati per il mese di aprile. Il mese di aprile, nei confronti del mese di aprile dell’anno passato, ha dato un aumento di produzione del 15 %. (Applausi fragorosi).

Come vedete, la nostra industria ha ripreso già il ritmo necessario al compimento del piano annuale.

Questo non significa che non vi siano branche dell’industria arretrate e che lavorano male. Non si deve neppur parlare di arrestarsi al livello raggiunto. Ma è chiaro che un tale aumento ed una tale

accentuazione del ritmo di sviluppo dell’industria può prodursi solamente su di una base sana. Sotto i nostri occhi, i nuovi quadri s’impadroniscono della direzione dell’industria. La sostituzione dei dirigenti politicamente falliti, la liberazione dell’apparato industriale dai nemici-sabotatori non ha indebolito in alcun modo l’industria. I nuovi quadri già prendono in mano il compito loro affidato, conducendolo a termine con successo. Questo dimostra di quanto siano cresciuti i nostri quadri industriali, di quante riserve noi già disponiamo, e con quanta sicurezza possiamo procedere innanzi, organizzando un giusto avanzamento della forze nuove, una giusta educazione ed una giusta direzione di esse. Questi successi sono stati resi possibili dal fatto che, in tutta la classe operaia e in tutta la massa dei lavoratori del nostro paese, cresce rapidamente la coscienza sociale e la capacità di organizzare il lavoro. Tutti i nostri bambini frequentano la scuola primaria, e si sviluppa rapidamente l’istruzione media. Il fatto che la

scuola media sia ora accessibile a milioni di giovani e di ragazze ha un’importanza enorme. Quel che la scuola superiore ha fatto negli ultimi anni per la preparazione di nuovi quadri di specialisti, incomincia già a dare seri risultati. Noi dobbiamo aver cura di ogni vecchio specialista; ma la forza principale tra gli specialisti qualificati è rappresentata oramai da specialisti della nuova generazione, il cui numero cresce ogni giorno.

Quanto si siano già sviluppati nel campo culturale i popoli dell’Unione Sovietica, quanto siano cresciuti anche i quadri del nostri specialisti, noi lo vediamo ad ogni passo nei fatti relativi al nostro fronte economico. Noi abbiamo cercato e cerchiamo in tutti i modi di prolungare il periodo di sosta pacifica, – in questo senso son sempre stati diretti gli sforzi del potere sovietico e del Partito bolscevico, gli sforzi del nostro grande capo, del capo di popoli, il compagno Stalin. (Prolungati, fragorosi applausi. Tutti si alzano).

Noi non abbiamo vissuto inutilmente questi anni di sosta pacifica. Molto già è stato fatto nel campo della preparazione dei nuovi quadri sovietici di specialisti. In questo campo quel che ora è decisivo è  l’educazione ideologico- politica. Già ora è un anno, il compagno Stalin ha detto: “Adesso la questione cruciale per noi non sta nella liquidazione dell’arretratezza tecnica dei nostri quadri, poiché questa arretratezza è fondamentalmente già liquidata, ma sta nella liquidazione della noncuranza politica e della credulità politica nel confronti dei sabotatori che per caso hanno ricevuto la tessera del Partito.” Per procedere innanzi con sicurezza, per assicurare il fiorire delle forze della nostra patria, noi dobbiamo ricordare queste parole del compagno Stalin, dobbiamo ricordare l’importanza che l’educazione ideologico- politica ha ai tempi nostri. Un tempo, a proposito della vittoria dei tedeschi nella guerra franco-prussiana del ’70-‘71, si diceva chela parte decisiva in questa vittoria l’aveva avuta la scuola, il maestro. Infatti, in quel periodo, la Germania aveva fatto molto per rialzare l’istruzione nel proprio paese. E questo fatto, insieme con altri, ebbe una parte molto importante nella vittoria dei tedeschi sui francesi.

Nel nostro paese, negli ultimi anni, è stata svolta un’opera mai vista prima, quanto ad estensione e ad importanza, per l’elevazione della cultura, per lo sviluppo dell’istruzione popolare, per la creazione di quadri di specialisti altamente qualificati. II nostro paese non è più quello che era ai tempi delle prime battaglie contro l’intervento straniero negli anni 1918-1920. E se, già allora, il nostro paese, a metà rovinato dalla guerra, culturalmente arretrato, spossato, riuscì a respingere un’aggressione esterna largamente organizzata, oggi che il livello materiale a culturale del popolo si è grandemente elevato, oggi che i popoli dell’Unione Sovietica sono politicamente e moralmente uniti come non mai sotto la nostra bandiera bolscevica, basta, per il pieno successo della nostra causa, che ogni cittadino dell’Unione Sovietica compia il suo dovere, il dovere di figlio onesto del suo popolo.(Applausi fragorosi).

Come si debbono intendere i compiti politici del presente momento, ce lo ha recentemente ricordato ancora una volta il compagno Stalin nella lettera al giovane comunista Ivanov. Egli ha scritto: “Bisogna tenere tutto il nostro popolo in uno stato di mobilitazione, perché esso sia pronto a far fronte al pericolo di un’aggressione militare, perché nessun “caso” , nessuna manovra dei nostri nemici esterni ci possa cogliere alla sprovvista…” Per assolvere questo compito, i nostri intellettuali, i lavoratori della scuola superiore, gli studenti e le studentesse debbono ricordare il compito che è di fronte a loro: rendersi padroni del leninismo, divenire,nel senso bolscevico, partecipi coscienti della grande causa dell’edificazione del socialismo. A voi, lavoratori della scuola superiore, è dato un posto d’avanguardia non solo nelle file dei lavoratori della cultura, ma in tutte le branche del lavoro del nostro Stato. Molto vi è dato, e grande perciò è Ia vostra responsabilità dinanzi al popolo. (Applausi). Tutto il vostro lavoro, e il lavoro di ognuno di voi in particolare, assicura un potente aiuto allo Stato.

Voi troverete un senso di soddisfazione intenso ed elevato nel vostro lavoro, marciando al passo col vostro popolo, la cui bandiera bolscevica ha sventolato alta alle recenti elezioni del Consiglio Supremo dell’Unione, ancora una volta sventola alta alle elezioni dei Consigli Supremi delle Repubbliche sovietiche! (Applausi fragorosi, si levano grida in onore del capo di popoli, dell’amato amico degli scienziati, degli studenti, dei professori e dei maestri, il compagno Stalin, e in onore del compagno Molotov).  – Vjaceslav Mikhajlovic Molotov

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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